{"id":27108,"date":"2011-02-21T07:47:00","date_gmt":"2011-02-21T07:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/21\/mezzoretta-al-bar-ovvero-una-lezione-alluniversita-della-vita\/"},"modified":"2011-02-21T07:47:00","modified_gmt":"2011-02-21T07:47:00","slug":"mezzoretta-al-bar-ovvero-una-lezione-alluniversita-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/02\/21\/mezzoretta-al-bar-ovvero-una-lezione-alluniversita-della-vita\/","title":{"rendered":"Mezz\u2019oretta al bar, ovvero una lezione all\u2019universit\u00e0 della vita"},"content":{"rendered":"<p>Quante cose s&#8217;imparano dalla vita quotidiana, dalle situazioni spicciole e apparentemente insignificanti; e, soprattutto, quante cose s&#8217;imparano ascoltando le persone che lavorano, le persone umili, quelle che non vestono firmato e che tirano avanti la carretta con semplicit\u00e0, magari con fatica, ma, sovente, con il sorriso bonario di chi non ha tempo n\u00e9 voglia di serbare rancore alla vita, n\u00e9 di coltivare impossibili sogni consumistici.<\/p>\n<p>S&#8217;imparano pi\u00f9 cose conversando cinque minuti con il ciabattino che ha la sua botteguccia sotto casa, piuttosto che leggendo ponderosi trattati di filosofia scritti da persone che conoscevano solo il mondo asettico delle universit\u00e0 ed il mondo ovattato delle biblioteche; persone che, le scarpe, non le hanno mai portate a risuolare, o perch\u00e9 preferivano comperarsele nuove di vernice al primo acciacco, o perch\u00e9 avevano chi ci andava per loro: mogli servizievoli o domestiche a ore.<\/p>\n<p>Si impara, per esempio, osservando le auto di grossa cilindrata parcheggiate davanti al negozio, crisi o non crisi; si impara sentendo dal calzolaio che, ogni tanto, deve buttar via chili e chili di scarpe, appartenenti a clienti i quali, dopo due anni buoni, non sono pi\u00f9 venuti a riprendersele. Sono cose che fanno riflettere, specialmente in tempi difficili, come quelli che stiamo vivendo: crisi economica, ma, evidentemente, anche crisi culturale e crisi morale, vista l&#8217;inadeguatezza dei comportamenti di tante persone qualunque; e Dio sa che esempio daranno ai loro figli piccoli, con questo miscuglio di ostentazione d&#8217;un benessere fasullo e di spreco quotidiano.<\/p>\n<p>Populismo di bassa lega o, addirittura, snobismo anti-intellettuale?<\/p>\n<p>Forse; ma, in ogni caso, senza illusioni. Non si tratta di pensare che le persone comuni sappiano pi\u00f9 cose di quante ne sanno le persone colte; quanto, semmai, della constatazione che, dalle persone comuni, si possono imparare delle cose che, da quelle colte, non si impareranno mai: perch\u00e9 le prime, a differenza delle seconde, sanno, in generale, di non sapere, e pertanto, quando parlano di un qualsiasi argomento, raramente pretendono di avere la verit\u00e0 in tasca.<\/p>\n<p>Inoltre, la cultura dominante ha diffuso una sorta di venerazione per la parola stampata e un sottinteso disprezzo per la parola orale; dimenticando che personaggi del calibro di Ges\u00f9 e di Socrate non scrissero nemmeno un rigo, si tende a guardare con soggezione il libro, indipendentemente dal suo valore intrinseco.<\/p>\n<p>L&#8217;altro giorno R. mi ha fatto vedere un libretto di poesie acquistato durante la presentazione di un altro libro: scandalizzata, mi ha chiesto un parere. Erano le \u00abLettere d&#8217;amore\u00bb di Patrizia Valduga: una striminzita e monotona galleria di atti sessuali d&#8217;ogni genere, descritti con crudo compiacimento e senza ombra di musicalit\u00e0, di ritmo, di afflato poetico. Eppure un grosso editore, Einaudi di Torino, uno dei nomi pi\u00f9 prestigiosi della nostra industria culturale (ci si perdoni l&#8217;ossimoro), di tradizione debitamente progressista e antifascista, ci mancherebbe, lo ha stampato senza esitazione: di questi tempi, in cui nemmeno dei veri talenti riescono a trovare un editore che scommetta su di loro. Mah, misteri.