{"id":27031,"date":"2009-03-02T11:44:00","date_gmt":"2009-03-02T11:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/02\/le-radici-totalitarie-dello-stato-moderno-teorizzate-nel-defensor-pacis-di-marsilio-da-padova\/"},"modified":"2009-03-02T11:44:00","modified_gmt":"2009-03-02T11:44:00","slug":"le-radici-totalitarie-dello-stato-moderno-teorizzate-nel-defensor-pacis-di-marsilio-da-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/03\/02\/le-radici-totalitarie-dello-stato-moderno-teorizzate-nel-defensor-pacis-di-marsilio-da-padova\/","title":{"rendered":"Le radici totalitarie dello Stato moderno teorizzate nel \u00abDefensor pacis\u00bb di Marsilio da Padova"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa hanno in comune i gruppi terroristi che attaccano lo Stato, mietendo vittime in maniera indiscriminata, e lo Stato moderno, che ad essi \u00abrisponde\u00bb con un grado maggiore o minore di violenza ma, in ogni caso, con la ferma determinazione di perseguirli e distruggerli, negandone le ragioni politiche e, anzi, negando ad essi qualunque forma di riconoscimento?<\/p>\n<p>Hanno in comune questo: che in entrami i casi, la parte pretende di essere il tutto; di farsi legge da s\u00e9 medesima; di sottomettere chiunque alla propria legge, e di negare riconoscimento a chiunque tenti di opporsi loro, eliminandolo sul piano giuridico e umano, ancor prima che sul piano materiale e repressivo.<\/p>\n<p>E, se la cosa pu\u00f2 suonare paradossale, si rifletta al solenne riconoscimento, giuridico e morale, che lo Stato stesso fornisce a determinati gruppi partigiani (come \u00e8 stato il caso della Resistenza italiana, francese o jugoslava nella seconda guerra mondiale), qualora determinate vicende storiche portino ad una coincidenza delle reciproche ragioni di esistenza e di lotta. E che altro \u00e8 un gruppo partigiano, dal punto di vista di uno Stato che si trovi con esso in antagonismo, se non un gruppo terroristico?<\/p>\n<p>Pertanto, sarebbe quanto mai ingenuo immaginare che fra lo Stato moderno e il terrorismo partigiano vi sia opposizione inconciliabile. Se vi \u00e8, allora lo Stato dichiara inesistenti le ragioni dei partigiani, e li persegue non come degli avversari, ma come dei nemici, ossia negando loro il riconoscimento di combattenti d&#8217;una causa legittima, ancorch\u00e9 avversa (come avviene, di norma, nella guerra fra Stati). Ma se non vi \u00e8 opposizione, bens\u00ec convergenza, allora i partigiani diventano benemeriti della patria, si conferiscono loro delle medaglie al valore e si erigono loro dei monumenti commemorativi nelle piazze.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che la differenza tra la resistenza del 1943-45 e l&#8217;azione delle Brigate Rosse negli anni Settanta del secolo scorso \u00e8 di tipo storico e morale; che la prima, cio\u00e8, scaturiva da ragioni oggettive e da esigenze etiche, mentre la seconda non era che il frutto di una ideologia pseudo-rivoluzionaria, aberrante e velleitaria.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere: ma chi \u00e8 che sanziona la liceit\u00e0, politica e morale, della prima e l&#8217;illiceit\u00e0 della seconda, se non quell&#8217;ente super-partigiano che \u00e8 lo Stato moderno, persona giuridica della sovranit\u00e0 collettiva? Tanto \u00e8 vero che, quando l&#8217;azione dei partigiani coincide con quella dello Stato che, poi, risulta vittorioso, riceve un solenne riconoscimento onorifico; mentre se si verifica il contrario, essi vengono declassati a \u00abterroristi\u00bb e privati di alcune garanzie giuridiche fondamentali. In un certo senso, vengono considerati sotto-uomini, belve assetate di sangue, che non meritano alcuna indulgenza. Tutti ricorderanno come, parlando dei detenuti di Guantanamo, a chi gli obiettava la loro mancanza di tutela giuridica, il presidente americano George Bush junior rispondeva sbrigativamente che essi erano \u00abi pi\u00f9 malvagi fra i malvagi\u00bb (e, dunque, implicitamente, che non meritavano alcuna compassione).