{"id":27019,"date":"2008-03-25T11:26:00","date_gmt":"2008-03-25T11:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/25\/una-pagina-al-giorno-la-tentazione-dun-prete-di-marino-moretti\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:36","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:36","slug":"una-pagina-al-giorno-la-tentazione-dun-prete-di-marino-moretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/25\/una-pagina-al-giorno-la-tentazione-dun-prete-di-marino-moretti\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: La tentazione d&#8217;un prete, di Marino Moretti"},"content":{"rendered":"<p>Dal romanzo <em>La vedova Fioravanti<\/em> di Marino Moretti (1941), cap. XIV (edizione Mondadori, 1944, pp. 281-291):<\/p>\n<p><em>&quot;Giunse don Dorligo alla Crocetta e il contadino della prossima casa colonica l&#8217;aveva aspettato, bench\u00e9 fosse, disse, abituato ad andare a letto coi polli. Ma era soltanto per dargli la buona notte: il giovane sostituto conosceva bene la casa e non aveva bisogno di nulla. Queste altre sere, si poteva star certi, il contadino non avrebbe avuto lo stesso riguardo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Don Dorligo entr\u00f2, solo, nel tinello arredato all&#8217;antica, con mobili anonimi, che non parevan di nessuno, o almeno della stessa chiesetta contadina, su per gi\u00f9 come i poveri arredi racimolati, del resto, nei bugigattoli di qualche canonica dei dintorni. C&#8217;era un&#8217;ottomana gialla, una cantoniera, un orologio a pendolo, fermo, e sulla tavola di mezzo pendeva la solita sproporzionata lampada a petrolio nella quale era stata innestata una lampadina elettrica di non pi\u00f9 di dieci candele, s\u00ec che la luce pareva ancora quella del lume originario e il trucco quasi non si vedeva. Egli pos\u00f2 sulla tavola i libri, le cartelle, la bottiglietta di vin bianco, il breviario, poi fece l&#8217;ispezione nella casetta, di sotto e di sopra. Il suo lettino era pronto: doveva averglielo preparato, la sera stessa, la figlia della contadina. Gli piacque che le lenzuola fossero rozze, pens\u00f2 che sua madre amava lenzuola troppo fini, letti troppo morbidi e qui le foglie di granturco come crocchiavano! Sorrise. Non era questa una specie di preparazione al Monte Codruzzo? Certo, la casa parrocchiale lass\u00f9 non era molto pi\u00f9 comoda, e doveva farci anche molto pi\u00f9 freddo. Pens\u00f2 che il rettore di questa chiesetta fosse poverissimo, e cos\u00ec seguisse le sorti della sua chiesa che, non essendo parrocchia, non aveva neppur diritto al fonte battesimale, sicch\u00e9 lui, modesto rettore, non avendo archivio, non poteva celebrar matrimoni e neanche assolvere i pochi morti di tutta la borgata. La messa tutte le mattine e poco altro. Pens\u00f2 don Dorligo che s&#8217;egli non si fosse indugiato in paese, il caro disagio sarebbe toccato a don Amos o a don Gustavo, e ringrazi\u00f2 mentalmente il caro arciprete che aveva pensato a questo bello scansafatiche. Diede anche una capatina in sacrestia in cui restava a notte l&#8217;odor di campagna. Pass\u00f2 in chiesa e s&#8217;inginocchi\u00f2. Era una chiesa cos\u00ec piccolina! \u00abE ora &#8211; disse &#8211; si far\u00e0 qualche cosa in tinello\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Seduto alla tavola ovale, sotto la lampada, cerc\u00f2 le cartelle, apr\u00ec uno di quei libri, s&#8217;arm\u00f2 della stilografica , allontanando per ora il breviario. Doveva scrivere per quelle<\/em> Ephemerides Liturgicae <em>una recensione impegnativa per una recente opera di Diritto Concordatario<\/em> <em>(l&#8217;articoletto contro il ballo l&#8217;aveva scritto in venti minuti). Quanti bei temi e quante idee! Feste religiose e loro profanazione&#8230;Divisioni di Confraternite&#8230;Assistenza religiosa ai soldati&#8230;Scriveva e scartabellava nel gran silenzio, non gi\u00e0 con l&#8217;ansia di creazione di quando aveva come strappati dal cuore, di notte gli ultimi capitoli del suo bel racconto