{"id":27096,"date":"2019-05-29T07:26:00","date_gmt":"2019-05-29T07:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/29\/meritano-rispetto-perche-seguirono-la-via-del-dovere\/"},"modified":"2019-05-29T07:26:00","modified_gmt":"2019-05-29T07:26:00","slug":"meritano-rispetto-perche-seguirono-la-via-del-dovere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/05\/29\/meritano-rispetto-perche-seguirono-la-via-del-dovere\/","title":{"rendered":"Meritano rispetto perch\u00e9 seguirono la via del dovere"},"content":{"rendered":"<p>Quando, l&#8217;8 maggio del 1945, i rappresentanti della Germania sconfitta firmarono la resa incondizionata del loro Paese, immediatamente ebbe inizio una vendetta preordinata, sistematica e capillare da parte dei vincitori: una vendetta che si dispieg\u00f2 non solo sul piano materiale, e che si abbatt\u00e9 sui vinti con durezza implacabile, ma anche e soprattutto sul piano spirituale, avendo come obiettivo l&#8217;auto-disprezzo, l&#8217;auto-condanna e, se possibile, l&#8217;auto-annientamento morale dei membri delle forze armate e, in definitiva, dell&#8217;intero popolo tedesco. Fu una vendetta che mostr\u00f2 come gli Alleati non avessero imparato assolutamente nulla dallo storico errore e dalla grande ingiustizia della pace di Versailles del 1919, causa determinante dello scoppio della Seconda guerra mondiale, e che rivel\u00f2 anzi come la loro cecit\u00e0, se possibile, fosse ulteriormente cresciuta. Se, nel 1919, i rappresentati della Germania avevano dovuto firmare un documento nel quale si assumevano, per conto della loro nazione, anche la responsabilit\u00e0 morale dello scoppio della guerra, adesso, nel 1945, e specialmente con il processo di Norimberga, concluso nell&#8217;ottobre del 1946, e con l&#8217;umiliazione della esclusione dalla firma dei trattati di pace del 1947, essendo stata annullata la sua persona giuridica, si volle fare ancora di pi\u00f9: si volle instillare nei militari tedeschi l&#8217;idea di essere stati dei criminali, e nel popolo tedesco, collettivamente e individualmente, l&#8217;idea di avere una colpa inespiabile per tutti gli orrori della guerra, e specialmente per il genocidio degli ebrei. Borgomastri e civili, rastrellati a caso, vennero condotti a forza nei campi di concentramento e costretti ad assistere al seppellimento, in fosse comuni, di montagne di cadaveri scheletriti, per prendere coscienza dei crimini del Terzo Reich, dei quali essi erano stati, cos\u00ec avevano deciso i vincitori, quantomeno dei complici morali. Nessuno chiese conto ai cittadini americani delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, n\u00e9 ai cittadini britannici del rogo insensato di Dresda, nel quale per\u00ec un numero ancor maggiore di civili inermi; e nessuno, ovviamente, chiese conto ai cittadini sovietici delle deportazioni, delle stragi, delle torture e degli stupri collettivi inflitti ai vinti, ivi compresi i polacchi nel 1939 e i romeni nel 1940, cio\u00e8 prima che Stalin fosse promosso da Churchill e Roosevelt al rango di alleato, anzi, quando era ancora amico e alleato di Hitler (e mandava a quest&#8217;ultimo un messaggio di felicitazioni per la brillante campagna di Francia e la presa di Parigi). Ma per i tedeschi era diverso: erano un popolo criminale, un popolo barbaro e senza cuore; avevano servito e idolatrato l&#8217;uomo pi\u00f9 malvagio della storia, avevano creduto in lui e gli avevano offerto la loro entusiastica collaborazione, perci\u00f2 era giusto considerarli, ora, alla stregua di lebbrosi, e stabilire che la loro nazione non aveva diritto di esistere e di essere riconosciuta nel consesso delle nazioni civili. I profughi tedeschi delle province orientali, della Prussia, della Pomerania, della Posnania, della Slesia e quelli dei Sudeti, del Banato, della Transilvania dovevano sparire; e di fatto ne sparirono molte centinaia di migliaia, e di loro non si seppe pi\u00f9 nulla. I prigionieri di guerra