{"id":27109,"date":"2009-05-31T06:15:00","date_gmt":"2009-05-31T06:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/31\/la-presunzione-di-sapere-ovvero-la-mezza-cultura-e-la-peggiore-nemica-della-verita\/"},"modified":"2009-05-31T06:15:00","modified_gmt":"2009-05-31T06:15:00","slug":"la-presunzione-di-sapere-ovvero-la-mezza-cultura-e-la-peggiore-nemica-della-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/31\/la-presunzione-di-sapere-ovvero-la-mezza-cultura-e-la-peggiore-nemica-della-verita\/","title":{"rendered":"La presunzione di sapere, ovvero la mezza cultura, \u00e8 la peggiore nemica della verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Si deve considerare pi\u00f9 ignorante chi non sa nulla di una data cosa oppure chi, sapendone poco e male, presume nondimeno di conoscerla in maniera adeguata?<\/p>\n<p>Non si tratta per niente di una curiosit\u00e0 accademica, ma di una questione che ha un notevole impatto sulla nostra vita quotidiana; e che \u00e8 particolarmente vistosa nella societ\u00e0 di massa, popolata da una folla di sofisti i quali, in buona o in mala fede, sono costantemente impegnati a piazzare della merce culturale di cui nulla conoscono, se non, appunto, le tecniche di vendita pi\u00f9 efficaci. Situazione che \u00e8, evidentemente, assurda, come lo sarebbe se tutti i fornai, o la gran parte, non sapessero nulla della farina, del lievito, della impastatrice, ma conoscessero a perfezione la dialettica con cui convincere i clienti ad acquistare il loro pane e a persuaderli della sua eccellenza; o come se gran parte dei giardinieri non s&#8217;intendessero affatto di piante, di innesti e di concimi, anzi non avessero neppure il dono d&#8217;un minimo di \u00abpollice verde\u00bb, ma in compenso sapessero come far credere che nessuno sarebbe capace di coltivare un roseto o mettere un olivo a dimora, meglio di come sarebbero in grado di fare loro.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 di massa ha trasformato ogni forma di artigianato e, di conseguenza, ogni forma di apprendimento, in una tecnica di produzione industriale; anche la cultura, pertanto, soggiace in pieno a tale logica.<\/p>\n<p>Si prenda il caso dei viaggi a scopo culturale.<\/p>\n<p>Un tempo i rampolli delle famiglie aristocratiche destinavano circa tre anni della propria vita al compimento del \u00abGran Tour\u00bb, vero e proprio viaggio di formazione, che coronava gli studi superiori e universitari e, toccando le maggiori citt\u00e0 e luoghi d&#8217;arte del continente europeo, permetteva loro di formarsi una diretta esperienza delle lingue, delle abitudini, della politica, dell&#8217;economia, del teatro, della musica, nei diversi Paesi.<\/p>\n<p>Oggi le persone che viaggiano per lavoro o per piacere sono enormemente cresciute di numero, ma non si pu\u00f2 dire che il fenomeno abbia investito anche i viaggi culturali, i quali, spesso, si ridicono a una o due settimane, in ambito scolastico, sotto forma di gemellaggi e scambi culturali o, pi\u00f9 spesso, come puro e semplice \u00abviaggio d&#8217;istruzione\u00bb: ma quanto di realmente istruttivo vi \u00e8 in simili iniziative?<\/p>\n<p>Si parte digiuni di ogni preparazione culturale, e ci si sposta sulle autostrade in pullman gran turismo, con l&#8217;aria condizionata e col televisore, sicch\u00e9 i giovani arrivano a destinazione senza aver visto letteralmente nulla dei luoghi attraversati; si giunge una capitale e si prende alloggio, su prenotazione, in un albergo che somiglia a qualunque altro albergo di qualunque altra parte del mondo; si scorrazza qua e l\u00e0 per piazze, musei e gallerie, seguendo distrattamente un cicerone che ripete quelle quattro frasi fatte; si mangia in qualche fast-food, senza nulla assaggiare della cucina locale; si fa una capatina in qualche ambientino \u00abcaratteristico\u00bb, dove tutto \u00e8 artefatto, ad uso e consumo dei creduli turisti; e, ovviamente, si dedica almeno qualche sera all&#8217;immancabile discoteca o altro locale di divertimenti standard.