{"id":27003,"date":"2007-06-13T01:13:00","date_gmt":"2007-06-13T01:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/13\/mare-vento-ghiacci-di-geoffrey-jenkins\/"},"modified":"2007-06-13T01:13:00","modified_gmt":"2007-06-13T01:13:00","slug":"mare-vento-ghiacci-di-geoffrey-jenkins","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/06\/13\/mare-vento-ghiacci-di-geoffrey-jenkins\/","title":{"rendered":"\u00abMare, vento, ghiacci\u00bb di Geoffrey Jenkins"},"content":{"rendered":"<p><em>Mare, vento, ghiacci<\/em> \u00e8 la traduzione italiana, uscita nel 1971 per i tipi dell&#8217;editore Longanesi, del romanzo <em>A Grue of Ice<\/em> dello scrittore sudafricano Geoffrey Jenkins. Nato nel 1920 a Port Elizabeth, nella parte anglofona del paese, \u00e8 per\u00f2 cresciuto nel Transvaal a maggioranza boera ed ha percorso una promettente carriera nel mondo della stampa: vice-direttore di un giornale in Zimbabwe, si \u00e8 poi affermato come giornalista sia in Gran Bretagna che in Sud Africa. Intanto ha continuato a coltivare la sua grande passione per il mare e per le barche, acquisendo una conoscenza di prima mano nel campo della navigazione. Nel 1959, giunto alla soglia dei sessant&#8217;anni, vuol provare a cimentarsi con la narrativa e scrive il suo primo romanzo: <em>A Twist of Sand,<\/em> da cui pi\u00f9 tardi (nel 1968) verr\u00e0 tratto un film con Richard Johnson e Honor Blackman. \u00c8 un successo immediato e i libro sale in vetta alle classifiche, divenendo un vero e proprio <em>best-seller<\/em>; molti altri ne seguiranno, venendo tradotti in 23 lingue per un totale di oltre cinque milioni di copie.<\/p>\n<p>Prima di morire a ottantun anni, nel 1921, Jenkins pubblica altri quindici romanzi di successo, e cio\u00e8: <em>The Wartering Place of Good Peace<\/em> (1960); <em>A Grue of Ice<\/em> (1962), <em>The River of Diamonds<\/em> (1964); <em>Hunter-Killer<\/em> (1966); <em>Scend of the Sea<\/em> (1971); <em>A Cleft of Stars<\/em> (1973); <em>A Bridge of Magpies<\/em> (1974); <em>South Trap<\/em> (1979); <em>A Ravel of Waters<\/em> (1981); <em>The Unripe Gold<\/em> (1983); <em>Fireprint<\/em> (1984); <em>In Harm&#8217;s Way<\/em> (1986); <em>Hold Down a Shadow<\/em> (1989); <em>A Hive of Dead Men<\/em> (1991) e <em>A Daystar of Fear<\/em> (1993). Un secondo film \u00e8 stato tratto dalla narrativa di questo autore, precisamente da <em>In Harm&#8217;s Way<\/em>, tre anni dopo la pubblicazione del romanzo; esce nelle sale cinematografiche con il titolo di <em>Dirty games,<\/em> nel 1989. Un terzo film avrebbe dovuto esser ricavato nel 1966 da una sceneggiatura per il personaggio di James Bond, scritta a quattro mani con Ian Fleming per gli studi Glidrose. Ma, dopo la morte di Fleming, la cosa non \u00e8 andata in porto e il manoscritto non \u00e8 pi\u00f9 stato pubblicato.<\/p>\n<p>Lo straordinario successo editoriale di Geoffrey Jenikins, comunque, pur essendo un fatto di portata mondiale, ha riguarato prevalentemente i paesi di lingua inglese. Il pubblico italiano ha conosciuto questo scrittore sudafricano attraverso la traduzione di quattro dei suo romanzi: <em>A Twist of Sand,<\/em> il cui titolo \u00e8 stato cambiato, per esigenze editoriali, in quello di <em>L&#8217;U-Boot scomparso<\/em>; e <em>A Grue of Ice<\/em> (col titolo, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, di <em>Mare, vento, ghiacci); The River of Diamonds<\/em> (<em>Il fiume dei diamanti<\/em>); e <em>I denti dello squalo.