{"id":27118,"date":"2009-01-26T10:32:00","date_gmt":"2009-01-26T10:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/26\/il-migliore-dei-mondi-possibili-non-e-perfetto-ma-semplicemente-quello-meno-peggiore\/"},"modified":"2009-01-26T10:32:00","modified_gmt":"2009-01-26T10:32:00","slug":"il-migliore-dei-mondi-possibili-non-e-perfetto-ma-semplicemente-quello-meno-peggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/26\/il-migliore-dei-mondi-possibili-non-e-perfetto-ma-semplicemente-quello-meno-peggiore\/","title":{"rendered":"Il \u00abmigliore dei mondi possibili\u00bb non \u00e8 perfetto, ma semplicemente quello meno peggiore"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abSe i futuribili sono i futuri possibili, chi siamo noi per dire cosa \u00e8 possibile e cosa no?\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice) abbiamo toccato il tema della possibile esistenza di pi\u00f9 mondi, ciascuno dei quali pensabile nella misura in cui non implichi una contraddizione logica (non possiamo pensare, ad esempio, un mondo diverso dall&#8217;attuale, che per\u00f2 coincida fisicamente e spiritualmente con esso).<\/p>\n<p>Ora vogliamo domandarci se il mondo in cui esistiamo e che possiamo (parzialmente) osservare sia un mondo casuale, dominato quindi dal disordine e dal male, o se sia un mondo ordinato ad un fine, in cui il bene prevale sul male: un mondo, cio\u00e8, che sia non gi\u00e0 un mondo qualunque, ma il migliore fra tutti quelli che potrebbero esistere.<\/p>\n<p>In una delle opere pseudofilosofiche pi\u00f9 insulse e bislacche che mai siano state scritte, \u00abCandido, o dell&#8217;ottimismo\u00bb (1759) di quello spirito radicalmente e irrimediabilmente antifilosofico che fu Voltaire, si contrappongono i disastri operati alla natura &#8211; come il terremoto di Lisbona del 1755 &#8211; prova, secondo lui, dell&#8217;imperfezione del creato &#8211; al vuoto ottimismo di quei filosofi che ritengono essere il mondo fatto nel modo migliore possibile.<\/p>\n<p>Il bersaglio polemico specifico \u00e8, dietro la trasparente finzione del dottor Pangloss, maestro di Candido, l&#8217;insigne filosofo, storico e scienziato tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz (Lipsia, 1646 &#8211; Hannover, 1716) e specialmente le sue due opere \u00abPrincipi della natura e della grazia fondati sulla ragione\u00bb e \u00abMonadologia\u00bb (entrambe del 1714), nelle quali questi aveva esposto le sue idee circa l&#8217;armonia prestabilita regnante fra le varie sostanze dell&#8217;universo e il concetto che il mondo esistente \u00e8 il migliore fra tutti quelli che Dio avrebbe potuto creare.<\/p>\n<p>Con monotona, noiosissima ripetitivit\u00e0, ad ogni nuovo disastro che si abbatte sugli umani, Candido &#8211; e, con lui, Pangloss-Leibniz &#8211; si consolano dicendo che \u00abtutto va per il meglio, nel migliore dei mondi possibili\u00bb. L&#8217;effetto vorrebbe essere divertente ed ironico, ma \u00e8 soltanto di una deprimente banalit\u00e0 e di una assoluta mancanza di originalit\u00e0.<\/p>\n<p>Oltre a cadere in una risibile forma di ingenuit\u00e0 antropocentrica, per cui sembra che terremoti e inondazioni non abbiano un senso se non in relazione al male che possono provocare agli esseri umani, Voltaire non capisce &#8211; o, peggio, finge di non capire &#8211; che l&#8217;espressione \u00abil migliore dei mondi possibili\u00bb non significa che il mondo in cui viviamo sia perfetto, ma che la sua bont\u00e0 \u00e8 relativa, rispetto a tutti quelli che avrebbero potuto esistere al suo posto; e che il bene ed il male che toccano la vita degli uomini non giungono in maniera immediata ed esplicita, perch\u00e9 le vie di Dio sono pur sempre misteriose.<\/p>\n<p>Eppure Leibniz, nella \u00abMonadologia\u00bb, lo aveva detto chiaramente: esiste una volont\u00e0 divina presuntiva, che gli umani possono sforzarsi d&#8217;immaginare, ed esiste una volont\u00e0 segreta, che \u00e8 celata al loro sguardo e che agisce in maniera certa, ma occulta. E ci\u00f2 sia sul piano fisico, sia su quello morale: sarebbe pertanto sbagliato aspettarsi che ogni buona azione, ad esempio, riceva subito, in modo evidente, la propria ricompensa; nondimeno, una tale ricompensa vi sar\u00e0, nei tempi e nelle forme corrispondenti alla volont\u00e0 divina segreta; e la stessa cosa vale per la punizione conseguente alle azioni malvagie.