{"id":27051,"date":"2015-12-09T08:18:00","date_gmt":"2015-12-09T08:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/09\/la-matematica-per-fantappie-e-scienza-non-solo-dellessere-ma-del-poter-essere-cioe-metafisica\/"},"modified":"2015-12-09T08:18:00","modified_gmt":"2015-12-09T08:18:00","slug":"la-matematica-per-fantappie-e-scienza-non-solo-dellessere-ma-del-poter-essere-cioe-metafisica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/09\/la-matematica-per-fantappie-e-scienza-non-solo-dellessere-ma-del-poter-essere-cioe-metafisica\/","title":{"rendered":"La matematica, per Fantappi\u00e9, \u00e8 scienza non solo dell\u2019essere, ma del poter essere, cio\u00e8 metafisica"},"content":{"rendered":"<p>Quella di Luigi Fantappi\u00e9 (nato a Viterbo il 15 settembre 1901 e morto, nella sua citt\u00e0 natale, il 28 luglio 1956) \u00e8 una figura tanto affascinante quanto poco conosciuta, specialmente dalle ultimissime generazioni, alle quali i divulgatori scientifici del <em>politically correct<\/em> si sono guardati bene dal presentarla ed illustrarla, come essa avrebbe meritato, forse per non turbare i placidi sonni di una cultura scientista e laicista sempre pi\u00f9 chiusa, indurita e fossilizzata nella propria presunzione di essere la sola depositaria della verit\u00e0, secondo i dogmi da lei stessa stabiliti, e ad esclusione di qualsiasi interpretazione di segno &#8212; <em>horribile dictu<\/em> &#8212; spiritualista o, addirittura, religioso.<\/p>\n<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati di lui in alcuni vecchi articoli (cfr. \u00abLuigi Fantappi\u00e9 e l&#8217;altra idea della scienza\u00bb, e \u00abLa scienza moderna \u00e8 una degenerazione del vero concetto di scienza\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice il 10\/12\/2007 e il 19\/12\/2007, e recentemente ripubblicati su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb). Torniamo a parlare di lui perch\u00e9 la sua opera geniale e poderosa, stroncata da una morte prematura, per trombosi, all&#8217;et\u00e0 di cinquantacinque anni, ha molto da dire non solo nei contenuti specificamente fisici e matematici, che permettono di accostare il suo nome a quello di scienziati universalmente celebri, come Hartley, Einstein, Minkowski e Schr\u00f6dinger, ma anche a livello filosofico: Fantappi\u00e9, infatti, \u00e8 stato uno dei pochi matematici del XX secolo che non hanno peso di vista la dimensione speculativa, di portata universale, della loro disciplina, e non l&#8217;hanno trattata come una forma di sapere a s\u00e9 stante, quasi avulsa dall&#8217;universo complessivo del conoscere, tranne che per le ricadute e le possibili applicazioni di ordine tecnologico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come, in quanto scienziato, Fantappi\u00e9 fu il sostenitore di una teoria unitaria (&quot;sintropica&quot;) del mondo fisico e biologico, egli fu anche un vero matematico-umanista, perfettamente consapevole della connessione che lega ogni ramo del sapere e, in particolare, della necessit\u00e0 di condurre la ricerca matematica nella prospettiva, molto pi\u00f9 ampia, di un sapere totale: egli non smarr\u00ec mai la consapevolezza &#8212; tramontata, in Occidente, dopo la stagione rinascimentale &#8211; che lo spirito specialistico non deve prendere il sopravvento sullo spirito di ricerca, il quale deve essere il pi\u00f9 ampio possibile, perch\u00e9 la realt\u00e0, in ultima analisi, \u00e8 una, e una deve essere la conoscenza, anche se, nel perseguirla, gli studiosi sono costretti, in un certo senso, a specializzarsi sempre di pi\u00f9. Ma guai a dimenticarsi che lo specialismo \u00e8 solo e unicamente un mezzo, e non certo il fine o lo scopo, della ricerca stessa! Guai a dimenticare che la scienza non \u00e8 fatta per gli specialisti, ma che gli scienziati si servono delle loro specializzazioni per contribuire, ciascuno nel proprio particolare ambito di ricerca, a delineare, migliorare e arricchire quel grandioso affresco della conoscenza