{"id":27113,"date":"2008-05-20T08:59:00","date_gmt":"2008-05-20T08:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/20\/nella-vicenda-di-michele-federico-sciacca-litinerario-di-un-filosofo-a-dio\/"},"modified":"2008-05-20T08:59:00","modified_gmt":"2008-05-20T08:59:00","slug":"nella-vicenda-di-michele-federico-sciacca-litinerario-di-un-filosofo-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/20\/nella-vicenda-di-michele-federico-sciacca-litinerario-di-un-filosofo-a-dio\/","title":{"rendered":"Nella vicenda di Michele Federico Sciacca l&#8217;itinerario di un filosofo a Dio"},"content":{"rendered":"<p>Nato a Giarre, in provincia di Catania, nel 1908, morto a Genova nel 1975, Michele Federico Sciacca \u00e8 stato uno degli esponenti di punta della corrente &#8211; se cos\u00ec vogliamo chiamarla, del resto impropriamente &#8211; dello spiritualismo cristiano contemporaneo.<\/p>\n<p>Allievo di Antonio Aliotta (1881-1964) all&#8217;Universit\u00e0 di Napoli, ove il filosofo siciliano insegn\u00f2 fra il 1919 e il 1951, Sciacca sub\u00ec anche profondamente l&#8217;influsso dell&#8217;attualismo gentiliano, elaborando una concezione filosofica basata su un umanesimo assoluto. Da essa, poi, si orient\u00f2 ulteriormente in senso religioso, maturando una vera e propria conversione e dedicandosi, da allora, ad approfondire lo spiritualismo cristiano, mediante l&#8217;elaborazione di una vera e propria &quot;ontologia dell&#8217;uomo&quot; , ci\u00f2 che fece nel segno dei due grandi e durevoli interessi della sua vita speculativa: l&#8217;interesse per la realt\u00e0 trascendente, per il divino, e quello per l&#8217;uomo in quanto soggetto di libert\u00e0 e portatore di valori.<\/p>\n<p>Professore di storia della filosofia, dal 1938, presso l&#8217;Universit\u00e0 di Pavia; fondatore, nel 1946, e poi direttore del <em>Giornale di metafisica<\/em>; insegnante di filosofia teoretica, dal 1947, presso l&#8217;Universit\u00e0 di Genova, svolse un magistero intenso e appassionato, contribuendo molto alla rinascita dell&#8217;interesse filosofico verso l&#8217;ambito della religione, in controtendenza rispetto alle correnti predominanti nelle universit\u00e0 italiane (e in sinergia, anche se indiretta, con un altro importante filosofo cristiano di lui poco pi\u00f9 anziano: il trevigiano Luigi Sefanini, del quale cui siamo occupati in un precedente lavoro,<\/p>\n<p>(cfr. F. Lamendola, <em>L&#8217;arte come &quot;parola assoluta&quot; della persona finita nel pensiero di Luigi Stefanini<\/em>, pubblicato negli <em>Atti<\/em> del Convegno su L. Stefanini del novembre 2006, e consultabile anche sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il <em>corpus<\/em> dei suoi scritti \u00e8 imponente, comprendendo &#8211; provvisoriamente &#8211; pi\u00f9 di una trentina di volumi. Fra le sue opere pi\u00f9 importanti, sia di carattere storico che di carattere teoretico, possiamo ricordare almeno: <em>Linee di uno spiritualismo critico<\/em> (1936); <em>Teoria e pratica della volont\u00e0<\/em> (1938); <em>L&#8217;interiorit\u00e0 oggettiva<\/em> (edizione originale in lingua francese, 1951); <em>L&#8217;uomo, questo squilibrato<\/em> (1956); <em>Morte e immortalit\u00e0<\/em> (1959); <em>Filosofia e metafisica<\/em> (sempre nel 1959); <em>la libert\u00e0 e il tempo<\/em> (1965).<\/p>\n<p>Il &quot;caso&quot; di Michele Federico Sciacca \u00e8, a nostro parere, altamente significativo per svolgere qualche riflessione sulla presunta antinomia di fede e ragione, antinomia (e, pertanto, inconciliabilit\u00e0) sulla quale si basa praticamente l&#8217;intero edificio della cultura moderna, e non solo italiana. Da sempre, infatti, ci \u00e8 stato detto e inculcato che le due cose, fede e ragione, non possono coesistere; e che, <em>di conseguenza<\/em>, un filosofo che si rispetti non pu\u00f2 in nessun caso essere anche un credente, perch\u00e9 ci\u00f2 significherebbe una resa della sua facolt\u00e0 razionale a una dimensione di carattere non razionale.