morale. Ora accadeva che la penna incespicasse, tornasse indietro, cancellasse, riprendesse da capo, perch\u00e9 questo era un lavoro serio: eh, eh, Diritto Concordatario&#8230; Quando fin\u00ec, gli parve di sudare come se avesse dato un esame. Guard\u00f2 l&#8217;orologio: erano quasi le undici. Allora ricord\u00f2 che doveva ancora dire la seconda parte d&#8217;ufficio, e tese la mano verso il grosso breviario quando ud\u00ec picchiare, quasi dolorosamente, all&#8217;uscio di casa. Aspett\u00f2 che bussassero ancora. Pens\u00f2 che qualcuno avesse visto trapelare il lume dagli interstizi della finestra. Pens\u00f2 a un malato grave in una casupola lontana, sperduta. A san Mauro in Fiume toccava quasi sempre a lui. Ci aveva fatto un bel tirocinio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Apr\u00ec, e per prima cosa vide una bicicletta con un fanalino piuttosto languido.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Qualcuno che sta male?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non s&#8217;era accorto ch&#8217;era una donna. Per solito, \u00e8 il capo di casa che viene a chiamare col carrettino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Don Dorligo &#8211; fece la donna &#8211; sono io, sono la Wanda&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Chi? La Wanda Buratti? A quest&#8217;ora?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Fatemi entrare, don Dorligo. Sono sfinita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lui non avrebbe certo fatto in tempo a precluderle il passo, tanto la miracolata aveva spinto dentro la bicicletta con irruenza e forse forse contro di lui. Entr\u00f2, la porta del tinello era aperta e faceva luce al piccolo ingresso. Nello stesso stupore don Dorligo non si stup\u00ec ch&#8217;ella entrasse in tinello prima di lui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Come? Come? &#8211; badava a dire. &#8211; A quest&#8217;ora?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lei era caduta mezza distesa sull&#8217;ottomana, restava con gli occhi chiusi, immobili, senza dar segno di vita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Che avete fatto? Di dove venite?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Don Dorligo ripet\u00e9 le domande, lei fece segno di aver pazienza ancora pochi minuti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- S\u00ec &#8211; disse finalmente con vice fioca &#8211; non so che cosa mi sarebbe successo se non avessi trovato questo rifugio, se non avessi avuto la forza almeno d&#8217;arrivare in bicicletta fin qui&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Che vi \u00e8 successo? Da dove venite?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Dal paese? Credete che venga dal paese? No, al contrario, ci tornavo in paese: ho trascorso tutta la giornata con la mia amica levatrice, in citt\u00e0, e dovevo passar la notte con lei, , s\u00ec, con lei, perch\u00e9non mi sentivo bene, ero stata tutto il giorno indisposta&#8230; Ancilla non mi voleva lasciar partire, figuratevi ch&#8217;ero gi\u00e0 a letto nella stessa stanza d&#8217;Ancilla, e diceva: non ti reggi, tornare in bicicletta a casa a quest&#8217;ora! Non capiva la mia risoluzione, non capiva che non avrei potuto restare un minuto di pi\u00f9 in casa sua&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- perch\u00e9? &#8211; chiese lui senza volerlo<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- perch\u00e9? Perch\u00e9 io, non l&#8217;amo Ancilla, non l&#8217;amo! Non ho nessuna fiducia in lei, non credo nella sua amicizia, non credo nemmeno nella sua onest\u00e0 e non capisco nemmeno come io mi sia lasciata abbindolare&#8230; Una che \u00e8 stata soprannominata Sempre Libera Deggio! Una levatrice! Gi\u00e0, il fidanzamento con Palin \u00e8 rotto. Da troppo tempo, don Dorligo, l&#8217;uno non voleva pi\u00f9 saperne dell&#8217;altro&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In un improvviso richiamo alla realt\u00e0, don