<\/em><\/p>\n<p>Scrive Mario Monti nella <em>Presentazione<\/em> del primo di questi due libri: <em>&quot;Non a caso Geoffrey Jenkins e Ian Fleming, l&#8217;inventore di James Bond, furono chiamati assieme a lavorare nel Ministero degli Esteri inglese durante la guerra. A quell&#8217;epoca, Jenkins, nato a Port Elizabeth nel Sud Africa,era soltanto un noto giornalista, autore, a diciassette anni, di un libro di storia. Nell&#8217;<\/em>U-boot scomparso, <em>il suo primo romanzo che lo port\u00f2 in pochi giorni a una popolarit\u00e0 folgorante, Jenkins presenta in modo magistrale con una prosa molto pi\u00f9 raffinata, diversi personaggi e diversi spunti che in Fleming diventeranno motivi schematici per altrettanti libri, soprattutto della serie bondiana. Ad esempio, per la prima volta nella narrativa, se la si vuol chiamare cos\u00ec, spionistica, o di avventure, moderna, ecco un covo indipendente di persone che vivono isolate, in un nascondiglio segreto, protetto con tutti i mezzi dell&#8217;inventiva umana e con armi potenti, e organizzato, secondo una linea di disciplina ferrea, da una sorta di capo che ha ancora in mente la conquista del mondo con una scoperta scientifica: nel nostro caso, il comandante di un sommergibile atomico tedesco. Il vantaggio da una parte, e all&#8217;altra lo svantaggio (perch\u00e9 meno accettabile ai palati grossolani) di Geoffrey Jenikins, \u00e8 che mentre Fleming anche nelle trame meglio congegnate si affida a meccanismi infantili e quasi da fiaba, spesso negando al lettore spiegazioni accettabii, Jenkins domina questo gioco fantastico con una logica e una variet\u00e0 di particolari realistici e tecnici che reggono anche all&#8217;esame pi\u00f9 severo. In altre parole, la fiaba pu\u00f2 essere trasformata anche domani in realt\u00e0. Ad esempio, il sommergibile scomparso si trova non in una fantastica zona o regione inventata dall&#8217;autore, ma in un preciso punto della costa africana, dove banchi di sabbia, correnti impetuose e venti fanno deviare le rotte delle navi. Allo stesso modo, il protagonista di questo romanzo pu\u00f2 avvicinarsi al suo obiettivo ,non soltanto perch\u00e9 ha l&#8217;esperienza di comandante di un sommergibile inglese distintosi nell&#8217;ultima guerra, ma anche perch\u00e9, come spesso accade nelle famiglie britanniche, ha seguito la carriera marinara ubbidendo a una tradizione secolare e ha trovato in certe carte ereditate una mappa precisa della Costa degli Scheletri. Per quanto riguarda la sensualit\u00e0 del protagonista di Jenkins, in un certo senso \u00e8 meno disincantata e perci\u00f2 meno meccanica di quella del povero Bond, costretto dalla fretta a un&#8217;azione indiscriminata; ma, come \u00e8 facile comprendere, \u00e8 certamente pi\u00f9 intensa e evocativa. Dobbiamo chiedere scusa agli ammiratori di Fleming per questo confronto, necessario tuttavia per inquadrare con precisione la narrativa di Geoffrey Jenkins. &quot;<\/em> (1)<\/p>\n<p>La storia \u00e8 narrata in prima persona dal protagonista, il capitano Bruce Wetherby, che durante la seconda guerra mondiale \u00e8 stato comandante nella Reale marina britannica. Adesso egli si trova nell&#8217;isola di Tristan da Cunha con un amico ed ex commilitone, il marinaio Sailhardy, impegnato nella ricerca di una misteriosa corrente marina calda, il Piede d&#8217;Albatro, che a intervalli irregolari solca le acque dell&#8217;Atlantico meridionale, trascinando con s\u00e9 milioni e milioni di microscopici esseri viventi che formano il <em>plancton.