{"id":27027,"date":"2008-08-15T01:05:00","date_gmt":"2008-08-15T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/15\/una-pagina-al-giorno-naufragio-ed-eroismo-di-donna-di-mario-monti\/"},"modified":"2008-08-15T01:05:00","modified_gmt":"2008-08-15T01:05:00","slug":"una-pagina-al-giorno-naufragio-ed-eroismo-di-donna-di-mario-monti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/15\/una-pagina-al-giorno-naufragio-ed-eroismo-di-donna-di-mario-monti\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Naufragio ed eroismo di donna, di Mario Monti"},"content":{"rendered":"<p>Ma chi \u00e8, o che cosa \u00e8, un <em>eroe<\/em>? E cosa si intende per <em>eroismo<\/em>?<\/p>\n<p>Per gli antichi Greci, gli eroi erano esseri semidivini, figli di una divinit\u00e0 e di un mortale, che avevano legato il proprio nome a delle gesta memorabili, come nel caso di Eracle e delle sue leggendarie dodici fatiche.<\/p>\n<p>Nel linguaggio comune dei nostri giorni, il concetto di eroe designa <em>\u00abchi sa lottare con eccezionale coraggio e generosit\u00e0, fino al cosciente sacrificio di s\u00e9, per una ragione o un ideale ritenuti validi e giusti\u00bb<\/em> (Zingarelli).<\/p>\n<p>Non ci si \u00e8 del tutto liberati, quindi, di una visione epica e drammatica dell&#8217;eroe, che \u00e8 poi quella dell&#8217;antica tragedia greca, via via aggiornata lungo i secoli fino al teatro illuminista (Alfieri) e alla poesia e alla prosa romantiche (lord Byron, Goethe, Stendhal).<\/p>\n<p>Ancora alla met\u00e0 del XIX secolo, Alfred Tennyson celebra l&#8217;eroismo della \u00abcarica dei 600\u00bb di Balaklava, nella guerra di Crimea; e, al principio del XX, Gabriele D&#8217;Annunzio rispolvera la figura dell&#8217;eroe romantico in versione superomistico-nietzschiana.<\/p>\n<p>Noi, per\u00f2, non siamo persuasi che questa concezione dell&#8217;eroe e dell&#8217;eroismo sia quella pi\u00f9 esatta e realistica; non ci convince l&#8217;idea che, per essere degli eroi, bisogna immolarsi fisicamente per la patria, o per la rivoluzione, o per la libert\u00e0. O, per dir meglio, non siamo affatto convinti che solo guerre, rivoluzioni e lotte per la libert\u00e0 costituiscano <em>ragioni o ideali in nome dei quali sia giusto lottare con coraggio e generosit\u00e0, fino al cosciente sacrificio di s\u00e9.<\/em> Si tratta di una concezione estremamente riduttiva dell&#8217;eroismo e, per giunta, viziata da una vena di <em>pathos<\/em> romantico un po&#8217; troppo enfatica.<\/p>\n<p>Senza nulla togliere alla nobilt\u00e0 di figure storiche che hanno saputo sacrificarsi per i grandi ideali dell&#8217;umanit\u00e0, pensiamo che la vita quotidiana di innumerevoli uomini e donne sconosciuti, alle prese con difficolt\u00e0 e sacrifici anche durissimi, ma per nulla spettacolari, offra in abbondanza esempi di eroismo umile e silenzioso, lontano dai riflettori e non premiato da alcuna medaglia, neppure alla memoria.<\/p>\n<p>Genitori che si dedicano senza riserve, con amore infinito, al figlio gravemente handicappato; figli che si prendono cura, senza alcun aiuto da parte della societ\u00e0, dei genitori anziani e malati; medici e volontari che dedicano la miglior parte della loro vita alle popolazioni bisognose e dimenticate del Sud della Terra; professionisti seri e coscienziosi, che respingono le lusinghe del potere e rinunciano a una carriera brillante e ben pagata, per non scendere a compromessi con la propria coscienza e non avallare decisioni pericolose per la salute o la sicurezza della comunit\u00e0; artisti sconosciuti che