{"id":27016,"date":"2014-12-14T11:59:00","date_gmt":"2014-12-14T11:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/14\/quando-la-marina-italiana-progettava-lattacco-di-new-york\/"},"modified":"2014-12-14T11:59:00","modified_gmt":"2014-12-14T11:59:00","slug":"quando-la-marina-italiana-progettava-lattacco-di-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/14\/quando-la-marina-italiana-progettava-lattacco-di-new-york\/","title":{"rendered":"Quando la Marina italiana progettava l\u2019attacco di New York"},"content":{"rendered":"<p>Riesce oggi difficile pensare che in pieno 1943, quando gi\u00e0 le ombre del tradimento e della disfatta si profilavano minacciose sul nostro Paese, e una intera classe dirigente era pronta ad accogliere a braccia aperte i nemici, chiamandoli &quot;liberatori&quot;, vi erano, nelle nostre Forze Armate, degli uomini che non solo continuavano a fare il loro dovere, sacrificandosi ogni giorno per difendere l&#8217;integrit\u00e0 della patria, ma andavano anche pi\u00f9 in l\u00e0, e, privi di qualsiasi complesso di inferiorit\u00e0 verso gli Alleati e la loro forza industriale e militare soverchiante, progettavano operazioni sempre pi\u00f9 audaci, per portare la guerra nella tana stessa dell&#8217;avversario.<\/p>\n<p>Perfino dopo che la Sicilia era caduta, invero poco gloriosamente per il nostro esercito, nelle mani delle armate anglo-americane, e dopo che Badoglio aveva preso il posto di Mussolini come capo del governo, avviando subito, in segreto, trattative di armistizio con il nemico, mentre per\u00f2 i capi dell&#8217;esercito e della marina continuavano a esortare ufficiali e soldati a battersi fino all&#8217;estremo sacrificio per ricacciare l&#8217;invasore, perfino allora c&#8217;era chi, dopo le spettacolari e gloriose imprese dei nostri uomini-rana contro la flotta inglese del Mediterraneo, studiava e metteva a punto, anche con una intensa e difficile serie di esercitazioni, obiettivi ancora pi\u00f9 lontani e strategici di quanto lo fosse stata Alessandria d&#8217;Egitto: Malta, Gibilterra, Freetown sulla costa occidentale africana (base della squadra navale britannica dell&#8217;Atlantico Meridionale) e perfino New York.<\/p>\n<p>L&#8217;azione contro New York, presa in esame, a suo tempo, anche dall&#8217;aviazione, avrebbe dovuto aver luogo all&#8217;inizio di dicembre 1943; la sua ideazione nasceva da un disegno di guerra psicologica, pi\u00f9 che per gli effetti materiali che avrebbe causato (che sarebbero stati scarsi o minimi) e la sua preparazione era gi\u00e0 in fase piuttosto avanzata allorch\u00e9, come un fulmine a ciel sereno, annuncio dell&#8217;avvenuto armistizio, dato via radio, e non mediante una doverosa comunicazione interna del Comando supremo, o del governo, o del sovrano, gel\u00f2 quei valorosi e mise la parola fine ai loro audacissimi progetti.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione avrebbe dovuto svolgersi cos\u00ec: un sommergibile oceanico avrebbe trasportato presso la foce del fiume Hudson un sommergibile d&#8217;assalto, e questo sarebbe penetrato nel grande porto americano, per attaccare il naviglio ivi presente e provocare il massimo del disorientamento e della confusione in un nemico che, sicuro di s\u00e9 e delle proprie inesauribili riserve di uomini e materiali, non aveva mai dovuto affrontare la guerra sul proprio territorio, n\u00e9 mai aveva subito l&#8217;esperienza di vedersi aggredito in casa propria (se si eccettua l&#8217;occupazione degli isolotti di Attu e Kiska, all&#8217;estremit\u00e0 delle Aleutine, in Alaska, da parte dell&#8217;esercito giapponese; e senza tener conto degli attacchi portati dai sommergibili tedeschi e italiani, contro le navi e i convogli statunitensi, al largo delle coste atlantiche del Nord America).