{"id":27040,"date":"2006-12-29T08:43:00","date_gmt":"2006-12-29T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/12\/29\/il-marxismo-e-il-suo-esito-fallimentare-quale-la-sua-eredita-nellepoca-della-tecnologia\/"},"modified":"2023-09-13T14:58:42","modified_gmt":"2023-09-13T14:58:42","slug":"il-marxismo-e-il-suo-esito-fallimentare-quale-la-sua-eredita-nellepoca-della-tecnologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/12\/29\/il-marxismo-e-il-suo-esito-fallimentare-quale-la-sua-eredita-nellepoca-della-tecnologia\/","title":{"rendered":"Il marxismo e il suo esito fallimentare: quale la sua eredit\u00e0 nell&#8217;epoca della tecnologia?"},"content":{"rendered":"<p>Il marxismo. Il suo fallimento, la sua eredit\u00e0 nell&#8217;epoca della tecnologia. Questi gli argomenti di questa sera. Mica poco! Sarei un pazzo se pensassi di poter esaurire una triplice problematica cos\u00ec impegnativa nel breve spazio di un&#8217;ora o poco pi\u00f9. Come fare per non cadere nella banalit\u00e0, nella genericit\u00e0 di una paginetta di Bignami? L&#8217;argomento \u00e8 sin troppo serio. La caduta del muro di Berlino nel novembre &#8217;89, le immagini dei corpi di Nicolae ed Elena Ceausescu, fucilati in dicembre, Gorbaciov che annuncia in televisione lo scioglimento dell&#8217;URSS, il giorno di Natale 1991. Tutto ci\u00f2 ha rappresentato un trauma generazionale di portata incalcolabile. Un&#8217;intera generazione ha visto crollare i suoi sogni , anche se il crollo, naturalmente, era cominciato molto, ma molto prima di quel triste Natale del &#8217;91. Ma quanti avevano avuto il coraggio di guardare in faccia la realt\u00e0?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un racconto di Leonardo Sciascia, <em>La morte di Stalin<\/em>, nel libro <em>Gli zii di Sicilia<\/em>, che parla di un ciabattino siciliano, Calogero Schir\u00f2, militante comunista, e perci\u00f2 perseguitato durante il fascismo, che ha per Stalin un culto quasi mistico. Stalin \u00e8 buono; Stalin vuol bene ai lavoratori di tutto il mondo; Stalin \u00e8 furbo, ha un cervello che pensa per mille; Stalin \u00e8 la speranza del futuro, il riscatto per tutti gli oppressi e i derelitti. I bruschi \u00abcontrordine, compagni\u00bb del PCI di allora, e del PCUS, lo mettono in crisi, perch\u00e9 ha una profonda coscienza morale &#8211; ma per poco. Stalin pensa sempre a tutto. Lui sa bene quello che sta facendo. Per esempio, quando il prete lo va a trovare in bottega, nel settembre 1939, e lo sfida a trarre le conclusioni dal Patto Molotov &#8212; Ribbentrop (cio\u00e8 che i nazisti e i sovietici sono della stessa pasta) per Calogero Schir\u00f2 \u00e8 un&#8217;ora di passione. Ma poi Stalin gli appare in sogno, benevolo, paziente, sorridente, lo consola e gli spiega tutto, chiarisce ogni dubbio:<\/p>\n<p><em>\u00abFu cos\u00ec che Calogero Schir\u00f2 sogn\u00f2 Stalin, e Stalin, in confidenza, gli disse: &#8220;Cal\u00ec &#8212;<\/em> abbreviativo di Calogero <em>&#8212; dobbiamo schiacciarlo questo serpe velenoso (<\/em> Hitler)<em>. Quando sar\u00e0 il momento, vedrai che stoccata gli caccio&#8221;. E Calogero si sent\u00ec sereno. Era ormai chiaro come il sole che il colpo dritto Hitler lo avrebbe avuto da Stalin, e al momento giusto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Quanti milioni di Calogero Schir\u00f2 ci furono nel mondo tra il 1917 e il 1991? Per non parlare di quelli che sopravvivono ancora oggi &#8212; come i soldati giapponesi nella giungla, che rifiutarono di arrendersi. Ecco, questa domanda ci porta direttamente al cuore di uno dei due aspetti del problema che vorrei mettere a fuoco questa sera.<\/p>\n<p>Il marxismo \u00e8 stato una religione, o un potente surrogato della religione e, pi\u00f9 precisamente una <em>religione soteriologica<\/em> ( dal greco <em>soter<\/em> = salvatore), cio\u00e8 una religione di salvezza, religione tipica delle societ\u00e0 in crisi, delle epoche di trapasso , quando prevale l&#8217;angoscia esistenziale ( per la categoria storiografica dell&#8217;angoscia esistenziale si veda, per esempio, il bellissimo saggio di Eric Dodds: <em>Pagani e Cristiani in un&#8217;epoca di angoscia. Aspetti dell&#8217;esperienza religiosa da Marco Aurelio a Costantino<\/em>, edito dalla Nuova Italia, 1970, e, originariamente, a Cambridge nel 1963). A questo punto mi sento in dovere , di dare, sia pure approssimativamente, una mia definizione di religione. La definirei cos\u00ec: <em>un sistema di credenze, esaustivo e coerente, che svolge la funzione di raccogliere e incanalare l&#8217;eterna aspirazione umana al trascendente, all&#8217;assoluto<\/em>. Si noti che il concetto di divinit\u00e0, contrariamente a quello che potrebbe sembrare di primo acchito, non \u00e8 essenziale alla religione. Il caso del Buddhismo in modo particolare , ma anche in parte del Confucianesimo e, soprattutto, del Taoismo, lo dimostrano. Naturalmente bisognerebbe distinguere tra filosofia buddhista e religione buddhista, ma la distinzione ci porterebbe troppo lontano. L&#8217;altra direzione di ricerca, sulla quale vorrei riflettere con voi, \u00e8 l&#8217;interpretazione del marxismo come <em>subcultura del liberalismo<\/em>, come fratello minore, come ideologia complementare al liberalismo. Queste, naturalmente, sono solo due delle infinite possibili chiavi di lettura del marxismo e del suo esito fallimentare. Perch\u00e9 ho scelto queste? Ho scelto queste due semplicemente per circoscrivere il campo dell&#8217;indagine entro limiti ragionevoli e perch\u00e9, personalmente, le ritengo feconde di ulteriori sviluppi e suscettibili di spiegare molti aspetti del marxismo come fenomeno storico. Certo non esauriscono il campo della ricerca. Ritengo che lo storico, e specialmente lo storico della filosofia, dovrebbe acquisire in parte la metodologia di approccio del fisico. Per spiegare la natura della luce, ad esempio, n\u00e9 la teoria corpuscolare, n\u00e9 quella ondulatoria appaiono, prese separatamente, del tutto soddisfacenti perch\u00e9 non riescono a spiegare determinate classi di fenomeni. Ma le due teorie, integrate l&#8217;una con l&#8217;altra, offrono una coerente interpretazione del fenomeno luminoso. Le nostre due chiavi interpretative del fenomeno marxista sono ben suscettibili di integrazioni, non pretendono assolutamente di essere esaustive; soprattutto, \u00e8 necessario accingersi al lavoro senza amore e senza odio, accogliendo l&#8217;invito spinoziano del prof. Cutuli, in una sua precedente conferenza di questo stesso ciclo: <em>nec ridere nec lugere<\/em>, perch\u00e9, giusta l&#8217;ipotesi religiosa del marxismo, questo argomento si presenta carico di pathos, di emotivit\u00e0, di coinvolgimento viscerale. Partiamo allora dalla prima delle due chiavi di lettura.