{"id":27060,"date":"2010-12-14T05:19:00","date_gmt":"2010-12-14T05:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/14\/sparta-e-i-sudisti-nel-pensiero-di-maurice-bardeche\/"},"modified":"2010-12-14T05:19:00","modified_gmt":"2010-12-14T05:19:00","slug":"sparta-e-i-sudisti-nel-pensiero-di-maurice-bardeche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/14\/sparta-e-i-sudisti-nel-pensiero-di-maurice-bardeche\/","title":{"rendered":"Sparta e i Sudisti nel pensiero di Maurice Bard\u00e8che"},"content":{"rendered":"<p>La figura di Maurice Bard\u00e8che \u00e8 maledettamente scomoda ancora oggi, a diversi anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel 1998; era nato nel 1907); la sua \u00e8 una di quelle figure talmente scorrette politicamente, che \u00e8 quasi impossibile parlare di loro nel salotto buono della cultura &#8211; francese, in questo caso; e ancora pi\u00f9 difficile \u00e8 parlarne serenamente, senza prestarsi al gioco di un revisionismo che non si propone di riportare in luce verit\u00e0 nascoste e dimenticate, ma che si esaurisce tutto in chiave nostalgica e reazionaria.<\/p>\n<p>Cognato di Robert Brasillach, fucilato al termine della seconda guerra mondiale per aver collaborato coi nazisti; allievo di quel Charles Maurras, che il Nolte ha giudicato, insieme a Hitler e Mussolini, la pi\u00f9 rappresentativa figura del fascismo a livello europeo; fermo sostenitore del governo di Vichy e della politica del maresciallo P\u00e9tain: tutto questo e altro ancora \u00e8 stato Maurice Bard\u00e8che, saggista, giornalista e critico d&#8217;arte di levatura nazionale e internazionale, ma fascista impenitente, che si firmava appunto come \u00abscrittore fascista\u00bb.<\/p>\n<p>Avendo votato la sua vita, dopo la Liberazione (o sedicente tale), alla riabilitazione della memoria di Brasillach &#8211; la cui esecuzione aveva definito un assassinio legalizzato &#8211; e, in genere, alla riabilitazione del collaborazionismo di Vichy e del fascismo in quanto tale, dovette subire l&#8217;ostracismo della cultura ufficiale e fondare una propria casa editrice, per mezzo della quale condusse una battaglia incessante per diffondere i suoi ideali.<\/p>\n<p>Egli ebbe il coraggio di fare apertamente quello che altri fecero un po&#8217; di soppiatto o che addirittura rinnegarono: continu\u00f2 a professare i valori di un tempo e non venne mai a patti con l&#8217;ideologia dei vincitori. Non intendiamo qui fare l&#8217;apologia delle sue idee, anche perch\u00e9 ogni apologia \u00e8 una operazione supremamente stupida in se stessa; ma rendere doverosamente atto della sua coerenza intellettuale e della sua onest\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Come storico e saggista, fu tra i primi a contestare la legalit\u00e0 del processo di Norimberga e a mettere in dubbio il diritto giuridico e morale dei vincitori di ergersi a giudici dei vinti, magari per dei reati che, all&#8217;epoca dei fatti, non erano considerati tali in nessuna legislazione del mondo; cos\u00ec come fu uno dei primi a parlare in termini critici della distruzione di Dresda e delle esecuzioni sommarie avvenute dopo la Liberazione, da lui equiparate a crimini di guerra. Fu pure multato per essersi occupato dell&#8217;Olocausto in una forma vicina a quella di Robert Faurisson, che non piacque alla Vulgata democratico-resistenziale, la sola ufficialmente ammessa. Venne inoltre condannato a un anno di prigione per apologia dei crimini di guerra ed usc\u00ec solo perch\u00e9 gli venne concessa la grazia dal Presidente della Repubblica, Ren\u00e9 Coty.<\/p>\n<p>Come presidente del Movimento Sociale Europeo, coagul\u00f2 esponenti della destra europea quali Oswald Mosley, ex capo dei fascisti inglesi, il tedesco Karl-Heinz Priester, lo svedese Per Engdahl e l&#8217;italiano Ernesto Massi. Concentr\u00f2 poi la sua attenzione di studioso sull&#8217;esperienza della Repubblica Sociale Italiana (che, da noi, \u00e8 tuttora considerata alla stregua di una misera e sanguinaria appendice del Ventennio, consumatasi all&#8217;ombra del &quot;tedesco invasore&quot; e quindi come tipico esempio di Stato collaborazionista fantoccio), e ne fece la base per una sua rinnovata proposta politica, che egli stesso denomin\u00f2 &quot;fascismo perfezionato&quot;.