{"id":27025,"date":"2008-08-18T06:32:00","date_gmt":"2008-08-18T06:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/18\/una-pagina-al-giorno-la-curva-a-esse-di-mario-basari\/"},"modified":"2008-08-18T06:32:00","modified_gmt":"2008-08-18T06:32:00","slug":"una-pagina-al-giorno-la-curva-a-esse-di-mario-basari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/18\/una-pagina-al-giorno-la-curva-a-esse-di-mario-basari\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: La curva a esse, di Mario Basari"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un equivoco di fondo, che mai \u00e8 stato affrontato a viso aperto, nella maniera in cui la critica letteraria si pone nei confronti della cosiddetta letteratura per ragazzi. O essa appartiene, indipendentemente dalla qualit\u00e0 delle opere che vi rientrano, a un \u00abgenere\u00bb e, come tale, a un ambito letterario \u00abminore\u00bb; oppure la sua uniformit\u00e0 non nasce che da una categorizzazione di uso pratico e, al suo interno, si possono incontrare tanto dei prodotti commerciale di nessun valore artistico, quanto degli autentici capolavori.<\/p>\n<p>Insomma: o prevale, in sede di giudizio estetico, il \u00abgenere\u00bb, per cui ogni sua produzione non potr\u00e0 che essere condannata in partenza a una eterna minorit\u00e0 rispetto alle opere letterarie \u00abalte\u00bb; oppure prevale l&#8217;opera singola, a prescindere dalla categoria in cui la si vuol collocare: e allora essa andr\u00e0 valutata esattamente con gli stessi criteri che si adoperano per il <em>Decamerone<\/em> o <em>I promessi sposi<\/em>; <em>tertium non datur<\/em>.<\/p>\n<p>La critica letteraria, infatti &#8211; e in Italia, per vari motivi, pi\u00f9 che in altri Paesi &#8211; non \u00e8 riuscita a mettersi d&#8217;accordo con se stessa n\u00e9 in linea con quella, ad esempio, cinematografica, dove il concetto di \u00abgenere\u00bb svolge solo ed esclusivamente una funzione pratica e non implica in alcun modo un giudizio di valore. Per il critico cinematografico, un film pu\u00f2 appartenere al genere sentimentale, drammatico, avventuroso, poliziesco, horror, western, fantascientifico, e cos\u00ec via; per il critico letterario, se un romanzo \u00e8 \u00abper bambini\u00bb o, magari, \u00abper ragazzi\u00bb, non pu\u00f2 che essere un prodotto di serie B; e lo stesso vale per un romanzo di fantascienza, o un \u00abgiallo\u00bb, o sentimentale (un \u00abrosa\u00bb).<\/p>\n<p>Ma chi lo ha deciso? Lui stesso, il critico. Salvo poi stabilire tutta una serie di debite eccezioni, per non cadere nel ridicolo di negare qualit\u00e0 letteraria a capolavori come <em>Pinocchio<\/em>, o ad opere pi\u00f9 che dignitose, come <em>Cuore<\/em> di De Amicis o <em>Sandokan alla riscossa<\/em> di Salgari. Ma queste eccezioni sono la rivelazione della \u00abcoda di paglia\u00bb della critica ufficiale.<\/p>\n<p>In Francia, nessun critico letterario si sognerebbe di negare validit\u00e0 artistica alle opere di Verne, anche se, evidentemente, si collocano su un diverso piano rispetto a quelle di Balzac, Hugo o Flaubert; n\u00e9 gli verrebbe in mente di ascriverle al genere \u00abper ragazzi\u00bb, perch\u00e9 sa benissimo che i loro lettori sono, in buona misura, degli adulti.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna, nessun critico serio potrebbe esitare se assegnare <em>Alice nel paese delle meraviglie<\/em> di Carroll alla letteratura \u00abseria\u00bb oppure a quella \u00abper bambini\u00bb, perch\u00e9 una tale distinzione, in linea di principio, non ha senso. Tanto \u00e8 vero che opere serie, serissime (e perfino amare), come <em>I viaggi di Gulliver<\/em> di Swift, sono state in seguito adattate &#8211; con esiti pi\u00f9 o meno felici &#8211; ad un pubblico giovanile. E che dire del <em>Robinson Crusoe<\/em> di Defoe, che presenta contemporaneamente, nel modo pi\u00f9 esplicito, le caratteristiche tanto della letteratura giovanile, quanto di quella \u00abper adulti\u00bb, qualunque cosa possa significare quest&#8217;ultima espressione?