{"id":27086,"date":"2012-10-16T01:37:00","date_gmt":"2012-10-16T01:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/16\/splendore-della-natura-e-del-corpo-umano-nelle-pagine-incantate-di-h-melville\/"},"modified":"2012-10-16T01:37:00","modified_gmt":"2012-10-16T01:37:00","slug":"splendore-della-natura-e-del-corpo-umano-nelle-pagine-incantate-di-h-melville","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/10\/16\/splendore-della-natura-e-del-corpo-umano-nelle-pagine-incantate-di-h-melville\/","title":{"rendered":"Splendore della natura e del corpo umano nelle pagine incantate di H. Melville"},"content":{"rendered":"<p>Le isole dei Mari del Sud: quale fascino evocano immediatamente queste parole; quale abbondanza di lussureggiante vegetazione tropicale, di tramonti incendiati dalle nuvole purpuree, di terse lagune coralline e giganteschi coni vulcanici emergenti dall&#8217;oceano e solcati da ripide cascate; quale inesprimibile incanto nel sorriso delle bellissime fanciulle polinesiane!<\/p>\n<p>Herman Melville (New York, 1819 &#8211; ivi, 1891) nel 1841-42 partecip\u00f2, come marinaio, a una battuta di pesca nei Mari del Sud, partita da New Bedford, nel Massachusetts, con la baleniera \u00abAcushnet\u00bb; giunto all&#8217;isola di Nuku Hiva, nelle Isole Marchesi (che proprio in quelle settimane navi da guerra francesi stavano annettendo al regno di Luigi Filippo) decise di disertare, con un compagno, per sottrarsi alle durissime condizioni di vita che vigevano a bordo. Solo dopo molte avventure e peripezie, fra l&#8217;altro correndo il rischio di essere ucciso dai cannibali, nel 1843 riusc\u00ec a raggiungere, per le Isole della Societ\u00e0, le Hawaii, e, di l\u00ec, a tornare in patria, doppiando il Capo Horn e rientrando a Boston nel 1844.<\/p>\n<p>La sua esperienza nelle isole del Pacifico meridionale gli ispir\u00f2 poi due libri nei quali, in forma romanzata, descrisse quanto aveva visto e vissuto: \u00abTypee\u00bb, nel 1846, ed \u00abOmoo\u00bb, nel 1847; libri che, se non possiedono il vigore e la straordinaria profondit\u00e0 del suo futuro capolavoro, \u00abMoby Dick o la balena bianca\u00bb (apparso nel 1851), sono tuttavia freschi, vivaci, pieno di stupore e di entusiasmo, pervasi da un senso quasi edenico di comunione con la natura e attraversati da una vena di robusta sensualit\u00e0, che mette in risalto la bellezza non solo dei luoghi, ancora selvaggi e incontaminati, ma anche dei corpi degli indigeni e delle giovani indigene, snelli, atletici, pieni di grazia e di armonia nelle movenze, agili e scattanti come quando, nelle acque di un lago, le maliziose fanciulle giocano come altrettante sirene e paiono trasportare il lettore in un&#8217;altra dimensione della realt\u00e0, dove tutto \u00e8 possibile, anche la comparsa di fate e folletti, come nella magica atmosfera del shakespeariano \u00abSogno d&#8217;una notte di mezza estate\u00bb.<\/p>\n<p>Una ennesima versione del mito del &quot;buon selvaggio&quot;, dunque, favorita anche da una geografia che sembra quella del Paradiso Terrestre, grandiosa ma al tempo stesso affascinante, dominata da foreste e da cascate che paiono appena uscite dalla mano della divinit\u00e0, vivide e pulsanti come il primo giorno della creazione del mondo? Non proprio; perch\u00e9 Melville, viaggiatore incantato ma non ingenuo, \u00e8 troppo scaltrito, troppo figlio del XIX secolo per non saper vedere le due facce della medaglia, per non cogliere le ombre insieme alle luci, per non intuire che una linea incerta e sottilissima separa quel Paradiso Terrestre da un possibile Inferno senza scampo e senza redenzione. Gli indigeni