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il marxismo \u00e8 stato il surrogato di una religione soteriologica, con una propria etica, una propria escatologia, ecc., e questo non solo nella sua tarda fase della <em>vulgata<\/em> staliniana, come per Calogero Schir\u00f2, ma subito, fin dall&#8217;inizio; e non solo per le vecchiette, cio\u00e8 per le masse poco istruite, ma anche per generazioni di intellettuali, pi\u00f9 o meno dogmatici (Togliatti ), pi\u00f9 o meno gesuiti (come \u00e8 stato definito Luk\u00e1cs), pi\u00f9 o meno eretici o in odore di eresia (Gramsci), pi\u00f9 o meno scomunicati (Trotzkij). E&#8217; chiaro, comunque, che il processo si \u00e8 accentuato dopo il passaggio da <em>fede<\/em> a <em>religione<\/em>, e dopo la nascita di una chiesa universale, il Comintern. Ora desideriamo approfondire il concetto e precisare che tipo di pseudoreligione \u00e8 stato il marxismo.<\/p>\n<p>A me pare che esso sia stato un&#8217;eresia del Cristianesimo. Diciamo meglio: un&#8217;eresia secolarizzata del Cristianesimo tardo. In questo senso esso presenta tratti non secondari di millenarismo che riconducono alle sue origini liberali e, precisamente, alla sinistra hegeliana, e che lo riaccostano ai movimenti utopici ed egualitari che attraversano la storia dell&#8217;Occidente, venati di messianismo apocalittico: i Montanisti, i Patarini, i Catari, i Dolciniani, i Lollardi, gli Hussiti, gli Anabattisti, i Puritani, ecc&#8230;<\/p>\n<p>Si noti il fatto che il marxismo, che si \u00e8 autodefinito &#8220;comunismo scientifico&#8221; proprio per rimarcare la distanza dalle varie forme, a dire di Marx, di comunismo utopistico, tradisce un&#8217;origine comune con l&#8217;aspettazione millenaristica della liberazione escatologica: per Hegel il trionfo finale dello Spirito Assoluto, per Marx la societ\u00e0 senza classi e senza stato del comunismo realizzato. Una parentesi: molti storici, poco dotati di spirito critico, hanno accertato <em>tout court<\/em> l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 insita nella definizione di socialismo scientifico, cos\u00ec come geografi un po&#8217; servi hanno accettato per buona la categoria <em>sovietico<\/em> per definire il cittadino dell&#8217;Unione Sovietica, avallando un&#8217;inconcepibile confusione tra il concetto di <em>popolo<\/em>, in questo caso russo, ucraino, armeno, uzbeco, lituano, e quello di <em>forma di governo<\/em>. Ma neanche Hitler era arrivato al punto di pretendere che i cittadini del Terzo Reich fossero definiti nazisti, piuttosto che tedeschi&#8230; Ora cerchiamo di motivare le nostre affermazioni, in particolare che il marxismo \u00e8 stato un&#8217;eresia secolarizzata del tardo cristianesimo. Tutta la storia del cristianesimo, dal primo diffondersi su su, lungo tutta la sua evoluzione, fino al lazzarettismo del monte Amiata &#8212; non so se avete presente la figura del riformatore Davide Lazzaretti, che predicava un cristianesimo comunista e che fu ucciso a freddo dalla forza pubblica, dai carabinieri, nel 1878; oppure nel caso degli Stati Uniti d&#8217;America dove si hanno le numerose sette fondamentaliste e apocalittiche tipo i Davidiani; ricorderete i Davidiani perch\u00e9 il loro nome \u00e8 legato a tragici, sanguinosi fatti di cronaca abbastanza recenti negli Stati Uniti d&#8217;America &#8212; si intreccia con quella delle eresie che rampollano dal suo seno, come il monofisismo, o che si ricollegano sincretisticamente con culti gi\u00e0 esistenti &#8212; Manicheismo, Gnosticismo. Tutte, pi\u00f9 o meno, a volte anche in maniera quasi esplicita, come nel caso dei Donatisti e dei Circumcellioni nel Nord Africa del tardo impero romano, sono innervate di istanze sociali, per lo pi\u00f9 a sfondo egualitario, pauperistico e comunistico; e questo tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 la Chiesa, diciamo ufficiale, tende ad allontanarsi dal messaggio evangelico originario. Anzi, possiamo considerare la maggior parte dei movimenti ereticali del passato come la mascheratura religiosa di proteste sociali ed economiche che, per esempio nel Dolcinianesimo, il movimento di Fra Dolcino ai primi del Trecento, nel Nord Italia, raggiunsero il culmine della coerenza e della forza eversiva. Viceversa, in alcuni aspetti della rivoluzione contadina in Germania del 1525 si possono cogliere aspetti di protesta religiosa , ad esempio nel movimento sudtirolese di Michael Gaismayr, ma anche nel pensiero dello stesso Thomas M\u00fcntzer. Dietro i contadini in rivolta si intravede la libera interpretazione luterana del Vangelo. Sicch\u00e9 nella storia dell&#8217;Occidente, talvolta \u00e8 la rivolta sociale che si ammanta di una vernice religiosa, altre volte \u00e8 la religione che parla il linguaggio della protesta politico-sociale. Comunque, fino al secolo XVIII il cristianesimo \u00e8 sempre riuscito a riassorbire i movimenti potenzialmente ereticali (pensiamo al movimento francescano) o a reprimere, con l&#8217;aiuto del braccio secolare, le eresie non recuperabili. Nel Settecento, sotto la duplice sfida da un lato della rivoluzione industriale e dei suoi devastanti contraccolpi sul tessuto sociale &#8212; la nascita del proletariato moderno &#8212; e, dall&#8217;altro, del venir meno dell&#8217;aiuto del potere statale, per la prima volta nella sua storia quasi bimillenaria, il cristianesimo appare spiazzato rispetto all&#8217;evoluzione economico sociale e palesemente in difficolt\u00e0 nel generare risposte in grado di riassorbire le spinte centrifughe. (Uso qui il concetto di sfida\/risposta, challenge\/response nel senso che gli d\u00e0 lo storico inglese A. J. Toynbee, autore di un classico della filosofia della storia, <em>Civilt\u00e0 al paragone<\/em>; Toynbee \u00e8 un po&#8217; l&#8217;anti-Spengler: laddove Spengler sostiene, ne <em>Il tramonto dell&#8217;Occidente<\/em>, che la civilt\u00e0 occidentale \u00e8 destinata a un tramonto irrimediabile, Toynbee, dopo aver esaminato tutte le civilt\u00e0 della storia del mondo, giunto alla civilt\u00e0 occidentale, sostiene che ci sono ancora motivi di speranza). Nel 1700 si hanno i sintomi di un&#8217;incapacit\u00e0 del cristianesimo e delle chiese cristiane di far fronte a una sfida di carattere sociale senza precedenti . Si hanno le prime avvisaglie di ci\u00f2, nel continente europeo, con la Rivoluzione Francese, all&#8217;interno della quale gli Enrag\u00e9s, l&#8217;estrema sinistra del movimento sanculotto, operano il primo radicale tentativo di scristianizzazione. Robespierre, che non condivide la politica scristianizzatrice, perch\u00e9 vi vede l&#8217;anticamera dell&#8217;ateismo (e Robespierre, da buon discepolo di Rosseau, \u00e8 un convinto deista), cerca di correre ai ripari inventando una nuova religione: il culto dell&#8217;Essere Supremo, ragione forse non ultima della sua caduta. Egli afferma testualmente, davanti alla Convenzione:<\/p>\n<p><em>\u00abDel resto, colui che potesse trovare nel sistema sociale un surrogato alla divinit\u00e0 mi apparirebbe un prodigio di genio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ebbene, giusta l&#8217;interpretazione di Romolo Gobbi nel suo libro <em>Figli dell&#8217;apocalisse<\/em>, Rizzoli, 1993, questo genio fu Karl Marx, con l&#8217;aiuto di F.Engels. Egli vide che in quel momento all&#8217;enormit\u00e0 e alla drammaticit\u00e0 della questione operaia nessuna forza istituzionale sapeva o poteva dare una risposta adeguata. Non lo stato, che identificava i suoi interessi con quelli della classe capitalista, non le varie chiese, che dai tempi di San Paolo, (quelle cattoliche) e di Lutero (quelle protestanti) predicavano la rassegnazione davanti ai legittimi poteri costituiti. Ricordiamo, ad esempio, la posizione di Lutero in occasione della grande guerra contadina del 1525, una posizione di condanna spietata, senza appello, al punto da esortare i principi tedeschi a massacrare, a sterminare i contadini ribelli.