{"id":27056,"date":"2014-12-12T01:20:00","date_gmt":"2014-12-12T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/12\/nel-matrimonio-e-in-gioco-unidea-antropologica-che-qualifica-la-nostra-stessa-civilta\/"},"modified":"2014-12-12T01:20:00","modified_gmt":"2014-12-12T01:20:00","slug":"nel-matrimonio-e-in-gioco-unidea-antropologica-che-qualifica-la-nostra-stessa-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/12\/nel-matrimonio-e-in-gioco-unidea-antropologica-che-qualifica-la-nostra-stessa-civilta\/","title":{"rendered":"Nel matrimonio \u00e8 in gioco un\u2019idea antropologica che qualifica la nostra stessa civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il matrimonio e la famiglia sono sotto attacco, e l&#8217;attacco \u00e8 sferrato da forze occulte e insidiose, che si servono della buona fede di un pubblico manipolato ad arte e ormai abituato a pensare, o piuttosto a credere di pensare, secondo categorie demagogiche preconfezionate: pubblico che si illude di condurre una battaglia di civilt\u00e0 per i diritti dei &quot;diversi&quot; e, quindi, in teoria, dei pi\u00f9 deboli, mentre \u00e8 in gioco una posta altissima e ben diversa: la sopravvivenza della nostra civilt\u00e0, nel senso letterale dell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 &quot;soltanto&quot; la nostra societ\u00e0 che si trova in estremo pericolo, sospesa ormai sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso: non soltanto l&#8217;insieme pratico dei cittadini, con le loro reciproche relazioni affettive, professionali, culturali; \u00e8 la nostra stessa civilt\u00e0 che rischia il tracollo definitivo e irreparabile, vale a dire l&#8217;insieme dei nostri valori, delle nostre tradizioni, dei nostri sistemi di pensiero. Dal crollo di una societ\u00e0 si pu\u00f2 anche risorgere; dal crollo di una civilt\u00e0, no. Certo, al posto di essa ne sorger\u00e0 una nuova; ma basata su altri principi e su valori profondamente diversi, di cui saranno protagonisti altri soggetti: altri popoli, altre comunit\u00e0, altre maniere di vedere il mondo e d&#8217;intendere il significato della vita. L&#8217;arte, la scienza, il senso del bello, il senso del vero, il senso del giusto: tutto verr\u00e0 ricostruito su nuove basi, su diverse fondamenta. Non \u00e8 detto che sar\u00e0 una brutta cosa, anzi, pu\u00f2 darsi benissimo che la nuova civilt\u00e0 sar\u00e0 migliore dell&#8217;antica: ma sar\u00e0 un cambiamento doloroso. Nessuna civilt\u00e0 tramonta e scompare in modo indolore; e coloro che vivono quella fase storica pagano sulla loro pelle un prezzo altissimo, senza alcuno sconto e, per lo pi\u00f9, senza un orizzonte di speranza: per loro, il mondo che sta finendo \u00e8 tutto il mondo. Cos\u00ec l&#8217;hanno vissuta i Romani della tarda antichit\u00e0, quando i templi del paganesimo venivano abbattuti e Roma, la Citt\u00e0 Eterna, veniva presa e saccheggiata dai barbari: fu un trauma sconvolgente, senza precedenti.<\/p>\n<p>Ora, la nostra civilt\u00e0, la civilt\u00e0 europea, cos\u00ec come si \u00e8 definita da oltre un millennio e cos\u00ec come noi la conosciamo, la amiamo o forse la detestiamo, ma sempre sentendo, pensando, giudicando dall&#8217;interno di essa, dei suoi valori, dei suoi punti di vista, si fonda sulla famiglia; e la famiglia si basa sul matrimonio, inteso come l&#8217;unione stabile fra un uomo e una donna, aperta alla procreazione e impostata su un comune progetto di vita e di bene scambievole. Nessuna norma giuridica potrebbe sostituire queste caratteristiche spirituali, n\u00e9 imporle dall&#8217;esterno: o ci sono, o non ci sono. Se ci sono, il la famiglia fondata sul matrimonio potr\u00e0 affrontare le prove pi\u00f9 dure e, magari, anche soccombere, ma senza smarrirsi, senza perdere la propria coesione e i propri valori; se non ci sono, nessuna cerimonia e nessun patto legale potranno infonderle quella intima forza che non possiede, e che proviene non solo dall&#8217;amore, ma anche dalla fiducia nella fonte inesauribile da cui l&#8217;amore umano discende e a cui si rinnova, ma che non appartiene alla dimensione contingente.