Dorligo cap\u00ec che tutte queste erano inutili chiacchiere. Si avvicinava forse mezzanotte e lui era qui nella casa del rettore della Crocetta insieme con una ragazza, solo con una ragazza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Non m&#8217;interessa &#8211; disse infine severo. &#8211; Non m&#8217;interessa quel che voi dite. Non posso interessarmi alle vostre cattive amicizie a quest&#8217;ora. Se vi sentite meglio, salite in bicicletta e tornate subito a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lei lo guard\u00f2 in modo come se gli dicesse che per ora non rispondeva. Era ridiventata brutta, zingaresca. Riappoggi\u00f2 il capo fra spalliera e cuscino e chiuse gli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;.- Non avete detto che vi sentite meglio?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non ho detto che mi sentivo meglio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Be&#8217;, non potete fermarvi qui. C&#8217;\u00e8 qui vicino la famiglia del contadino. Posso svegliare l&#8217;<\/em>arzdora <em>e dire che vi prenda in casa e v&#8217;assista.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- No, no &#8211; disse lei, rialzando il capo, &#8211; non fate questo, abbiate pazienza un altro quarto d&#8217;ora, poi me ne vado&#8230; Non sapevo, &#8211; aggiunse dopo una pausa, &#8211; non sapevo ch&#8217;eravate cos\u00ec energico. Fate cos\u00ec anche coi vostri malati?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Don Dorligo tacque, finse di riordinare le carte sparse sulla tavola: o almeno parve a lei che fingesse. D&#8217;un tratto, lui alz\u00f2 il capo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Voi sapevate che io ero alla Crocetta a quest&#8217;ora? Come lo sapevate?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non lo sapevo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non lo sapevate? Credevate davvero di trovare qui il rettore don Guerino?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;S\u00ec, s\u00ec, credevo di trovare il rettore don Guerino Spreti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- E vi siete stupita di trovare invece me?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La ragazza alz\u00f2 le spalle come a significare che lei difficilmente si stupiva di qualche cosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non \u00e8 vero. \u00c8 chiaro che mentite. Voi avete saputo alla parrocchia che io sostituisco per qualche tempo il rettore. Qualcuno ve lo ha detto. Perch\u00e9 non confessate?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;-E se fosse? Che delitto avrei commesso, se cos\u00ec fosse?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;-No. Ma ora dovete uscire di qui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;-Don Dorligo si ergeva severo puntando le mani sulla tavola. La ragazza stette un po&#8217; a guadare una piccola arteria che pulsava sulla fronte di lui, poi ricadde come esaurita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- S\u00ec, &#8211; mormor\u00f2 con gli occhi socchiusi, &#8211; ora me ne vado&#8230;me-ne va-do&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il prete si rimise a sedere. Apr\u00ec a caso l&#8217;opera sulla<\/em> Celebrazione del matrimonio in Italia dopo il Concordato<em>, chin\u00f2 il capo per leggere, col cuore che gli tumultuava dentro per l&#8217;ira. Gli occhi non vedevano le parole. L&#8217;ira tumultuando incontrava in fondo al cuore una strana piet\u00e0, e gli pareva che fosse stato sempre cos\u00ec, che la miracolata avesse suscitato in lui come negli altri i sentimenti pi\u00f9 discordi, i pi\u00f9 ostinati contrasti, di congettura e di giudizio. Ebbe l&#8217;impressione che se l&#8217;avesse gettata sulla strada di notte con la sua bicicletta, sarebbe stato troppo crudele. D&#8217;altronde, approvava che lei avesse deciso di rompere i rapporti con Ancilla Brighi, qui almeno la ragazza, la donna di chiesa, aveva dimostrato una certa saggezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Don Dorligo &#8212; interruppe lei con una vocina che non era pi\u00f9 la sua, &#8211; non avete mica un po&#8217; di caff\u00e8?