{"id":27085,"date":"2015-07-28T09:28:00","date_gmt":"2015-07-28T09:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/luomo-per-melville-vittima-e-responsabile-della-sua-malvagita-e-indegno-di-redenzione\/"},"modified":"2015-07-28T09:28:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:28:00","slug":"luomo-per-melville-vittima-e-responsabile-della-sua-malvagita-e-indegno-di-redenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/luomo-per-melville-vittima-e-responsabile-della-sua-malvagita-e-indegno-di-redenzione\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo, per Melville, vittima e responsabile della sua malvagit\u00e0, \u00e8 indegno di redenzione"},"content":{"rendered":"<p>Il lettore che chiuda l&#8217;ultima pagina di \u00abMoby Dick\u00bb, il capolavoro dello scrittore americano Herman Melville, rimane a lungo pensoso e si domanda che cosa significhi quel finale: perch\u00e9 la terribile Balena Bianca abbia la meglio sui suoi persecutori, riuscendo a trascinare a fondo tutti gli uomini del \u00abPequod\u00bb insieme alla loro nave e al suo comandante, l&#8217;invasato, implacabile e ossessionante capitano Achab. Chi sono i buoni? Chi \u00e8 il cattivo? E quel mare, che si richiude senza un&#8217;increspatura, come una liquida tomba, su tutti quei marinai, fino a poco prima cos\u00ec gagliardi e orgogliosi della loro valentia e del loro ardimento: che cosa significa quella loro fine cos\u00ec tragica e inattesa, che ridesta lontane memorie dell&#8217;Ulisse dantesco?<\/p>\n<p>\u00c8 stato pensato, detto e scritto di tutto su tali cose: e, passando &#8212; naturalmente &#8212; per la psicanalisi, non c&#8217;\u00e8 critico che non abbia proposto la sua personale soluzione dell&#8217;enigma; ma la verit\u00e0 \u00e8 che non ne sappiamo molto di pi\u00f9 di quanto ne sapessero i lettori del 1851, quando apparve il romanzo \u00abMoby Dick, or the Whale\u00bb, uno dei libri pi\u00f9 importanti dell&#8217;intera letteratura nordamericana e uno dei maggiori in assoluto della letteratura universale.<\/p>\n<p>Melville &#8211; come il suo amico Nathaniel Hawthorne, l&#8217;autore de \u00abLa lettera scarlatta\u00bb, \u00abIl Fauno di marmo\u00bb e \u00abLa casa dei sette abbaini\u00bb, oltre che di alcuni straordinari racconti, fra i quali forse il pi\u00f9 strano e inquietante di tutti, \u00abIl mio parente, maggiore Molineux\u00bb &#8211; veniva da una formazione religiosa di tipo puritano e vivissimo era in lui il senso del male e del peccato, nonch\u00e9 la visione drammatica della vita umana, sospesa fra peccato e redenzione, e resa continuamente fragile e minacciata dagli assalti delle forze malefiche, sia esterne, sia interne all&#8217;anima. E quell&#8217;impronta gli \u00e8 rimasta stampata addosso per sempre, bench\u00e9 tutta la sua attivit\u00e0 di scrittore &#8212; come anche nel caso di Hawthorne &#8212; altro non sia stata che un tentativo di cercare e trovare le risposte giuste, per gettare un fascio di luce sul mistero incombente e terribile dell&#8217;esistenza umana, continuamente insidiata, e quasi assediata, dall&#8217;antico, implacabile Nemico degli uomini.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sereno, dunque, il mondo di Herman Melville; ma, a differenza di quello di Hawthorne, quasi mai &#8212; tranne, in parte, nelle opere &quot;esotiche&quot; giovanile: \u00abTaipee\u00bb ed \u00abOmoo\u00bb, frutto di una reale esperienza di vita selvaggia nelle isole dei Mari del Sud, viste ancora come l&#8217;Eden senza peccato &#8212; egli riesce nell&#8217;intento (se pure vi si prova) di aprire un varco in mezzo alle tenebre, di dissipare il senso angoscioso della caducit\u00e0 e dell&#8217;ambiguit\u00e0 della condizione umana, sospesa fra i due abissi incommensurabili della Caduta e della Redenzione. Quasi tutti i grandi scrittori della met\u00e0 del XIX secolo, del resto, si sono confrontati, da differenti punti di vista, su tale massima questione &#8212; Manzoni, Tolstoj, Dostoevskij, Poe, Balzac, Baudelaire (mentre poi, dalla fine dell&#8217;Ottocento, le grandi questioni morali si allontanano e svaniscono dall&#8217;orizzonte letterario: si confrontino questi giganti con i &quot;nani&quot; del Naturalismo e del Decadentismo, per non parlare delle avanguardie novecentesche, e si vedr\u00e0 la differenza di contenuti e problematiche); Melville, fra essi, occupa un posto a parte, dal momento che la sua visione \u00e8, fra tutte, probabilmente la pi\u00f9 angosciante, la pi\u00f9 pessimistica e la pi\u00f9 disperata.