<\/p>\n<p>E la \u00abcoda di paglia\u00bb della critica ufficiale, specialmente italiana, consiste in questo: che tutti sappiamo come gli adulti siano i primi \u00abconsumatori\u00bb della letteratura cosiddetta per ragazzi (cos\u00ec come, del resto, della stampa per ragazzi, a cominciare dai fumetti); ma, per una forma di ipocrisia tanto puerile quanto trasparente, nessuno, e tanto meno quell&#8217;austero personaggio che va sotto il nome di <em>critico letterario<\/em>, \u00e8 disposto ad ammetterlo e a trarne le logiche conseguenze: che, cio\u00e8, un&#8217;opera letteraria \u00e8 buona o non \u00e8 buona, e poco importa (quanto al giudizio) se si rivolge a un pubblico di adulti o di bambini.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, vogliamo adesso dire qualcosa di un&#8217;opra letteraria tipicamente \u00abper ragazzi\u00bb e che, pur essendo stata concepita (quanto meno dall&#8217;editore) in funzione di un tale \u00abgenere\u00bb &#8211; che, come dicemmo, in Italia \u00e8 tuttora considerato \u00abminore\u00bb, <em>salvo eccezioni<\/em> -, possiede, a nostro parere, caratteristiche tali da farne un testo che eccede questa riduttiva categorizzazione.<\/p>\n<p>Non si tratta di un capolavoro e neanche di un&#8217;opera notevole; pure, per l&#8217;efficacia dello stile, la ricchezza psicologica del protagonista, il fastoso scenario tropicale che le fa da sfondo e, soprattutto, il <em>pathos<\/em> umano delle vicenda, ci sembra che <em>Asfalto verde<\/em> di Mario Basari sia un bel libro, che si distingue dai soliti romanzi d&#8217;avventura per la delicatezza del sentimento che lo pervade, specie nella parte pi\u00f9 propriamente sentimentale.<\/p>\n<p>Quando esso fu pubblicato, nel 1956, il colonialismo volgeva al tramonto, ma non apparteneva ancora al passato (la grande ondata dell&#8217;indipendenza sarebbe venuta nel 1960); per cui l&#8217;Africa che vi \u00e8 descritta, con tanto di carovane di schiavisti arabi dirette alla costa, pu\u00f2 apparire oggi anacronistica, cos\u00ec come pot\u00e9 apparire ai lettori della sua seconda edizione (del 1972); ma non lo era quando il libro fu concepito e scritto, meno di un decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Del resto, anche se le grandi carovane di schiavi non marciamo pi\u00f9 attraverso le savane dell&#8217;Africa orientale, noi sappiamo bene che la schiavit\u00f9 esiste ancora, e che migliaia di persone, e specialmente donne, finiscono sul mercato degli sceicchi e dei milionari arabi; ma questa \u00e8 un&#8217;altra coda di paglia dell&#8217;Occidente, nel cui salotto buono si fa finta di ignorare certe cose (specie se ne andrebbero di mezzo sia i rifornimenti petroliferi, sia l&#8217;alleanza strategica con regimi fondamentalisti e autocratici, ma \u00abutili\u00bb).<\/p>\n<p>La vicenda del romanzo pu\u00f2 essere riassunta in poche parole.<\/p>\n<p>Jago \u00e8 un giovane avventuriero portoghese, strano miscuglio di cinismo e di idealismo, di egoismo e generosit\u00e0, che si arrangia a far soldi in Kenya, a Mombasa, come corridore automobilistico. La vittoria in una corsa importante, e il relativo premio in denaro (che non spartisce con Safui, un commerciante arabo, suo socio in affari, rimasto gravemente menomato per lo scoppio di un pneumatico) gli offre di cogliere l&#8217;occasione da tempo sognata: quella di acquistare l&#8217;attrezzatura necessaria per avventurarsi nella foresta, alla ricerca di un giacimento di uranio.<\/p>\n<p>Lupo solitario, perso in un sogno di facile ricchezza, Jago non vuole compagni con s\u00e9; ed \u00e8 cos\u00ec che, quando cade in una rete insieme a un gigantesco gorilla, deve affrontare il mortale pericolo con le sue sole forze. Riesce a uccidere a uccide il bestione con il coltello, ma rimane a sua volta gravemente ferito.