conducono una vita di stenti per inseguire con purezza la propria ispirazione, facendo al mondo dono gratuito della bellezza da essi creata, sempre coerenti con se stessi e sdegnosi delle mode, delle astuzie e degli intrallazzi, grazie ai quali tanti loro colleghi meno dotati, ma pi\u00f9 spregiudicati, \u00abemergono\u00bb e fanno soldi: tutti costoro sono umili eroi quotidiani che devono lottare con un coraggio non di rado superiore a quello di chi affronta una lotta a viso aperto e, in caso di vittoria, sar\u00e0 ricompensato dall&#8217;ammirazione e dalla gratitudine di migliaia o milioni di persone.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di un figlio, o una figlia, che decidano di prendersi cura personalmente di un genitore vittima del morbo di Alzheimer, invece di affidarlo a qualche struttura sanitaria specializzata. Facendo i salti mortali per conciliare le esigenze di lavoro e la cura dei propri figli con l&#8217;assistenza al malato, costoro si sacrificano in un impegno incessante, che non conosce feste n\u00e9 domeniche, e che passa del tutto inosservato agli occhi del mondo, compreso il malato stesso. Nessuna gratificazione morale, dunque, mai, neanche da colui per amore del quale hanno deciso di caricarsi una cos\u00ec pesante croce sulle spalle: anzi, ogni giorno devono ricevere la loro razione quotidiana di male parole, di gesti irosi, di insofferenza e di irriconoscenza (involontaria, in questo caso) da parte di colui per il quale si sacrificano.<\/p>\n<p>Persone, poniamo il caso, che da mesi e anni non sanno cosa voglia dire prendersi una piccola vacanza, andare al cinema o in gelateria, dedicare un po&#8217; di tempo a s\u00e9 stesse. E, tuttavia, persone che portano il loro fardello con dignit\u00e0, con forza, con semplicit\u00e0, come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo.<\/p>\n<p>Se qualcuno dicesse loro che sono degli eroi, non ci crederebbero e si schermirebbero, affermando di non stare facendo proprio nulla di speciale, e che chiunque altro, al loro posto, farebbe la stessa cosa. Non di rado riescono perfino a regalare agli altri un sorriso, a essere mogli o mariti gentili, padri o madri premurosi, colleghi di lavoro disponibili e volonterosi; eppure sono esausti, fisicamente e psicologicamente. Ma stringono i denti e vanno avanti, facendo di tutto per passare inosservati, per eludere la curiosit\u00e0 altrui.<\/p>\n<p>Per loro, quello che stanno facendo non \u00e8 nulla di pi\u00f9 che il loro dovere: e pensano che il dovere sia una cosa che va onorata, e che, quando esso chiama, non vi sia altro da fare che rimboccarsi le maniche e rispondere positivamente alla chiamata, rifiutando le soluzioni pi\u00f9 comode ma un po&#8217; disinvolte, le scorciatoie di qualunque genere.<\/p>\n<p>S\u00ec, pensiamo che ve siano molti, moltissimi di questi eroi sconosciuti, cui nessuno dice mai un \u00abgrazie\u00bb e del cui sacrificio, sovente, nessuno si accorge: giovani donne che lentamente sfioriscono e rinunciano a costruirsi una propria vita; uomini sensibili che non invidiano la salute, la tranquillit\u00e0 familiare o la sicurezza economica di tanti loro coetanei e colleghi, e restringono virilmente il campo delle loro aspettative, per potersi dedicare solo alla persona bisognosa; giovani, e perfino bambini, che invece di dedicare il loro tempo ad inseguire piaceri e divertimenti, si fanno carico di un fratellino malato o di un nonno invalido, sopportando ogni difficolt\u00e0 con animo intrepido, divenuti precocemente adulti alla scuola esigente del dovere.