<\/p>\n<p>Certo, da un paio di generazioni la televisione commerciale, pessima educatrice, ha abituato anche le persone incolte a credersi sapienti e, con ci\u00f2, le ha spogliate della loro qualit\u00e0 pi\u00f9 bella: la modestia, figlia del sapere di non sapere; qualit\u00e0 che sarebbe piaciuta a Socrate, ma che non piace pi\u00f9 in un mondo massificato e dominato dall&#8217;arroganza del denaro, dove l&#8217;importate \u00e8 gridare pi\u00f9 forte del vicino, non importa se si ha qualcosa da dire oppure no, e, soprattutto, non importa se non si \u00e8 in grado di articolare un sia pur minimo ragionamento. Perch\u00e9 nel mondo dei diritti garantiti, ciascuno ha la sua verit\u00e0 da far valere e nessuno possiede abbastanza umilt\u00e0 da riconoscersi ignorante.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, se ci si pu\u00f2 ancora imbattere nel tipo umano migliore, ossia quello che sa di non sapere e che non pretende di sembrare quel che non \u00e8, esiste una maggiore probabilit\u00e0 di incontrarlo fra le persone semplici, ma che abbiano amore per il proprio lavoro ed un istintivo rispetto di se stesse, come un umile ciabattino o un modesto barista, piuttosto che in un ricco commerciante, in un imprenditore rampante, in un saccente tecnico informatico o, peggio che peggio, in un barone universitario spocchioso e parolaio, attorniato da tre o quattro zelanti portaborse, che parla in aula agli studenti come una specie di Dio in terra; anche se, magari, solo per dire le pi\u00f9 trite banalit\u00e0 libresche o per ripetere le comode verit\u00e0 prefabbricate della vulgata culturale del Pensiero Unico.<\/p>\n<p>Due giorni fa sono andato ad assistere a una conferenza del filosofo Umberto Curi, sul tema dello straniero: di filosofia, per\u00f2, neppure l&#8217;ombra; in compenso, una lunga e meticolosa carrellata su Omero e sui tragici greci, per mostrare quanto fosse sacra e radicata la cultura dell&#8217;ospitalit\u00e0 nella cultura greca antica; talmente sacra che, per mostrare un esempio di umanit\u00e0 imbestialita, egli ha citato Polifemo, che non solo si mangia gli ospiti, ma addirittura chiede loro chi siano, mentre le regole del bon ton imponevano che lo stranero andasse sfamato comunque, prima ancora di sapere se fosse un pericoloso pirata o un inerme poveraccio scampato a un naufragio.<\/p>\n<p>Si \u00e8 dimenticato di aggiungere, il buon professore dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova, che una cosa \u00e8 accogliere UN NAUFRAGO sconosciuto, come fa Nausicaa con Odisseo (sul quale, oltretutto, fantastica di amore e di nozze sin dal primo istante, anzi sin dalla notte precedente al loro incontro); e un&#8217;altra cosa e ben diversa \u00e8 accogliere ad occhi chiusi MIGLIAIA E MILIONI D&#8217;IMMIGRATI, molti dei quali, come sta avvenendo in questi giorni dalla Tunisia, provengono direttamente dalle galere e si riversano da noi al solo e preciso scopo di continuare a delinquere.<\/p>\n<p>Eco il velleitarismo, ecco il buonismo a senso unico di tanti intellettuali nostrani, sempre pronti a predicare il dovere dell&#8217;accoglienza ai propri concittadini e a rimproverarli di non essere abbastanza generosi: loro che, guarda caso, non abitano nei quartieri degradati dove, la notte, spacciatori albanesi e prostitute romene rendono la vita impossibile ai residenti; loro che abitano le villette con giardino dei quartieri alti e che gli odori nauseabondi di aglio fritto e condimenti analoghi non li devono sopportare tutto il giorno, perch\u00e9 non vivono nei condomini popolari, dove, alla sera, le aiuole sono innaffiate dagli immigrati che vanno a farci i bisognini. E non hanno una mamma o una nonna che, tornando a casa con il sacchetto della spesa, sono state scippate della borsa e gettate a terra da qualche malvivente senza nemmeno i documenti in regola.