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- No, &#8211; rispose lui sinceramente addolorato &#8211; , &#8211; qui non c&#8217;\u00e8 nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Pazienza -, disse lei e richiuse gli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lasci\u00f2 passare qualche minuto, poi s&#8217;alz\u00f2 come a fatica e venne a sedersi alla tavola con dolce intima curiosit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Che libri sono? S\u00ec, continuate a lavorare. Io non vi disturbo. Mi piace cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli chin\u00f2 di nuovo gli occhi sul libro. Non leggeva, sentiva anzi passare i minuti, e pensava per la prima volta che il silenzio d&#8217;una donna seduta, nella pace notturna, era in certi casi perfino attraente. La compagnia d&#8217;una giovane donna molto discreta&#8230; Ricord\u00f2 di colpo il motto di don Amos: \u00abCave a muliere in omni casu\u00bb, ricord\u00f2 il motto: \u00abA muliere initium peccati\u00bb, e chiuse il libro lasciandovi sopra un forte pugno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ora basta, ora debbo ritirarmi. Domattina bisogna alzarsi verso le cinque. Ora come vi sentite?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Mi sono riposata. Sto meglio. Se non fossi costretta a salire in bicicletta&#8230; ma \u00e8 uno sforzo che bisogna fare e lo far\u00f2. Lasciatemi seduta pochi minuti. Dieci altri minuti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli riapr\u00ec il libro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Don Dorligo! &#8211; riprese lei carezzevole dopo una dolce pausa. &#8211; Si sta bene qui seduto sotto la lampada&#8230; Questo silenzio&#8230;che silenzio! Sentite? Oh Dio, perch\u00e9 questi libri? Mi pare che non siate fatto per studiare tutta la notte, su questi libri. Del resto, tolto il breviario, qui non c&#8217;\u00e8 nulla di veramente sacro. Voi non avete il cuore cos\u00ec arido, don Dorligo, io lo so.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Che cosa sapete voi?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Parlate franco: vostra madre non vi ha mai detto nulla di me?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non ricordo che mia madre m&#8217;abbia mai fatto il vostro nome<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Meglio, molto meglio. Vostra madre \u00e8 una brava donna, una donna generosissima, e voi forse le somigliate bench\u00e9 non vogliate farlo capire. Sono convinta che anche vostra madre pensa di voi che non avete il cuore arido. Lei forse non ne ha l&#8217;assoluta certezza, ma io! A me, don Dorligo, le prove non mancano: dico, le prove.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Quali prove?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lei sorrideva con gli occhi sfavillanti, avidi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Chi \u00e8 Nicoletto da Modena? &#8211; chiese a voce bassissima. &#8211; Vedete? Diventate rosso!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il prete si sentiva infatti ardere il viso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Il mio amico Palin ha parlato? Ha fatto male. Quanto a me, non ho inteso dare che un libro d&#8217;onesto svago alle nostre associazioni cattoliche. Esso \u00e8 potuto uscire, del resto, con l&#8217;<\/em>imprimatur. <em>Di questi libri Pierre l&#8217;Ermite, un parroco, ne ha scritti a dozzine. In seminario, il nostro rettore&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Di che vi scusate? Credete che non mi sia accorta dell&#8217;<\/em>imprimatir<em>? Volevo dire soltanto che questo romanzo potrebbe anche dimostrare che voi non avete il cuore arido. Sotto sotto, \u00e8 un romanzo d&#8217;amore.