{"id":27067,"date":"2013-12-11T01:43:00","date_gmt":"2013-12-11T01:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/12\/11\/ma-e-proprio-vero-come-dice-max-stirner-che-il-singolo-puo-vivere-senza-alcuna-vocazione\/"},"modified":"2013-12-11T01:43:00","modified_gmt":"2013-12-11T01:43:00","slug":"ma-e-proprio-vero-come-dice-max-stirner-che-il-singolo-puo-vivere-senza-alcuna-vocazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/12\/11\/ma-e-proprio-vero-come-dice-max-stirner-che-il-singolo-puo-vivere-senza-alcuna-vocazione\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 proprio vero, come dice Max Stirner, che il singolo pu\u00f2 vivere senza alcuna vocazione?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 vivere senza alcuna vocazione; pu\u00f2 vivere solo e unicamente per se stesso; pu\u00f2 vivere come se la sua storia personale sia una storia mondiale e come se il resto della storia mondiale sia una sua propriet\u00e0?<\/p>\n<p>Queste sono le domande che caratterizzano l&#8217;uomo moderno e che sono state poste, con una chiarezza e con una lucidit\u00e0 di cui bisogna dargli atto, da Max Stirner (alias Johann Caspar Schmidt, 1806-1856), riconoscendogli la qualifica di &quot;filosofo&quot; e non solo quella, come velenosamente hanno fatto Marx ed Engles, di semplice &quot;Kuriosum&quot;, per giunta prendendolo in giro come &quot;San Max&quot; (ma per loro quella di dare patenti a destra e a manca era un&#8217;abitudine inveterata: come quando definivano Proudhon uno che in Francia passa per un grande economista tedesco e in Germania per un grande filosofo francese; oppure quando definivano il loro socialismo come &quot;scientifico&quot; e quello di tutti gli altri come &quot;utopistico&quot;).<\/p>\n<p>Il libro \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb apparve nel 1845 e, per certi aspetti, si pu\u00f2 considerare come una esasperazione della teologia cristiana di Kierkegaard (e di Sant&#8217;Agostino), nel suo porre l&#8217;accento sulla drammaticit\u00e0 della solitudine umana davanti al mistero di Dio; ma una esasperazione in senso puramente laico ed immanente, perch\u00e9, nella visione di Stirner, l&#8217;uomo non \u00e8 solo davanti a Dio, n\u00e9 davanti ai suoi simili:\u00e8 solo davanti a se stesso, e basta. Il suo discorso antropologico, pertanto, finisce l\u00e0 dove quello di Kierkegaard incomincia: per il filosofo danese l&#8217;uomo scopre, nella propria finitezza, l&#8217;angoscia e la disperazione, dalle quali pu\u00f2 uscire mediante il &quot;salto&quot; verso Dio; per il filosofo tedesco, l&#8217;uomo non scopre nient&#8217;altro che la propria unicit\u00e0, la propria singolarit\u00e0, la propria orgogliosa contrapposizione a tutto ci\u00f2 che \u00e8 al di fuori del proprio io, e reagisce a qualsiasi tentativo di inglobarlo, di assimilarlo, di uniformarlo, di dargli un senso che trascenda il proprio senso individuale.<\/p>\n<p>La rivolta di Stirner \u00e8 legittima, se raffrontata ai tentativi di ridurre il singolo essere umano a rotella di un meccanismo impersonale, sia esso lo Spirito assoluto o, magari, lo Stato (prussiano e non), come, di fatto, avviene nel sistema hegeliano &#8212; e Stirner pu\u00f2 essere considerato, a buon diritto, come un pensatore post-hegeliano, peraltro pi\u00f9 &quot;moderno&quot; di Feuerbach, che resta ancora legato a un antropocentrismo astratto, e pi\u00f9 simile, appunto, a Kierkegaard, il quale ha avuto il grande merito di riportare la filosofia dal terreno astratto dell&#8217;universale a quello concreto della vita di ciascun singolo individuo, alla sua urgenza personale, unica e irripetibile.<\/p>\n<p>Ma questa reazione \u00e8 destinata a naufragare nel nichilismo, nel soggettivismo e nel relativismo pi\u00f9 radicali, conducendo l&#8217;uomo non verso se stesso, ma ancora pi\u00f9 lontano da se stesso; anticipando, alcuni temi di Pirandello, Stirner immagina di poter &quot;liberare&quot; l&#8217;uomo dalle costrizioni che la societ\u00e0 gli impone, ma non si rende conto che l&#8217;uomo, senza la societ\u00e0, \u00e8 nulla, non esiste, non \u00e8 neppure pensabile o immaginabile; e che, quand&#8217;anche lo fosse, sarebbe ugualmente condannato alla nullificazione, perch\u00e9 al di sotto di quelle costrizioni con c&#8217;\u00e8 il suo &quot;vero&quot; io, il suo io autentico e finalmente posto i condizioni di esprimersi, ma il vuoto.