{"id":27088,"date":"2016-02-17T05:18:00","date_gmt":"2016-02-17T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/17\/convertitevi-e-credete-al-vangelo-equivale-a-ricordati-uomo-che-polvere-sei-e-ritornerai\/"},"modified":"2016-02-17T05:18:00","modified_gmt":"2016-02-17T05:18:00","slug":"convertitevi-e-credete-al-vangelo-equivale-a-ricordati-uomo-che-polvere-sei-e-ritornerai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/17\/convertitevi-e-credete-al-vangelo-equivale-a-ricordati-uomo-che-polvere-sei-e-ritornerai\/","title":{"rendered":"\u00abConvertitevi e credete al Vangelo\u00bb equivale a \u00abRicordati, uomo, che polvere sei e ritornerai\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p>Il Mercoled\u00ec delle Ceneri, introduzione alla prima Domenica di Quaresima, i fedeli cattolici celebrano l&#8217;avvento di un tempo sacro &quot;forte&quot;: un tempo che preannuncia la Resurrezione, massima ricorrenza liturgica del calendario cristiano; i quaranta giorni che precedono la Pasqua e che sono dedicati alla riflessione, alla preghiera, al raccoglimento, alla penitenza, al digiuno.<\/p>\n<p>Quelli che appartengono alla generazione nata prima del Concilio, ricordano come i fedeli si accostavano all&#8217;altare per ricevere, sul capo, un pugno di cenere benedetta, mentre il sacerdote pronunciava una frase solenne, tale da far tremare le vene e i polsi; e la diceva in latino (tutte le formule liturgiche erano in latino, allora), cosa che ne accresceva la solennit\u00e0 e ne amplificava il mistero: \u00abMemento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris\u00bb: <em>Ricordati, o uomo, che sei polvere, e che in polvere ritornerai.<\/em> Quelli della nostra generazione erano, allora, bambini di sei, sette, otto anni: eppure non sfuggiva loro l&#8217;intimo significato della cerimonia, la sua grandiosa seriet\u00e0, la sua austera e veritiera pedagogia; e anche la bellezza e l&#8217;autorevolezza della lingua latina aveva, in ci\u00f2, la sua parte: perch\u00e9 la liturgia \u00e8 un insieme di simboli, e i simboli valgono per ci\u00f2 cui alludono, non per ci\u00f2 che sono in se stessi, materialmente e accidentalmente. I cattolici dell&#8217;ultima fase pre-conciliare avevano conservato qualche sia pur debole riflesso della grande e affascinante concezione cristiana medievale: secondo la quale tutto \u00e8 segno della presenza di Dio, a cominciare dagli oggetti della natura; e secondo la quale, per intendere rettamente lo spettacolo del mondo, non ci si deve fermare alla superficie, alle cose quali ci si presentano materialmente, ma bisogna domandarsi a che cosa alludano, di che cosa siano la manifestazione.<\/p>\n<p>Ecco: la fila dei credenti era l\u00ec, raccolta ai piedi del presbiterio; dall&#8217;alto dei gradini, il sacerdote, pi\u00f9 che mai solenne nei suoi paramenti sacri &#8212; colore liturgico quaresimale: il viola -, attorniato dai chierichetti che facevano oscillare il turibolo dell&#8217;incenso, sparge la cenere sulla testa dei giovani e dei vecchi, dei ricchi e dei poveri, dei sani e dei malati, dei felici e degl&#8217;infelici, e a ciascuno, solennemente, con franchezza quasi brutale, ma necessaria, ripeteva, scandendo bene le parole: <em>Ricordati, uomo, che polvere sei, e povere tornerai<\/em>. E ciascuno, dopo aver ricevuto, sul capo, quella manciata di cenere, se ne tornava al proprio posto, e s&#8217;inginocchiava sul banco, a pregare e a riflettere, pensando, pi\u00f9 o meno: \u00abLa vita \u00e8 breve, \u00e8 solo un pellegrinaggio: una manciata di giorni, di mesi, di anni, come questa manciata di cenere che il ministro di Dio ha lasciato cadere sui capelli bianchi dei vecchi e sui capelli folti e splendenti dei giovani. Tutti veniamo dalla terra, nudi, e alla terra torneremo, altrettanto nudi; delle cose che bramiamo cos\u00ec ardentemente, e per le quali tanto ci affatichiamo, nemmeno una potremo portarla oltre i cancelli della morte, davanti a Dio giudice. Che sar\u00e0 un giudice misericordioso, certo, perch\u00e9 Dio \u00e8 misericordia; ma anche giudice giusto, e quindi severo, che non fa sconti dell&#8217;ultima