<\/em>_3C/p>\n<p><em>&quot;- Che dite? D&#8217;amore? Vi ripeto che io ho scritto il romanzo come collaboro al bollettino al bollettino parrocchiale, come ho finito ora di recensire questa opera sul Diritto Concordatario, perch\u00e9&#8230; perch\u00e9 un giovane prete che sappia tenere la penna in mano deve saper are un po&#8217; di tutto&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Via, don Dorligo, parliamoci chiaro: si pu\u00f2 scrivere un romanzo che non sia d&#8217;amore? Io direi di no. Voi stesso non vi conoscete. Avete accettato di portar questa veste perch\u00e9 vostra madre vi ha messo, quasi fanciullo, per questa via. Quando vi si \u00e8 offerta l&#8217;occasione di dimostrare il vostro temperamento, avete scritto&#8230;che cosa? un romanzo. Potete scrivere versi latini quanti ne volete, potete scrivere anche sul Concordato, ma voi non siete don Dorligo Fioravanti , voi siete Nicoletto da Modena, io vi dico la verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Quale verit\u00e0, quale?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Qui egli s&#8217;era levato pallido d&#8217;ira.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- S\u00ec, don Dorligo, io vi conosco ormai come nessuno. Nessuno sa nulla di voi. La mamma vostra \u00e8 troppo ignorante. I preti della parrocchia sono, per queste cose, anche pi\u00f9 ignoranti di vostra madre. Che cosa potete sperare in questo ambiente? Quale credete debba essere d&#8217;ora in poi la vostra vita, quale, dite, quale? Non vedete com&#8217;\u00e8 ridicolo sedere in quel vostro ufficio come un avvocato senza cause? Voi dite che vi basta la messa, ma io dico che il divin sacrificio non basta, non basta. E nemmeno basta il breviario. E nemmeno giornali e rivistine cattoliche, niente, niente. Voi dovete vivere, don Dorligo, vivere, vi-ve-re! Avete visto il vostro amico Palin?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;-Io? Io finir\u00f2&#8230;? &#8211; balbettava lui come annaspando. &#8211; Come finir\u00f2?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Ascoltate. Qel ch&#8217;io vi dico ora vi far\u00e0 soffrire. Questa notte non dormirete. Io avr\u00f2 il rimorso di non farvi dormire per tre, quattro, cinque notti d seguito. Non dormir\u00f2 nemmeno io, ve l&#8217;assicuro. Soffriremo insieme, caro, ciascuno nel suo lettino. Ma poi!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Eh via, &#8211; don Dorligo scatt\u00f2 &#8211; non mi conoscete tanto come credete se mi vedete sempre seduto in quel mio ufficio come un avocato senza cause. Ebbene&#8230;io partir\u00f2, e presto, molto presto, cara miracolata. S\u00ec, aspetto d&#8217;esser parroco, avr\u00f2 in settimana il biglietto di nomina, andr\u00f2 in montagna e precisamente sul Monte Codruzzo: ecco dove andr\u00f2 e come finir\u00f2, signorina miracolata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Allora la ragazza gli si abbatt\u00e9 contro come impazzita:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Vigliaco! Hai accettato? Hai davvero accettato? Ma io non voglio, capisci? Io non voglio e non vorr\u00f2 mai&#8230; Tua madre accetterebbe anche una relazione tra noi, la proteggerebbe, la nasconderebbe, purch\u00e9 io non chiedessi di strapparti per sempre la veste, di toglierti la &#8216;professione&#8217;! ma io non accetto. Via la veste! Sposare&#8230; sposare&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lui la respingeva e lei tentava con le dite di sbottonargli la veste, e, con un paio di forbici uscite non si sa donde, tagliuzzarla, oltraggiarla: era gi\u00e0 riuscita a un primo sfregio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Tua madre dica e proponga ci\u00f2 che vuole, per amore della professione, ma io non accetto e non accetter\u00f2 mai, tu devi fare come il tuo amico Palin, cio\u00e8 via la veste, via, via!