<\/p>\n<p>Infine si rientra a casa, sempre viaggiando in autostrada, magari di notte; e, se si fa una sosta per mangiare qualche cosa, ci\u00f2 avviene in un anonimo autogrill, quasi identico a quelli nostrani, dove si acquisteranno gli ultimi ricordini locali, sotto forma di oggetti industriali made in China o in South Korea.<\/p>\n<p>E questo sarebbe un viaggio culturale? Eppure, chi lo ha fatto rientra a casa con la ferma convinzione di aver visto e conosciuto i luoghi vistati; anche se di Parigi, ad esempio, non avr\u00e0 visto altro che Disneyland, e di Praga non ricorder\u00e0 altro che la piscina dell&#8217;albergo o, magari, il pranzo da McDonald&#8217;s.<\/p>\n<p>Sorge perci\u00f2, inevitabile, la domanda: \u00e8 meglio non sapere nulla, o credere di sapere, pur conoscendo poche cose e, per giunta, in una prospettiva discutibile? Che cosa \u00e8 preferibile: un ragazzo che sa fare bene il falegname, l&#8217;elettricista o il geometra, oppure un diplomato o un laureato che non riesce a fare un discorso o a scrivere neanche mezza pagina, senza fare almeno dieci errori di punteggiatura, di ortografia, di sintassi e perfino di grammatica? Vale davvero la pena di girare mezzo mondo con le fette di salame sugli occhi, o non \u00e8 meglio restarsene a casa propria, ma nutrendo il cuore e la mente di buone letture, di buona musica, di buone conversazioni con poche persone intelligenti, e di riflessioni personali?<\/p>\n<p>Platone, nei capitoli XV e XVI de \u00abIl sofista\u00bb, si \u00e8 posto un tale quesito e ha bene evidenziato il pericolo costituito dalla \u00abmezza cultura\u00bb (traduzione a cura di Marco Vitali, Milano, Fratelli Fabbri Editori, pp. 21-24):<\/p>\n<p>\u00ab[Cap. XV]<\/p>\n<p>STRANIERO: Diciamo che nell&#8217;anima vi \u00e8 la malvagit\u00e0, e che \u00e8 cosa diversa dalla virt\u00f9?<\/p>\n<p>TEETETO: Come no?<\/p>\n<p>STRANIERO: E, se ricordi, dicevamo che la purificazione \u00e8 una tecnica capace di lasciare il meglio e di rimuovere quanto vi pu\u00f2 essere di nocivo.<\/p>\n<p>TEETETO: Ricordo bene.<\/p>\n<p>STRANIERO: E cos\u00ec ogni volta che constateremo una qualche eliminazione di cose cattive dall&#8217;anima, non sar\u00e0 una nota stonata parlare di purificazione anche in questo caso.<\/p>\n<p>TEETETO: No certamente.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ora per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;anima bisogna considerare due tipi di vizio, o, come abbiamo detto, di malvagit\u00e0.<\/p>\n<p>TEETETO: E dimmi quali.<\/p>\n<p>STRANIERO: L&#8217;uno \u00e8 paragonabile a ci\u00f2 che \u00e8 la malattia in un corpo; l&#8217;altro invece \u00e8 come l&#8217;ingenerarsi all&#8217;interno di qualcosa di deforme.<\/p>\n<p>TEETETO: Non mi \u00e8 chiaro.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ascolta; non ritieni che malattia e discordia siano la medesima cosa?<\/p>\n<p>TEETETO: Neppure su questo saprei darti una risposta sicura.<\/p>\n<p>STRANIERO: Forse ritiene che la discordia sia altro che una rivolta, generata da corruzione, di ci\u00f2 che \u00e8 per natura affine e congenere?<\/p>\n<p>TEETETO: Nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>STRANIERO: E la deformit\u00e0 dell&#8217;anima, ritieni che sia altro che interiore mancanza di misura , brutta a vedersi ovunque?<\/p>\n<p>TEETETO: Niente altro affatto.