<\/p>\n<p>Che ci\u00f2 corrisponda a una grossolana semplificazione dei veri termini della questione, emerge chiarissimamente dalle parole stesse del filosofo siciliano, il quale non visse affatto la propria conversione come una <em>resa<\/em> della ragione e come una <em>rinuncia<\/em> alla propria sfera di libera volizione, ma, al contrario, come la conferma di un esigente percorso razionale e come il riconoscimento di una sfera di realt\u00e0 superiore alla ragione, ma non certo opposta ad essa.<\/p>\n<p>Dopotutto, come insegna il buon vecchio Kierkegaard (cfr. il nostro recente saggio <em>Kierkegaard, maestro del ritorno in noi stessi, \u00e8 la guida per uscire dalla palude<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice), dobbiamo abituarci a convivere con l&#8217;idea che non possiamo avere la pretesa di comprendere ogni cosa, di trovare una risposta ad ogni domanda, almeno nella nostra presente condizione; e che dobbiamo, pertanto, avere il coraggio di fare un salto nella fede, spogliandoci della nostra saccente presunzione razionalistica.<\/p>\n<p>Il filosofo siciliano si era gi\u00e0 pubblicamente confessato una prima volta, nel 1944, con la pubblicazione del libro <em>Il mio itinerario a Cristo<\/em> (Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale), su sollecitazione di don Cojazzi. Quello che qui presentiamo &#8211; saltando alcune parti, a nostro avviso non indispensabili alla comprensione del tutto &#8211; \u00e8 un testo molto pi\u00f9 breve, contenuto in un volume a pi\u00f9 voci, curato da don Giovanni Rossi, dedicato alla conversione e alla fede di alcune eminenti personalit\u00e0 del mondo della scienza, dell&#8217;arte e della cultura.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Michele Federico Sciacca in <em>Uomini incontro a Cristo<\/em>, a cura di don Giovanni Rossi (Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi, 1956, pp. 37-44):<\/p>\n<p><em>Evidentemente la mia testimonianza \u00e8 di un filosofo. \u00c8 stata, la mia, conversione di un filosofo (che \u00e8 uomo, malgrado l&#8217;opinione in contrario di molta gente benevola). Ed \u00e8 la conversione continua del mio pensiero. Dunque mi limiter\u00f2 in queste righe ad illustrare quali furono gli ostacoli principali che dovetti sormontare per cedere al dono della fede cristiano-cattolica e che sono gli ostacoli che quasi ogni filosofo incontra nel suo cammino intellettuale, specie quelli, come me, che hanno avuto una formazione laica e che provengono dallo studio del pensiero moderno. Praticamente significa tutti, e, da questo punto di vista, il mio breve discorso potr\u00e0 essere di aiuto a qualche &quot;vagante&quot; di buona volont\u00e0 desideroso di diventare &quot;viator&quot;: da<\/em> insipiens, sapiens <em>che significa semplicemente &quot;sapere quello che si dice&quot;, e questo lo sa solo chi crede in Dio, perch\u00e9 l&#8217;ateo, secondo l&#8217;antica Sapienza biblica, \u00e8 &quot;colui che non sa quello che dice&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non c&#8217;\u00e8 fede senza ragione: alla fede \u00e8 essenziale il fondamento razionale. Ma \u00e8 anche vero che la fede pu\u00f2 essere un pericolo mortale per la ragione, soprattutto per il filosofo. In ogni momento, egli \u00e8 sempre sul punti di commettere il &quot;peccato della ragione&quot;, cio\u00e8 di rifiutare quanto trascende i limiti della conoscenza naturale e razionale. \u00c8 il peccato di superbia, il<\/em> peccatum originalis<em>, quello che \u00e8 fonte di ogni altro. \u00c8 negare Dio, il Soprannaturale, la Rivelazione: il Cristianesimo come tale. Questa tentazione sta in agguato sotto i paludamenti