<\/p>\n<p>Scrive Sergio Landucci a proposito del mondo creato da Dio nel contesto della concezione filosofica di Leibniz (in \u00abEnciclopedia di Filosofia\u00bb, Milano, Garzanti, 2003, vol.. 1, pp. 622-23):<\/p>\n<p>\u00abIl mondo creato da Dio \u00e8 solo uno fra gli infiniti possibili che Dio avrebbe potuto egualmente creare. Ogni combinazione, infatti, che differisca anche minimamente da un&#8217;altra, e che non contenga elementi reciprocamente contraddittori ma solo compossibili, equivarrebbe a un mondo diverso. A Dio non deve essere attribuita, come voleva Cartesio, una libera creazione delle verit\u00e0 eterne, poich\u00e9 anche Dio deve seguire il principio di non contraddizione; n\u00e9 egli potrebbe fare qualsivoglia cosa, per esempio far s\u00ec che non sia verro un teorema matematico. D&#8217;altra parte, contro Spinoza, Leibniz sostiene che tra Dio e il creato non c&#8217;\u00e8 un rapporto necessario, ma di libera scelta; anche se questa libert\u00e0, data la perfezione di Dio, non \u00e8 affatto indifferenza: Dio non sceglie a caso, bens\u00ec preferisce infallibilmente l&#8217;ordine migliore. Nell&#8217;infinito campo del possibile, che egli conosce intellettualmente, Dio sceglie la migliore tra le infinite combinazioni, ossia quella che contiene la minore quantit\u00e0 di male per le creature. E dal momento che Dio di fatto ha creato un mondo, questo \u00e8 quindi senz&#8217;altro il migliore tra tutti quelli che avrebbe potuto creare: per quanti mali contenga agli occhi degli uomini, la somma totale di essi \u00e8 inferiore a ogni altra possibile. \u00c8 questo il cosiddetto &quot;ottimismo&quot; di Leibniz (sul quale ha polemicamente ironizzato Voltaire), che non \u00e8 quindi un atteggiamento psicologico, un modo di sentire, ma esclusivamente una tesi metafisica. Data infatti la santit\u00e0 , o perfezione morale di Dio, l&#8217;ottimismo ne discende per definizione. La &quot;giustificazione di Dio&quot; che Leibniz oppone a Bayle nei &quot;Saggi di teodicea&quot;, consiste dunque nel postulare come logicamente impossibile una combinazione di beni e mali che nel totale dia una somma di beni che \u00e8 maggiore di quella che \u00e8 propria del mondo attuale. Sostenendo la distinzione in Dio tra intelletto e volont\u00e0 e la priorit\u00e0 di quello rispetto a questa, Leibniz fa proprio il punto centrale della teologia molinistica e di quella arminiana: l&#8217;attributo principale di Dio non \u00e8 l&#8217;onnipotenza, n\u00e9 egli agisce per puro arbitrio, ma egli \u00e8 primariamente saggezza e bont\u00e0. Quanto alle lamentele degli uomini per i mali che incontrano nel mondo, vale il vecchio argomento agostiniano che essi non conoscono se non parti limitatissime del creato (che per Leibniz si estende all&#8217;infinito) e quindi non sono in grado di comprendere che ci\u00f2 che, isolatamente considerato, appare come un difetto, concorre in realt\u00e0 all&#8217;armonia e alla perfezione del tutto, al pari di una dissonanza nel complesso di un brano musicale. \u00bb<\/p>\n<p>In altre parole, Leibniz distingue, in Dio, una volont\u00e0 antecedente, che vuole il bene in s\u00e9, e una volont\u00e0 conseguente, che vuole il meglio: e la creazione del mondo, cos\u00ec come esso \u00e8, risulta dalla seconda, non dalla prima.<\/p>\n<p>Spinoza aveva risolto ogni ordine di realt\u00e0 in Dio, identificando questi col mondo (panteismo), pertanto, nel suo sistema, vige una imprescrittibile e rigorosa necessit\u00e0. Per Leibniz, invece, il piano della libert\u00e0 \u00e8 sempre aperto, a Dio non meno che agli uomini: solo che, mentre Dio non pu\u00f2 non scegliere nel senso di ci\u00f2 che \u00e8 il meglio, l&#8217;uomo pu\u00f2 scegliere anche il peggio, dando luogo al male morale (peccato), distinto dal male metafisico, che deriva dalla sua limitatezza di creatura finita, e che a sua volta \u00e8 causa, insieme a quello, del male fisico.