<\/p>\n<p>N\u00e9 ha giovato alla sua fama o alla sua memoria il fatto che, dopo la sua scomparsa, a tesserne l&#8217;elogio sia stato Jean-Marie Le Pen, capo del Fronte Nazionale Francese e considerato dalla cultura politica progressista nient&#8217;altro che il leader di un partito xenofobo e reazionario.<\/p>\n<p>Nel suo saggio \u00abSparte et les Sudistes\u00bb (Les Sept Couleurs, 1969; traduzione italiana di Orsola Nemi col titolo \u00abFascismo &#8217;70. Sparta e i Sudisti\u00bb, Edizioni del Borghese, 1970, pp. 81-86), egli cos\u00ec sintetizza il proprio pensiero politico:\u00bb<\/p>\n<p>\u00abInsegnare di nuovo agli uomini il gusto e il rispetto delle qualit\u00e0 umane, ricondurre la vita e le anime verso il corso naturale delle cose, ecco le due massime che dovrebbero guidare quanti pensano che l&#8217;uomo pu\u00f2 ancora mettere il morso al cavallo che gli ha preso la mano e che noi chiamiamo la nostra &quot;civilt\u00e0&quot;. Quella che io chiamo SPARTA \u00e8 la patria in cui gli uomini sono considerati in ragione delle loro qualit\u00e0 virili poste al di sopra di tutte le altre. Quelli che io chiamo i SUDISTI sono gli uomini i quali si sforzano di vivere secondo la &quot;natura delle cose&quot;, e pretendono di correggerla aggiungendo soltanto la cortesia e la generosit\u00e0.<\/p>\n<p>In ciascuno di noi si trova una qualche aspirazione che ci trascina a volte verso SPARTA, a volte verso i SUDISTI. Per lo pi\u00f9, sono le circostanze che ci inducono a sostenere un concetto spartano pur rimpiangendo che non faccia maggiori concessioni ai SUDISTI o, inversamente, ad avvicinarci a qualche prospettiva SUDISTA, pur augurandoci che conservi qualcosa di SPARTA. Queste intermittenze spiegano forse le contraddizioni di quel che si chiama arbitrariamente &quot;La Destra&quot;, la quale presenta tutte le sfumature di questi due atteggiamenti. Le due posizioni non sono tuttavia inconciliabili. Coincidono e si sposano tanto facilmente in ciascuno di noi perch\u00e9 sono l&#8217;una e l&#8217;altra &quot;naturali&quot;, il rispetto delle qualit\u00e0 umane essendo cos\u00ec conforme alla &quot;legge naturale&quot; come la conformazione al &quot;corso naturale delle cose&quot;. Ma l&#8217;uno e l&#8217;altro di questi atteggiamenti comportano rischi in cambio dei loro vantaggi: SPARTA rischia di essere inabitabile, i SUDISTI rischiano di addormentarsi; gli SPARTANI possono finire col divenire gendarmi, il SUDISMO pu\u00f2 finire nell&#8217;egoismo e nell&#8217;insolenza. Noi dobbiamo chiederci che cosa si pu\u00f2 conservare di SUDISTA a SPARTA o che cosa dobbiamo serbare di SPARTA per impedire ai SUDISTI di essere soltanto uomini di mondo.<\/p>\n<p>Non bisogna fidarsi ciecamente dei libri illustrati. SPARTA non \u00e8 una citt\u00e0 dove non si sente che rumore di sproni e dove nessuno dei passanti sorride. Il precetto del coraggio\u00bbera chiaro e risolveva tutte le difficolt\u00e0. Il coraggio dava accesso all&#8217;aristocrazia e si era esclusi dall&#8217;aristocrazia se non si aveva coraggio. La casta dei guerrieri governava la citt\u00e0, nessun&#8217;altra voce aveva diritto di farsi intendere. Era la casta che portava da sola il fardello della difesa del Paese e lo portava per tutta la vita. Ma gli altri, protetti dal suo servizio, non si sentivano stranieri. Il coraggio era ricompensato fra loro, e chi aveva dato prova di possedere le virt\u00f9 del soldato, partecipava ai privilegi del soldato. Anche gli iloti, se si erano distinti per una azione meritoria, avevano diritto di partecipare al combattimento, Quelli che si erano battuti al fianco delle celebri falangi non erano mai pi\u00f9 schiavi, divenivano uomini liberi, erano onorati. Si afferma anche che gli stranieri potevano ricevere il titolo di Spartani, se accettavano di vivere secondo la regola che gli Spartani si erano imposta. E, al contrario, i giovani della casta guerriera che si dimostravano vili nel combattimento o non si sottomettevano alla disciplina della Citt\u00e0, erano degradati ed esclusi dalla vita pubblica.