{"id":27045,"date":"2018-05-09T08:37:00","date_gmt":"2018-05-09T08:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/09\/masafuera-rayadito-passero-sullorlo-dellestinzione\/"},"modified":"2018-05-09T08:37:00","modified_gmt":"2018-05-09T08:37:00","slug":"masafuera-rayadito-passero-sullorlo-dellestinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/09\/masafuera-rayadito-passero-sullorlo-dellestinzione\/","title":{"rendered":"Masafuera rayadito passero sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che una comunit\u00e0 di circa seicento persone, per il solo fatto di esistere, metta gravemente in pericolo l&#8217;equilibrio ecologico di uno dei luoghi pi\u00f9 belli e importanti al mondo dal puto di vista naturalistico, come il remoto arcipelago cileno di Juan Fern\u00e1ndez? E non stiamo parlando degli operai di un polo petrolchimico o degli addetti a una industria siderurgica; nemmeno dei lavoratori di una azienda agricola intensiva o dei taglialegna di una grande segheria, impegnati ad abbattere sistematicamente le foreste tropicali primeve. Si tratta degli abitanti dell&#8217;unico insediamento di tutto l&#8217;arcipelago, per lo pi\u00f9 dediti alla pesca delle aragoste; c&#8217;\u00e8 anche una modestissima attivit\u00e0 turistica, ma i visitatori che giungono dal lontano continente (a 680 km. in linea d&#8217;aria) e atterrano sul piccolo aeroporto isolano, o che giungono, ancor pi\u00f9 raramente, con qualche nave di passaggio, non sono in numero tale, n\u00e9 svolgono attivit\u00e0 tali, da minacciare seriamente la natura dell&#8217;ambiente, caratterizzato in buona parte da colline e rilievi montuosi ammantati di una densa foresta subtropicale. Gli abitanti, poi, conducono un genere di vita relativamente sobrio, di basso impatto ecologico, con un unico centro &quot;urbano&quot;, in realt\u00e0 poco pi\u00f9 di un semplice villaggio, con pochissime automobili e poche strade: eppure, il fatto che tengano con s\u00e9 un ceto numero di cani e gatti, per non parlare delle capre, capaci di arrampicarsi ovunque alla ricerca di erba e fronde, rappresenta una vera catastrofe per la sopravvivenza di un grandissimo numero di specie viventi, sia animali che vegetali, sviluppatesi in un ambiente estremamente isolato e perci\u00f2 quanto mai fragile dal punto di vista dell&#8217;equilibrio ambientale. E questo senza contare gli ospiti involontari della comunit\u00e0, come i ratti, che si diffondono e si moltiplicano a ritmo spaventoso e che rappresentano una minaccia mortale per le uova degli uccelli e per tanti altri abitanti originari delle isole; o come le erbe infestanti giunte dal continente sudamericano, e anche dall&#8217;Europa e perfino dall&#8217;Africa, le quali prosperano a danno delle specie indigene, dotate di un sistema riproduttivo assai pi\u00f9 delicato, dal momento che per secoli e millenni esse non hanno avuto alcun serio competitore proveniente dall&#8217;esterno e quindi si sono meno attrezzate nella dura scuola della lotta per la vita. Si aggiunga che il danno arrecato dalla presenza umana, direttamente o indirettamente, si estende anche altre alle altre isole del gruppo: oltre all&#8217;isola maggiore, Robinson Crusoe (95 kmq. e 915 metri sul mare; fino al 1966 denominata semplicemente Mas a Tierra, cio\u00e8 &quot;pi\u00f9 vicina alla terra&quot;), ove sorge il villaggio di San Juan Bautista, vi sono la piccola e vicina isola di Santa Clara (5 kmq.) e la lontana isola di Alejandro Selkirk (85 kmq. e 1.650 m.; gi\u00e0 Mas a Fuera, anche nella variante Mas Afuera, ossia &quot;pi\u00f9 lontana dalla terra&quot;), la cui vegetazione presenta gi\u00e0, a causa della notevole altitudine, alcuni carattere alpini (un tempo i botanici dicevano &quot;subantartici&quot; o &quot;patagonici&quot;) accanto a quelli tipicamente subtropicali o mediterranei delle zone costiere e delle valli inferiori.