<\/p>\n<p>STRANIERO: E senti, non \u00e8 facile accorgersi che nell&#8217;anima dei malvagi le opinioni sono turbate dal desiderio, la generosit\u00e0 del cuore \u00e8 fiaccata dal piacere, la limpidezza della ragione \u00e8 umiliata dall&#8217;angoscia, e che tutte queste cose sono in perpetuo conflitto tra loro?<\/p>\n<p>TEETETO: In forte conflitto.<\/p>\n<p>STRANIERO: E tuttavia appartengono tutte allo stesso genere.<\/p>\n<p>TEETETO: Come no?<\/p>\n<p>STRANIERO: E allora, dicendo che la malvagit\u00e0 \u00e8 discordia e malattia dell&#8217;anima, non sbaglieremo.<\/p>\n<p>TEETETO: Affatto.<\/p>\n<p>STRANIERO: Senti un po&#8217;: quando una cosa, che sia posta in movimento contro un bersaglio prefissato, cerca di raggiungerlo, ma devia ogni volta e lo manca, diremo che ci\u00f2 accade per giusto calcolo della distanza tra essa e il bersaglio, o, al contrario, per difetto di misurazione?<\/p>\n<p>TEETETO: Per errore di misura, evidentemente.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ma noi sappiamo che l&#8217;anima, se qualcosa ignora, lo fa contro il proprio volere.<\/p>\n<p>TEETETO: Assolutamente certo.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ma l&#8217;ignorare, in un&#8217;anima che muove verso la verit\u00e0, nasce dal presentarsi d un pensiero deviante, e, in fondo, non \u00e8 altro che un errore di giudizio.<\/p>\n<p>TEETETO: Perfettamente d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>STRANIERO: Diciamo dunque che l&#8217;anima stolta \u00e8 affetta da deformit\u00e0 e da inettitudine alla misura.<\/p>\n<p>TEETETO: Parrebbe.<\/p>\n<p>STRANIERO: Vi sono dunque, \u00e8 chiaro, due specie di mali in essa: il primo, che i pi\u00f9 chiamano malvagit\u00e0, \u00e8 con la massima certezza una malattia dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>TEETETO: S\u00ec.<\/p>\n<p>STRANIERO: L&#8217;altro \u00e8 chiamato in genere ignoranza, anche se non si vuol riconoscere che anch&#8217;esso \u00e8 un male, male che si ingenera nell&#8217;interiorit\u00e0 dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>TEETETO: Credo proprio di dover ammettere ci\u00f2 su cui poco fa ho avuto qualche dubbio. Vi sono due tipi di mali dell&#8217;anima:; di conseguenza vilt\u00e0, sfrenatezza, ingiustizia, sono da considerare come una malattia dell&#8217;anima, mentre l&#8217;essere affetti da ignoranza diffusa e molteplice viene da deformit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>[Cap. XVI]<\/p>\n<p>STRANIERO: Orbene, quando si tratta del corpo, per queste due affezioni vi sono tecniche specifiche.<\/p>\n<p>TEETETO: Quali?<\/p>\n<p>STRANIERO: Per la deformit\u00e0, la ginnastica; per la malattia, la medicina.<\/p>\n<p>TEETETO: \u00c8 chiaro.<\/p>\n<p>STRANIERO: Allo stesso modo, per la prevaricazione, l&#8217;ingiustizia, la vilt\u00e0, vi \u00e8 la giustizia penale (kolastik\u00e9), che costituisce la tecnica pi\u00f9 consona ai voleri di Dike.<\/p>\n<p>TEETETO: \u00c8 verosimile, almeno secondo umana opinione.<\/p>\n<p>STRANIERO: Orbene, per vincere l&#8217;umana ignoranza, comunque si presenti, c&#8217;\u00e8 forse tecnica che abbia nome pi\u00f9 adatto dell&#8217;insegnamento (didaskalik\u00e9)?<\/p>\n<p>TEETETO: Nessuna.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ascolta. Di questa tecnica dell&#8217;insegnamento bisogner\u00e0 ammettere un solo genere? Forse ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di uno, ma in tal caso due dovrebbero essere i pi\u00f9 importanti. Tu che ne dici?<\/p>\n<p>TEETETO: Ci sto pensando.<\/p>\n<p>STRANIERO: Mi pare ci sia un modo per arrivarci rapidamente.<\/p>\n<p>TEETETO: Quale?