{"id":27104,"date":"2011-10-21T09:06:00","date_gmt":"2011-10-21T09:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/21\/mettere-laltro-sul-piedistallo-e-un-espediente-per-non-lavorare-su-se-stessi\/"},"modified":"2011-10-21T09:06:00","modified_gmt":"2011-10-21T09:06:00","slug":"mettere-laltro-sul-piedistallo-e-un-espediente-per-non-lavorare-su-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/21\/mettere-laltro-sul-piedistallo-e-un-espediente-per-non-lavorare-su-se-stessi\/","title":{"rendered":"Mettere l\u2019altro sul piedistallo \u00e8 un espediente per non lavorare su se stessi"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 comodo, mettere l&#8217;altro su di un piedistallo.<\/p>\n<p>Apparentemente si tratta di una forma di ammirazione per lui (o per lei), un tributo che noi rendiamo a chi ci sembra migliore di noi e quindi, indirettamente, anche un segno di umilt\u00e0, un riconoscimento della nostra imperfezione e della nostra piccolezza.<\/p>\n<p>Quelle persone che, al termine di una conferenza, si stringono intorno all&#8217;oratore, lo sguardo adorante, per stringergli la mano e per esprimergli la loro intima soddisfazione; quegli innamorati che, davanti alla loro bella, si metterebbero in ginocchio e non chiederebbero che poterla ammirare dal basso, consci della propria insufficienza; quei fedeli che, davanti a un santo uomo di Dio, non domanderebbero altro che potergli sfiorare la veste, deporre una pena nel suo orecchio, ricevere una parola o un gesto di conforto, sentendosi, davanti a lui, meno di niente: tutte queste categorie di persone condividono lo stesso meccanismo psicologico, quello di caricare l&#8217;altro di ogni possibile perfezione, per dispensare se stesse da ogni serio lavoro su di s\u00e9.<\/p>\n<p>Si tratta, in fondo, di un meccanismo semplicissimo, per non dire banale: se io trasferisco su di un altro la mia sete di perfezione, allora mi svuoto anche del dovere morale di perfezionarmi; lo scarico su di lui, cos\u00ec da poterlo adorare incondizionatamente, e intanto mi sollevo da ogni responsabilit\u00e0: infatti, sono rimasto talmente povero di me stesso, che non mi avanzano davvero le energie per rimboccarmi le maniche e cercare di migliorarmi.<\/p>\n<p>Ed ecco che quello che sembrava un atto di umilt\u00e0, un riconoscimento del proprio limite, della propria piccolezza, si rivela, invece, per quello che realmente \u00e8: un atto di vigliaccheria, una comoda fuga da se stessi, una strategia per esimersi dalla responsabilit\u00e0 di guardarsi dentro, di riconoscersi, di impegnarsi per migliorare.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 particolarmente evidente quando si parla di contenuti spirituali, quando si tratta del cammino verso la consapevolezza interiore: tutti vorrebbero arrivarci, ma pochissimi sono disposti a sobbarcarsi, quotidianamente e in silenzio, la propria fatica, diciamo pure la propria croce: no, molto pi\u00f9 facile riversare la propria aspirazione sulla figura di un altro e poi stargli intorno come degli ammiratori adoranti.<\/p>\n<p>Che se, poi, per caso, ci si accorge che quella persona non \u00e8 proprio cos\u00ec perfetta come avevamo creduto o come le avevamo imposto di essere, nelle nostre fantasticherie originate dalla cattiva coscienza di noi stessi, allora insorge lo scandalo, ci sentiamo raggirati, persino traditi; ma come, proprio noi che avevamo dimostrato una tale fiducia, una tale ammirazione incondizionata: rimanere delusi cos\u00ec, non ce lo meritavamo proprio&#8230;<\/p>\n<p>Il vero ricercatore spirituale \u00e8 certamente una persona umile, ma non fino all&#8217;auto-annullamento; \u00e8, al contrario, un coraggioso, che, pur consapevole di quanto egli sia imperfetto e di quanta strada debba ancora fare per avvicinarsi anche solo alla lontana al livello di chi si \u00e8 messo prima, o forse con maggiore impegno, sulla stessa via, nondimeno possiede la volont\u00e0 e l&#8217;energia per lavorare seriamente su di s\u00e9 e per avvicinarsi alla meta ideale cui aspira.