{"id":27114,"date":"2008-07-11T02:28:00","date_gmt":"2008-07-11T02:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/11\/sapere-di-volere-ma-non-avere-cosa-volere-il-dramma-esistenziale-di-carlo-michelstaedter\/"},"modified":"2008-07-11T02:28:00","modified_gmt":"2008-07-11T02:28:00","slug":"sapere-di-volere-ma-non-avere-cosa-volere-il-dramma-esistenziale-di-carlo-michelstaedter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/11\/sapere-di-volere-ma-non-avere-cosa-volere-il-dramma-esistenziale-di-carlo-michelstaedter\/","title":{"rendered":"Sapere di volere ma non avere cosa volere, il dramma esistenziale di Carlo Michelstaedter"},"content":{"rendered":"<p><em>\u00abSo che voglio e non ho cosa io voglia\u00bb<\/em>: con queste parole si apre <em>La persuasione e la rettorica<\/em> (1910)<em>,<\/em> uno dei libri \u00abanomali\u00bb che pi\u00f9 hanno influenzato &#8211; o che meglio hanno testimoniato &#8211; la crisi della coscienza europea nella cosiddetta <em>belle \u00e9poque<\/em>.<\/p>\n<p>Il suo autore era un giovane di appena ventitr\u00e9 anni, Carlo Michelastaedter, nato a Gorizia nel 1887 da una famiglia benestante di ebrei italiani. Suo padre dirigeva l&#8217;ufficio delle Assicurazioni Generali di Trieste, e suo nonno era il famoso studioso di linguistica Graziadio Isaia Ascoli. Terminati gli studi liceali, si era iscritto alla facolt\u00e0 di Matematica dell&#8217;Universit\u00e0 di Vienna; ma poi aveva deciso di trasferirsi a Firenze, frequentando i corsi della Facolt\u00e0 di Lettere e progettando di dedicarsi alla pittura a tempo pieno. Intanto aveva maturato un profondo interesse sia per la poesia che per lo studio della filosofia greca, segnalandosi come una delle menti pi\u00f9 brillanti e una futura promessa nel panorama culturale dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>Come poeta (le <em>Poesie<\/em> apparvero, postume, solo nel 1948), si colloca su una linea originale, distante sia dal crepuscolarismo, sia dalla poesia &quot;impegnata&quot; de <em>La Voce<\/em>, con la quale, pure, presenta delle analogie quanto ai temi, ma non quanto ai moduli espressivi. Come saggista, compose &#8211; oltre a vari frammenti e aforismi, e ad un <em>Epistolario<\/em> &#8211; il <em>Dialogo della salute<\/em> e alcuni altri dialoghi, pubblicati dall&#8217;editore Adelphi di Milano nel 1988, a cura di Sergio Campailla.<\/p>\n<p>Prossimo ormai alla discussione della tesi di laurea, intitolata <em>La persuasione e la rettorica<\/em>, nel 1909 era tornato nella sua Gorizia per terminarne tranquillamente la stesura. E l\u00ec, il 16 ottobre 1910, subito dopo aver completato le <em>Appendici critiche,<\/em> improvvisamente s&#8217;era tolto la vita con un colpo di pistola. Non era stato un gesto inconsulto o dettato da circostanze emotive e contingenti, bens\u00ec lucidamente deliberato in perfetta coerenza con le idee del giovane, secondo il quale solo nel suicidio l&#8217;uomo pu\u00f2 affermare la propria libert\u00e0. E cos\u00ec Michelstaedter si era congedato dal mondo, nel pieno della giovinezza e del vigore intellettuale, simile a un eroe tragico dostoevskjano: come il rivoluzionario ateo Kirillov de <em>I demoni.<\/em><\/p>\n<p>Dopo la pubblicazione, postuma, de <em>La persuasione<\/em> <em>e la<\/em> <em>rettorica<\/em>, nel 1912, bisogner\u00e0 aspettare addirittura fino al 1958 per vedere la raccolta completa delle sue <em>Opere<\/em>.