non meritavano un trattamento onorevole: dovevano scontare gli orrori di Auschwitz e di Treblinka. Vennero trattenuti per mesi, per anni, in condizioni igieniche inumane, sporchi, denutriti, maltrattati in mille modi: non solo quelli caduti nelle mani dell&#8217;Armata Rossa, che per la maggior parte tornarono a casa solo dopo molti anni, o non tornarono affatto, ma anche quelli catturati dagli Alleati occidentali. Ogni giorno ne morivano a decine, di malattie, di malnutrizione, di freddo, ma quello era il giusto castigo per essere stati dei nazisti, per aver militato nelle SS. I vincitori non fecero il minimo sforzo per capire la situazione psicologica e morale in cui si vennero a trovare i soldati, i marinai e gli aviatori tedeschi a partire dal 1939, anzi, dal 1933: non vollero fare distinzioni fra senso del dovere e fanatismo nazista; non vollero applicare ai tedeschi, che pure erano stati avversari valorosi, gli stessi criteri di comportamento che riservavano a se stessi: e cio\u00e8 che un militare non deve discutere gli ordini, ma deve servire fedelmente la sua patria, specialmente quando essa \u00e8 impegnata in una lotta decisiva per la vita e per la morte.\u00a0<\/p>\n<p>La memorialistica tedesca relativa a quelle vicende \u00e8 piuttosto abbondante e offre un grande interesse al lettore, anche a distanza di settant&#8217;anni. Gli ex militari tedeschi che hanno vissuto l&#8217;intera durata del conflitto, e poi le umiliazioni della prigionia &#8211; una esigua minoranza, perch\u00e9 la maggior parte di quanti furono chiamati alle armi nel 1939, nel 1945 erano morti &#8211; hanno narrato la loro tragedia, nella maggior parte dei casi, con molta sobriet\u00e0 e dignit\u00e0. Non hanno assunto toni vittimistici e lamentosi, non hanno invocato i loro diritti negati, si sono limitati a descrivere la sensazione di totale isolamento spirituale in cui vissero, fino alla resa, sotto un regime tirannico e spietato, che ancora negli ultimissimi giorni di guerra faceva impiccare e fucilare i combattenti per la pi\u00f9 lieve infrazione al codice militare, e dopo la resa nei campi di prigionia dei vincitori, dove furono sottoposti a calcolate violenze e mortificazioni, al preciso scopo di annientare la loro fierezza e il loro senso di identit\u00e0. Fra i tanti libri di memorie, scritti per onorare il ricordo dei commilitoni caduti, spicca quello di un comandante di sommergibile, Herbert A. Werner (1920-2013; naturalizzato americano nel 1957), che a soli venticinque anni aveva gi\u00e0 raggiunto quel grado prestigioso e carico di responsabilit\u00e0, prova evidente di come nelle forze armate tedesche fosse premiato il merito e di quanto fosse perfetta la macchina militare di quel Paese, che seppe razionalizzare al massimo il proprio sforzo bellico, al punto da costringere praticamente il mondo intero a coalizzarsi per poter sopraffare un\u00a0 simile avversario.\u00a0<\/p>\n<p>Scriveva Herbert A. Werner nell&#8217;introduzione al suo libro, <em>Le bare di ferro<\/em> (titolo originale: <em>Iron Coffins<\/em>, 1969; traduzione di Enzo Peru, Milano, Mondadori, 1970, pp. 13-14):<\/p>\n<p><em>Questo libro, che riferisce le mie personali esperienze nell&#8217;arma sottomarina tedesca durate la seconda guerra mondiale, assolve un impegno assunto da molto tempo. Dalla fine di quella guerra distruttiva, il ruolo dei sommergibilisti tedeschi \u00e8 stato, a volte, distorto e sottovalutato, anche dagli storici militari che avrebbero dovuto sapere la verit\u00e0. Poich\u00e9 io sono uno dei pochi comandanti di sommergibile tedeschi che abbia combattuto per quasi tutto il conflitto, e che sia riuscito a sopravvivere, ritengo sia mio dovere verso i miei camerati caduti rimettere le cose a posto. Dovere \u00e8 una parola che uso deliberatamente, perch\u00e9 il dovere era la prima e l&#8217;ultima parola nel linguaggio dei sommergibilisti; e per quanto vi sia chi afferma il contrario, abbiamo fatto il nostro