ora, che non salva chi non ha voluto essere salvato, e non perdona a chi non ha voluto essere perdonato, n\u00e9 ha saputo, a sua volta, perdonare\u00bb. Era una pedagogia del realismo: l&#8217;uomo \u00e8 creatura, e deve sempre ricordarsene; se lo dimentica, se crede di poter giocare ad essere Dio, va incontro alla rovina materiale e alla perdizione dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>La formula latina, infatti, \u00e8 la traduzione di un passo della Bibbia, e precisamente del Libro della Genesi: del passo nel quale Dio, dopo aver fatto scacciare i due primi uomini dal Paradiso terrestre, colpevoli, appunto, d&#8217;un gravissimo peccato di superbia, ammonisce Adamo con queste tremende parole: \u00abCon il sudore della fronte ti guadagnerai il pane, finch\u00e9 non tornerai alla terra: perch\u00e9 polvere sei e polvere ritornerai\u00bb (3, 19). Era una pedagogia efficacissima: valeva pi\u00f9 di mille parole.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivata la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, e anche questa formula, come tante altre cose, \u00e8 stata relegata in soffitta &#8212; non si sa bene da chi, n\u00e9 per quale ragione; al suo posto, il sacerdote pronuncia ora una frase dal tono e dal significato assai diversi: \u00abPaenitemini, et credite Evangelio\u00bb: <em>Convertitevi, e credete al Vangelo.<\/em> Anche queste parole, ormai pronunciate sempre in lingua italiana, sono tratte dalla Bibbia, precisamente dal Vangelo di Marco (1,15), e si riferiscono all&#8217;inizio della vita pubblica di Ges\u00f9 Cristo, con l&#8217;annuncio del suo messaggio di salvezza: \u00abIl tempo \u00e8 compiuto, il regno di Dio \u00e8 vicino. Convertitevi e credete al Vangelo\u00bb. Sono parole molto belle, senza dubbio: solenni, carche di significato, perfino conturbanti; parole che scuoterebbero anche l&#8217;anima pi\u00f9 indurita nel vizio, anche il cuore pi\u00f9 sprofondato nell&#8217;indifferenza. E, tuttavia, si pu\u00f2 affermare che esse siano altrettanto efficaci, altrettanto appropriate di quelle che si pronunciavano un tempo, e che richiamavano l&#8217;uomo, in maniera esplicita, quasi rude, alla sua natura mortale, alla sua condizione creaturale?<\/p>\n<p>Sorge spontanea la domanda: perch\u00e9 la formula del Mercoled\u00ec delle Ceneri \u00e8 stata cambiata? Perch\u00e9 qualcuno ha pensato che quella in uso nella Chiesa, da tempo immemorabile, non andasse pi\u00f9 bene, e che fosse necessario aggiornarla? In che cosa la nuova formula risponde meglio agli scopi che la cerimonia stessa si prefigge? In che cosa, e perch\u00e9, qualcuno ha presunto che essa risultasse pi\u00f9 utile per la santificazione delle anime e per cooperare alla loro salvezza? Le cose non si cambiano cos\u00ec, senza una ragione, senza uno scopo; non si cambia nemmeno la formazione di una squadra di calcio, fin che i risultati sportivi sono buoni, fin che le cose marciano nel senso giusto. Tanto meno si cambia la sacra Liturgia, frutto di una esperienza e di una saggezza due volte millenarie, e che &#8212; giova sempre ripeterlo e tenerlo bene a mente &#8212; non rispecchia un sapere puramente umano, una volont\u00e0 puramente umana, ma \u00e8 espressione di una Tradizione che scende dall&#8217;Alto, in quanto ispirata da Dio.<\/p>\n<p>Convertirsi e credere al Vangelo: certo, l&#8217;essenza del messaggio \u00e8 tutta qui. Ma queste parole non sono specificamente adatte alla particolare funzione che si celebra nel giorno delle Ceneri: non recano con s\u00e9 l&#8217;idea della penitenza, n\u00e9 quella della fragilit\u00e0 umana, n\u00e9 quella della brevit\u00e0 della vita e della illusoriet\u00e0 dei beni terreni; non implica nessuno di questi pensieri, non evoca una sola di queste immagini. Non riconduce l&#8217;anima al pensiero della vecchiaia e della morte; non la obbliga a fare i conti con la transitoriet\u00e0 della condizione terrena. \u00c8 molto pi\u00f9 generica, molto pi\u00f9 ampia, ma anche pi\u00f9 astratta. Convertirsi e credere alla Lieta Novella: certo. Ma ciascuna anima ha la sua strada da percorrere, ciascuna segue le sue