accademici di ogni filosofo (e si pu\u00f2 dire che sonnecchi nella testa di ogni uomo). Essa viene mascherata da uno specioso preconcetto: ammettere Dio e una verit\u00e0 superrazionale \u00e8 negare l&#8217;autonomia della ragione umana e la libert\u00e0 della volont\u00e0. Anch&#8217;io prima della conversione la pensavo cos\u00ec come quanti si dicono spregiudicati, &quot;spiriti forti&quot;, &quot;liberi pensatori&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Forti in che cosa? Liberi da che? Queste domande m&#8217;invitarono a farmele, oltre il vangelo, anche Agostino, Pascal, e Rosmini. Una volte poste, non potevo esimermi dal dare una risposta. &quot;Forti&quot; non sono quegli spiriti, perch\u00e9 non \u00e8 forte, per usare una espressione efficace di Pascal, &quot;chi fa il bravo con Dio&quot;: non c&#8217;\u00e8 uomo pi\u00f9 debole di chi ripone tutta la sua forza nelle sue sole forze. Si ritira in e su se stesso, non per coraggio, ma per paura: l&#8217;ateo non crede in Dio, non perch\u00e9 sia convinto che Dio non esiste, ma perch\u00e9 teme di convincersi del contrario. &quot;Liberi&quot; non sono quei pensatori perch\u00e9 non \u00e8 libero chi si fa schiavo di una libert\u00e0 che \u00e8 arbitrio e orgoglio, cio\u00e8 di ci\u00f2 che \u00e8 la negazione della libert\u00e0 stessa e di ogni libert\u00e0. E allora capii una cosa, questa: \u00e8 atto razionale quello con cui la ragione riconosce (e come &quot;riconoscimento&quot; \u00e8 atto morale) che vi \u00e8 un sapere che la oltrepassa, di ordine diverso ma non contraddicente la ragione stessa. Sembra nulla, ma prima di rendersi conto di ci\u00f2 bisogna domare il peccato della ragione e liberarsi dal preconcetto che ammettere Dio \u00e8 pressocch\u00e9 negare l&#8217;uomo. \u00c8 perfettamente il contrario: negare Dio \u00e8 negare l&#8217;uomo, proprio quell&#8217;autonomia e quella libert\u00e0 che stanno a cuore al razionalismo assoluto. Nella solitudine di se stessa la ragione finisce per perdere anche quella verit\u00e0 di cui \u00e8 naturalmente capace. Dire che essa si autofonda, cio\u00e8 che \u00e8 il principio di e stessa, \u00e8 come dire che il contingente \u00e8 necessario. Infatti, l&#8217;autonomia della ragione atea \u00e8 l&#8217;assolutizzazione che la ragione fa di se stessa. Ma una ragione che si assolutizza&#8230; non ragiona, &quot;sragiona&quot;, esce fuori dal suo ordine, si fa disforme, &quot;anormale&quot;. Dunque non \u00e8 &quot;irrazionale&quot; l&#8217;affermazione che vi \u00e8 una verit\u00e0 &quot;superrazionale&quot;, ma \u00e8 irrazionale negare questa verit\u00e0 ed \u00e8 razionale ammetterla. Solo chi \u00e8 ammalato di superbia psicologica pu\u00f2 sostenere il contrario, cio\u00e8 la ragione \u00e8 assoluta; io sono un essere razionale; dunque il mio pensiero \u00e8 assoluto. Sotto sotto, chi divinizza la ragione, divinizza se stesso e se ne compiace. E questo chiama difesa dell&#8217;autonomia della ragione e della libert\u00e0 umana! Invece, la ragione \u00e8 autonoma quando ubbidisce al suo ordine naturale, il quale le dice che proprio le verit\u00e0 che le son proprie, cio\u00e8 quelle suo ordine esigono (dimostrano) che Dio esiste e non escludono (perch\u00e9 non la contraddicono) la Rivelazione, anzi la trovano perfettamente conveniente ala ragione stessa e richiesta (pur restando dono gratuito) dalla profonda dialettica della vita spirituale. La fede &#8211; e solo la fede &#8211; \u00e8 liberatrice della libert\u00e0, perch\u00e9 richiede che la volont\u00e0 voglia secondo la legge con la quale Dio illumina le menti delle creature. Quella che \u00e8 considerata (oggi molto meno di venti anni fa) la conquista definitiva del pensiero moderno, \u00abDio \u00e8 morto\u00bb, secondo un&#8217;idiota espressione di Nietzsche mi si present\u00f2, e mi si