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 questo: tutti abbiamo le nostre debolezze, le nostre imperfezioni, le nostre fragilit\u00e0: l&#8217;unica differenza \u00e8 fra quelli che ne sono consapevoli, le accettano in s\u00e9 e negli altri, pur sforzandosi, personalmente, di superarle o almeno di limitarle; e quelli che non ne sono consapevoli, oppure che, pur essendone consapevoli, non vogliono prendersi il disturbo di lavorare su di esse, ma trovano pi\u00f9 semplice riversare le loro velleitarie aspirazioni di consapevolezza sulla figura di un altro essere umano, caricandolo di ogni perfezione e imponendogli, per cos\u00ec dire, di essere perfetto anche per loro, al posto loro.<\/p>\n<p>Inutile dire che un essere umano di questo genere non esiste e che quindi, periodicamente, quelle persone sono costrette a trasferire la loro cieca ammirazione da un soggetto ad un altro, sempre ripetendo, con stucchevole monotonia, questo gioco delle parti; cos\u00ec come \u00e8 inutile dire che l&#8217;idolo infranto viene fatto oggetto, di volta in volta, di tanta esecrazione, quanta prima era stata la pia venerazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un bel gioco; eppure, quanti lo fanno?<\/p>\n<p>Ripetiamolo ancora una volta: tutto parte dalla volont\u00e0 e dalla disponibilit\u00e0 a conoscere se stessi, a guardarsi dentro con occhio limpido e trasparente.<\/p>\n<p>Se non ci si sa guardare dentro in modo onesto e leale, non si potr\u00e0 mai incominciare un percorso di consapevolezza; perch\u00e9 la prima forma di consapevolezza \u00e8 questa: \u00abconosci te stesso\u00bb, senza finzioni e senza narcisismo, ma anche senza eccessi di auto-svalutazione.<\/p>\n<p>Ci sono due modi di barare con se stessi: dipingersi molto migliori o molto peggiori di come si \u00e8 in realt\u00e0; nel primo caso non occorre far niente, perch\u00e9 si \u00e8 gi\u00e0 perfetti; ma anche nel secondo caso non c&#8217;\u00e8 proprio niente da fare, perch\u00e9 si \u00e8 irrecuperabili.<\/p>\n<p>Sono due strategie che sembrano opposte, e invece conducono allo stesso fine: dispensare dalla vera ricerca di s\u00e9, dal guardarsi dentro in maniera limpida e onesta.<\/p>\n<p>Il narcisista tutto gonfio di s\u00e9, che non vede gli altri perch\u00e9 si considera troppo al di sopra di loro e il vittimista che si disprezza e che non osa alzare lo sguardo sugli altri, perch\u00e9 si sente al di sotto di tutti, non sono due tipi umani opposti e inconciliabili, ma sono quasi due fratelli gemelli: in loro cambia solo la direzione dell&#8217;auto-inganno, non l&#8217;attitudine di fondo.<\/p>\n<p>L&#8217;uno e l&#8217;altro hanno trovato il modo di vivere senza fare troppa fatica: il primo con i suoi complessi di superiorit\u00e0 e il secondo con i suoi complessi di inferiorit\u00e0; il primo ammirandosi continuamente allo specchio e facendo la ruota come un pavone, il secondo incapace di trovare il coraggio di guardarsi allo specchio, senza provare imbarazzo e vergogna di s\u00e9: ed entrambi dicendo a se stessi che non c&#8217;\u00e8 nulla da fare, niente da cambiare.