{"id":27026,"date":"2009-07-20T10:17:00","date_gmt":"2009-07-20T10:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/20\/una-pagina-al-giorno-bilancio-della-guerra-di-grecia-di-mario-cervi\/"},"modified":"2009-07-20T10:17:00","modified_gmt":"2009-07-20T10:17:00","slug":"una-pagina-al-giorno-bilancio-della-guerra-di-grecia-di-mario-cervi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/20\/una-pagina-al-giorno-bilancio-della-guerra-di-grecia-di-mario-cervi\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Bilancio della guerra di Grecia, di Mario Cervi"},"content":{"rendered":"<p>Dal libro di Mario Cervi \u00abStoria della guerra di Grecia\u00bb (Milano, Sugar, 1966, poi Mondadori, 1969, pp. 341-48):<\/p>\n<p>\u00abLa quiete era tornata sulle giogaie insanguinate delle montagne albanesi. Il cannone taceva. La Grecia era adagiata nella rassegnazione di un paese occupato. Hitler preparava la fatale &quot;operazione Barbarossa&quot;. Visconti Prasca tempestava lo Stato Maggiore di ricorsi, pretendendo ancora che il collocamento a riposo fosse stata una misura arbitraria e ingiusta. E Mussolini tentata di &quot;rifarsi la faccia&quot;, ingaggiando un duello impari con la propaganda nemica che sottolineava gli aspetti umilianti della impresa di Grecia. Il &quot;la&quot; a questi attacchi era stato dato, con accenti durissimi, da Churchill, in un discorso radiodiffuso del 27 aprile, che informava il popolo inglese sulle vicende della sfortunata spedizione di Wilson nei Balcani. &quot;Probabilmente avete letto sui giornali &#8211; aveva detto sarcasticamente Churchill &#8211; che, con uno speciale proclama, il dittatore italiano si \u00e8 congratulato con l&#8217;esercito italiano in Albania per gli allori gloriosi che ha conquistati con la sua vittoria sui greci. Questo \u00e8 senz&#8217;altro il record mondiale nel campo del ridicolo e dello spregevole. Questo sciacallo frustato, Mussolini, che per salvare la sua pelle ha reso l&#8217;Italia in uno stato vassallo dell&#8217;Impero di Hitler, viene a far capriole al fianco della tigre tedesca con latrati non solo di appetito &#8211; il che si pu\u00f2 comprendere &#8211; ma anche di trionfo. Cose diverse colpiscono popoli diversi in modo diverso. Ma sono sicuro che ci sono milioni e milioni di persone nell&#8217;Impero britannico e negli Stati Uniti che troveranno una nuova ragione di vita nell&#8217;assicurarsi che, quando giungeremo ala resa dei conti finale, questo assurdo impostore sar\u00e0 abbandonato alla giustizia pubblica e al disprezzo universale.&quot;<\/p>\n<p>Gli insulti di Chrchill colpivano il bersaglio perch\u00e9 rispecchiavano una amara verit\u00e0. E Mussolini cercher\u00e0 di scrollarseli di dosso, nei giorni successivi, con una serie di note polemiche che mal celavano, con il loro linguaggio altezzoso, l&#8217;avvilimento. La nota che i greci avevano consegnato a Palairet, ad Atene, per autorizzare il reimbarco britannico, offr\u00ec anch&#8217;essa uno spunto alo sforzo del duce di rivalutare una campagna fallita. Spiega la nota che &quot;dopo avere vittoriosamente condotto una strenua lotta contro un nemico numericamente superiore e meglio equipaggiato, per oltre sei mesi, l&#8217;esercito greco si trova in uno stato di esaurimento perch\u00e9 completamente sprovvisto di certe risorse che sono indispensabili per la condotta della guerra&quot;. E la propaganda fascista commentava: &quot;A parte la vittoria che non c&#8217;\u00e8 stata, com&#8217;\u00e8 agevole dimostrare, e la superiorit\u00e0 numerica che non ci fu mai, \u00e8 precisa e possiamo aggiungere storica la confessione del governo di Korizis, e cio\u00e8 che la lotta con l&#8217;esercito italiano aveva esaurito l&#8217;esercito greco. Non si forza la logica concludendo che l&#8217;esercito italiano avrebbe, al pi\u00f9 tardi entro il settimo mese, liquidato quell&#8217;esercito greco che era gi\u00e0 esaurito al sesto. L&#8217;azione balcanica dell&#8217;Asse, provocata dal colpo di stato di Belgrado, e l&#8217;intervento delle ferree divisioni germaniche hanno anticipato &#8211; insieme con quello jugoslavo -il collasso greco, che era preventivato e inevitabile. L&#8217;ammissione ufficiale del governo greco, riferita da Eden, sgonfia una volta per tutte le vesciche retoriche e propagandistiche che hanno illuso per qualche tempo i greci sull&#8217;esito della lotta e, coi greci, i loro cosiddetti alleati e compari d&#8217;Europa e d&#8217;America&quot;.