{"id":27082,"date":"2015-12-12T08:20:00","date_gmt":"2015-12-12T08:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/12\/vivere-nelle-megalopoli-comporta-una-perdita-di-umanita\/"},"modified":"2015-12-12T08:20:00","modified_gmt":"2015-12-12T08:20:00","slug":"vivere-nelle-megalopoli-comporta-una-perdita-di-umanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/12\/vivere-nelle-megalopoli-comporta-una-perdita-di-umanita\/","title":{"rendered":"Vivere nelle megalopoli comporta una perdita di umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Fin dai tempi antichi &#8212; si pensi alle satire di Orazio (\u00abIbam forte Via Sacra, ecc.\u00bb: ex compagni di scuola, ricordate?) e a quelle di Giovenale &#8212; era quasi un luogo comune la critica nei confronti della vita urbana e dei suoi modelli di comportamento. Nel Medioevo la tendenza s&#8217;interrompe, per la buona ragione che, in quella fase storica, le citt\u00e0 decadono; tuttavia, non appena lo sviluppo urbano torna a fiorire, ecco che subito alcuni scrittori riprendono a criticarne abitanti. Come non ricordare l&#8217;invettiva di Dante contro la corruzione dei costumi della sua Firenze, caduta in mano a mercanti e bottegai, avidi solamente di guadagno? \u00abFiorenza dentro da la cerchia antica, \/ ond&#8217;ella toglie ancora e terza e nona, \/ si stava in pace, sobria e pudica. \/ Non aveva catenella, non corona, \/ non gonne contigiate, non cintura \/ che fosse a veder pi\u00f9 che la persona\u00bb (<em>Paradiso<\/em>, XV, 97-102). Passatismo, nostalgie anacronistiche, moralismo a buon mercato? Forse; o forse no. Ad ogni modo, a partire del XIV secolo, la citt\u00e0 sale e la campagna scende: ed \u00e8 la volta del contadino di fare da bersaglio ai facili strali dell&#8217;ironia e della satira dei poeti e degli scrittori di citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il movimento ascendente del modello urbano continua a salire e, salvo brevi battute d&#8217;arresto, nel XVII secolo, a partire dall&#8217;Illuminismo esso trionfa e s&#8217;impone definitivamente: la Rivoluzione industriale e le rivoluzioni politiche liberal-democratiche, tutte incentrate sulla vita delle capitali &#8212; Parigi, Vienna, Berlino &#8212; non ne sono che il suggello; e il sorgere delle banche centrali e delle piazze finanziarie &#8212; a Londra, a New York &#8212; costituisce l&#8217;ultima, e pi\u00f9 possente, ratifica. L&#8217;avvento della societ\u00e0 di massa, tra la fine del XIX e il principio del XX secolo, ha come scenario preferito l&#8217;urbanizzazione sempre pi\u00f9 intensa, sempre pi\u00f9 selvaggia; mentre nel cosiddetto Terzo Mondo si moltiplicano le megalopoli parassitarie, le quali, non avendo da offrire n\u00e9 posti di lavoro in fabbrica, n\u00e9 servizi, ad una borghesia troppo scarsa e troppo conservatrice, offrono, in compenso, vasti spazi per i bivacchi di una popolazione rurale attratta da illusorie speranze e poi respinta ai margini, nei quartieri periferici, nelle discariche, nelle baraccopoli, negli accampamenti precari sempre pi\u00f9 simili ai gironi dell&#8217;Inferno dantesco.<\/p>\n<p>La citt\u00e0, insomma, ha conservato il suo potere seduttivo ed attrattivo fin verso la met\u00e0 del XX secolo o un po&#8217; oltre; \u00e8 solo a partire dagli anni &#8217;60 del Novecento che una parte della borghesia cittadina avverte una crescente insofferenza verso il gigantismo disordinato e stressante, l&#8217;inquinamento, la piccola criminalit\u00e0 imperversante nei grandi agglomerati urbani, e comincia a rifluire verso la periferia ancora risparmiata dalla cementificazione brutale, verso le colline, le rive dei laghi o del mare, per costruirsi o acquistare una villetta con giardino e, magari, con piscina, lontano dagli inconvenienti della vita in centro, ma abbastanza vicino a quest&#8217;ultimo, da poterlo raggiungere in pochi minuti di automobile, sia per ragioni lavorative e professionali, che per gli svaghi, la cultura, i teatri, i cinema, le occasioni mondane. Intanto, le strade ed i quartieri semi-abbandonati non sono rimasti vuoti troppo a lungo; nel giro di appena una generazione si \u00e8 fatta avanti una popolazione estranea, per la maggior parte formata da immigrati stranieri, che si \u00e8 insediata gradualmente non solo nelle periferie, ma anche &#8211; e, talvolta, soprattutto &#8211; nei vecchi centri storici, ormai in gran parte disertati dai loro abitanti originari.