<\/em> Nel corso di tali ricerche, improvvisamente, lui e Sailhardy vengono rapiti e portati a bordo di una modernissima nave-officina per la caccia alle balene, l&#8217; <em>Antartica,<\/em> di propriet\u00e0 del miliardario sir Frederick Upton. L&#8217;operazione di trasbordo \u00e8 eseguita da una ragazza, Helen, che pilota con sovrana maestria un elicottero e che si rivela essere la figlia di Upton. Ella \u00e8 molto diversa al padre: intelligente e profondamente sensibile, pur sotto un&#8217;apparente scorza di impassibilit\u00e0; mentre Upton \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la versione moderna di un antico filibustiere, un uomo senza scrupoli n\u00e9 princ\u00ecpi, che che pare possedutoto da un&#8217;ansia febbrile, da un segreto di cui \u00e8 spasmodicamente alla ricerca. Fra Helen e Bruce Wetherby si instaura quasi subito un rapporto di reciproca simpatia che, gradualmente, sfocer\u00e0 in un sentimento d&#8217;amore.<\/p>\n<p>Upton conosce gi\u00e0 Wetherby di fama: durante la guerra, nelle acque dell&#8217;isola Bouvet, questi ha colato a picco la famosa nave corsara tedesca <em>Meteor.<\/em> Ma, soprattutto, ha scoperto casualmente un segreto che vale una fortuna: che nelle acque dell&#8217;isola vi \u00e8 la zona di riproduzione della Balena Azzurra. Ora Upton ha convocato alcuni comandanti di baleniera a bordo della sua ammiraglia e li esorta a seguirlo in una lucrosissima battuta di caccia che, per\u00f2, \u00e8 formalmente illegale perch\u00e9 le acque territoriali norvegesi, cui Bouvet appartiene, si estendono per un raggio di ben duecento miglia e pertanto coprono tutta la zona di riproduzone dei cetacei. In realt\u00e0, Upton ha ben altri piani per la mente e la storia della caccia alla Balena Azzurra \u00e8 soltanto una facciata; tuttavia i capitani si mostrano entusiasti del progetto e decidono di seguirlo. Tutti tranne uno, Mikklesen, che lancia l&#8217;allarme radio alle autorit\u00e0 norvegesi; il messaggio viene raccolto dal cacciatorpediniere <em>Thorshammer<\/em> che si lancia immediatamente all&#8217;inseguimento, pur essendo ancora abbastanza lontano. Da questo momento in poi, l&#8217;azione si fa particolarmente rapida e incalzante e si svolge sotto la costante minaccia da parte della nave da guerra norvegese.<\/p>\n<p>Upton ha bisogno di Wetherby perch\u00e9 lui solo ha visto, durante la guerra, un&#8217;isola-fantasma che \u00e8 stata avvistata dal capitano George Norris dello <em>Sprightly<\/em> nel 1825 e, di nuvo, dal capitano J. Fuller nel 1885: l&#8217;isola Thompson. Ebbene Upton \u00e8 certo che quell&#8217;isola contenga ricchissimi giacimenti di cesio, un metallo rarissimo necessario alla corsa spaziale ingaggiata fra Stati Uniti d&#8217;America e Unione Sovietica; e ora, con l&#8217;aiuto dell&#8217;inglese, vuole localizzarla. Per il momento, per\u00f2, non rivela a nessuno i suoi piani; sar\u00e0 solo in seguito, quando la situazione precipiter\u00e0 bruscamente, che Wetherby e gli altri comprenderanno i veri scopi del miliardario. A bordo dell&#8217;<em>Antartica,<\/em> infatti, l&#8217;ex capitano inglese fa la conoscenza &#8211; oltre che col capo-rampioniere Walter, uomo di fiducia di Upton e &quot;cattivo&quot; della situazione, con un radiotelegrafista tedesco, Pirow, che era a bordo del <em>Meteor<\/em> e che, durante la