<\/p>\n<p>Il linguaggio di questa nota \u00e8 inconfondibilmente mussoliniano: e riesce a condensare in breve spazio molte bugie. L&#8217;esercito greco aveva fatto un intenso e pesante sforzo, non c&#8217;\u00e8 dubbio: ma alle nostre divisioni d&#8217;Albania avrebbe potuto dare ancora molto filo da torcere, e per un lungo tempo.<\/p>\n<p>L&#8217;offensiva nostra di marzo non aveva messo in luce alcun segno premonitore di un collasso. Papagos cullava ancora nei nostri riguardi, lo si \u00e8 visto, velleit\u00e0 di attacco. Con uno di quei &quot;vuoti logici&quot; che erano tipici della mentalit\u00e0 mussoliniana, la nota vantava, quasi, la nostra mancata superiorit\u00e0 numerica (ma non osava smentire la superiorit\u00e0 del nostro equipaggiamento, e pure avrebbe potuto farlo con piena ragione). Negava che i greci potessero parlare di vittoria, pur pretendendo che di vittoria potessimo parlare noi. Alterava la verit\u00e0 storica asserendo che l&#8217;attacco tedesco alla Grecia era stato una conseguenza del colpo di stato jugoslavo: laddove sappiamo che l&#8217;operazione &quot;Marita&quot; era stata preordinata da lungo tempo e che gli eventi di Belgrado costrinsero Hitler ad ampliarla e modificarla. Mussolini manifestava con l&#8217;arroganza il complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 nei riguardi dei tedeschi e dell&#8217;opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p>Hitler gli diede, in un discorso del 4 maggio che faceva il punto della situazione, un contentino: ma fu anche largo di riconoscimenti al soldato greco: il che avrebbe dovuto far piacere a Mussolini, perch\u00e9 la vigoria del nemico rendeva pi\u00f9 plausibile i suoi insuccessi. Ma, paradossalmente, il duce avrebbe voluto che si parlasse di vittoria italiana &quot;tout court&quot;, senza troppo insistere sulle vicende, che pure egli aveva cos\u00ec intensamente sofferte, degli ultimi sei mesi. &quot;La Grecia &#8211; aveva dunque detto Hitler al Reichstag il 4 maggio, mentre i giornali italiani pubblicavano le prime fotografie di Mussolini in visita sul fronte albanese &#8211; che meno di tutti gli altri stati balcanici aveva bisogno di essere garantita dall&#8217;Inghilterra, si prest\u00f2 fino in fondo ai piani criminosi di Londra. Intendo rendere omaggio alla verit\u00e0 storica facendo una distinzione tra il popolo greco e la cricca dei dirigenti corrotta, capeggiata dal re, asservita agli interessi britannici&#8230;&quot;. E poi, riferendosi specificamente all&#8217;attacco italiano, Hitler trovava una formula evasiva, abbastanza astuta, che trasformava la nostra disavventura in una scappatoia offerta ai greci: &quot;Le intervenute difficolt\u00e0 atmosferiche, la neve, la tormenta, e le piogge, unitamente, devo constatarlo per onore della verit\u00e0 storica, ad una resistenza oltremodo valorosa opposta dal soldato greco, lasciarono al governo greco tutto il tempo sufficiente per meditare sulla sua sciagurata decisione e per cercare la possibilit\u00e0 di una onorevole via d&#8217;uscita&quot;. Il tempo per la meditazione non era certo mancato, e non per volont\u00e0 di Mussolini. &quot;Il duce &#8211; aggiungeva Hitler &#8211; non mi ha mai chiesto di mettere a sua disposizione una sola divisione. Egli era convinto che, con l&#8217;inizio della buona stagione, la guerra contro la Grecia sarebbe stata coronata da successo. Anche io ero dello stesso parere. Con lo schieramento delle forze tedesche non si trattava dunque di portare un aiuto all&#8217;Italia contro la Grecia&quot;.