presenta ancora oggi, come la sua disfatta, perch\u00e9 significa la morte dell&#8217;uomo. E infatti chi la scrisse cancell\u00f2 l&#8217;uomo e immagin\u00f2 la dottrina del Superuomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Superato questo preconcetto fondamentale, ne restavano altri, e restano per i<\/em> vagantes <em>non pi\u00f9 o non ancora<\/em> clerici. <em>Questo, per esempio, che \u00e8 legato a quello di sopra: la filosofia cattolica non pu\u00f2 non essere<\/em> dommatica<em>; dunque la filosofia cattolica, come tale, non \u00e8 filosofia. Questo sillogismo invade e devasta la testa e il cuore di tanti che fan professione di filosofi e invase un tempo anche la mia. L&#8217;ho sentito recentemente formular da un Collega professore di filosofia in una Universit\u00e0 dell&#8217;Italia del Nord e con pieno convincimento. Ma che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 dommatico di quel sillogismo? La critica assolutizzata diventa il peggiore dommatismo, in quanto crea il dommatismo della critica, che distrugge la critica come tale. Quel ragionamento, in verit\u00e0, \u00e8 da don Ferrante, e sinceramente tempo molto che l&#8217;egregio uomo abbia a morire imprecando alle stelle come un eroe di Metastasio. Una critica che muore in finale da melodramma rovina proprio la reputazione di un filosofo &quot;critico&quot;. Ma rassegnamoci ad affidarlo alle mani di Dio, giacch\u00e9 la Provvidenza, per metterci a pi\u00f9 dura prova, ci ha privati della Santa Romana Inquisizione, e proseguiamo il nostro breve discorso.<\/em><\/p>\n<p><em>Che significa &quot;filosofia critica&quot; e che &quot;pensiero dommatico&quot;? critica significa, per Kant, &quot;giudizio&quot; e giudicare vuol dire definire e anche segnare i limiti. Porre dunque criticamente il problema &quot;filosofia&quot; e i problemi della filosofia significa definire l&#8217;oggetto proprio e indicare i limiti della validit\u00e0 conoscitiva della ricerca razionale, cio\u00e8 non accettare<\/em> a priori <em>o dommaticamente un sapere che non sia stato controllato dalla ragione, n\u00e9 la ragione stessa come potere onnipotente e infallibile. Ma se \u00e8 cos\u00ec, quale filosofo cattolico non \u00e8 stato &quot;critico&quot;? E se non \u00e8 arrivato alle stesse conclusioni di Kant \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 stato davvero critico e non dommatico come Kant e altri filosofi cosiddetti critici. Infatti, se critica vuol significare che la ragione esclude<\/em>a priori _3Cem>una verit\u00e0 rivelata (e dunque dommatica), perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 solo umana e razionale, allora non si \u00e8 pi\u00f9 critici, ma si contro l&#8217;essenza stessa della critica., la quale ammonisce che nulla debba essere ammesso o escluso a priori o dommaticamente. Questo \u00e8 un &quot;pregiudizio&quot; e non un &quot;giudizio&quot;, ma la critica \u00e8 &quot;giudizio&quot;, dunque quel &quot;pregiudizio&quot; \u00e8 la negazione della critica stessa. S\u00ec, il pensiero cattolico parla di verit\u00e0 dommatica, ma: 1) non se ne serve per fondare su di essa la dimostrazione di verit\u00e0 razionali o filosofiche; 2) la riconosce perch\u00e9 non contraddice alla ragione. Dunque l&#8217;ammette perch\u00e9 (oltre a crederla per fede) la ragione &quot;giudica&quot; (e perci\u00f2 \u00e8 &quot;critica&quot;) che le \u00e8 conveniente e non le ripugna. Il cosiddetto filosofo critico, invece, non giudica, &quot;pregiudica&quot; (e perci\u00f2 \u00e8 &quot;acritico&quot;) col negarla in partenza, cio\u00e8 muove da un presupposto dommatico che nessuna critica della ragione ha autorizzato. Il pensiero moderno anticristiano (empirismo e razionalismo, criticismo, idealismo trascendentale loro derivati) non \u00e8 tale per legittimo uso della critica ma per suo uso spurio, non per<\/em> critica <em>ma per<\/em> difetto <em>di critica, perch\u00e9 ha perduto il senso della<\/em> profondit\u00e0 dell&#8217;uomo<em>, dell&#8217;interiorit\u00e0 autentica (che \u00e8, agostinianamente, presenza di verit\u00e0 oggettiva); perch\u00e9 di fronte alle profondit\u00e0 metafisiche dell&#8217;ente umano \u00e8 superficiale, anche s,e per altri motivi, alcuni suoi rappresentanti siano grandi filosofi.