<\/p>\n<p>Dunque, lo Stato moderno, nella sua pretesa di rappresentare la totalit\u00e0 dei cittadini e di ridurne la molteplicit\u00e0 ad unit\u00e0 mediante la legge e il proprio potere coercitivo, possiede una inquietante parentela strutturale con i gruppi partigiani che, talvolta, lo combattono con ogni mezzo.<\/p>\n<p>Vi sono dei casi nei quali questa imbarazzante parentela \u00e8 evidentissima, perch\u00e9 la si pu\u00f2 cogliere nella filogenesi di entrambi in un arco di tempo molto breve. Tale, ad esempio, \u00e8 il caso del moderno Stato di Israele.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni del mandato britannico sulla Palestina, esistevano numerosi gruppi terroristici ebraici che colpivano indiscriminatamente sia le forze militari inglesi, sia la popolazione araba; valga per tutti il caso della famigerata banda Stern, che assassinava con spietata determinazione i civili arabi, donne e bambini compresi. Il loro obiettivo era la partenza delle autorit\u00e0 mandatarie e la proclamazione dello Stato d&#8217;Israele. Allorch\u00e9 questi obiettivi vennero clamorosamente raggiunti, fra il 1947 e il 1948, l&#8217;ingombrante passato terroristico dei gruppi partigiani ebraici venne chiuso accuratamente nell&#8217;armadio, come uno scheletro da non far pi\u00f9 vedere; mentre la durezza della politica militare israeliana contro gli Arabi palestinesi, cui era rimasta solo la risorsa della lotta partigiana, venne giustificata in nome della lotta al \u00abterrorismo\u00bb.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cronaca dei nostri giorni, come si \u00e8 visto nella campagna di Gaza del Natale 2008, dove, per snidare alcune decine di guerriglieri di Hamas, il potente esercito israeliano non ha esitato a colpire indiscriminatamente le strutture civili, comprese scuole e ospedali, provocando circa 1.000 morti e 5.000 feriti, in gran parte ragazzi e bambini; il tutto con la comprensione e la tacita approvazione della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>In altre parole, finch\u00e9 lo Stato nascente non \u00e8 riuscito a consolidare le proprie strutture, esso si serve della lotta partigiana come di uno strumento indispensabile per raggiungere il suo obiettivo; ma, quando lo ha raggiunto, ripudia il terrorismo e lo combatte con estrema violenza, negandogli ogni forma di legittimit\u00e0 e disconoscendo ai suoi militanti la qualifica di avversari. Solo in casi eccezionali, come nella Francia giacobina del 1793-94, lo Stato si fa promotore esso stesso di una politica del terrore: in quel caso, l&#8217;eccezionalit\u00e0 era dovuta alla minaccia controrivoluzionaria interna e a quella militare esterna, le quali avevano indotto la Convenzione a proclamare che il governo repubblicano era \u00abrivoluzionario fino alla vittoria\u00bb (un governo rivoluzionario \u00e8 una contraddizione in termini).<\/p>\n<p>Ebbene, quello che abbiamo osservato per la nascita dello Stato di Israele si pu\u00f2 estendere, \u00abmutatis mutandis\u00bb, a tutti gli Stati moderni, cominciando da quelli regionali italiani fra XIV e XVI secolo, e finendo con gli ultimi grandi Stati nazionali occidentali a costituirsi nel corso del XIX e del XX secolo: l&#8217;Italia nel 1861, la Germania nel 1871, la Polonia, la Cecoslovacchia e la Iugoslavia nel 1919 (passando, ovviamente, per la nascita degli Stati Uniti d&#8217;America nel 1775 e per quella delle Repubbliche latino americane nei primi decenni dell&#8217;Ottocento).<\/p>\n<p>Si badi: non stiamo affermando, semplicemente, che lo Stato moderno nasce dalla violenza di un gruppo che pretende di essere il tutto, ossia d&#8217;interpretare, esso ed esso soltanto, le esigenze della collettivit\u00e0: verit\u00e0 che, da Machiavelli, \u00e8 divenuta cos\u00ec familiare alla nostra cultura politica, da potersi ritenere addirittura banale.