{"id":27068,"date":"2008-12-09T08:25:00","date_gmt":"2008-12-09T08:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/09\/ne-lunico-di-max-stirner-culmina-la-parabola-del-nichilismo-contemporaneo\/"},"modified":"2008-12-09T08:25:00","modified_gmt":"2008-12-09T08:25:00","slug":"ne-lunico-di-max-stirner-culmina-la-parabola-del-nichilismo-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/09\/ne-lunico-di-max-stirner-culmina-la-parabola-del-nichilismo-contemporaneo\/","title":{"rendered":"Ne \u00abL&#8217;unico\u00bb di Max Stirner culmina la parabola del nichilismo contemporaneo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIo ho riposto la mia causa nel nulla\u00bb: con queste agghiaccianti parole, proferite con tono orgoglioso, si chiude il trattato di Max Stirner \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb (1845), che per molte ragioni si pu\u00f2 considerare come il culmine della parabola del nichilismo contemporaneo.<\/p>\n<p>Rispetto alla reazione antihegeliana di Feuerbach, di Kierkegaard o di Schopenhauer, l&#8217;egoismo radicale di Stirner possiede un tratto caratteristico che ne fa qualche cosa, appunto, di unico, cio\u00e8 di assolutamente particolare nel panorama del pensiero occidentale, ma anche, al tempo stesso, di terribilmente conseguente, come se costituisse il logico e naturale approdo di tutte le principali tendenze del pensiero moderno, da Machiavelli a Hobbes a Locke, fino a Kant e ad Hegel.<\/p>\n<p>Esso, infatti, non si rif\u00e0 ad alcuna definizione dell&#8217;uomo e della sua natura in generale, anzi, rifiuta esplicitamente il concetto di \u00abuomo\u00bb.Per Stirner, non ha alcun senso domandarsi che cosa sia l&#8217;uomo, bens\u00ec solo e unicamente <em>chi<\/em> egli sia; e la risposta \u00e8 che l&#8217;uomo sono Io, ossia l&#8217;Unico. Non esistono formule verbali o concettuali che mi possano definire: Io sono una forza della natura, una energia vitale che non trova altra giustificazione se non in se stessa e nel fatto di esserci. L&#8217;Io singolo \u00e8, puramente e semplicemente, volont\u00e0 di potenza in continua espansione; una energia vitale puramente nichilistica, ossia originata dal nulla e destinata al nulla.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Stirner, che pure si era avvicinato alla sinistra hegeliana e aveva stretto rapporti di amicizia con Bruno Bauer, non condivideva affatto la fiducia di Marx nelle virt\u00f9 rigeneranti del socialismo: per lui, l&#8217;Umanit\u00e0, la Societ\u00e0, il liberalismo e il socialismo non erano che fantasmi, nuovi feticci con i quali l&#8217;uomo singolo si aliena, riproducendo il Dio trascendente del cristianesimo cui giustamente &#8211; secondo lui &#8211; Feuerbach aveva sostituito, come ente sommo dell&#8217;uomo, l&#8217;uomo stesso.<\/p>\n<p>Non solo: per Stirner il socialismo, partendo da una generalizzazione della natura umana, non \u00e8 altro che un tentativo di reintrodurre le gerarchie, il cui scopo ultimo \u00e8 imporre una forma di dominio dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, soltanto diversa &#8211; ma non migliore &#8211; da quella esercitata dal capitalismo.<\/p>\n<p>Marx ed Engels (che ricambiano Stirner, dedicandogli un&#8217;ampia sezione della \u00abIdeologia tedesca\u00bb, in cui \u00e8 definito ironicamente &quot;san Max&quot;) sono da lui criticati perch\u00e9 vorrebbero reintrodurre le categorie del dovere e dell&#8217;altruismo, mediante le quali rimettere in catene l&#8217;Io singolo, ossia proprio quelle che il cristianesimo aveva utilizzato per due millenni allo scopo di ridurre gli individui in uno stato di alienazione e di sottomissione.