umana, sempre provvisorio e sempre limitato e imperfetto, che si esprime nell&#8217;incessante e inesausto richiamo dello spirito scientifico, che \u00e8 spirito di conoscenza e amore della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco: questo \u00e8 stato, a nostro parere, il contributo pi\u00f9 vivo e originale dell&#8217;opera di Luigi Fantappi\u00e9, non alla matematica o alla fisica, in quanto scienze del particolare, ma alla visione ragionata e armoniosa del reale, che \u00e8 l&#8217;obiettivo della vera filosofia: il perseguimento di un sapere sempre pi\u00f9 ampio, sempre pi\u00f9 bisognoso del coordinamento e della interrelazione fra i diversi rami della ricerca, e, nello stesso tempo, il chiaro senso del limite umano e la consapevolezza dell&#8217;esistenza di una realt\u00e0 invisibile, non esperibile con i sensi, la quale, sola, \u00e8 suscettibile di unificare veramente i diversi aspetti della realt\u00e0 e di offrire all&#8217;uomo quella spiegazione totale dei fenomeni alla quale egli aspira, ma che non riuscir\u00e0 mai a trovare in se stesso, fino a quando il suo orizzonte speculativo rimarr\u00e0 ostinatamente chiuso in una prospettiva immanentista e materialista.<\/p>\n<p>Riportiamo i passaggi finali del saggio del professor Zeno Pycha \u00abL&#8217;origine del principio di causalit\u00e0\u00bb, apparso nel volume \u00abRealt\u00e0 e razionalit\u00e0\u00bb, (Udine, 1951; riportato in: \u00abQuarant&#8217;anni del Liceo Scientifico &quot;G. Marinelli&quot;, 1923-1963\u00bbUdine, Del Bianco, 1963, pp. 155-156 e 157-160):<\/p>\n<p><em>\u00abPer raggiungere la comprensione dell&#8217;esperito che continua a crescere coll&#8217;aumentare delle nostre esperienze, il pensiero si evolve verso concezioni sempre pi\u00f9 larghe, aventi cio\u00e8 sempre maggiore generalit\u00e0, in modo da riuscire a comprendere con enti e relazioni precedenti. Questi enti e relazioni devono perci\u00f2 sempre essere colti da tutte quelle esperienze che s&#8217;intendono considerare sotto un aspetto unico. Ma la comprensione dell&#8217;esperito non pu\u00f2 essere raggiunta mediante idee o &quot;essenze&quot; aventi un&#8217;esistenza autosufficiente, vale a dire aventi un significato indipendente dal resto del reale, ma viene invece raggiunta mediante l&#8217;elaborazione dialettica di quel &quot;tutto&quot; problematico che si intende unificare con una veduta complessiva, alla quale il significato di ogni &quot;parte&quot; di quel &quot;tutto&quot; rimane subordinato. Perci\u00f2 quest&#8217;inquadramento organico della realt\u00e0 non pu\u00f2 mai essere inteso come definitivo, perch\u00e9 coll&#8217;aumentare delle esperienze il &quot;tutto&quot; da considerare muta di prospettiva. Una nuova veduta complessiva deve quindi subentrare alla primitiva. Di conseguenza anche le singole parti del reale non possono avere un significato definitivo, ossia essere degli &quot;universali&quot; nel senso aristotelico-scolastico. Questo carattere di universalit\u00e0 non viene infatti ad essere conferito da un a priori del pensiero, ma a posteriori dal quadro complessivo della realt\u00e0 esperita. Col crescere di questa attraverso nuove esperienze, il cosiddetto &quot;universale&quot; deve adattarsi ad una nuova prospettiva sintetica. In questa la sintesi primitiva non \u00e8 radiata, ma rimane compresa come &quot;figura logica con validit\u00e0 parziale&quot;. Quest&#8217;ultima circostanza spiega anche il fatto ben noto nella storia del pensiero scientifico, che le nuove concezioni non smentiscono del tutto le concezioni primitive, ma le superano per maggior validit\u00e0. Questa viene precisamente apportata dall&#8217;arricchimento di significati che acquista il quadro della realt\u00e0 complessiva mediante la sintesi fra le concezioni primitive e quelle ad esse contrastanti, sintesi in cui le nuove esperienze sopraggiunte vengono a trovarsi legate alle esperienze primitive da nuovi enti e relazioni, che conferiscono all&#8217;esperito complessivamente considerato una nuova figura logica. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>A proposito di quest&#8217;evoluzione di idee nel pensiero scientifico L. Fantappi\u00e9 cos\u00ec si pronuncia: &quot;Vediamo dunque che in fisica, dall&#8217;inizio del nostro secolo, si verifica questo fatto importantissimo che in due teorie centrali di tutta la fisica moderna, quali sono la teoria della relativit\u00e0, teoria fondamentale del macrocosmo, e la meccanica ondulatoria, teoria fondamentale del microcosmo, la matematica non entra pi\u00f9 soltanto in un secondo tempo per la sola precisazione quantitativa delle teorie stesse, ma entra invece fin dall&#8217;inizio, fornendo addirittura le nuove categorie filosofiche, i nuovi sistemi concettuali, assolutamente necessari per poter pensare senza contraddizione i fatti stessi che ne sono oggetto di studio&quot; (L. Fantappi\u00e9, &quot;Il problema di Dio e la scienza moderna&quot;, Roma, 1949, pp. 121-22). Riguardo al principio di causalit\u00e0, l&#8217;illustre scienziato dichiara che &quot;&#8230; il principio di causalit\u00e0 (meccanica), categoria fondamentale della filosofia tradizionale, con cui si era fino allora costruita tutta la scienza, si presenta inadeguato e deve quindi sostituirsi per ottenere una rappresentazione razionale di questa parte dell&#8217;universo, con schemi logici che non sono pi\u00f9 tratti dall&#8217;intuizione comune, o dall&#8217;ordinaria filosofia, ma invece da quel mondo matematico di cui abbiamo parlato nel numero precedente, e cio\u00e8 usando come nuova categoria di pensiero, veramente pi\u00f9 adeguata ed efficiente, la teoria degli operatori funzionali o un&#8217;altra delle teorie ad essa equivalenti. Con ci\u00f2 pi\u00f9 che una negazione del principio di causalit\u00e0, come spesso si afferma erroneamente, ha luogo in realt\u00e0 un suo sviluppo e perfezionamento, operato di matematici con queste nuove teorie (ibidem, p. 117).<\/em><\/p>\n<p><em>Con queste parole il Fantappi\u00e9 pi\u00f9 che interpretare la causalit\u00e0 semplicemente come qualcosa che conferisce l&#8217;intelligibilit\u00e0 all&#8217;esperito, intenderebbe ancorare questa stessa intelligibilit\u00e0 ad un razionalismo metafisico. Infatti egli, nello stesso lavoro, sostiene chiaramente un realismo logico: &quot;La matematica oggi non si pu\u00f2 pi\u00f9 considerare come una scienza della natura, ma piuttosto come una vera e propria scienza metafisica, una vera e propria &quot;ontologia&quot; moderna, in quanto essa non si occupa pi\u00f9 di propriet\u00e0, sia pur generali, ma astratte dei corpi concreti, come la &quot;forma&quot; o le &quot;dimensioni&quot; di questi corpi, ma studia invece &quot;puri enti di ragione&quot; (come la superficie di Veronese e tante altre meravigliose figure degli spazi a pi\u00f9 di tre dimensioni, figure che non possono essere quindi astratte da nessun corpo concreto, visibili coi nostri occhi materiali), e in sostanza tutti quegli enti che sono logicamente possibili, nel senso che possono considerarsi insieme, nelle loro mutue relazioni, senza contraddizione. Poich\u00e9 tutti gli enti effettivamente esistenti sono evidentemente possibili, \u00e8 chiaro che essi rientrano quindi tutti nel dominio logico della matematica, la quale anzi si presenta come una scienza non solo dell&#8217;&quot;essere&quot;, ma come una scienza, ancor pi\u00f9 generale, di ci\u00f2 che &quot;pu\u00f2 essere&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Ma noi vogliamo qui osservare che &quot;una scienza di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere&quot; presuppone l&#8217;esistenza di categorie a priori, capaci di resistere perennemente al giuoco della dialettica della viva esperienza di pensiero. Soltanto allora il pensiero matematico potrebbe vivere in un mondo autosufficiente. Ma esso attinge invece quelle &quot;formalit\u00e0 relazionali&quot; che costituiscono la sua sostanza, da strutture conosciute attraverso l&#8217;elaborazione dialettica di ci\u00f2 che abbiamo esperito in una attualit\u00e0 in continua evoluzione. Infatti, se cos\u00ec non fosse, la matematica non potrebbe essere una &quot;scienza nella quale non si sa di che si parla, n\u00e9 se quel che si dice sia vero&quot; (B. Russell). Perci\u00f2 il pensiero matematico non pu\u00f2, come vorrebbe il Fantappi\u00e9, essere un processo che si svolge in modo assolutamente indipendente dalla dialettica dell&#8217;esperienza di un&#8217;ontologia definitiva, vale a dire come processo metafisicamente condizionato ad un a priori. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nella situazione attuale della scienza una cosa deve essere notata: la fede in un mondo &quot;oggettivo&quot;,indipendente dall&#8217;osservatore, che ispirava la fisica classica, sembra irrimediabilmente scossa. Ci\u00f2 non pu\u00f2 sorprendere quando si tiene presente che ogni esperienza richiede un soggetto che la constati e la comprenda, e che quindi la figura logica dell&#8217;esperito rimane anche legata a volontari interventi attivi del soggetto nella realt\u00e0. Questa poi \u00e8 nella sua vera concretezza un&#8217;incessante attualit\u00e0, continuamente presente alla consapevolezza del soggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Appare perci\u00f2 anche chiaro che la conoscenza scientifica non pu\u00f2 essere una semplice collezione di fatti, come intendono i positivisti, perch\u00e9 &#8211; come abbiamo osservato &#8211; i singoli fatti non sono intesi &quot;per s\u00e9&quot;, ma traggono il loro significato da un tratto pi\u00f9 o meno esteso dell&#8217;esperito, in cui essi entrano assieme ad altri fatti, ai quali rimane legata a loro comprensione: intendere i singoli fatti significa precisamente comprendere tutto quel tratto di cui essi fanno parte. In tale tratto ogni identit\u00e0 viene intesa per contrapposizione all&#8217;alterit\u00e0, ogni concetto ha il suo significato legato agli altri in una organicit\u00e0 dialettica che si attua nella contrapposizione di significati in tutto quell&#8217;esperito che si considera coll&#8217;intenzione di capirci qualcosa. Cos\u00ec i fisici certamente non hanno eseguito le esperienze colla camera di Wilson, credendo di far progredire la conoscenza della natura con la semplice collezione o descrizione di atti da considerarsi isolatamente. Tali esperienze furono infatti eseguite partendo gi\u00e0 da una &quot;figura logica&quot; trovata per la natura attraverso le esperienze fisiche del passato, con l&#8217;intenzione di verificarla, fin dove si regge, e di ampliarla o modificarla con nuove concezioni.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Non siamo d&#8217;accordo con ci\u00f2 che sostiene questo Autore, quando rimprovera al Fantappi\u00e9, come fosse un errore concettuale, di aver immaginato il pensiero matematico come un processo che si svolge in modo indipendente dalla dialettica dell&#8217;esperienza e che \u00e8 metafisicamente condizionato ad un a priori. Negare l&#8217;a priori del pensiero matematico, significa negare la possibilit\u00e0 stessa di un discorso matematico; e, a maggior ragione, negare che il discorso della matematica possa diventare significativo per una pi\u00f9 ricca ed esaustiva conoscenza del reale. Al contrario, l&#8217;intuizione di Fantappi\u00e9 che nulla, in un certo senso, si sottrae alla speculazione matematica, perch\u00e9 la matematica \u00e8 una riflessione su tutto ci\u00f2 che, essendo logico, potrebbe esistere, e non solo su ci\u00f2 che effettivamente esiste (ma quante cose, prima ignorate, si \u00e8 scopeto che esistono, grazie ai progressi della ricerca, a cominciare dalla dimensione sub-atomica del mondo fisico?), \u00e8 una intuizione notevolissima, che, da sola, gli merita un posto speciale nella storia del pensiero matematico e lo proietta ancora pi\u00f9 oltre, verso le vette della filosofia pura (ambito nel quale, invece, il suo nome \u00e8 pressoch\u00e9 ignorato da quell&#8217;altra categoria di &quot;specialisti&quot; che sono, appunto, gli storici della filosofia, al cui insindacabile giudizio bisogna affidarsi per sapere cosa \u00e8 notevole, e cosa non lo \u00e8, nella evoluzione del pensiero matematico e scientifico).