{"id":27077,"date":"2016-12-14T08:08:00","date_gmt":"2016-12-14T08:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/14\/se-vi-fu-nella-storia-unepoca-di-gioia-questa-fu-il-medioevo-r-pernoud\/"},"modified":"2016-12-14T08:08:00","modified_gmt":"2016-12-14T08:08:00","slug":"se-vi-fu-nella-storia-unepoca-di-gioia-questa-fu-il-medioevo-r-pernoud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/14\/se-vi-fu-nella-storia-unepoca-di-gioia-questa-fu-il-medioevo-r-pernoud\/","title":{"rendered":"\u00abSe vi fu, nella storia, un\u2019epoca di gioia, questa fu il Medioevo\u00bb (R. Pernoud)"},"content":{"rendered":"<p>R\u00e9gine Pernoud (nata a Ch\u00e2teau Chinon, in Borgogna, il 17 giugno 1909, e ivi spentasi il 22 aprile 1998), grande storica francese e grande medievalista, ha tracciato, nelle sue opere, un ritratto della civilt\u00e0 cristiana medievale ben diverso da quello cui siamo stati abituati dalla dominante cultura neoilluminista e neopositivista, tetro e sgradevole: al contrario, dalle pagine della Pernoud emerge un mondo pervaso di freschezza e di poesia, vigore ed entusiasmo, slanci mistici e intensa gioia di vivere. Sissignori: gioia di vivere! Con buona pace di tutti gli Umberto Eco e di tutti i romanzi, e i film, come <em>Il nome della Rosa<\/em>, che, del Medioevo, vogliono trasmetterci ad ogni costo un ritratto a fosche tinte, popolato di monaci lussuriosi, ignoranti e criminali, e pervaso da una spiritualit\u00e0 malata, patologica, delirante, sempre a caccia di vittime da immolare sui roghi, ella ci raffigura una civilt\u00e0 medievale in cui i conflitti interiori, tipici dell&#8217;uomo moderno, erano tenuti a fremo da sapienti spinte e controspinte sociali e morali, che incanalavano l&#8217;energia vitale degli uomini e delle donne verso obiettivi positivi, la famiglia, il lavoro, il sacerdozio, e creavano le condizioni per una esistenza non priva di gioia, anzi, caratterizzata da una piena capacit\u00e0 di godere <em>in maniera umana<\/em>, e non compulsiva, come si d\u00e0 nella odierna societ\u00e0 consumista, le cose buone del mondo.<\/p>\n<p>Le cose <em>buone del mondo!<\/em> S\u00ec, perch\u00e9 il mondo \u00e8 stato fatto da Dio, e dunque \u00e8 stato fatto bene: <em>e Dio vide che era cosa buona<\/em>, dice l&#8217;autore del libro della <em>Genesi,<\/em> quando descrive i sette giorni della creazione. Basta pensare al <em>Cantico delle creature<\/em> di san Francesco: <em>Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per tutte le tue creature<\/em>: dov&#8217;\u00e8 la tristezza, dov&#8217;\u00e8 il pessimismo? Certo: il Medioevo non \u00e8 solo questo; \u00e8 anche <em>Il trionfo della morte<\/em>, ed \u00e8 anche il <em>Giudizio universale<\/em>, con Dio, gli angeli, i santi, e con il diavolo e le sue schiere infernali che si dividono gli esseri umani in vista della vita eterna. Ma che cosa c&#8217;\u00e8 di male a ricordarsi che si \u00e8 creature mortali? Qui non si tratta solo dell&#8217;uomo medievale: si tratta del cristiano; quindi, anche del cristiano dei nostri giorni. Il cristiano pensa alla morte: senza morbosit\u00e0, ma ci pensa: sa che essa \u00e8 la porta da cui avr\u00e0 inizio la vita vera. Ci pensa, pertanto, non per avvilire i suoi giorni mortali, ma, al contrario, per viverli bene: cio\u00e8 in armonia con Dio, e non andando contro le sue leggi e rifiutando il suo amore. L&#8217;interesse per la morte dell&#8217;uomo medievale \u00e8 il riflesso di una piena consapevolezza che la creatura umana \u00e8 mortale, e che un d\u00ec i suoi giorni finiranno; inoltre, che a quel punto sar\u00e0 giudicato, e non potr\u00e0 barare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno cerca di non pensare mai alla morte e considera ineducato, per esempio, il fatto che qualcuno ne parli in maniera troppo esplicita, durante un pranzo o una riunione fra amici. Non bisogna pensare alla morte: bisogna pensare alla vita e a tutte le opportunit\u00e0 che essa offre. Tuttavia non si pu\u00f2 pensare in maniera positiva alla vita, se non si \u00e8 capaci di misurare con uno sguardo