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 raramente si accorge di loro; eppure \u00e8 grazie ad essi se la societ\u00e0 stessa continua ad andare avanti, nonostante l&#8217;egoismo e l&#8217;indifferenza di tanti.<\/p>\n<p>\u00c8 per merito loro se il mondo, quale noi lo conosciamo, non \u00e8 regredito a una foresta di belve sempre pronte a sbranarsi l&#8217;un l&#8217;altra, ma \u00e8 ancora &#8211; tutto sommato &#8211; un luogo vivibile, nonostante tutte le storture e le ingiustizie che lo affliggono.<\/p>\n<p>E perch\u00e9 non dovremmo chiamarli <em>eroi<\/em>? Solamente perch\u00e9 non hanno impugnato la sciabola o imbracciato il fucile? O perch\u00e9 non hanno arringato folle deliranti o non hanno suonato la campana a martello dall&#8217;alto di una barricata?<\/p>../../../../n_3Cp>Se cos\u00ec fosse, l&#8217;eroismo sarebbe una categoria dello spirito riservata all&#8217;ambito strettamente militare; ma quando mai si possono imporre alle categorie dello spirito siffatte limitazioni?<\/p>\n<p>In fondo, come ha ben visto il regista americano Robert Rossen realizzando il film <em>Cordura<\/em>, nel 1959 (con Gary Cooper e Rita Hayworth), un gesto di eroismo in combattimento \u00e8 questione di un attimo; mentre esistono situazioni della vita quotidiana che richiedono un coraggio continuo, incessante, senza mai un attimo di pausa o di sollievo.<\/p>\n<p>Nel suo bel libro <em>Gli esploratori<\/em> (Longanesi &amp; C., Milano, 1965, pp. 141-49), lo scrittore Mario Monti rievoca la figura commovente della moglie di un capotano di mare del XIX secolo, Emily Wooldridge, che fu la silenziosa protagonista di una autentica pagina di eroismo, quando il veliero su cui essi viaggiavano fece naufragio presso un&#8217;isola selvaggia e disabitata, suo marito giaceva gravemente ammalato e l&#8217;equipaggio si abbandonava all&#8217;indisciplina e alla trascuratezza, pregiudicando le gi\u00e0 scarse possibilit\u00e0 di salvezza.<\/p>\n<p>Vogliamo riportare per intero questo episodio ignoto al grosso pubblico, sia perch\u00e9 \u00e8 una bella pagina di storia, raccontata con vigore e sobriet\u00e0 da uno scrittore italiano che \u00e8 passato un po&#8217; inosservato agli occhi della critica (ma non del pubblico, che ha tributato alle sue pubblicazioni il meritato successo); sia, soprattutto, perch\u00e9 da esso emerge, con la forza stessa delle cose, un ritratto efficace e umanissimo della protagonista, pi\u00f9 vera delle eroine di Salgari e pi\u00f9 discreta di tante famose attrici del cinema, quali interpreti dei film d&#8217;avventura.<\/p>\n<p><em>ALL&#8217;ISOLA DEGLI STATI<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1925 una ditta di trasporti inglese venne incaricata di ritirare uno strano mobile dall&#8217;ospedale di una cittadina situata presso la foce del Tamigi. Si trattava di un pesante letto a due piazze; era di ebano massiccio, intarsiato rozzamente, ma non senz&#8217;arte. Esaminando le bizzarre figure della sua testiera, uno dei facchini chiese al compagno qualche spiegazione.