<\/p>\n<p>Carlo Michelstaedter ha trattato i grandi temi tipici dell&#8217;\u00abepoca della crisi\u00bb (l&#8217;epoca di Proust, Thomas Mann, Kafka, Musil, Joyce, Svevo e Pirandello): il disgregamento dei valori, il dramma dell&#8217;individuo lacerato fra libert\u00e0 e caso, il bisogno di affermare l&#8217;autenticit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Ma un tema, su tutti gli altri, domina e getta una luce inquietante anche sulla sua fine prematura: un dualismo esasperato tra vita e morte, nel quale \u00e8 proprio la seconda che &#8211; paradossalmente &#8211; finisce per acquistare una valenza positiva. Infatti, \u00e8 solo attraverso di essa &#8211; meglio, solo attraverso la libera scelta di essa -, che l&#8217;uomo pu\u00f2 affermare la propria autonomia e la propria vittoria sugli impulsi e le illusioni che tendono a dominare la sua vita.<\/p>\n<p>Come filosofo &#8211; pur se, a nostro parere, egli \u00e8 stato alquanto sopravvalutato, anche a causa del tragico riverbero che sul suo itinerario speculativo getta la scelta drastica del suicidio come suprema forma di autoaffermazione &#8211; Michelstaedter possiede indubbie doti di vigore, lucidit\u00e0 e coerenza, che ne fanno un caso a s\u00e9 nel panorama un po&#8217; sonnacchioso della filosofia italiana dell&#8217;epoca, dominato dall&#8217;idealismo e dai poco originali seguaci di Croce e di Gentile.<\/p>\n<p>Un efficace ritratto d&#8217;insieme del suo pensiero \u00e8 contenuto nella <em>Enciclopedia Garzanti di Filosofia<\/em>, edizione 2005, vol. 1, p. 718, che qui riportiamo:<\/p>\n<p><em>&#8230;Nata in sede storiografica come articolazione di un serrato confronto critico fra l&#8217;autentica sapienza originaria dei pensatori presocratici e la successiva \u00abdegenerazione mondana\u00bb della filosofia a partire da Platone, l&#8217;opera di Michelstaedter amplia questo confronto fino a farne il nucleo di una critica radiale che investe tutto il pensiero e tutta la cultura eredi del sapere post-socratico. Rifacendosi all&#8217;antica distinzione di Parmenide fra il mondo dell&#8217;<\/em>al\u00e9theia <em>e il mondo della<\/em> d\u00f3xa, <em>Michelstaedter le reinterpreta opponendo la via vera di ci\u00f2 che egli chiama &quot;persuasione&quot; al mondo falso della &quot;rettorica&quot;. L&#8217;universo della &quot;rettorica&quot; \u00e8 quello (definito per la prima volta in tutta la sua portata da Aristotele)dove dominano tutte le istituzioni (economia, diritto, stato, cultura, ecc.), con le quali l&#8217;uomo si \u00e8 illuso di mascherare il violento impulso all&#8217;autoconservazione che lo porta a considerare i suoi simili come meri strumenti del proprio egoismo. Opponendosi a ci\u00f2 che egli definisce la \u00abcomunella dei malvagi\u00bb, e alla loro lingua menzognera, la filosofia di Michelstaedter delinea nella sua parte positiva l&#8217;ideale &#8211; un ideale dai connotati fortemente schopenhaueriani &#8211; di un&#8217;individualit\u00e0 non pi\u00f9 falsa e dimidiata, bens\u00ec integra e pura. La via della &quot;persuasione&quot; \u00e8 la vita di quelle personalit\u00e0 etiche che, sotto l&#8217;urgenza del dolore, si mostrano in grado di trascendere l&#8217;irretimento nella sfera egoistica dei propri bisogni umani per affermare una superiore realt\u00e0 spirituale: la realt\u00e0 del &quot;beneficio&quot;, vale a dire di un dono di s\u00e9 capace di rilevare la presenza, nell&#8217;umano, di una superiore trascendenza.<\/em><\/p>\n<p>E lo storico della filosofia Gabriele Giannantoni (in <em>La ricerca filosofica: storia e testi<\/em>, Loescher editore, Torino, 1985, vol. 3, p. 537):<\/p>\n<p><em>Uomo di grandi doti intellettuali e morali, Michelastedter ha posto al centro della sua riflessione il senso di insoddisfazione e di deficienza che \u00e8 intrinseco alla finitezza e alla temporalit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana e quindi il bisogno di una soddisfazione, di una \u00abrisposta assoluta\u00bb, di una proiezione verso il futuro: l&#8217;uomo, \u00absi gira per la via dei singoli bisogni e sfugge sempre a se stesso. Egli non pu\u00f2 possedere se