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato di questo luogo eccezionale in un saggio piuttosto esteso, il pi\u00f9 ampio esistente sull&#8217;argomento &#8212; a quel che ci risulta &#8211; in lingua italiana: <em>Un santuario della natura unico al mondo: le Isole Juan Fern\u00e1ndez<\/em>, pubblicato parzialmente sul sito di Arianna Editrice il 11\/01\/2008, e integralmente sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 023\/12\/2017) e in alcuni altri articolo (fra i quali <em>La flora sub-antartica di Mas a Fuera<\/em>, pubblicato sulla rivista geografica <em>Il Polo<\/em>, Fermo, n. 1 del 1989, e sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/01\/2018). Vogliamo tornare a parlarne a proposito di un piccolo uccello che abita nelle dense foreste di felci al di sopra degli 800 m. d&#8217;altezza, esclusivamente nell&#8217;isola di Mas a Fuera, il <em>Rayadito<\/em>, ossia &quot;piccolo rigato&quot; (in spagnolo <em>rayado<\/em> significa &quot;rigato&quot;) nome scientifico <em>Aphrastura masafuerae<\/em>, la cui popolazione \u00e8 ridotta probabilmente a meno di 100 esemplari e quindi ormai vicinissimo all&#8217;estinzione. Eppure l&#8217;isola \u00e8, ed \u00e8 sempre stata, pressoch\u00e9 disabitata. Solo nel 1909-13 il governo cileno fece un debole tentativo di colonizzarla, installandovi una colonia penale che, per\u00f2, venne ben presto abbandonata. Attualmente l&#8217;isola \u00e8 frequentata da una ventina di pescatori di aragoste provenienti dall&#8217;isola Robinson Crusoe, che per\u00f2 non vi soggiornano permanentemente, ma solo nella stagione di pesca, da ottobre a maggio (le stagioni dell&#8217;emisfero Sud sono rovesciate rispetto alle nostre). A ci\u00f2 si aggiungano i pochi visitatori di spedizioni scientifiche, come quelle botaniche del prof. Federico Johow alla fine del 1800, o del prof. Carl Skottsberg nei primi due decenni del 1900, o il soggiorno solitario dello scrittore americano Jonathan Franzen, che ne ricav\u00f2 il saggio <em>Farther Away<\/em>, nel 2012. Eppure, anche i radi visitatori, che si sono avvicendati per intervalli, talvolta, di interi decenni, sono stati capaci di provocare alterazioni impressionanti nell&#8217;ecosistema dell&#8217;isola. I navigatori del XVII e del XVIII secolo, per esempio &#8211; pirati e bucanieri che la usavano come base d&#8217;appoggio per le loro scorrerie contro le colonie spagnole della terraferma, e poi, nel XIX, cacciatori di foche che portarono le loro prede all&#8217;estinzione -, hanno introdotto la capra selvatica, e anche il cane, il quale si diffuse al punto che l&#8217;isola, un tempo, era nota come <em>isla de los perros<\/em>, &quot;isola dei cani&quot;. Le capre, poi, con la loro abilit\u00e0 nell&#8217;arrampicarsi anche nei luoghi pi\u00f9 impervi &#8212; e Mas a Fuera \u00e8 veramente un mondo impervio: immaginatevi una specie di frammento delle Dolomiti scagliato nel mezzo del Pacifico meridionale, con una costa che precipita al mare, a perpendicolo, con un solo balzo di oltre 1.500 metri, sul versante occidentale, e con delle valli strette e profondissime, separate da dorsali montuose di tipo prettamente alpino &#8212; arrivano a brucare le foglie degli alberi anche a una notevole altezza, e danneggiano la corteccia in un modo tale che la pianta finisce per morire.<\/p>\n<p>Il caso del <em>Rayadito<\/em> \u00e8 decisamente emblematico. Intanto, osserviamo che questo piccolo uccello dei Passeriformi, descritto dal naturalista tedesco-cileno Rodolfo Amando Philippi (1808-1904) e dall&#8217;ornitologo tedesco Christian Ludwig Landbeck (1807-1890) nel 1866, e dunque conosciuto dalla scienza da appena un secolo e mezzo, appartiene alla famiglia <em>Furnaridae<\/em>, genere <em>Aphrastura<\/em>, il quale \u00e8 rappresentato da due sole specie in tutto il mondo. Stiamo parlando un grazioso uccello, estremamente piccolo, che si pu\u00f2 tenere nel cavo di una mano, dal piumaggio marrone chiaro e che un profano dei nostri climi scambierebbe senz&#8217;altro per un comune passerotto, di quelli che si attirano spargendo le briciole sul davanzale della finestra, solo per godere della loro timida e fuggevole presenza e del loro rapido cinguettio. Oltre ad <em>Aphrastura Masafueae<\/em>, vi \u00e8 un&#8217;altra specie, un poco pi\u00f9 grande (quattordici centimetri, coda compresa), l&#8217;<em>Aphrastura spinicauda<\/em>, presente sulla terraferma