<\/p>\n<p>Stiamo affermando, invece, una cosa molto pi\u00f9 radicale: e cio\u00e8 che, come bene aveva visto Marsilio da Padova ai primi del Trecento &#8211; ossia nelle convulsioni finali dei due grandi poteri universalistici medievali, Papato ed Impero, e all&#8217;inizio della formazione degli Stati europei sotto forma di monarchie nazionali &#8211; la violenza da cui nasce lo Stato moderno non \u00e8 altro che la volont\u00e0 partigiana (nel senso etimologico della parola), la quale pretende di assolutizzarsi e di cristallizzarsi in nome del bene comune e della pace.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il trattato politico in cui Marsilio da Padova sostiene le sue teorie, per l&#8217;epoca assolutamente rivoluzionarie e scandalose (tanto da essere immediatamente colpito dalla scomunica papale) si intitoli, appunto, \u00abDefensor pacis\u00bb, \u00abIl difensore della pace\u00bb. Per lui, il pericolo pi\u00f9 grave alla pace dei popoli veniva dall&#8217;esistenza del potere temporale della Chiesa, che egli proponeva di smantellarle totalmente; ma, al di l\u00e0 del contesto specifico in cui matur\u00f2 il suo pensiero &#8211; quello delle ultime lotte fra Papi avignonesi e Imperatori tedeschi: nella fattispecie, fra Giovanni XXII e Ludovico il Bavaro &#8211; il concetto dello Stato da lui teorizzato si presenta come una unit\u00e0 semplice e indifferenziata, la quale rende operative le leggi non in base a un diritto divino o naturale, ma unicamente in base alla capacit\u00e0 dello Stato medesimo di renderle operanti, e cio\u00e8 di imporle, se necessario, mediante l&#8217;uso della forza.<\/p>\n<p>Ne deriva, come implicita conseguenza, che chi si trova al di fuori dello Stato e vi si oppone, si trova anche al di fuori della legge: pertanto, non potr\u00e0 essere trattato da avversario, ma solo da nemico assoluto.<\/p>\n<p>Il pensatore europeo che, dopo Hobbes, maggiormente si \u00e8 interessato di questo aspetto \u00abtotalitario\u00bb dello Stato moderno, \u00e8 stato il tedesco Carl Schmitt, del quale abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di occuparci in un apposito saggio (cfr. F, Lamendola, \u00abAmico e nemico nel pensiero politico di Carl Schmitt\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Secondo Carl Schmitt, l&#8217;ordine costituito non riposa su di una norma, ma su di una decisione (vale a dire, su una volont\u00e0). La decisione, a sua volta, non solo precede logicamente la fondazione della norma, bens\u00ec la precede anche storicamente, tanto pi\u00f9 che ogni qual volta le tendenze distruttive insite nella societ\u00e0 tendono a prevalere, l&#8217;ordine costituito viene messo in pericolo e si richiede, per ristabilirlo, un intervento eccezionale.<\/p>\n<p>Ma chi decide quando lo stato \u00e8 in pericolo ed \u00e8 necessario un potere dittatoriale per salvaguardarlo e ripristinarne l&#8217;autorit\u00e0? La norma non pu\u00f2 stabilire quando venga meno lo stato di normalit\u00e0 e subentri quello di eccezione; essa pu\u00f2 solo indicare chi, eventualmente, abbia il potere di intervenire per salvare lo stato dal disastro. In definitiva, quindi, la sovranit\u00e0 risiede in chi possiede l&#8217;autorit\u00e0 e solo un governo di eccezione, cio\u00e8 una dittatura, pu\u00f2 salvare lo stato dal collasso nei momenti di maggiore pericolo.<\/p>\n<p>Inoltre, Carl Schmitt sostiene che ogni forma statale viene elaborata in corrispondenza di un centro di riferimento spirituale che \u00e8 storicamente determinato e, quindi, muta via via col tempo. Nel Medioevo, ad esempio, il centro di riferimento spirituale universalmente accettato in Europa era di tipo teologico e si traduceva, nell&#8217;ambito del politico, in una teorizzazione delle monarchie di diritto divino, il cui scopo era imporre pace e giustizia sulla Terra a immagine e somiglianza del Regno dei Cieli, di cui era &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; il riflesso mondano.