<\/p>\n<p>Il fatto che, nell&#8217;Italia stremata da tre anni di guerra durissima e di privazioni inaudite, vi fossero ancora gli uomini e i materiali per pensare e attuare simili piani di operazione; che vi fossero, cio\u00e8, tanto le risorse materiali, sia pure in misura limitatissima, quanto la volont\u00e0 di proseguire la lotta e di portarla verso il cuore della potenza nemica, suggerisce quali risultati avrebbero potuto ottenere le nostre Forze Armate, sin dal giugno del 1940 &#8211; quando la situazione strategica complessiva, in Europa e in Africa, era tanto diversa, e nettamente favorevole all&#8217;Asse &#8212; se fossero state impiegate con decisione e un briciolo di audacia dai nostri alti comandi, profittando del crollo della Francia e delle gravissime difficolt\u00e0 in cui versavano l&#8217;esercito e la flotta britannici.<\/p>\n<p>In particolare, la mancata occupazione di Malta &#8212; che, al principio dell&#8217;estate 1940, era pressoch\u00e9 sguarnita &#8212; ebbe conseguenze incalcolabili per l&#8217;andamento successivo delle operazioni: senza esagerare, si pu\u00f2 affermare che da essa ebbe origine la sconfitta finale delle forze italo-tedesche nella campagna del deserto nordafricano, sconfitta che, nell&#8217;estate del 1943, apr\u00ec le porte della Sicilia, e del&#8217;Italia stessa, all&#8217;invasione anglo-americana e segn\u00f2 il destino politico e militare del nostro Paese.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che, nella decisione di non attaccare n\u00e9 Malta, n\u00e9 alcun altro obiettivo sensibile inglese, nei mesi che vanno dal giugno al dicembre del 1940, quando ebbe inizio la controffensiva inglese di Sidi el Barrani (la cosiddetta Operazione Compasss), che segn\u00f2, per noi, la perdita della Cirenaica e la fine delle velleit\u00e0 mussoliniane di condurre una &quot;guerra parallela&quot; alla Germania, ma autonoma rispetto a quest&#8217;ultima; \u00e8 possibile, dicevamo, che, nella sciagurata e incomprensibile decisione di entrare in guerra, senza per\u00f2 volerla combattere sul serio, semplicemente aspettando che il nemico si arrendesse per merito dei successi altrui, vi sia stato non solo un calcolo politico sbagliato, ma qualche cosa di pi\u00f9 e di peggio. \u00c8 possibile, insomma, che, dietro le quinte della diplomazia ufficiale, vi sia stata la richiesta britannica di non passare all&#8217;attacco, n\u00e9 in Africa Orientale, n\u00e9 in Libia, n\u00e9 nello scacchiere navale del Mediterraneo, facendo balenare a Mussolini la prospettiva di un tacito consenso all&#8217;annessione delle colonie francesi e promettendo che le forze inglesi, a loro volta, non avrebbero attaccato le nostre posizioni, in vista di una pace negoziata da raggiungere in un secondo tempo. Certo delle trattative in tal senso furono aperte dagli Inglesi nello scacchiere dell&#8217;Africa Orientale, ove essi erano pi\u00f9 vulnerabili (si calcola che avessero qualcosa come 3.000 uomini in tutto il Sudan, contro i 300.000 che avevamo noi in Etiopia); ed \u00e8 altrettanto certo che il vicer\u00e9 Amedeo di Savoia cadde in pieno nel tranello tesogli dal suo vecchio amico d&#8217;infanzia Lord Rennell, quando gli venne proposto di rimanere con le armi al piede in cambio di una neutralizzazione &quot;de facto&quot; dell&#8217;Impero, le cui sorti sarebbero state decise solo a guerra finita, al tavolo della pace. La folle decisione di non attaccare il Sudan quando la superiorit\u00e0 italiana era cos\u00ec schiacciante, e, in seguito, di andarsi a rinchiudere nel &quot;ridotto&quot; indifendibile dell&#8217;Amba Alagi, si spiega solo cos\u00ec: e non si tratta di