la morte: solo chi \u00e8 capace di dare la propria vita per le cose in cui crede, sa apprezzare la vita al suo giusto valore. L&#8217;uomo medievale lo sapeva; e lo sapeva non perch\u00e9 medievale, ma perch\u00e9 cristiano: quindi, in teoria, il cristiano dovrebbe saperlo ancora oggi, Difatti, la <em>tristitia<\/em> era considerata un vero e proprio peccato, non una semplice inclinazione al male o una occasione di peccato. Il primo uomo moderno delle cui emozioni e dei cui sentimenti siamo ben documentati, Francesco Petrarca, si lamenta di una scissione nel proprio io: <em>quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, scrive, nella lettera in cui descrive l&#8217;ascensione al Monte Ventoso. Petrarca \u00e8 un&#8217;anima infelice, perch\u00e9 ama la vita in contraddizione con la coscienza del tempo che fugge e della morte che si avvicina; mentre Dante ama la vita perch\u00e9 sa che il progressivo avvicinarsi alla morte rappresenta non gi\u00e0 una inspiegabile aberrazione della natura, ma una preparazione necessaria, e perch\u00e9 sa che la vita, senza la morte, sarebbe un vano ritornare su se stessi, come in un labirinto, senza mai evolvere, senza mai trascendersi, senza mai imparare nulla di nulla, di ci\u00f2 che \u00e8 veramente necessario.<\/p>\n<p>Citiamo una pagina dal libro di R\u00e9gine Pernoud <em>Luce del Medioevo<\/em> (titolo originale: <em>Lumi\u00e9re du Moyen Age<\/em>, Paris, Editions Bernard Grasset, 1954; traduzione dal francese di Italo De Giorgio, Roma, Giovanni Volpe Editore, 1978, pp. 124-126):<\/p>\n<p><em>Se la loro fede era ingenua, si deve peraltro dire che non escludeva un solido senso pratico. E le realizzazioni alle quali essa condusse, costringono a pensare che essa non consistesse solamente, come si \u00e8 detto, nel culto delle reliquie. Il Medioevo ama le reliquie, come ama ogni segno di una realt\u00e0 invisibile. Ma questo \u00e8 realismo, non sentimentalismo. La reliquia ha qualcosa della &quot;traditio&quot;, della consegna di un simbolo negli atti di vendita o nelle investiture: \u00e8 una caratteristica dell&#8217;epoca, e non solo della religione di tale epoca.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 questo il luogo di discutere della credenza nell&#8217;inferno, che \u00e8 un dogma del cristianesimo e quindi non \u00e8 affatto specifico del Medioevo. Resta da vedere se le visioni infernali magistralmente evocate da poeti e pittori generavano quel paralizzante terrore di cui si parla tanto volentieri, e se le mortificazioni cui la chiesa induceva finivano per privar ei nostri antenati delle gioie dell&#8217;esistenza. Non si pu\u00f2 negare che la spinta essenziale della fede medioevale sia l&#8217;amore e non la paura.: &quot;senza amore nessuno pu\u00f2 bene Dio&quot; si diceva, e ancora:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sans amour nul ne peut \u00e0 l&#8217;honneur parvenir \/ Sui doit \u00eatre amoureux qui veut grand devenir&quot; (Nessuno pu\u00f2 senza amore giungere all&#8217;onore. \/ Cos\u00ec deve essere amante chi aspira a divenire grande).<\/em><\/p>\n<p><em>Non senza stupore si trovano nei trattati di morale dell&#8217;epoca otto peccati capitali invece dei sette che conosciamo: l&#8217;ottavo \u00e8, inaspettatamente, la tristezza, &quot;tristitia&quot;. I teologi la definiscono per condannarla, e prescrivono i &quot;remedia tristitiae&quot; ai quali conviene ricorrere quando ci si sente preda della malinconia:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Car iri\u00e9, morne et pensis \/ Peut l&#8217;on bien perdre Paradis, \/ et plein de Joje et envoisi\u00e9 &#8212; Mais qu&#8217;on gard d&#8217;autre p\u00e9ch\u00e9 &#8212; le peut-on bien conquerre aussi. (Perch\u00e9 possono bene far perdere il Paradiso \/ pieno di gioia e di delizia. \/ Ma ci si guardi da altro peccato, \/ e lo si pu\u00f2 lo stesso conquistare.)