guerra, con i suoi falsi messaggi-radio (attivit\u00e0 in cui era abilissimo) aveva provocato l&#8217;affondamento di molte ignare navi alleate. Anche adesso Pirow d\u00e0 un saggio della sua straordinaria abilit\u00e0, depistando momentaneamente il <em>Thorshammer<\/em> e assicurando quindi alla flottiglia di baleniere un temporaneo vantaggio. Ma ecco che la situazione improvvisamente precipita per un fatto imprevisto: un idrovolante del <em>Thorshammer<\/em> viene abbattuto da una raffica di mitraglia sparata da Walter, che per\u00f2 fa ricadere la colpa su Wetherby; mentre Pirow imita alla perfezione i messaggi di aiuto di un ipotetico canotto di salvataggio con a bordo i membri dell&#8217;equipaggio dell&#8217;idrovolante. Mentre ci\u00f2 accade, il mare ghiaccia quasi senza preavviso e l&#8217;<em>Antartica<\/em> rimane bloccata nella morsa del <em>pack,<\/em> che la stritola e ne provoca l&#8217;affondamento.<\/p>\n<p>Intanto i capitani delle baleniere, informati per radio dalle autorit\u00e0 dell&#8217;abbattimento dell&#8217;idrovolante, tornano indietro e fanno prigionieri sia Upton con Walter e Pirow, sia Wetherby con Salihardy ed Helen (ormai si sono delineati questi due terzetti: diciamo pure, tanto per capirci, i &quot;buoni&quot; e i &quot;cattivi&quot;). Ora decidono di aspettare l&#8217;arrivo del <em>Thorshammer<\/em> all&#8217;isola Bouvet; ma Pirow rivela a Wetherby che il <em>Meteor,<\/em> durante la guerra, ha deposto un campo di mine nelle acque dell&#8217;isola. Intanto matura la delicata storia d&#8217;amore fra l&#8217;ex capitano inglese e la bella aviatrice, in contrasto con l&#8217;estrema drammaticit\u00e0 della situazione e con la violenza selvaggia degli uomini e della stessa natura.<\/p>\n<p><em>&quot;Helen ruppe il lungo silenzio. &#8211; Non poteva finire in quel modo, non \u00e8 vero, Bruce?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Scossi la testa. La sua faccia era tesa, gli occhi non avrebbero potuto essere pi\u00f9 belli.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- No &#8211; dissi. &#8211; ma domani la soluzione potrebbe essere un&#8217;altra- Le dissi del campo di mine posato dalla<\/em> Meteor. <em>Per un poco ella non rispose, poi allung\u00f2 una mano, afferr\u00f2 la mia ricoperta dal guanto e la serr\u00f2 in una stretta che rivelava tutti i suoi sentimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Se non fosse per te, Bruce, credo che odierei quest&#8217;oceano e le sue creature, le sue opere. Non ha mai soste, non cade mai, vero? \u00c8 parte di te, e forse ben pi\u00f9 che soltanto una parte. Dico bene? Per questo non posso odiarlo.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi chinai e la baciai leggermente sulle labbra. Vidi riflessa nei suoi occhi l&#8217;immagine di un&#8217;esplosione di luce solare ai limiti dell&#8217;orizzonte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; No &#8211; scatt\u00f2 &#8211; non lo faranno, non voglio! &#8211; Allung\u00f2 una mano verso i comandi del motore- Non lo faranno, finch\u00e9 io sono in grado di portarti via! &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La trattenni, acennando a Brunvoll che teneva lo Schmeisser puntato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Prima che i rotori si mettano in moto, cara Helen, ci verr\u00e0 addosso una scarica da quell&#8217;aggeggio &#8211; l&#8217;ammonii. &#8211; Non credere che Reidar Bull, Hanssen e