<\/p>\n<p>La figlia di un mio amico si \u00e8 sposata con un australiano ed \u00e8 andata a vivere laggi\u00f9: ebbene, in quel Paese, non solo non si accolgono immigrati clandestini, per alcun motivo, umanitario o meno; ma, se un immigrato irregolare viene sorpreso senza documenti, le autorit\u00e0 non si prendono la briga di rimpatriarlo, spendendo soldi per il volo di ritorno: lo schiaffano in qualche sconosciuto campo dell&#8217;interno, nel deserto, e buttano via le chiavi: nel fragoroso silenzio di approvazione dell&#8217;intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>Persino la figlia del mio amico, sposata da alcuni anni e gi\u00e0 madre di due bimbi, ha dovuto soffrire le pene del Purgatorio per farsi mettere in regola, tanto forte \u00e8 il sospetto che degli ospiti indesiderati possano infiltrarsi in Australia per mezzo di qualche finto matrimonio. Da noi, grazie al buonismo irresponsabile di tutto l&#8217;establishment culturale, Chiesa cattolica in testa, non si ha il coraggio nemmeno di affermare il principio che l&#8217;ingresso clandestino nel nostro Paese \u00e8 un reato e che come tale deve essere considerato, con tutte le naturali conseguenze; anzi ci si dice e ci si ripete che non siamo abbastanza ospitali, che non siamo abbastanza cristiani: come se l&#8217;ospitalit\u00e0 e l&#8217;atteggiamento cristiano, che sono sentimenti lodevolissimi, ma volontari e privati, si potessero imporre col ricatto morale o a colpi di legislazione, nei confronti di masse strabocchevoli di stranieri che non potremo mai ospitare, assimilare o integrare nella nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ma che ne sanno i professori che vivono nei quartieri residenziali o certi vescovi che abitano nelle loro belle curie, il pi\u00f9 delle volte palazzi seicenteschi o settecenteschi dalle facciate scolpite e dagli interni ricchi di affreschi, stucchi e lampadari di cristallo? \u00c8 facile predicare bene, per loro: non fanno alcuna fatica, non vivono il bench\u00e9 minimo disagio.<\/p>\n<p>Una tipica lezione all&#8217;universit\u00e0 della vita, comunque, \u00e8 quella che si pu\u00f2 ricevere, con una spesa minima, andando a passare mezz&#8217;oretta al bar, magari in una sera d&#8217;inverno umida e ventosa: in un bar di quartiere, beninteso, non certo nei locali raffinati e nelle pasticcerie del centro, dove i clienti sono i fighetti con la permanente fresca di parrucchiera e le loro consorti, debitamente impellicciate e ingioiellate, gi\u00e0 scure di abbronzatura artificiale come se tornassero or ora dalle Maldive, ma con la pelle del collo rugosa e incartapecorita per le troppe lampade.<\/p>\n<p>Nei bar di quartiere, la domenica pomeriggio, c&#8217;\u00e8 poca gente, perch\u00e9 tutti amano accalcarsi, appunto, nella fiera delle vanit\u00e0 delle vie centrali, perfino nelle cittadine pi\u00f9 piccole e nei paesi che si autodefiniscono &quot;citt\u00e0&quot; per ridicola civetteria, come una ragazzina che, sui tacchi alti come trampoli e gli occhi bistrati all&#8217;inverosimile, vuol farsi passare per una donna adulta e navigata; mentre farebbero assai meglio a vivere lietamente e senza complessi la loro realt\u00e0 e la loro naturale dimensione di piccoli centri, senza complessi e senza ostentazioni.<\/p>\n<p>I paesi e le citt\u00e0 sono come gli esseri umani: hanno un&#8217;anima; e pu\u00f2 essere un&#8217;anima matura e dignitosa, che sa portare con pacata fierezza le rughe incipienti e gli abiti un po&#8217; lisi, oppure un&#8217;anima puerile e pretenziosa, che farebbe carte false pur di sembrare pi\u00f9 giovane, pi\u00f9 fresca, pi\u00f9 attraente di quel che sa di essere e, soprattutto, di quello che pretende di essere, con buona pace dell&#8217;onest\u00e0 interiore e della consapevolezza.