<\/p>\n<p>STRANIERO: Potremmo cercare di scoprire se l&#8217;ignoranza (\u00e1gnoia) non abbia proprio nel mezzo una qualche nervatura lungo la quale applicare il taglio. Che se dovesse diventare doppia, \u00e8 chiaro che costringerebbe anche l&#8217;insegnamento a scindersi in due parti corrispondenti a ciascuna parte dell&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p>TEETETO: Mi sa proprio che tu abbia gi\u00e0 intravisto la soluzione del problema.<\/p>\n<p>STRANIERO: Per lo meno mi sembra di intravedere una grande, estesa specie di ignoranza, come un pesante blocco ben delimitato e contrapposto a tutte le altre parti di essa.<\/p>\n<p>TEETETO: E qual \u00e8?<\/p>\n<p>STRANIERO: Quella di chi crede di sapere e non sa. Questa \u00e8 probabilmente la causa di tutti i nostri errori di pensiero.<\/p>\n<p>TEETETO: \u00c8 vero.<\/p>\n<p>STRANIERO: Ebbene, a questa parte dell&#8217;ignoranza penso si convenga il nome di mezza cultura (amath\u00eda).<\/p>\n<p>TEETETO: Certissimamente.<\/p>\n<p>STRANIERO: E allora che nome daremo alla parte dell&#8217;insegnamento che ci fa uscire da tale condizione?<\/p>\n<p>TEETETO: Io credo che si tratti dell&#8217;educazione, straniero; educazione come istruzione nei singoli mestieri (demiourgikai didaskal\u00edai), da una parte, e come cultura (paide\u00eda), dall&#8217;altra, cos\u00ec come l&#8217;intendiamo qui da noi.<\/p>\n<p>STRANIERO: Cos\u00ec \u00e8, Teeeteto, e come l&#8217;intendono tutti i Greci&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Per Platone, dunque, l&#8217;ignoranza \u00e8 una vera e propria deformit\u00e0 dell&#8217;anima, cos\u00ec come la malvagit\u00e0 ne \u00e8 una malattia; e non vi \u00e8 ignoranza pi\u00f9 perniciosa della \u00abmezza cultura\u00bb, che conferisce l&#8217;illusione (e l&#8217;arroganza) del sapere, senza averne la sostanza.<\/p>\n<p>Infatti &#8211; ed \u00e8 una esperienza che possiamo fare quotidianamente, se solo possediamo un po&#8217; di spirito d&#8217;osservazione &#8211; la persona ignorante non si vanta mai di essere tale, semmai se ne rammarica (salvo casi particolarissimi, che hanno delle complicate ragioni psicologiche); nutre, anzi, in genere, rispetto per la cultura e per le persone di cultura; a volte le invidia, a volte no; in ogni caso, sa che nella sua formazione esiste un grande vuoto e, in cuor suo, apprezza le (rare) persone colte che sanno come rivolgersi a quelle come lei.<\/p>\n<p>Viceversa, la persona che possiede qualche mezza conoscenza, pasticciata e stiracchiata, il pi\u00f9 delle volte non percepisce le proprie manchevolezze, si stima sufficientemente padrona non tanto di questo o quell&#8217;argomento, ma del sapere in generale; trincia giudizi su tutto e su tutti; non \u00e8 propensa ad ascoltare, perch\u00e9 ci\u00f2 le sembrerebbe una implicita ammissione di non sapere abbastanza; al contrario, vuol sempre mettersi in evidenza e non si perita di pontificare a trecentosessanta gradi, facendo la coda come un pavone, in genere senza rendersi conto di esporsi a delle figure ridicole o pietose.<\/p>\n<p>In altre parole, la persona ignorante possiede la consapevolezza del proprio limite e l&#8217;umilt\u00e0 che costituisce la necessaria premessa per ogni vero apprendimento; la persona dotata di una mezza cultura, invece, non \u00e8 consapevole dei propri limiti e non desidera colmarli, perch\u00e9, se lo facesse, le parrebbe di ammettere che le sue conoscenze sono poche e confuse.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec a una importante conclusione: il vero sapere non \u00e8 mai conoscenza parziale di qualcosa: \u00e8, al contrario, consapevolezza dei propri limiti, e ardente desiderio di oltrepassarli; mentre il falso sapere \u00e8 caratterizzato dal mancato riconoscimento di tali limiti e dal desiderio di mascherarli, non certo di affrontarli.