<\/p>\n<p>La psicologia degli abitanti delle grandi citt\u00e0 moderne subisce una graduale &#8211; e, all&#8217;inizio, quasi insensibile &#8211; trasformazione, per poi mostrare i segni di una vera e propria mutazione antropologica: si tratta quasi di una nuova specie di <em>Homo sapiens sapiens<\/em>, solo apparentemente derivante dall&#8217;antica, ma, in effetti, radicalmente diversa quanto a sentimenti, pensieri e comportamento.<\/p>\n<p>Il tratto essenziale di questa nuova creatura urbana \u00e8 il disincanto, spinto sino ai confini del cinismo. \u00c8 una persona senza pi\u00f9 sogni, n\u00e9 speranze, e, soprattutto, ormai incapace di pensare a qualcosa o a qualcuno che non sia il proprio ego, la difesa ostinata e feroce della posizione acquisita, il distacco, e, sovente, il disprezzo, per chiunque altro non gli serva, n\u00e9 rientri nei suoi scopi strettamente utilitaristici; dominata da una estrema e quasi apprensiva vigilanza a protezione di s\u00e9, e, per il resto, una sorda apatia e una grigia indifferenza per il resto del mondo. \u00c8 come se una tale creatura avesse reciso i propri legami con il mondo, e l&#8217;empatia con tutto ci\u00f2 che sta al di fuori di lei; incapace di scorgere la bont\u00e0, la bellezza e l&#8217;onest\u00e0, non si fa scrupolo di procedere, con qualunque mezzo, in una societ\u00e0 in rovina, calpestando ci\u00f2 che non le serve e scansando o aggirando ci\u00f2 che potrebbe ritardare il suo cammino, il tutto senza smettere di provare un amaro compiacimento nel considerare i suoi simili come immondizia, o, nel migliore di casi, come soprammobili, privi di alcun valore intrinseco, la cui vista la irrita, o la diverte, o la infastidisce, ma non la rallegra mai veramente, o, pi\u00f9 spesso, la lascia del tutto indifferente.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, si tratta di una creatura intelligente, o, quanto meno, astuta: per cui possiede uno sguardo lucido sul mondo; lucido, ma freddo e inumano; lucido, ma totalmente privo di dolcezza o di benevolenza, non parliamo, poi, di solidariet\u00e0, o anche solo di compassione. Non si sente in alcun modo legata alle migliaia di altre creature, simile a lei, che popolano il suo orizzonte: le vede, ma il suo occhio scivola oltre, come se le attraversasse. Si \u00e8 anestetizzata contro qualsiasi forma di sentimento, all&#8217;infuori di un cieco, aggressivo amor di s\u00e9: ha una grandissima opinione del proprio valore e pensa di essere perseguitata da un destino avverso, che la costringe a condividere lo stesso cielo, e a respirare la medesima aria, di una folla straboccante e miserevole, di cui non le importa nulla e che eliminerebbe volentieri, se soltanto lo potesse, come si fa con le zanzare o con gli scarafaggi.<\/p>\n<p>Si prenda, ad esempio, questa pagina di prosa della scrittrice ebrea newyorkese Tana Janowitz, tratta dalla sua raccolta di racconti \u00abSchiavi di New York\u00bb (titolo originale: \u00abSlaves of New York\u00bb, New York, Crown Publishers Inc., 1986; traduzione dall&#8217;inglese di Rossella Bernascone, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, 1987, pp. 182-83):<\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230; Alla Centoventicinquesima, vidi che stavano arrivando le vetture per il centro. Volai su per le scale e poi gi\u00f9 dall&#8217;altro lato e mi buttai su quello che avrebbe dovuto essere un locale. MA NON LO ERA. Non si ferm\u00f2 alla Ottantunesima e nemmeno alla Settantaduesima. Mi misi a urlare. Gli altri passeggeri alzarono gli occhi dai giornali per guardarmi. &quot;Cristo! Sulla metropolitana romana queste cose non succedono. Questo treno del cazzo ha scritto sopra che \u00e8 un locale ma non si ferma. Che storia \u00e8 questa?