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 chiedere come mai Dio permetta il male morale: la risposta \u00e8 che, da un lato, egli vuole sempre salvare il libero arbitrio dell&#8217;uomo; dall&#8217;altro, Dio si serve perfino del male, o dell&#8217;assenza di bene (le azioni che, in se stesse, non sono n\u00e9 buone n\u00e9 cattive) per realizzare un disegno buono e armonioso, all&#8217;interno del quale la somma del bene prevale sempre su quella del male, anche se ci\u00f2 non appare evidente agli uomini.<\/p>\n<p>Scrive Leibniz nella \u00abMonadologia\u00bb (V, XX, 84-90; edizione a cura di Sofia Vanni Rovighi, Brescia, La Scuola Editrice, 1957, pp. 53-56):<\/p>\n<p>\u00abQuesto rende capaci gli spiriti di entrare in una certa societ\u00e0 con Dio, e fa s\u00ec che Dio sia per loro non solo quello che un artefice \u00e8 per la sua macchina (come \u00e8 rispetto alle altre creature), ma anche quello che un principe \u00e8 per i suoi sudditi e un padre per i suoi figli.<\/p>\n<p>Donde si conclude che l&#8217;unione di tutti gli spiriti deve costituire la Citt\u00e0 di Dio, cio\u00e8 il pi\u00f9 perfetto stato possibile sotto il pi\u00f9 perfetto monarca.<\/p>\n<p>Questa citt\u00e0 di Dio, questa monarchia veramente universale \u00e8 un mondo morale nel mondo naturale ed \u00e8 ci\u00f2 che di pi\u00f9 elevato e di pi\u00f9 divino esista nell&#8217;opera di Dio. In essa consiste veramente la gloria di Dio, poich\u00e9 tale gloria non ci sarebbe se la grandezza e la bont\u00e0 di Dio non fossero conosciute e ammirate dagli spiriti. Anzi solo rispetto a questa Citt\u00e0 di Dio, Dio ha manifestato propriamente la sua bont\u00e0, mentre la sua sapienza e la sua potenza si mostrano dovunque.<\/p>\n<p>Come abbiamo rilevato sopra una perfetta armonia fra i due regni naturali [quella che Leibniz chiama &quot;armonia prestabilita&quot;], uno di cause efficienti e l&#8217;altro di cause finali, dobbiamo rilevare anche qui un&#8217;altra armonia fra il regno fisico della natura e il regno morale della grazia, cio\u00e8 fra Dio considerato come architetto della macchina dell&#8217;universo e Dio considerato come monarca della divina citt\u00e0 degli spiriti.<\/p>\n<p>In virt\u00f9 di questa armonia, le cose conducono alla grazia per le vie stesse della natura, e questo globo per esempio dovr\u00e0 essere distrutto e riparato attraverso processi naturali nei momenti richiesti dal governo degli spiriti per il castigo degli uni e la ricompensa degli altri.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire ancora che Dio come architetto contenta in tutto Dio come legislatore, e che perci\u00f2 i peccati devono portare con s\u00e9 la loro pena per l&#8217;ordine stesso della natura e in virt\u00f9 della struttura meccanica delle cose, e che parimenti le belle azioni si attireranno le loro ricompense per vie meccaniche rispetto ai corpi, sebbene ci\u00f2 non possa n\u00e9 debba sempre avversarsi subito.<\/p>\n<p>Infine sotto questo governo perfetto non ci sar\u00e0 azione buona senza ricompensa, n\u00e9 azione cattiva senza castigo, e tutto deve tornar di vantaggio ai buoni, cio\u00e8 a quelli che non sono scontenti in questo grande stato, che si affidano alla provvidenza, dopo aver fatto il loro dovere, ed amano e imitano a dovere l&#8217;autore di ogni bene, compiacendosi nella considerazione delle sue perfezioni, secondo quello che \u00e8 il <em>puro amore<\/em> vero, che fa gioire della felicit\u00e0 dell&#8217;amato. In virt\u00f9 di questo le persone sagge e virtuose si adoperano a tutto ci\u00f2 che sembra conforme alla volont\u00e0 divina presuntiva o antecedente e si accontentano per\u00f2 di quel che Dio fa effettivamente accadere con la sua volont\u00e0 segreta, conseguente e decisiva, riconoscendo che se potessimo comprendere bene l&#8217;ordine dell&#8217;universo, vedremmo che supera tutti i voti dei pi\u00f9 