vie per arrivarci. Invece, la vecchia formula del \u00abMemento\u00bb era, nel medesimo tempo, personalizzata e collettiva. Invitava <em>ciascuna<\/em> anima a fare i conti con se stesa, a fare il bilancio della propria vita, a tenere lo sguardo fisso su quello che conta, su quello che \u00e8 essenziale, su quello che rester\u00e0 per sempre; e, insieme, esortava <em>tutte<\/em> le anime a staccarsi dai pensieri e dai desideri di quaggi\u00f9 e ad alzare lo sguardo verso il Cielo, ma passando attraverso la severa esperienza della morte, che si deve affrontare in solitudine, senza il conforto di amici, di beni, di sostegni d&#8217;alcun genere.<\/p>\n<p>La vecchia formula del \u00abMemento\u00bb era parte di una liturgia, di una pedagogia e di una dottrina, o di un complesso dottrinale, molto pi\u00f9 vasto: era uno dei tanti elementi, dei tanti simboli, dei tanti mezzi per ricondurre l&#8217;uomo alla coscienza della sua fragilit\u00e0, provvisoriet\u00e0 (in quanto corpo) e creaturalit\u00e0; per impedirgli di adagiarsi troppo nelle pieghe della vita terrena, di scordarsi d&#8217;essere solo un pellegrino, d&#8217;illudersi di essere gi\u00e0 arrivato. Cristiani non si \u00e8 mai completamente; ci si sforza di esserlo, si tenta di esserlo, ci si protende alla ricerca di Dio. Si bussa alla sua porta, si chiama il suo nome, si supplica il suo aiuto.<\/p>\n<p>L&#8217;anima religiosa ha una infinita nostalgia della trascendenza, ha fame e sete di spiritualit\u00e0. Ecco perch\u00e9 una liturgia troppo razionale, troppo funzionale, troppo &quot;moderna&quot;, tradisce la sua stessa missione. La liturgia non ha lo scopo di creare una cornice scenografica intorno agli atti della fede; niente affatto: ha lo scopo di simboleggiare, attraverso segni, forme, colori, parole e gesti, sensazioni e formule rituali, ci\u00f2 che, in questa dimensione terrena, rimane celato, perch\u00e9 \u00e8 invisibile all&#8217;occhio del corpo. Ha lo scopo di fornire al credente un piccolo anticipo di eternit\u00e0; di socchiudergli una finestrella sull&#8217;infinito e sull&#8217;assoluto; di ricordargli e suggerirgli che, quando potr\u00e0 incontrare Dio faccia a faccia, tutto gli apparir\u00e0 chiaro, tutto gli sar\u00e0 svelato, anche quelle cose che, ora, gli rimangono oscure; anche quelle cose che lo turbano, che lo inquietano, che lo angosciano, perch\u00e9, nella sua limitata esperienza umana, non pu\u00f2 vederle sino in fondo, nella loro vera luce, n\u00e9 riesce a interpretarle chiaramente, perch\u00e9 fuorviato dal modo di sentire e di pensare che \u00e8 proprio della natura umana, ma che differisce alquanto dalla luce abbagliante, sfolgorante, dell&#8217;Intelletto e della Sapienza divini.<\/p>\n<p>Se la religione dovesse privare gli uomini di questa domanda di spiritualit\u00e0, se dovesse rispondere con argomenti, con gesti e con parole puramente umani, alla sua sete e fame di Dio, allora essa tradirebbe l&#8217;uomo e tradirebbe se stessa; tradirebbe la propria missione, la propria ragion d&#8217;essere, la propria meta; smentirebbe impietosamente ci\u00f2 per cui \u00e8 stata istituita, amata, custodita: portare le anime verso Dio, accompagnarle al compimento del loro destino eterno. Questo vale anche per l&#8217;arte sacra: pensiamo alla \u00abDivina Commedia\u00bb; pensiamo alla musica sacra di Bach; pensiamo alle migliaia e migliaia di architetti, di pittori, di scultori, di mosaicisti, di vetrai, i quali hanno costruito e abbellito le chiese e le cattedrali di cui \u00e8 disseminata la cristianit\u00e0, da un capo all&#8217;altro della Terra, a partire da un tempo che rimonta indietro, ormai, di quasi duemila anni. Ciascuno di loro ha sentito come sua missione imprescindibile quella di indicare alle anime la vita del Cielo; di distoglierle dal male e dal peccato; di riavvicinarle alla Verit\u00e0 e all&#8217;Amore divino.