<\/p>\n<p>Ripensare la domanda essenziale di Max Stirner \u00e8, quindi, una operazione importante e addirittura necessaria per l&#8217;uomo d&#8217;oggi; perch\u00e9 da quella domanda, e dalla possibilit\u00e0 di correggerne l&#8217;impostazione e di modificarne le premesse e la prospettiva, dipende la sopravvivenza di un orizzonte di speranza, oppure la definitiva acquisizione di un orizzonte di angoscia e di morte, come, di fatto, \u00e8 stato per il &quot;primo&quot; Heidegger (quello esistenzialista), per Sartre e per tanti altri.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Max Stirner a conclusione della sua opera pi\u00f9 famosa, \u00abL&#8217;unico e la sua propriet\u00e0\u00bb (titolo originale: \u00abDer Einzige und sein Eigentum\u00bb, Leipzig, Reclam, 1893; trad. di L. Marchetto e C. Berto, a cura di G. Penzo, Bologna, P\u00e0tron, 1982, pp. 364-5):<\/p>\n<p>\u00abIl cerchio magico del cristianesimo sarebbe infranto se il contrasto tra l&#8217;esistere e il tendere, cio\u00e8 tra il mio io cos\u00ec com&#8217;\u00e8 ed il mio io come dovrebbe essere, venisse a cessare; esso esiste solo come nostalgia dell&#8217;idea verso la sua corporeit\u00e0 e cessa allorch\u00e9 sparisce il contrasto tra le due dimensioni: solo se l&#8217;idea &#8212; resta idea, proprio come l&#8217;uomo o l&#8217;umanit\u00e0 restano un&#8217;idea priva di corporeit\u00e0, continua ad esistere il cristianesimo. L&#8217;idea corporea, lo spirito corporeo o &quot;perfetto&quot; si agita davanti agli occhi del cristiano e rappresenta per lui &quot;la fine dei giorni&quot; oppure &quot;il fine della storia&quot;; non \u00e8 per lui una realt\u00e0 presente.<\/p>\n<p>Al singolo \u00e8 solo permesso di partecipare alla costruzione del regno di Dio, oppure, secondo la concezione moderna dello stesso concetto, allo sviluppo e alla storia dell&#8217;umanit\u00e0, e solo a seconda della sua partecipazione gli si riconosce un valore cristiano o, in termini moderni, un valore umano, per il resto \u00e8 polvere o fango.<\/p>\n<p>Che il singolo sia per se stesso una storia mondiale e che il resto della storia mondiale sia sua propriet\u00e0, \u00e8 cosa che supera la concezione cristiana. Per il cristiano la storia mondiale \u00e8 una cosa superiore, perch\u00e9 essa \u00e8 la storia di Cristo o &quot;dell&#8217;uomo&quot;; per l&#8217;egoista solo la SUA storia ha un certo valore, perch\u00e9 egli vuole sviluppare solo SE STESSO, non l&#8217;idea dell&#8217;umanit\u00e0, non i disegni di Dio, non le intenzioni della provvidenza, non la libert\u00e0 ecc. Egli non intende se stesso come uno strumento dell&#8217;idea o un vaso di dio, non riconosce alcuna vocazione, non si fa illusioni sul fatto di esistere per lo sviluppo dell&#8217;umanit\u00e0 e di dovervi portare il proprio contributo, ma vive l&#8217;essere se stesso, incurante del fatto che questo possa essere un bene o un male per l&#8217;umanit\u00e0. Se non venissi frainteso, come se volessi esaltare lo stato di natura, potrei ricordare i &quot;Drei Zigeuner&quot; &quot;Tre zingari&quot;) di Lenau. Io sono al mondo per realizzare l&#8217;idea? Forse per realizzare l&#8217;idea &quot;stato&quot; nella mia qualit\u00e0 di cittadino, o per dare esistenza, con il matrimonio, nella mia qualit\u00e0 di sposo o di padre, all&#8217;idea della famiglia? Che m&#8217;importa di una tale vocazione? Io vivo tanto poco per una vocazione quanto poco il fiore cresce e profuma per una vocazione.<\/p>\n<p>L&#8217;ideale &quot;l&#8217;uomo&quot; \u00e8 REALIZZATO solo se l&#8217;intuizione cristiana si trasformer\u00e0 nella tesi: &quot;Io, questo unico, sono l&#8217;uomo&quot;. La questione concettuale: &quot;Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo?&quot; &#8212; si \u00e8 trasformata in quella personale: &quot;Chi \u00e8 l&#8217;uomo?&quot;. Nel &quot;che cosa&quot; si cercava il concetto per realizzarlo; nel &quot;chi&quot; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 alcuna questione, ma la risposta \u00e8 data in modo personale gi\u00e0 da colui che interroga: la risposta a quella domanda viene da s\u00e9.