{"id":27072,"date":"2013-04-08T11:02:00","date_gmt":"2013-04-08T11:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/04\/08\/e-il-meccanicismo-galileiano-allorigine-del-conflitto-con-noi-stessi-e-con-la-natura\/"},"modified":"2013-04-08T11:02:00","modified_gmt":"2013-04-08T11:02:00","slug":"e-il-meccanicismo-galileiano-allorigine-del-conflitto-con-noi-stessi-e-con-la-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/04\/08\/e-il-meccanicismo-galileiano-allorigine-del-conflitto-con-noi-stessi-e-con-la-natura\/","title":{"rendered":"\u00c8 il meccanicismo galileiano all\u2019origine del conflitto con noi stessi e con la natura"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il punto a partire dal quale abbiamo imboccato il sentiero sbagliato, ponendoci in perenne conflitto con la natura e, quindi, anche con noi stessi?<\/p>\n<p>Si sarebbe tentati di rispondere: con la rivoluzione industriale; oppure: con l&#8217;avvento dell&#8217;era atomica; o anche: con l&#8217;inizio della manipolazione genetica degli esseri viventi; ma sarebbero risposte affrettate e fuorvianti, originate dalla semplice constatazione degli effetti, non dalla individuazione delle cause.<\/p>\n<p>Si comprende un fenomeno quando si \u00e8 capaci di collocarlo nella giusta prospettiva, quando se ne comprende l&#8217;origine, non confondendola con la sua manifestazione: quando, cio\u00e8, se ne comprende l&#8217;intima necessit\u00e0, la causa profonda. Per il rapporto conflittuale tra l&#8217;uomo e la natura, bisogna risalire molto pi\u00f9 indietro, perlomeno alla Rivoluzione scientifica del XVII secolo e alla concezione della natura formulata da Galilei, Cartesio, Hobbes e Spinoza.<\/p>\n<p>Per questi scienziati e pensatori, l&#8217;universo non \u00e8 pi\u00f9 un essere animato, ma una macchina, composta da parti simili a ingranaggi e regolata da leggi fisse e immutabili; gli elementi che lo compongono sono paragonabili alle rotelle di un orologio e il loro movimento \u00e8 riconducibile a una legge fondamentale, quella del movimento dei corpi: il meccanicismo, cos\u00ec, sfocia nel materialismo, perch\u00e9 in natura non vi sono altro che corpi, corpi senz&#8217;anima (con la sola eccezione dell&#8217;uomo: eccezione che, poco alla volta, verr\u00e0 lasciata cadere).<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 corpo, materia in movimento: e Newton ne era cos\u00ec convinto che, dopo aver sostenuto un&#8217;aspra polemica con Robert Hooke circa la natura della luce &#8211; che egli voleva corpuscolare e non ondulatoria -, dopo la morte del &quot;rivale&quot;, sfrutt\u00f2 senza vergogna la sua posizione di presidente della Royal Society per seppellire in ogni modo anche il ricordo di quello, spingendosi fino al punto di far rimuovere il suo ritratto dai locali di quella prestigiosa istituzione. Se la luce \u00e8 fatta di onde, infatti, allora c&#8217;\u00e8 qualcosa, in natura, che non \u00e8 corpo, o che non \u00e8 solamente corpo: ipotesi inammissibile, perch\u00e9 suscettibile di reintrodurre nel quadro del reale dei &quot;pericolosi&quot; elementi extra-materiali, il che farebbe vacillare la pretesa dello scienziato di essere potenzialmente onnisciente: \u00abHypotheses non fingo\u00bb, per dirla con Newton.<\/p>\n<p>Vale la pena di citare la famosa frase per esteso, contenuta nell&#8217;edizione del 1713 dei \u00abPrincipia mathematica\u00bb: \u00abIn verit\u00e0 non sono ancora riuscito a dedurre dai fenomeni la ragione di queste propriet\u00e0 della gravit\u00e0, e non invento ipotesi. Qualunque cosa, infatti, non deducibile dai fenomeni va chiamata ipotesi; e nella filosofia sperimentale non trovano posto le ipotesi sia metafisiche, sia fisiche, sia delle qualit\u00e0 occulte, sia meccaniche\u00bb: dove, come si vede, Newton non si contenta di stabilire un principio di esclusione logica nel campo della scienza in senso stretto, ma anche in quello della filosofia e della metafisica.