<\/p>\n<div id=\"attachment_29694\" style=\"width: 218px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29694\" class=\"size-full wp-image-29694\" src=\"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2006/12/image2.png\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/image2.png 208w, https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/image2-201x300.png 201w, https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/image2-50x75.png 50w\" sizes=\"auto, (max-width:767px) 208px, 208px\" \/><p id=\"caption-attachment-29694\" class=\"wp-caption-text\">Ritratto fotografico di Marx<\/p><\/div>\n<p>Si badi che Marx in giovent\u00f9, non che essere un comunista scientifico, non era neppure un comunista; anzi, per dirla tutta, era francamente un anticomunista. Nel 1842, quand&#8217;era direttore della <em>Gazzetta Renana<\/em>, quindi sei anni prima di firmare con l&#8217;amico Engels il <em>Manifesto del Partito comunista<\/em>, scriveva senza troppi preamboli:<\/p>\n<p><em>\u00abLa Rheinische Zeitung, che non pu\u00f2 concedere alle idee comuniste nella loro forma attuale neppure una realt\u00e0 teorica, e, quindi, ancor meno pu\u00f2 desiderare o anche, soltanto, ritenere possibile la loro pratica attuazione, sottoporr\u00e0 queste idee ad una critica radicale. Noi siamo fermamente convinti &#8212; dice Marx &#8212; che non il tentativo pratico ma l&#8217;elaborazione teorica delle idee comuniste costituisce il vero pericolo, poich\u00e9 ai tentativi pratici si pu\u00f2 rispondere coi cannoni, appena divengono pericolosi; mentre le idee, raggiunte dalla nostra intelligenza, conquistate dal nostro costume morale, idee sulle quali l&#8217;intelletto ha temprato la nostra coscienza, sono catene da cui non \u00e8 possibile strapparsi senza lacerarsi il cuore, sono demoni che l&#8217;uomo pu\u00f2 vincere solo a patto di sottomettersi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Brano significativo, perch\u00e9 da esso si evince che Marx lamenta il fatto che con le cannonate, purtroppo, non si possa distruggere il comunismo perch\u00e9 esso \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 pericoloso, qualcosa che inquina la mente. Teniamo da conto questo concetto dell&#8217;intolleranza militaresca insita nella mentalit\u00e0 di Marx ancora prima che diventasse marxista e andiamo avanti, riservandoci di tornare a riflettere su questo punto. Ho citato questo brano, comunque, non per il puerile piacere di screditare la coerenza del pensiero marxiano. Convertirsi \u00e8 un diritto incontestabile: San Paolo, il grande convertito, ha trasformato il cristianesimo in una religione universale di salvezza, fermandosi, per\u00f2, davanti al passo estremo, ma logicamente inevitabile, di negare la Legge a favore della Grazia, l&#8217;antico Testamento a favore del Nuovo. Coraggio concettuale che ebbe, invece, Marcione, per il quale il Dio misericordioso del Vangelo cancellava per sempre il terribile, \u00abgiusto\u00bb e, perci\u00f2, vendicativo Javh\u00e8. San Paolo non ebbe il coraggio di rompere con l&#8217;Antico Testamento. E questo spiega il carattere misto, ibrido, irrisolto del cristianesimo come religione storica, sospeso a met\u00e0 strada tra particolarismo giudaico e apertura universalistica. Tornando a Marx, Marx ebbe il coraggio dell&#8217;eresia marcionita. In che senso? Abol\u00ec il Vecchio Testamento comunista dei Fourier, dei Saint Simon, dei Proudhon &#8212; e il suo astio cresce in misura proporzionale alla loro contiguit\u00e0 temporale, \u00e8 massimo nei confronti di Proudhon (l&#8217;astio di Marx per Proudhon! Le parole cattive, velenose con cui si scaglia contro questo autore!) &#8212; e proclam\u00f2 che il capitale \u00e8 via necessaria e sufficiente alla salvezza, cio\u00e8 alla vittoria finale del proletariato. Quando, con la Rivoluzione di Ottobre, nasce la chiesa mondiale comunista, il Comintern, qualche altro fra i testi sacri venne aggiunto a completare il Vangelo marxista, i testi di Lenin e di Stalin. La loro autorit\u00e0, morale e \u00abscientifica\u00bb, \u00e8 tale che vengono continuamente citati, stile <em>ipse dixit<\/em>, nei campi pi\u00f9 svariati dagli autori marxisti di quegli anni, dalla morale, all&#8217;economia, alla storia antica; dal diritto all&#8217;antropologia, alla filosofia, perfino alla biologia .<\/p>\n<p>Mi viene in mente il caso dello storico russo Kovaliov che, nella sua <em>Storia di Roma<\/em> (\u00e8 uno studioso di storia antica, per altro uno storico di un certo valore) cita con la massima indifferenza ora Tacito ora Stalin, ora un brano di Tito Livio, ora un discorso di Stalin nel <em>tale<\/em> congresso del partito comunista russo: e questo con la massima naturalezza, come una cosa storiograficamente corretta e normale .<\/p>\n<p>Con Stalin il processo di formazione del Nuovo Testamento marxista \u00e8 completato. E, come per tutti i libri sacri, qualunque ulteriore aggiunta viene respinta in quanto apocrifa, perch\u00e9 la rivelazione \u00e8 terminata. Viceversa, alcuni testi prima ritenuti canonici cadono in sospetto e scivolano al ruolo di deuterocanonici. La loro validit\u00e0 diventa sostanzialmente questione marginale. In questo limbo finiscono Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek e molti altri. Alcuni autori, potenzialmente destabilizzanti, vengono recuperati mediante la leggenda agiografica e possibilmente mediante il martirologio. In questo senso Che Guevara sta a San Francesco come Innocenzo III sta a Fidel Castro, si intende <em>mutatis mutandis.<\/em> Cosa voglio dire? Che come Che Guevara ha permesso al castrismo di dare a credere ancora per molti anni di essere un regime progressista e non una chiusa dittatura &#8212; perch\u00e9 la figura bella, generosa, eroica di Che Guevara ha avuto una presa enorme, come sappiamo, soprattutto tra i giovani, una figura di un idealista, indubbiamente &#8212; cos\u00ec San Francesco ha permesso alla Chiesa gerarchica, corrotta, prepotente di Innocenzo III di farsi una bella foglia di fico di verginit\u00e0, di pseudorinnovamento e poter dare a intendere di essere ancora qualcosa di fresco e di adeguato ai tempi. Ma le eresie nel marxismo hanno sempre avuto una forza dirompente. Pur di stroncare l&#8217;eresia anarchica, Marx non aveva esitato a trasferire a New York la sede della Prima Internazionale, decretandone di fatto la morte. Lui si \u00e8 limitato a questo. I suoi successori, Lenin e Stalin non si sono limitati a questo nei confronti degli anarchici. Li hanno imprigionati e fucilati a migliaia. Ricordiamo un caso per tutti, un episodio abbastanza celebre. Barcellona, 1937: durante la Guerra Civile spagnola, per ordine di Stalin, vengono arrestati e fucilati centinaia di anarchici spagnoli. Ci\u00f2 \u00e8 raccontato, tra l&#8217;altro, dallo scrittore Orwell , quello di <em>1984<\/em>, nel suo bel libro <em>Omaggio alla Catalogna<\/em>. Del resto, per uno come Stalin, che