<\/p>\n<p>Si dice di dio: &quot;Non ci sono nomi per definirti&quot;. Ci\u00f2 vale per me stesso: nessun CONCETTO esprime l&#8217;essere me stesso, nessuna cosa che sembra essere la mia essenza esaurisce l&#8217;essere me stesso; sono solo nomi. Si dice inoltre di dio che \u00e8 perfetto e che non ha alcuna vocazione di aspirare alla perfezione. Anche questo vale per me.<\/p>\n<p>Io sono PROPRIETARIO della mia forza, e lo sono quando so di essere UNICO. Nell&#8217;UNICO il proprietario ritorna nel suo nulla creatore, dal quale \u00e8 nato. Ogni essere sopra di me, sia dio, sia l&#8217;uomo, indebolisce il senso della mia unicit\u00e0 e impallidisce al sole di questa coscienza. Se io ripongo la mia causa su me stesso, l&#8217;unico, essa poggia sul passeggero e mortale creatore di s\u00e9, il quale consuma se stesso, e io posso dire: Io ho riposto la mia causa su nulla.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, partiamo dall&#8217;inizio: secondo Stirner, per il cristiano la meta finale \u00e8 una sorta di corporeizzazione dell&#8217;idea spirituale del proprio destino, che nasce dallo iato esistente fra il mio io cos\u00ec com&#8217;\u00e8 e il mio io come dovrebbe essere; e conclude che l&#8217;idea finale cui tende il cristiano non \u00e8 nella storia, non \u00e8 realizzabile nel presente, \u00e8 sempre qualcosa che gli fugge davanti.<\/p>\n<p>Ebbene, Stirner ha compreso l&#8217;idea cristiana solo a met\u00e0: quello iato, quella distanza tra il reale e l&#8217;ideale, tra la contingenza e la necessit\u00e0, non \u00e8 una voragine aperta su qualcosa che non esiste, non \u00e8 un principio di alienazione, ma la garanzia della sua autentica vocazione, il richiamo costante alla vera sorgente del suo essere e al suo ultimo destino. Cos\u00ec pure, \u00e8 inesatto affermare che il fine della storia non \u00e8, per il cristiano, una realt\u00e0 presente; perch\u00e9 se \u00e8 vero che esso si compie fuori dalla storia stessa, \u00e8 per\u00f2 altrettanto vero che il Regno di Dio incomincia qui, ora, come annunciato da Ges\u00f9 nel Discorso della montagna; e che la Citt\u00e0 celeste \u00e8 mescolata, agostinianamente, alla Citt\u00e0 terrena, almeno fino a quando l&#8217;uomo \u00e8 immerso nella dimensione del provvisorio e del finito. Certo che il compimento, la realizzazione dell&#8217;uomo si attua in Dio: e, in questo senso, l&#8217;uomo non trova, n\u00e9 potrebbe mai trovare la propria dimensione autentica, cercando solo in se stesso, facendo di se stesso non una creatura, ma un essere autonomo e autosufficiente.<\/p>\n<p>Passiamo all&#8217;affermazione secondo cui l&#8217;uomo deve cercare la propria realizzazione e il proprio compimento non in un&#8217;idea che stia al di fuori e al di sopra di lui, come Dio o come lo Stato, ma precisamente in se stesso, nel singolo &quot;io&quot;; e che la storia mondiale non \u00e8 che la storia di questo &quot;io&quot;, o, se pure ne avanza qualche altra cosa, che questo &quot;avanzo&quot; \u00e8 soltanto una sua propriet\u00e0. Stirner si preoccupa di non vedere l&#8217;uomo, l&#8217;uomo singolo, strumentalizzato e manipolato da forze che lo riducano a mero strumento di incomprensibili disegni e che, intanto, neghino e reprimano il suo bisogno potente e prepotente di essere se stesso, di affermare la sua essenza. Ma qual \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;uomo?, questo \u00e8 il punto. Se l&#8217;essenza dell&#8217;uomo fosse la sua propria finitudine, allora il ragionamento di Stirner potrebbe anche indirizzarsi nella direzione giusta. Ma se la sua essenza non esiste in lui stesso, ma risiede in qualche cosa che, pur essendo in lui, non \u00e8 lui, non coincide totalmente con lui; se la sua essenza non \u00e8 quella di essere se stesso nel finito, perch\u00e9 egli pu\u00f2 essere molte cose, sublimi o terribili, fra loro assolutamente incompatibili; se la sua essenza equivale a scoprire la voce della chiamata che lo invita al ritorno all&#8217;Essere, dal quale proviene e nel quale consiste pure la sua essenza: allora la prospettiva di Stirner \u00e8 radicalmente sbagliata e non pu\u00f2 che condurre l&#8217;uomo verso il precipizio dell&#8217;angoscia e della disperazione senza sbocchi.