dovere con una lealt\u00e0 e una correttezza che non ebbero rivali in nessuna delle altre armi, da questa o da quella parte del fronte. Noi siamo stati soldati e patrioti, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, e nella nostra dedizione alla nostra causa perduta siamo morti in numero spaventevole. Ma la grande tragedia dell&#8217;arma sottomarina tedesca non \u00e8 stata semplicemente quella della morte di tanti valorosi, quanto il fatto che molte delle nostre vite sono state sacrificate inutilmente, a causa dell&#8217;equipaggiamento inadeguato e delle direttive incoscienti del Comando Sommergibili. Vista a posteriori, l&#8217;importanza dell&#8217;arma sottomarina \u00e8 chiara e incontrovertibile. Indipendentemente dal fatto che la Germania avrebbe potuto o meno vincere la guerra, era comunque certo che l&#8217;avrebbe perduta e la colossale produzione delle fabbriche americane avesse raggiunto l&#8217;Inghilterra in quantit\u00e0 sufficiente. Fu questo il tema sul quale venne impostata l&#8217;epica &quot;battaglia dell&#8217;Atlantico&quot;, nella quale gli U-boote costituirono l&#8217;avanguardia della difesa tedesca. Fu lo stesso Winston Churchill a dichiarare: &quot;La battaglia del&#8217;Atlantico costitu\u00ec il fattore dominante di tutta la guerra. Non potremmo dimenticare neppure per un momento che qualsiasi cosa accadesse altrove, per terra, per mare o nell&#8217;aria, dipendeva alla fin fine dal risultato di questa battaglia, e fra tutte le altre preoccupazioni, noi seguivamo le sue alterne fortune, giorno per giorno, con apprensione&quot;. \u00c8 significativo che Churchill, il quale sapeva fin troppo bene quali danni avessero provocato la Luftwaffe le bombe volanti V-1 e V-2abbia anche scritto: &quot;L&#8217;unico pericolo che mi abbia veramente fatto paura durante la guerra sono stati i sommergibili tedeschi&quot;. Dal punto di vista alleato, le fortune della guerra per la Germania seguirono parallelamente i successi e le sconfitte dell&#8217;arma sottomarina. E il parallelo diveniva sempre pi\u00f9 evidente per me, ogni volta che tornavo a terra dopo una unga missione in mare<\/em>.<\/p>\n<p>E il capitano di vascello americano Edward L. Beach, nella prefazione allo stesso volume (pp. 7-8):<\/p>\n<p><em>La guerra all&#8217;interno della Germania non \u00e8 comunque che lo sfondo di questo libro, il cui tema dominante \u00e8 la cronaca di una vita di incredibili difficolt\u00e0, di una guerra terrificante, di una determinazione assolutamente fantastica e di un&#8217;inflessibile dedizione da parte dei sommergibilisti tedeschi. Alla fine del volume, basta un&#8217;occhiata alle loro perdite &#8212; oltre il novanta per cento degli equipaggi effettivamente impegnati in mare (in raffronto con il conteggio consueto, che comprendeva anche quelli di base a terra) &#8212; per sentire l&#8217;impulso di togliersi rispettosamente il cappello. E c&#8217;\u00e8 un punto estremamente chiaro: verso la fine della guerra, quando dei sommergibili in partenza si calcolava che soltanto due su dieci sarebbero tornati, questi uomini uscivano egualmente, senza discutere gli ordini e col morale alto, pur sapendo perfettamente che la maggior parte di loro non sarebbe rientrata alla base. La triste e ironica verit\u00e0 affrontata da Werner con lucida commozione, \u00e8 che negli ultimi mesi quasi tutti si rendevano conto che la loro causa era ormai perduta. L&#8217;eroismo del guerriero, che \u00e8 generalmente ingenuo, giovane, onorevole e incorruttibile, non basta a giustificare una causa sbagliata. Eppure, se pensiamo al dopoguerra, appare evidente che questi spirito indomito \u00e8 stato uno dei pilastri sui quali la Germania ha ricostruito il suo onore nazionale. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La virt\u00f9 pi\u00f9 alta di questi uomini fu la tenacia: forse una tenacia al di l\u00e0 della logica o di una ragionevole contropartita per i rischi affrontati &#8212; non che avessero, individualmente, altra scelta &#8212; e il libro si conclude, come doveva, in tono demoralizzato e disperato. Ma noi abbiamo seguito Werner nella sua maturazione, fino a che diventa un comandante duro, freddo, sicuro. Il suo fu l&#8217;ultimo sommergibile ad abbandonare la Francia durante la ritirata dopo lo sbarco alleato del 1944. Una mezza dozzina dei suoi predecessori erano morti nello stesso tentativo, eppure egli affront\u00f2 egualmente l&#8217;impossibile scommessa e riusc\u00ec a portare in salvo la sua unit\u00e0, con un carico di uomini e materiali per una Germania ormai troppo devastata per saperlo o curarsene. Mentre tutto il suo mondo gli crollava intorno, Werner non era pi\u00f9 il ragazzo che era andato per mare cinque anni prima. Era ormai, anche se aveva soltanto venticinque anni, un uomo in grado di vere lucidamente e registrare lo sfacelo generale, e capace, nondimeno, di restare al di sopra di quella danza macabra; di prender atto di ci\u00f2 che era accaduto, quando &#8216;unica realt\u00e0 tangibile, per lui e il suo equipaggio, rimase alla fine il vecchio sommergibile, pieno di acciacchi, difetti e guasti, al\u00f2 quale fecero ritorno con sollievo do una licenza a terra troppo tragica per essere sopportata<\/em>.<\/p>\n<p>La grandezza di questi soldati fu proprio nella forza con cui resistettero al crollo di tutto il loro mondo, nel tenere alto il proprio onore mentre tutti sputavamo loro addosso, nel non piegare la fronte quando il mondo intero s&#8217;ergeva a giudice ed emetteva un&#8217;inappellabile sentenza di condanna contro tutti loro. Alcuni, schiacciati dal senso di desolazione e d&#8217;inutilit\u00e0, si tolsero la vita; la maggior parte, per\u00f2, decise di sopravvivere, cosciente di aver fatto onorevolmente il proprio dovere e decisa a difenderlo anche per conto dei camerati che erano caduti, e che ora giacevano in milioni di fosse senza nome, dalle Ardenne alle pianure russe, o in fondo ai mari di tutto il pianeta, chiusi nelle loro bare metalliche. I sopravvissuti, e soprattutto i loro figli, subirono un lavaggio del cervello senza precedenti: si volle inculcare in essi un inestinguibile senso di colpa, si volle caricarli di tutti i crimini, come se in una guerra cos\u00ec orrenda gli altri si fossero condotti in modo pi\u00f9 cavalleresco. A Norimberga la beffa giuridica fu spinta sino a creare <em>ad hoc<\/em> dei reati, come quelli contro la pace, che non esistevano, e a condannare alla morte disonorevole dell&#8217;impiccagione dei soldati che avevano avuto la sola colpa di obbedire agli ordini. Certo, vi furono pagine alquanto buie nella storia militare tedesca, soprattutto ad opera delle SS; nondimeno, quei fatti devono essere valutati tenendo conto di tutte le circostanze e guardando anche al contegno degli eserciti delle potenze alleate. Fu suprema ipocrisia voler gettare la croce su una sola nazione, affinch\u00e9 i vincitori potessero autoassolversi, pur avendo compiuto, anch&#8217;essi, azioni disumane. Ma la storia la scrivono i vincitori: e cos\u00ec, per settant&#8217;anni, il mondo intero, e la Germania stessa, sono stati inondati da film, romanzi, fumetti e perfino giocattoli nei quali si esalta il nobile idealismo dei vincitori e si mostrano i soldati tedeschi nella luce pi\u00f9 cupa, come un&#8217;orda di sadici. Non sar\u00e0 ora di rendere loro giustizia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, l&#8217;8 maggio del 1945, i rappresentanti della Germania sconfitta firmarono la resa incondizionata del loro Paese, immediatamente ebbe inizio una vendetta preordinata, sistematica e capillare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156],"class_list":["post-27096","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27096","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27096"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27096\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}