ha decretato la morte di circa otto milioni di suoi connazionali, qualche centinaio di anarchici spagnoli non \u00e8 che cambiassero molto le cose. Stavo dicendo che Marx non aveva esitato a trasferire a New York la sede della Prima Internazionale pur di eliminare l&#8217;eresia anarchica. Pensava, giustamente, che una fede pu\u00f2 rinascere dalle proprie ceneri, ma nulla potr\u00e0 salvarla dalla contaminazione ideologica. Si noti che <em>ideologia<\/em> per Marx (non per Lenin) ha sempre un&#8217;accezione emozionale negativa. Diverso \u00e8 il caso dell&#8217;eresia trotzkista della rivoluzione permanente. Alla chiesa stalinista, col suo <em>papa<\/em>, coi suoi <em>dogmi<\/em>, con la sua <em>santa Inquisizione<\/em>, l&#8217;esistenza di quell&#8217;eresia, del trotzkismo cio\u00e8, faceva pi\u00f9 che comodo: si sarebbe dovuta inventare, diciamo, se non ci fosse stata, perch\u00e9 grazie ad essa era possibile scaricare sul trotzkismo tutte le responsabilit\u00e0 del malfunzionamento dell&#8217;URSS. Ogni volta che un piano quinquennale non funzionava, ogni volta che si notavano pesantezze burocratiche, sprechi e altri fenomeni negativi nell&#8217;economia e nell&#8217;amministrazione dell&#8217;URSS, la colpa era di Trotzkij; le sue spie, alleate dei nazisti, vogliono sabotare la patria dei lavoratori. Si rifletta, a questo proposito, che Stalin fece assassinare Trotzkij solo nel 1940, cio\u00e8 alla vigilia della resa dei conti con la Germania nazista, cio\u00e8 nel momento in cui era necessario un fronte unico patriottico religioso &#8212; Stalin fece appello perfino ai pope della Chiesa ortodossa russa, quando nel 1941 l&#8217;URSS fu aggredita dai nazisti &#8211;, mentre prima il fatto che all&#8217;estero ci fosse un Trotzkij era pi\u00f9 che comodo ai piani di Stalin. Anche qui si veda Orwell, <em>La fattoria degli animali<\/em> in cui descrive molto bene la maniera in cui Stalin mise in minoranza Trotzkij e lo costrinse all&#8217;esilio, facendosi avanti da una posizione del tutto secondaria, del tutto marginale. Ma Stalin commise l&#8217;errore di forzare a tal segno il culto della personalit\u00e0 da rendere impensabile la distinzione tra contenuto e contenitore, tra il sistema e la figura del suo leader. Con ci\u00f2 Stalin ha in qualche modo scavato la fossa al marxismo non meno che al regime sovietico. Come si poteva ancora credere, dopo l&#8217;avvento di Krusciov, &#8212; in quel famoso congresso del partito comunista sovietico in cui Krusciov denunci\u00f2, tra lo sbalordimento generale, i crimini di Stalin &#8212; in un dio che aveva fallito tanto vistosamente? Che aveva commesso tali e tanti delitti? La storia dell&#8217;Unione Sovietica, da allora, non \u00e8 stata che una lenta agonia. Quanto al marxismo, \u00e8 sopravvissuto ancora per qualche decennio, come forza morale, solo grazie alle generose iniezioni di terzomondismo e, in particolare, di maoismo e di guevarismo. Accanto alle ragioni economiche, comunque, del resto importantissime, il fallimento del marxismo ha a che fare con la sua dimensione religiosa ed escatologica. Il Cristianesimo delle prime generazioni aveva saputo superare il trauma della mancata <em>parusia<\/em> (parousia = ritorno di Cristo, fine della storia, che era considerata imminente nella prima generazione cristiana) spostando la realizzazione del Regno dei Cieli da questo mondo all&#8217;altro e, al tempo stesso, dal mondo esterno al mondo interiore delle coscienze. Ma il marxismo aveva predicato imminente, certa e inevitabile la sua <em>parusia<\/em>, la rivoluzione proletaria, l&#8217;avvento della societ\u00e0 senza classi, in <em>questo<\/em> mondo, e non nell&#8217;altro, nel mondo naturale e non nel mondo spirituale. Con ci\u00f2 si era condannato da se stesso, fin da quando nel 1921, sotto le mura di Varsavia, durante la guerra russo-polacca, l&#8217;Armata Rossa fu sconfitta e in questo modo fall\u00ec nel compito di esportare nel resto d&#8217;Europa, nel resto del mondo, la Rivoluzione di Ottobre. Non sempre una religione giovane e irruenta riesce a sostituirne una vecchia e stanca. In questo caso il <em>sorpasso<\/em> (chiamiamolo cos\u00ec ) rispetto al cristianesimo, da parte del marxismo, \u00e8 stato effimero. Verso gli anni &#8217;70, cio\u00e8 dopo il Sessantotto, che \u00e8 stato comunque pi\u00f9 libertario che marxista, si andava profilando l&#8217;inevitabile riassorbimento del marxismo da parte del cristianesimo. Credo che tutti quelli della mia et\u00e0 ricordino che negli anni &#8217;60 si aveva questa sensazione, nel mondo della cultura, degli intellettuali di un&#8217;avanzata inarrestabile del marxismo e di un&#8217;inarrestabile decadenza, disgregamento del cristianesimo. Nei primi anni &#8217;70 uomini come Pasolini, come Thomas Merton &#8212; l&#8217;autore di <em>La montagna dalle sette balze<\/em> &#8212; cercavano ancora una conciliazione fra Cristo e Marx. E, perfino negli anni Ottanta, nel Nicaragua di Ernesto Cardenal e del sandinismo, si tentava la stessa operazione. Poi, inevitabilmente, pian piano, Marx \u00e8 stato messo in soffitta ed \u00e8 rimasto Cristo. Cosa \u00e8 successo? Papa Wojtyla, tramite il punto d&#8217;appoggio di <em>Solidarnosc<\/em>, ha tolto il primo mattone che ha prodotto il crollo definitivo, attraverso una reazione a catena, del sistema sovietico. Il vecchio capobranco, come tra i cervi, o gli elefanti marini, pi\u00f9 abile ed esperto, ha sconfitto ed azzannato a morte il giovane rivale. Il biologismo insito in questo paragone, in questa similitudine \u00e8 voluto, perch\u00e9 ritengo che la storia della filosofia sia afflitta da troppo tempo da una sindrome spiritualistica contro la quale \u00e8 necessaria qualche robusta, qualche sacrosanta iniezione di solido materialismo. Cio\u00e8 a dire che nella storia dello Spirito, nella storia della filosofia non bisogna affatto pensare per forza che vigano dei meccanismi, delle leggi sostanzialmente diversi da quelli del mondo naturale. Anzi, si potrebbe perfino affermare (met\u00e0 per celia, e met\u00e0 seriamente) che la stessa filosofia non \u00e8 altro che &#8212; come direbbe uno scienziato naturalista &#8212; una &#8220;secrezione&#8221; dei filosofi, proprio come la scienza \u00e8 una secrezione degli scienziati o la religione stessa, una secrezione degli spiriti credenti. Ma il marxismo non \u00e8 stato solo un&#8217;eresia secolarizzata del tardo cristianesimo. E&#8217; stato anche il fratello siamese del liberalismo. Secondo I. Wallerstein, quella fra USA e URSS, fra capitalismo e marxismo, \u00e8 stata una contrapposizione puramente formale. (Per questi concetti rimando e consiglio la lettura di un libro che io ho trovato molto stimolante: Mauro Di Meglio, <em>Lo sviluppo senza fondamenti<\/em>, Editore Asteria). I due sistemi, entrambi imperialisti, si erano effettivamente divisi i compiti sulla base della rinuncia a qualsiasi interferenza nelle rispettive sfere di influenza. E ci\u00f2, nel contesto di un&#8217;economia mondiale dominata comunque dalla Borsa di New York, faceva dell&#8217;URSS, indubbiamente, una potenza subimperialista degli USA. A livello ideologico, marxismo e liberalismo condividono tutta una serie di valori profondamente occidentali, nel senso etnocentrico della parola: l&#8217;ottimismo di matrice illuministica e positivistica; la concezione evolutiva e progressiva della storia umana; la fiducia nel progresso materiale ininterrotto, inteso soprattutto come progresso nella tecnologia e la fiducia nei suoi effetti; la fede nella scienza come bene puro; la cosificazione del mondo extraumano &#8212; l&#8217;ambiente, le risorse naturali, le creature viventi. Secondo Wallerstein, il sistema globale della struttura &#8212; mondo, nei due secoli che vanno dal 1789 e il 1989, cio\u00e8 tra la Rivoluzione Francese e il crollo del muro di Berlino, \u00e8 stato dominato da un&#8217;unica ideologia effettiva: il liberalismo, di cui il marxismo era solo una variante subalterna. Secondo Wallerstein, \u00e8 solo dal 1968 che comincia ad affermarsi un&#8217;ideologia realmente alternativa al liberalismo e che passa attraverso il rifiuto della occidentalizzazione del mondo &#8212; concetto caro a Latouche &#8212; attraverso il rifiuto delle vie nazionali al progresso e al benessere. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-29696 alignright\" src=\"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2006/12/image3.png\" alt=\"\" width=\"273\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/image3.png 273w, https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/image3-89x75.png 89w\" sizes=\"auto, (max-width:767px) 273px, 273px\" \/>Del resto si rifletta che Marx, un pensatore tutt&#8217;altro che originale, per sua stessa ammissione, non aveva fatto altro che capovolgere la dialettica hegeliana, facendola camminare sui piedi anzich\u00e9 sulla testa. E la filosofia della storia di Hegel, che \u00e8 intimamente contraddittoria perch\u00e9 nega la sua stessa impostazione dialettica laddove sfocia nella palingenesi dello Spirito Assoluto, riprende dal liberalismo la fiducia illuministica nella ragione, la concezione evolutiva della storia, e della storia del pensiero, la fede nel progresso inevitabile, eccetera. Ora, anche per questa via si giunge alle stesse conclusioni dell&#8217;interpretazione del marxismo in chiave salvifica e religiosa e cio\u00e8: la lotta di classe come lotta del bene contro il male, del giusto contro l&#8217;ingiusto, del nuovo contro il vecchio &#8212; l\u00e0 dove il nuovo \u00e8 un valore di per s\u00e9 positivo e il vecchio \u00e8 un valore di per s\u00e9 negativo &#8211;, e la societ\u00e0 comunista (attenzione: la societ\u00e0 <em>scientificamente<\/em> comunista) \u00e8 vista come l&#8217;avvento del regno di Dio. Qui per\u00f2 si coglie anche l&#8217;intima debolezza del marxismo come ideologia di salvezza. Non basta prendere l&#8217;ideologia dell&#8217;avversario e capovolgerla per creare valori nuovi. I valori che nasceranno avranno la vernice del nuovo ma tutta la stanchezza e tutta l&#8217;ipocrisia del vecchio. In particolare vorrei far notare che Marx come filosofo viene direttamente dal pi\u00f9 tristo pensatore che ci fosse sul mercato delle idee a quell&#8217;epoca: Hegel, il pi\u00f9 giustificazionista (&#8220;Tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale&#8221;), il pi\u00f9 borioso (la filosofia \u00e8 il culmine dello Spirito, e la filosofia di Hegel, modestamente, \u00e8 il culmine dei culmini), il pi\u00f9 razzista (vi risparmio le pagine delle <em>Lezioni di filosofia della storia<\/em> di Hegel in cui parla, per esempio, degli Africani, definiti come barbari, come selvaggi), il pi\u00f9 statolatra (lo Stato \u00e8 tutto, \u00e8 l&#8217;eticit\u00e0 assoluta, l&#8217;individuo non \u00e8 niente fuori dallo Stato), il pi\u00f9 guerrafondaio (l&#8217;etica della guerra, come valore assoluto): insomma, il pi\u00f9 tristo dei filosofi dell&#8217;epoca, la cui celebrit\u00e0 nasceva dal delirio autocelebrativo della Prussia militarista e reazionaria. Erano gli anni della battaglia di Lipsia, della vittoria della Prussia e di altri stati tedeschi su Napoleone; c&#8217;era questo delirio nazionalista e militarista, donde la celebrit\u00e0 di Hegel, delle sue lezioni, mentre le lezioni di Schopenhauer, nella porta accanto, andavano deserte. A questo proposito vorrei aprire una brevissima parentesi citandovi due righe del filosofo Giovanni Gentile. Cosa c&#8217;entra Gentile? Lo vediamo subito. Gentile dice, scrivendo subito dopo la prima guerra mondiale:<\/p>\n<p><em>\u00abDalla guerra &#8212; del 15-18 &#8212; con pi\u00f9 matura coscienza dei bisogni nazionali siamo tornati alla pi\u00f9 alta, alla pi\u00f9 italiana concezione della libert\u00e0, che \u00e8 valore, selezione, gerarchia, che immedesima stato e cittadini in una sola coscienza, in una sola volont\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Donde si evince non solo la strana concezione della libert\u00e0 di Gentile, secondo il quale la libert\u00e0 \u00e8 gerarchia, secondo il quale la libert\u00e0 \u00e8 selezione, ma, soprattutto, da questo brano si nota la rabbiosa statolatria di Gentile, secondo il quale tutto \u00e8 nello Stato e nulla ha senso, nulla ha valore fuori dello Stato. Ebbene, mi pare evidente la parentela ideologica tra questo passo di Gentile e le posizioni dello stalinismo. Intendo affermare che sia nell&#8217;attualismo gentiliano, che \u00e8 la versione italiana dell&#8217;idealismo di matrice hegeliana, sia nel marxismo stalinista vi \u00e8 sempre il comune denominatore di Hegel, cui spetta il tristo primato di poter essere considerato il capostipite delle due cose pi\u00f9 brutte che la storia, credo, del mondo abbia prodotto: lo stalinismo e il nazifascismo.<\/p>\n<p>Dicevamo del concetto di Natura. La Natura, \u00e8 stato osservato che per Hegel \u00e8 la &#8220;pattumiera&#8221; del suo sistema. Notiamo che Hegel \u00e8 un filosofo decisamente &#8220;fuori tempo massimo&#8221; dal punto di vista della concezione della filosofia come sistema. Per grazia del cielo, da secoli non si concepiva pi\u00f9 la filosofia come sistema chiuso, onnicomprensivo, completo, definitivo. Con Hegel, invece, si torna a questo. Nel suo sistema che cos&#8217;\u00e8 la Natura ? La Natura \u00e8 lo Spirito fuori di s\u00e9. E&#8217; stata definita la &#8220;pattumiera&#8221; del suo sistema nel senso che \u00e8 tutto ci\u00f2 che non rientra nello Spirito, tutto ci\u00f2 che, non essendo di natura spirituale, \u00e8 di qualit\u00e0 inferiore, scadente. Tra l&#8217;altro, lui non giustifica neanche teoreticamente il passaggio dall&#8217;Idea in s\u00e9 all&#8217;Idea fuori di s\u00e9, dal Logos alla Natura.