stesso, aver la ragione di s\u00e9, quando \u00e8 necessitato ad attribuire valore alla propria persona determinata nelle cose, e alle cose delle quali abbisogna per continuare. Che da queste \u00e8 via via distratto nel tempo. Il suo avvenire alla vita mortale, il suo nascere, \u00e8 nella altrui volont\u00e0\u00bb. Perci\u00f2 il rifiuto assoluto, la negazione totale \u00e8 l&#8217;inizio di quel possesso di s\u00e9 in cui consiste la &quot;persuasione&quot;, impersonata da Socrate, mentre la &quot;retorica&quot;, impersonata da Platone, \u00e8 quella finzione che vuole vestire d&#8217;assoluto le escogitazioni dell&#8217;intelletto e dare un valore alle cose determinate.<\/em><\/p>\n<p>Tutto il percorso filosofico di Michelstaedter, dunque, si svolge nel riverbero accecante di una serie di polarit\u00e0 tra loro irriducibili: quella fra verit\u00e0 e opinione, innanzitutto; poi, quella fra autenticit\u00e0 e finzione; e, ancora, fra caso e libert\u00e0, fra individuo e societ\u00e0, fra ricerca di senso e aristocratico disprezzo per ogni &quot;retorica&quot;.<\/p>\n<p>Dicevamo che la sua statura di pensatore \u00e8 stata, forse, sopravvalutata, perch\u00e9 a Michelstaedter manca una vera originalit\u00e0 di prospettiva. La quasi totalit\u00e0 della sua concezione \u00e8 una sofferta rivisitazione dei temi pi\u00f9 urgentemente dibattuti dalla cultura europea del suo tempo: dal bisogno di una vita autentica (tanto caro al suo quasi coetaneo Heidegger); al moralismo intransigente e risentito, che fa pensare ai profeti dell&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>; alla rivolta dell&#8217;individuo contro la massa (che parte da Kierkegaard e culmina, con diversa prospettiva, in Max Stirner); al senso di frammentazione e disgregazione dell&#8217;io (Unamuno, Pirandello).<\/p>\n<p>Da Schopenhauer, in particolare &#8211; e da Leopardi &#8211; gli viene la convinzione dell&#8217;esistenza come male, e della cieca volont\u00e0 di vivere come radice di quel male; e da Nietzsche (la cui fortuna era letteralmente esplosa, postuma, in quegli anni) l&#8217;attrazione irresistibile verso la volont\u00e0 di potenza, come suprema autoaffermazione e, al tempo stesso, come possibilit\u00e0 di trascendimento ontologico dell&#8217;uomo. Disgusto per la volont\u00e0 di vivere, esaltazione acritica della volont\u00e0 in quanto tale: un <em>cocktail<\/em> micidiale, perch\u00e9 ne risulta che l&#8217;unico esercizio auspicabile della volont\u00e0 non pu\u00f2 essere che la suprema negazione di se stessa.<\/p>\n<p>Come il giovane Alfonso Nitti, protagonista di <em>Una vita<\/em> di Italo Svevo (che era apparsa nel 1892), l&#8217;\u00aberoe\u00bb schopenhaueriano-nietzschiano di Michelstaedeter &#8211; che, alla fine, egli volle interpretare in prima persona &#8211; vede nel suicidio un gesto di suprema affermazione; realizzata, paradossalmente, proprio nell&#8217;atto di negare quel bene che tutti inseguono, falsamente e inautenticamente, illudendosi di affermarlo&#8230;<\/p>\n<p>Ma, bisogna pur rilevarlo, nemmeno questo elemento si pu\u00f2 dire veramente originale: lo aveva gi\u00e0 teorizzato, in qualche modo, il filosofo del pessimismo cosmico, quell&#8217;Eduard von Hartmann che &#8211; nella sua monumentale opera <em>Filosofia dell&#8217;inconscio<\/em>, del 1869 &#8211; aveva coniugato la volont\u00e0 di Schopenhauer con l&#8217;inconscio della filosofia della natura di Schelling (e anche con lo spirito assoluto di Hegel), per sostenere la liberazione dal \u00abmale di esistere\u00bb potr\u00e0 aver luogo solo mediante una sorta di \u00absuicidio cosmico\u00bb, ossia una radicale soppressione di ogni illusione da parte del principio inconscio, che \u00e8 lo stesso spirito divino.