elucubrazioni pi\u00f9 o meno fantasiose, ma di dati di fatto ormai acclarati, soprattutto per merito di studiosi anticonformisti come Franco Bandini, i quali hanno ricostruito tutti i risvolti di quella &quot;guerra psicologica&quot;, fatta di adescamenti, false promesse e tradimenti da una parte, macroscopiche ingenuit\u00e0 (perlomeno) dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere, dunque, che la decisione italiana di non cogliere il momento propizio, nell&#8217;estate del 1940, sia stata la conseguenza di queste trame occulte; cos\u00ec come \u00e8 pi\u00f9 che probabile che, in essa, abbia pesato anche la presenza attiva di un partito di traditori, ammiragli e capi politici e militari filo-inglesi, per niente intenzionati a condurre la guerra sul serio e, al contrario, desiderosi di favorire la sconfitta della propria patria, onde provocare un rivolgimento politico e &quot;liberarsi&quot; della dittatura fascista; cos\u00ec come \u00e8 possibile, se non probabile, che il famoso carteggio segreto fra Churchill e Mussolini, che lo statista inglese si diede poi tanto da fare per recuperare, contenesse materiale estremamente scottante su tale questione. Sta di fatto che, da quell&#8217;inizio infelice del 1940, tutti compresero, amici e nemici, che l&#8217;Italia era entrata in guerra senza la determinazione necessaria per farla davvero; un ammiraglio della marina giapponese, per esempio, ebbe a dire: \u00abQuando l&#8217;Italia dichiar\u00f2 guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, noi ci aspettavamo che le sue Forze Armate si impadronissero subito, con una operazione fulminea, di Malta, onde neutralizzare la presenza della flotta inglese del Mediterraneo; e restammo alquanto stupiti nel constatare che nulla del genere ebbe luogo, ma che l&#8217;operazione di sbarco, rimandata continuamente, alla fine fu accantonata\u00bb; e questo anche quando i bombardamenti aerei dell&#8217;Asse e il blocco navale avevano praticamente ridotto a zero le possibilit\u00e0 di difesa della sua modesta guarnigione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, fra ambiguit\u00e0, tradimenti e oblique trattative sottobanco, si trascinarono le cose per tre anni, mentre i nostri soldati, aviatori e marinai, scrivevano pagine gloriose in tutti i teatri d&#8217;operazione, riportando, per\u00f2, sconfitte cocenti a causa dell&#8217;inettitudine degli alti comandi; e mentre il sacrificio di uomini come Carmelo Borg Pisani, un patriota maltese che venne impiccato dagli Inglesi perch\u00e9 aveva lottato per favorire la conquista italiana dell&#8217;isola, restava misconosciuto, allora e anche in seguito, in Italia, ben diversamente da quanto era accaduto per Filzi, Battisti e Chiesa durante la prima guerra mondiale. Eppure sembra difficile sostenere che Malta, nel 1940, fosse una terra italiana meno &quot;irredenta&quot; di quanto, nel 1915, lo fossero Trento e Trieste, che non avevano MAI fatto parte della Repubblica di Venezia (mentre Malta aveva fato parte, almeno nominalmente, del Regno delle Due Sicilie). Ci\u00f2, a nostro avviso, dimostra che, se gli obiettivi di guerra italiani, nella seconda guerra mondiale, comprendevano il completamento dell&#8217;unit\u00e0 nazionale (lo stesso discorso di Malta vale per Nizza, la Savoia, la Corsica e la Dalmazia) e la messa in sicurezza di un&#8217;area strategica, i cui capisaldi avrebbero dovuto essere Gibilterra, Suez, le Isole Ionie, Gibuti, Tangeri, essi non vennero per\u00f2 spiegati adeguatamente alla popolazione, non vennero resi &quot;popolari&quot; come lo erano stati quelli del 1915, e ci\u00f2, appunto, forse anche perch\u00e9 le nostre classi dirigenti, o una parte significativa di esse &#8212; finanzia, industria, diplomazia, esercito &#8212; o non credevano alla vittoria, o addirittura non la desideravano, ma si auguravano e perseguivano, per la tutela dei loro particolari interessi e dei loro privilegi, un rovesciamento politico come effetto della sconfitta militare.