<\/p>\n<p>Pertanto, l&#8217;Io radicale di cui parla Stirner non presenta, se non superficialmente, una qualche somiglianza con il Singolo di cui parla Kierkegaard (cfr. in particolare il nostro precedente articolo:\u00abLa disonest\u00e0 intellettuale di Hegel \u00e8 nella sua presunzione di mediare tutto, anche il paradosso\u00bb, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il Singolo di Kierkegaard, pur nascendo dall&#8217;esigenza di reagire alla generalizzazione dei problemi umani tipica dello hegelismo, \u00e8 una rivolta dell&#8217;etica contro la logica astratta; mentre la rivolta di Stirner \u00e8 diretta sia contro la logica astratta, sia contro l&#8217;etica stessa (con toni che preannunciano la critica radicale e demolitrice del Nietzsche di \u00abGenealogia della morale\u00bb), in nome del puro e semplice nulla.<\/p>\n<p>In questo senso, essa \u00e8 la forma pi\u00f9 coerente ed estrema del nichilismo contemporaneo e possiede, se non altro, il merito della chiarezza e della onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Vale dunque la pena di riportare l&#8217;ultimo capitolo della seconda parte de \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abDer Einzige und sein Eigentum\u00bb; traduzione italiana a cura della casa Editrice Vulcano, Bergamo, 1977; poi Bussolengo, Verona, Casa Editrice Demetra, 1996, pp. 409-414):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;et\u00e0 precristiana e la cristiana perseguono fini l&#8217;uno all&#8217;altro contrari; la prima vuole idealizzare ci\u00f2 che \u00e8 reale, la seconda vuole realizzare l&#8217;ideale; la seconda va in cerca dello &quot;spirito santo&quot;, la prima della &quot;glorificazione del corpo&quot;. Perci\u00f2 la prima si chiude con l&#8217;insensibilit\u00e0 di fronte al reale, con il &quot;disprezzo del mondo&quot;, l&#8217;altra finir\u00e0 con l&#8217;abbandono dell&#8217;ideale, con il &quot;disprezzo dello spirito&quot;.<\/p>\n<p>Il contrasto tra il reale e l&#8217;ideale non potr\u00e0 mai comporsi; &#8216;uno non potr\u00e0 mai diventar l&#8217;altro; se l&#8217;ideale si mutasse nel reale, non sarebbe pi\u00f9 l&#8217;ideale, e se ci\u00f2 che \u00e8 reale si mutasse nell&#8217;ideale, il reale pi\u00f9 non sarebbe. Il dissidio non potr\u00e0 essere risolto che il giorno in cui si sopprimer\u00e0 l&#8217;uno e l&#8217;altro: altrimenti idea e realt\u00e0 non potranno mai confondersi in una cosa sola. L&#8217;idea non pu\u00f2 essere attuata rimanendo un&#8217;idea, bens\u00ec solo dissolvendosi nella realt\u00e0. E la stessa cosa, per converso, si deve dire del reale.<\/p>\n<p>Ora noi vediamo negli antichi i seguaci dell&#8217;idea, nei moderni i seguaci della realt\u00e0. Cos\u00ec quelli come questi non possono liberarsi al contrasto che li avvinghia e anelano sempre a un&#8217;altra cosa. Gli uni aspirano allo spirito, poi, quando fu paga la loro brama, quando lo spirito parve finalmente essere venuto, ecco che gli altri vollero subito dare a quello spirito forma corporea, vanamente struggendosi in un inutile sforzo perch\u00e9 rester\u00e0 sempre un pio desiderio.