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che Melville non crede nell&#8217;uomo: n\u00e9 con la grazia, n\u00e9 senza la grazia; senza la grazia, perch\u00e9 non \u00e8 che una canna sbattuta dal vento, come direbbe Pascal; con la grazia, perch\u00e9, a ben guardare, nessun uomo \u00e8 degno di essa, e dunque l&#8217;intera umanit\u00e0, come pensava Calvino, non \u00e8 altro che una &quot;massa dannata&quot;, dalla quale poi, forse, Dio, nella sua immensa bont\u00e0 e misericordia, si degner\u00e0 di trascegliere, secondo un suo giudizio imperscrutabile, pochissimi eletti: ma non vi \u00e8 alcun modo per sapere chi saranno, dunque non vi \u00e8 pace possibile, per nessuno, nel corso della vita umana. Insomma l&#8217;uomo non pu\u00f2 redimersi da solo, perch\u00e9 non ne ha le forze; ma non pu\u00f2 neanche essere redento da Dio, perch\u00e9 ogni suo sforzo in tale direzione sarebbe vano, e perch\u00e9, in fondo, non lo merita: tale \u00e8 il suo destino, tale il dramma che lo avvolge, dalla nascita alla morte. E lo scrittore non pu\u00f2 fare altro che prenderne atto, anche se in lui qualcosa, forse, si ribella.<\/p>\n<p>Ha scritto l&#8217;anglista Sergio Perosa a proposito del romanzo di Melville \u00abL&#8217;uomo di fiducia\u00bb &#8211; ma le sue osservazioni valgono per l&#8217;intera problematica dello scrittore americano, anche e soprattutto per il suo capolavoro, \u00abMoby Dick\u00bb (da: S. Perosa, \u00abLe vie della narrativa americana\u00bb (Milano, Mursia, 1965, pp. 39-40):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; l&#8217;Adamo american, facile preda del subdolo impostore, \u00e8 infatti gi\u00e0 inesorabilmente scaduto dalla condizione edenica, \u00e8 vittima perch\u00e9 in lui ha preso definitivo sopravvento la parte di Caino, e ci\u00f2 che resta di Abele \u00e8 solo la candida e ingenua sprovvedutezza di fronte al Male. \u00c8 un Adamo indebolito nella fede in Dio, nella fiducia nel prossimo, nell&#8217;ideale dei valori universali: : un Adamo che scambia per timor religioso la propria endemica debolezza, la tiepidezza e la distorsione delle virt\u00f9 cristiane, o risolve tutto in un facile ottimismo i cui tristi effetti, al contatto con le forze demoniache, son cos\u00ec evidenti,da fornire materia al riso. Il mito della tentazione satanica trova quindi, o crea, nel libro [cio\u00e8 &quot;The Confidence-Man&quot;], lo spunto dell&#8217;attacco ironico e satirico contro il tiepido cristianesimo del tempo, la fede distorta e annacquata che \u00e8 peggio della mancanza di fede, la rettitudine arida che s&#8217;\u00e8 sostituita alla genuina bont\u00e0 di animo, il motivo interessato che ha sostituito la voce del cuore; contro il trascendentalismo, in ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 ingenuo ed utopistico, con l&#8217;incoerenza delle sue posizioni, il vezzo del semplicismo, la risibile predicazione della &quot;self-reliance&quot;.<\/p>\n<p>Nulla di strano che, in ultima analisi, sia il Male a trionfare: nel gioco mortale prospettato dal libro &#8212; e non porta qui se sul piano del &quot;petty swindler&quot;, del misantropo per convinzione, o del Maligno personificato &#8212; l&#8217;uomo \u00e8 ad un tempo vittima e responsabile, non merita, e non fa nulla per meritarsi, la redenzione, la salvezza, o la stessa compassione. Il mondo sembra malato, come diceva Amleto. Vittima e impostore si confondo, o si presuppongono, si cercano spontaneamente, se la vittima ha gi\u00e0 accettato il presupposto su cui opera il nemico, e d\u00e0 la propria fiducia a chi se ne serve per subdoli fini. \u00c8 una forma di tremenda Apocalisse, se si vuole, questa rappresentata dall&#8217;ultima opera narrativa di Melville: a salvarsi dai raggiri sono soltanto, e parzialmente, un monco ipocrita, un cinico senza speranza, un ricco tanto incurante perch\u00e9 nulla pu\u00f2 scalfire la sua ricchezza, un onest&#8217;uomo scorbutico come Pitch, e forse i due trascendentalisti, Mark Winsome ed Egbert, gi\u00e0 perduti per conto loro.