{"id":26996,"date":"2019-12-26T08:48:00","date_gmt":"2019-12-26T08:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/26\/manzoni-o-la-riscoperta-del-dolore-come-redenzione\/"},"modified":"2019-12-26T08:48:00","modified_gmt":"2019-12-26T08:48:00","slug":"manzoni-o-la-riscoperta-del-dolore-come-redenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/26\/manzoni-o-la-riscoperta-del-dolore-come-redenzione\/","title":{"rendered":"Manzoni o la riscoperta del dolore come redenzione"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;autunno, nonostante il fascino dei suoi colori, \u00e8 una stagione malinconica perch\u00e9 \u00e8 povera; ed \u00e8 povera perch\u00e9 ha donato tutte le sue ricchezze. Questa potente intuizione di Cesare Angelini aiuta a comprendere perch\u00e9 l&#8217;autunno \u00e8 lo sfondo di tanta parte della vicenda dei <em>Promessi Sposi<\/em> e perch\u00e9 cos\u00ec spesso non solo i personaggi del romanzo, ma anche la voce diretta del Manzoni intervengano per alludervi o richiamarne la presenza.<\/p>\n<p>Scriveva il critico letterario, scrittore e sacerdote Cesare Angelini (Albuzzano, Pavia, 1886-Pavia, 1976) nel suo notevole saggio <em>Manzoni<\/em>, pubblicato nella collana <em>I grandi Italiani<\/em> diretta da Luigi Federzoni (Torino, UTET, 1942, pp. 126-128):<\/p>\n<p><em>Piuttosto ogni pagina \u00e8 trattenuta dentro un temperato lume d&#8217;autunno: dalla &quot;passeggiata&quot; di don Abbondio (&quot;Tornava, bel bello, verso casa, la sera del 7 novembre&#8230;&quot;) il MEMORABILE AVVENIMENTO che apre il romanzo, alla saluta di padre Cristoforo alla casetta dov&#8217;era aspettato (&quot;UN VENTICELLO D&#8217;AUTUNNO staccando dai rami le foglie appassite del gelso&#8230;) fino al &quot;E VENNE L&#8217;AUTUNNO&#8230;&quot; delle vicende ultime. Se il poeta ha da fare un rimando di tempo, \u00e8 all&#8217;autunno (&quot;FINO ALL&#8217;AUTUNNO del seguente ano, rimasero tutti&#8230;&quot;); oppure: &quot;la mortalit\u00e0 epidemica si prolung\u00f2 FIN NELL&#8217;AUTUNNO&quot;). Se richiama un temporale, \u00e8 quello d&#8217;autunno (&quot;COME DOPO UN TEMPORALE D&#8217;AUTUNNO si vede dai palchi fronzuti d&#8217;un grand&#8217;albero uscire da ogni parte gli uccelli che vi si erano riparati&#8230;&quot;); se si nomina la brezza, \u00e8 &quot;PI\u00d9 CHE AUTUNNALE&quot;). E quando, per i buoni uffici del Cardinale, Lucia fu accolta in casa di donna Prassede e dovette separarsi dalla madre, &quot;le donne si separarono, promettendosi a vicenda di RIVEDERSI IL PROSSIMO AUTUNNO&quot;. Quel cielo di Lombardia &quot;cos\u00ec bello quando \u00e8 bello, cos\u00ec splendido, cos\u00ec in pace&quot;, e che torna a lodare nel mezzo d&#8217;una affaccendata conversazione (&quot;Chi lodava il cielo di Monza&#8230;&quot;), \u00e8 cielo di autunno, sentito con l&#8217;allegrezza piena e raccolta d&#8217;un lombardo. Amore di Lombardia, che si riconosce nella cortesia del contadino offrendo un po&#8217; del suo piatto: &quot;Volete restar servito?&quot;; o nella &quot;bellezza molle e maestosa che brilla nel sangue&quot; delle donne. Cielo tutto suo e terra e gente, poich\u00e9 entrati nel suo ordito sentimentale, nella sua illogorabile melodia.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche la luna, vista dalla &quot;sodaglia&quot; dell&#8217;Adda, \u00e8 &quot;in un canto, pallida e sena raggio&quot; e &quot;spicca nel campo immenso d&#8217;un bigio ceruleo&quot;: la luna fina, sognata, tacita, come in Virgilio. E simile \u00e8 l&#8217;altra alba, quella dell&#8217;Innominato, quando &quot;le montagne eran mezzo velate di nebbia, e il cielo tutto una nuvola cenerognola&quot;. Ritorna il &quot;temperato albor&quot; del coro di &quot;Ermengarda&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa rinuncia ai quadri delle stagioni esplosive e tropo contente, pi\u00f9 che un dato cronologico &#8212; al quale l&#8217;artista d\u00e0 cos\u00ec poca importanza &#8212; \u00e8 un fatto psicologico. Per il Manzoni, cos\u00ec atto a rendere gli stati d&#8217;animo accorati e la poesia meditativa, la bellezza della vita nasce dalla presenza del dolore e da tutto un misterioso impreziosire di rinunce e d&#8217;umilt\u00e0: a rappresentare le quali, nulla di pi\u00f9 adatto dell&#8217;autunno il cui aspetto contemplativo si scioglie in un patimento rassegnato e consapevole: quasi sublimazione del sentimento. Senza dire che \u00e8 l&#8217;aderente interpretazione di questa nostra terra lombarda, di cui l&#8217;autunno \u00e8 il colore fondamentale, psicologico, quasi il temperamento religioso. L&#8217;autunno \u00e8 nostro. Accanto alla rassegnazione della povera gente, il Manzoni ha voluto onorare il paesaggio umiliato, mite, la stagione povera perch\u00e9 ha tutto donato. Ed \u00e8 proprio un beneficio del Cristianesimo questi risolvere anche la nostra tristezza in una forma di pacata letizia: &quot;pacata in suo contegno&quot;. Col romanzo il Manzoni segna un progresso umano, religioso. Dopo di lui, che ci ha rivelato artisticamente la cristiana consapevolezza del dolore, col suo mondo d&#8217;equilibrio e di rassegnazione, nella vita c&#8217;\u00e8 una consolazione di pi\u00f9. Abbiamo parlato di rivelazione. E la pienezza religiosa della parola non \u00e8 mai stata cos\u00ec bene invocata come qui. Manzoni \u00e8 una seconda rivelazione dei valori cristiani.