<\/p>\n<p>Il pio desiderio degli antichi era la <em>santit\u00e0<\/em>, il pio desiderio dei moderni \u00e8 l&#8217;<em>incarnazione<\/em>. Ma come l&#8217;et\u00e0 antica dovette tramontare il giorno che il suo voto fu pago, cos\u00ec \u00e8 impossibile attuare il concetto che l&#8217;et\u00e0 moderna si prefigge senza uscire del cristianesimo. Al soffio di purificazione che attraversa il mondo antico, corrisponde l&#8217;idea dell&#8217;incarnazione che penetra il mondo cristiano; Dio scende su questa terra, si fa umana carne per redimerla, cio\u00e8 per compenetrarla della sua divinit\u00e0. E poich\u00e9 Dio \u00e8 l&#8217;&quot;idea&quot; o lo &quot;spirito&quot;, cos\u00ec (come appunto in Hegel) si finisce per introdurre l&#8217;idea dappertutto e si dimostra che ogni cosa \u00e8 &quot;l&#8217;idea e la ragione&quot;. E cos\u00ec a quello che in altri tempi gli stoici ci presentarono con il nome di &quot;saggio&quot; corrisponde nella civilt\u00e0 odierna &quot;l&#8217;uomo&quot;: l&#8217;uno e l&#8217;altro sono astrazioni.<\/p>\n<p>Il &quot;saggio irreale&quot; degli stoici \u00e8 divenuto un &quot;santo&quot; in carne e ossa per l&#8217;incarnazione di Dio. Ebbene, non altrimenti l&#8217;<em>uomo<\/em>, l&#8217;io <em>incorporeo<\/em>, si attuer\u00e0 veramente nell&#8217;io <em>reale<\/em>: in me stesso. La questione dell&#8217;esistenza di Dio affatic\u00f2 le menti dei cristiani senza tregua e fu incessantemente ripresa perch\u00e9 il bisogno della esistenza, della corporalit\u00e0, della personalit\u00e0, della realt\u00e0, occupava gli spiriti in quella angosciosissima e penosa indagine senza mai trovare una soluzione soddisfacente. Finalmente la questione dell&#8217;esistenza di Dio si sciolse, ma per risorgere nella tesi dell&#8217;esistenza del divino (Feuerbach). Ma anche questa tesi croll\u00f2, e neppure l&#8217;ultima credenza nell&#8217;attuazione &quot;dell&#8217;umano&quot; potr\u00e0 essere sostenuta per molto tempo. Nessuna idea ha un&#8217;esistenza, perch\u00e9 nessuna idea \u00e8 capace di avere un corpo. La controversia fra realismo e nominalismo non ebbe altro oggetto: continuata dal cristianesimo, non potr\u00e0 finire all&#8217;interno di esso.<\/p>\n<p>Il mondo cristiano vuol dare forma alle <em>idee<\/em> nelle varie condizioni della vita, nelle istituzioni e nelle leggi della Chiesa e dello Stato; ma le idee si ribellano, dacch\u00e9 \u00e8 in esse qualcosa che assolutamente non si pu\u00f2 attuare. \u00c8 uno sforzo continuo verso un fine vanamente perseguito e non mai raggiunto.<\/p>\n<p>Colui che vuol dare corpo alle astrazioni poco si cura delle cose reali, non d&#8217;altro desideroso che dell&#8217;attuazione delle sue idee; per ci\u00f2 appunto egli riprende mille volte a esaminare se in ci\u00f2 che si avvera di giorno in giorno sia insita realmente l&#8217;idea che deve formare il nocciolo di ogni cosa, e disperatamente si affanna nell&#8217;indagine se l&#8217;idea possa o non possa tradursi nel vero.<\/p>\n<p>La famiglia, lo Stato, non hanno importanza per il cristiano in quanto realt\u00e0 vera: egli non \u00e8 tenuto, come l&#8217;antico, a sacrificarsi a esse perch\u00e9 esse devono servire unicamente all&#8217;incarnazione dello spirito. La famiglia <em>reale<\/em> \u00e8 divenuta indifferente; una famiglia <em>ideale<\/em>, la sola vera, dovrebbe sorgere da quella: una famiglia sacra, benedetta da Dio o, secondo il concetto liberale, &quot;una famiglia secondo ragione&quot;. Presso gli antichi, la famiglia, lo Stato, la patria, eccetera, avevano carattere divino