<\/p>\n<p>Quando ci sono pochi o nessun cliente, e quando non si odono n\u00e9 la musica ad alto volume risuonare fastidiosamente dalle casse acustiche, n\u00e9 il fragore dei giochi elettronici e delle macchinette mangia soldi, allora s\u00ec che si sta bene: non occorre aspettare che si liberi il giornale dal tavolo di qualche avventore, ce ne sono almeno un paio a disposizione e cos\u00ec, scambiate quattro parole col gestore, li si pu\u00f2 leggere con calma, bevendo una birra chiara oppure un cappuccino caldo e spumoso.<\/p>\n<p>Quante cose si possono imparare, in dieci minuti di lettura del giornale: meglio di tutto se \u00e8 un giornale locale, perch\u00e9 la dimensione provinciale ha pi\u00f9 cose da insegnare di quella nazionale o internazionale; la cronaca spicciola ha pi\u00f9 insegnamenti da offrire dei grandi eventi della politica, della cultura, dello sport e dello spettacolo.<\/p>\n<p>\u00c8 una straordinaria galleria, uno spaccato e un compendio, mirabilmente concentrato, della realt\u00e0 odierna, non solo nelle sue manifestazioni esteriori, ma anche e soprattutto, pur che si sappia leggere un po&#8217; fra le righe, nelle motivazioni profonde delle persone, nelle loro aspettative psicologiche, nelle loro premesse culturali, nei valori etici ed estetici che le guidano; anche e specialmente allorch\u00e9 queste ultime non sono consapevoli di agire in base a dei ragionamenti o di ispirarsi a particolari codici di tipo culturale, morale e spirituale.<\/p>\n<p>Dunque, lasciando da parte la cronaca nazionale e perfino regionale, e limitandoci a quella provinciale, ecco alcune delle notizie che colpiscono l&#8217;attenzione del lettore.<\/p>\n<p>Le principali aziende che sponsorizzano lo sport si apprestano a chiudere il portafoglio: pallacanestro, pallavolo e, adesso, ciclismo, tutte discipline nelle quali questa provincia ha raggiunto risultati di eccellenza, resteranno senza un soldo: delusi dall&#8217;indifferenza dei loro concittadini, questi imprenditori hanno deciso di gettare la spugna.<\/p>\n<p>Nel capoluogo, due nigeriani sono stati arrestati con la cocaina che spacciavano ai giovani: speriamo di non vederli, fra un giorno o due, liberi e pronti a ricominciare, grazie all&#8217;intervento di qualche magistrato &quot;umanitario&quot;, sempre pronto a trovare qualche cavillo garantista o a scommettere sulla loro buona condotta, dopo un predicozzo e un buffetto sulla guancia.<\/p>\n<p>I sindaci di due comuni sono ai ferri corti per la costruzione di un tratto di tangenziale: uno la vuole, l&#8217;altro non la vuole, si fanno la guerra come ai tempi dei Guelfi e Ghibellini e, cos\u00ec, quei 1.700 metri di strada aspetteranno fino alle calende greche: un perfetto esempio del campanilismo ottuso e della mentalit\u00e0 preistorica dei nostri amministratori, ciascuno proteso alla difesa del proprio orticello, ciascuno indaffarato a piazzare le aree industriali sui confini comunali, in modo da inquinare il pi\u00f9 possibile l&#8217;aria del vicino, ma non la propria.<\/p>\n<p>Poi si parla di una intera zona che \u00e8 sistematicamente rastrellata da bande di scassinatori: non c&#8217;\u00e8 strada che non sia stata passata al pettine da questi malviventi, che, la notte, penetrano dalle porte e dalle finestre, con o senza gli inquilino dentro, rubano a pi\u00f9 non posso e passano tranquillamente alla casa del vicino, non di rado malmenando e, talvolta, violentando le loro vittime. Il titolo del pezzo suona proprio cos\u00ec: \u00abQuartier del Piave nelle mani dei ladri\u00bb: e non siamo in Calabria o in Sicilia, ma nel ricco ed efficiente Nordest, la cosiddetta &quot;locomotiva&quot; d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Non si tratta di emergenza, ma di una situazione endemica, pressoch\u00e9 stabile da almeno una ventina d&#8217;anni: guarda caso, da quando \u00e8 iniziata la politica dell&#8217;accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di stranieri. Qualcuno si immagina un giornale tedesco che rechi un titolo del genere: \u00abForesta Nera nelle mani dei ladri?