<\/p>\n<p>Ma, tra il Seicento e l&#8217;Ottocento, i vari sistemi di riferimenti si sono succeduti a ritmo sempre pi\u00f9 veloce finch\u00e9, col XX secolo, il sistema di riferimento \u00e8 divenuto il mondo della tecnica. Ora, il mondo della tecnica \u00e8 teoricamente fruito, o fruibile, da tutti e diviene, pertanto, un centro di riferimento totale, il che esclude che esso possa fungere da terreno neutrale per lo scontro tra sistemi di riferimento antagonisti e da fucina per l&#8217;elaborazione di un nuovo centro. La tecnica diventa, cos\u00ec, il presupposto per ogni forma di vita organizzata e, non che costituire un modello di riferimento per le altre forme della vita sociale, finisce per essere l&#8217;elemento comune a tutte. Cade, a questo punto, la distinzione fra ci\u00f2 che \u00e8 politico e ci\u00f2 che non lo \u00e8; tutto diventa politico e tutto diventa parte della vita e del funzionamento dello stato; si origina lo <em>stato totale<\/em>.<\/p>\n<p>Ma, nello stato totale, caratterizzato dal fatto che in esso ogni forma di vita associata diventa statale, la politica stessa viene inglobata in una nuova realt\u00e0, ove politico e statale diventano un tutt&#8217;uno, inseparabile e indistinguibile. Questo significa anche, insieme alla fine dello \u00abstato classico\u00bb &#8211; basato, appunto, sulla distinzione di statuale e politico &#8211; la fine della politica?<\/p>\n<p>No, perch\u00e9 nello stato totale emergono con prepotenza due categorie fondamentali che ne giustificano la dialettica interna: quella di \u00abamico\u00bb e quella di \u00abnemico\u00bb. Con il suo caratteristico disprezzo per il pensiero politico liberale, Schmitt mette bene in chiaro che l&#8217;antica distinzione fra amico e nemico, basata sul concetto di concorrenza, \u00e8 da considerarsi ormai del tutto superata. Amico e nemico sono ormai determinati, l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, dalla categoria di una radicale <em>alterit\u00e0<\/em>, ossia di una impossibilit\u00e0 di comporre indefinitamente i contrasti sul piano concreto, esistenziale, e quindi dalla necessit\u00e0 di ricorrere al conflitto mediante una <em>decisione.<\/em><\/p>\n<p>Ed ecco che il cerchio si chiude: lo stato pu\u00f2 far valere la propria norma legale, e trovare la propria unit\u00e0 politica (superando e neutralizzando i dissensi interni) nella misura in cui ha di fronte un \u00abnemico\u00bb &#8211; che, evidentemente, pu\u00f2 essere tanto esterno quanto interno &#8211; e decide, mediante una rottura dell&#8217;ordine costituzionale, di affrontarlo in no scontro totale.<\/p>\n<p>A questo punto, si pu\u00f2 cominciare a intuire perch\u00e9 non pochi osservatori della politica internazionale di questi ultimi anni siano arrivati a ipotizzare che lo Stato &#8211; per esempio, gli Stati Uniti di Bush &#8211; abbia avuto, in certo qual senso, bisogno di rapportarsi con il terrorismo in uno scontro totale, dato che solo da uno scontro totale esso pu\u00f2 trovare la propria legittimazione ultima e la propria ragion d&#8217;essere. Non per nulla, gli strateghi del Pentagono, dopo l&#8217;attacco alle Torri Gemelle dell&#8217;11 settembre 2001, avevano inizialmente varato la formula della \u00abguerra infinita\u00bb (poi maldestramente sostituita con una meno allarmante), a sottolineare la necessit\u00e0 strutturale del conflitto col Nemico assoluto.<\/p>\n<p>In altre parole, se Bin Laden e Al Qaida non fossero esistiti, forse, sarebbe stato necessario inventarli: perch\u00e9 solo cos\u00ec si pu\u00f2 giustificare la necessit\u00e0 di un forte Stato moderno, che sia legge a se medesimo.<\/p>\n<p>Le estreme conseguenze del pensiero di Carl Schmitt sono piuttosto inquietanti. Non \u00e8 difficile scorgere delle notevoli analogie fra esso e la filosofia politica di Giovanni Gentile, sostenitore dello \u00abstato etico\u00bb: dal comune disprezzo per il pensiero politico liberale e per gli istituti della democrazia, all&#8217;abolizione della distinzione fra pubblico e privato in nome di uno stato che assorba in s\u00e9 anche l&#8217;intera sfera del privato.