cilena. Questa seconda specie, nota agli scienziati da molto prima, cio\u00e8 dal 1789, non corre attualmente pericolo di estinzione: \u00e8 diffusa su un&#8217;area molto vasta, che va dal 28\u00b0 al 33\u00b0 parallelo di latitudine Sud, anche se alcuni studiosi ipotizzano che la sua aera fosse ancora pi\u00f9 ampia e che, un tempo, essa abbia incluso l&#8217;arcipelago delle Falkland\/Malvine, nell&#8217;Atlantico, cio\u00e8 oltre il versante opposto delle Ande meridionali. Il suo <em>habitat<\/em> sono le foreste temperate della fascia sub-andina occidentale, con un clima piovoso e piuttosto fresco, quasi freddo nella stagione invernale. Ma per quanto riguarda il <em>Rayadito<\/em> di Mas a Fuera, la situazione, da preoccupante, si \u00e8 fatta addirittura drammatica: alcuni censimenti effettuati nel corso degli ultimi anni indicano una progressiva diminuzione, e ormai la specie \u00e8 giunta a un punto di rarefazione da cui difficilmente si pu\u00f2 tornare indietro, scongiurando il pericolo della estinzione definitiva e irreparabile. Il suo habitat \u00e8 costituito dalle foreste umide delle zone montane, dominate dalla felce arborescente <em>Dicksonia externa<\/em> e dalla pianta di felce <em>Lophosoria quadripinnata<\/em>, la quale prospera fra 800 e 1.300 metri d&#8217;altitudine, ma con la tendenza ad abbassarsi durante a stagione invernale, che, come abbiamo detto, va da ottobre a maggio. Il piccolo Rayadito di Mas a Fuera vive in coppia e si nutre prevalentemente di artropodi; frequenta il sottobosco e lo strato di foglie cadute sul terreno, mentre nelle stazioni montane sopra i 1.200 metri nidifica in piccole fessure naturali fra le ricce, al riparo dai venti impetuosi che soffiano dal mare aperto.<\/p>\n<p>Una stima effettuata negli anni &#8217;80 del secolo trascorso ha valutato la presenza di un numero d&#8217;individui fra 500 e 1.000; ma nel 1992 la stima era scesa ad appena 200 esemplari, e dieci anni dopo, nel 202, era ulteriormente scesa ad appena 140. Le cause di questo inesorabile, e ormai sempre pi\u00f9 rapido, declino, sono da ricercarsi sia nel degrado complessivo dell&#8217;ambiente, provocato soprattutto dalle capre che scorrazzano ovunque e calpestano il terremo in ogni senso, spingendosi fin nei recessi pi\u00f9 inaccessibili, ma anche nell&#8217;azione predatoria diretta, esercitata dai ratti e dai gatti selvatici. Lo studio fondamentale in materia \u00e8 quello di Javier Gonzalez, dell&#8217;Istituto di Biochimica e di Biologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Potsdam, <em>Philogenetic position of the most endangened Chilean bird: the Masafuera rayadito (Aphrastura masafuerae; Furnariidae)<\/em>, Tropical Conservation Science, vol. 7 (4), pp. 677-689 del 29\/07\/2014: uno studio splendido, estremamente dettagliato e completo, arricchito da una serie di grafici e da una vasta bibliografia ornitologica di circa 50 titoli, che fortunatamente \u00e8 consultabile anche sulla rete (ma \u00e8 necessaria la conoscenza della lingua inglese, perch\u00e9 il testo risulta troppo lungo per il traduttore automatico; il quale. comunque, come sa chi abbia un minimo di pratica in materia, non d\u00e0 alcuna affidabilit\u00e0 di precisione, specie trattandosi di un testo a carattere scientifico).<\/p>\n<p>L&#8217;autore calcola che il <em>Rayadito<\/em> di Mas a Fuera deve essere vissuto sull&#8217;isola per qualcosa come 600.000 anni, in perfetto isolamento dal resto del mondo, e ci\u00f2 d\u00e0 un&#8217;idea di quanto traumatico deve essere stato, per lui, il sovvertimento dell&#8217;<em>habitat<\/em> prodottosi negli ultimi quattro secoli, cio\u00e8 in un tempo &quot;brevissimo&quot; in termini biologici. Si tratta di variazioni che un visitatore umano, specialmente se non \u00e8 un botanico o un naturalista, fatica ad apprezzare ad occhio nudo, o meglio, probabilmente non riesce neppure a cogliere. Infatti quest&#8217;isola disabitata, che si eleva a perpendicolo sull&#8217;oceano e spinge la sua vetta fino a 1.650 metri d&#8217;altezza, non presenta segni evidenti dell&#8217;arrivo dell&#8217;uomo: a uno sguardo superficiale, la foresta pu\u00f2 