Brunvoll scherzino. Fanno sul serio e non esiterebbero. &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Siamo stati afferrati ambedue in un ingranaggio pauroso- ella esclam\u00f2, con calore. &#8211; Siamo nel mezzo di un oceano immenso, vuoto, solitario quanto nessun altro, e pure qualcuno ci ha imprigionati in una rete che ci allontana l&#8217;uno dall&#8217;altro. &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Una rete tesa da tuo padre -, volli aggiungere<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Lo so, lo so &#8211; ella acconsent\u00ec. &#8211; Ma tanto io che tu sappiamo che mio padre non ne \u00e8 la sola causa.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- L&#8217;isola Thompson -, suggerii.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- L&#8217;isola Thompson -, ella ripet\u00e8, quasi con un singhiozzo. &#8211; Dio mio! Quanto detesto il suono di quel nome!&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Quando l&#8217;<em>Aurora,<\/em> che trasporta i prigionieri sotto la sorveglianza del capitano di una delle baleniere, Reidar Bull, giunge nei pressi di Bouvet, va a urtare una delle mine tedesche e affonda rapidamente. Bruce Wetherby, con l&#8217;amico Sailhardy e con il terzetto Upton-Walter-Pirow, riesce a sbarcare fortunosamente con una scialuppa e a raggiungere, tra enormi difficolt\u00e0, una baracca-rifugio costruita su una rupe, dopo aver aperto un sentiero nel ghiaccio e rischiato pi\u00f9 volte di precipitare. Il mattino dopo si ode il rumore di un elicottero: Helen \u00e8 stata costretta da Reidar Bull a condurlo sull&#8217;isola, per catturare nuovamente i cinque uomini. Ma mentre l&#8217;elicottero atterra, la fune del rampone scagliato da Walter s&#8217;impiglia fra le pale e trancia di netto la testa al norvegese. Adesso Helen si \u00e8 ricongiunta con Bruce, ma la loro situazione non \u00e8 migliorata. Upton, che \u00e8 letteralmente sconvolto dall&#8217;idea di raggiungere a ogni costo l&#8217;isola Thompson per impadronirsi dei depositi di cesio e non si cura affatto delle condizioni di sua figlia, li tiene prigionieri sotto la minaccia delle armi; nel complesso si dimostra pi\u00f9 spietato e irriducibile dello stesso Walter. Tuttavia il breve soggiorno nella baracca sull&#8217;isola Bouvet, circondati dai venti fischianti e momentaneamente isolati dal mondo intero, Bruce ed Helen vivono una parentesi affascinante della loro tormentata vicenda, ingentilita dal salvataggio di un cucciolo di foca che Helen decide di prendere con s\u00e9, e da quello di un albatro rimasto ferito dalla micidiale unghiata di una foca-leopardo.Alla fine, nonostante lo scatenarsi di una violentissima bufera, tutto il gruppo \u00e8 costretto da Upton a prendere il mare sulla scialuppa. La traversata \u00e8 spaventosa: su un&#8217;imbarcazione scoperta, sollevati dalle gigantesche onde dell&#8217;Antartico, intirizziti dal freddo, gli uomini vagano alla ricerca del nulla: perch\u00e9 Wetherby, che si rende conto delle conseguenze che avrebbe la competizione mondiale per lo sfruttamento del cesio, ha giurato a se stesso di non rivelare a nessuno la vera posizione dell&#8217;isola e, quindi, fornisce a Upton coordinate volutamente sbagliate.