<\/p>\n<p>L&#8217;educazione on aveva altro scopo che l&#8217;esaltazione del coraggio e della energia. I ragazzi vivevano tra loro il pi\u00f9 presto possibile, in truppe analoghe a quelle dei balilla dell&#8217;Italia fascista o della Hitlerj\u00fcgend, di cui facevano parte dalla et\u00e0 di sette anni. [&#8230;]<\/p>\n<p>Spesso \u00e8 riprovato il culto del coraggio e della virilit\u00e0 accusandolo di durezza e aridit\u00e0. \u00c8 un&#8217;interpretazione da moralisti che la vita privata a Sparta non conferma su tutti i punti,. Si trova sotto la rudezza di Sparta una specie di bonomia tedesca la quale suggerisce che le cose non sono tanto semplici. Plutarco descrive Agesilao che giuoca ai cavalli coi suoi bambini, come si racconta del nostri re Enrico IV; Antalcida manda la sua famiglia a rifugiarsi a Citera, quando teme un&#8217;invasione; l&#8217;assemblea degli Spartani piange di commozione udendo recitare un coro dell&#8217;&quot;Elettra&quot; e sono appena usciti dalla guerra contro Atene: gli Spartani avevano anche un gusto innato e un sentimento abbastanza vivo della musica, il che stupiva i loro contemporanei. In quanto al loro orgoglio di casta, che bisogna pensarne, quando sentiamo dirci che i giovani Spartani avevamo ciascuno un fratello di latte scelto tra i figli dei suoi iloti, il quale riceveva la sua medesima educazione, prendeva parte con lui ai pasti collettivi, portava le armi accanto a lui nei combattimenti e condivideva i suoi stessi privilegi? Quale democrazia ha accordato questa eguaglianza autentica ai figli dei mezzadri? Gli iloti e i perieci vissero duecento anni sotto il &quot;giogo&quot; di Sparta e non vi furono ammutinamenti se non in circostanze el tutto eccezionali e per cause estranee al regime. \u00c8 difficile credere che abbiano vissuto durante tutto questo tempo in una continua e insopportabile umiliazione.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che ci facciamo di SPARTA \u00e8 dunque spesso un&#8217;idea del tutto letteraria; riduciamo arbitrariamente Sparta a una esperienza di &quot;laboratorio&quot;. Ne facciamo uno stato nel quale regna solo l&#8217;energia. Quel che definisce Sparta non \u00e8 la caserma, come troppo spesso si crede, ma il disprezzo dei falsi beni.<\/p>\n<p>Sparta non \u00e8 solo il ragazzo dalla volpe. L&#8217;energia non \u00e8 che una conseguenza, non \u00e8 che un segno di Sparta. Prima di tutto, Sparta \u00e8 una particolare idea del mondo, una particolare idea dell&#8217;uomo. Per questo fa paura. Sparta crede che in definitiva sia la spada a decidere. Non si pu\u00f2 sfuggire al suo verdetto. Il numero dei vascelli e i marmi dei portici, i palazzi, le sete, le sontuose lettighe, il prestigio, lo splendore non sono che girandole, palline di vetro, lampioni che una tempesta pu\u00f2 a un tratto spegnere e spezzare: bisogna essere pronti per questa tempesta. Senza di ci\u00f2, non si ha libert\u00e0; le citt\u00e0 le quali dimenticano che la libert\u00e0 si difende in ogni istante, si guadagna in ogni istante, sono gi\u00e0, senza saperlo, citt\u00e0 schiave. Il culto dell&#8217;energia, del coraggio, della forza sono soltanto l conseguenze di questa concezione della citt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 sfuggito al lettore che, a dispetto della piacevolezza dello stile, la tesi di Bard\u00e8che appare viziata da una forzatura ideologica che lo porta ad accostamenti storici quanto meno opinabili, come quello fra gli Spartitati ed i Balilla fascisti o i membri della Hitlej\u00fcgend; laddove \u00e8 facile vedere come le somiglianze siano pi\u00f9 esteriori che sostanziali, specialmente nel primo caso.