<\/p>\n<p>Gli far\u00e0 eco David Hume, nel 1748, con questa celebre affermazione contenuta nella sua \u00abRicerca sull&#8217;intelletto umano\u00bb: \u00abQuando scorriamo i libri di una biblioteca, persuasi di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantit\u00e0 e sui numeri? No: Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esistenza? No. E allora gettiamolo nel fuoco, perch\u00e9 non contiene che sofisticherie e inganni\u00bb. Come dire che solo la matematica e le scienze sperimentali hanno diritto di cittadinanza nella cultura umana: tutto il resto \u00e8 da eliminare. Al confronto, l&#8217;Indice dei libri proibiti di cattolica memoria \u00e8 roba da principianti.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Galilei. La natura, per lui, \u00e8 come un grande libro, il libro dell&#8217;universo, scritto da Dio in caratteri matematici e tale, perci\u00f2, da poter essere decifrato solo dallo scienziato; senza la matematica e la geometria, nessuna lettura di tale libro \u00e8 possibile: lo sostiene, assai vigorosamente, nel \u00abSaggiatore\u00bb (1623), in astiosa polemica contro l&#8217;astronomo gesuita Orazio Grassi (scritto, sia detto fra parentesi, prendendo lo spunto dalla questione delle comete: nella quale egli aveva completamente torto, mentre il suo avversario era vicino al vero). \u00abLa filosofia \u00e8 scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l&#8217;universo), ma non si pu\u00f2 intender se prima non s&#8217;impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne&#8217; quali \u00e8 scritto. Egli \u00e8 scritto in lingua matematica e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi \u00e8 impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi \u00e8 un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto\u00bb.<\/p>\n<p>Galileo, dunque, sostiene un radicale meccanicismo, improvvisandosi anche filosofo: a partire da lui, la &quot;filosofia della natura&quot; cessa di essere un ramo della filosofia, quello che si occupa dei fenomeni naturali, e non solo diventa una scienza del tutto autonoma, ma tende a soppiantare la filosofia stessa, a sostituirsi ad essa, beninteso dopo aver separato la propria strada dalla teologia e dopo essersi sbarazzata dell&#8217;&quot;inutile fardello&quot; rappresentato dalla metafisica (quest&#8217;ultimo passo verr\u00e0 compiuto da Hume e da Kant) e, alla fine, di tutto quanto non sia pura e semplice analisi del linguaggio (con Wittgenstein), per cui tutto quel che si pu\u00f2 dire sul mondo sono delle proposizioni che abbiano un senso logico.<\/p>\n<p>Ben diversa era stata l&#8217;idea circa la natura del mondo coltivata dai filosofi prima di Galilei.<\/p>\n<p>Se per la filosofia cristiana l&#8217;universo era il frutto della creazione divina, per Platone esso era un grande organismo vivente (teoria panpsichistica) e tale concezione era stata ripresa dai filosofi neoplatonici dell&#8217;Umanesimo, specialmente da Marsilio Ficino.<\/p>\n<p>Anche i filosofi naturalisti del Rinascimento &#8212; Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella &#8211;, pur muovendo da altri presupposti, riguardo alla natura del mondo procedevano sullo stesso ordine di pensieri dei neoplatonici: l&#8217;universo, per loro, era (come afferma Campanella) \u00abun animal grande e perfetto\u00bb.<\/p>\n<p>San&#8217;Agostino, da parte sua, aveva sostenuto che Dio ha offerto alla nostra conoscenza, insieme ai libri della Sacra Scrittura, anche il libro della natura: \u00e8 sua, quindi, e non di Galilei, come comunemente si crede, l&#8217;immagine del \u00abgran libro della natura\u00bb (o meglio Galilei, di suo, da buon seicentista ci mette il \u00abgrande\u00bb). Per Agostino, per\u00f2, la prospettiva \u00e8 esattamente all&#8217;opposto di quella che sar\u00e0 di Galilei: anche l&#8217;uomo ignorante pu\u00f2 leggere nel libro della natura, \u00abin toto mundo legit et idiota\u00bb, mentre solo le persone colte sono capaci di leggere le Sacre Scritture: \u00abnon ea legunt nisi qui litteras noverunt\u00bb .