<\/p>\n<p>Dispiace ammetterlo, ma nella vicenda greca Hitler ha tenuto sempre, rispetto a Mussolini, un atteggiamento pi\u00f9 prudente ragionevole, cavalleresco. L&#8217;inumano sterminatore di ebrei, il paranoico che fantasticher\u00e0 ancora di riscosse d i vittorie nel tragico bunker di Berlino, lo stratega folle che lascer\u00e0 al macello l&#8217;armata di Stalingrado, appare qui in luce infinitamente migliore. Avrebbe potuto vendicarsi del dispetto di Mussolini, che lo aveva presuntuosamente messo davanti al fatto compiuto, commettendo un errore fatale. E invece falsava la verit\u00e0 al di l\u00e0 del necessario per proteggere il prestigio del camerata di Roma., \u00e8 vero che il trionfo consentiva ai tedeschi queste indulgenze. Avevano preso prigionieri 344 mila jugoslavi, 218 mila greci, novemila inglesi, subendo perdite straordinariamente basse. Ma ancora Hitler volle, in quel discorso, rendere omaggio i greci: &quot;Verso l&#8217;infelice popolo greco sentiamo un vivo senso di sincera compassione&#8230; La Grecia ha lottato cos\u00ec valorosamente che anche la stima dei suoi nemici non pu\u00f2 venirle negata&quot;.<\/p>\n<p>Un mese dopo, quando gi\u00e0 il popolo greco aveva cominciato, con significativo capovolgimento psicologico, ad apprezzare l&#8217;umanit\u00e0 dei soldati italiani, e a odiare la durezza tedesca, Mussolini tracci\u00f2 il suo consuntivo, nel primo anniversario della nostra entrata in guerra (10 giugno). Parl\u00f2, quando italiani e tedeschi avevano occupato anche Creta, davanti alla osannante Camera dei fasci e delle Corporazioni. Nel discorso, il duce present\u00f2, come frutto di ponderate valutazioni, il suo scatto d&#8217;ira di met\u00e0 ottobre: &quot;Sin dall&#8217;agosto 1940 io ebbi le prove che la Grecia non conservava pi\u00f9 nemmeno l&#8217;apparenza della neutralit\u00e0&#8230; Mi convinsi che la Grecia costituiva veramente una posizione chiave dell&#8217;Inghilterra nel Mediterraneo centro-orientale e che anche la Jugoslavia aveva un atteggiamento quanto mai ambiguo&#8230; I fatti hanno confermato in pieno che il mio punto di vista era giusto. Dopo questa straordinaria affermazione, che un&#8217;opposizione, in un Parlamento democratico, avrebbe ridicolizzata in due minuti, Musssolini disse che &quot;il 15 ottobre fu deciso unanimemente di rompere gli indugi e di scendere in campo verso la fine del mese&quot;.<\/p>\n<p>Il richiamo all&#8217;unanimit\u00e0, in un regime che lasciava ogni decisone e ogni responsabilit\u00e0 al suo capo, era piuttosto comoda, e ipocrita. Il duce riconobbe che iniziare in una campagna in ottobre &quot;imponeva uno sforzo logistico poderoso&quot; (senza aggiungere che quello sforzo non era mia stato fatto) con il vantaggio tuttavia &quot;delle notti lunghe che facilitavano la navigazione dei convogli&#8230; e della preservazione dalla malaria&quot;. Il piano di Visconti Prasca &quot;approvato dagli Stati Maggiori di Roma e da me era logico e convincente&quot;. Ho cercato di spiegare, in questo libro, quanto poco lo fosse. Dopo aver descritto l&#8217;odissea della Julia, Mussolini spieg\u00f2 che era stato formato il &quot;muro&quot;, e si dilung\u00f2 poi in una illustrazione &quot;pro domo sua&quot; delle vicende della guerra, aggiungendo che &quot;quando ai primi di marzo mi recai in Albania sentii nell&#8217;aria il preludio della vittoria&quot;. Anche questa asserzione pu\u00f2 essere controllata attraverso le notazioni sulla ispezione del duce in Albania. &quot;Nella settimana che va dal 9 al 18 marzo e che segna la ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 italiana &#8211; continu\u00f2 Mussolini &#8211; l&#8217;esercito greco cess\u00f2 praticamente di esistere come forza capace ancora di combattere. Ci\u00f2 fu confessato in seguito dallo stesso governo greco. \u00c8 assolutamente matematico che in aprile, anche se nulla fosse accaduto per variare la situazione balcanica, l&#8217;esercito italiano avrebbe travolto e annientato l&#8217;esercito greco. Bisogna onestamente constatare che molti reparti greci si sono battuti valorosamente&quot;.