quali <em>cose esistenti<\/em>; presso i moderni esse non sono che destinate a diventare divine, ma in s\u00e9 sono peccaminose e terrene e hanno bisogno di essere <em>redente<\/em>. Il senso di tutto ci\u00f2 \u00e8 in somma questo: ci\u00f2 che veramente esiste non \u00e8 la famiglia o lo Stato, ma il divino; che poi quella famiglia compenetrandosi del divino (la sola realt\u00e0 vera) possa attuarsi, \u00e8 ci\u00f2 che continuamente si spera. Cosicch\u00e9 il compito del singolo non \u00e8, per costoro, di servire ala famiglia come a cosa sacra, ma invece di servire il divino e insinuarlo nella famiglia levando su tutto il vessillo dell&#8217;idea e attuando l&#8217;idea in ogni cosa.<\/p>\n<p>Ma siccome tanto per il mondo antico quanto per quello cristiano, ci\u00f2 che importa \u00e8 sempre il <em>divino<\/em>, cos\u00ec per cammini opposti l&#8217;uno e ; perch\u00e9 esso sussiste ancor oggi non altrimenti che quale aspirazione redimerla. Ma finch\u00e9 la civilt\u00e0 cristiana prevale, il &quot;divino&quot;, che \u00e8 l&#8217;anima &quot;del mondo&quot;, non pu\u00f2 diventare il <em>mondo stesso<\/em>: rimangono troppe cose che sotto il nome di &quot;malvagie&quot;, &quot;irragionevoli&quot;, &quot;egoistiche&quot;, si ribellano ad accoglierlo.<\/p>\n<p>Il cristianesimo incomincia con l&#8217;incarnazione di Dio e in ogni sua opera e in tutti i tempi si affatica a preparare l&#8217;uomo ad accogliere Dio; tutto il suo compito si riduce a preparare un asilo per lo &quot;spirito&quot;.<\/p>\n<p>Se alla fine si afferm\u00f2 il concetto dell&#8217;<em>uomo<\/em> e dell&#8217;umanit\u00e0, ci\u00f2 si \u00e8 fatto per proclamare nuovamente l&#8217;idea: <em>L&#8217;uomo non muore!<\/em> Si credette cos\u00ec che l&#8217;attuazione di questa idea fosse finalmente trovata: l&#8217;<em>uomo<\/em> \u00e8 l&#8217;io della storia, della storia universale; egli, questo <em>essere ideale<\/em>, tende a incarnarsi. Egli \u00e8 il vero &quot;reale&quot;, perch\u00e9 il suo corpo \u00e8 la storia, e di questo corpo i singoli sono i membri. Cristo rappresenta l&#8217;io della storia universale; se nel concetto moderno l&#8217;io \u00e8 l&#8217;<em>uomo<\/em>, ci\u00f2 avviene perch\u00e9 l&#8217;immagine del Cristo si \u00e8 trasformata in quella dell&#8217;<em>uomo per eccellenza.<\/em> Nell&#8217;<em>uomo<\/em> si riaffaccia l&#8217;origine mistica; perch\u00e9 l&#8217;<em>uomo<\/em> \u00e8 un essere immaginario al pari del Cristo. L&#8217;<em>uomo<\/em>, quale <em>io<\/em>, chiude nella storia il ciclo delle concezioni cristiane.<\/p>\n<p>Il cristianesimo vedrebbe infranto il suo magico cerchio se cessasse il contrasto tra l&#8217;essere e l&#8217;ideale, vale a dire , tra l&#8217;<em>io<\/em> qual \u00e8, e l&#8217;io quale dovrebbe essere; perch\u00e9 esso sussiste ancor oggi non altrimenti che quale aspirazione a incarnare l&#8217;idea ed \u00e8 destinato a perire il giorno che quel dissidio sar\u00e0 composto. L&#8217;idea incarnata, lo spirito fatto carne o &quot;perfetto&quot;, sta dinanzi agli occhi dei cristiani come la &quot;fine dei giorni&quot;, come la &quot;meta della storia&quot;: \u00e8 immaginazione di un futuro, non realt\u00e0 del presente.<\/p>\n<p>Al singolo non altro compito si riconosce fuor che quello di partecipare alla fondazione del regno dei cieli, cio\u00e8, con parole moderne, all&#8217;evoluzione e alla storia dell&#8217;<em>umanit\u00e0<\/em>; e solo nella misura in cui egli vi partecipa gli si riconosce un valore cristiano o, nel senso moderno, <em>umano<\/em>: tutto il resto \u00e8 polvere e fango.