<\/em><\/p>\n<p><em>Alla base della concezione del mondo nel Medioevo si scopre semmai un solido ottimismo. A torto o a ragione si parte allora dal principio che il mondo \u00e8 fatto bene, che se il peccato perde l&#8217;uomo, la Redenzione lo salva e che niente, prova o gioia, succede che non sia per il suo bene e da cui egli non possa trarre insegnamento e profitto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Car maintes fois aller \u00e0 l&#8217;aventure \/ En ce qu&#8217;on craint, avoir peine et douleur \/ Vient \u00e0 effet de douce nourriture: \/ Je tiens que Dieu fait tout pour le meilleur. \/ Dieu n&#8217;a pas fait chacun d&#8217;une jointure, \/ Terres ni fleurs toutes d&#8217;une couleur; \/ Mais rien n&#8217;advient dont fleur n&#8217;ait ouverture. \/ Je tiens que Dieu fait tout pour le meilleur&quot;,<\/em><\/p>\n<p><em>cos\u00ec si esprime Eustache Deschamps, uno dei poeti che hanno offerto un panorama pi\u00f9 completo ed esatto della vita del loro tempo (&quot;Perch\u00e9 molte volte, andando all&#8217;avventura, \/ ci\u00f2 che si teme, aver pena e dolore, \/ ha poi l&#8217;effetto di dolce nutrimento. \/ Penso che Dio fa tutto per il meglio. \/ Dio non ha fatto tutti d&#8217;un sol pezzo, \/ n\u00e9 terre e fiori tutti d&#8217;un colore; \/ ma nulla accade da cui non possa aprirsi un fiore. \/ Penso che Dio fa tutto per il meglio&quot;). Davanti a simili testi, e senza nemmeno pensare alla gigantesca baldoria di cui erano occasione le feste religiose, vien da pensare che se vi fu nella storia del mondo un&#8217;epoca di gioia, questa fu il Medioevo, e non si pu\u00f2 che concludere con il giustissimo rilievo di Drieu La Rochelle: &quot;&quot;Non a dispetto del cristianesimo, ma per mezzo del cristianesimo si rivela pienamente ed apertamente la gioia di vivere, di avere un corpo, un&#8217;anima in questo corpo&#8230; insomma la gioia di essere&quot; (articolo su &quot;La conception du corps au Moyen Age&quot;, in &quot;Revue Fran\u00e7aise&quot;, n. 1, pag. 16).<\/em><\/p>\n<p>Ora, la chiave per comprendere perch\u00e9 il Medioevo sia stato tanti denigrato, nella cultura moderna, specialmente dall&#8217;illuminismo in poi, sta proprio nella gioia di viere, che non ha nulla a che fare con la <em>joie de vivre<\/em> della cultura moderna, che \u00e8, piuttosto, una specie di allegria da disperati, la stessa che induce l&#8217;orchestra del <em>Titanic<\/em> a continuare a suonare, mentre il transatlantico si appresta a scendere per sempre nel buio della sua liquida bara. Il Medioevo, infatti, \u00e8 stato una lunga epoca profondamente imbevuta di spirito religioso; dunque, se \u00e8 stato anche un&#8217;epoca caratterizzata dalla gioia di vivere, ossia da un sano apprezzamento delle cose buone che a vita offre, ci\u00f2 equivale a dire che il cristianesimo non \u00e8 affatto nemico della vita, come i vari <em>philosphes<\/em> di allora e d&#8217;oggi sostengono, da Voltaire a Michel Onfray, senza scordare il troppo sopravvalutato Bertrand Russell, ma, al contrario, esso possiede in se stesso le caratteristiche per rendere gli esseri umani pi\u00f9 gioiosi, ottimisti, sereni. Questo, per\u00f2, la cultura moderno non \u00e8 disposta ad ammetterlo a nessun costo. E ci\u00f2 per una ragione evidente: l&#8217;uomo moderno non \u00e8 sereno, n\u00e9 ottimista, n\u00e9 gioioso; al massimo, conosce dei brevi sprazzi di allegria malsana, sgangherata, di disordinata e rumorosa esaltazione, per poi ripiombare in un cupo disagio esistenziale, in una tetra sensazione di solitudine e fallimento. Il primo dei moderni, Francesco Petrarca, era perseguitato, per sua stessa ammissione, dall&#8217;accidia, ossia dalla <em>aegritudo<\/em>, dalla <em>tristitia<\/em>; ed era disposto ad ammettere &#8211; a differenza di quel che faranno i suoi successori &#8212; che tale atteggiamento interiore equivaleva ad un peccato, proprio nel senso cristiano del termine, cio\u00e8 una grave disobbedienza alla volont\u00e0 di Dio. Dunque, per il cristiano, Dio desidera che l&#8217;uomo sia gioioso, che sia sereno e ottimista; se non lo \u00e8, se si compiace di crogiolarsi nel pessimismo e nell&#8217;amarezza, ci\u00f2 costituisce un male, ossia un peccato.