<\/p>\n<p>Dopo questa concessione, la prima che gli uscisse di bocca dal 28 ottobre 1940 in poi, Mussolini spieg\u00f2: &quot;Il caso greco dimostra che la valutazione degli eserciti non \u00e8 immutabile. E che le sorprese se non frequenti sono tuttavia possibili&quot;.. Un&#8217;ammissione che mal si conciliava con la prima parte del discorso, dalla quale risultava che tutto era andato pi\u00f9 o meno secondo i piani prestabiliti. Dopo avere, con molte reticenze e omissioni e deformazioni, presentato la &quot;sua&quot; verit\u00e0 sulla campagna di Grecia, Mussolini arriv\u00f2 al capitolo doloroso, quello delle perdite. Erano state elevate. Cavallero, cui premeva di dimostrare, la &quot;entit\u00e0 dello sforzo&quot;, poteva, a questo riguardo, essere pi\u00f9 che appagato. Mussolini dava notizia di 13 mila 502 caduti, 38.768 feriti, quattro mila 391 congelati di terzo grado, i pi\u00f9 gravi, &quot;in massima parte salvati&quot;, 8 mila 592 congelati di secondo grado &quot;completamente guariti&quot;, 4 mila 564 congelati in forma lieve. Cinquantanove caduti e 68 feriti albanesi. Cos\u00ec parl\u00f2 il duce, tra acclamazioni. E le sue cifre erano largamente inferiori alla realt\u00e0. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Difesa la campagna di Grecia \u00e8 costata all&#8217;Italia 13.755 morti, 50.874 feriti, 123 mila 368 congelati, 25.067 dispersi, 52.108 ricoverati in luoghi di cura. I dispersi sono, secondo quanto ritiene autorevolmente il Ministero della Difesa, caduti sul campo. La guerra d&#8217;Albania \u00e8 stata sanguinosa, per noi e per l&#8217;avversario. Il numero dei caduti greci ammonta, secondo cifre ufficiali a 13.408, e a 42.485 il numero dei feriti. Quasi cinquantamila uomini sono morti, 100 mila sono stati feriti, molti altri hanno vissuto e vivono una vita di sofferenze per mutilazioni causate dal gelo, perch\u00e9 in un giorno ormai remoto di un ormai remoto ottobre Mussolini fu punto nel suo orgoglio dalla protezione tedesca sulla Romania, e volle ripagare Adolfo Hitler della stessa moneta. E altro ancora pu\u00f2 essere detto, sulle conseguenze di quella stizza mussoliniana: 18 navi dei convogli che facevano la spola tra l&#8217;Italia e l&#8217;Albania furono affondate, 65 aerei italiani abbattuti, e 229 uomini degli equipaggi morirono (assai maggiore \u00e8 il numero degli apparecchi perduti da greci e inglesi), citt\u00e0 greche furono devastate dai bombardamenti.. Tanti sacrifici, tanto sangue italiano versato, furono compensati, nella opinione mondiale, dal discredito e dal disprezzo.<\/p>\n<p>Corremmo il pericolo, serio, di essere buttati fuori dall&#8217;Albania. Lo ha confessato, in un articolo del 1950 sulla &quot;Rivista militare&quot;, il comandante del XI armata, Carlo Geloso: e lo ha confessato, paradossalmente, per dimostrare (e possiamo credergli) che Papagos non era poi un fulmine di guerra e che la sua abilit\u00e0 parve sfolgorante per i nostri errori. &quot;Nel novembre del 1940 &#8211; ha scritto Geloso &#8211; dopo la caduta di Erseke la valle dell&#8217;Ossum era quasi completamente sguarnita. L&#8217;avversario si attard\u00f2&#8230; contro due battaglioni di guardie di finanza. Ebbe cos\u00ec modo e tempo di arrivare in linea e di schierarsi la divisione alpina Pusteria. Nel mese di dicembre&#8230;la valle Sciuscizza e la strada litoranea erano praticamente aperte ad un nemico che avesse saputo cogliere l&#8217;occasione&#8230; nel gennaio del 1941, dopo la caduta di Klisura, il nemico aveva strada libera davanti a s\u00e9, verso Berati. Sost\u00f2 e affluirono la Pinerolo e la Cacciatori delle Alpi&quot;. Questi erano stati i frutti del bel piano &quot;logico e convincente&quot;.<\/p>\n<p>Mi riterr\u00f2 molto soddisfatto se sar\u00f2 riuscito, con queste pagine, a indirizzare il discredito e il disprezzo sui responsabili della dolorosa avventura, e a dimostrare che i combattenti non ebbero altre debolezze, quando le ebbero, che quelle umane e direi giuste di tutti i combattenti di tutte le nazioni. Il sacrificio di quota 731 &#8211; chiss\u00e0 come ridotto ora, con la sua alta croce e con i suoi cimeli gloriosi e melanconici &#8211; non deve tanto ricordare una offensiva sterile e una campagna pazzesca, quanto una somma immensa di valore e di dolore. Mussolini e Cavallero, gli uomini che si scambiarono messaggi complimentandosi a vicenda e tentando di porre qualche altra pietra al loro personale monumento con le ossa del sacrario, non sono pi\u00f9. Lasciamoli da parte, nell&#8217;ora del congedo.