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abMa&#8230;\u00bb questi gli rispose. \u00abTutto quello che ne so \u00e8 che \u00e8 un letto spagnolo come non se ne fanno pi\u00f9 da cent&#8217;anni. Deve valere un patrimonio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Se il facchino si fosse rivolto ad uno degli abitanti del luogo, la risposta sarebbe stata pi\u00f9 soddisfacente. Pochi d&#8217;essi ignoravano infatti di chi era quel letto e come fosse finito l\u00ec. ve lo aveva mandato una vecchia signora prima d&#8217;essere accolta all&#8217;ospedale. \u00ab\u00c8 un dono del<\/em> Capitano<em>\u00bb, diceva, \u00abci ho sempre dormito ed ora ci voglio morire\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Per molti anni era rimasto nella villa della signora che sorgeva a pochi passi dalla spiaggia. Anche questo, come tutti i mobili che arredavano la camera, parlava dei lunghi viaggi in terre straniere, evocati dai pallidi fantasmi dei velieri ritratti nelle stampe e nelle litografie scolorite che ricoprivano le pareti.<\/em><\/p>\n<p><em>Negli ultimi tempi la vecchia signora s&#8217;era sempre meno alzata da quel letto e mossa sempre meno da quella camera. Durante l&#8217;inverno il vento del sud che ingrossava le acque dell&#8217;estuario, sbatteva le persiane delle finestre e gettava sul lido livide onde. Il suo sibilo, assieme al cupo rumore della risacca fangosa, giungeva all&#8217;orecchio della malata come fosse l&#8217;eco spenta dell&#8217;assordante scroscio delle grandi ondate dell&#8217;Atlantico che si precipitavano in furia sulle spiagge di graniti dell&#8217;Isola degli Stati.<\/em><\/p>\n<p><em>Quell&#8217;immagine di selvaggi e spumeggianti frangenti, di un cielo quasi sempre tempestosa era fissa nella mente della moribonda, perch\u00e9 proprio all&#8217;Isola degli Stati, spersa nell&#8217;Oceano, oltre l&#8217;estrema punta della Terra del Fuoco, era finita la<\/em> Vergine d&#8217;Atene<em>, \u00abla cara piccola nave\u00bbdi suo marito, il capitano Richard Wooldridge. E qui, assieme a lui e a otto marinai, essa era passata attraverso una esperienza da poche donne conosciuta.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>La<\/em> Vergine d&#8217;Atene <em>era un brigantino di duecentotrenta tonnellate, lunga circa trenta metri, larga sette. Aveva dunque le stesse dimensioni della<\/em> H. M. S. Bounty<em>, famosa per l&#8217;ammutinamento della sua gente, ed era un poco pi\u00f9 grande del<\/em> Golden Hind <em>con cui il baronetto Francis Drake nel 1578 aveva compiuto il suo celebre \u00abviaggio attorno al mondo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Lasciati i docks di Londra in una fredda mattinata del novembre 1869, faceva vela ad un porto sudamericano della costa del Pacifico, con un carico misto di canfora e di attrezzi meccanici, e e con \u00abundici anime a bordo\u00bb. Lo comandava il capitano Richard Gurney Wooldridge, un eccellente marinaio che non aveva mai disilluso la fiducia degli armatori.<\/em><\/p>\n<p><em>Sino al 26 gennaio 1870 la navigazione si era svolta senza ritardi e senza incidenti. Quel giorno un terribile<\/em> pampero<em>, che soffiava dalla foce del Rio della Plata, aveva investito la<\/em> Vergine d&#8217;Atene<em>; e il primo ufficiale e il mozzo, sorpresi da un&#8217;onda, finivano in mare. Solo il mozzo riusciva a riguadagnare il bordo.<\/em><\/p>\n<p>Un uomo a mare <em>in quei giorni di traversate fortunose rappresentava una citazione abbastanza frequente nei giornali di bordo per attribuirvi grande importanza; ma il primo ufficiale Yates era diligente, puntiglioso e di molto aiuto al comandante che aveva a che fare con un equipaggio di gente pigra e poco volonterosa; e la sua perdita si sentiva gravemente.