<\/p>\n<p>Ma che il singolo sia per s\u00e9 solo una storia del mondo e che il rimanente della storia universale sia cosa sua, \u00e8 concetto che oltrepassa l&#8217;idea cristiana. Per il cristiano la storia rappresenta qualcosa di superiore all&#8217;individuo, perch\u00e9 essa \u00e8 la storia di Cristo, ossia dell&#8217;<em>uomo<\/em> per eccellenza; per l&#8217;egoista invece non ha valore che la storia propria, perch\u00e9 egli non intende svolgere l&#8217;idea dell&#8217;umanit\u00e0, non i progetti divini, non le intenzioni della provvidenza, non la libert\u00e0. Egli non vede in se stesso uno strumento dell&#8217;idea, un vaso divino; egli non riconosce a s\u00e9 prefissa alcuna missione; egli non ritiene di esistere per contribuire alo sviluppo della societ\u00e0 umana; egli vive senza curarsi se ci\u00f2 per l&#8217;umanit\u00e0 sia un bene o un male.<\/p>\n<p>Se non temessi di essere frainteso, facendo credere che io intenda lodare lo <em>stato di natura<\/em>, vorrei ricordare qui la poesia di Lenau, \u00abI tre zingari\u00bb. O che sono io forse al mondo per attuare delle idee? Per contribuire con il sacrificio del mio io a incarnare il concetto dello &quot;Stato&quot;, o a dar corpo all&#8217;idea della famiglia ammogliandomi e procreando dei figli? Che importa a me di tale missione? Io vivo tanto poco per una vocazione, quanto il fiore per il profumo.<\/p>\n<p>L&#8217;ideale dell&#8217;<em>uomo<\/em> non si attuer\u00e0 se non quando si sar\u00e0 invertita la tesi del concetto cristiano. Io, l&#8217;<em>Unico<\/em>, sono l&#8217;uomo. La questione: &quot;che cosa \u00e8 l&#8217;uomo?&quot;, si muta cos\u00ec nella questione: &quot;chi \u00e8 l&#8217;uomo&quot;? Nel &quot;che cosa&quot; si cercava il concetto; nel &quot;chi&quot; la questione \u00e8 senz&#8217;altro risolta, perch\u00e9 la risposta \u00e8 data da quello stesso che interroga. La risposta a quella domanda viene da s\u00e9.<\/p>\n<p>Si dice a proposito di Dio: &quot;Non v&#8217;ha nome che valga a definirti&quot;. La stessa cosa \u00e8 dell&#8217;<em>Io<\/em>; nessun <em>concetto<\/em> pu\u00f2 esprimerlo, nessuna parola definirlo adeguatamente. E si dice ancora di Dio, che egli \u00e8 perfetto e che perci\u00f2 non gli incombe alcuna missione che miri alla perfezione. Ebbene, la stessa cosa si deve pur dire dell&#8217;<em>Io<\/em>.<\/p>\n<p><em>Padrone<\/em> della mia forza sono <em>io<\/em>, nel momento in cui acquisto consapevolezza di essere <em>unico<\/em>. Nell&#8217;<em>unico<\/em> il possesso si dissolve nel nulla creatore, dal quale nato. Qualunque essere superiore a me, sia esso dio o l&#8217;uomo, impallidisce al sole di questa mia coscienza di essere l&#8217;<em>Unico<\/em>. Se in me stesso, nell&#8217;Unico, io faccio convergere la mia causa, essa diventa propriet\u00e0 del singolo da cui tutto si crea e che ogni cosa e se stesso consuma, e io potr\u00f2 dire:<\/p>\n<p>Io ho riposto la mia causa nel nulla.\u00bb<\/p>\n<p>Max Stirner era uno pseudonimo.<\/p>\n<p>Il suo vero nome, molto pi\u00f9 prosaicamente borghese, era Johann Kaspar Schmidt, nato a Bayreuth nel 1806 e morto a Berlino nel 1856.