\u00bb. Il giornale si vergognerebbe di scriverlo, le autorit\u00e0 si vergognerebbero del fatto: ma, invece di nasconderlo sotto il tappeto, come fanno le cattive massaie con la sporcizia che si accumula sul pavimento, prenderebbero energici provvedimenti per risolverlo. Certo, in Germania il governo non \u00e8 paralizzato da una vicenda come quella del nostro &quot;caso Ruby&quot; e, guarda che strano, trova persino il tempo di occuparsi dei problemi reali della gente comune&#8230;<\/p>\n<p>Poi si parla della &quot;stangata sul caro estinto&quot;, ossia dell&#8217;aumento delle tariffe e degli affitti cimiteriali decisa dalla giunta di una grossa e benestante cittadina: ormai siamo alla frutta, le amministrazioni non sanno pi\u00f9 come far cassa, dopo aver scatenato i vigili urbani ad erogare multe selvagge con l&#8217;autovelox, stanno ormai grattando il fondo della pentola, tassando i parenti dei defunti. Molto vi sarebbe da dire sul federalismo fiscale che, sempre pi\u00f9, spinger\u00e0 i comuni a inventarsi Dio sa quale nuova tassa, magari sull&#8217;aria (inquinata) che respiriamo, per far quadrare il bilancio; ma forse \u00e8 meglio non dir nulla, anche perch\u00e9 ci\u00f2 esula dalla cronaca locale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un trafiletto per informare che Ici ed Irpef restano immutate: il fatto che non vi sar\u00e0 alcun aumento nel 2011 \u00e8 sbandierato come una mezza vittoria. Ma non si era parlato, da parte del partito che, da queste parti, va per la maggiore, e che ormai siede al governo da diversi anni, di abolire gran parte delle imposte comunali relative alle case di abitazione? Ah, gi\u00e0, poi per\u00f2 qualcuno ha scoperto che l&#8217;Ici, restando sul territorio, \u00e8 una imposta genuinamente federalista&#8230; Strana situazione: stare al governo nel chiedere i quattrini ai contribuenti ed essere all&#8217;opposizione, contemporaneamente, nei comizi o sulle pagine dei giornali. Cose all&#8217;italiana.<\/p>\n<p>Poi si parla di un ennesimo supermercato che dovrebbe aprire su una strada statale, alle porte di una cittadina della bassa pianura, e di come l&#8217;Associazione Commercianti vi si opponga strenuamente, paventando la rovina e la chiusura di tanti piccoli negozi. Ha ragione di opporsi, ma sappiamo gi\u00e0 come andr\u00e0 a finire: presto o tardi, vinceranno le ragioni del grande commercio su quelle del piccolo. Del resto, opporsi non basta: ci vorrebbe una effettiva politica di sostegno ai piccoli commercianti, a cominciare dagli sgravi fiscali, anche per salvare quel po&#8217; di classe media che ancora sopravvive e che costituiva l&#8217;ossatura, materiale e morale, di questa societ\u00e0; mentre i nostri politici, una volta eletti, si dimenticano le belle promesse e si affaccendano in tutt&#8217;altre cose, che poco o nulla hanno a che vedere con le reali esigenze del territorio. Altro che federalismo! Esso \u00e8 diventato una parola magica per andare a Roma; e poi, tutto come prima o anche peggio di prima. Chiederlo a quegli alluvionati del padovano e del vicentino che, dopo mesi di promesse, aspettano ancora di vedere il becco di un quattrino da parte dello Stato.