<\/p>\n<p>E tuttavia, per quanto la volont\u00e0 di dimostrare una tesi precostituita faccia velo all&#8217;Autore, \u00e8 difficile rifiutare in blocco la sua analisi del fenomeno sociale rappresentato dall&#8217;antica Sparta e ancor pi\u00f9 quello della Confederazione sudista (che noi, per ragioni di spazio, abbiamo dovuto omettere).<\/p>\n<p>Meglio: \u00e8 difficile rifiutare in blocco la sua tesi circa la solidit\u00e0 e, si vorrebbe dire, la perennit\u00e0 di quella componente aristocratica, nel miglior senso della parola, che caratterizza non tanto questa o quella esperienza storica di governo, ma l&#8217;idea del governo in generale, cos\u00ec come Platone l&#8217;ha delineata nella \u00abRepubblica\u00bb e nelle \u00abLeggi\u00bb, ma che i pensatori politici moderni, da Locke in poi, non riescono neppure ad immaginare.<\/p>\n<p>A noi che siamo cresciuti nella apparente ovviet\u00e0 del sistema democratico, sfugge come l&#8217;umanit\u00e0 abbia potuto governarsi per millenni senza di esso, pur realizzando opere egregie; e sfugge come il cosiddetto miracolo greco non consista solo nella democrazia ateniese, ma anche nella oligarchia spartana, fondata su un valore che non \u00e8 quantificabile in termini economici, ma solo e unicamente in termini di onore, dovere e spirito di sacrificio.<\/p>\n<p>Solo una lettura frettolosa e parziale, inficiata da pregiudizi tipicamente moderni, potrebbe vedere nella costituzione spartana null&#8217;altro che arbitrio, oppressione dei pi\u00f9 deboli e brutale esercizio di un potere militaresco.<\/p>\n<p>E solo uno spirito politicamente fazioso potrebbe negare quanto di perenne e di nobilmente spirituale vi sia in una idea del governo che pospone ogni altro valore, a cominciare da quello dell&#8217;interesse materiale, ad un severo ascetismo virile, tutto rivolto al bene supremo della Patria e spregiatore di quello spirito di parte dietro il quale sogliono camuffarsi gli egoistici interessi personali.<\/p>\n<p>In questo senso \u00e8 fuori di dubbio che noi pure avremmo qualche cosa da imparare dal modello spartano, cos\u00ec come avremmo qualcosa da imparare dal modello sudista: non certo in un ricupero del razzismo o magari dello schiavismo, ma nel riconoscimento che troppo spesso, nei sistemi democratici, il merito non riesce ad affermarsi e il bene dell&#8217;intera societ\u00e0 soccombe davanti al prevalere delle logiche di parte.<\/p>\n<p>Per quanto il ragionamento di fondo del Bard\u00e8che non ci convinca, laddove egli vorrebbe fare del principio aristocratico un fatto di natura positivo in se stesso &#8211; anche perch\u00e9 in tal modo verrebbero banditi o fortemente sminuiti ideali essenziali, quali la compassione e la sollecitudine per i pi\u00f9 deboli &#8211; \u00e8 tuttavia certo che il suo discorso contiene un monito a non lasciarsi prendere la mano dalla demagogia e dal populismo a buon mercato.<\/p>\n<p>Una giusta idea della politica dovrebbe partire, come cosa ovvia, dallo spirito di servizio e dalla priorit\u00e0 del bene comune; dovrebbe inoltre recuperare l&#8217;importanza di concetti quale onore, valore, dedizione, lealt\u00e0 e magnanimit\u00e0.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che codesti valori sono quelli tipici della societ\u00e0 cavalleresca e che, da quando la borghesia si \u00e8 affermata come classe egemone a livello mondiale, non vi \u00e8 pi\u00f9 posto per essi e nemmeno potrebbe esservi.<\/p>\n<p>Forse.<\/p>\n<p>Ma siamo sicuri che onore, valore, dedizione, lealt\u00e0 e magnanimit\u00e0 siano valori legati esclusivamente ad un certo modello economico e sociale e non, piuttosto, valori perenni dell&#8217;umanit\u00e0, senza i quali nessuna societ\u00e0 potrebbe contemperare in se stessa le inevitabili spinte centrifughe?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di Maurice Bard\u00e8che \u00e8 maledettamente scomoda ancora oggi, a diversi anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel 1998; 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