saggi e che \u00e8 impossibile renderlo migliore di quel che \u00e8, non solamente nel complesso, ma anche per noi in particolare, se aderiamo come dobbiamo all&#8217;Autore del tutto, non solo come all&#8217;architetto, ma anche come al nostro padrone e alla causa finale che deve costituire l&#8217;unico scopo della nostra volont\u00e0 e pu\u00f2 essa sola fare la nostra felicit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, le critiche di Voltaire e di quanti la pensano come lui circa il male presente nel mondo (compresi Leopardi e Schopenhauer) finiscono per diventare stucchevoli se non ci si decide a fare chiarezza, in via preliminare, su che cosa si intenda per bene e per male; e, inoltre, su quale sia la fonte di essi, a chi siano diretti, a qual fine sussistano.<\/p>\n<p>Punto primo: se noi diamo una definizione materialistica del bene e del male, o una definizione edonistica, ad esempio come la presenza o l&#8217;assenza di piacere nella vita umana, ci collochiamo in una prospettiva nella quale la vita stessa non pu\u00f2 che apparirci assurda.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, infatti, avremmo in noi stessi una innata aspirazione al piacere infinito, che &#8211; in quanto esseri finiti &#8211; non potremo mai soddisfare, contraddizione che ci sospinger\u00e0 fatalmente nel pi\u00f9 nero pessimismo? \u00c8 evidente che se nulla esiste all&#8217;infuori della materia, sia il bene che il male provengono dal caso; tanto pi\u00f9 che ci\u00f2 che \u00e8 male per noi, pu\u00f2 essere un bene per altri viventi (un campo di battaglia ingombro di cadaveri \u00e8 un bene per gli animali che se ne ciberanno) e viceversa (uno stormo di uccelli dilaniato dalle eliche di un aereo patisce un male, ma, posto che le loro rotte debbano incrociarsi, \u00e8 un bene per l&#8217;uomo che ci\u00f2 avvenga senza danno per l&#8217;aereo).<\/p>\n<p>Dunque, qui ci sono due ordini di problemi da chiarire: uno, che se si parte da una prospettiva immanentistica, si finisce per trovare quel che era gi\u00e0 implicito nella premessa (il mondo \u00e8 pieno di mali perch\u00e9 originato dal caso e, quindi, assurdo); due: il bene o il male non possono essere riferiti a una sola categoria di soggetti, ma a tutti contemporaneamente, ossia n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che all&#8217;universo intero.<\/p>\n<p>Se, viceversa, si ammette &#8211; almeno come ipotesi di lavoro &#8211; che quel che vediamo e tocchiamo \u00e8 solo una parte della realt\u00e0; se, oltre la materia, esistono altri ordini di cause e di effetti; e che, di conseguenza, il mondo &#8211; forse &#8211; non \u00e8 nato dal caso e non sussiste per caso, ecco che si socchiude la possibilit\u00e0 di vedere il problema del bene e del male in una prospettiva diversa.<\/p>\n<p>Domandiamoci allora: bene da chi? Bene per chi? Bene a quale fine?<\/p>\n<p>Se l&#8217;universo non \u00e8 puramente materiale, esso ha origine da una volont\u00e0; e che questa volont\u00e0 debba essere buona, ci\u00f2 scaturisce da una logica elementare: a quale scopo, infatti, una volont\u00e0 soprannaturale dovrebbe creare un mondo malvagio? Per godere dello spettacolo del male? Ma una volont\u00e0 cosiffatta sarebbe pura negazione: e dalla negazione non pu\u00f2 scaturire il concetto di creazione. Il concetto di creazione scaturisce dall&#8217;idea dell&#8217;amore, del dono gratuito, della volont\u00e0 orientata al bene. Ci\u00f2 \u00e8 innegabile: e Leopardi, da questo punto di vista, \u00e8 caduto in una contraddizione logica colossale, anche se poi ha proseguito diritto per la strada del pessimismo totale, con perfetta consequenzialit\u00e0 (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLeopardi cantore di Arimane \u00e8 il campione di un satanismo disperato, ma lucido e coerente\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Dunque, il mondo non viene da una volont\u00e0 malvagia, ma da una volont\u00e0 amorevole: questo \u00e8 il punto fondamentale (alcune correnti filosofiche si traggono d&#8217;impaccio invocando l&#8217;eternit\u00e0 del mondo, che sussisterebbe senza bisogno di un atto creatore; ma \u00e8 un superamento solo apparente: se il mondo fosse davvero eterno, allora non sarebbe pi\u00f9 un mondo puramente materiale: sarebbe, come voleva Spinoza, Dio stesso).