<\/p>\n<p>Una carovana di negrieri arabi lo raccoglie e lo tiene prigioniero, finch\u00e9 non si \u00e8 ristabilito. Dopo di che, Jago stringe un accordo con i due arabi che guidano la carovana e si unisce a loro, partecipando, col suo fucile a ripetizione, all&#8217;attacco di un inerme villaggio Turkana, rimanendo per\u00f2 ferito da un colpo di lancia. Fra i negri fatti prigionieri e avviati verso la costa, vi \u00e8 anche una donna bianca: una giovane infermiera finlandese, Maila, che da anni viveva con gli indigeni e che, per la sua spontanea compassione verso i sofferenti, si prende cura della ferita di Jago e lo aiuta a ristabilirsi.<\/p>\n<p>Fra i due giovani, cos\u00ec diversi eppure cos\u00ec simili, nasce una delicata amicizia, e nel cuore dell&#8217;irrequieto portoghese si opera una profonda, radicale trasformazione. Per amore di Maila (ma anche, pur se non vorrebbe ammetterlo, per un nuovo senso di giustizia e di bont\u00e0 che gli sta nascendo nell&#8217;animo), Jago decide di favorire la fuga degli schiavi, ai quali si unisce. Gli Arabi organizzano rapidamente l&#8217;inseguimento e, nella battaglia finale, abilmente organizzata da Jago, i Turkana hanno la meglio e spazzano via i loro persecutori. Ma il giovane \u00e8 nuovamente in preda alla febbre, per l&#8217;infezione mal curata in precedenza; a spalla lo portano fino al treno e, di l\u00ec, Maila lo accompagna fino a Mombasa, in ospedale.<\/p>\n<p>Un giorno, mentre \u00e8 solo in camera, Jago riceve una visita sgradita: quella del suo ex socio d&#8217;affari, che gli rinfaccia il suo tradimento e gli rivela brutalmente la verit\u00e0 che Maila e i dottori gli avevano nascosta: non guarir\u00e0 mai, morir\u00e0 lentamente, come una candela che si spegne, consumato dalle febbri. Il giovane si sente ingannato, ma vuole dare a se stesso un&#8217;ultima dimostrazione di vitalit\u00e0 e, al tempo stesso, guadagnare del denaro da offrire a Maila per i suoi progetti umanitari; e, saputo che sul circuito si sta per correre un&#8217;altra gara automobilistica, ottiene di pilotare la sua vecchia macchina.<\/p>\n<p>Tremante di febbre, fugge dall&#8217;ospedale e, al mattino, si getta tra i bolidi rombanti, alla guida di un veicolo ormai troppo sfruttato, che solo un pazzo penserebbe ancora di pilotare.<\/p>\n<p>Ed eccoci al momento della verit\u00e0, nelle ultime pagine del romanzo (Mario Basari, <em>Asfalto verde<\/em>, Editrice La Scuola, Brescia, 1956, 1972, pp. 111-1116):<\/p>\n<p><em>Jago si ritrov\u00f2 sulla spirale delle curve ad esse. Quella salita era fatta per lui, per i suoi mezzi, per il suo coraggio, forse per la sua follia. Su quella salita contava di sferrare l&#8217;attacco al battistrada e di rubargli la prima piazza, il posto d&#8217;onore.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulle curve la macchina 22 era favorita rispetto all&#8217;altra per una maggior ripresa ed anche per il minor peso. Jago lo sapeva: quella era la sua carta.<\/em><\/p>\n<p><em>Ingran\u00f2 la marcia inferiore solo dopo aver superato la prima curva., spinto ancora dall&#8217;abbrivio della corsa e si port\u00f2 a met\u00e0 altezza della macchina avversaria.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulla nuova curva ti brucio come un pollo!<\/em><\/p>\n<p><em>E rise, Jago, perch\u00e9 vide che l&#8217;altro era costretto ad invertire ancora il passo della marcia e perdere altre frazioni di secondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma sulla seconda curva si trov\u00f2 la strada sbarrata. L&#8217;altro l&#8217;aveva battuto di un soffio. L&#8217;ira gli color\u00ec le guance e si gett\u00f2 all&#8217;inseguimento con maggior lena.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ti batter\u00f2 lo stesso, ti superer\u00f2 a costo di far saltare questa baracca come una caldaia usata!<\/em><\/p>\n<p><em>Lo riprese di coda, gli si rimise sul fianco, riguadagn\u00f2 attimo per attimo e centimetro per centimetro la strada. E raggiunsero la sommit\u00e0 insieme, appaiati.<\/em><\/p>\n<p><em>Si gettarono nella discesa senza neppure una battuta a vuoto, spinti tutti e due dalla stessa furia, dalla stessa ira.<\/em><\/p>\n<p><em>Il rivale di Jago era ancora Olivarez. E ancora una volta Olivarez aveva il mezzo pi\u00f9 potente. Ma nessuno poteva competere con la diabolica astuzia di Jago, n\u00e9 con la sua audacia che rasentava la pazzia.