{"id":27033,"date":"2015-07-28T10:52:00","date_gmt":"2015-07-28T10:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/martin-buti-non-piglia-resti\/"},"modified":"2015-07-28T10:52:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:52:00","slug":"martin-buti-non-piglia-resti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/martin-buti-non-piglia-resti\/","title":{"rendered":"\u00abMartin Buti non piglia resti!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>La figura e l&#8217;opera dello scrittore toscano Tito Casini &#8212; che \u00e8 stato, con Papini, Lisi, Betocchi, Bargellini e altri &#8212; uno dei fondatori, nel 1929, della leggendaria rivista \u00abIl frontespizio\u00bb, forse il principale organo della rinascita cattolica nella cultura italiana fra le due guerre &#8212; \u00e8 stata ingiustamente dimenticata, cancellata, seppellita. A gran fatica si possono ancora reperire i suoi scritti (specialmente in rete), belli, d&#8217;una bellezza semplice e chiara, tanto pregevoli sul piano letterario, quanto sentiti e commoventi sul piano dei contenuti, sempre umanissimi, sempre capaci di posare sull&#8217;uomo uno sguardo comprensivo, delicato, gentile, quasi ingenuo, ma anche fiero, coerente e moralmente esigente, talvolta perfino risentito, quand&#8217;\u00e8 in gioco l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>La ragione di questo silenzio, di questa rimozione, che hanno quasi il sapore di una implicita &quot;damnatio memoriae&quot;, crediamo sia da ricercarsi non solo, n\u00e9 tanto, nel prevalere, dopo la Seconda guerra mondiale, d&#8217;una prospettiva culturale sempre pi\u00f9 radicalmente laicista e secolarista, sempre pi\u00f9 dominata dal marxismo e dal relativismo materialista, quanto &#8212; \u00e8 triste dirlo, anzi, \u00e8 triste il solo doverlo ammettere &#8212; in una progressiva conquista degli spazi culturali, all&#8217;interno dello stesso mondo cattolico, dei settori che si autodefiniscono &quot;progressisti&quot;, e che altro non sono se non i diretti prosecutori del protestantesimo e del modernismo; i quali, sentendosi (fra l&#8217;altro) compagni di viaggio dei marxisti (si noti che la parola &quot;comunismo&quot;, chiss\u00e0 perch\u00e9, non viene mai citata, in nessuno dei numerosi documenti del tanto strombazzato Concilio Vaticano II), hanno preso particolarmente di mira i loro correligionari e i loro fratelli spirituali da essi definiti, con disprezzo, &quot;tradizionalisti&quot;, per nessun&#8217;altra ragione se non perch\u00e9 questi ultimi vedevano con chiarezza, e denunciavano, la deriva protestante e modernista verso cui la Chiesa cattolica veniva trascinata dalla loro opera funesta e, sovente, estremamente subdola.<\/p>\n<p>Per fare un solo esempio: n\u00e9 il Concilio, n\u00e9 il papa Paolo VI (e meno ancora Giovanni XXIIII) hanno mai inteso la riforma liturgica come una abrogazione del latino; se la lingua (latina) non \u00e8 una opinione, viene confermato, al contrario, che il latino resta la lingua universale e normale della Chiesa cattolica: solo, si lascia libert\u00e0 alle comunit\u00e0 locali di adottare le lingue nazionali, qualora lo vogliano e qualora ve ne siano le condizioni di opportunit\u00e0 e di praticit\u00e0. Eppure, di fatto, si \u00e8 lasciato credere ai fedeli e all&#8217;intera opinione pubblica &#8211; complici i mezzi d&#8217;informazione, quasi tutti asserviti alla nuova &quot;teologia&quot; postconciliare, a cominciare proprio da quelli di parte cattolica &#8211; che il Vaticano II avesse abolito l&#8217;uso del latino nella liturgia; e subito i cattolici &quot;progressisti&quot; si sono scagliati contro chi la pensava diversamente, tanto che solo quarant&#8217;anni dopo, e con molta pena, quasi come una speciale concessione, papa Benedetto XVI ha potuto reintrodurre l&#8217;uso della messa in latino per chi ne faccia richiesta. Ma anche questo \u00e8 sembrato troppo ai cattolici &quot;progressisti&quot;, gi\u00e0 scandalizzati per la mano tesa da papa Ratzinger ai vescovi lefebvriani (scandalo che non sarebbe stato altrettanto fragoroso, se egli avesse fatto un gesto conciliante verso i peggiori nemici esterni della Chiesa): bisognava rimettere le cose a posto &#8212; si fa per dire. Ed ecco papa Francesco I affermare, nel corso di una omelia nella stessa chiesa romana (quella di Ognissanti, sulla Appia) ove Paolo VI aveva celebrato, nel 1965, la prima messa in lingua italiana, che molti sostenitori dell&#8217;antica liturgia hanno, puramente e semplicemente, dei \u00abproblemi psichici\u00bb da risolvere.