<\/p>\n<p>Stavamo dicendo che torna d&#8217;attualit\u00e0, direi, la critica al marxismo di Proudhon, di Bakunin, di Kropotkin, di Malatesta, ma anche di Tolstoj, ma anche di una Simone Weil, ma anche di un Bookchin. Insomma, non basta prendere il potere e ridipingerlo di rosso. Il nuovo conserver\u00e0 i peggiori difetti del vecchio. La Ceka non sar\u00e0 migliore dell&#8217;Ochrana, la polizia segreta sovietica non sar\u00e0 migliore di quella zarista, i gulag staliniani non saranno meglio delle deportazioni zariste. Pol Pot non \u00e8 in nessun modo meglio di Hitler. E, a proposito del mettere in guardia contro le degenerazioni di un pensiero positivista misticamente ottimista sulle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>, mi viene in mente che, quello che secondo me \u00e8 un grande filosofo oltre che un sommo poeta, Giacomo Leopardi, ancora nel 1835, nella <em>Palinodia al Marchese Gino Capponi,<\/em> metteva in guardia contro l&#8217;ottimismo progressista, e in particolare, metteva in luce la mistificazione su cui esso si regge: l&#8217;idea che il progresso instaurer\u00e0 una specie di Et\u00e0 dell&#8217;Oro &#8212; idea che \u00e8 tutta in Marx oltre che in Hegel &#8211;, facendo scomparire, grazie all&#8217;uso delle macchine, la fatica del lavoro e cancellando nell&#8217;uomo l&#8217;avidit\u00e0 del denaro. In secondo luogo lui afferma che la promessa che il progresso porter\u00e0 alla pace e all&#8217;amore universale, come anche faceva notare Horkheimer, nella sua critica a Marx, cio\u00e8 l&#8217;attesa di un mondo pi\u00f9 libero, pi\u00f9 felice, pi\u00f9 giusto, \u00e8 andata completamente delusa. Ancora, nella <em>Palinodia al Marchese Gino Capponi<\/em> Leopardi ha degli squarci potenti, geniali, quasi profetici, laddove presagisce che vi sar\u00e0 uno scontro per le materie prime e per i mercati; vi sar\u00e0 il colonialismo, l&#8217;imperialismo, la guerra. Si scaglia contro il mito della felicit\u00e0 derivante dall&#8217;abbondanza dei beni materiali &#8212; quello che oggi noi chiamiamo in soldoni <em>consumismo<\/em> &#8212; e, infine, si scaglia contro la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica attraverso i media (le gazzette) dei suoi tempi. Gi\u00e0 nella <em>Ginestra<\/em> Leopardi aveva ironizzato sulle &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221; anche, io credo, con riferimento allo Spiritualismo idealista. Qualcuno obietter\u00e0 che l&#8217;interpretazione del marxismo come subideologia del liberalismo, impregnato di valori razionalistici e scientisti, non si accorda con l&#8217;interpretazione del marxismo come religione di salvezza. In realt\u00e0, secondo me, la contraddizione \u00e8 solo apparente. Basti osservare con quanta disinvoltura gli scientisti e i super razionalisti di oggi assumono un atteggiamento fideistico nei confronti dei loro stessi dogmi, con quanta naturalezza mettono scienza e ragione sul trono di Dio, addirittura con quanta stupefacente semplicit\u00e0 sposano la fede scientista e la fede religiosa. A questo proposito c&#8217;\u00e8 un passo di un libro del professor Antonino Zichichi, <em>Perch\u00e9 io credo in colui che ha fatto il mondo<\/em> (si noti la tautologia del titolo, perch\u00e9 in qualche modo si crea l&#8217;aspettazione che venga motivato un qualcosa che, invece, \u00e8 gi\u00e0 affermato nel titolo stesso). Ebbene, il professor Antonino Zichichi, a pagina 37, afferma :<\/p>\n<p><em>\u00abAccusare la scienza di essere sorgente di guerra e di violenze politiche vuol dire attaccare i buoni per difendere i tiranni. E&#8217; vero che la tecnologia post-galileiana discende totalmente dalle scoperte scientifiche. Se per\u00f2 fossero gli scienziati a dover decidere quali applicazioni permettere e quali no, saremmo in un mondo realmente giusto e veramente libero\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 una battuta spiritosa o ironica, lui lo dice seriamente: <em>se fossero gli scienziati a dover decidere, saremmo in un mondo realmente giusto e veramente libero<\/em>, a dimostrazione del fatto che lo scientismo pi\u00f9 sfrenato pu\u00f2 benissimo sposarsi e andare d&#8217;accordo con la fede religiosa nel senso pi\u00f9 tradizionale. Insomma, i due poli, lo scientismo e la fede religiosa, il polo razionalista e il polo iperfideista non sono affatto irreconciliabili, anzi, formano un tandem perfetto.<\/p>\n<p>E ora passiamo al terzo e ultimo punto che vorremmo trattare brevemente questa sera, cio\u00e8 le prospettive per il presente, segnatamente nell&#8217;epoca della tecnologia.<\/p>\n<p>Dopo i fatti del 1989-1991 &#8212; caduta dei regimi marxisti &#8211;, \u00e8 sorta una scuola di pensiero, in grembo al liberalismo, che proclama pi\u00f9 o meno esplicitamente nientedimeno che <em>la fine della storia<\/em>. Essa \u00e8 stata enunciata per la prima volta, in forma completa e coerente, da F. Fukuyama, col suo saggio: <em>The End of History?<\/em>, con la foglia di fico del punto di domanda, a New York in <em>The National Interest<\/em> nell&#8217;estate del 1989 e tradotto da Rizzoli nel 1992. La tesi di questa scuola di pensiero \u00e8 che con la sconfitta del marxismo e la vittoria del &#8220;capitalismo&#8221;, \u00e8 finita l&#8217;epoca delle ideologie. Quel che resta \u00e8 un sistema sostanzialmente di <em>pensiero unico<\/em>, di cui si possono eventualmente discutere certi dettagli, ma non certo contestarlo nella sua globalit\u00e0. Si badi alla data: nel 1989 cade il muro di Berlino. In tutto il mondo gli anticomunisti viscerali vivono un momento di euforia, di ubriacatura ideologica. Il capitalismo ha vinto<em>, dunque<\/em> il capitalismo \u00e8 il migliore, anzi, \u00e8 l&#8217;unico sistema degno di governare il mondo. Da questa scuola di pensiero, cos\u00ec rozza, cos\u00ec povera di contenuti speculativi, cos\u00ec supinamente adoratrice della forza, &#8212; ah, Hegel!&#8230; Che identifica lo Spirito assoluto con la Prussia; che arriva a dire che la forma dei tre continenti (la triade dialettica: Europa, Asia, Africa; gli altri quattro continenti, le due Americhe, l&#8217;Antartide, l&#8217;Oceania, non contano perch\u00e9 danno fastidio alla triade dialettica) rispecchia le tappe dell&#8217;evoluzione dello spirito, la forma tozza delle coste dell&#8217;Africa \u00e8 indice della natura primitiva e inferiore dei suoi abitanti, mentre le coste articolate e frastagliate dell&#8217;Europa simboleggiano la natura evoluta e spirituale degli Europei &#8212; sono usciti tanti leader e leaderini , sia della destra liberale, come i vari Aznar, i vari Berlusconi, i vari Bush, sia della cosiddetta sinistra laburista, i vari Blair, i vari Schroeder, i vari Clinton, caratterizzati da un&#8217;arroganza intellettuale pari solo alla loro pochezza culturale, alla totale mancanza di spessore etico. Il cinismo al potere senza fronzoli e senza orpelli. Senonch\u00e9 la dottrina della fine della storia ha in se stessa la propria condanna e la propria sconfitta. Voglio dire che fino al 1989 il sistema capitalista poteva riversare su quello marxista il mancato raggiungimento del progresso e del benessere per l&#8217;intero sistema-mondo. Se tre quarti dell&#8217;umanit\u00e0 versano ancora nella miseria, la colpa era dell&#8217;impero del male, e viceversa, i marxisti dicevano: &#8220;La colpa \u00e8 del capitalismo&#8221;. &#8220;Facciano come noi &#8212; diceva Reagan ai paesi del Sud della Terra, negli anni &#8217;80 &#8212; si rimbocchino le maniche, prendano esempio da noi e avranno progresso e benessere&#8221;. Ma la ricetta non poteva funzionare, non pu\u00f2 funzionare, perch\u00e9 la miseria degli uni era ed \u00e8 funzionale all&#8217;opulenza degli altri. E ora che \u00e8 caduta la giustificazione del marxismo &#8220;cattivo&#8221;, come spiegheranno i vari Fukuyama, i vari Berlusconi, i vari Bush, che non ci sar\u00e0 mai un futuro umano per quei tre