<\/p>\n<p>Non sempre sono stati fedeli a tale missione. Qualche volta, bisogna ammetterlo, si sono lasciati afferrare dalla seduzione di ci\u00f2 che \u00e8 terreno, si sono lasciati irretire dalla bellezza umana: e, cos\u00ec, invece di mostrare alle anime la via del Cielo, le hanno riportate sulla terra, nel mezzo delle passioni, delle brame, dei desideri, a volte disordinati: e ci\u00f2 \u00e8 accaduto specialmente a partire dal Rinascimento, quando la bellezza terrena \u00e8 divenuta un valore in se stessa, slegata dalla Bellezza spirituale, la quale, come nel paganesimo antico, ha trascinato gli uomini verso la palude della concupiscenza, invece di innalzarli verso le altezze del soprannaturale. Eppure, anche in mezzo a tali errori e deviazioni, qualcosa della missione originaria, della santa ispirazione che aveva mosso quegli artisti e che aveva dato vita a quelle opere, \u00e8 rimasto; raramente il senso del divino si \u00e8 perduto del tutto, anche nel tempo che pi\u00f9 si \u00e8 impegnato a celebrare l&#8217;uomo, la sua dignit\u00e0, la sua autonomia, la sua fiducia in se stesso.<\/p>\n<p>Le cose hanno incominciato a cambiare con l&#8217;avvento della civilt\u00e0 moderna. La societ\u00e0, la cultura, la famiglia, il lavoro, le professioni, si sono gradualmente allontanati dalla sfera del divino; hanno creduto di emanciparsi da Dio; si sono scordati del Cielo, e, alla fine, lo hanno rinnegato, lo hanno vilipeso, lo hanno oltraggiato. L&#8217;arte sacra moderna ha risentito di questo stravolgimento, di questa involuzione. L&#8217;architettura degli edifici sacri ultramoderni, le vetrate delle chiese, perfino le illustrazioni dei Messali (ce lo faceva notare proprio un sacerdote) hanno smarrito la dimensione del sacro, si sono secolarizzate, si sono abbassate sull&#8217;orizzonte immanentistico. Invece di trasmettere spiritualit\u00e0 e sete di Dio, spesso non trasmettono altro che confusione, smarrimento, inquietudine. E la stessa cosa \u00e8 accaduta, purtroppo, anche alla sacra liturgia. In parecchi aspetti, essa ha cessato di indicare la via delle altezze, e si \u00e8 messa a corteggiare l&#8217;effimero, a ricalcare e quasi a scimmiottare modi e stili della societ\u00e0 profana, del mondo secolarizzato. Si \u00e8 trattato di un errore colossale; sempre ammesso che di un errore si sia trattato, di una imprudenza, di una leggerezza, e non qualcosa di assai peggiore.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 secolarizzata, il compito della religione non \u00e8 quello di elemosinare un posticino accanto alla cultura laicista, quasi per farsi perdonare il suo essere &quot;diversa&quot;, il suo essere &quot;scomoda&quot;: tutt&#8217;altro. \u00abVoi siete il sale della terra &#8212; disse una volta il divino Maestro ai suoi discepoli -; ma se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si render\u00e0 salato?\u00bb (Matteo, 5, 13). E ancora: \u00abVoi siete la luce del mondo: non pu\u00f2 restare nascosta una citt\u00e0 collocata sopra un monte; n\u00e9 si accende la lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perch\u00e9 faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Cos\u00ec risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch\u00e9 vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che \u00e8 nei cieli\u00bb (Matteo, 5, 14-16).<\/p>\n<p>Ebbene: anche la sacra liturgia deve risplendere davanti al mondo, deve illuminare tutta la casa. \u00c8 un segno, certo: ma lo \u00e8 come la conchiglia che reca in se stessa l&#8217;eco misteriosa del mare lontano..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mercoled\u00ec delle Ceneri, introduzione alla prima Domenica di Quaresima, i fedeli cattolici celebrano l&#8217;avvento di un tempo sacro &quot;forte&quot;: un tempo che preannuncia la Resurrezione,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117,236,237],"class_list":["post-27088","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio","tag-sacerdozio","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27088","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27088"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27088\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27088"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27088"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27088"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}