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel pomeriggio del 16 febbraio, avvistati gli altipiani della Patagonia, Wooldridge, desideroso di imboccare lo Stretto di Lemaire alla luce del giorno, si mantenne al largo, con l&#8217;intenzione di accostare alle prime luci dell&#8217;indomani. Il mare era agitato, il vento soffiava gelido da nord-ovest. Verso le nove il capitano era appena rientrato in cabina, quando un marinaio, che per la fretta era quasi ruzzolato gi\u00f9 dalla scala, buss\u00f2 alla sua porta: \u00abSul ponte, signore\u00bb, gli disse ansante. \u00abNon c&#8217;\u00e8 un minuto da perdere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>Il fuoco divampava a bordo. Fiotti di fumo denso e nero uscivano dalla stiva in cui gli uomini si affannavano a gettar buglioli d&#8217;acqua salata. Ben presto il calore e il fumo furono cos\u00ec soffocanti che si dovette richiudere il boccaporto e produrre dei fori tra le tavole del ponte per farci colare l&#8217;acqua; ma le fiamme guadagnarono anche quelli e per qualche istante sembr\u00f2 che la parte centrale del veliero si fosse trasformata in un rogo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando si tapparono finalmente le aperture con la tela bagnata, al capitano non rimase altro che ordinare: \u00abPreparate le barche di salvataggio\u00bb. Sin dal momento in cui era accorso sul ponte, per dirigere il lavoro di spegnimento, aveva preso il timone e puntava sull&#8217;Isola degli Stati, la terra pi\u00f9 vicina, con la speranza di giungervi in tempo per salvare la<\/em> Vergine d&#8217;Atene <em>e il suo carico dall&#8217;ultima rovina.<\/em><\/p>\n<p><em>Le alte montagne dell&#8217;isola apparvero nella debole luce dell&#8217;alba, simili alla \u00abfantastica silhouette\u00bb che aveva gi\u00e0 colpito l&#8217;immaginazione di un missionario italiano; e poco dopo mezzogiorno due grandi scosse che scaraventarono gli uomini sul tavolato del ponte avvertirono Wooldridge che il veliero si era arenato.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora il sole splendeva, ma il mare continuava a gonfiarsi di grosse ondate e la risacca imbiancava di schiuma la riva. Nulla di questa terra faceva pensare che fosse ospitale: la foresta sorgeva l\u00e0 dove appena il salso e l&#8217;onda o le rocce glie lo permettevano, i suoi tronchi erano tanto fitti da farla sembrare da lontano come una gigantesca e impenetrabile staccionata. Gli uomini la fissavano ammutoliti.<\/em><\/p>\n<p><em>Raggiunta infine la riva, lottando contro la corrente e i marosi, l&#8217;equipaggio e il capitano si disposero a passare la notte. L&#8217;indomani, avendo invano cercato d&#8217;alzarsi dal suo giaciglio, Wooldridge dovette rassegnarsi alla gravit\u00e0 della situazione: si trovava seriamente ammalato dopo un naufragio in cui aveva perso la nave, il carico e quasi tutte le provvigioni. Il suo equipaggio, gi\u00e0 poco amante della disciplina durante la navigazione, aveva dimostrato sin dalla sera prima di non rendersi affatto conto di quelle che erano le indispensabili norme per sopravvivere in un&#8217;isola forse abitata soltanto da indigeni ostili.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, al suo posto, chiunque si sarebbe lasciato andare alla disperazione ma il capitano Wooldridge non era del tutto abbandonato dalla fortuna: una donna, sua moglie Emily, che l&#8217;aveva seguito sin qui, senza mostrar mai, almeno di fronte a lui e ai marinai la minima paura e la minima esitazione, era al suo fianco.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>Emily Wooldridge aveva ventinove anni, era di media statura, di personale florido e robusto. Giunta all&#8217;Isola degli Stati con l&#8217;ultima lancia, resasi conto del pericolo che correva il marito e di quelli che minacciavano tutti i naufraghi, decise di prender subito i rimedi necessari.