<\/p>\n<p>Oltre a quello che \u00e8 considerato il suo capolavoro, \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb, Stirner non ha scritto molto: una \u00abStoria della reazione\u00bb in due volumi (1852) e una serie di scritti minori, di carattere polemico e occasionale. In pratica, tutta la sua fama \u00e8 affidata a quell&#8217;unico libro, che fa di lui il massimo esponente dell&#8217;individualismo anarchico.<\/p>\n<p>Nel brano che sopra abbiamo riportato, e che pu\u00f2 dare un&#8217;idea del modo di filosofare del Nostro (quantunque sia opportuno leggere l&#8217;opera integralmente), appaiono diverse semplificazioni non adeguatamente motivate, ad esempio egli quando mostra di considerare l&#8217;esistenza come una forma di corporeit\u00e0 e cade in pieno nel pi\u00f9 vieto riduzionismo materialista, secondo la formula: esistente = ci\u00f2 che \u00e8 materiale. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 intendere una frase come: \u00abNessuna idea ha un&#8217;esistenza, perch\u00e9 nessuna idea \u00e8 capace di avere un corpo\u00bb.<\/p>\n<p>E tuttavia, nonostante l&#8217;evidente povert\u00e0 speculativa di simili enunciati, Stirner ha fatto scuola, se oggi applauditissimi <em>m\u00e2itres-\u00e0-penser<\/em>, come Umberto Galimberti, ripresentano la sua concezione fondamentale senza neanche prendersi la fatica di rielaborarla, e affermano che la mente \u00e8 corpo, dunque che l&#8217;uomo \u00e8 solo ed esclusivamente corpo; anzi, che tutto \u00e8 corpo.<\/p>\n<p>Stirner, d&#8217;altra parte, ha avuto il merito di vedere che la tendenza della modernit\u00e0 a pensare gli uomini per categorie astratte (la nazione, la classe, ecc.) costituiva un pericolo reale per la concretezza esistenziale dei singoli individui; e, come Kierkegaard, ha lanciato un grido d&#8217;allarme, rivendicando al singolo la priorit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Solo che, mentre in Kierkegaard la priorit\u00e0 del singolo \u00e8 rispetto all&#8217;atto puro del pensiero, ossia ad una verit\u00e0 puramente logico-razionale che si disinteressa dell&#8217;esistenza, ma trova il suo inveramento nella decisione rispetto alla vita etica e quindi rispetto all&#8217;Assoluto, in Stirner essa \u00e8 diretta contro qualunque forma di concetto, a cominciare dall&#8217;etica, e si fonda sul nulla, il che \u00e8 filosoficamente contraddittorio o, parlando pi\u00f9 propriamente, aporetico.<\/p>\n<p>Nulla si pu\u00f2 fondare sul nulla, a meno di voler fare dei paradossi logici e non della sana filosofia; oppure, come nel caso di Kierkegaard, a meno di avere il coraggio concettuale di ammettere che l\u00e0 dove la ragione umana si arresta, la fede ci chiede un salto nel paradosso di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere dimostrato o, eventualmente, confutato, ma che \u00e8 radicalmente <em>altro<\/em>, dunque inspiegabile con le categorie classiche del Logos.<\/p>\n<p>Tuttavia, per voler cogliere un aspetto fecondo del pensiero di Stirner, diremo che la sua denuncia del socialismo come nuova forma di negazione della concretezza delle esigenze individuali in nome di un ideale astratto, che \u00e8 solo il travestimento di una concezione gerarchica della societ\u00e0, presenta aspetti ancor oggi validi e, a nostro parere, decisivi nella critica del marxismo.<\/p>\n<p>E una prova del fatto che Stirner, nella sua critica del socialismo, aveva colto nel segno, \u00e8 data dalla virulenza dell&#8217;attacco che gli venne portato da Marx in persona, il quale sembra aver visto in lui, insieme a Proudhon, il pi\u00f9 pericoloso avversario della sua concezione autoritaria del socialismo.