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lui s&#8217;era difeso, l&#8217;aveva disarmata, l&#8217;afferrava alla gola, la respingeva verso il divano, senza lasciarle la gola, non essendovi altro modo di fermare tanta sozzura: non lasciava la presa: gli pareva cos\u00ec di difendere s\u00e9 stesso prete e la madre del prete oltraggiata. Infine l&#8217;adagi\u00f2 sul divano, e allora ebbe il primo sospetto d&#8217;averla finita e di vederle realmente sul collo e sul viso, un viso divenuto atroce, i segni orrendi della soffocazione e dell&#8217;angoscia. Fu per chiamare quando ud\u00ec, o gli parve d&#8217;udire, il rumore di un&#8217;automobile alla porta di strada. Si precipit\u00f2 ad aprire prima che bussassero. Non riconobbe la donna infagottata che scendeva dall&#8217;automobile, gli afferrava un braccio, chiudeva la porta dietro di s\u00e9: non riconosceva ancora sua madre.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Sono io, don Dorligo, io, io&#8230; Che avete fatto? La veste tutta strappata?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Entr\u00f2 nel tinellino quasi trascinandolo dietro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Guardate, mamma. Guardate l\u00e0&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>In questo brano de <em>La vedova Fioravanti<\/em>, nel quale don Dorligo, il protagonista maschile, resiste vittoriosamente alla seduzione di una giovane donna che vorrebbe farlo spretare e condurlo all&#8217;altare, si possono osservare le migliori qualit\u00e0 della narrativa di Marino Moretti, che molti conoscono pi\u00f9 come poeta crepuscolare, bench\u00e9 la parte maggiore della sua opera, e quella che copre quasi l&#8217;intero suo percorso letterario, sia legata alla narrativa ed esorbiti, in gran parte, dai limiti sia cronologici che formali di quel movimento.<\/p>\n<p>Uno stile piano, pulito, lucido e carezzevole; un particolare interesse umano per le psicologie irrisolte, bivalenti o, almeno potenzialmente, divise; una calda simpatia umana per tutti i suoi personaggi, per i loro casi grandi e piccini, per le loro piccole ambizioni, i loro piccoli sogni e le loro piccole e grandi delusioni; un&#8217;attitudine a osservare la vita senza giudicarla e senza imporle rigidi codici morali; una bonariet\u00e0 soffusa di malinconia e dissimulata dietro una scrittura solo apparentemente semplice e quasi giocosa; un&#8217;atmosfera &quot;minimalista&quot;, dalla quale emergono cose, persone e situazioni in tutto il loro umile eroismo, in tutta la loro coraggiosa fatica di vivere, di credere, di andar avanti. E, ancora, una istintiva repulsione per le svolte drammatiche, per i toni troppo seri, per la retorica in qualsiasi forma e travestimento si possa presentare; soprattutto per gli pseudo superomismi di un malinteso nietzscheanesimo.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il registro letterario preferito da Marino Moretti, scrittore senza orpelli e senza squilli di tromba, antidannunziano per temperamento oltre che per convinzione, cechoviano per scelta e per intima essenza. In pi\u00f9, il Moretti narratore possiede quella propensione per una sottile ironia che \u00e8 estranea, invece, al Moretti poeta ed \u00e8 elemento caratteristico, piuttosto, dell&#8217;altro grande poeta crepuscolarista, Guido Gozzano. Ma essa, in Gozzano, \u00e8 compiaciuta ed evidente, mentre in Moretti s&#8217;intravede appena fra le righe, come un timido sole di marzo che non osa uscire apertamente da dietro il baldacchino color cenere delle nuvole gonfie di pioggia.<\/p>\n<p>Moretti rifugge dai toni troppo seri: e anche la tentata seduzione della Wanda, che pure si avvicina, per un momento, a una sorta di bilancio &#8211; molto serio &#8211; della vita presente e futura del giovane prete e aspirante parroco, don Dorligo Fioravanti, scivola poi nel dramma semiserio della crisi isterica, della tentata aggressione a colpi di forbici, dello svenimento della donna, vistasi irrimediabilmente sconfitta nei suoi disegni&#8230;<\/p>\n<p>Ma la vera vincitrice \u00e8 lei, la vedova Fioravanti, la protagonista femminile del romanzo: lei, che veglia con infallibile istinto su quel figlio, giovane e piacente, in cui