<\/p>\n<p>Ripercorrendo col pensiero, a questo punto, le pagine che ho scritto, mi accorgo che sono risultate forse ancora pi\u00f9 amare, tristi, sconfortanti, di quel che pensassi. La verit\u00e0 \u00e8 un duro impegno ma niente in questo libro, niente nella verit\u00e0, pu\u00f2 suonare offesa ai patimenti e alla memoria dei caduti di Monastero e delle mille altre quote d&#8217;Albania, intrise di fango e di sangue. Sia reso onore a chi ha compiuto un dovere che sapeva di fiele, a chi ha obbedito ad ordini sciocchi o iniqui. Nessun reparto greco voleva arrendersi agli italiani, nell&#8217;aprile del 1941. Tutti greci preferivano gli italiani ai tedeschi, pochi mesi dopo, una volta conosciuto il calore umano dei nostri soldati., Sia reso grazie all&#8217;ardimento dei nostri soldati e insieme alla loro bont\u00e0. Sono stati nella campagna di Grecia i soldati peggio guidati del mondo, senza dubbio alcuno. Non hanno perduto. Non si sono smarriti., Hanno bene meritato dalla Patria.\u00bb<\/p>\n<p>Mario Cervi, nato a Crema nel 1921, aveva vent&#8217;anni quando venne mandato in Albania come ufficiale di fanteria, e ventidue quando i Tedeschi lo fecero prigioniero, insieme a tanti suoi commilitoni, dopo le tristi vicende dell&#8217;8 settembre 1943.<\/p>\n<p>Nel suo libro \u00abStoria della guerra di Grecia\u00bb, che, alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, ebbe un notevole successo di pubblico, anche per merito della edizione tascabile negli Oscar Mondadori (al prezzo, estremamente economico, di 500 lire), egli ha voluto rendere onore alla memoria del soldato italiano e, contemporaneamente, ricoprire di infamia il regime politico che lo aveva mandato allo sbaraglio, nel cuore dell&#8217;inverno, sulle aspre montagne balcaniche, in una avventura militare che egli definisce \u00abpazzesca\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta, perci\u00f2, di un&#8217;opra che vorrebbe essere storica, ma che del metodo storico elude la regola numero uno, enunciata gi\u00e0 esemplarmente da Tucidide nella premessa alla sua \u00abStoria della guerra del Peloponneso: ossia quella di procedere alla ricerca disinteressata della verit\u00e0, \u00absine ira et studio\u00bb, senza rabbia e senza forzature.<\/p>\n<p>Invece, proprio nel capitolo conclusivo, Mario Cervi lascia cadere ogni pretesa di imparzialit\u00e0 e dichiara francamente che si riterr\u00e0 molto soddisfatto se sar\u00e0 riuscito, \u00abcon queste pagine, a indirizzare il discredito e il disprezzo sui responsabili della dolorosa avventura\u00bb; al punto da mostrare una tacita solidariet\u00e0 con i volgari insulti lanciati da Churchill a Mussolini (e l&#8217;esplicito invito a una giustizia sommaria, che trover\u00e0 la sua tragica applicazione nei fatti di Piazzale Loreto) per coprire la realt\u00e0 della ritirata britannica dalla Penisola Balcanica e la sconfitta totale e irrimediabile della Jugoslavia e della Grecia.<\/p>\n<p>Se Cervi avesse scelto il genere memorialistico, avrebbe avuto tutto il diritto di sfogare la propria amarezza e la propria indignazione contro i capi che, a suo parere, avevano cos\u00ec male ideato e realizzato la campagna contro la Grecia, causando s\u00ec gravi sofferenze alle truppe ed esponendole a una misera figura, che non avevano meritato di fare; invece egli ha scelto di cimentarsi nel genere storico, e lo ha fatto con quella approssimazione e con quella tendenza alla semplificazione che avrebbe largamente mostrato, insieme a Indro Montanelli, nella stesura di tredici volumi della \u00abStoria d&#8217;Italia\u00bb, tanto brillanti sul piano giornalistico quanto assolutamente inconsistenti su quello propriamente storiografico.<\/p>\n<p>A parte certe imprecisioni dello stile (ad esempio, nella frase: \u00abIl richiamo all&#8217;unanimit\u00e0, in un regime che lasciava ogni decisone e ogni responsabilit\u00e0 al suo capo, era piuttosto comoda, e ipocrita\u00bb, il soggetto \u00e8 maschile, ma gli aggettivi diventano inspiegabilmente femminili), tutto l&#8217;andamento della trattazione \u00e8 caratterizzato da un autentico livore nei confronti di Mussolini, di Visconti Prasca e di Cavallero, che lo spinge a polemizzare continuamente con le affermazioni del Duce, in maniera petulante e ingenerosa. Nulla viene trascurato per sottolineare, e all&#8217;occorrenza esagerare, le manchevolezze, gli errori, le ingenuit\u00e0, dei capi politici e militari che progettarono e attuarono la campagna di Grecia.