<\/p>\n<p>Il matrimonio, nel mondo antico, era contemporaneamente una cerimonia civile e religiosa; col cristianesimo, l&#8217;aspetto religioso divenne predominante, perch\u00e9 nella civilt\u00e0 cristiana \u00e8 lo spirituale ad includere il temporale, e non viceversa, cos\u00ec come l&#8217;Impero \u00e8 incluso nella cristianit\u00e0. Quando sorge l&#8217;idea che l&#8217;Impero sia una istituzione autonoma e parallela alla Chiesa, il Medioevo \u00e8 alla fine: Dante la pensa cos\u00ec, ma con lui lo spirito medievale \u00e8 gi\u00e0 tramontato. Per qualche secolo ancora la civilt\u00e0 europea si ammanta di cristianesimo, mentre sta svuotando quest&#8217;ultimo di ogni reale influenza sulla societ\u00e0 civile e mentre il potere statale (non dell&#8217;Impero, con la sua idea universalistica, ma degli Stati nazionali, ciascuno portatore del proprio particolarismo) erode e distrugge lentamente le prerogative della Chiesa. Con il giurisdizionalismo e con l&#8217;Illuminismo, il processo giunge a compimento: cadono anche i veli esteriori, e la proclamata separazione tra sfera civile e sfera religiosa significa, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, la privatizzazione del fatto religioso e quindi anche del matrimonio religioso. La cerimonia si sdoppia in un rito civile e in un rito religioso; poi, lentamente ma irresistibilmente, il secondo comincia ad essere soppiantato dal primo, o &#8212; il che \u00e8 lo stesso &#8212; viene a perdere le sue caratteristiche profonde e specifiche, spirituali, trascendenti, per divenire una copia del rito civile, conservando solo la vernice superficiale di ci\u00f2 che era stato un tempo. Il matrimonio religioso, secolarizzandosi, perde non solo il suo prestigio, ma anche la sua funzione e la sua ragion d&#8217;essere: si riduce allo sfarzo di un giorno, di un&#8217;ora; non \u00e8 pi\u00f9 un progetto comune che l&#8217;uomo e la donna si impegnano a portare avanti sino alla fine della loro vita, nella buona e nella cattiva sorte. E non \u00e8 pi\u00f9 una promessa fatta davanti a Dio, ma una occasione di mondanit\u00e0 e un omaggio formale al conformismo e al quieto vivere.<\/p>\n<p>Oggi il matrimonio cristiano \u00e8 ormai quasi scomparso, e, con esso, anche la famiglia \u00e8 andata profondamente in crisi; ma &#8211; sorpresa per i laicisti convinti di esser giunti a coronare i loro sforzi secolari &#8211; ecco che anche il matrimonio civile, nel medesimo tempo, sembra aver subito lo stesso logoramento, per\u00f2 in un tempo enormemente pi\u00f9 breve. Ora che pochi si sposano in chiesa, e non pi\u00f9 con lo spirito religioso d&#8217;un tempo (prova ne siano le coppie che si sposano dopo anni di convivenza, e con la sposa in abito bianco, simbolo di purezza, come una vergine), sono ancor meno quelli che decidono di sposarsi in municipio. Sposarsi, e perch\u00e9 mai? Perch\u00e9 sobbarcarsi gli oneri e i sacrifici di una promessa di lunga durata, quando la maggioranza delle persone ha ormai scelto il modello della libera convivenza, ossia delle cosiddette unioni di fatto? Niente promesse, niente impegni, niente figli, a meno che se ne senta il desiderio, magari pi\u00f9 tardi, magari quando i genitori sarebbero in et\u00e0 di fare i nonni: la famiglia non \u00e8 pi\u00f9 costruita sul progetto della procreazione, dell&#8217;apertura alla vita che nasce, ma sul contratto stipulato fra due individui interessati a stabilire i rispettivi diritti e a garantirsi il massimo della libert\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 poi cos\u00ec strano se, in questo quadro culturale e spirituale, non solo le unioni di fatto, ma anche le unioni omosessuali ambiscono a ottenere il riconoscimento giuridico dello Stato, mediante l&#8217;assoluta equiparazione al matrimonio, o meglio, ottenendo la qualifica di &quot;matrimonio&quot;, punto e basta. I figli si possono sempre adottare; oppure, nel caso di una coppia lesbica, si possono ottenere con l&#8217;ausilio della fecondazione eterologa. Curioso fenomeno, ma strano solo in apparenza: mentre l&#8217;uomo e la donna sono sempre pi\u00f9 restii a sanzionare la reciproca unione mediante il vincolo matrimoniale, le coppie omosessuali si battono ovunque per ottenere la fine della loro pretesa &quot;discriminazione&quot; e per potersi sposare in municipio, e magari anche in Chiesa &#8212; come gi\u00e0 avviene in alcuni Paesi del Nord Europa. E mentre le coppie eterosessuali sono sempre pi\u00f9 esitanti a fare figli, quelle omosessuali sembrano pi\u00f9 che mai impazienti di poterne avere.