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 un punto psicologicamente importante, un nodo artificioso da sciogliere. Non c&#8217;\u00e8 opposizione tra pensiero critico e Verit\u00e0 rivelata o dommatica, n\u00e9 il credere nella Rivelazione impedisce l&#8217;uso del pensiero pi\u00f9 critico, in quanto la critica, la pi\u00f9 intransigente e sviluppata, non pu\u00f2 non arrivare all&#8217;esistenza di Dio e all&#8217;apertura della ragione naturale e alla Rivelazione. Forse S. Agostino e i Padri, S. Tommaso e i Dottori non sono filosofi? E neppure filosofi Campanella e Pascal agli inizi el pensiero moderno? Vico e Rosmini dentro la problematica pi\u00f9 matura di esso e il Blondel nel cuore stesso del pensiero contemporaneo? Tanti son filosofi, pur essendo cattolici (vorrei dire, proprio perch\u00e9 cattolici), che la critica laicale ha fatto ogni sforzo per dimostrare che in fondo non sono cattolici e che, per quanto vi \u00e8 in loro di cattolicesimo, non sono filosofi! Ma sradicarli dal cattolicesimo \u00e8 cavar loro la mente e il cuore, negare l&#8217;\u00abanima di verit\u00e0\u00bb della loro filosofia.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto stiamo dicendo fa cadere un altro pregiudizio: essere cattolici, se filosofi, significa rinnegare il pensiero moderno. Proprio l&#8217;opposto: vuol dire penetrarne profondamente le esigenze, assumerlo &quot;criticamente&quot; e risolvere i problemi che esso pone (e che \u00e8 incapace di spingere fino in fondo) dentro le verit\u00e0 fondamentali della metafisica nella duplice (ma non contrastante) corrente platonico-agostiniana e artistotelico-tomistica.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo motivo io assegno a Rosmini una immensa importanza nello sviluppo del pensiero filosofico umano: egli prese di petto il pensiero moderno e soprattutto la &quot;critica&quot; kantiana e dalle sue esigenze fece scaturire l&#8217;oggettivit\u00e0 e il realismo della verit\u00e0. Per questo io debbo al Rosmini la liberazione da Kant e dall&#8217;idealismo trascendentale , pur continuando a pensare da moderno, anzi da modernissimo. Il problema \u00e8 qui: la verit\u00e0 \u00e8 &quot;sviluppo&quot; o \u00e8 &quot;scoperta&quot;? \u00e8 &quot;posta&quot; o &quot;creata&quot; dall&#8217;uomo o \u00e8 presente interiormente all&#8217;uomo? Son noti i paralogismi dell&#8217;idealismo immanentista: \u00abil pensiero umano \u00e8 esigenza di assoluto, dunque \u00e8 assoluto; il pensiero \u00e8 percettivo della verit\u00e0, dunque \u00e8 costitutivo di essa\u00bb. No: 1) proprio perch\u00e9 il pensiero \u00e8 esigenza di assoluto non \u00e8 assoluto, ma contiene tanta forza naturale da<\/em> dimostrare <em>l&#8217;esistenza dell&#8217;Assoluto stesso, che lo trascende e lo fonda; 2) proprio perch\u00e9 il pensiero \u00e8 &quot;percettivo&quot; della verit\u00e0 non \u00e8 &quot;costitutivo&quot; di essa: \u00e8 la verit\u00e0 che lo fa pensiero e non viceversa. Dunque la verit\u00e0<\/em> \u00e8 data <em>al pensiero, affinch\u00e9 sia pensiero. Ed \u00e8 questa la critica, quella che scopre la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo nel fatto che egli \u00e8 partecipe di verit\u00e0 e che ne \u00e8 partecipe per dono naturale di Dio e perch\u00e9 Dio ha voluto elevare su ogni altra la creatura spirituale. E cos\u00ec per altra via siamo tornati a confermare il punto di