<\/p>\n<p>\u00c8 tanto pi\u00f9 notevole, dunque, che in un contesto generale cos\u00ec desolato e scoraggiante, in mezzo a tanta inefficienza, vilt\u00e0 e tradimento (si pensi al generale Graziani che era rimasto ad aspettare la controffensiva inglese di Sidi el Barrani, per molte settimane, prudentemente rinchiuso nel suo comando interrato a prova di bomba; oppure a quegli ammiragli che, nell&#8217;estate del 1943, consegnarono al nemico prima l&#8217;isola di Pantelleria, poi la piazzaforte di Augusta, senza sparare un solo colpo di cannone), vi fossero, fino al&#8217;ultimo, uomini come Junio Valerio Borghese, che pensavano a tutt&#8217;altro che alla resa, e che si impegnavano anima e corpo per rendere dura l&#8217;avanzata al nemico sul suolo della patria. Il fatto che Borghese, dopo l&#8217;8 settembre, abbia scelto di aderire, con la sua X Flottiglia Mas, alla Repubblica Sociale, e che abbia partecipato alla repressione del movimento partigiano, ha fatto pesare su di lui un giudizio politico totalmente negativo, nel clima dell&#8217;Italia post-bellica, democratica e antifascista, che ha fatto passare sotto silenzio i suoi meriti di combattente e la sua fede nelle sorti della patria, quando il nemico non era la Germania, ma lo schieramento alleato. E questo allorch\u00e9 l&#8217;intera cultura &quot;ufficiale&quot; italiana, storiografia compresa, aveva deciso, dopo il 1945, che il popolo italiano e le Forze Armate italiane, fin dal giugno del 1940, non si erano mai identificati con quella guerra; che non ci avevano mai creduto, n\u00e9 mai l&#8217;avevamo sentita come legittima; e che solo la guerra antifascista e antitedesca (che per decenni si sono rifiutati di chiamare col suo vero nome di guerra civile), incominciata dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943, era stata veramente sentita e realmente meritoria.<\/p>\n<p>Insomma: il cambio di fronte dell&#8217;8 settembre divenne una leggenda, la leggenda dell&#8217;Italia tradita da Mussolini che ritrovava, con il generoso e disinteressato aiuto dei &quot;liberatori&quot; angloamericani, la propria fierezza e la propria dignit\u00e0; mentre tutti quei soldati e quei cittadini che non avevano accettato quel cambio di fronte, e avevamo continuato a combattere contro quelli che, fino all&#8217;ultimo, lo stesso governo Badoglio, prima di gettare la maschera, aveva chiamato &quot;nemici&quot; ed &quot;invasori&quot;, nella ricostruzione mitizzata di quelle vicende divennero dei disgraziati manutengoli del tedesco occupante, dei biechi sgherri del fascismo in agonia, gente senza onore e senza gloria, combattenti di una causa non solo perduta, ma condannata dal giudizio della storia. Perch\u00e9 se si fosse riconosciuto il loro eroismo, o almeno la loro coerenza, allora sarebbe caduto il mito auto-assolutorio dell&#8217;8 settembre e quello auto-celebrativo della Resistenza; sarebbero emerse la realt\u00e0 della guerra civile, in tutto il suo orrore, e dell&#8217;infeudamento volontario alle potenze anglosassoni; e il velo di menzogne e ipocrisie che aveva pudicamente nascosto gli intrallazzi e i tradimenti di una intera classe dirigente, o di una buona parte di essa, sarebbe stato strappato.