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Tito Casini. Lo scrittore toscano (nato a Cornacchia, una piccola frazione di Firenzuola, il 23 novembre 1897, e morto centenario nel 1897) \u00e8 stato un autore molto fecondo: alcuni suoi libri, come \u00abIl pane sotto la neve\u00bb, \u00abI giorni del ciliegio\u00bb, \u00abI giorni del castagno\u00bb, \u00abL&#8217;anno liturgico\u00bb, \u00abIl Rosario\u00bb, ci mostrano la facilit\u00e0, la scorrevolezza, la freschezza della sua vena narrativa, vicina a quella di Nicola Lisi nello stupire francescano di fronte alla bellezza della natura e nell&#8217;afflato di gioia e gratitudine verso il Creatore di tutte le cose; ma ce n&#8217;\u00e8 almeno uno, \u00abLa tunica stracciata\u00bb (sottotitolo: \u00abLettera di un cattolico sulla &quot;riforma liturgica&quot;\u00bb (s\u00ec: &quot;riforma liturgica&quot; tra virgolette) che andrebbe ristampato, letto e riletto in chiave di estrema attualit\u00e0, perch\u00e9 in esso viene analizzata con piet\u00e0 cristiana e senza astio, ma anche con una lucidit\u00e0 che non fa sconti a nessuno, l&#8217;involuzione neomodernista che, spacciata per apertura ecumenica e per dialogo interreligioso, oltre che per svecchiamento di forme e strutture ormai obsolete, sta letteralmente conducendo alla dissoluzione ci\u00f2 che ancora resta del cattolicesimo, sia come stile di vita, sia come concezione teologica del mondo.<\/p>\n<p>Tito Casini, per esempio, coglie nell&#8217;atteggiamento tenuto dai cattolici, compresi gli uomini politici democristiani e molti membri del clero, nel 1974, in occasione del referendum sul divorzio &#8211; in cui la vittoria dei &quot;laici&quot; \u00e8 stata trionfalmente celebrata da quelli stessi che avrebbero dovuto dolersene &#8211; come il segnale inequivocabile che la diga era rotta, che la coerenza dei cristiani si era sbriciolata e che altre leggi, sempre pi\u00f9 anti-cristiane, come quella sull&#8217;aborto, sarebbero presto seguite, s\u00ec da smantellare quel che di autenticamente cristiano rimaneva ancora nella societ\u00e0 italiana: il tutto con buona pace e nel perfetto silenzio, se non, addirittura, nell&#8217;aperto compiacimento, di molti cattolici che si definivano, e si definiscono, &quot;moderni&quot;, &quot;aperti&quot;, &quot;dialoganti&quot; e cos\u00ec via. Non si \u00e8 visto perfino un padre servita, per giunta poeta, David Maria Turoldo, spezzare pubblicamente la corona del rosario, per mostrare a tutti quanto simili cattolici si consideravano aperti e moderni nel dialogo col mondo? Quelli come padre Turoldo era uomini di Chiesa, ma erano anche divorzisti, abortisti, liberali; figuriamoci com&#8217;erano i cattolici &quot;progressisti&quot; laici.<\/p>\n<p>Tito Casini, comunque &#8212; lo ripetiamo &#8212; bench\u00e9 toscano &quot;maledetto&quot;, come avrebbe detto Malaparte, non era uomo da serbare rancore verso alcuno, poich\u00e9 il rancore non appartiene allo spirito del cristianesimo; era uomo coerente, questo s\u00ec, e uomo che vedeva lontano, quando pareva che vedere lontano fosse guardare a sinistra e plaudire ad ogni moda che venisse da quell&#8217;area ideologica, da quella parte politica, da quella cultura, da quella nuova Gerusalemme laica; e fu, pertanto, profeta inascoltato, anzi, peggio, fu accusato di spirito retrivo e reazionario, come cattolico attardato e passatista, e gli venne comminata la sola che simili reprobi meritano: il silenzio. Nessuno leggeva pi\u00f9 i suoi bei libri; in compenso, venivano celebrati dalla critica, e furoreggiavano anche fra molti lettori di formazione e di sentimenti cattolici, i romanzacci pornografici e banali di un Alberto Moravia, impregnati di cinismo e di disprezzo per la creatura umana.