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 cos\u00ec spesso, nella vita, questi due tipi si incontrano e diventano amici, se non addirittura amanti: sono complici dello stesso delitto verso la loro parte pi\u00f9 autentica e si completano alla perfezione l&#8217;uno con l&#8217;altro; sembrano nati per accoppiarsi e in effetti, ad uno sguardo superficiale, possono realmente apparire come una coppia felice.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, sono cos\u00ec bene assortiti come potrebbero esserlo il sadico e il masochista; non c&#8217;\u00e8 dubbio che, fino ad un certo punto, questo genere di coppia &quot;funzioni&quot;: ma al prezzo che entrambi i suoi membri rimangano perennemente fermi e bloccati nella propria evoluzione spirituale, sempre uguali a se stessi, imprigionati in un ruolo totalmente rigido, simile a una maschera che, a un certo punto, non \u00e8 pi\u00f9 possibile levarsi dal viso, quand&#8217;anche lo si desiderasse.<\/p>\n<p>Sul lungo periodo, questo genere di coppie vanno ineluttabilmente verso il collasso ed un vero e proprio corto circuito emozionale, affettivo, esistenziale: tutto quello che i due membri possono darsi reciprocamente \u00e8 la ripetizione, sempre pi\u00f9 stanca, della loro maschera fissa, senza mai socchiudere nemmeno uno spiraglio di autenticit\u00e0 su se medesimi, senza mai una boccata d&#8217;aria pura che li aiuti a progredire, a evolvere, a maturare.<\/p>\n<p>Perfino delle persone fondamentalmente immature finiscono per stancarsi di un simile gioco; sena contare il fatto che sia il narcisista che il vittimista vanno incontro inevitabilmente, a lungo andare, a situazioni psicologiche pesantissime, cacciandosi in altrettanti vicoli ciechi: perch\u00e9 la vita \u00e8 mutamento, fantasia, creativit\u00e0 e, quindi, capacit\u00e0 di reinventarsi, di trasformarsi, di progredire, pur imparando dal passato e pur restando fondamentalmente fedeli a se stessi.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 l&#8217;io, il nostro io, al quale dobbiamo rispetto e fedelt\u00e0?<\/p>\n<p>Non \u00e8 una maschera pietrificata, un feticcio immobile e inespressivo, un dato stabilito una volta per tutte; ma \u00e8 un processo, vale a dire un insieme di eventi e situazioni in continuo movimento, in cui noi cambiamo insieme ad essi: se cos\u00ec non fosse, vorrebbe dire che non sappiamo imparare niente dalla vita e che ci stiamo isolando da essa, perch\u00e9 le esperienze che facciamo solo altrettante occasioni per capire, per crescere, per rimettersi continuamente in gioco.<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 dire di essere arrivato, nessuno pu\u00f2 esimersi alla fatica di continuare ad imparare dalla vita, ancora e sempre, fino all&#8217;ultimo giorno, fino all&#8217;ultimo respiro.<\/p>\n<p>Qualcuno pensa che non sia poi cos\u00ec importante cambiare e maturare, che basti volgere le spalle agli eventi e alle situazioni negativi: il mondo \u00e8 grande, che bisogno c&#8217;\u00e8 di confrontarsi con le cose che ci deludono, che ci sfidano, che ci provocano sofferenza? Basta andare un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0 e ricominciare daccapo, senza darsi troppo pensiero per tutto il resto.<\/p>\n<p>Questo modo di pensare assomiglia a quello di coloro secondo i quali, allorch\u00e9 avremo finito di inquinare e devastare il nostro pianeta, baster\u00e0 spostarsi a bordo di astronavi e andare alla ricerca di una nuova patria da colonizzare: ma soltanto per ripetervi, evidentemente, le stesse dinamiche distruttive.