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, il principe Junio Valerio Borghese nel suo libro di memorie \u00abDecima Flottiglia Mas\u00bb (Milano, Garzanti, 1950, 1965, pp. 347-50):<\/p>\n<p>\u00abAl comando Flottiglia, ignari di quanto a Roma si andava manovrando [cio\u00e8 le trattative segrete con gli Alleati che portarono ala firma dell&#8217;armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943, reso noto alla radio il giorno 8], intensa proseguiva l&#8217;attivit\u00e0 diretta ad arrecare al nemico il massimo danno. Due motosiluranti da 100 tonn., assegnate alla Decima, in costruzione nei cantieri di Monfalcone, stavano per entrare in servizio; munite dell&#8217;attrezzatura idonea al trasporto dei mezzi d&#8217;assalto, erano destinate a missioni contro i porti del Mediterraneo orientale, ormai preclusi ai nostri trasportatori di base a La Spezia, essendo lo Stretto di Messina sotto dominio nemico. Per il loro allestimento ed impiego era stata costituita una base della Decima a Venezia, al comando del capitano di corvetta Baffigo; vi erano gi\u00e0 affluiti uomini e mezzi, ed era in corso la preparazione di una prima azione. Gruppi di nostri sabotatori navali, compiuto il faticoso tirocinio, erano in viaggio per raggiungere i porti neutrali a cui erano assegnati; alcuni, che gi\u00e0 vi si trovavano, stavano organizzando, con ogni cura per non tradire la copertura sotto cui erano celati, le azioni di offesa al traffico navale nemico, in settori in cui questo era stato finora indisturbato. Dopo un anno di prove ed esperienze condotte sul lago d&#8217;Iseo dal sottotenente di vascello Massano, ad alcune delle quali avevo partecipato, era stato messo a punto il sommergibile d&#8217;assalto, il &quot;CA&quot;, adattandolo alle sue nuove funzioni; contemporaneamente a Bordeaux, ove frattanto il comando della base dei nostri sommergibili atlantici era stato assunto dal capitano di vascello Enzo Grossi, si erano concretizzate le possibilit\u00e0, da noi sperimentate, di servirsi di un sommergibile oceanico per il trasporto del &quot;CA&quot; in vicinanza della base nemica. Due operazioni erano in preparazione con questo mezzo: un attacco contro New York, risalendo col &quot;CA&quot; l&#8217;Hudson fino al cuore della metropoli; l&#8217;effetto psicologico sugli americani, che non avevano ancora subito alcuna offesa bellica sul loro territorio, superava di gran lunga, nel nostro proposito, il danno materiale che si sarebbe inflitto (ed il nostro fu, a quanto mi risulta, l&#8217;unico piano praticamente realizzabile progettato per portare la guerra negli Stati Uniti. L&#8217;altra operazione prevedeva un attacco contro l&#8217;importante piazzaforte inglese di Freetown (Sierra Leone), sede della squadra navale del Sud-Atlantico. Le indubbie difficolt\u00e0 che tali operazioni a vasto raggio presentavano erano in gran parte compensate dalla completa sorpresa; la comparsa dei mezzi d&#8217;assalto della Marina italiana, i quali avevano fino allora limitato la loro azione al settore Mediterraneo, non era certo prevista: misure difensive contro tale inatteso tipo d&#8217;attacco non erano presumibilmente in atto. L&#8217;azione contro New York, in fase di avanzata preparazione, era stabilita per il mese di dicembre. Imminente era invece un&#8217;operazione completamente nuova contro Gibilterra. Tre sommergibili di 11.000 tonn. Circa, muniti di 4 cilindri pel trasporto dei mezzi, erano stati assegnati alla Decima: &quot;Murena&quot;, &quot;Sparide&quot; e &quot;Grongo&quot;. Dei tre, nuovissimi, il &quot;Murena&quot; era pronto. Pure pronto era il nuovo siluro pilotato, il &quot;SSB&quot;, di caratteristiche notevolmente superiori ai tipi precedenti. Per sconvolgere le difese avversarie, il piano d&#8217;azione si discostava totalmente dalle modalit\u00e0 da noi fino allora seguite. I nostri attacchi si erano sempre svolti di notte, e anzi, nelle notti senza luna, cio\u00e8 col favore del buio pi\u00f9 