partenza di queste nostre pagine: la Rivelazione non nega l&#8217;autonomia della ragione e la libert\u00e0 della volont\u00e0. Ma per arrivare a questa conclusione \u00e8 necessario vincere la superbia, non commettere il peccato della ragione o della filosofia, della<\/em> scientia <em>che &quot;gonfia&quot;. Questa \u00e8 la vittoria della ragione, dell&#8217;uomo spirituale su quello passionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno potrebbe osservare che io qui della mia conversione, come della conversione in generale e del Cristianesimo, stia facendo una questione tutta intellettuale. Ripeto che la mia testimonianza \u00e8 di un filosofo per filosofi di buona volont\u00e0. E aggiungo: i preconcetti qui accennati sono incagli psicologici molto diffusi anche tra i non filosofi e agiscono inconsapevolmente nella gran maggioranza dei non credenti. Basti pensare, ad esempio, che per i marxisti (e il marxismo \u00e8 una dottrina di massa) la religione \u00e8<\/em> alienazione <em>a Dio di ci\u00f2 che spetta all&#8217;uomo. Se ben si considera, a questa affermazione sottostanno gli stessi preconcetti sopra discussi, anche se il marxismo abbia suoi scopi particolari. Dico ancora che solo apparentemente io abbia fatto della conversione e del Cristianesimo una questione<\/em> umana<em>, perch\u00e9 la filosofia \u00e8 vita dello spirito e lo spirito \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;uomo. E poi, sotto questa veste intellettuale, c&#8217;\u00e8 il problema centrale del significato radicale e ultimo della<\/em> umanit\u00e0 <em>dell&#8217;uomo. Qui si vuol dire che tale significato si coglie nel dinamismo interno dello spirito umano, il quale contiene elementi che lo portano a Dio. Solo se approda a questo porto, l&#8217;uomo si chiarifica a se stesso, e hanno un senso il dolore e la morte, i problemi pi\u00f9 umani e pi\u00f9 nostri, nella soluzione dei quali gravita tutta la nostra vita&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Una testimonianza, quella di Michele Federico Sciacca, lucida e onesta, che affronta senza giri di parole i nodi centrali della questione e sfata, con semplicit\u00e0 e chiarezza, il mito illuminista e scientista, secondo il quale la fede non si addice all&#8217;esercizio della ragione, e l&#8217;una delle due cose esclude fatalmente l&#8217;altra.<\/p>\n<p>In fondo, quasi tutti gli esponenti della cultura moderna &quot;laica&quot; son rimasti fermi alla vecchia (e assai rozza) formula di Bakunin: <em>Se esiste Dio, l&#8217;uomo \u00e8 uno schiavo. Ma l&#8217;uomo \u00e8 libero, dunque Dio non esiste.<\/em> Anche se rivestono i loro preconcetti di ragionamenti indubbiamente pi\u00f9 sofisticati, basta grattare un poco la vernice per vedere che sono rimasti ancora l\u00ec, al pi\u00f9 vieto materialismo e al positivismo pi\u00f9 tronfio e grossolano.<\/p>\n<p>E si respira, la loro aria di sufficienza nei confronti dei pochi intellettuali di ispirazione religiosa (e non solo cristiana): la si respira quasi tangibilmente, come una nube che avvolge le universit\u00e0, i licei, le case editrici, la stampa, i salotti televisivi. Si respira il loro atteggiamento di ironica superiorit\u00e0, di mal dissimulata prevenzione. Essi si sentono i portatori del &quot;nuovo&quot; e del &quot;vero&quot; (i due concetti, per loro, sono pressoch\u00e9 sinonimi), e guardano dall&#8217;alto in basso gli attardati rappresentanti di una specie in via di estinzione, quasi delle rarit\u00e0 antropologiche. Non solo: essi non li considerano dei colleghi alla pari, degli intellettuali da prendersi realmente sul serio, ma quasi delle curiosit\u00e0 folkloristiche.