<\/p>\n<p>Eppure non \u00e8 tanto, come si sostiene da pi\u00f9 parti, un esempio di timonismo senza speranza, questo di Melville, quanto una forma di ultimo umanesimo, perch\u00e9 la denuncia del male presuppone il moto di rivolta, la possibilit\u00e0 della resistenza e della salvezza. \u00c8 un grido d&#8217;allarme, risultato di un&#8217;attenta e disincantata annotazione della vita umana in ci\u00f2 che offre (&quot;o pi\u00f9 di quanto offra&quot;) di deleterio e meschino. Uno scrittore impegnato a portare alla luce l&#8217;oscuro mondo delle cose, come Melville, non poteva arretrare quando la scoperta fosse tale da oscurare le cose stesse. La verit\u00e0 del cuore o della mente, va detta prima che acquisti il volto di Gorgone e imponga il silenzio.\u00bb<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tornando all&#8217;opera principale di Melville, \u00abMoby Dick\u00bb, \u00e8 inutile, o meglio, \u00e8 fuorviante, domandarsi se il volto del Male sia quello della crudele Balena Bianca, che scorre i mari come un angelo della distruzione e della morte (forse non molti sanno che lo scrittore si \u00e8 ispirato a una capodoglio realmente esistito, che i balenieri chiamavano Mocha Dick e che usc\u00ec vittorioso da decine di scontri con i suoi cacciatori umani), o se non sia quello &#8211; stralunato dalla follia &#8211; del capitano Acahab, posseduto da un demone pi\u00f9 tremendo ancora del demone che egli tenta invano di esorcizzare, inseguendolo per tutti i mari del mondo e contagiando, infine, nella sua lucida pazzia auto-distruttiva, gli ufficiali e l&#8217;intero equipaggio. L&#8217;antico Nemico si cela, infatti, sia nell&#8217;uno che nell&#8217;altro: se la Balena Bianca rappresenta il Male che ci minaccia dall&#8217;esterno, l&#8217;ossessione e l&#8217;ebbrezza di superomismo che pervade Acahab, vera anima persa, \u00e8 l&#8217;espressione del male che nasce dalle nostre stesse, abissali, imperscrutabili profondit\u00e0: sono le due facce della stessa realt\u00e0. E la realt\u00e0 \u00e8 il Male, onnipresente e insidioso, invincibile e indistruttibile; il Male che ha sempre l&#8217;ultima parola, quando lo si fugge perch\u00e9 ci insegue fino alla morte, quando lo si affronta, perch\u00e9 ci contagia con i suoi venefici miasmi. Per ciascuno di noi, come per il capitano Achab, vale il noto aforisma di Nietzsche (in \u00abAl di l\u00e0 del bene e del male\u00bb, 146): \u00abSe guarderai a lungo nell&#8217;abisso, anche l&#8217;abisso vorr\u00e0 guardare dentro di te\u00bb<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 salvezza, non c&#8217;\u00e8 redenzione nell&#8217;universo asfittico e demoniaco raffigurato dalla penna di Herman Melville: lo stile talvolta caustico, talaltra sottilmente ironico e quasi umoristico, di cui si serve per addolcire questa amara, desolante verit\u00e0, non deve trarre in inganno: \u00e8 un universo di posseduti, di dannati e di dementi, senza un raggio di luce che non sia illusoria, senza un filo di speranza che non si riveli beffa atroce o amarissimo inganno. \u00c8 un mondo desolato, crepuscolare, su cui Dio misericordioso non posa pi\u00f9 il suo sguardo, perch\u00e9 si direbbe che lo abbia ripudiato e che abbia abbandonato nelle mani del Maligno; un mondo ormai pronto per l&#8217;estrema dissoluzione e per il giudizio finale. Che verr\u00e0, e verr\u00e0 presto, tremendo e implacabile: proprio nello stile pi\u00f9 severo dei profeti dell&#8217;Antico Testamento.