<\/p>\n<p>E poi, ultimo ma non meno importante, l&#8217;elemento della specificit\u00e0 friulana e giuliana, venuta a contatto con il centro culturale pi\u00f9 vivo dell&#8217;Italia dell&#8217;epoca, Firenze. Un itinerario, materiale spirituale, comune ad altri giovani di quella generazione: Scipio Slataper, i due fratelli Stuparich; ma reso ancor pi\u00f9 complesso (come per Svevo e, poi, per Saba) dalle radici familiari ebraiche, sicch\u00e9 Michelstaedter si pu\u00f2 ben definire l&#8217;uomo del confine per eccellenza. In bilico fra culture diverse, che s&#8217;incontrano e s&#8217;incrociano ma che non riescono ad assimilarsi, a donarsi reciproco equilibrio: quella ebraica; quella friulana (dell&#8217;<em>altro<\/em> Friuli, il Friuli orientale, austriaco da ben quattro secoli); quella tedesca; quella italiana; e quella slovena appena l\u00ec, sullo sfondo, anticamera del grande mare slavo (Dostojevskij, specialmente: vi \u00e8 qualcosa della <em>hybris<\/em> intellettuale e della radicale, inumana coerenza di Ivan Karamazov, in lui).<\/p>\n<p>Sicch\u00e9 i problemi, le denunce e le ribellioni di Michelstaedter non si discostano quasi per nulla, sostanzialmente, da quelli dibattuti da innumerevoli suoi coetanei, specialmente nell&#8217;ambito mitteleuropeo: il pi\u00f9 sensibile &#8211; per una serie di ragioni storiche che sono state altrove ampiamente analizzate &#8211; ai turbamenti e alle inquietudini di un io diviso, lacerato, divenuto estraneo a se stesso e proteso nella vana ricerca di nuove certezze su cui appoggiarsi. Sono molto simili, ad esempio, a quelli del suo coetaneo e connazionale Georg Trakl, anch&#8217;egli destinato a morire, giovanissimo, suicida, e del quale ci siamo recentemente occupati (cfr. F. Lamendola, <em>All&#8217;ombra del frassino autunnale sospirano, con quella di Georg Trakl, le anime degli uccisi<\/em>, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Se l&#8217;originalit\u00e0 del pensiero di Michelstaedeter, dunque, va decisamente ridimensionata, appare pi\u00f9 consono restituirgli quella funzione di coscienza critica del proprio tempo, di demistificatore della fondamentale inautenticit\u00e0 della coscienza moderna, e di testimone di una crisi cui sarebbe toccato in sorte ad altri di indicare, se mai, le possibili vie di superamento. Certo non \u00e8 corretto farne una specie di maestro, e sia pure un maestro del nulla (con tanto di casa-museo ove il pubblico pu\u00f2 ammirare la pistola con cui si tolse la vita): perch\u00e9 nessuno, all&#8217;et\u00e0 di ventitr\u00e9 anni, pu\u00f2 essere diventato gi\u00e0 un maestro.<\/p>\n<p>Difficile, del resto &#8211; per non dire impossibile &#8211; profetizzare quali vie avrebbe preso la ricerca di questo eccezionale <em>enfant prodige<\/em> della terra friulana, di questo esule da se stesso in un mondo fattosi a lui irriconoscibile, se avesse avuto il tempo di sviluppare i suoi pensieri, di verificare le sue ipotesi. Se ne \u00e8 andato in maniera enigmatica, eppure chiarissima, lasciando a noi l&#8217;ingrato compito di rovistare tra le ceneri ancora calde di un itinerario intellettuale che non ha avuto la possibilit\u00e0 di mettersi da se stesso alla prova: orologio dalle lancette rimaste ferme, per sempre, ad indicare un&#8217;ora dello spirito che \u00e8 stata anche la nostra, e in parte lo \u00e8 tuttora, ma che viene inesorabilmente sopravanzata dallo scorrere del tempo <em>reale<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Osserva Mario Bernardi Guardi nel suo penetrante saggio dedicato a Carlo Michelstaedter, nel suo volume <em>Austria Infelix. Itinerari nella coscienza mitteleuropea<\/em> (Marino Solfanelli editore, Chieti, 1990, pp. 29-31):<\/p>\n<p><em>Chi invoca la morte, non \u00e8 lei che desidera, ma il sonno e l&#8217;oblio: ha la<\/em> paura <em>non il<\/em> coraggio <em>della morte. E allora? Allora bisogna abituarsi alla sofferenza, negarsi all&#8217;autocommiserazione, non pi\u00f9 sperare n\u00e9 disperare, non esultare e non lamentarsi, non aspettare il futuro ma far \u00abconsistere il cuore nell&#8217;\u00abultimo presente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora, se si sceglie la morte, \u00e8 necessario puntarle bene gli occhi in faccia sopportando, senza abbassarli verso terra, l&#8217;oscurit\u00e0 e scendendo \u00abnell&#8217;abisso della propria insufficienza\u00bb: occorre, insomma, \u00abvenire ai ferri corti con la propria vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Se, invece, si sceglie di vivere, bisogna essere liberi da ogni turbamento, avere un \u00abinfinito debito\u00bb verso l&#8217;esistenza, far \u00abfluire attraverso di noi\u00bb il nostro bisogno e la nostra fame, e<\/em> consistere <em>con una fermezza tale che rende fermi gli altri che vorrebbero trascinarci via. Ecco la lezione formulata come una serie di massime o come i moniti di un oracolo: \u00abNiente da aspettare \/niente da temere \/ niente chiedere &#8211; e tutto dare \/ non andare \/ ma permanere. &#8211; Non c&#8217;\u00e8 premio &#8211; non c&#8217;\u00e8 posa \/ La vita \u00e8 tutta una dura cosa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la soluzione per il persuaso, l&#8217;uomo in<\/em> buona salute<em>: \u00abEgli guarda in faccia la morte e d\u00e0 vita ai cadaveri che lo attorniano\u00bb. E la sua fermezza \u00e8 una via vertiginosa agli altri che sono nella corrente, e l&#8217;oscurit\u00e0 per lui si fende in una scia luminosa. Questo \u00e8 il lampo che rompe la nebbia. E la morte come la vita di fronte a lui \u00e8 senz&#8217;armi che non chiede la vita e non teme la morte, pi\u00f9 e meno, prima e dopo, non puoi parlare di lui che<\/em> nel punto della salute consistendo ha vissuto la bella morte<em>\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 la lancinante vertigine di chi scrive: \u00abOgnuno \u00e8 il primo e l&#8217;ultimo\u00bb, riprendendo il testo dell&#8217;<\/em>Apocalisse <em>di Giovanni (Cristo al Veggente di Patmos:<\/em> &#8216;Io sono l&#8217;Alfa e l&#8217;Omega, il Primo e l&#8217;Ultimo, il principio e la Fine&#8217;<em>); ognuno, dunque, abbia il coraggio della sua croce, imiti al massimo Cristo che, Dio e uomo, volle la propria morte, persuasi di dover essere uno con essa, sublimando, nel ricongiungimento a Dio, la fragilit\u00e0 della carne.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono proposizioni terribili quelle che leggiamo, quelle che invitano il persuaso a<\/em> fare di se stesso fiamma<em>, a<\/em> consistere nell&#8217;ultimo presente. <em>Terribili non tanto perch\u00e9 insegnano il suicidio, quanto perch\u00e9, con Eraclito, ripetono che \u00abl&#8217;uomo nella notte \u00e8 luce a se stesso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Accade a chi, scegliendo di vivere<\/em> persuaso<em>, dunque non adattandosi, elegge a proprio emblema, come fosse un paradossale<\/em> Cristo ritrovato<em>la misura tragica della responsabilit\u00e0 che<\/em> vede e fa vedere<em>: \u00abE s&#8217;egli \u00e8 solo, il mondo gli deve essere un uomo che dice sempre<\/em> no <em>a ogni suo atto, ad ogni sua parola, finch\u00e9 egli non abbia da s\u00e9 riempito il deserto e illuminata l&#8217;oscurit\u00e0. E se gli uomini non vogliono intenderlo egli non deve dire: &#8216;Sono ciechi &#8211; io ho gi\u00e0 dato tutto -, niente ho dato finch\u00e9 non ho dato la vicinanza delle cose lontane cos\u00ec che anche i ciechi le vedano. Egli deve sentire in s\u00e9 l&#8217;insufficienza e rispettare in loro quello ch&#8217;essi stessi in s\u00e9 non rispettano; perch\u00e9 dal suo amore attratti essi prendano la persona