<\/p>\n<p>Tutto questo avviene non come effetto, ma come risultato di una lenta, metodica, paziente e poco vistosa campagna culturale preparatoria, portata avanti, negli ultimi decenni, da centinaia e migliaia di film, di romanzi, di concerti, di inchieste, dibattiti, tavole rotonde, salotti televisivi e notizie di cronaca abilmente sfruttate, manipolate, gonfiate o sgonfiate secondo le circostanze, cos\u00ec da creare nell&#8217;opinione pubblica l&#8217;impressione che vi sia una &quot;emergenza omofoba&quot; e che, per contrastare la persecuzione degli omosessuali, sia indispensabile, nonch\u00e9 urgentissimo, riconoscere loro tutti i diritti del caso, compreso quello di sposarsi e avere o adottare dei figli. Frotte di volonterosi psicologi e psichiatri ci hanno spiegato, dall&#8217;alto del loro discutibile sapere, magari dalle colonne di qualche rivista modaiola, che non c&#8217;\u00e8 alcuna differenza sostanziale fra sposarsi con una persona dell&#8217;altro sesso, oppure del proprio; che chi la pensa diversamente \u00e8 un razzista, un sessista, un incorreggibile reazionario; che i bambini crescono altrettanto bene, altrettanto equilibrati e sereni, in un contesto familiare eterosessuale, cos\u00ec come in uno omosessuale; e che gli eventuali complessi o anche solo i disagi, cui sarebbero esposti nel secondo caso, sono soltanto e unicamente il frutto delle nostre paure e dei nostri assurdi e incivili pregiudizi.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: in diversi Paesi d&#8217;Europa si \u00e8 deciso, per non offendere la sensibilit\u00e0 dei bambini che vivono con genitori omosessuali, che gli educatori non devono pi\u00f9 adoperare l&#8217;espressione &quot;bambino&quot; o &quot;bambina&quot;, anzi, non devono proprio adoperare il pronome &quot;lo&quot; o il pronome &quot;la&quot;, riferito ai propri compagni di scuola o d&#8217;asilo, ma il neutro. Tutto questo \u00e8 stato votato e approvato gi\u00e0 da alcuni Parlamenti ed \u00e8 stato presentato all&#8217;opinione pubblica come una battaglia di civilt\u00e0, incoraggiando nei giovani l&#8217;idea che il matrimonio \u00e8, semplicemente, la sanzione del legame affettivo che unisce due persone, indipendentemente dal genere sessuale. Tanto, si dice, l&#8217;importante \u00e8 che ci sia l&#8217;amore: purch\u00e9 ci sia l&#8217;amore, il fatto che a sposarsi siano un uomo e una donna, oppure due uomini o, ancora, due donne, diventa del tutto ininfluente; e lo stesso vale per l&#8217;eventuale adozione di figli. Eppure \u00e8 evidente, se appena si vi pone un minimo di attenzione, che dietro queste pretese &quot;battaglie di civilt\u00e0&quot;, e dietro l&#8217;apparente ragionevolezza e l&#8217;apparente minimalismo di codesti paladini dei &quot;diritti civili&quot;, si cela un progetto di vasta portata, mirante a scardinare il principale puntello della nostra civilt\u00e0: la famiglia fondata sul matrimonio e formata da un uomo, una donna e, potenzialmente, dalla prole da essi generata. Infatti, nel matrimonio la posta in gioco \u00e8 molto pi\u00f9 alta di quel che potrebbe apparire di primo acchito, e cio\u00e8 &#8212; come osserva il filosofo Francesco Botturi &#8211; l&#8217;idea antropologica che qualifica una intera civilt\u00e0, la nostra. Ed \u00e8 altrettanto evidente, aggiungiamo noi, che tale consapevolezza si va offuscando, al punto che molte persone, apparentemente in buona fede, reclamano la fine del &quot;matrimonio tradizionale&quot; in nome di un matrimonio pi\u00f9 &quot;aperto&quot;, pi\u00f9 &quot;libero&quot;, pi\u00f9 &quot;moderno&quot;: un sedicente matrimonio nel quale la nozioni di impegno, di fedelt\u00e0, di durata, di assunzione di responsabilit\u00e0, tendono a passare del tutto in secondo piano, lasciando il posto alla pretesa del massimo vantaggio personale, della massima libert\u00e0 individuale, del massimo esercizio dei diritti. Esso diventa, cos\u00ec, il luogo istituzionalizzato in cui riceve una sanzione definitiva quell&#8217;individualismo egoistico e calcolatore che gi\u00e0 in pensatori come John Locke aveva trovato la sua consacrazione filosofica.