<\/p>\n<p>Anche per la concezione cristiana medievale \u00e8 pi\u00f9 facile leggere nel libro della natura che nella Bibbia: perch\u00e9 il primo lo si conosce per mezzo dei sensi, e dunque tutti sono in grado di farlo; il secondo richiede il saper leggere e, inoltre, il retto discernimento delle cose sacre, cosa che non \u00e8 possibile fuori dal magistero della Chiesa. Tutti possono vedere che il sole sorge, culmina in cielo e poi tramonta, ma solo pochi hanno gli strumenti per leggere e comprendere il significato delle Scritture. L&#8217;esperienza dei sensi non inganna, ma la mente pu\u00f2 vaneggiare in falsi ragionamenti; inoltre, se un errore nella conoscenza della natura \u00e8 sempre rimediabile, un errore in ambito teologico pu\u00f2 condurre all&#8217;eresia e alla dannazione dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di Sant&#8217;Agostino, dunque, \u00e8 stata ampiamente condivisa per tutti i secoli della cultura medievale. Ugo di San Vittore, per esempio, riteneva che il mondo sia come un libro \u00abscriptus digito Dei\u00bb, scritto dalla mano di Dio; e sosteneva che i fenomeni della natura debbano venire interpretati con gli stessi criteri con cui si deve leggere la Bibbia. Ecco perch\u00e9 la filosofia naturale del Medioevo va continuamente alla ricerca dei significati riposti, morali e religiosi, insiti nei fatti e negli enti della natura.<\/p>\n<p>Del resto gi\u00e0 il \u00abFisiologo\u00bb, un libro composto ad Alessandra d&#8217;Egitto fra il II e il IV secolo, probabilmente in ambiente gnostico, ma che continu\u00f2 a fare testo per moltissimo tempo, aveva sostenuto che la Sacra Scrittura \u00abnon ha detto nulla senza una precisa ragione intorno agli uccelli e alle fiere\u00bb: si trattava, quindi, di cogliere le relazioni nascoste esistenti fra gli animali e quanto scritto nella Bibbia. L&#8217;unicorno e il pellicano, ad esempio, erano simboli di Cristo e del suo sacrificio in favore degli uomini, l&#8217;uno perch\u00e9 si lascia catturare da una vergine, l&#8217;altro perch\u00e9 sfama i suoi piccoli offrendo loro la propria stessa carne.<\/p>\n<p>Una &quot;curiositas&quot; scientifica vera e propria, nel senso moderno del termine, nel Medioevo non esisteva; come aveva affermato Sant&#8217;Ambrogio, gli uomini fanno bene a concentrare i loro sforzi nelle cose dell&#8217;anima, pi\u00f9 che nello studio dei misteri della natura; e ancora Agostino, nelle \u00abConfessiones\u00bb, aveva lamentato che gli uomini vanno ad ammirare le cime dei monti, esplorano le profondit\u00e0 dell&#8217;oceano e studiano gli astri del firmamento, per\u00f2 trascurano di prendersi cura di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, ossia di se stessi. Ma non aveva sostenuto anche Socrate qualche cosa di simile, allorch\u00e9 aveva detto che l&#8217;uomo deve innanzitutto sforzarsi di conoscere se stesso, mentre il mistero dell&#8217;universo \u00e8 al di l\u00e0 della sua portata?<\/p>\n<p>E non \u00e8 questa anche la concezione di Dante, che punisce la &quot;curiositas&quot; di Ulisse non sorretta dall&#8217;umilt\u00e0 e dalla fede in Dio, dunque dalla &quot;virtus&quot; cristianamente intesa, ma imperniata sull&#8217;orgoglio umano, cio\u00e8 sulla ribellione della creatura all&#8217;ordine di cose stabilito dal Creatore? Notiamo, di passaggio, che alcuni veicoli spaziali allestiti dalla NASA recano nomi altamente emblematici di tale orgoglio umano puramente &quot;laico&quot;, come \u00abChallenger\u00bb (ossia \u00abLo Sfidante\u00bb) e, appunto, \u00abCuriosity\u00bb (ma \u00e8 bene ricordare che \u00abChallenger\u00bb \u00e8 anche il nome di un vascello della Marina britannica messo a disposizione della Royal Society di Londra per una spedizione scientifica effettuata tra il 1872 e il 1876).<\/p>\n<p>Poi, tutto \u00e8 cambiato con la Rivoluzione scientifica del XVII secolo e con la concezione meccanicista di Galilei, Cartesio e Newton.<\/p>\n<p>Certo, Galilei aveva &quot;ragione&quot;, come scienziato, nel separare la teologia dalla scienza e nel negare che la Bibbia sia uno strumento utile per la conoscenza della natura; per\u00f2 la sua pretesa di ridurre la conoscenza della natura a un fatto puramente matematico ha avuto conseguenze funeste, non solo per il giusto rapporto fra l&#8217;uomo e la natura stessa, ma anche per l&#8217;unit\u00e0 interiore dell&#8217;uomo stesso, per la coesione del suoi io.