ch&#8217;egli ama in loro: allora i ciechi vedranno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco allora che il persuaso, l&#8217;illuminato \u00e8 lui che varca la morte, prendendosene addosso tutta la tragedia &#8211; e la morte in assoluto \u00e8 l&#8217;amore in assoluto: corrisponde al sacrificio di Cristo -: cos\u00ec facendo, per dirla con Gorgia, non soltanto \u00ab<\/em>avr\u00e0 <em>in s\u00e9 la vita\u00bb,m ma, con San Luca, \u00abpotr\u00e0 comunicarla\u00bb: la vita, la persuasione. Ed anche la morte, purissima fiamma, generata dalla fiamma raccolta in s\u00e9 tesa fino allo spasimo: \u00abL&#8217;uomo non<\/em> chiede la morte <em>&#8211; ma<\/em> muore <em>&#8211; e in ci\u00f2 egli vive, poich\u00e9 non chiede di essere ma \u00e8\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec parla Carlo Michelastaedter. Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Federico Nietzsche che Apollo e Dioniso, insieme danzanti, insieme vaticinanti, hanno premiato col dono della follia, grande avventuriera nello spazio sconfinato e nel tempo che non conosce usura. Il giovane Carlo, che ha frequentato gli stessi paesaggi di Federico &#8211; la Grecia dei sapienti, prima che Socrate e i fuori-casta l&#8217;aggredissero con la loro dialettica esangue e petulante &#8211; non aspetta che gli dei vengano a onorarlo con altre folgori. E brusco si congeda. C&#8217;\u00e8 un gran frastuono intorno. Vi si confonde, attonito, il colpo di pistola.<\/em><\/p>\n<p>Vittima di un gigantesco, inconcepibile fraintendimento del cristianesimo, Michelstaedter si sente un novello Cristo che insegna agli uomini la via della liberazione dalle illusioni, mediante la suprema rinuncia di se stesso. E lo fa mediante l&#8217;esaltazione della <em>bella morte<\/em>, miraggio che trasciner\u00e0, di l\u00ec a quattro anni, milioni di giovani d&#8217;Europa &#8211; austriaci, francesi, tedeschi, russi &#8211; sui campi di battaglia della prima guerra mondiale: il grande suicidio collettivo di un intero continente e, ultima analisi, di una intera civilt\u00e0.<\/p>\n<p>In effetti, nonostante le apparenze bibliche e neotestamentarie di questo sacrificio di s\u00e9 per amore degli uomini (apparenze che ha in comune con lo <em>Zarathustra<\/em> nietzschiano), l&#8217;essenza del messaggio di Michelastaedter \u00e8 radicalmente atea. Se l&#8217;uomo, per poter scegliere di <em>essere<\/em> invece che di <em>esistere<\/em>, \u00e8 obbligato a scegliere la morte, allora bisogna che l&#8217;uomo si faccia Dio: il Dio di se stesso.<\/p>\n<p>Solo un dio pu\u00f2 comunicare la vita agli uomini, rinunciando alla propria. Ma un tale dio sapr\u00e0 anche risorgere, vincendo la morte.<\/p>\n<p>Di per s\u00e9, invece &#8211; ossia, prescindendo dalla fede in Dio -, un uomo non pu\u00f2 fare altro che morire alla vita.<\/p>\n<p>E tutto quello che \u00e8 in grado di donare ai suoi simili, non saranno che la commozione per un inutile coraggio, e il turbamento per un esempio sbagliato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSo che voglio e non ho cosa io voglia\u00bb: con queste parole si apre La persuasione e la rettorica (1910), uno dei libri \u00abanomali\u00bb che pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,141,217,221],"class_list":["post-27114","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-filosofia","tag-parmenide","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27114","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27114"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27114\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27114"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27114"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27114"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}