<\/em><\/p>\n<p><em>Giunsero nel rettifilo della foresta. I poveracci che non avevano i soldi per pagarsi l&#8217;ingresso alle tribune, e s&#8217;erano sparpagliati sulle curve del percorso, li videro sbucare dal cavalcavia con le ruote che neppure sfioravano la terra, avvolto in una sola nube, in un solo alone di fuoco e di fumo, in un solo rombo che andava ingigantendo sempre pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando raggiunsero la curva, i motori ebbero un ruggito immenso nell&#8217;inversione delle marce; i bolidi sembrarono fermarsi un attimo per poi scattare in avanti tutt&#8217;uno, con un balzo sincrono, formidabile. Schizzarono pezzi di battistrada e caddero sul prato rimbalzando come tante palle di fucile; sfrigolavano nell&#8217;aria rabbiosamente lasciando dietro di loro una scia azzurrina di polvere e di fumo: friggevano!<\/em><\/p>\n<p><em>Quando la nube della polvere e dei gas disparve, Jago e Olivarez erano gi\u00e0 al fondo del rettifilo e abbordavano le rampe della salita.<\/em><\/p>\n<p><em>Olivarez guard\u00f2 nello specchietto retrovisivo: Jago gli era un palmo indietro. In tutto il rettifilo e le curve, non era riuscito a distanziarlo di un decimo di secondo.<\/em><\/p>\n<p><em>La paura e l&#8217;ira gli bollirono nelle vene e lo fecero scattare:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon mi passer\u00e0 davanti, non lo far\u00f2 passare!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Jago era di diverso parere:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLo chiuder\u00f2 gi\u00e0 alla prima curva! Ormai \u00e8 mio!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Olivarez cambi\u00f2 marcia prima di affrontare la prima curva. E si vide passare sul fianco il bolide rosso di Jago, lanciato come un fulmine, in un turbine di fumo e di fiamme perch\u00e9 tutto lo scappamento s&#8217;era arrossato dai gas.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono primo!<\/em><\/p>\n<p><em>Jago url\u00f2 felice. Era il battistrada! Olivarez, dietro, perdeva uno, due metri ad ogni passaggio di curva!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono primo!<\/em><\/p>\n<p><em>Avanti al muso della sua macchina rossa c&#8217;era solo la strada bianca e libera; le altre macchine doppiate, e da doppiare ancora. Avanti c&#8217;era lo striscione con le lettere di fiamma e d&#8217;oro. In quelle lettere c&#8217;era il simbolo della vita: il mondo sembrava inchinarsi davanti alla sua volont\u00e0!<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono primo!<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 immaginava Maila oltre lo striscione ed egli che le correva accanto a dirle:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Ecco, Maila, ho vinto per questi nostri mondi che sembrano lontani e invece si danno la mano. Maila, se mi volete, vi aiuter\u00f2 a dare un po&#8217; di gioia a chi ne ha bisogno. Forse sbaglier\u00f2 ancora, ma voi mi insegnerete come bisogna fare per andare avanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma gli occhi gli si velarono di colpo. Come se i gas di un&#8217;altra macchina l&#8217;avessero investito e soffocato. Buio, troppo buio.<\/em><\/p>\n<p><em>Tolse la mano sinistra dal volante e la pass\u00f2 rapida sugli occhi, per pulirli. Ma non ebbe luce.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Che diavolo succede?<\/em><\/p>\n<p><em>Ed ecco, la vista gli si appann\u00f2 di pi\u00f9, sempre pi\u00f9 forte: sent\u00ec il cuore battergli nelle tempie con un ritmo pazzesco ed il respiro mancare&#8230; e tutto il suo essere tremante dalla febbre improvvisa&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>E sent\u00ec alle spalle il rombo di Olivarez. Poi lo vide pi\u00f9 vicino lo sent\u00ec al fianco, vide che stava per passargli via.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultima curva gli correva incontro paurosamente. Jago non tolse il piede dall&#8217;acceleratore e non la vide neppure.