<\/p>\n<p>L&#8217;uno e l&#8217;altro, comunque, sono debitori della lucida, rigorosa, quasi geometrica analisi che Marsilio da Padova fece, nel suo \u00abDefensor pacis\u00bb, dello Stato moderno, sostenendo che le leggi non devono ispirarsi ad alcun ordine permanente dell&#8217;universo, ma devono ispirarsi all&#8217;unico criterio di prevenire le discordie civili, mediante la delega della facolt\u00e0 legislativa della totalit\u00e0 dei cittadini, \u00abuniversitas civium\u00bb, ad una o pi\u00f9 persone, la \u00abpars valentior\u00bb, che la esercita in nome della \u00abvolont\u00e0 comune\u00bb (precorrendo un analogo concetto di J. J. Rousseau).<\/p>\n<p>Scrive Francesco Gentile nel volume \u00abIntelligenza politica e ragion di Stato\u00bb (Milano, Giuffr\u00e9 Editore, 1984, pp. 101-105):<\/p>\n<p>\u00abQuando arriv\u00f2 alla corte di Lodovico IV di Baviera (1324), dove altri nemici del papa avevano trovato rifugio, Marsilio era gi\u00e0 segnato dall&#8217;epiteto di &quot;bestia de abysso satanae&quot;. Ben pi\u00f9 perspicaci dell&#8217;Imperatore bavarese, ingenuo e grossolano, i delegati di Giovanni XXII avevano colto il potenziale rivoluzionario della sua teoria politica, che solo per un malinteso poteva essere considerata come un semplice supporto delle pretese imperiali.<\/p>\n<p>Quale, dunque, la sua tesi scandalosa? &quot;La citt\u00e0 o Stato non \u00e8 una per qualche sua forma naturale. (&#8230;) Roma, Magonza e le altre comunit\u00e0 sono infatti uno Stato o impero numericamente uno, solo perch\u00e9 ciascuna di esse \u00e8 ordinata per la sua volont\u00e0 a un governo supremo numericamente uno. (&#8230;) Gli uomini di una citt\u00e0 o provincia sono chiamati una citt\u00e0 o Stato perch\u00e9 vogliono un governo numericamente uno&quot; (Marsilio, &quot;Defensor pacis&quot;, I, XVII, 11). La definizione marsiliana \u00e8 tagliente e non lascia spazio ad equivoci. L&#8217;unit\u00e0 numerica, infatti, denota una persona, tale non per natura o altra ragione inerente alla sua essenza, ma per artificio, un artificio in grado di ricondurre ad unit\u00e0, di unificare, le differenze dei singoli.. Tale funzione artificiale \u00e8 esercitata dalla volont\u00e0, e volont\u00e0 contrapposta a natura designa, n\u00e9 potrebbe essere altrimenti, una convenzione partigiana.<\/p>\n<p>Non v&#8217;\u00e8 dubbio che prendere partito \u00e8 una costante politica. Ma, in questa prospettiva, prendere partito ha un senso affatto speciale: si tratta di individuare e di proclamare le condizioni particolari in funzione delle quali, mediante l&#8217;atto di volont\u00e0 costitutivo dello stato, viene estinta la natura ed azzerata la condizione di ciascun soggetto particolare. Marsilio non aveva dubbi. La &quot;reductio ad unum&quot; dei singoli nello stato, operazione convenzionale e partigiana, non trova, ma neppur cerca, la sua giustificazione in un principio ulteriore; essa consiste, totalmente ed esclusivamente, nello schierarsi, appunto mediante l&#8217;artificio volontario, da una parte piuttosto che da un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Appare cos\u00ec il primo carattere, dominante e distintivo, di questa volont\u00e0 partigiana produttrice della persona pubblica, dello Stato moderno: il bastare a se stessa. Esso presenta, innanzitutto, un aspetto operativo. Infatti, escluso ogni riferimento ad un principio universale, ulteriore, che ne comprometterebbe la particolarit\u00e0, una volont\u00e0 partigiana per non scadere a pura velleit\u00e0 deve possedere in s\u00e9 una effettiva potenza operativa. Ed ecco quanto Marsilio dice a proposito delle leggi, che di quella volont\u00e0 sono l&#8217;espressione pi\u00f9 diretta e immediata. &quot;L&#8217;autorit\u00e0 di fare delle leggi spetta soltanto a colui il quale, facendole, far\u00e0 s\u00ec che esse siano meglio osservate o addirittura assolutamente osservate. (Idem, I, XII, 6). Sicch\u00e9 appare chiaro che la validit\u00e0 delle leggi non dipende dalla loro bont\u00e0 o giustizia ma dal potere effettivo di chi le pone. ma tale bastare a se stessa, della volont\u00e0 partigiana costitutiva dello Stato moderno, ha anche