quarti di umanit\u00e0 che versano nel sottosviluppo? Prendiamo il caso dell&#8217;Argentina. L&#8217;Argentina era considerata fino a ieri, si pu\u00f2 dire, il paese pi\u00f9 disciplinato, pi\u00f9 obbediente alle direttive del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Era uno stato modello, uno scolaro modello. E guardate cosa \u00e8 successo: una cosa apocalittica, senza precedenti, una societ\u00e0 che si sta sfasciando, che si sta liquefacendo sotto i nostri occhi. <em>Incredibile dictu<\/em>, i coribanti della fine della storia (mi viene in mente il termine <em>coribante<\/em> perch\u00e9 \u00e8 quello che Schopenhauer notoriamente applicava a Hegel. I coribanti erano i sacerdoti di certe divinit\u00e0 orientali; seminudi, agitavano dei tirsi, conducevano delle processioni religiose; quando Schopenhauer non definiva Hegel un <em>cialtrone pesante e stucchevole<\/em>) noi diremmo i neohegeliani di oggi, stanno propalando l&#8217;estrema, gigantesca mistificazione: affermano che progresso e benessere per tutti arriveranno con la globalizzazione. Dove chiunque abbia occhi per vedere e orecchi per udire, ha compreso perfettamente che la globalizzazione, cos\u00ec come la stanno portando avanti i poteri forti dell&#8217;economia occidentale, non pu\u00f2 significare altro che dividendi sempre maggiori per i ricchi e sfruttamento sempre pi\u00f9 sistematico, sempre pi\u00f9 scientifico per i poveri. (Questi punti sono stati approfonditi il 20 dicembre scorso durante la conferenza organizzata dall&#8217;A.F.T. presso la sede di Treviso).<\/p>\n<p>Concludendo, occorre riaprire varchi alla speranza, motivare i giovani a credere nel futuro. Occorre far leva sull&#8217;eredit\u00e0 positiva dei movimenti del 1968-69, puntando su una demistificazione radicale e impietosa della tarda ideologia liberale, mostrandone le rughe repellenti sotto l&#8217;apparenza giovanilistica del lifting estetico-ideologico. Guardiamole da vicino queste bellezze del capitalismo, nella sua versione aggiornatissima di pensiero unico e di fine della storia. Sotto il cerone e la tintura, il capitalismo odierno ha l&#8217;aspetto laido e malandrinesco del musicante girovago apparso al professor Aschenbach nel libro di Thomas Mann <em>La Morte a Venezia<\/em>. Soprattutto, occorre pensare in positivo: il rifiuto dell&#8217;occidentalizzazione del mondo deve accompagnarsi alla riscoperta e alla valorizzazione della dignit\u00e0 e della validit\u00e0, certo non mitizzandola, delle altre culture, degli altri sistemi economici. Non dovunque e non sempre il massimo scopo della societ\u00e0 umana \u00e8 stato ed \u00e8 lo sfruttamento egoistico della terra, degli animali e delle piante, degli altri esseri umani e delle altre societ\u00e0. Possiamo e dobbiamo immaginare un futuro diverso, basato sulla collaborazione, sulla solidariet\u00e0, sul disinteresse economico, sulla creativit\u00e0 e sul gioco, sulla valorizzazione del singolo individuo e delle sue infinite potenzialit\u00e0. Accanto all&#8217;<em>homo oeconomicus<\/em> &#8212; altro che <em>uomo a una dimensione<\/em>, come diceva il buon Marcuse! &#8212; c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che sogna e che ama, che inventa e che sperimenta, che persegue la bellezza, la verit\u00e0, la bont\u00e0, che \u00e8 assetato di assoluto, che odia l&#8217;egoismo e l&#8217;ingiustizia, che rifiuta lo sport preferito della societ\u00e0 competitiva, la pratica del nascondimento e della volont\u00e0 di dominio, anche nei &#8220;semplici&#8221; rapporti interpersonali. Gi\u00e0, il singolo individuo, una categoria che Kierkegaard, il grande Kierkegaard, l&#8217;altro protagonista della rivolta antihegeliana, accanto a Schopenhauer, per molti aspetti ancora pi\u00f9 moderno, ancora pi\u00f9 attuale di Schopenhauer, ha avuto il merito di rivalutare contro la statolatria dilagante dell&#8217;hegelismo, contro l&#8217;avanzata disumana della societ\u00e0 di massa (ricorderete la battaglia eroica e solitaria condotta fino alla morte, per sfinimento, da Kierkegaard contro quella che lui considerava la grande infamia del suo tempo, il dilagare della stampa scandalistica, della stampa basata sulle richieste culturali pi\u00f9 basse, pi\u00f9 rozze del pubblico del suo tempo). Ma, si dir\u00e0 che la nostra \u00e8 una societ\u00e0 tecnologica. Ci piaccia o no, essa ha messo in movimento dei meccanismi tali per cui ogni ritorno alla centralit\u00e0 della persona non pu\u00f2 che apparire come un&#8217;ideologia regressiva. Ma regressiva rispetto a che cosa? Ecco il grande equivoco, ecco il grande inganno, di derivazione hegeliana, positivista, occidentale. Chi ha stabilito che cos&#8217;\u00e8 il progresso? Progresso per chi? Progresso per fare che cosa? Per produrre sempre pi\u00f9 beni inutili, o, addirittura, dannosi alla salute, alla pace? Sempre pi\u00f9 nevrosi, sempre pi\u00f9 ingiustizie e sfruttamento, questo \u00e8 il progresso? L&#8217;idea di progresso non pu\u00f2 essere monopolio dei poteri forti dell&#8217;economia. Per definizione, essi badano al bene privato e non al bene pubblico. Dobbiamo pertanto rifiutare il ricatto scientista e tecnologico, quando ci\u00f2 \u00e8 al servizio del nascondimento e del dominio, non in nome di un impossibile ritorno al passato, un ritorno alla candela (quante volte ce lo siamo sentiti dire?), ma in nome di una societ\u00e0 pienamente umana, dove ogni individuo sia valorizzato al massimo, in armonia con se stesso, con gli altri esseri umani, con la Natura tutta, vivente e non vivente &#8212; ammesso che questa distinzione sia possibile; alcune filosofie orientali, per esempio, lo negano &#8212; e, per chi ci crede, in armonia con Dio, o con una realt\u00e0 <em>altra<\/em>. E dall&#8217;esito fallimentare del marxismo dobbiamo trarre tutti gli insegnamenti necessari affinch\u00e9 non si ripetano certi errori; in primo luogo, quindi, dobbiamo negare uno stato etico, o un partito, o chiunque altro pretenda di sovrapporsi alle esigenze concrete, legittime, insopprimibili del singolo essere umano &#8212; <em>quel Singolo<\/em> volle Kierkegaard sulla sua tomba, come epigrafe &#8212; e, in prospettiva, anche di qualsiasi essere non umano, come vogliono tante nobili filosofie dell&#8217;Oriente. Dobbiamo pretendere di rifiutare che le esigenze dello stato, del partito o di chiunque altro si sovrappongano a quelle del singolo <em>qui e adesso<\/em>. Vorrei concludere con due brevissime citazioni, una da Heidegger, per quello che riguarda, appunto, il problema della societ\u00e0 della tecnica. Per essere precisi, non \u00e8 neanche da Heidegger, perch\u00e9 \u00e8 uno scrittore un po&#8217; involuto, un po&#8217; difficile, \u00e8 da un normalissimo testo di storia della filosofia, l&#8217;Adorno-Gregori-Verra. Questo passo sintetizza la posizione di Heidegger nei confronti del problema della tecnica:<\/p>\n<p><em>\u00abLa svolta impressa da Platone al concetto di verit\u00e0 non \u00e8 poi una questione la cui importanza, quale che sia, grande o piccola, si limita all&#8217;ambito della storia della filosofia, della cultura, del sapere. Al contrario, spiega l&#8217;intero destino dell&#8217;Occidente e, in particolare, il primato della tecnica