<\/p>\n<p>Dimenticando che l&#8217;uomo \u00e8 parte della natura ed escludendo, sia pure implicitamente, che esistano anche altri piani di realt\u00e0, oltre a quello naturale, e altre modalit\u00e0 di conoscenza, sia della natura medesima, sia della realt\u00e0 extra-naturale (la modalit\u00e0 religiosa, quella spirituale, quella artistica, quella poetica, per non parlare di quella filosofica), ha creato le premesse per quella assolutizzazione della scienza che ha causato una scissione dell&#8217;io, relegando nei locali meno nobili e meno luminosi del conoscere tutto ci\u00f2 che non \u00e8 suscettibile di formulazione matematica, di osservazione e misurazione scientifica, di esperimento, di previsione.<\/p>\n<p>La Rivoluzione scientifica del XVII secolo, dunque, ha iniziato quella distruzione dell&#8217;unit\u00e0 della coscienza, quella schizofrenia tra l&#8217;uomo e il mondo, quel brutale utilitarismo verso gli enti naturali e quel disprezzo verso i saperi non scientifici, che sono alla base non solo della crisi ecologica planetaria che stiamo vivendo, ma anche della crisi spirituale e morale dell&#8217;uomo moderno, sempre pi\u00f9 alienato dal proprio centro interiore e sempre in guerra con se stesso.<\/p>\n<p>Se la natura \u00e8 solo una macchina, infatti, e se solo gli scienziati e i matematici sono in grado di comprenderne il funzionamento, non resta che sfruttarla senza misura e, nello stesso tempo, non resta che affidare tutto il potere agli scienziati e ai tecnici, come aveva immaginato, nella sua funesta utopia scientista \u00abNuova Atlantide\u00bb, Francesco Bacone (pubblicata nel 1627, un anno dopo la morte dell&#8217;autore, ma composta nel 1626).<\/p>\n<p>Il dramma dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 tutto qui: da un lato, guerra senza quartiere contro la natura, vista come una nemica da soggiogare e da sfruttare senza piet\u00e0; dall&#8217;altro lato, totalitarismo della scienza e dittatura dei &quot;tecnici&quot;, gli unici depositari del vero sapere e gli unici in grado di stabilire quale sia il bene dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 perennemente in guerra contro se stesso, perch\u00e9 si sforza di reprimere ottusamente la sua parte spirituale, secondo i dettami della ragione strumentale e calcolante; ed \u00e8 sottomesso, nel medesimo tempo, ad una forma di totalitarismo quale, forse, nemmeno Francesco Bacone, nei suoi sogni pi\u00f9 audaci, avrebbe osato immaginare: si manipola il patrimonio genetico degli esseri viventi, si clonano gli animali, si fabbricano delle &quot;chimere&quot;, mescolando i geni di specie diverse: il tutto senza che quasi nessuno osi sollevare un dubbio, avanzare una perplessit\u00e0, accennare una critica; tale \u00e8 la paura di incorrere nella scomunica che attende quanti manifestano diffidenza o riserve verso le meraviglie del &quot;progresso&quot;.<\/p>\n<p>Se vuole fare la pace con se stesso, se vuole fare la pace con la natura, l&#8217;uomo deve riconoscere di aver imboccato la strada sbagliata, traviato da cattivi maestri, e ritornare sui suoi passi. Non si tratta certo di mettere il bavaglio alla scienza o di ripristinare il tribunale dell&#8217;Inquisizione; pi\u00f9 semplicemente, si tratta di recuperare una visione ampia e spirituale del reale, in cui vi sia posto per ogni forma di conoscenza, ma dove quella scientifica non pretenda di esercitare una egemonia totalitaria su tutte le altre, n\u00e9 di riservare a se stessa una sorta di cambiale in bianco per quanto riguarda le scelte future dell&#8217;umanit\u00e0, che riguardano tutti e non solo gli scienziati ed i tecnici.<\/p>\n<p>Ma, per fare questo, l&#8217;uomo deve anche tornare a guardare nella propria interiorit\u00e0 e riscoprire, al centro della propria anima, il bisogno e la nostalgia dell&#8217;infinito&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il punto a partire dal quale abbiamo imboccato il sentiero sbagliato, ponendoci in perenne conflitto con la natura e, quindi, anche con noi stessi?<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[100,115,232,258],"class_list":["post-27072","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-baruch-spinoza","tag-david-hume","tag-renato-cartesio","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27072","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27072"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27072\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27072"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27072"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}