<\/p>\n<p>Lo stesso metro e la stessa misura non vengono per\u00f2 applicati ai capi politici e militari greci, o a quelli inglesi, e neppure a quelli tedeschi. Tipico esempio dell&#8217;adesione di Cervi a quella Vulgata acriticamente antifascista che volle addossare, crocianamente, tutte le colpe del Ventennio al fascismo, assolvendone in blocco il popolo italiano. E, pi\u00f9 in generale, Cervi mostra la solita tendenza allo sport nazionale preferito dagli intellettuali italiani, quello di denigrare sistematicamente tutto quanto l&#8217;Italia ha fatto sotto un governo di colore politico diverso da quello che essi avrebbero voluto; mostrando, al tempo stesso, una viscerale solidariet\u00e0 per quanto hanno fatto i governi stranieri che con esso si sono trovati in conflitto.<\/p>\n<p>Nella sua requisitoria d&#8217;obbligo contro l&#8217;irresponsabilit\u00e0 di quanti vollero la campagna di Grecia, per meglio assolvere il popolo italiano innocente di tanta imperizia e di tanta scelleratezza, l&#8217;Autore non si perita di tracciare un quadro manicheo a tinte bianche e nere, ove tutte le colpe sono da una parte sola, e tutte le ragioni dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>La conclusione che il lettore ne ricava, e non pu\u00f2 non ricavarne, \u00e8 che la campagna di Grecia sia andata come \u00e8 andata per una sorta di \u00abinsostenibilit\u00e0 storica\u00bb, per usare l&#8217;espressione adoperata dal Presidente Napolitano nel commemorare i nostri caduti di El Alamein; avvalorando la rassicurante filosofia della storia secondo la quale, alla fine, la giustizia avrebbe trionfato con la vittoria dei \u00abbuoni\u00bb e la sconfitta dei \u00abcattivi\u00bb (cfr. il nostro precedente articolo \u00abCi son voluti sessantasei anni per ridare il dovuto onore ai caduti di El Alamein\u00bb, anch&#8217;esso consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Questa, per\u00f2, \u00e8 una pia leggenda ad uso delle anime belle. Se vogliamo parlare di insostenibilit\u00e0 storica, non si vede perch\u00e9, circa la battaglia di Stalingrado, si debbano adoperare due metri e due misure: per quale motivo, cio\u00e8, si ritiene che i Sovietici DOVEVANO vincere, mentre i Tedeschi non avrebbero potuto che perdere? N\u00e9 si capisce perch\u00e9 i Tedeschi abbiano vinto, e in modo strepitoso, nelle campagne di Polonia, di Norvegia, di Francia: se le cause sbagliate sono destinate a perdere, come mai ci\u00f2 non accadde?<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, nella valutazione dei fatti storici, occorre molta indipendenza di giudizio per sottrarsi alle suggestioni ideologiche e morali della Vulgata dei vincitori di turno e per affermare, ad esempio, che, se la campagna italiana contro la Grecia fosse stata meglio preparata e fosse stata coronata da successo, ora nessun Mario Cervi ne avrebbe fatto il simbolo della pazzia di un singolo dittatore.<\/p>\n<p>Quanto alla battuta secondo cui un Parlamento democratico avrebbe ridicolizzato in due minuti la relazione di Mussolini, si vede che Cervi non ha presente quante manipolazioni della verit\u00e0 \u00abpassino\u00bb tranquillamente nei parlamenti democratici. Non abbiamo forse visto, recentemente, il Congresso americano passare per buone le spudorate menzogne di George Bush junior, di \u00abBig\u00bb Cheney e di Colin Powell sulla intollerabile minaccia rappresentata dalle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein, per giustificare la pi\u00f9 iniqua di tutte le guerre, quella lanciata dagli Stati Uniti contro l&#8217;Iraq il 20 marzo del 2003?<\/p>\n<p>Mario Cervi, da buon liberale, condivide l&#8217;idea che tutti i mali vengono dalle dittature, e tutte le virt\u00f9 dalle democrazie; e, da buon intellettuale italiano di prima classe (inizialmente come giornalista del \u00abCorriere della Sera\u00bb, poi come direttore de \u00abIl Giornale\u00bb), \u00e8 fermamente convinto che un dittatore italiano debba essere un dittatore doppiamente miserevole, perch\u00e9 &#8211; a differenza di altri &#8211; non sa far bene nemmeno la parte che si \u00e8 scelto.