ha riposto tutto il suo orgoglio, tutte le sue ambizioni sociali, quale madre del futuro parroco don Dorligo: quando essere parroco, e sia pure &#8211; all&#8217;inizio &#8211; di uno sperduto paesetto di montagna, voleva pur dire qualche cosa. Una bella rivincita, un bel traguardo per la povera vedova, dal passato di moglie non proprio immacolato, che ha puntato tutte le sue carte su quel figlioletto messo ancora piccolo in seminario e adesso, finalmente, cos\u00ec vicino a cogliere il frutto di tanti sacrifici, di lui e, soprattutto, di lei&#8230;<\/p>\n<p>Scrive Giuseppe Zaccaria nel suo saggio <em>Invito alla lettura di Marino Moretti<\/em> (Milano, Mursia, 1981, pp. 58-61):<\/p>\n<p><em>&quot;Pompeo Fioravanti, il \u00abmaggior macellaio\u00bb, si \u00e8 affidato per l&#8217;educazione del figlio Dorligo, all&#8217;arciprete, che ha collocato il ragazzo in seminario. Ma quella che doveva essere, nelle intenzioni dei genitori, una sistemazione provvisoria, accettata di buon brado per il basso costo della retta, risulta alla fine una vera e propria vocazione, che condurr\u00e0 Dorligo al sacerdozio. Un viaggio in seminario diviene il pretesto ,da parte di Pompeo, per punire e umiliare la moglie, di cui il &#8216;paese&#8217; , secondo una consuetudine crudele, si preparava a denunciare pubblicamente le infedelt\u00e0. Alla morte del marito, tuttavia, la vedova Fioravanti decide di consacrarsi interamente all&#8217;avvenire del figlio (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Al contrario dell&#8217;Andreana, la vedova Fioravanti si trova in bune condizioni economiche, che decide di mettere a frutto della sua condizione di \u00abmadre di sacerdote e niente altro\u00bb. Per prepararsi all&#8217;ordinazione del figlio, riassetta la casa, arredandovi un apposito &#8216;ufficio&#8217;, ma don Dorligo si mostra reticente di fronte alle eccessive attenzioni e, soprattutto, contrasta le sue ambiziose speranze. Pur mordendo il freno, la madre si adatta infine a dargli del &#8216;voi&#8217;, ma non rinuncia alle sue premure, ai regali sempre pi\u00f9 costosi, alla tutela protettiva. Assumendosi addirittura non richiesti compiti amministrativi e promozionali.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Don Dorligo, d&#8217;altro canto, teme che la madre scopra i suoi piccoli segreti: nel periodo del seminario ha iniziato un &#8216;romanzetto morale&#8217;, che, pubblicato con uno pseudonimo, otterr\u00e0 un notevole successo. Prosegue intanto, nei suoi scarsi avvenimenti, la vita del paese: le riunioni con gli alri giovani preti sotto gli sguardi compiaciuti e compiacenti della madre, che offre il t\u00e8 e le sigarette, mentre continua, per conto suo, a curare le &#8216;pubbliche relazioni&#8217;; la visita del compagno Palin, che ha rinunciato al seminario e gli presenta la sua fidanzata; l&#8217;incontro con Wanda, la &#8216;miracolata&#8217;, che segue con uno scrupolo eccessivo, ma sempre pi\u00f9 formale, le pratiche religiose. A interrompere questa<\/em> routine <em>interviene la nomina di don Dorligo a cappellano di un lontano paese, ai confini della diocesi. Dopo aver provveduto di persona alla sistemazione del figlio, la vedova Fioravanti, nuovamente sola, rischia di cedere a una nuova tentazione della carne, ma il pensiero di don Dorligo la preserva appena in tempo, quando sta per cadere fra le braccia del pescivendolo Bruno Ghetti. L&#8217;esperienza di cappellano \u00e8 peraltro destinata a concludersi dopo alcuni mesdi di intensa attivit\u00e0, perch\u00e9 don Dorligo si ammala e la madre, dopo averlo ricondotto a casa, ottiene dalle autorit\u00e0 ecclesiastiche l&#8217;autorizzazione a scioglierlo dai vincoli parrocchiali. L&#8217;atmosfera dell&#8217;idillio iniziale \u00e8 comunque destinata a venire meno. La vedova Fioravanti appare sempre pi\u00f9 combattuta fra il desiderio per Bruno Ghetti eil rispetto nei confronti del figlio. Nel frattempo si \u00e8 accorta che su di lui ha messo gli occhi Wanda, che non tralascia