gli sono simpatici e godono di tutta la sua ammirazione; le fanciulle, poi, che giocano e scherzano con i due uomini bianchi con finta innocenza, e tanto pi\u00f9 seducente quanto pi\u00f9 essa \u00e8 ambigua, sono pur sempre dei cannibali; egli ne difende la reputazione agli occhi dei propri connazionali benpensanti e risolutamente mette a confronto la loro semplicit\u00e0 e immediatezza con la sottile perfidia degli uomini bianchi; ma non dimentica, neanche per un solo istante, che la sua vita \u00e8 in pericolo e che quei gioviali isolani, cos\u00ec ammirevoli nel loro abbandono di figli della natura, sono tuttavia capaci di repentini voltafaccia e che potrebbero, da un momento all&#8217;altro, uccidere a tradimento i loro ospiti inattesi e cuocerli alla fiamma, per i loro terribili banchetti a base di carne umana.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, Melville rievoca quel doppio splendore, della natura tropicale e dei corpi delle danzatrici polinesiane, rispettivamente nel capitolo settimo e nel capitolo ventesimo del suo libro di ricordi \u00abTypee: uno sguardo alla vita della Polinesia\u00bb, immergendoci in un&#8217;aura fiabesca e mostrando, al tempo stesso, doti notevoli di osservatore etnologico (titolo originale: \u00abTypee. A Peep at Polynesian Life\u00bb, 1846; traduzione dall&#8217;inglese di Franco De Poli, Milano, Fratelli Fabbri Editori, 1969, pp. 65-66 e 174):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; mi accadde di muovere un ramo, e cos\u00ec facendo dischiusi inaspettatamente alla mia vista una scena che anche ora posso richiamare alla memoria con tutta la vivida chiarezza della prima impressione. La vista di uno scorcio dell&#8217;Eden non avrebbe potuto rapirmi altrettanto.<\/p>\n<p>Dal punto in cui giacevo, colmo di gioia e di stupore, potevo guardare dritto nel fondo di una valle che correva verso le azzurre acque lontane. A met\u00e0 strada fra me e il mare, sparse tra il fogliame lussureggiante, le capanne degli isolani dai tetti di palmetto, calcinate sotto il sole, facevano capolino costeggiando lo splendente paesaggio. La valle di estendeva per pi\u00f9 di tre leghe in lunghezza e circa un miglio in larghezza nel suo punto pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Da entrambi i lati appariva fiancheggiata da ripidi e verdi pendii che, congiungendosi in prossimit\u00e0 del mio punto di osservazione, formavano un anfiteatro di rocce scoscese alte circa trenta metri e solcate da una quantit\u00e0 innumerevole di cascatelle. La bellezza dello scenario culminava nella sua rigogliosa vegetazione che ammantava tutto di verde; proprio nella vegetazione io credo consista tutto il fascino particolare dei paesaggi polinesiani. Ovunque sotto di me, dal ciglio del precipizio al cui limitare ero stato inconsapevolmente tutto quel tempo, sull&#8217;intera superficie della valle, il fogliame appariva dispensato con una tale profusione, che sarebbe stato impossibile descriverne le infinte gamme.<\/p>\n<p>Ma forse nulla mi colp\u00ec come quelle dolci cascatelle che, dopo aver saltellato per i ripidi declivi, scomparivano in miriadi di rigagnoli nell&#8217;esuberante vegetazione della valle.<\/p>\n<p>Su tutto regnava una pace cos\u00ec silenziosa che quasi temevo, con una sola parola, A lungo giacqui rapito [&#8230;].