<\/p>\n<p>Tace pudicamente sul fatto che Churchill, che nell&#8217;aprile del 1941 paragona Mussolini a uno sciacallo (meno di un anno prima Roosevelt aveva creato il mito della pugnalata alla schiena della Francia), si era sprecato per anni in elogi sperticati del Duce e del fascismo; e che il democratico leader inglese si era accorto della sua malvagit\u00e0 solo quando questi si era messo in rotta di collisione con gli interessi dell&#8217;imperialismo britannico: un po&#8217; come la casa Bianca si \u00e8 resa conto che Saddam Hussein era un pericolo per la pace nel Medio Oriente e nel mondo intero, solo dopo anni ed anni di felice e fruttuosa collaborazione politica, economica e militare con lui.<\/p>\n<p>Visto che Mario Cervi non esita a sottolineare l&#8217;ipocrisia di Mussolini, perch\u00e9 non spende una parola sull&#8217;ipocrisia di Churchill e di quanti, anche in Italia, ammirarono o appoggiarono cos\u00ec a lungo Mussolini: compreso quel Benedetto Croce che, ancora nel 1924, DOPO il delitto Matteotti, consigliava agli Italiani di aver fiducia in Mussolini e di sostenere il fascismo?<\/p>\n<p>Ma entriamo pi\u00f9 nello specifico.<\/p>\n<p>Nel suo libro, Mario Cervi presenta la campagna contro la Grecia come il frutto di una assurda ripicca di Mussolini per l&#8217;ingresso delle truppe tedesche in Romania, il 9 ottobre 1940, di cui Hitler non lo aveva debitamente preavvertito; e questa posizione \u00e8 parsa cos\u00ec solida e convincente, da assurgere in breve al rango di una di quelle verit\u00e0 storiche talmente evidenti, per quanto sgradevoli, da non necessitare pi\u00f9 di alcuna verifica. Diventano delle certezze assodate e definitive, quindi inappellabili, come la \u00abpugnalata alla schiena\u00bb contro la Francia di rooseveltiana memoria (mentre esistono testimonianze, come quella di Umberto I, che il presidente francese, tramite il Vaticano, chiese a Vittorio Emanuele III di entrare in guerra, per non lasciare il suo Paese da solo a negoziare la pace con la Germania).<\/p>\n<p>Spiacenti, ma cos\u00ec non si fa la storia. La storia si fa prendendo in esame, pacatamente e obiettivamente, per quanto possibile, le ragioni e i torti di entrambe le parti; e sforzandosi non di condannare questo o quello (la storia non \u00e8 un tribunale, e lo storico non \u00e8 un pubblico accusatore), ma sforzandosi di comprendere &#8211; il che non significa giustificare &#8211; le motivazioni di ciascuna parte in causa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, non ci sembra che un solo storico italiano abbia speso una parola per segnalare l&#8217;illegalit\u00e0 dell&#8217;occupazione inglese dell&#8217;Egitto, nel 1940, che diede origine alla campagna nordafricana culminata ad El Alamein, e che cost\u00f2 tanti morti e tanti sacrifici all&#8217;Italia, alla Gran Bretagna e alla Germania; mentre quasi nessuno si \u00e8 astenuto dal gettare il suo bravo sasso contro la decisione di Mussolini di invadere la Grecia, nel medesimo anno, senza prendersi alcun pensiero di ricercarne le ragioni strategiche e politiche.<\/p>\n<p>Eppure, come ha fatto notare un esperto di cose militari, G. Giglioli, la decisione di attaccare la Grecia non era n\u00e9 peregrina, n\u00e9 irragionevole: se l&#8217;operazione fosse stata ben preparata, essa avrebbe offerto la possibilit\u00e0 di migliorare di molto la nostra posizione strategica nel Mediterraneo orientale contro l&#8217;avversario principale: la Gran Bretagna. Si sarebbe creato un collegamento diretto fra le nostre basi aeree e navali in Italia e quelle del Dodecanneso, e la posizione britannica in Egitto sarebbe stata seriamente minacciata.<\/p>\n<p>Intendiamoci: non stiamo dicendo che l&#8217;attacco alla Grecia sarebbe divenuto moralmente accettabile se fosse stato coronato da successo. Al contrario: stiamo dicendo che, troppo spesso, gli storici italiani e gli scrittori che si sono occupati della nostra storia nazionale (e Mario Cervi \u00e8 un giornalista, non uno storico) hanno sempre palesato una particolare severit\u00e0 morale verso le azioni militari mal condotte dai nostri governi, mostrandosi per\u00f2 stranamente comprensivi, o tacendo addirittura, davanti ad azioni militari anche pi\u00f9 discutibili sul piano morale, condotte per\u00f2 con perizia da governi stranieri.