<\/p>\n<p>Infine, la notizia della protesta da parte dei genitori dei bimbi di un asilo, perch\u00e9 una gigantesca antenna \u00e8 stata innalzata a pochi metri dall&#8217;edificio. Hanno ragione, certo: ma chi li ascolter\u00e0? Se almeno tante amministrazioni comunali ci risparmiassero l&#8217;ipocrisia di dichiararsi attente al dialogo con la gente, di dare ascolto alle esigenze locali, forse potremmo sopportare con non minore impazienza, ma forse con minor disgusto, le decisioni calate all&#8217;alto, gli atti d&#8217;imperio che provocano, come in questo caso, danni o minacce consistenti alla salute dei cittadini.<\/p>\n<p>Fino allo scorso anno, tanto per fare un esempio, le aziende agricole erano padrone di irrorare i vigneti con ogni sorta di veleni chimici, mediante l&#8217;elicottero. Ci sono volute le statistiche precise relative all&#8217;aumento dei decessi per tumore, prima che venissero presi dei provvedimenti per fermare una pratica da Far West cos\u00ec indiscriminata.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, da ultimo, almeno una notizia di carattere non provinciale, ma regionale (e, in un certo senso, nazionale) che merita un po&#8217; di attenzione. Eccola: un fisico italiano, il veneziano Fabrizio Tamburini, autore di una importante scoperta circa il momento angolare orbitale della luce, che lavora come precario presso l&#8217;Universit\u00e0 di Padova, con uno stipendio di 1.300 euro mensili, ha ricevuto un invito sia dall&#8217;Universit\u00e0 di Vienna, sia da altri atenei europei, a trasferirsi presso di loro, con l&#8217;offerta di uno stipendio cinque volte superiore. La solita storia: i talenti, da noi, non ottengono riconoscimenti n\u00e9 gratificazioni; preferiamo lasciarli espatriare, affinch\u00e9 le poltrone restino in caldo per le nuove nullit\u00e0 in lista d&#8217;attesa, debitamente raccomandate da qualche barone universitario.<\/p>\n<p>Ecco: dieci minuti sfogliando il giornale in un bar di quartiere, e la lezione \u00e8 gi\u00e0 finita: deprimente, ma altamente istruttiva. Del resto, il giornale si legge meglio al bar, a contatto con la gente, che nel silenzio di casa, come invece fanno gli Inglesi, al mattino, in religiosa meditazione quotidiana del loro bravo \u00abTimes\u00bb: non per risparmiare quell&#8217;euro in edicola, ma perch\u00e9 nel bar c&#8217;\u00e8 la vita, si sentono i commenti delle persone, si tasta il polso del clima sociale e culturale in cui viviamo.<\/p>\n<p>Il ritorno verso casa, lungo le strade poco illuminate, schivando gli escrementi di un cane che il padrone ha portato a spasso, senza poi curarsi di ricoprirli con la paletta e la sabbia o, almeno, di farglieli fare nell&#8217;erba, in riva al fiume, anzich\u00e9 in mezzo al marciapiede, offre un&#8217;ultima e altamente istruttiva lezioncina a cielo aperto: una lezioncina di senso civico o, piuttosto, della malinconica assenza di senso civico.<\/p>\n<p>La sera \u00e8 scura e fredda, con un vento tagliente che soffia dalle montagne. Il cappuccino, per\u00f2, era buono e l&#8217;ambiente simpatico e accogliente; le due chiacchiere scambiate sfogliando il giornale, poi, sono state rilassanti e tuttavia, a loro modo, anche istruttive.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 sempre da imparare, dalla vita.<\/p>\n<p>Dai libri, solo qualche volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante cose s&#8217;imparano dalla vita quotidiana, dalle situazioni spicciole e apparentemente insignificanti; e, soprattutto, quante cose s&#8217;imparano ascoltando le persone che lavorano, le persone umili, quelle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117],"class_list":["post-27108","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27108","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27108"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27108\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}