&quot; Li fissai tutti a uno a uno. Ma nessun altro sembrava minimamente preoccupato. Erano cos\u00ec rassegnati al loro destino, che non aprivano neppure bocca.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;era una puzza orrenda. Non riuscivo a capire da dove venisse. Guardai in giro: in fondo c&#8217;era una barbona. Com&#8217;\u00e8 che lasciavano viaggiare gente cos\u00ec puzzolente? Non doveva essere vecchia, in mezzo a quei giornali bagnati e alla coperta che sistemava continuamente. Non era facile riuscire a puzzare cos\u00ec, se l&#8217;era ben coltivato, quell&#8217;odore. Non lo sentiva, lei? E non aveva neppure le scarpe. Buon Dio, mi dispiaceva per lei, ma ero furibondo: a Roma non c&#8217;erano barboni in metropolitana. Con tutti i soldi che giravano negli Stati Uniti, possibile che d&#8217;inverno non si trovasse un posto per una cos\u00ec?<\/em><\/p>\n<p><em>Con un gemito si coric\u00f2 sul fianco occupando tutto il sedile, sotto il quale c&#8217;era un paio di scarpe da jogging ridotte alla sola punta, e marcia anche quella. Il che illustra chiaramente quello che penso di chi fa del jogging, ed era l&#8217;unica cosa che quella povera creatura poteva permettersi.<\/em><\/p>\n<p><em>Era terribile. Perch\u00e9 non riuscivo a provare pi\u00f9 compassione per una persona che non conoscevo? Non c&#8217;era modo di trasformare le emozioni umane in qualcosa di utile? Nel frattempo, met\u00e0 del mio cervello rimuginava su quanto \u00e8 disgustoso viaggiare in metropolitana. Ormai era del tutto inutile che io andassi al museo: avevo passato la giornata a distrarmi, l&#8217;orologio segnava le quattro passate, se il museo chiudeva alle cinque non aveva senso andarci.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia tornai indietro. Dovetti scendere dal treno in corsa e per un attimo meditai di buttarmi sui binari, anche se, conoscendomi, sapevo che non sarei morto, ma sarei stato storpiato a vita. Eppure, se ne fossi stato veramente convinto avrei potuto farla finita. Nella mia fradicia infelicit\u00e0 vedevo davanti a me i prossimi dieci, vent&#8217;anni: senza un soldo e sconosciuto sarei sicuramente finito come quella barbona, a girare eternamente sulla metropolitana. Com&#8217;era venuto, il momento di contemplazione svan\u00ec; mi attendeva l&#8217;incontro con Lacey, e, se continuavo a vivere, presto o tardi avrei dato a tutti quanti una bella lezione.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando scesi dal treno alla stazione dell&#8217;Ottantunesima, imboccai l&#8217;uscita sbagliata, non quella che portava al museo. Sugli scalini c&#8217;era un altro accattone, fermo su un gradino, incapace di scendere o salire. Aveva dei sandali di plastica infradito al posto delle scarpe ed emanava lo stesso orribile odore che non era di urina, n\u00e9 di sudore, ma qualcosa di molto peggio: la formaldeide della decomposizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Un accattone alla Tolouse-Lautrec, che non riusciva a scendere n\u00e9 a salire e, ingobbito, ondeggiava lento aggrappandosi al corrimano. Fui costretto a sfiorarlo, ma pensai: a che cosa pu\u00f2 servire aiutarlo a salire o scendere? Quando arriver\u00e0 in cima o in fondo, per lui probabilmente sar\u00e0 peggio di dove si trova ora.