<\/em><\/p>\n<p><em>La prima difficolt\u00e0 da vincere era la natura selvaggia dell&#8217;isola. Essa dispose la tenda in cui doveva giacere il capitano presso una sorgente per avere a portata di mano il primo elemento indispensabile alla sua guarigione, preoccupandosi che il luogo fosse solatio e riparato dai venti.<\/em><\/p>\n<p><em>Bisognava poi ricuperare le provviste non ancora rovinate dal mare e dal fuoco perch\u00e9 non s vedeva il modo di vivere dei pochi pinguini, frutti di mare e mirtilli [forse un refuso per \u00abmitili\u00bb?; nota nostra] che si trovavano presso la spiaggia..<\/em><\/p>\n<p><em>Appena la bassa marea lo permise, Emily stessa si rec\u00f2 alla nave per raggruppare quanto si poteva ancora usare, non dimenticando neppure i chiodi che dovevano servire alla lancia necessaria per abbandonare l&#8217;isola. D&#8217;accendere un fal\u00f2 di segnale e di richiamo alle altre navi, incaric\u00f2 il mozzo e, quando questi non ci badava, \u00abrimediavo con le maniere forti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora doveva affrontare la parte pi\u00f9 dura: domare l&#8217;equipaggio. Gli uomini, approfittando della malattia del comandante, non obbedivano pi\u00f9, erano rissosi, facevano man bassa delle preziose provviste e degli alcoolici, e non si preoccupavano di riparare l&#8217;unica lancia adatta a una lunga traversata senza pensare che ogni giorno sciupato li avvicinava alla loro fine.<\/em><\/p>\n<p><em>Come poteva rimettere ordine in questo groviglio di prepotenze e di ignoranza una donna? Emiliy Wooldridge ci riusc\u00ec. Una sera al principio di marzo s&#8217;avvicin\u00f2 al fuoco dei marinai. Sost\u00f2 un attimo davanti a loro, poi si rivolse al cambusiere: \u00abHayward\u00bb, gli disse, \u00abnon volete darmi il braccio e accompagnarmi sino ala tenda del capitano?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il cambusiere balz\u00f2 in piedi e le porse il braccio, serio e commosso. Gli altri uomini si levarono in piedi augurandole finalmente una \u00abbuonanotte degna di una signora\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il momento culminante di una lotta che Emily aveva impegnato da sola contro otto uomini, una lotta che seppure mai dipinta con evidenza, riaffiora in ogni pagina del suo diario, ricomparso proprio in questi giorni a Londra sotto il titolo<\/em> The Maid of Athens<em>, quand&#8217;essa sorprende di notte due marinai penetrati nella tenda per trafugare dei viveri, quando affronta disarmata il nostromo, \u00abquest&#8217;uomo vile e pigro, di velenoso esempio per i compagni\u00bb, intento a incitare gli altri alla diserzione del capitano, , quando ride di lui che annaspa nella risacca dov&#8217;era caduto durante il lancio d&#8217;una barca, quando guadagna alla sua causa i due membri migliori dell&#8217;equipaggio Hayward e Oates, richiamando con il loro aiuto in un luogo selvaggio le convenzioni civili che sin sinonimo di rispetto e di disciplina. \u00c8 un momento di trionfo per Emily: essa dimentica lo sforzo compiuto per non rivelare a nessuno i suoi timori, per nascondere il terrore che prova nelle notti passate accanto al capezzale del marito delirante, e la disperazione nel vedere allontanarsi una nave che dapprima sembrava avvicinarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>I suoi duri scapaccioni al mozzo e la sua abile coraggiosa condotta davanti ai marinai hanno dato i loro frutti: verso la fine di marzo la lancia \u00e8 pronta, il capitano, rimessosi in salute, fa intonare agli uomini una canzone. Tra poco si salper\u00e0 di nuovo.