<\/p>\n<p>Non \u00e8 a \u00abLa tunica stracciata\u00bb (libro che venne tradotto anche in francese), tuttavia, che vogliamo qui fare un particolare riferimento, bens\u00ec a uno dei suoi agili e poetici libri ispirati dalla natura e dalla spiritualit\u00e0 cristiana, \u00abI giorni del ciliegio\u00bb (corredato da bellissime fotografie, semplici e poetiche come lo sono le pagine del testo), e, in special modo, a un racconto che ci \u00e8 piaciuto, perch\u00e9 mostra come un uomo semplice e schietto possa essere un vero &quot;signore&quot;, nel senso autentico e originario della parola, mentre i damerini in giacca e cravatta, con le loro belle lauree universitarie e la loro cultura aggiornata, moderna, cosmopolita, possono essere nient&#8217;altro che zoticoni provinciali malamente dipinti e camuffati: una situazione che ci ha fatto venire in mente cose che accadono non troppo di rado nel panorama della societ\u00e0 odierna, e specialmente nella cultura nostrana, dove &quot;modernit\u00e0&quot; \u00e8, automaticamente, sinonimo di &quot;civilt\u00e0&quot;, &quot;progresso&quot; e chiss\u00e0 quali altre meraviglie, mentre &quot;tradizione&quot; dev&#8217;essere, per forza di cose, il suo contrario, vale a dire &quot;arretratezza&quot;, qualcosa che va superato e cancellato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, scrive l&#8217;ottimo Tito Casini in un suo racconto pieno di grazia e di freschezza (da: T. Casini, \u00abI giorni del ciliegio\u00bb, Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1955, pp. 160-163):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Passava, lento e solenne come un antico patriarca, sospingendo nel medesimo antico ordine il suo armento. In testa, il branco cornuto e barbuto, nero e puzzolente dei becchi e delle capre; dietro, i dimessi somari con le provviste e ogni bagaglio dei pastori; quindi, con gli occhi biechi e le robuste corna a pi\u00f9 giuri, i montoni dai gravi campani; dietro a loro, tutto il grosso del gregge, il branco lanoso, serrato e belante delle pecore, degli agnelli e dei castroni. Ultimo veniva, circondato da&#8217; suoi cani, il padrone e capopastore, mentre i garzoni, camminando a tratti a tratti lungo l&#8217;armento, ne dirigevamo e sollecitavano la lenta, polverosa marcia.<\/p>\n<p>Giunto alla tappa di Firenze, Martin Buti lasciava il gregge in custodia ai garzoni, ed entrava in citt\u00e0. A far che cosa? Oh, bella! Uno che \u00e8 padrone di novecento o mille pecore, che ha da vendere ogni anno centinaia di agnelli e quintali di lana e quintali su quintali di cacio, avr\u00e0 bene le sue cose da fare in citt\u00e0! Martin Buti entrava, in ogni modo, in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Vi entrava cos\u00ec com&#8217;era, ossia in abito da pastore: scarponi grossi e ferrati in piedi, ghette di cuoio ben cignate intorno alle gambe, calzonacci di fustagno o di mezzalana fermati a cintola da una gran fucaccia rossa che gli ciondolava sul fianco, corpetto di pelle di capra con tutto il pelo attaccato, giubba come i calzoni e con la gran tasca di dietro da metterci anche l&#8217;agnello nato di fresco, che non pu\u00f2 tener dietro alla madre, cappellaccio a gran tesa, buono contro l&#8217;acqua e il sole, grande incerato a tracolla come uno schioppo e bastone di leccio in mano.<\/p>\n<p>Uno che \u00e8 padrone di tutta quella roba che s&#8217;\u00e8 detto ormai due o tre volte, sar\u00e0 ben padrone anche di entrare, se gli pare, a pigliare un caff\u00e8; e, se gli pare, anche in un caff\u00e8 di piazza del Duomo. Padronissimo; come di fatti, una volta, Martin Buti vi entr\u00f2. Una volta soltanto? Chiss\u00e0 quante! ma quella volta che dico io,\u00e8 degna d&#8217;esser rammentata, a gloria di lui, a esortazione della modestia, a confusion degli sciocchi, e a conferma della vecchia sapienza che l&#8217;abito non fa il monaco.