<\/p>\n<p>Le ragazze spesso ballavano al chiar di luna davanti alle loro case. Ci sono infiniti tipi di danze alle qual, per\u00f2, non ho mai veduto gli uomini prendere parte. Consistono nelle pi\u00f9 vivaci e maliziose evoluzioni che coinvolgono nell&#8217;esecuzione tutte le parti del corpo. Le ragazze marchesane danzano per cos\u00ec dire dappertutto: non solo i piedi, ma le braccia, le mani, le dita, persino gli occhi danzano nei loro volti. In realt\u00e0, le loro forme fluttuano, i colli s&#8217;inarcano, le braccia nude si flettono e tutto, in tal modo, mentre esse scivolano leggere e turbinano nell&#8217;aria, che era quasi eccessivo per un ragazzo docile, tranquillo e sobrio come me.<\/p>\n<p>Le damigelle non indossano che fiori oltre al loro succinto gonnellino di gala; e, quando si pavoneggiano nella danza, esse appaiono come uno stuolo di polinesiane silfidi che stiano per spiccare il volo. \u00bb<\/p>\n<p>Non meno stupito e ammirato, non meno lucido e attento \u00e8 lo sguardo di Melville allorch\u00e9 si posa sui ruderi delle misteriose, ciclopiche e vetuste costruzioni di pietra che sono sparse nelle valli dell&#8217;isola di Nuku Hiva, cos\u00ec come in altre localit\u00e0 delle Marchesi e dell&#8217;intera Polinesia (Op. cit. cap. XXI, pp. 177-78):<\/p>\n<p>\u00abTornando un giorno dalla fonte per un nuovo sentiero, vidi uno scenario che mi fece ricordare le architetture dei Druidi a Stonehenge.Una serie di vaste terrazze in pietra si elevavano a gradoni su un largo tratto alla base della montagna, circondato da fitti boschi. Queste terrazze erano lunghe non meno di un centinaio di metri e larghe venti. La loro imponenza tuttavia era meno sbalorditiva della dimensione dei blocchi che le componevano. Alcuni, di forma oblunga, misuravano dai tre ai cinque metri in lunghezza e un paio in spessore. Le superfici erano lisce, ma quantunque squadrate e di forma regolare, non presentavano segni di scalpello. La terrazza superiore e quella di base erano costruite in modo particolare: entrambe avevano nel centro una depressione quadrangolare di circa un metro pi\u00f9 bassa. Alberi giganteschi affondavano le radici nelle fessure tra una pietra e l&#8217;altra, e i rami si innalzavano e si intrecciavano in una cupola quasi impenetrabile ai raggi del sole. Una selva di rampicanti si estendeva da un tronco all&#8217;altro arrivando a soffocare, con la sua invadenza e in consorzio con fitti arbusti, il mare di pietrame. Un aspro sentiero attraversava obliquamente due di queste terrazze; ma era cos\u00ec profonda l&#8217;ombra e densa la vegetazione che chi non fosse stato pratico del posto avrebbe potuto passare di l\u00e0 senza accorgersi della loro esistenza.<\/p>\n<p>Queste costruzioni portavano i segni dell&#8217;antichit\u00e0, e Kory-Kory, che era il mio consulente in tutte le materie di ricerca scientifica, mi diede ad intendere che esse risalivano alla creazione del mondo, che gli stessi d\u00e8i ne erano i costruttori e che sarebbero durate quanto il tempo. La pronta spiegazione di Kory-Kory e l&#8217;attribuzione dell&#8217;opera a un&#8217;origine divina, mi convinsero che n\u00e9 lui n\u00e9 i suoi compagni sapevano nulla di preciso al riguardo.<\/p>\n<p>Mentre contemplavo questi monumenti, senza dubbio eretti da una razza estinta e dimenticata, ora sepolti in un angolo remoto del mondo e ignorati sino a ieri, fui sopraffatto da un senso di venerazione, come se fossi ai piedi dell&#8217;imponente piramide di Cheope. Non c&#8217;erano sculture, iscrizioni, indizi dai quali ricostruire la sua storia: null&#8217;altro che mute pietre. Quanto di questi alberi maestosi che le custodiscono nella loro ombra avrebbero dovuto aver compiuto il loro ciclo ed essere ormai diventati fossili, dal giorno della loro costruzione!