<\/p>\n<p>Qui risiede la grandezza filosofica di Fantappi\u00e9, che il Pycha ha bens\u00ec riconosciuto, ma, forse, non ben compreso: nell&#8217;avere visto come la matematica non sia pi\u00f9 da considerarsi, alla luce dei suoi progressi pi\u00f9 recenti (e pensiamo non solo alle ricadute della teoria della relativit\u00e0, ma anche alla &quot;scoperta&quot; delle geometrie non euclidee, avvenuta quasi un secolo prima), come una scienza della natura, ma come una scienza metafisica, cio\u00e8 come una vera e propria ontologia. Quello che al citato Autore pare un limite o un difetto, a noi sembra il segno della vera genialit\u00e0 della concezione di Fantappi\u00e9: se la matematica moderna si pone come una vera e propria ontologia, allora \u00e8 chiaro che essa ammette l&#8217;esistenza di un centro di gravit\u00e0, di un punto focale, di un significato ultimo che trascendono la matematica in quanto scienza del particolare e presuppongono, invece, un &quot;a priori&quot;, logico e ontologico, che ciascuno \u00e8 libero di chiamare come preferisce, ma che \u00e8, nella sostanza, precisamente ci\u00f2 che i filosofi dell&#8217;antichit\u00e0 e del Medioevo chiamavano l&#8217;Essere. La matematica, dunque, diviene una scienza sussidiaria della scienza dell&#8217;Essere, e, come tale, una scienza che rimanda oltre se stessa; mentre tanti, troppi matematici e scienziati moderni, continuano a guardare verso di essa, press&#8217;a poco, come coloro i quali scambiano il dito per la Luna e, invece di guardare la cosa indicata, guardano ci\u00f2 che la mostra.<\/p>\n<p>In definitiva, osserviamo che il progresso del sapere procede attraverso l&#8217;evoluzione delle idee; e, considerata l&#8217;origine storica del principio di causalit\u00e0, appare sempre pi\u00f9 inadeguata la concezione meccanicistica del reale, con la conseguente impossibilit\u00e0 di stabilire qualsiasi determinismo universale.<\/p>\n<p>Ecco, allora, l&#8217;intuizione folgorante di Luigi Fantappi\u00e9: se deve esistere una teoria unificata della realt\u00e0 materiale, fisica e biologica, e se i mondi sub-atomici dischiudono singolari analogie fra microcosmo e macrocosmo, allora deve essere possibile individuare anche una teoria unificata del tutto, che comprenda la dimensione invisibile e non fisica, ma spirituale, del reale; e non solo il reale effettivamente esistente (ora), ma anche tutti i reali &quot;possibili&quot; (e futuri). La realt\u00e0, infatti, \u00e8 solo la punta dell&#8217;<em>iceberg<\/em>, ossia la parte visibile del reale, quella che ricade sotto il dominio della scienza; ma Fantappi\u00e9, uomo e studioso pervaso da un sentimento autenticamente e profondamente te religioso, ben comprendeva come sia puerile limitare lo sguardo sul reale alla sola dimensione visibile e fattuale (si pensi soltanto alla teoria degli universi paralleli: tutti possibili, perch\u00e9 logicamente coerenti e non contraddittor\u00ee); e come la scienza, di conseguenza, non possa pretendere di porsi come l&#8217;ultima parola di verit\u00e0 sul mondo, ma solo come un prezioso strumento di avviamento e approssimazione al Vero&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella di Luigi Fantappi\u00e9 (nato a Viterbo il 15 settembre 1901 e morto, nella sua citt\u00e0 natale, il 28 luglio 1956) \u00e8 una figura tanto affascinante<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-27051","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27051","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27051"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27051\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27051"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27051"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27051"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}