un aspetto teorico. Per poter definire, infatti, la persona pubblica come sufficiente a se stessa, bisogna altres\u00ec affermarne l&#8217;autonomia da ogni principio eterogeneo rispetto alla volont\u00e0 partigiana che l&#8217;ha prodotta, rispetto, cio\u00e8, alla volont\u00e0 particolare di un &quot;governo numericamente uno&quot;, mediante la quale una moltitudine dispersa \u00e8 divenuta uno stato. Ed ecco di nuovo quanto dice Marsilio: &quot;Non tutte le vere conoscenze delle cose giuste e civilmente benefiche sono delle leggi, ove non siano state emanate mediante un comando coattivo che ne imponga l&#8217;osservanza, o non siano state fatte per mezzo di un comando. (&#8230;) Invero, anche delle conoscenze false delle cose giuste e benefiche diventano talvolta delle leggi, se viene emanato il comando di osservarle o vengono fatte per mezzo di un tale comando&quot; (Idem, I, X, 5). La chiarezza del testo dispensa dal commento.<\/p>\n<p>Secondo Marsilio, dunque, la verit\u00e0, la giustizia non sono condizione di validit\u00e0 della lege, che si qualifica piuttosto come tale per il potere in essa concentrato. E in funzione di questo potere, la volont\u00e0 partigiana, produttrice dello stato, \u00e8 libera da ogni legge. \u00c8 &quot;legibus soluta&quot;. Ma un ulteriore passaggio logico si impone.<\/p>\n<p>In funzione di questa autosufficienza, essenziale per l&#8217;esistenza stessa della persona pubblica, bisogna che lo stato rivendichi la qualit\u00e0 d principio, in rapporto al quale la stessa vita dei singoli, che lo compongono, deve venir misurata, e dunque orientata e giudicata. Non per caso Marsilio, subito dopo aver definito lo stato come una unit\u00e0 operativa, prodotto d&#8217;una volont\u00e0 partigiana., precisa: &quot;Tuttavia gli uomini non sono numericamente una parte dello Stato per la stessa ragione onde sono uno Stato o una citt\u00e0 numericamente una. Poich\u00e9 anche se essi desiderano un governo numericamente uno, e per questo appunto vengono detti una citt\u00e0 o uno Stato, vengono riferito a questo governo numericamente uno mediante una diversa istituzione attiva e passiva che \u00e8 poi soltanto il diverso comando impartito loro dal governante. Ed \u00e8 appunto mediante questo diverso comando che vengono destinati a diversi uffici. Proprio per la differenza di questo comando, essi costituiscono formalmente le parti e gli uffici diversi dello Stato&quot; ( (Idem, I, XVII, 12). La metamorfosi della condizione individuale, realizzatasi ad opera della volont\u00e0 partigiana, produttrice dello Stato moderno, non poteva essere affermata in modo pi\u00f9 radicale. In altri termini, una volta costituitasi la persona pubblica, ciascuno dipende da essa come dalla propria &quot;causa efficiente&quot; (I, XIX, 3), ad essa deve la &quot;propria essenza o differenza&quot; ((I, XIX, 2).<\/p>\n<p>Per risultare pi\u00f9 convincente, Marsilio propone un confronto tra il governo civile e il cuore dell&#8217;animale. Quest&#8217;organo, infatti, &quot;!regola e misura con la sua influenza o azione le altre parti dell&#8217;animale in modo tale da non essere mai regolato da esse e da non riceverne alcuna influenza&quot;&quot; (I, XVIII, 2). La cultura medica del padovano \u00e8 piuttosto rudimentale, ma il messaggio di cui essa \u00e8 latrice non lascia incertezza. D&#8217;altra parte la sua cultura teologica \u00e8 pi\u00f9 rigorosa, sicch\u00e9 il nuovo confronto che avanza \u00e8 pi\u00f9 efficace ma anche pi\u00f9 compromettente. Il rapporto tra i privati e la persona pubblica \u00e8 comparato al rapporto fra gli enti e l&#8217;Essere. &quot;Gli enti costituiscono un mondo numericamente uno in funzione dell&#8217;unit\u00e0 numerica dell&#8217;Essere primo, perch\u00e9 ogni essere \u00e8 naturalmente inclinato verso l&#8217;Essere e ne dipende. Il predicato, per cui diciamo che gli enti tutti costituiscono un mondo numericamente uno, non \u00e8 il predicato formale d&#8217;una certa unit\u00e0 numerica presente in tutti gli enti o di