<\/p>\n<p>Queste reliquie fanno pensare. Danno un&#8217;idea dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;isola, argomento sempre controverso fra gli studiosi della formazione degli arcipelaghi nei Mari del Sud&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Anche se oggi sappiamo, o crediamo di sapere, che quelle ciclopiche costruzioni sono meno antiche di quel che non credesse il giovane marinaio americano, e anche se ormai sono in pochi a vedere in esse le ultime vestigia dello scomparso continente di Mu, che un tempo signoreggiava al centro del Pacifico, lo stupore ammirato e il rapimento estatico che prova al loro cospetto il viaggiatore moderno, non sono meno intensi di quelli che Melville prov\u00f2 e che seppe descrivere con s\u00ec fervida e commossa partecipazione nelle pagine del suo libro.<\/p>\n<p>Ma sono soprattutto la grazia e la freschezza impareggiabili di quei giovani corpi femminili a suscitare in lui le pi\u00f9 forti emozioni, che riesce a trasmettere al lettore con la massima naturalezza ed evidenza, attraverso uno stile semplice e piano che non indulge ai facili effetti retorici (Op. cit., cap. XVIII, p.152):<\/p>\n<p>\u00abTalora andavamo a goderci il bagno nelle acque di un lago in miniatura ne quale si gettava il torrente della vale. Questo suggestivo specchio d&#8217;acqua era di forma circolare e il suo diametro pi\u00f9 o meno di trecento metri. La sua bellezza era indescrivibile. Attorno, le sue rive traboccavano di lussureggianti masse di vegetazione tropicale, al di sopra delle quali si innalzavano, qua e l\u00e0, i tronchi lunghi e diritti dei noci di cocco con le loro chiome spioventi somiglianti a piume di struzzo ondeggianti al vento.<\/p>\n<p>L&#8217;agilit\u00e0 e la grazia con cui le ragazze della valle filavano sull&#8217;acqua, e la loro dimestichezza con l&#8217;elemento, erano sorprendenti. Alcune volte scivolavano appena sotto la superficie, senza muovere in apparenza nemmeno un arto; poi, girandosi su un fianco, guizzavano via con rapidit\u00e0, e a tratti liberavano nell&#8217;aria i loro corpi; quindi si tuffavano a capofitto verso il fondo, ma ecco di colpo invertivano la rotta e guizzavano nuovamente alla superficie.\u00bb<\/p>\n<p>Eppure la forza evocativa di queste descrizioni, per quanto scaturisca dalla pura contemplazione della bellezza arcana d&#8217;una natura primigenia, non si esaurisce interamente nel dato esteriore, per quanto amorevolmente colto e partecipato; ma rinvia silenziosamente, con un movimento ampio e tuttavia quasi impercettibile, ad altri paesaggi e ad una pi\u00f9 segreta e ancor pi\u00f9 affascinante geografia: quella dell&#8217;interiorit\u00e0, quella del mistero che giace al fondo di noi stessi.<\/p>\n<p>Il viaggio di Melville attraverso le valli e le foreste di questo Eden polinesiano \u00e8, in ultima analisi, una cosciente discesa nelle caverne sottomarine dell&#8217;anima, con le loro trepidanti inquietudini e con la loro struggente attesa d&#8217;una ineffabile rivelazione. Se cos\u00ec non fosse, quelle pur seducenti descrizioni di luoghi e di giovani corpi non avrebbero, come invece accade, il potere di suscitare in noi un godimento, s\u00ec, estetico, ma anche spirituale, nel senso pi\u00f9 puro e delicato della parola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le isole dei Mari del Sud: quale fascino evocano immediatamente queste parole; quale abbondanza di lussureggiante vegetazione tropicale, di tramonti incendiati dalle nuvole purpuree, di terse<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27086","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27086","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27086"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27086\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}