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La persona veramente colta \u00e8 la persona che misura costantemente la distanza abissale che esiste fra il proprio sapere, per quanto (relativamente) grande, e il mistero del mondo, che \u00e8 infinito, dunque qualitativamente incolmabile. La persona mezza colta \u00e8, al contrario, quella che si riempie di orgoglio quando scopre o apprende una cosa nuova, perch\u00e9 s&#8217;immagina che, un poco alla volta, riuscir\u00e0 a sapere anche tutto il resto, o almeno quanto basta per esprimere un&#8217;opinione su ogni cosa e per fare bella figura davanti agli altri.<\/p>\n<p>Ne deriva che la persona colta \u00e8 sempre umile, benevola, paziente e tollerante, specialmente verso coloro che non sanno; mentre la persona mezza colta \u00e8 vanitosa, arrogante, impaziente e sprezzante nei confronti di coloro che non sanno &#8211; almeno quanto \u00e8 invidiosa, fino ad ammalarsi, dei veri sapienti: non perch\u00e9 questi ultimi ne sappiano pi\u00f9 di lei (questo non lo ammetterebbe mai), ma perch\u00e9 possiedono il senso del limite, il che \u00e8 un rimprovero indiretto alla sua presunzione.<\/p>\n<p>Un importante corollario di quanto sopra \u00e8 che bisognerebbe escludere dalla vita politica e dall&#8217;amministrazione pubblica tutti coloro i quali si fanno avanti e si candidano alle elezioni con immodestia e petulanza, sostenendo di avere la soluzione pronta per ogni genere di problema e le capacit\u00e0 per fronteggiare qualunque situazione. \u00c8 la loro presunzione che li qualifica, automaticamente, come dei mezzi sapienti: gente della quale sarebbe bene non fidarsi, e meno che mai affidare loro la direzione della cosa pubblica.<\/p>\n<p>Mille volte meglio un sindaco ignorante &#8211; purch\u00e9, ovviamente, onesto e intelligente -: perch\u00e9, nella sua ignoranza, sar\u00e0 spinto a cercare di capire e a circondarsi di persone competenti (riconoscimento del proprio limite); mentre un sindaco mezzo sapiente vorr\u00e0 fare sfoggio delle sue poche e cattive conoscenze, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare. Anzi, con le conseguenze che sono ogni giorno sotto gli occhi di milioni e milioni di cittadini, in tutti i comuni, grandi e piccoli.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, andiamoci piano con la qualifica di \u00abignorante\u00bb a chi non abbia frequentato il liceo classico o l&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>Il contadino che ha fatto la terza media, ma che sa fare bene il proprio lavoro e che lo fa, soprattutto, con passione, non \u00e8 affatto una persona ignorante.<\/p>\n<p>Quanto meno, non lo erano i contadini di due o tre generazioni fa: legati alla terra da un rapporto che non era solo economico; perfetti conoscitori dei ritmi della natura; coscienti dei propri limiti e dotati del senso del mistero: erano persone profondamente radicate nel mondo, sagge, pazienti, fiduciose. Altro che ignoranti!<\/p>\n<p>Dobbiamo dirla tutta? Fra i professori universitari che abbiamo conosciuto, c&#8217;erano persone pi\u00f9 ignoranti di quei contadini; perch\u00e9, sprofondati nel loro mezzo sapere e avvolti nella loro infinita presunzione, mai sarebbero stati capaci di domandarsi che cosa mancava loro, per essere dei veri sapienti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si deve considerare pi\u00f9 ignorante chi non sa nulla di una data cosa oppure chi, sapendone poco e male, presume nondimeno di conoscerla in maniera adeguata?<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-27109","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}