<\/p>\n<p>Ora, se il mondo viene non dal caso, ma da una volont\u00e0, e da una volont\u00e0 buona, esso non pu\u00f2 essere diretto che al bene, ossia non pu\u00f2 che essere ordinato a fine di bene.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: ma il bene di chi? Non solo il bene dell&#8217;uomo, come abbiamo visto; ma il bene di ogni forma vivente. Recenti studi sembrano indicare che perfino la polvere interstellare \u00e8 formata, in realt\u00e0, da batteri; dunque, la vita \u00e8 ovunque, anche l\u00e0 dove ci sembra che vi sia solo materia \u00abinorganica\u00bb: l&#8217;intero universo \u00e8 un universo vivente.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che il bene e il male non possono presentarsi nelle stesse forme per ciascuna delle forme viventi; e ci\u00f2 vale anche all&#8217;interno di una stessa forma o specie. Ci\u00f2 che \u00e8 buono per me, pu\u00f2 essere nocivo per un altro uomo; e viceversa.<\/p>\n<p>Ma una cosa \u00e8 certa: non possiamo giudicare solo in base all&#8217;effetto immediato. La medicina che restituisce la salute, di solito, \u00e8 amara; mentre i cibi che a danneggiano, di solito, si presentano grati al palato. Non possiamo &#8211; come faceva, rozzamente, Voltaire &#8211; arguire che il mondo \u00e8 pieno di mali, solo perch\u00e9 noi vediamo che taluni fenomeni naturali sono dannosi per la nostra specie. Se esiste una realt\u00e0 che travalica la materia, dobbiamo avere il coraggio intellettuale di ammettere che quanto ci appare come male in una forma intuitiva, potrebbe trasformarsi in un bene in un secondo momento; e che, in ogni caso, non possiamo giudicare la somma complessiva del bene e del male presenti nel mondo, solo in base ad impressioni emotive.<\/p>\n<p>Per fare un semplice esempio: se la mia vita durasse poche ore, come quella di certe falene, e non potessi vedere che una minuscola porzione di spazio, trovandomi presso il magazzino di raccolta degli scarti di una fabbrica, poniamo di piatti, potrei concludere che il mondo \u00e8 un cimitero di piatti in frantumi, e che &#8211; pertanto &#8211; vi domina una entropia, ossia una quantit\u00e0 di disordine, tanto assurda quanto ognora crescente. Non avrei modo di vedere, o di sapere, che la quantit\u00e0 di piatti belli e ben fatti, che quotidianamente vengono prodotti in quella fabbrica, supera enormemente quella dei materiali di scarto.<\/p>\n<p>Ebbene, \u00e8 esattamente questo che l&#8217;uomo moderno sta facendo: sta limitando sempre di pi\u00f9 il proprio punto di vista sul mondo; e, contemporaneamente, sta tirando delle conclusioni di carattere sempre pi\u00f9 generale. Il minimo della visuale contro il massimo della inferenza. Ma, in queste condizioni, la realt\u00e0 non potr\u00e0 che apparirgli sempre pi\u00f9 orribilmente deformata e, pertanto, sempre pi\u00f9 incomprensibile, sempre pi\u00f9 assurda, sempre pi\u00f9 beffardamente crudele.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno sta impazzendo, vittima della propria superbia intellettuale e del proprio antropocentrismo esasperato.<\/p>\n<p>Non sarebbe ora che si riscuotesse dagli incubi che egli stesso ha evocato, e che non sembra pi\u00f9 in grado di controllare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo \u00abSe i futuribili sono i futuri possibili, chi siamo noi per dire cosa \u00e8 possibile e cosa no?\u00bb (consultabile anch&#8217;esso sul sito di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,169],"class_list":["post-27118","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-gottfried-wilhelm-von-leibniz"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27118","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27118"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27118\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}