affermatosi nel mondo moderno. Per Heidegger, infatti, la tecnica non \u00e8 uno strumento neutrale che l&#8217;uomo pu\u00f2 usare a suo piacere per il bene o per il male. &#8212;<\/em> Quante volte ci siamo sentiti dire che un coltello \u00e8 buono se si usa per tagliare la carne ma \u00e8 cattivo se si pianta nella pancia del prossimo? <em>&#8212; Essa \u00e8, invece, il risultato del processo per cui l&#8217;uomo, dimenticando l&#8217;essere, si \u00e8 attaccato sempre di pi\u00f9 agli enti, alla loro presenza e, mediante il pensiero come rappresentazione (render presente, portare davanti a s\u00e9), ha assunto di fronte alla realt\u00e0, rendendola mero oggetto, un atteggiamento di dominio e di sfruttamento, un atteggiamento che oggi non si ferma pi\u00f9 neanche di fronte alle basi stesse della vita<\/em> (parole quasi profetiche, allora non esisteva ancora l&#8217;idea della clonazione)<em>, alle sue condizioni biologiche e genetiche, per cui su tutto la tecnica tende a imporre il suo dominio necessariamente totalitario. La fede nella tecnica quindi non \u00e8 altro che la fede in un processo di dominio che non ha pi\u00f9 altro scopo che se stesso e tende a subordinare tutto a se stesso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Direi che sono parole sulle quali vale la pena di riflettere, mentre ci sentiamo <em>magnificare<\/em> ancora una volta le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> verso cui la tecnica ci sta indirizzando.<\/p>\n<p>Vorrei soltanto concludere con questa riflessione. Nel valorizzare quella ideologia che io considero l&#8217;unica ideologia veramente antagonista nei confronti del liberalismo, e cio\u00e8 l&#8217;ideologia libertaria &#8212; ambientalista , pacifista, solidarista (e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta) &#8212; occidentale, credo che molta strada si possa fare insieme con la tradizione culturale dell&#8217;Oriente. Penso a filosofie come il Buddhismo, in particolare Zen, come il Taoismo, ma anche come lo Yoga, come il Ved\u00e3nta (il Ved\u00e3nta stesso che pure \u00e8 cos\u00ec squisitamente spiritualistico). Sono tradizioni filosofiche di una validit\u00e0 sconvolgente, se pensiamo che sono antiche 2000-3000 anni, tuttora attuali e pienamente vitali: c&#8217;\u00e8 un punto importantissimo, fondamentale, di convergenza che esse hanno con l&#8217;ideologia libertaria che rifiuta il marxismo non in nome di un viscerale anticomunismo ma in nome di quei valori di libert\u00e0 &#8212; e libert\u00e0 a partire dal singolo, perch\u00e9 se non si parte dal singolo la libert\u00e0 \u00e8 un&#8217;astrazione &#8212; che il marxismo, invece, aveva violentemente negato, con tanto di gulag e di plotone d&#8217;esecuzione. Questo punto di convergenza \u00e8 il rifiuto dell&#8217;attaccamento avido ai frutti del lavoro, e del desiderio di dominio sulla natura e del desiderio di sfruttamento della vita stessa come processo sostanzialmente economicistico. Il rifiuto di questa visione \u00e8 tipico delle filosofie orientali che citavo prima. Uno studioso italiano, Carlo Patrian, di yoga in particolare, scrive:<\/p>\n<p><em>\u00abTutto l&#8217;universo \u00e8 in moto, tutto \u00e8 alacremente all&#8217;opera, ma tutto lavora per il lavoro in se stesso e non per qualche eventuale beneficio che ne possa derivare. Soltanto l&#8217;uomo lavora per il desiderio di ricompensa, agisce per ottenere qualcosa, aspira sempre a un profitto personale\u00bb.<\/em> &#8212; How much? (Quanto costa?). Oppure: Cosa posso ricavarne? Quanto mi pu\u00f2 dare questa cosa (anche nei rapporti umani: questa amicizia, questo legame)? Mi conviene? Mi serve? Pu\u00f2 essere un trampolino per i miei scopi? &#8212; <em>\u00abOperando ed agendo con questo intento, l&#8217;uomo diviene sempre pi\u00f9 soggetto e schiavo di ci\u00f2 che desidera\u00bb.<\/em> Questo \u00e8 un concetto che le nobilissime filosofie dell&#8217;Oriente, come lo Yoga, hanno ben chiaro da migliaia di anni ma che l&#8217;uomo occidentale, specialmente oggi, ubriacato dai fasti del capitalismo che si crede vittorioso, decisamente non ha introiettato e, con suo danno, non ha ancora capito quanto sia importante. Vi ringrazio.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE<\/strong><\/p>\n<p>C. CASTORIADIS, <em>La societ\u00e0 burocratica<\/em>, Sugarco.<\/p>\n<p>M. BALDINI, <em>Il linguaggio delle utopie<\/em>, Studium.<\/p>\n<p>E. WILSON, <em>Stazione Finlandia. Biografia di un&#8217;idea<\/em>, Rizzoli.<\/p>\n<p>J. BRECHER &#8212; T. COSTELLO, <em>Contro il capitale globale. Strategie di resistenza<\/em>, Feltrinelli.<\/p>\n<p>A. MINC, <em>Europa, addio. La sindrome finlandese<\/em>, Marsilio ed..<\/p>\n<p>S.C. CLEMONS, <em>Stati Uniti: eccesso di potenza<\/em> (articolo apparso su <em>Il Manifesto<\/em> del 16\/10\/01, suppl. <em>Le Monde diplomatique<\/em>).<\/p>\n<p>G. VIDAL, <em>La fine della libert\u00e0. Verso un nuovo totalitarismo?<\/em>, Fazi ed..<\/p>\n<p>N. CHOMSKY, <em>11 Settembre. Le ragioni di chi?<\/em>, Marco Tropea ed..<\/p>\n<p>M. DI MEGLIO, <em>Lo sviluppo senza fondamenti<\/em>, Asterios ed..<\/p>\n<p>GOBBI, *Figli dell&#8217;Apocalisse. Storia di un mito dalle origini ai nostri giorni<strong>,<\/strong> Rizzoli.<\/p>\n<p>F. FUKUYAMA, <em>La fine della storia e l&#8217;ultimo uomo<\/em>, Rizzoli.<\/p>\n<p>WALLERSTEIN, <em>Il sistema mondiale dell&#8217;economia moderna<\/em>, voll. 1, 2 e 3, Il Mulino.<\/p>\n<p>C. RANGEL, <em>Dal buon selvaggio al buon rivoluzionario<\/em>, edizioni di Comunit\u00e0.<\/p>\n<p>RANGEL, <em>L&#8217;Occidente e il Terzo Mondo. Dalla falsa colpevolezza alle responsabilit\u00e0 vere<\/em>, Sugarco.<\/p>\n<p>J. SERVIER, <em>L&#8217;uomo e l&#8217;invisibile<\/em>, Rusconi.<\/p>\n<p>HERV\u00c8, <em>L&#8217;uomo selvaggio<\/em>, Sansoni.<\/p>\n<p>TEVOEDJR\u00c8, <em>La povert\u00e0, ricchezza dei popoli<\/em>, E.M.I..<\/p>\n<p>LATOUCHE, <em>L&#8217;Occidentalizzazione del mondo<\/em>, Boringhieri.<\/p>\n<p>F. LAMENDOLA, <em>Metafisica del Terzo Mondo<\/em>, Lalli ed..<\/p>\n<p>GOLDSMITH, <em>La grande inversione<\/em>, Franco Muzio ed..<\/p>\n<p>M. BOOKCHIN, <em>L&#8217;ecologia della libert\u00e0<\/em>, Antistato.<\/p>\n<p>E. FROMM, <em>Avere o essere?<\/em>, Mondadori.<\/p>\n<p>P. K. FEYERABEND, <em>Ambiguit\u00e0 e armonia<\/em>, Laterza.<\/p>\n<p>J. EVOLA, <em>Rivolta contro il mondo moderno<\/em>, Mediterranee.<\/p>\n<p>ILLICH, <em>La Societ\u00e0 conviviale<\/em>, Mondadori.<\/p>\n<p>P. NOZIK, <em>Anarchia, Stato e utopia<\/em>, Le Monnier.<\/p>\n<p>J. HUIZINGA, <em>La crisi della civilt\u00e0<\/em>, Einaudi.<\/p>\n<p>A. J. TOYNBEE, <em>Civilt\u00e0 al paragone<\/em> (3 voll.), Newton Compton.<\/p>\n<p>P.P. PASOLINI, <em>Scritti corsari<\/em>, Garzanti.<\/p>\n<p>L. N. TOLSTOJ, <em>Scritti eretici<\/em>, La Baronata.<\/p>\n<p>K. ZOETMEMAN, <em>Gaiasofia<\/em>, ed. Filadelfia.<\/p>\n<p>E.F. SCHUMACHER, <em>Piccolo \u00e8 Bello<\/em>, Mondadori.<\/p>\n<p>I. RAMONET, <em>Geopolitica del caos<\/em>, Asterios Ed..<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il marxismo. Il suo fallimento, la sua eredit\u00e0 nell&#8217;epoca della tecnologia. Questi gli argomenti di questa sera. Mica poco! 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