un certo concetto universale di unit\u00e0, ma piuttosto il predicato di una molteplicit\u00e0 di cose che noi diciamo una poich\u00e9 \u00e8 ordinata in funzione di e da un ordinatore (I, XVII, 11). Anche in questo caso la chiarezza del testo dispensa dal commento; basta sottolineare le due proposizioni &quot;in funzione di&quot; e &quot;da&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;esistenza della persona pubblica, dello Stato moderno, prodotto d&#8217;una volont\u00e0 partigiana, risulta dunque confinata da un lato all&#8217;efficacia del suo potere, senza regole, e dall&#8217;altro all&#8217;analogia funzionale con la Causa prima, con la Divinit\u00e0. Ecco, dunque, un &quot;partigiano divino&quot;.<\/p>\n<p>Molti secoli sono passati da quando Marsilio consigliava al giovane imperatore di scendere a Roma, di denunciare come eretico Giovanni XXII, di farsi coronare in San Pietro. Tuttavia la definizione di questa volont\u00e0 partigiana avente gli attributi della divinit\u00e0 ha rappresentato il nodo nevralgico della scienza politica moderna, fattore essenziale dello Stato moderno, la cui vita secolare \u00e8 stata caratterizzata dalle opposizioni fra nazione e nazione, fra ordine e ordine, fra classe e classe, in genere fra parte e parte. Marsilio, nel suo rigore quasi matematico, ha avuto una sola debolezza; non ha consigliato a Lodovico di farsi consacrare, lui l&#8217;imperatore, Pontefice. Ma a rimediarvi ha provveduto Rousseau, il dolce viandante solitario, che ha previsto per quanti non professano la religione civile la pena capitale(&quot;Contratto sociale&quot;, IV, 8).\u00bb<\/p>\n<p>Concludendo.<\/p>\n<p>Lo Stato moderno nasce da un&#8217;azione partigiana, ossia di una parte che, sia pure in nome della \u00abvolont\u00e0 comune\u00bb o \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb, pretende di ergersi a espressione del tutto, anzi, di <em>essere<\/em> il tutto.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, anche i gruppi partigiani rappresentano il tentativo di fondare una realt\u00e0 politica \u00abtotale\u00bb e quindi, in prospettiva, di creare uno Stato in cui la loro legge sia legge assoluta, fuori della quale non vi \u00e8 spazio per critiche o \u00abzone grigie\u00bb.<\/p>\n<p>Il caso dei Khmer rossi in Cambogia, i quali, da guerriglieri operanti nella foresta, sono diventati la \u00abpars valentior\u00bb dello Stato da essi creato, trasformando la Cambogia in un universo concentrazionario quale poche altre volte si \u00e8 visto nella storia contemporanea, rappresenta certamente un caso limite; ma, per il filosofo della politica, sono appunto i casi limite quelli che risultano pi\u00f9 utili per individuare i tratti salienti di una ideologia, di un movimento, di un governo o di una qualsiasi altra istituzione.<\/p>\n<p>Non dovremmo, perci\u00f2, sottovalutare la lezione implicita in vicende come quella che ha portato al potere i Khmer rossi &#8211; i quali, come si ricorder\u00e0, godettero a lungo di ampie e calorose simpatie presso gli intellettuali occidentali progressisti, primi fra tutti quelli della \u00abgauche\u00bb parigina, negli anni Settanta del Novecento.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che i governi democratici non corrono rischi del genere, perch\u00e9 l&#8217;ideologia liberale, dalla quale essi derivano, possiede in se stessa gli anticorpi capaci di difenderli da una eventuale deriva totalitaria.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero. Si ricordi che tanto il fascismo, quanto il nazismo sono andati al potere mediante regolari elezioni democratiche, sanzionate dalla massima autorit\u00e0 dello Stato: la Monarchia in Italia, il Cancellierato in Germania. E, quanto al totalitarismo sovietico, si ricordi che la cosiddetta Rivoluzione d&#8217;Ottobre (in realt\u00e0, un colpo di Stato) fu diretta non contro un regime reazionario e illiberale, ma contro un governo democratico; e che l&#8217;Assemblea Costituente, regolarmente eletta in quei giorni, pur sconfessando apertamente l&#8217;azione di forza dei bolscevichi, fu impotente a ripristinare la democrazia in Russia.