<\/p>\n<p>Che altro rimane da fare all&#8217;uomo, allora, all&#8217;uomo moderno, con tutte le sue macchine, le sue navi a vapore, le sue strade ferrate, le sue officine e i suoi formidabili appetiti di animale degenerato e sfuggito, per sua colpa, al piano della Salvezza, se non contemplare con un sorriso ebete, cinico, allucinato, l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;ora estrema, la resa dei conti cui non si pu\u00f2 sfuggire? Che altro rimane da fare a chi ha compreso, a chi ha visto, a chi ormai &quot;sa&quot;, se non gettare il suo inutile grido di allarme, se non chiamare invano le guardie sugli spalti della fortezza assediata e ormai sul punto di essere espugnata, praticamente senza lotta, perch\u00e9 i difensori si erano assopiti o perch\u00e9, folli e incoscienti, non credevano imminente la minaccia?<\/p>\n<p>Eppure, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna in questo quadro possente e allucinato, in questa sinistra profezia di sciagura e dannazione eterna: non da parte dell&#8217;uomo, o non solo da parte dell&#8217;uomo, perch\u00e9 la debolezza e la tendenza al male fanno parte della sua natura, ferita dalle conseguenze del peccato originale, e tuttavia non rappresentano un dato irrimediabile, definitivo: se cos\u00ec fosse, allora vorrebbe dire che Dio ha abbandonato le sue creature, che ha rinnegato la sua opera. Ma questo pensiero \u00e8 blasfemo: non \u00e8 un pensiero cristiano; \u00e8 un pensiero demoniaco. Esso equivale a negare il significato dell&#8217;Incarnazione, della Passione, della Risurrezione e della Redenzione, a bandire dal mondo la presenza dello Spirito Santo; e fa di Dio non gi\u00e0 il Padre amorevole dell&#8217;uomo, che mai si stanca di cercarlo e di attenderlo a braccia aperte, ma un tiranno incostante e imprevedibile, che si \u00e8 stancato di amare e perdonare: e che non \u00e8 pi\u00f9 Dio, ma il nemico della creazione, vale a dire il Diavolo. Pensiero tremendo, insopportabile e totalmente, radicalmente anti-cristiano; pensiero diabolico, quale fu concepito da Leopardi allorch\u00e9 il poeta italiano compose l&#8217;incompiuto &#8212; e poco conosciuto &#8211; \u00abInno ad Arimane\u00bb (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLeopardi cantore di Arimane \u00e8 il campione di un satanismo disperato, ma lucido e coerente\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 16\/10\/2008\u00bb).<\/p>\n<p>Esito paradossale della tetra, soffocante religiosit\u00e0 di matrice calvinista e puritana: nessun uomo \u00e8 degno di salvezza, perch\u00e9 ciascun essere umano non \u00e8 che un miserabile peccatore al cospetto di Dio. Eppure, come mai il Dio puritano si scoraggia e smette di tendere la sua mano salvifica verso le proprie creature? Non sar\u00e0 che, avendo creato una distanza troppo grande fra lui ed esse, il calvinismo e il puritanesimo, e in genere la teologia protestante, di fatto sopprimono la cosa pi\u00f9 bella del cristianesimo: l&#8217;infinito amore e l&#8217;instancabile pazienza di Dio? E non \u00e8 che all&#8217;origine di questo stranissimo esito c&#8217;\u00e8 un peccato di orgoglio, e sia pure di un orgoglio non riconosciuto come tale, da parte dell&#8217;uomo: ossia la sua pretesa di sconfiggere il male da solo, e di rendersi degno, da se stesso, di essere redento?<\/p>\n<p>Ma nessuno \u00e8 degno di essere redento, quanto ai suoi meriti. Dio non chiede all&#8217;uomo di rendersi degno d&#8217;essere salvato; l&#8217;uomo, per Dio, \u00e8 gi\u00e0 degno di ci\u00f2: purch\u00e9 lo voglia. E, per volerlo, l&#8217;uomo deve confessarsi piccolo e bisognoso: deve deporre l&#8217;orgoglio. Al contrario di quello che fa Achab&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lettore che chiuda l&#8217;ultima pagina di \u00abMoby Dick\u00bb, il capolavoro dello scrittore americano Herman Melville, rimane a lungo pensoso e si domanda che cosa significhi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[91,122],"class_list":["post-27085","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-alessandro-manzoni","tag-edgar-allan-poe"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27085","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27085"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27085\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27085"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27085"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27085"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}