assoluto. Ebbene: il &quot;Murena&quot; (comandante Longanesi), dalle coste spagnole dello Stretto di Gibilterra, avrebbe, a notte inoltrata, rilasciato 4 barchini esplosivi &quot;MTR&quot; che, risalita silenziosamente la rada di Algesiras tenendosi sotto la costa neutrale, si sarebbero portati sul lato settentrionale della baia. Qui, avvalendosi delle loro minime dimensioni, si dovevano celare fra i canneti esistenti alle foci dei fiumi. Alle 11, in pieno giorno, i barchini sarebbero scattati dai loro nascondigli e, puntando su quattro piroscafi ormeggiati in rada, lo avrebbero decisamente attaccati. L&#8217;esperienza ci aveva insegnato che, in conseguenza dell&#8217;allarme in rada, L&#8217;OSTRUZIONE DELLA PORTA NORD DELLA PIAZZAFORTE DI GIBILTERRA VENIVA APERTA, per permettere a vedette, torpediniere e rimorchiatori di salvataggio di uscire in soccorso alle navi colpite. Un nostri siluro pilotato di nuovo tipo, partito dall&#8217;&quot;Olterra&quot; alle otto di mattina, avendo attraversato tutta la rada in immersione (6 miglia &#8212; 3 ore) si sarebbe trovato all&#8217;imboccatura del porto nel momento in cui le ostruzioni venivano aperte. Sarebbe cos\u00ec entrato nel porto A MEZZOGIORNO e, approfittando del disordine creato dagli avvenimenti della rada e dalla conseguente distrazione della vigilanza interna, avrebbe effettuato l&#8217;attacco alla massima nave da guerra presente. La preparazione di questa audace azione era molto avanzata: il tenente pilota Scardamaglia, capo gruppo degli &quot;MTR&quot;, era gi\u00e0 fornito del biglietto per l&#8217;aereo che il 9 settembre doveva portarlo in Spagna, per fare, dall&#8217;&quot;Olterra&quot;, un sopralluogo nella zona dell&#8217;operazione; mentre il tenente di vascello Jacobacci ed il sergente palombaro Forni, destinati al forzamento del porto, vi si preparavano da mesi, compiendo col siluro pilotato percorsi in immersione pari e superiori a quello di guerra. L&#8217;attacco doveva aver luogo il 2 ottobre. A questi compiti eravamo intenti quando, la sera dell&#8217;8 settembre, trovandomi al comando della Flottiglia a La Spezia, apersi la radio per captare il bollettino di guerra; come un fulmine a ciel sereno la notizia dell&#8217;avvenuto armistizio piomb\u00f2 sui nostri progetti, sulle nostre attivit\u00e0, sulle nostre speranze. In tal modo io, comandante della X Flottiglia Mas, capo militare di combattenti su tutti i fronti d&#8217;Europa, depositario di importanti segreti e di armi nuovissime, responsabile davanti al Re e al popolo delle funzioni militari conferitemi e della vita degli uomini che i erano stati affidati, appresi dalla gracchiante voce della radio (che avrei anche potuto non aprire, come casualmente l&#8217;avevo aperta) che il paese, per il quale eravamo in armi e combattevamo, era entrato in stato armistiziale. Nessuno dei miei numerosi superiori diretti o indiretti aveva ritenuto necessario darmene, sia pure riservatamente, preventiva comunicazione. Mi sembr\u00f2 strano.\u00bb<\/p>\n<p>Sono pagine che fanno uno strano effetto al lettore dei nostri giorni, abituato, come lo sono ormai tutti gli Italiani, a considerare gli Stati Uniti d&#8217;America come il &quot;naturale&quot; e &quot;disinteressato&quot; alleato del nostro Paese, al quale andiamo debitori della nostra liberazione dal fascismo e contro il quale sarebbe follia schierarsi, cos\u00ec come lo fu settant&#8217;anni fa, tale \u00e8 la sua strapotenza e tale la nostra sudditanza psicologica, fatta non solo di sincera ammirazione, ma anche, almeno da parte di molti giornalisti e opinionisti, di vero e proprio servilismo.