<\/p>\n<p>Un pensatore cristiano, ad esempio, parler\u00e0 senza imbarazzo di &quot;anima&quot;. Ma, per un filosofo laicista, una simile espressione \u00e8 gi\u00e0 qualche cosa di scorretto, se non proprio di eretico: non solo essa tenta di esprimere un concetto indimostrabile, ma tradisce, nell&#8217;uso stesso del vocabolario, o ignoranza o rifiuto della terminologia scientista, che adopera solo ed esclusivamente espressioni come &quot;psiche&quot;, &quot;mente&quot;, &quot;coscienza&quot;, &quot;io&quot;, &quot;inconscio&quot;, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>I filosofi di tendenza ateistica si credono &quot;moderni&quot;, ma esprimono una mentalit\u00e0 vecchissima, addirittura arcaica (e non nel senso positivo della parola). Nell&#8217;India antica, ad esempio, il maestro Kesakambalin (di cui si parla in un celebre passo del <em>Samannaphalasutta<\/em> del <em>Dighanikaya<\/em>, XIII, 14, si sforzava di dimostrare, invero con procedimento alquanto rozzo, la natura materiale di tutto ci\u00f2 che esiste e, per conseguenza, l&#8217;inesistenza di un&#8217;anima spirituale e, addirittura, l&#8217;inesistenza di un mondo ultraterreno di premi o di castighi (cit. in Giuseppe Tucci, <em>Storia della filosofia indiana<\/em>, Bari, Laterza, 1977, vol. 1, p. 88):<\/p>\n<p><em>Immagina, o Kassapa, che qui (alcuni) uomini, avendo afferrato un ladro che ha commesso peccato me lo presentino: \u00abEccoti, o signore, un ladro che ha commesso peccato; a costui infliggi quella punizione che desideri\u00bb. Cos\u00ec io direi: \u00abAllora, o signori, dopo aver gettato quest&#8217;uomo vivo in un otre, dopo avere a questo chiuso la bocca, dopo averlo coperto con pelle fresca, dopo aver fatto (sopra a lui) una spessa cementatura con umida creta, dopo averlo collocato in un forno, ponete fuoco\u00bb. E quelli, dopo aver acconsentito (dicendo) \u00abva bene\u00bb (c. s.), pongano fuoco. Quando noi conosciamo che quest&#8217;uomo \u00e8 morto, allora, dopo aver tirato gi\u00f9 quell&#8217;orcio, dopo averlo liberato dall&#8217;involucro e dopo avergli aperto la bocca, celermente guardiamo pensando: \u00abForse noi possiamo vedere la sua anima (jiva) mentre che esce\u00bb. Ma noi non vediamo anima che esce. Questo appunto, o Kassapa, \u00e8 la prova per la quale io penso: \u00abAnche cos\u00ec non c&#8217;\u00e8 un altro mondo, non ci sono esseri opapatika, non c&#8217;\u00e8 frutto e maturazione delle azioni buone o cattive\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare incredibile, ma il pregiudizio della filosofia materialistica si regge tuttora su basi non molto pi\u00f9 solide di quelle elaborate da Kesakambalin: come se il fatto di non poter sperimentare <em>mediante i sensi<\/em> una realt\u00e0 ultrasensibile, di per s\u00e9 provasse l&#8217;inesistenza di quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p>Eppure, sulla base di un tale pregiudizio, la cultura accademica oggi dominante continua a veicolare una visione distorta e volutamente ingannevole del fatto religioso, come se si trattasse di un sapere di seconda o terza scelta che, prima o poi, verr\u00e0 spazzato via dai &quot;lumi&quot; della Ragione!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nato a Giarre, in provincia di Catania, nel 1908, morto a Genova nel 1975, Michele Federico Sciacca \u00e8 stato uno degli esponenti di punta della corrente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30152,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[67],"tags":[141,253],"class_list":["post-27113","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esoterismo-e-occultismo","tag-filosofia","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-esoterismo-e-occultismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27113","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27113"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27113\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30152"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}