<\/em><\/p>\n<p><em>Sband\u00f2 sulla sinistra e trov\u00f2 un ostacolo. Ud\u00ec un rombo immane e vide un pezzo di lamiera gialla e rossa, quella di Olivarez saettare nel cielo come una meteora.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi le due macchine si inalberarono alla sommit\u00e0 della salita.<\/em><\/p>\n<p><em>Jago sent\u00ec una morsa gigantesca strappargli le membra ad una ad una. E la notte nera cal\u00f2 attorno a lui, solcata da lampi gialli e rossi e da circoli verdi. E poi nero.<\/em><\/p>\n<p><em>I bolidi schizzarono dalla pista prima in alto, verso il cielo, poi picchiarono il muso in terra; sembrarono abbracciarsi, capottando; poi tornarono a sollevarsi, scivolarono verso il bordo estremo della strada, ruppero il paracarro e si affacciarono di sotto. C&#8217;era un salto di cinquanta metri; in basso gli scogli grigi lambiti dalla spuma bianca del mare e le alghe verdi ed un piccolo arenile puro.<\/em><\/p>\n<p><em>Un salto di cinquanta metri.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi scoppiarono i serbatoi e le fiamme salirono nel cielo azzurro, colorate da una densa nube grassa di nero.<\/em><\/p>\n<p><em>Safui la vide per primo.<\/em><\/p>\n<p><em>Diede un ultimo colpo con la mano sul cappello fino a schiacciarselo sulla nuca, e le falde gli calarono oltre il naso a gocciolargli il sudore e la polvere sulle labbra.<\/em><\/p>\n<p><em>Maila per seconda. La nube nera era gi\u00e0 salita alta nel cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Jago! &#8211; disse. E rimase cos\u00ec, con gli occhi spalancati, bianchi.<\/em><\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p><em>Maila raggiunse la riva del mare assieme all&#8217;ambulanza. Le fiamme andavano spegnendosi lentamente, le lamiere erano contorte e arroventate.<\/em><\/p>\n<p><em>A venti passi dalla macchina rossa c&#8217;era Jago in terra. Nel salto era piombato via e giaceva sulla rena bocconi, con le braccia aperte e le mani affondate nella sabbia.<\/em><\/p>\n<p><em>Maila gli cadde accanto di schianto; gli sollev\u00f2 il capo in grembo.<\/em><\/p>\n<p><em>Jago aveva gli occhi semichiusi. Il volto era pulito, solo una macchia di bruciato sulla guancia.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Jago&#8230; perch\u00e9, perch\u00e9 l&#8217;avete fatto?<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Jago non rispose. Maila gli accarezz\u00f2 i capelli scomposti e gli pul\u00ec la guancia dalla macchia di bruciato.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>Noi hai voluto credere, povero uomo che non sei stato mai bambino&#8230;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Non si era accorta di dargli del \u00abtu\u00bb. Le era nato spontaneo; e poi non era il momento di far caso al cerimoniale.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Venite via, miss&#8230; bisogna portarlo via, &#8211; le disse qualcuno toccandola sul braccio.<\/em><\/p>\n<p><em>Maila gir\u00f2 il capo lentamente.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo la invit\u00f2 ancora:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Lasciatelo, vi far\u00e0 male&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Maila scopr\u00ec i denti come una piccola fiera e grid\u00f2 tanto forte che lei stessa ne ebbe paura:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Lasciatemi!&#8230;Andate via, subito! Via!<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo lasci\u00f2 in terra una barella e se ne and\u00f2 oltre gli scogli: c&#8217;era ancora Olivarez da raccogliere.<\/em><\/p>\n<p><em>Le labbra di Jago sembrarono muoversi; Maila sbarr\u00f2 gli occhi come allucinata quando ne ud\u00ec la voce:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Sono arrivato tardi anche questa volta, Maila&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Jago! Oh, no, no!&#8230; C&#8217;\u00e8 sempre tempo per dire tardi!