sembrare ancora pressoch\u00e9 intatta, e gli animali introdotti dall&#8217;uomo, e poi inselvatichiti, come cani e gatti, non sono poi cos\u00ec numerosi da attirare l&#8217;attenzione di un estraneo. Ma la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra. I rovi e le erbe infestanti provenienti dall&#8217;esterno hanno profondamente modificato la struttura originaria della foresta, anche se la cosa pu\u00f2 sfuggire a chi non abbia le necessarie conoscenze su come si presentava la vegetazione originaria; e la sostituzione del manto vegetale primevo con nuove specie, venute da tutt&#8217;altro ambiente, si ripercuote fatalmente su tutto l&#8217;ecosistema, a cominciare dai piccoli animali invertebrati che si nutrono d&#8217;insetti e dei quali si nutrono, a loro volta, gli uccelli. Ed ecco in che modo l&#8217;arrivo di semi di piante da terre lontane finisce per sconvolgere il delicatissimo equilibrio su cui si regge, da centinaia di migliaia di anni, la vita di un piccolo uccello, come il <em>Radyadito<\/em>. Ad ogni modo, rimandiamo a questo studio di Javier Gonzalez il lettore desideroso di maggiori informazioni: \u00e8 un bel saggio di prosa scientifica ed \u00e8 anche, purtroppo, l&#8217;occasione per una quantit\u00e0 di malinconiche riflessioni sui danni irreparabili che l&#8217;antropizzazione reca con s\u00e9, anche nel caso in cui sia estremamente moderata, perfino nelle zone pi\u00f9 isolate e solitarie del pianeta. In pratica, l&#8217;uomo \u00e8 in grado di causare l&#8217;estinzione di specie viventi anche in un&#8217;isola che non \u00e8 mai stata abitata in modo permanente, solo per avervi introdotto alcuni animali e alcune piante, non sempre in maniera intenzionale. Una volta acclimatatisi e adattatisi al nuovo ambiente, questi nuovi arrivati conquistano rapidamente il territorio e, grazie alle loro superiori capacit\u00e0 di riprodursi, non lasciano scampo ai vecchi inquilini, il cui destino \u00e8 stato segnato dal momento in cui la prima nave si \u00e8 presentata davanti a quell&#8217;Eden sperduto: il che, nel caso delle Juan Fern\u00e1ndez, si verific\u00f2 nel 1563, ad opera dell&#8217;omonimo navigatore spagnolo. Dicevamo che gli abitanti dell&#8217;intero arcipelago, tutti concentrati sull&#8217;isola Robinson Crusoe, sono appena 629: precisamente, 364 uomini e 265 donne. Cristian Estades, un ornitologo dell&#8217;Universit\u00e0 del Cile, afferma che la vicenda delle Isole Juan Fernandez \u00e8 &quot;un caso da manuale di come degradare un ecosistema&quot;; e questo bench\u00e9 l&#8217;intero arcipelago sia stato dichiarato, fin dal 1977, Riserva della Biosfera dalle Nazioni Unite. Esso ospita attualmente almeno 137 specie di piante che non si trovano in alcun&#8217;altra parte del mondo, fra le quali la <em>Dendroseris gigantea<\/em>, un albero di cui si conosce un unico esemplare vivente: e ci\u00f2 basterebbe a rendere l&#8217;idea di quanto sia prezioso e, nello steso tempo, delicato il sistema ecologico dell&#8217;arcipelago. Tra le specie in pericolo di estinzione si contano 49 specie di piante e 7 di uccelli, fra i quali ultimi va ricordato anche il Colibr\u00ec di Juan Fernandez, di cui pare resistano un migliaio d&#8217;individui (certo, un numero ben pi\u00f9 consistente di quello cui \u00e8 ridotto il <em>Rayadito<\/em>). Il governo cileno ha varato dei piani di salvataggio per tener lontane le specie estranee e aiutare quelle locali a riprendersi, ma ci vorrebbero delle somme molto pi\u00f9 consistenti di quelle attualmente disponibili. Dovremo assistere alla silenziosa scomparsa del <em>Rayadito<\/em>, senza poter fare nulla per scongiurarla?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che una comunit\u00e0 di circa seicento persone, per il solo fatto di esistere, metta gravemente in pericolo l&#8217;equilibrio ecologico di uno dei luoghi pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-27045","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27045","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27045"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27045\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}