<\/p>\n<p><em>&quot;Con il sopraggiungere del pomeriggio, il vento raggiunse una velocit\u00e0 non inferiore ai cinquanta nodi orari, quasi al massimo della scala di Beaufort. Se avessimo potuto alzarci in volo, l&#8217;avremmo fatto pi\u00f9 che volentieri, ma purtroppo, date le circostanze, non ci rimaneva altro che cercar di restare a galla. Per tre giorni la baleniera scapp\u00f2 davanti alla tempesta come un animale impaurito. Non c&#8217;era possibilit\u00e0 di fermare, di trattenere, di guidare l&#8217;imbarcazione. Sailhardy e io ci scambiavamo i turni al timone. Seduti sull&#8217;alta poppa, stavamo chinati in avanti quasi piegati in due, e il vento ci buttava sulla schiena raffiche di ghiacciuoli, di neve e di acqua di mare gelata, con la violenza e l&#8217;insistenza di un fucile mitragliatore, o dei tacchi di una danzatrice spagnola. A volte mi sorprendevo quasi a singhiozzare sotto quelle lunghe, eterne scariche spietate, tanto che pensavo di non riuscire pi\u00f9 a resistere; sinch\u00e9 finalmente subentrava, penoso, un intervallo di quiete, che per\u00f2 era seguito poco dopo da un&#8217;altra scarica selvaggia, che falciava ogni cosa le si parasse davanti. Appena avvertivo i blocchi di ghiaccio, le brevi piattaforme e i piccoli iceberg che ci passavano velocissimi accanto nella luce incerta, che dal grigio pallido del giorno piombava nell&#8217;oscurit\u00e0 pi\u00f9 completa della notte. Dovunque andassero a cadere gli spruzzi di acqua, questa vi rimaneva ghiacciata, sino a che i nostri visi, l&#8217;albero, i sedili, il graticolato del fondo e la tela delle fiancate furono ricoperti da uno strato compatto. Il movimento continuo e violento dell&#8217;imbarcazione impediva nel modo pi\u00f9 assoluto di accendere il fuoco e i nostri pasti si riducevano perci\u00f2 a operazioni pietose, nelle quali il cibo veniva tolto dallo scatolame con le dita. Walter e Upton stavano nella parte pontata di prora, con l&#8217;albatro, mentre Pirow rimaneva a poppa, con la radio. Nel vano che questi occupava era buio, tanto che si sarebbe potuto crederlo morto, se non fosse stato per gli occasionali ticchettii che si udivano, quando continuava nel suo compito d&#8217;ingannare il<\/em> Thorshammer. <em>Le coste irregolari e il ruvido fondo della barca rendevano il sonno un inferno e il freddo spietato penetrava attraverso il tessuto impermeabile e il vello dei sacchi a pelo. Avevo steso la vela grande color ocra assicurandola al ponteggio di poppa fino a uno dei banchi e sotto di quella vivevamo Helen, Sailhardy e io, noi due ultimi dandoci il cambio al timone. La foca cucciolo stava nel sacco a pelo con Helen e offriva nel gelo di tutto l&#8217;ambiente una minuscola zona di calore. Quando nel corso della notte precedente avevo chiamato Sailhardy e mi ero infilato nel mio sacco, mi aveva molto impressionato udire Helen parlare nel delirio.&quot;<\/em> (3)<\/p>\n<p>Oltre che un abile tessitore di trame intricate e di fili narrativi sapientemente intrecciati, animati da frequenti colpi di scena, Jenkins \u00e8 uno scrittore di notevole efficacia nella descrizione della grandiosa e terribile bellezza della natura nei tempestosi mari antartici. Spettacolare e al tempo stesso poetica \u00e8 la descrizione di un fenomeno luminoso rarissimo, di cui i personaggi del romanzo sono spettatori, il cosiddetto &#8216;Arco di Parry&#8217;. Improvvisamente la tempesta si placa, il mare ridiviene calmo e una strana luminescenza si diffonde all&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p><em>&quot;Quasi impercettibilmente, la luce cominci\u00f2 a cambiare. Le fiamme luminose dell&#8217;Aurora australe, che