<\/p>\n<p>Recentemente, alla televisione, un noto storico ha ricordato quale pazzia sia stata l&#8217;aver osato sfidare la potenza americana, da parte dei nostri governanti di allora, per misurare la quale, egli ha detto, basterebbe immaginare che l&#8217;Italia, oggi, piccola e insignificante com&#8217;\u00e8, dichiarasse guerra un&#8217;altra volta al colosso americano. A quel signore non \u00e8 venuto in mente che la dignit\u00e0 di un popolo non si misura solo dalla sua prudenza, ma anche dal suo coraggio, magari nell&#8217;affrontare un nemico assai superiore e nell&#8217;andare incontro a una sconfitta quasi certa, ma cadendo con onore e dando al mondo un esempio di fierezza e di abnegazione. Se le cause giuste si dovessero combattere solo quando, per parafrasare Napoleone, si dispone dei battaglioni pi\u00f9 grossi, allora la storia umana non sarebbe che un triste gioco a chi \u00e8 pi\u00f9 svelto nell&#8217;offrire i propri omaggi servili alla potenza egemone di turno (\u00abche sia Franza o Spagna, purch\u00e9 se magna\u00bb).<\/p>\n<p>\u00c8 questo modo di pensare che ha contrassegnato il comportamento delle nostre classi dirigenti, dall&#8217;Unit\u00e0 a oggi, e che ha caratterizzato i loro mille girotondi, intrallazzi, inganni e giochi sporchi, fatti sulla pelle del comune cittadino e del soldato semplice, lasciato all&#8217;oscuro di tutto e, anzi, gettato avanti come carne da cannone, in attesa di negoziare, sottobanco, qualche accomodamento con le forze anti-nazionali che hanno sempre voluto l&#8217;Italia piccola, debole e impotente. Forze anti-nazionali che sono tutt&#8217;ora all&#8217;opera, si chiamino esse banche, societ\u00e0 multinazionali o governi stranieri, alle quali i nostri politici odierni, da destra a sinistra, e passando per i cosiddetti &quot;tecnici&quot;, sono miseramente infeudati e alle quali sono pronti a consegnare il Paese, come bottino di una guerra silenziosa, combattuta sul terreno della speculazione finanziaria: sempre pronti, a cose fatte, a vantare le loro miserabili benemerenze, per ricevere la &quot;meritata&quot; ricompensa.<\/p>\n<p>Queste riflessioni, \u00e8 appena il caso di dirlo, non vogliono avere niente di bellicoso, perch\u00e9, grazie al Cielo, i cittadini di mezzo mondo, specialmente in Europa, hanno ormai ripudiato l&#8217;idea che si possano risolvere le controversie internazionali a suon di bombe e d&#8217;invasioni militari. Ma il fatto \u00e8 che tale idea non \u00e8 stata affatto ripudiata dai padroni occulti della Terra, quei banchieri e quegli industriali che oggi, come nella prima e nella seconda guerra mondiale, puntavano alla distruzione di qualunque forza che fosse potenzialmente capace di opporsi ai loro tenebrosi disegni; solo che il mutato corso delle coscienze li costringe ad agire con una sempre pi\u00f9 massiccia dose d&#8217;ipocrisia, sicch\u00e9 essi decidono, ancora e sempre, di fare le guerre, ma senza chiamarle tali: chiamandole, anzi, &quot;operazioni di pace&quot; contro qualche dittatura o per la salvaguardia dei diritti umani, e grazie alle quali si aspettano di ricevere le lodi e la riconoscenza universali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riesce oggi difficile pensare che in pieno 1943, quando gi\u00e0 le ombre del tradimento e della disfatta si profilavano minacciose sul nostro Paese, e una intera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-27016","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27016","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27016"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27016\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27016"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27016"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27016"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}