<\/p>\n<p>Una volta, dunque, trovandosi in piazza del Duomo, Martin Buti ebbe voglia di pigliare un caff\u00e8. Cerc\u00f2 di una bottega, ne vide una piuttosto di lusso &#8212; ma il lusso non metteva soggezione a Martin Buti &#8212; ed entr\u00f2.<\/p>\n<p>Al suo entrare, orrore di quattro o cinque cittadinelli l\u00ec ai tavolini a succiare un po&#8217; l&#8217;orlo di una tazza e un po&#8217; una cicca di sigaretta!<\/p>\n<p>&#8211; Chi \u00e8 questo cencioso che non si vergogna di mettere i suoi piedacci dove siamo noi, di sedersi dove ci sediamo noi, di ordinare il caff\u00e8 come l&#8217;ordiniamo noi, quasi fosse una bevanda per la sua bocca&#8230;?-<\/p>\n<p>E buon per lui &#8212; dir\u00f2 cos\u00ec &#8212; che lo sdegno si cambi\u00f2 presto in ilarit\u00e0! Muto lo sdegno e muta l&#8217;ilarit\u00e0; Martin Buti cap\u00ec lo stesso, ma finse di non capire, come pure vide, e finse di non vedere, che quelli a cui s&#8217;era messo vicino cambiavan di posto, scostandosi da lui.<\/p>\n<p>Prese il suo caff\u00e8 imperturbato, anzi con l&#8217;aria di chi si sente tutt&#8217;altro che a disagio e quasi d&#8217;abuso l\u00ec dove si trova; bevve l&#8217;ultima sorsata quando gli altri bevvero l&#8217;ultima, e quando gli altri ebbero pagato &#8212; intascando con sublime disprezzo il resto, contato con l&#8217;occhio mentre il garzone lo rifaceva &#8212; anche Martino si cav\u00f2 di tasca e butt\u00f2 sul marmo del tavolino la sua moneta: un bel marengo d&#8217;oro che que&#8217;signori compari non si sarebbero neppur sognati potesse uscire da quelle brutte tasche pelose di quel corpetto.<\/p>\n<p>Restarono certamente un po&#8217; mortificati a quel suono e a quella vista, ma il bello non era ancora venuto.<\/p>\n<p>Il bello fu quando il garzone, meravigliato certo anche lui, mise mano a fare il resto. Martino fece col capo un segno negativo e disse insieme, guardando a sua volta con aria di naturale superiorit\u00e0 quei cittadinelli rimasti tutti muti, disse grave e solenne:<\/p>\n<p>&quot;Martin Buti non piglia resti&quot;.<\/p>\n<p>Tir\u00f2 fuori da una tasca la sua gran pipa di scopa a testa di re incoronato, lev\u00f2 da un&#8217;altra una borsaccia di pelle piena di tabacco, riemp\u00ec la pipa e accese strusciando ai calzoni lo zolfino, calc\u00f2 col polpaccio del dito grosso la carica accesa, tir\u00f2 due o tre volte, e quindi, raccolto il suo bastone e alzatosi, si avvi\u00f2, con la medesima sovrana indifferenza e fumando, verso la porta.<\/p>\n<p>Il garzone si precipit\u00f2 ad aprirgliela.\u00bb<\/p>\n<p>Ah, quanti intellettuali presuntuosi e cafoni ammorbano l&#8217;aria del nostro Bel Paese; quante persone che si credono moderne e progredite, tengono in ostaggio il mondo della cultura italiana, occupando poltrone e spazi giornalistici e televisivi, per ripetere fino alla nausea le solite banalit\u00e0 politicamente corrette; e, viceversa, di quanti pastori signorili come Martin Buti ci sarebbe bisogno, per portare un po&#8217; di sano sterco e fresche zolle sui pavimenti tirati a lucido dei salotti intellettuali di casa nostra, onde suonare la sveglia ai tanti, ai troppi addormentati: alcuni divenuti tali per pura e semplice stupidit\u00e0, altri per conformismo e molti, ahim\u00e8, per il pi\u00f9 venale e opportunistico dei calcoli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura e l&#8217;opera dello scrittore toscano Tito Casini &#8212; che \u00e8 stato, con Papini, Lisi, Betocchi, Bargellini e altri &#8212; uno dei fondatori, nel 1929,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30141,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[107,216],"class_list":["post-27033","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-benedetto-xvi","tag-cattolicesimo","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-benedetto-xvi.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27033","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27033"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27033\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30141"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}