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, la societ\u00e0 cessa di essere una rete armoniosa di soggetti fondati, a loro volta, su quella societ\u00e0 in miniatura, essenziale e insostituibile, che \u00e8 la famiglia: luogo di affetti, ma anche di maturazione, di educazione ai valori, di preparazione alle responsabilit\u00e0 della vita adulta; e diventa, sempre pi\u00f9 &#8212; almeno nella propaganda di questi chiassosi paladini dei &quot;nuovi diritti&quot; &#8212; la quintessenza e la somma di due egoismi che si studiano a vicenda, si delimitano, si riconoscono e si accordano per ricevere il minimo del disturbo l&#8217;uno dal&#8217;altro, e il massimo del vantaggio quanto all&#8217;esercizio sfrenato della libert\u00e0 personale, intesa non come libert\u00e0 di perseguire il bene &#8212; quello proprio e quello altrui -, ma come inesausta rincorsa del piacere.<\/p>\n<p>Il matrimonio diventa cos\u00ec peggio di una finzione: diventa la contraffazione di quel che esso \u00e8 realmente, la caricatura orribilmente deformata di ci\u00f2 che, per secoli e secoli, ha rappresentato per la nostra civilt\u00e0; diventa la consacrazione ufficiale dell&#8217;edonismo e del narcisismo eretti a sistema e il riconoscimento che nulla vi si deve opporre, in nome di un relativismo etico che si basa sul \u00abperch\u00e9 no?\u00bb. Un matrimonio, che sia ufficialmente riconosciuto come tale, fra due persone del medesimo sesso: perch\u00e9 no? Un figlio a sessant&#8217;anni: perch\u00e9 no? Un bambino adottato da due uomini o da due donne: perch\u00e9 no? Cosa c&#8217;\u00e8 di male? Se esiste l&#8217;amore, perch\u00e9 bisognerebbe impedire a queste persone di cercare la felicit\u00e0? In nome di quale diritto, di quale dovere? Se la vita non \u00e8 che la ricerca del piacere e se la societ\u00e0 e lo Stato ad altro non servono che a garantire tale diritto, mediante una meticolosa e capillare casistica giuridica, si pu\u00f2 forse sostenere che tali conseguenze non siano perfettamente coerenti con le premesse? Evidentemente no.<\/p>\n<p>Dunque, bisogna avere il coraggio di guardare dritto al cuore del problema, e non lasciarsi distrarre da aspetti del tutto secondari. Per esempio, bisogna avere l&#8217;onest\u00e0 di riconoscere che una cosa \u00e8 il riconoscimento del diritto alla ricerca della felicit\u00e0 individuale; altra cosa \u00e8 affermare che questa \u00e8 l&#8217;unica cosa che conta e che tutti gli altri scopi e valori, specialmente di ordine collettivo, devono esserle subordinati. Il relativismo etico si \u00e8 affermato sfruttando il senso di colpa nei confronti di taluni eccessi di severit\u00e0 da parte della societ\u00e0 d&#8217;un tempo: eccessi che non si verificano pi\u00f9 da alcuni secoli. Ma i campioni dei &quot;diritti umani&quot; si sono dimenticati di dirlo alle masse; cos\u00ec come si son dimenticati di dire che, da secoli, nessun omosessuale viene pi\u00f9 processato e arso vivo, ma che, in compenso, vi sono ambienti nei quali l&#8217;eterosessuale, se non si sottomette alle voglie omosessuali di persone potenti (datori di lavoro, produttori cinematografici, editori, registi teatrali, proprietari di case discografiche, dirigenti sportivi), pu\u00f2 vedersi discriminato, ostacolato, ricattato in mille modi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il matrimonio e la famiglia sono sotto attacco, e l&#8217;attacco \u00e8 sferrato da forze occulte e insidiose, che si servono della buona fede di un pubblico<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[107,110,238],"class_list":["post-27056","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-cattolicesimo","tag-civilta","tag-sacramenti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27056"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27056\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}