<\/em><\/p>\n<p><em>-&#8230; Avevo corso per voi&#8230; per noi, per quelle capanne negre che ho distrutto, ed anche per credere, Maila&#8230; per credere che donare \u00e8 giusto e provare a donare per la prima volta&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; S\u00ec, s\u00ec&#8230; ma non dovevi, non dovevi! &#8211; Con la mano gli andava a rimuovere i mille granelli di sabbia dal viso e intanto piangeva senza neppure accorgersene, tanto era violento il suo dolore. Le lacrime correvano sulle sue gote scarnite dalle lunghe veglie e le rimbalzavano sulle piccole labbra prima di sfarinarsi sulla rena. E le cadevano anche sulle dita e inumidivano la pelle bruciata di Jago.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Non piangete, Maila&#8230; non lo merito.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; No, non piango, non piango&#8230; &#8211; ma la sua voce tremava ed invocava nello stesso tempo un po&#8217; di forza.<\/em><\/p>\n<p><em>Le tornarono accanto con la barella ed ella lasci\u00f2 che lo portassero via.<\/em><\/p>\n<p><em>Jago volle dire ancora qualcosa, ma la voce non gli venne; allora lasci\u00f2 penzolare un braccio oltre il bordo ed agit\u00f2 la mano leggermente.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Arrivederci, Jago, arrivederci&#8230; &#8211; disse Maila.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi croll\u00f2 sulla rena col viso nelle mani, sola col suo grande pianto disperato.<\/em><\/p>\n<p><em>E quando la macchina scomparve oltre l&#8217;arenile, tracci\u00f2 una grande \u00abJ\u00bb sulla riva del mare. Finch\u00e9 venne l&#8217;onda a coprirla tutta.<\/em><\/p>\n<p><em>Asfalto verde<\/em> mescola i temi della classica storia d&#8217;avventure, peraltro giocati su piani diversi &#8211; l&#8217;Africa selvaggia, i gorilla, i negrieri, ma anche le moderne corse automobilistiche &#8211; con quelli della storia sentimentale; in questo caso, l&#8217;incontro fra due esseri umani con un passato molto diverso alle spalle e una diversa visione del mondo, eppure destinati ad avvicinarsi affettivamente e spiritualmente, in una atmosfera di estrema delicatezza.<\/p>\n<p>Il personaggio di Maila, dolce e altruista, \u00e8 forse un po&#8217; convenzionale; quello di Jago, invece &#8211; sanguigno, contraddittorio, ma in fondo generosissimo e, a suo modo, nobilmente sognatore &#8211; risulta vivido e immediato.<\/p>\n<p>La narrativa \u00e8 stata solo una delle strade percorse dal poliedrico autore di questo commovente romanzo.<\/p>\n<p>La sua notoriet\u00e0 \u00e8 maggiormente affidata al suo lavoro di grafico e sceneggiatore di fumetti, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Migliaia di ragazzi hanno letto le sue storie, firmate con lo pseudonimo di &quot;Bamar&quot;, e hanno sognato con lui, immedesimandosi nei personaggi delle sue numerose avventure.<\/p>\n<p>Nato a Torino nel 1932, verso la fine degli anni Sessanta &#8211; dopo essere stato direttore di una testata \u00abstorica\u00bb come <em>Il Vittorioso<\/em> &#8211; Mario Basari inizia la lunga e fruttuosa collaborazione con il settimanale cattolico per ragazzi <em>Il Giornalino<\/em>, scrivendo i testi per una serie di emozionanti storie a fumetti.<\/p>\n<p>Fra esse ricordiamo <em>All&#8217;Oregon o all&#8217;inferno<\/em> (con i disegni di Gianni De Luca); <em>Bug Barri<\/em> (disegni di Ruggero Giovannini); <em>Babe Ford<\/em> (disegni di Renato Polese); <em>Gec Sparaspara<\/em> (disegni di Giovanni Boselli); <em>Max Martin<\/em> (disegni di Nevio Zeccara), <em>Piuma Rossa<\/em> (disegni di Gino Sorgini), <em>Max Mado<\/em> (disegni di Mario Rossi), <em>Bruno Stark<\/em> (disegni di Boscarato).<\/p>\n<p>Inoltre, negli anni Settanta, Mario Basari ha curato la sceneggiatura di una serie di adattamenti da opere letterarie, realizzati con i disegni di Franco Caprioli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un equivoco di fondo, che mai \u00e8 stato affrontato a viso aperto, nella maniera in cui la critica letteraria si pone nei confronti della cosiddetta<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-27025","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27025"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27025\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}