<\/p>\n<p>Non possiamo ignorare il fatto che la vita \u00e8 anche sofferenza, sfida, delusione: e che tali esperienze non ci vengono date perch\u00e9 noi le scansiamo, ma perch\u00e9 le affrontiamo; e perch\u00e9 le affrontiamo nel modo giusto. Vale a dire che quelle sofferenze, quelle sfide e quelle delusioni che non possiamo evitare, le dobbiamo ATTRAVERSARE: dobbiamo passarvi in mezzo e cercar di imparare da esse, costi quello che costi.<\/p>\n<p>Lo dobbiamo fare perch\u00e9, diversamente, sarebbe come permettere che il nostro giardino di casa se ne vada in malora, poco a poco; che vi crescano le erbacce sempre pi\u00f9 fitte e che vi si accumulino sassi taglienti, ove non sar\u00e0 mai possibile veder sbocciare un fiore.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al nostro assunto iniziale.<\/p>\n<p>Fino a quando cercheremo la soluzione dei nostri problemi fuori di noi, fino a quando seguiteremo a idealizzare alcune persone e a metterle su un piedistallo, inevitabilmente andremo incontro a una serie di amare delusioni: e non per colpa loro, ma per colpa nostra. Siamo noi che avevamo voluto imporre ad esse una maschera di nostro gradimento; e lo avevamo fatto per la meno nobile delle ragioni: ossia per proiettare comodamente su di esse quel lavoro faticoso ma necessario, quello scavo, quell&#8217;opera di dissodamento e di bonifica che avremmo dovuto fare nel giardino trascurato della nostra anima.<\/p>\n<p>Gli altri non hanno colpa delle nostre proiezioni mentali, delle nostre aspettative esagerate, del transfert che continuamente facciamo su di loro; al contrario: quella che commettiamo verso di essi \u00e8 una autentica ingiustizia, perch\u00e9 corrisponde ad una forzatura delle cose e, quindi, ad una forma di sotterranea violenza.<\/p>\n<p>\u00c8 violenza il voler imporre all&#8217;altro una maschera di perfezione e pretendere che egli vi si attenga in maniera impeccabile; \u00e8 violenza, perch\u00e9 noi lo stiamo usando e lo stiamo costringendo a svolgere quella parte che noi non abbiamo avuto il coraggio di interpretare, pur sentendo, in qualche oscuro recesso di noi stessi, che ci\u00f2 era necessario, anzi, indispensabile.<\/p>\n<p>Dietro alla nostra ammirazione, alla nostra venerazione, alla nostra adorazione verso l&#8217;altro c&#8217;\u00e8 una grossa carica di aggressivit\u00e0 latente, che si manifesta in una pretesa semplicemente assurda: che l&#8217;altro sia come le nostre fantasie lo vorrebbero, che rimanga sul piedistallo su cui l&#8217;abbiamo posto e che non ne scenda mai, che trattenga addirittura il fiato e che non faccia il pi\u00f9 piccolo movimento, fosse pure quello di soffiarsi il naso, per non disturbare la perfetta pace della nostra contemplazione estetica.<\/p>\n<p>Eh, s\u00ec: siamo proprio dei gran furboni.<\/p>\n<p>Ma dei furboni che, per troppa furbizia, finiscono per comportarsi come degli autentici sciocchi: perch\u00e9 \u00e8 da sciocchi demandare ad altri quel lavoro di scavo e di chiarezza interiore che dovremmo fare, invece, su noi stessi, per il nostro equilibrio e per il nostro bene.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un furbo, ma uno stolto, colui che, trovandosi ammalato, invece di prendere la medicina, la fa trangugiare ad un altro, che magari \u00e8 pi\u00f9 sano di lui.<\/p>\n<p>Quando ci decideremo ad imparare qualcosa dalla vita?<\/p>\n<p>Quando capiremo che prendersi cura di se stessi non \u00e8 un di pi\u00f9, ma un atto fondamentale e indispensabile del nostro percorso umano; e che bisogna farlo con assoluta onest\u00e0 morale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 comodo, mettere l&#8217;altro su di un piedistallo. 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