occasioni per incontrarlo. Ceerca allora un colloquio con la ragazza e la diffida dal prosegue nelle sue intenzioni. Elusa per\u00f2 anche dalle resistenze che il figlio oppone alla sua volont\u00e0, d\u00e0 nuovamente convegno al pescivendolo, approfittando di una temporanea assenza di don Dorligo, che sostituisce il rettore di una cappella del circondario. Ma ancora una volta, dopo aver spontaneamente offerto a Bruno Ghetti i soldi che gli occorrono per risolvere una difficile situazione finanziaria, si sottrae da ultimo alla consumazione del &#8216;peccato&#8217; e si fa precipitosamente condurre in automobile dal figlio. Lo trova in compagnia di Wanda che, simulando una caduta dalla bicicletta,, \u00e8 stata ricevuta in canonica ed ha dichiarato al giovane sacerdote il suo amore, tentando di strappargli di dosso, nonostante le ripulse, la veste talare. Wanda viene riaccompagnata in paese e la madre, rammendando la tonaca, veglia tutta la notte sul difficile riposo del figlio. Il mattino seguente li trover\u00e0 entrambi pacificati, riuniti di fronte alla celebrazione del sacrificio della messa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sebbene respinga le possibili infrazioni, la conclusione non intacca tuttavia lo spessore del racconto, legato a situazioni pi\u00f9 sottilmente ambigue e contraddittorie. Esse riguardano, in primo luogo, il rapporto possessivo della madre nei confronti del figlio sacerdote ma, a differenza dei<\/em> Puri di cuore<em>, non lo risolvono nei termini di una linearit\u00e0 esemplare. Al contrario, si manifestano attraverso una serie di impulsi contrastanti, che, vissuti al livello della coscienza e dell&#8217;agire dei personaggi, conferiscono alla narrazione una pi\u00f9 intima e drammatica conflittualit\u00e0; una conflittualit\u00e0 che l&#8217;ironia alleggerisce, pur senza cancellarne le motivazioni profonde.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Marino Moretti \u00e8 nato a Cesenatico nel 1885 ed \u00e8 morto nel suo paese natale nel 1979.<\/p>\n<p>Interrotti gli studi classici, esordisce come poeta crepuscolarista con le raccolte <em>Fraternit\u00e0<\/em>, del 1905, e <em>Poesie scritte col lapis<\/em>, del 1910, che risentono, fra l&#8217;altro, della lezione del Pascoli delle <em>Myricae<\/em>.<\/p>\n<p>La sua narrativa, popolata di personaggi un po&#8217; sbiaditi e rinunciatari, ma anche di indimenticabili ritratti femminili straordinariamente &#8216;moderni&#8217; per forza di carattere e coraggio di fronte alla vita, comprende romani e racconti come <em>La voce di Dio<\/em> (1920), <em>I puri di cuore<\/em> (1923), <em>L&#8217;Andreana<\/em> (1935; interpretata poi, nella versione televisiva, da una splendida e bravissima Ilaria Occhini), <em>La vedova Fioravanti<\/em> (1941), <em>Il fiocco verde<\/em> (1948), <em>La camera degli sposi<\/em> (1958), tutti ambientati nella &#8216;sua&#8217; Romagna, specialmente nel mondo dei pescatori e dei commercianti di pesce, gente modesta e sena troppe pretese; e tutti ingentiliti da una vena di delicata ironia e, qua e l\u00e0, da squarci di autentico umorismo.<\/p>\n<p>Negli ultimi ani \u00e8 tornato alla poesia con le tre raccolte <em>L&#8217;ultima estate<\/em> (1968), <em>Tre anni e un giorno<\/em> (1971), <em>Le poverazze<\/em> (1973).<\/p>\n<p>Marino Moretti: uno scrittore bravo, sobrio e delicato, che onora la nostra letteratura contemporanea e che meriterebbe di essere riletto e riscoperto, specialmente da parte dei giovani che, temiamo, ne conoscono forse appena solo il nome.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal romanzo La vedova Fioravanti di Marino Moretti (1941), cap. XIV (edizione Mondadori, 1944, pp. 281-291): &quot;Giunse don Dorligo alla Crocetta e il contadino della prossima<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-27019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27019"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27019\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}