<\/em><\/p>\n<p><em>La mia meschinit\u00e0 e quella dell&#8217;umanit\u00e0 intera mi colpirono profondamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma per fortuna quella sera il museo era aperto fino alle sei, il che migliorava un po&#8217; le cose&#8230;\u00bb<\/em><\/p>\n<p>In questo brano di prosa, con uno stile che vorrebbe essere spigliato e spiritoso, e che \u00e8 valso alla Janowitz un notevole successo di vendite, tale da proiettarla nell&#8217;Olimpo dei maggiori autori di <em>best-sellers<\/em>, abbiamo un ritratto abbastanza fedele del nuovo tipo umano generato dall&#8217;ambiente della grande citt\u00e0 contemporanea: e la stessa tristezza dell&#8217;ironia di cui si serve, lo stesso squallore delle sue trovate di spirito e strizzatine d&#8217;occhio, ci dicono che ella non ha descritto un <em>altro<\/em> tipo umano, ma il <em>proprio<\/em> tipo umano, esattamente come il regista Woody Allen, che ha avuto un cos\u00ec grande successo di pubblico esattamente per le stesse ragioni.<\/p>\n<p>L&#8217;eroe del racconto di Tama Janowitz \u00e8 simile agli &quot;eroi&quot; di Woody Allen: un individuo gretto e meschino, ma brillante nell&#8217;uso della parola; che non prende nulla sul serio, perch\u00e9 non crede a nulla, tranne che al proprio sacro egoismo; che vive, giorno per giorno, all&#8217;insegna di un narcisismo cos\u00ec assoluto, cos\u00ec sfrontato, cos\u00ec apparentemente ingenuo, da suscitare quasi tenerezza: la tenerezza che destano i bambini piccoli o certi cagnolini dall&#8217;aria malata. E, infatti, costui sfrutta sino in fondo la tenerezza che, effettivamente, desta nel prossimo, e specialmente nelle donne: stimola il loro istinto materno, e intanto le usa, se le porta a letto, senza nulla dare di s\u00e9, perch\u00e9 non ha nulla da dare, in attesa di passare a un&#8217;altra conquista e a un altro atto di vampirismo psichico. Si nutre della freschezza e della giovinezza altrui, che prende senza neppure sognarsi di ricambiare in qualche modo: sfrutta la propria apparente debolezza e fragilit\u00e0 per commuovere, ma, dentro di s\u00e9, sa di essere pi\u00f9 forte, sa di essere un vorace lupo mannaro, un superuomo della decadenza e della decomposizione, nonch\u00e9 un perfetto parassita dal cuore di ghiaccio. O forse no: c&#8217;\u00e8 qualcosa che lo spaventa, anzi, che lo terrorizza: vale a dire tutto quel che pu\u00f2 fargli ombra, e specialmente l&#8217;idea della vecchiaia e della propria morte. Di ci\u00f2 ha una paura folle: sembra quasi che il suo cinismo abbia il solo scopo di attutire, come una droga, il terrore che lo pervade al pensiero della propria fine, e che egli intenda rivalersi, vampirizzando quanto pi\u00f9 gli \u00e8 possibile la vita altrui.<\/p>\n<p>Due sono le armi di cui si serve per catturare le sue vittime: la fragilit\u00e0 apparente, che lo fa simile ad un bambino che abbia perso la mamma, e l&#8217;intelligenza brillante, o, quanto meno, la vivacit\u00e0 intellettuale, che esercita solo ed esclusivamente a fini corrosivi, ironici e demolitori. Non sa cosa voglia dire costruire; non \u00e8 mai sfiorato dal pensiero che possano esistere dei doveri verso gli altri; e i bambini, quelli veri, non lo interessano, anzi, lo disgustano, perch\u00e9 rappresentano solo un fastidio e un elemento di disordine: pianti e pannolini sporchi da cambiare. Eppure le donne ne sono attratte: tanto pi\u00f9 se sono belle, quanto lui \u00e8 brutto; se sono piene di vita, quanto lui \u00e8 arido; se sono generose, quanto lui \u00e8 egoista. Insomma non \u00e8 un uomo, ma un mostro in sembianze umane, che nessuna Bella riuscir\u00e0, coi suoi baci, a trasformare in un principe, o anche solo a far tornare uomo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dai tempi antichi &#8212; si pensi alle satire di Orazio (\u00abIbam forte Via Sacra, ecc.\u00bb: ex compagni di scuola, ricordate?) e a quelle di Giovenale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-27082","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27082","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27082"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27082\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}