<\/p>\n<p>Del resto, lo abbiamo detto in pi\u00f9 occasioni e lo ribadiamo: la guerra \u00e8 sempre una scelta moralmente sbagliata e condannabile, perch\u00e9 costituisce, in se stessa, la somma delle peggiori ingiustizie e della brutalit\u00e0 pi\u00f9 gratuita. Ci\u00f2 premesso, non si vede perch\u00e9, quando si parla dell&#8217;Italia e della sua storia recente, bisogna usare verso di essa un criterio diverso da quello adoperato per qualunque altro Stato.<\/p>\n<p>Nella seconda guerra mondiale non c&#8217;erano i \u00abbuoni\u00bb contro i \u00abcattivi\u00bb: erano tutti, indiscriminatamente, \u00abcattivi\u00bb (cfr. i nostri precedenti articoli \u00abChi ha scatenato la seconda guerra mondiale?\u00bb e \u00abNell&#8217;Italia del 1943 non vi furono amici n\u00e9, tanto meno, liberatori, ma soltanto nemici\u00bb, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai, in un simile contesto, la decisione di Mussolini di invadere la Grecia dovrebbe essere vista come moralmente pi\u00f9 biasimevole di quella sovietica di invadere la Finlandia; o di quella inglese di distruggere la flotta francese a Mers el Kebir; o di quella inglese e sovietica di invadere, congiuntamente, la Persia neutrale; oppure, ancora, di quella americana di occupare l&#8217;Islanda e la Groenlandia? Erano tutte azioni perfettamente giustificabili sul piano strategico e militare: perch\u00e9, quando si fa la guerra, la si fa per vincerla e non per perderla; e ogni mezzo \u00e8 considerato lecito per raggiungere il fine. Sul piano etico, evidentemente, le cose stanno in maniera assai diversa; ma non \u00e8 corretto ragionare sul piano etico quando si tratta di certe nazioni, e sul piano tecnico e strategico, allorch\u00e9 si discute di altre.<\/p>\n<p>Se la decisione di Mussolini di attaccare la Grecia era sbagliata sul piano morale, lo era anche quella inglese di invadere l&#8217;Iraq e di occupare l&#8217;Egitto nel corso dello stesso conflitto. Se l&#8217;invasione britannica dell&#8217;Iraq e l&#8217;occupazione dell&#8217;Egitto (per non parlare della sanguinosa campagna contro la Siria francese) erano giuste sul piano strategico e militare, allora lo fu indubbiamente anche il piano italiano di occupare la Grecia.<\/p>\n<p>Certo, la campagna fu condotta malissimo: nella stagione sbagliata e con forze insufficienti; per giunta, proprio quando una parte consistente delle forze armate erano state appena smobilitate e dovettero essere richiamate, precipitando i servizi logistici nel caos. E questa imperizia, sicuramente, suona come un atto di accusa contro gli uomini che idearono e condussero l&#8217;operazione, sia a livello politico (Ciano in testa) che militare (Visconti Prasca e non Cavallero, che riusc\u00ec a salvare il salvabile).<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, il discorso diventa squisitamente politico, invece che militare, e coinvolge un giudizio complessivo sul regime fascista e sulla capacit\u00e0 della classe dirigente da esso insediata al potere. Ma il libro di Mario Cervi pretende di essere una ricostruzione storica della campagna di Grecia in quanto tale, non una indagine sulle responsabilit\u00e0 complessive del fascismo.<\/p>\n<p>Ebbene, in una tale prospettiva, avrebbe dovuto sforzarsi di essere meno prevenuto e meno partigiano; pi\u00f9 equanime nella valutazione dei fatti; pi\u00f9 indipendente nel giudizio storico, rispetto ai moduli vieti di una Vulgata a senso unico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal libro di Mario Cervi \u00abStoria della guerra di Grecia\u00bb (Milano, Sugar, 1966, poi Mondadori, 1969, pp. 341-48): \u00abLa quiete era tornata sulle giogaie insanguinate delle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[86,102,271],"class_list":["post-27026","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-winston-churchill"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27026","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27026"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27026\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27026"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27026"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27026"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}