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>La traversata alle Isole Falkland che aspettava i naufraghi della<\/em> Vergine d&#8217;Atene <em>era di 5.000 miglia [\u00e8 un refuso per 500; nota nostra]; con la lancia rabberciata alla meglio, le poche provviste che si potevano caricarvi, la vela primitiva, questa impresa appariva al capitano piena di pericoli ed egli non lo nascose alla moglie; ma questa lo incoraggi\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>Ben presto, tuttavia, nessuno pot\u00e9 pi\u00f9 nascondersi che non si trattava di una impresa rischiosa, ma disperata. Dopo pochi giorni, infatti, compiuti pochi progressi nella navigazione, le provviste cominciavano a mancare mentre gli uomini erano gi\u00e0 estenuati dalla fatica e dal freddo. Ancora una volta Emily, che badava notte e giorno alla bussola, incit\u00f2 gli altri con il suo esempio.<\/em><\/p>\n<p><em>Il due aprile, tuttavia, anch&#8217;essa, pure confidando nell&#8217;abilit\u00e0 di navigatore del marito, aveva rinunciato alla speranza di toccare terra da viva: gli uomini non si muovevano quasi pi\u00f9, i loro occhi avevano uno sguardo selvaggio, il mozzo pareva istupidito dalla fame e dal freddo e delirava.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;indomani il capitano ordin\u00f2 a un marinaio di andar a prua a scrutare l&#8217;orizzonte. Questi torn\u00f2 al suo posto con l&#8217;aspetto scoraggiato. Dopo un poco il capotano disse: \u00abUomini, credetemi, son sicuro che la terra \u00e8 vicina\u00bb e lasci\u00f2 il timone per alzarsi sulla panca. Infine disse: \u00abHayward, che c&#8217;\u00e8 laggi\u00f9?\u00bb e il cambusiere rizzatosi in piedi, dopo aver guardato sul mare, rispose: \u00abLa terra, signore!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>Il 14 maggio 1870 su un giornale marittimo di Londra apparve il seguente annuncio: \u00abStanley, Isole Falkland<\/em> Vergine d&#8217;Atene<em>, capitano Wooldridge, salpato da Londra per Callao bruciata all&#8217;Isola degli Stati. Il capitano, sua moglie, gli uomini giunti a Stanley\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si potrebbero concludere pi\u00f9 appropriatamente le vicende della<\/em> Vergine d&#8217;Atene <em>che con questa notizia. Emiliy stessa l&#8217;avrebbe apprezzata per quella laconicit\u00e0, la stessa che contraddistingue il suo diario. Invero questo deluderebbe chi lo sfogliasse in cerca di atti e di audacie spettacolari. Emily Wooldridge come suo marito si preoccupava soltanto di eseguire il proprio dovere e lo faceva con gran semplicit\u00e0 e stentava poi a parlarne. Che molte volte il compierlo corrispondesse a vero eroismo spetta a noi comprenderlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Per suo conto, Emily richiama la nostra attenzione una volta sola sulla sua straordinaria fermezza di carattere e forza di volont\u00e0, e strano, proprio l\u00e0 dove accenna ad sua debolezza. Siamo all&#8217;ultima parte del diario: la lancia dei naufraghi sta per entrare finalmente in porto.<\/em><\/p>\n<p><em>Emily scrive: \u00abImmagino che quel che provavo era troppo forte \u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>per me ed io piangevo in silenzio quando Hayward disse: &#8216;La signora piange&#8217;. Se la bara fosse stata sul punti di rovesciarsi non si sarebbe prodotta maggior commozione a bordo. Ero indignata e negai di piangere, e dissi agli uomini di star attenti alla Rupe del Lupo, una roccia pericolosa all&#8217;imboccatura del porto, affinch\u00e9 tutti distogliessero gli occhi da me\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Mario Monti, dicevamo, \u00e8 stato sottovalutato dalla critica letteraria italiana e, dopo la sua morte, dimenticato un po&#8217; troppo in fretta.