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non pu\u00f2 far coincidere la storia universale con la propria storia individuale, a meno di ricadere nel delirio solipsistico dell&#8217;idealismo, nel vaneggiamento e nelle fumisterie di Hegel, secondo il quale non l&#8217;essere crea il pensiero, ma il pensiero crea l&#8217;essere. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 dire che l&#8217;uomo pu\u00f2 conoscere il mondo solo attraverso il prisma del proprio pensiero, che pu\u00f2 farne esperienza solo all&#8217;interno del proprio &quot;io&quot; e delle sue categorie concettuali (Berkeley docet); e un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 negare, puramente e semplicemente, che esista un mondo, che esista una storia, che esista una qualsiasi realt\u00e0 al di fuori del proprio &quot;io&quot;, e pretendere che l&#8217;&quot;io&quot; risolva in se stesso il mondo, la storia ed il reale.<\/p>\n<p>Quanto alla rifiuto sdegnoso di Stirner davanti all&#8217;idea che io sia qui per realizzare un&#8217;idea, forse egli non ha tenuto conto del fatto che l&#8217;idea pu\u00f2 realizzarsi attraverso di noi anche se noi non lo vogliano o se, addirittura, non ne sappiamo nulla; ma che un&#8217;idea si realizzi in noi, questo \u00e8 innegabile: si tratta solo di vedere se dobbiamo prendere la cosa come una violenza contro la nostra unicit\u00e0, come una forma di strumentalizzazione o di negazione dei nostri diritti, o non piuttosto come l&#8217;occasione preziosa che ci viene offerta per realizzare pienamente noi stessi, riconducendoci verso il centro della nostra vita, che \u00e8 poi il centro del mondo stesso: l&#8217;Essere. E che noi siamo l&#8217;espressione di una idea, lo prova il fatto che il nostro essere non viene da noi, non ce lo siamo dato da soli: e dunque che noi partecipiamo dell&#8217;essere, per\u00f2 non siano l&#8217;essere. Ma se il nostro essere non viene da noi stessi, ma da qualcos&#8217;altro, allora c&#8217;\u00e8 un&#8217;idea che si esprime attraverso di noi, c&#8217;\u00e8 un&#8217;idea che in noi si manifesta e che chiede, forse, la nostra partecipazione, o quanto meno il nostro ascolto, per potersi attuare; diversamente, la nostra vita diventa un&#8217;occasione sprecata.<\/p>\n<p>Stirner, a un certo punto, gioca un po&#8217; con le parole quando afferma che io non sono chiamato ad essere sposo, marito e a risolvermi interamente in queste figure sociali: perch\u00e9 nessuno, e tanto meno il cristianesimo, pu\u00f2 pretendere una cosa del genere. Certo, \u00e8 importante svolgere bene il proprio ruolo sociale; ma non \u00e8 tutto: bisogna anche, prima di tutto, essere se stessi. Per\u00f2 non si pu\u00f2 essere se stessi, se si ignora chi realmente si \u00e8: e l&#8217;uomo che crede di essere esclusivamente un &quot;unico&quot;, compie una astrazione; sogna, vaneggia. Basta domandargli: e da dove vieni tu, con tutta la sua singolarit\u00e0: dal nulla o da qualche cosa? Se vieni da qualche cosa, allora hai una storia, hai delle relazioni, hai dei doveri: e non \u00e8 affatto vero che la storia universale ti \u00e8 indifferente, non \u00e8 affatto vero che non ha alcuna importanza se il tuo &quot;io&quot; sia un bene o un male per gli altri. O per te stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo pu\u00f2 vivere senza alcuna vocazione; pu\u00f2 vivere solo e unicamente per se stesso; pu\u00f2 vivere come se la sua storia personale sia una storia mondiale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,185,194,253],"class_list":["post-27067","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-karl-marx","tag-martin-heidegger","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27067","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27067"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27067\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27067"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27067"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27067"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}