abbracciavano l&#8217;intero emisfero, si ritirarono a poco a poco verso la loro matrice di ghiaccio. L&#8217;intero lobo superiore del cielo divenne tutto una grande estensione di luce, che si espandeva in un arco immenso disposto non da nord a sud come l&#8217;Aurora australe, ma da est a ovest. Quel fregio gigantesco era d&#8217;un bianco pallido, ma sullo sfondo pareva volesse assumere una colorazione. Era qualcosa di cui mai avrei osato sperare di essere spettatore: il rarissimo Arco di Parry. Come la celebrazione gloriosa della nostra liberazione, della nostra salvezza, se pure di liberazione e salvezza si poteva parlare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dissi ad Helen che cos&#8217;era ed ella si drizz\u00f2 a sedere. Il bianco pallido dell&#8217;Arco di Parry venne a poco a poco penetrato e adornato di tante luci rosse, scarlatte, verdi, viola, azzurre, poi l&#8217;arco stesso divenne doppio, dispiegando una pirotecnica di colori da togliere il fiato, e si distese attraverso tutto il cielo, allungandosi in un&#8217;ellisse che pareva congiungere il Mare di Weddell all&#8217;Australia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Dio mio! -, esclam\u00f2 Upton, dalla prua.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il chiarore proveniente dall&#8217;Arco di Parry aveva una luminosit\u00e0 sufficiente a rivelare a perdita d&#8217;occhio uno spettacolo grandioso e pauroso. Tutto l&#8217;orizzonte, dalla parte di sopravvento, era una massa gigantesca di iceberg, alti dai trecento ai cinquecento metri. Dietro di essi s&#8217;innalzava a un&#8217;altezza ancora maggiore, superiore a quella delle rupi della stessa grande Barriera di Ross, una parete bianca. Ci trovavamo in una baia, larga una cinquantina di miglia, circondata dai ghiacci. A circa cinque miglia a poppa, verso dritta, l&#8217;estremit\u00e0 nord-occidentale del continente galleggiante, perch\u00e9 quasi proprio d&#8217;un continente si poteva parlare, sospingeva dentro l&#8217;Oceano australe uno sperone massiccio. In quella luminosit\u00e0 incerta, era impossibile dire dove cominciasse e dove finisse, e inoltre verso sinistra pareva s&#8217;innalzasse un banco di fitta nebbia.&quot;<\/em>(4)<\/p>\n<p>Una corrente marina favorevole, l&#8217;elusivo Piede d&#8217;Albartro, porta l&#8217;imbarcazione dentro il fiordo dell&#8217;isola Thompson.. Qui i protagonisti vedono lo spettacolo fantastico di un cimitero di navi (simile a quello realmente scoperto da Shackleton negli Stretti di Re Haakon, nella Georgia Australe, nel 1916) e, sbarcati, verificano la presenza del cesio, oggetto delle brame maniacali di Upton. Ma non c&#8217;\u00e8 tempo da perdere: il <em>Thorshammer,<\/em> ormai, \u00e8 in arrivo; e il folle avventuriero decide di accoglierlo a cannonate, poich\u00e9 sull&#8217;isola \u00e8 in postazione, e perfettamente efficiente, un cannone piazzato a suo tempo dal comandante della <em>Meteor.<\/em> Cos\u00ec, quando l&#8217;indomani il ciacciatorpediniere compare all&#8217;ingresso del fiordo, il tiro micidiale del cannone, manovrato da Upton e Walter, lo mette rapidamente a mal partito. A quel punto Bruce riesce a salire a bordo con Sailhardy ed Helen e, forte della sua esperienza bellica, punta un pezzo d&#8217;artiglieria contro il ghiacciaio che, rovinando a valle, travolge Upton, Walter e Pirow. Il romanzo si conclude con la decisione di Bruce di non dir nulla all&#8217;equipaggio norvegese riguardo al cesio, il rarissimo minerale che gi\u00e0 tanti drammi ha provocato e che potrebbe scatenare chiss\u00e0 quali conflitti internazionali.