<\/p>\n<p>Invece i suoi libri, sia i romanzi sia, soprattutto, i saggi storici (che si leggono, anch&#8217;essi, come fossero dei romanzi), andrebbero riscoperti; se non altro, per quel loro stile asciutto, secco, antiretorico, di ascendenza un po&#8217; hemingwayana (l&#8217;autore aveva fatto pratica giornalistica presso una delle migliori testate statunitensi, il <em>New Yorker<\/em>, diretto da Harold Ross.<\/p>\n<p>Mario Monti era nato a Milano il 5 febbraio del 1925 e mor\u00ec, nella sua citt\u00e0 natale, il 27 maggio del 1999. Oltre che come scrittore, il suo nome \u00e8 legato a una stagione gloriosa dell&#8217;editoria italiana: direttore, per oltre un ventennio, della casa editrice Longanesi &amp; C. (precisamente, dal 1956 al 1979), fu sua l&#8217;idea di lanciare &#8211; novit\u00e0 assoluta in Italia &#8211; una collana di libri tascabili ed economici distribuiti nelle edicole: i famosi <em>Pocket Longanesi<\/em>, che uscirono contemporaneamente agli altrettanto famosi <em>Oscar Mondadori<\/em>, e grazie ai quali una intera generazione di lettori italiani ha potuto accostare degli autori, sia italiani che stranieri, come altrimenti &#8211; per ragioni di prezzo &#8211; non avrebbe potuto fare.<\/p>\n<p>Monti aveva la stoffa del giornalista (era stato, fra l&#8217;altro, collaboratore de <em>Il Tempo<\/em> di Roma durante il suo soggiorno newyorchese), del viaggiatore, dell&#8217;operatore culturale e, un po&#8217;, anche dell&#8217;avventuriero (nel senso buono del termine). Conobbe di persona alcuni nomi leggendari del mondo del romanzo, fra i quali Henry Miller, Isaac Bashevis Singer, Bertrand Russell e la traduttrice o, forse, l&#8217;<em>alter ego<\/em> del misterioso scrittore tedesco Bruno Traven (autore di capolavori come <em>La nave morta<\/em> e <em>Il tesoro della Sierra Madre<\/em>): Esperanza Lopez Monteos. Di ciascuno di essi cur\u00f2 la pubblicazione in lingua italiana, presso la casa editrice Longanesi.<\/p>\n<p>Di Mario Monti scrittore si ricordano quattro romanzi e sette saggi storici.<\/p>\n<p>I romanzi sono: <em>Il mare chiama<\/em> (1942: quando l&#8217;autore era appena sedicenne); <em>Acqua<\/em> (1969); <em>Il nascondiglio<\/em> (1975); e <em>Un gran bel mondo<\/em> (1995).<\/p>\n<p>I saggi sono: <em>I pirati<\/em> (1951); <em>I briganti italiani<\/em> (1959); <em>Gli esploratori<\/em> (1965); <em>Gli eroi dei due Poli<\/em> (1970); <em>Passarono di qui<\/em> (1981, dedicato ai pellerossa del Nord America); <em>Le grandi \u00abstangate\u00bb<\/em> (1983); <em>Il guerriero dalle ali spezzate<\/em> (1990, anch&#8217;esso dedicato ai pellerossa e all&#8217;epopea delle carovane dell&#8217;Oregon).<\/p>\n<p>A tanti sofisticati e ultracerebrali saggisti dei nostri giorni, i libri di Mario Monti potranno apparire ingenuamente scarni, disadorni, troppo anti-intellettualistici.<\/p>\n<p>A tutti loro ci sentiamo di dare un consiglio: che vadano a rileggerselo. Ci troveranno molte cose da imparare: prima fra tutte, che a uno scrittore che abbia qualcosa da dire, non servono troppe parole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma chi \u00e8, o che cosa \u00e8, un eroe? E cosa si intende per eroismo? 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