<\/p>\n<p>Marx ed Engels, nel loro caratteristico livore chiesastico verso l&#8217;\u00aberetico\u00bb Stirner, definiscono il suo libro \u00abuna lunga brodaglia di 491 pagine\u00bb, scritta alla maniera delle chiacchiere hegeliane e berlinesi; sentono per\u00f2 il bisogno, per confutarlo, di dedicargli circa 350 pagine su un totale di meno di 550 che compongono \u00abL&#8217;ideologia tedesca\u00bb: mostrando con ci\u00f2, implicitamente, di non ritenerlo poi tanto insulso.<\/p>\n<p>Insulsa, invece, \u00e8 la parodia di tipo religioso che ne fanno, e che vorrebbe essere ironica e spiritosa, mentre \u00e8 rozzamente pesante e inutilmente volgare (K. Marx- F. Engels, \u00abL&#8217;ideologia tedesca\u00bb (titolo originale: \u00abDer Deutsche Ideologie\u00bb; traduzione italiana di Fausto Codino, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 252):<\/p>\n<p>\u00abNel principio era il Verbo, il Logos. In esso era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce risplende nella tenebra e la tenebra <em>non l&#8217;ha compresa<\/em>. Essa era la vera luce, era nel mondo, e il mondo non l&#8217;ha conosciuta. Egli venne nella <em>sua propriet\u00e0<\/em> e i suoi non l&#8217;hanno ricevuto. ma a tutti cloro che l&#8217;hanno ricevuto, egli ha dato il potere di diventare proprietari, i quali credono nel nome dell&#8217;Unico. Ma chi ha mai visto l&#8217;Unico?\u00bb<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 un fatto che l&#8217;atteggiamento di totale e programmatica deresponsabilizzazione dell&#8217;individuo rispetto alla famiglia, alla societ\u00e0, allo Stato, teorizzata nel libro di Stirner, non potrebbe che condurre alla dissoluzione del corpo sociale, se venisse coerentemente perseguita non gi\u00e0 dalla maggioranza, ma anche soltanto da una significativa minoranza dei membri di una determinata comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando Stirner afferma che l&#8217;egoista \u00abnon vede in se stesso uno strumento dell&#8217;idea, un vaso divino; egli non riconosce a s\u00e9 prefissa alcuna missione; egli non ritiene di esistere per contribuire alo sviluppo della societ\u00e0 umana; egli vive senza curarsi se ci\u00f2 per l&#8217;umanit\u00e0 sia un bene o un male\u00bb, egli esprime un ribellismo che si pu\u00f2 anche comprendere, sul piano psicologico, a fronte del disconoscimento del singolo da parte della cultura allora dominante; ma che \u00e8 assurdo sul piano filosofico e devastante sul piano politico-sociale.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;altro, l&#8217;inevitabile conseguenza di una simile concezione dell&#8217;io \u00e8 quella che ciascun individuo non pu\u00f2 che vedere nei propri simili dei rivali e dei concorrenti, se non addirittura dei nemici; e non \u00e8 un caso che tale impostazione dell&#8217;esistenzialismo sia poi culminata, con Jean Paul Sartre, nell&#8217;affermazione che \u00abl&#8217;inferno, sono gli altri\u00bb, massima espressione del <em>bellum omnium contra omnes<\/em> descritto da Hobbes.