<\/p>\n<p>Giunto alla conclusione, il lettore non pu\u00f2 fare a meno di chiedersi se l&#8217;isola Thompson &#8211; la vera protagonista del romanzo &#8211; esista veramente o se sia solo una finzione letteraria, oppure una di quelle isole-fantasma di cui sono piene le antiche cronache della navigazione a vela: le Auroras, le isole Pepys, l&#8217;isola Saxemberg, Nimrod, Emerald, Dougherty. (5) Ebbene, Geoffrey Jenkins \u00e8 convinto che l&#8217;isola Thompson esista davvero &#8211; anche se, ovviamente, i depositi di cesio sono solo un&#8217;invenzione per dare mordente alla storia. Infatti, nell&#8217;<em>Avvertenza<\/em> posta in apertura del libro, egli scrive: <em>&quot;L&#8217;isola Thompson esiste. La sua posizione, tuttavia, nelle acque dell&#8217;Antartide sferzate dalle tempeste, a circa milleseicento miglia a sud della punta pi\u00f9 meridionale del continente africano, costituisce uno dei grandi misteri del mare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;isola fu scoperta dal capitano George Norris, comandante del battello britannico<\/em> Sprightly <em>adibito alla caccia alle foche, il 13 dicembre 1825. Sessant&#8217;anni dopo l&#8217;isola venne nuovamente avvistata da un capitano americano, Joseph J. Fuller. Dal tempo della sua scoperta a opera di Norris, parecchi famosi marinai e spedizioni equipaggiate di tutto punto sono andati alla ricerca di quell&#8217;isola, che per\u00f2, se si eccettua l&#8217;avvistamento fortunoso del capitano Fuller, non venne pi\u00f9 in seguito localizzata.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il capitano Norris, non soltanto disegn\u00f2 una carta dell&#8217;isola Norris, ma ne tratteggi\u00f2 una decina di schizzi da diverse angolazioni. Ho avuto modo di esaminare quella mappa e quegli schizzi e anche il testo della relazione verbale fatta da Fuller ai suoi tempi all&#8217;American Franklin Institute. Pretoria, 1962.&quot;<\/em> (6)<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  JENKINS, Geoffrey, <em>L&#8217;U-boot scomparso,<\/em> Milano, Longanesi &amp; C., 1967, pp. 5-6.<\/p>\n<p>2)  JENKINS, Geoffrey, <em>Mare, vento, ghiacci,<\/em> Milano, Longanesi &amp; C. (traduzione di Luciano Savoia), 1971, pp. 214-215.<\/p>\n<p>3)  <em>Ibidem<\/em>, pp. 281-282.<\/p>\n<p>4)  <em>Ibidem,<\/em> pp. 291-292.<\/p>\n<p>5)  Cfr. LAMENDOLA, Francesco, <em>Il mistero delle Isole Auroras,<\/em> su <em>Il Polo,<\/em>vol. 3 del 2004, pp. 25-39; Id., _3Cem>Terra Australis Incognita<\/em>, vol. 3 del 1989, pp. 51-58.<\/p>\n<p>6)  JENKINS, Geoffrey, <em>Mare, vento, ghiacci,<\/em> cit., p. 1.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mare, vento, ghiacci \u00e8 la traduzione italiana, uscita nel 1971 per i tipi dell&#8217;editore Longanesi, del romanzo A Grue of Ice dello scrittore sudafricano Geoffrey Jenkins.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27003","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27003","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27003"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27003\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27003"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27003"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27003"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}