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno non pu\u00f2 ammettere queste cose, perch\u00e9 se lo facesse, dovrebbe trarne la conclusione di aver sbagliato quasi tutto, e di essersi allontanato dalla strada del suo stesso bene, non per altra ragione che per una maligna, ostinata forma di resistenza ai piani di Dio e di gelosia nei suoi confronti; dovrebbe riconoscere che la civilt\u00e0 da lui costruita, e ella quale va tanto fiero, \u00e8 una forma di malattia, per quanto tecnologicamente raffinata, dalla quale deve liberarsi, se vuol ritrovare la salute interiore (E, in buona misura, anche quella fisica); e che \u00e8 unicamente il suo orgoglio, un orgoglio smodato e diabolico, a trattenerlo da un cos&#8217;m necessario e saltare ripensamento, e a spingerlo a intestardirsi lungo una strada che lo sta portando sempre pi\u00f9 lontano da se stesso, dalla parte migliore della sua anima, nella stessa misura in cui lo sta allontanando dall&#8217;amore di quel Dio che lo ha creato e che non si stanca di cercarlo e di chiamarlo a S\u00e9, al punto da avergli mandato, per aiutarlo a ravvedersi, il Suo stesso Figlio unigenito. In definitiva, la civilt\u00e0 moderna \u00e8 la pi\u00f9 compiuta realizzazione dell&#8217;anticristianesimo; e quei cristiani che non lo vogliono vedere, quei teologi, quei sacerdoti, quei vescovi e cardinali che continuano a rovistare in mezzo ad essa per trovarvi delle cose positive, con le quali trovare una maniera d&#8217;intendersi e costruire un cristianesimo &quot;adulto&quot; e, appunti, &quot;moderno&quot;, non hanno capito nulla n\u00e9 del cristianesimo, n\u00e9 della modernit\u00e0, e, di fatto, agiscono come i peggiori nemici del cristianesimo, oltre che di se stessi e dei loro simili, perch\u00e9 si danno un gran da fare per spegnere quella fiammella che, sola, potrebbe ancora indicare la via della salvezza fra le tenebre angosciose di un mondo stralunato, incattivito, abbandonato da Dio e dal bene.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale amava la vita perch\u00e9 sapeva fare i conti con la morte. Non la temeva in se stessa, perch\u00e9, da realista qual era, ne accettava la necessaria presenza; la temeva per le conseguenze morali di una morte che lo potesse cogliere lontano dalla volont\u00e0 di Dio. E, per ricordargli la sua mortalit\u00e0 e la necessit\u00e0 del pentimento, il sacerdote gli diceva, il Mercoled\u00ec delle Ceneri, riecheggiando il <em>Libro di Giobbe<\/em>: <em>Ricordati che sei polvere, ed in polvere ritornerai<\/em>; frase che \u00e8 risuonata, generazione dopo generazione, sotto la volta delle chiesette o delle cattedrali, fino a qualche decennio fa; ma che poi, dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, \u00e8 stata sostituita da questa: <em>Convertiti e credi al Vangelo<\/em>. Complimenti a quelle teste d&#8217;uovo che hanno pensato e voluto una tale sostituzione, e a quei sacerdoti e vescovi che ci spiegano, con grande sfoggio di cultura biblica, che \u00e8 proprio la stessa cosa, che non \u00e8 cambiato nulla, che la Chiesa post-conciliare si \u00e8 limitata a porre l&#8217;accento sull&#8217;aspetto della conversione, piuttosto che su quello della fragilit\u00e0 e mortalit\u00e0 dell&#8217;uomo. O mentono, o s&#8217;ingannano: in entrambi i casi, hanno smarrito completamente il senso autentico dello spirito cristiano &#8212; e, con esso, il cristiano moderno finisce per essere come tutti gli altri uomini moderni: triste, depresso, scoraggiato, infelice ed angosciato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>R\u00e9gine Pernoud (nata a Ch\u00e2teau Chinon, in Borgogna, il 17 giugno 1909, e ivi spentasi il 22 aprile 1998), grande storica francese e grande medievalista, ha<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,117,143,198],"class_list":["post-27077","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-dio","tag-francesco-petrarca","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27077","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27077"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27077\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}