<\/p>\n<p>Un bilancio complessivo del messaggio de \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb (che ebbe un momento di grande notoriet\u00e0 per poi finire rapidamente dimenticato, tanto che Stirner mor\u00ec solo e in estrema miseria) \u00e8 tratteggiato da George Woodcock in \u00abL&#8217;anarchia. Storia delle idee e dei movimenti libertari\u00bb (titolo originale: \u00abAnarchism. A History of libertarian ideas and movements\u00bb, 1962; traduzione italiana di Elena Vaccari, Milano, Feltrinelli, 1966, 1980, pp. 86-87):<\/p>\n<p>\u00abLa prima cosa che colpisce il lettore de &quot;L&#8217;Unico&quot; \u00e8 l&#8217;appassionato antinitellettualismo. Mentre per Godwin principio supremo \u00e8 la ragione, Stirner parla in nome della volont\u00e0 e degli istinti, e cerca di abbattere le strutture del mito e della filosofia, tutte le costruzioni artificiose del pensiero umano, per giungere all&#8217;io elementare. Nega la realt\u00e0 di concetti astratti e generalizzati come Uomo e Umanit\u00e0; l&#8217;individuo umano \u00e8 l&#8217;unica cosa di cui abbiamo sicura conoscenza, e ogni individuo \u00e8 unico. Questa unicit\u00e0 ogni uomo deve coltivare; l&#8217;io \u00e8 l&#8217;unica legge, al di fuori del quale non esistono obblighi nei confronti di nessun codice, credo o concezione filosofica. Non esistono diritti, esiste solo la forza dell&#8217;io in lotta contro il resto dell&#8217;umanit\u00e0 e del mondo. per quanto riguarda concetti di tipo godwiniano come quelli di dovere e di una legge morale immutabile, Stirner li nega completamente: una regola di condotta per l&#8217;individuo che ha realizzato se stesso sono le sue necessit\u00e0 e i suoi desideri.<\/p>\n<p>Persino la libert\u00e0, la grande meta di quasi tutti gli anarchici, passa in seconda linea rispetto all&#8217;unicit\u00e0 od originalit\u00e0 dell&#8217;individuo, essa pu\u00f2 essere soltanto parziale, libert\u00e0 da certe cose: la natura stessa della vita rende irrealizzabile la libert\u00e0 assoluta.\u00bb<\/p>\n<p>Se, da un lato, l&#8217;idea di una lotta incessante del singolo contro tutto il resto del mondo sa tanto di titanismo romantico e trova le sue radici ideologiche in una sorta di byronismo trasportato dalla sfera dell&#8217;estetica a quello dell&#8217;egoismo puro e semplice, dall&#8217;altro l&#8217;esaltazione del vitalismo originario e amorale del singolo sfocer\u00e0 dritta dritta nel superomismo nietzschiano, mostrando che il pensiero di Stirner non \u00e8 tanto una rivolta contro il pensiero e la morale, quando un fenomeno tipico della cultura tedesca del XIX secolo, che ha conosciuto il suo momento di grazia ed \u00e8 stato poi riconosciuto come datato e velleitario.<\/p>\n<p>Ci congediamo, perci\u00f2, dal pensiero di \u00absan Max\u00bb, senza lo sferzante disdegno di Marx ed Engels, ma anche con la consapevolezza di quanto esso sia stato foriero di gravi traviamenti per un pubblico di lettori, specialmente giovani, portati all&#8217;entusiasmo irruento e generoso, ma inconsapevoli delle gravissime conseguenze che la sua applicazione causerebbe al corpo sociale, qualora fosse preso sul serio e ciascuno tentasse, a suo modo, di realizzarlo, all&#8217;insegna di uno sfrenato egoismo individuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIo ho riposto la mia causa nel nulla\u00bb: con queste agghiaccianti parole, proferite con tono orgoglioso, si chiude il trattato di Max Stirner \u00abL&#8217;unico e la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[153,185,252,253],"class_list":["post-27068","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-georg-wilhelm-friedrich-hegel","tag-karl-marx","tag-socialismo","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27068"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27068\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}