<\/p>\n<p>Lo Stato moderno ha nel suo DNA il totalitarismo, poich\u00e9 nasce come volont\u00e0 politica di una parte che pretende di ergersi a totalit\u00e0 e di trasformarsi in religione civile. Questa religione civile, recentemente, ha colpito con il carcere studiosi come lo storico inglese David Irving, colpevoli di non riconoscere i dogmi del nuovo credo totalitario: nel caso specifico, la difesa contro l&#8217;antisemitismo e il \u00abnegazionismo\u00bb &#8211; veri o presunti -, che si fa, essa stessa, una forma di legge etica assoluta, con caratteri intolleranti e repressivi, analoghi a quelli della Santa Inquisizione di medievale memoria.<\/p>\n<p>La distinzione fra regimi democratici e regimi totalitari \u00e8, da un punto di vista teorico, assai meno rilevante di quanto non si creda, perch\u00e9 riguarda solo l&#8217;assetto organizzativo della forma politica; mentre, nella sua essenza, lo Stato moderno \u00e8 sempre, tendenzialmente, totalitario, perch\u00e9 partigiana, e quindi totalitaria, ne \u00e8 l&#8217;origine.<\/p>\n<p>E, se questo \u00e8 vero, esso sembra avere sempre bisogno, per sopravvivere, di un nemico altrettanto totalitario: che, se non \u00e8 rappresentato da altri Stati (come nelle due guerre mondiali o nella \u00abguerra fredda\u00bb), non potr\u00e0 assumere che le forme delle organizzazioni partigiane, in questo caso classificate come \u00abterroristiche\u00bb.<\/p>\n<p>Il partigiano agisce in abiti civili, colpisce a tradimento e si nasconde tra la folla, giustificando tale modo di agire con l&#8217;argomento che deve combattere contro un avversario talmente crudele e disumano, da non meritare alcun rispetto e alcuna piet\u00e0. Ogni mito resistenziale si regge su questo assioma: e chi si permette di metterlo in dubbio (ad esempio, avanzando riserve sulla opportunit\u00e0 di azioni come quella di Via Rasella, che uccisero a tradimento una trentina di soldati tedeschi mentre attraversavano le vie di Roma, esponendo la popolazione civile all&#8217;inevitabile rappresaglia), viene bollato quale \u00abcalunniatore\u00bb (e, naturalmente, quale \u00abrevisionista\u00bb).<\/p>\n<p>Ebbene, anche lo Stato moderno tende a trattare i terroristi con il medesimo grado di brutalit\u00e0 e di cinismo, con i quali questi ultimi lo combattono; come fece, per esempio, lo Stato tedesco \u00abdemocratico\u00bb nei confronti della banda Baader-Meinhof (cfr. il nostro articolo \u00abIl cadavere rimosso di Ultrike Meinhof ingombra la coscienza della democrazia tedesca\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice).\u00bb<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il \u00abpeccatum originalis\u00bb dello Stato moderno.<\/p>\n<p>E non c&#8217;\u00e8 niente da fare: per quanto esso si sforzi di nobilitare le proprie origini, il suo atto di nascita ha le radici nell&#8217;azione volontaristica di una \u00abpars\u00bb che, a un certo punto &#8211; e in nome, beninteso, della pace e del bene comune &#8211; pretende di essere il tutto, operando una \u00abreductio ad unum\u00bb delle varie \u00abpartes\u00bb della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Come aveva ben visto Marsilio da Padova, sette secoli or sono, nella sua lucidissima e quasi spietata analisi della genesi dello Stato moderno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa hanno in comune i gruppi terroristi che attaccano lo Stato, mietendo vittime in maniera indiscriminata, e lo Stato moderno, che ad essi \u00abrisponde\u00bb con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[111,120],"class_list":["post-27031","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-comunismo","tag-ebraismo-e-giudaismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27031","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27031"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27031\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}