<\/em><\/p>\n<p>Ora, la genialit\u00e0 della lettura critica di Cesare Angelini \u00e8 quella di aver colto il nesso segreto, ma a suo modo chiarissimo, esistente fra la stagione autunnale, con le sue tonalit\u00e0 calde e malinconiche, e la chiave di lettura che Manzoni offre della realt\u00e0 esistenziale, sempre in tono sommerso e pacato, come sacrificio, sublimazione, rinuncia e umilt\u00e0. Insomma \u00e8 merito del Manzoni aver colto una segreta corrispondenza fra l&#8217;estetica dell&#8217;autunno e l&#8217;etica della vita cristiana: con una lucidit\u00e0 e una felicit\u00e0 espressiva che trova corrispondenza in pochi altri autori europei fra i quali, in particolare, secondo noi, Kierkegaard, pi\u00f9 filosofo che scrittore, eppure, a suo modo, anche lui capace di squarci di altissima poesia, e anche lui persuaso, bench\u00e9 luterano (ma di un luteranesimo che va ben oltre Lutero e che per la sua sete ardente di assoluto si avvicina semmai, come notava Cornelio Fabro, al cattolicesimo), che lo spirito di rinuncia e la sublimazione delle passioni sono la via d&#8217;accesso privilegiata al mistero del divino. E come l&#8217;autunno \u00e8 povero perch\u00e9 ha donato tutto quel che possedeva, sino all&#8217;ultimo frutto e all&#8217;ultima foglia, cos\u00ec la vita del cristiano, quando \u00e8 coerente e pienamente fiduciosa in Dio, \u00e8 povera, ha le mani vuote, perch\u00e9 si \u00e8 svuotata di ogni brama e di ogni desiderio terreno, animata e sostenuta solo da un bruciante desiderio di ci\u00f2 che non si trova quaggi\u00f9; e quindi i colori forti e vivaci dell&#8217;estate non si addicono alla tonalit\u00e0 della sua anima, n\u00e9 il ridestarsi sensuale della primavera, e neppure, anche se per ragioni opposte, la gelida immobilit\u00e0 dell&#8217;inverno.<\/p>\n<p>Ma la lettura manzoniana dell&#8217;Angelini non si ferma qui. Egli va assai oltre e giunge a vedere nell&#8217;autore dei <em>Promessi Sposi<\/em> lo scrittore che sa dare alla parola poetica, grazie alla sua visione autenticamente cristiana della vita, nella quale una parte centrale ha l&#8217;accettazione paziente ed eroica del dolore, insieme alla consolazione che viene dalla fede, il portatore quasi di una seconda rivelazione dei valori cristiani. E nella piena accettazione del dolore come parte essenziale della vita terrena, Manzoni fa compiere ai suoi lettori e a tutta la societ\u00e0 del suo tempo un autentico progresso: progresso ben diverso da quello, puramente materiale, che era stato posto a fondamento dell&#8217;ideologia illuminista e che di nuovo, col positivismo, sarebbe tornato a sedurre le menti e gli animi, facendo intravedere la fallace promessa di chi sa quali <em>magnifiche sorti e progressive<\/em>. Certo, nulla di nuovo, in realt\u00e0; nulla che non sia gi\u00e0 nel Vangelo: eppure gli uomini se n&#8217;erano scordati, ed \u00e8 merito del Manzoni averli richiamati all&#8217;autentico significato della vita cristiana, nella quale la consapevolezza del dolore non \u00e8 qualcosa di estrinseco e di facoltativo, ma \u00e8 il cuore stesso del messaggio evangelico: <em>Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua<\/em> (<em>Luca<\/em>, 9, 23). Ecco, allora, che la preferenza estetica accorata alla stagione autunnale, ai suoi colori, alla sua malinconia, al generoso donarsi di se stessa, non \u00e8 solo e unicamente una scelta, appunto, estetica, ma \u00e8 il riflesso di un orientamento spirituale verso l&#8217;umile disponibilit\u00e0 al sacrificio che caratterizza la vota del cristiano: <em>In verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.\u00a0Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserver\u00e0 per la vita eterna<\/em> (<em>Giovanni<\/em>, 12, 24-25). Il guaio \u00e8 che ce ne siamo scorati, e questa volta in maniera ancor pi\u00f9 insidiosa e difficilmente riconoscibile: perch\u00e9 il clero del terzo millennio ha stravolto il significato delle parole di Cristo al punto tale perfino i peccati pi\u00f9 abominevoli sono diventati qualcosa di lecito e che torva piena accoglienza nella sedicente chiesa cattolica. Come interpretare diversamente il fatto che il cardinale Sch\u00f6nborn, ad esempio, ogni annoi metta a la cattedrale di Santo Stefano a Vienna, a disposizione di osceni e ripugnanti spettacoli a favore del transessualismo e della sodomia? E che un libro appena pubblicato dalla Pontificia Commissione Biblica, sollecitato e sponsorizzato da Bergoglio in persona, abbia distorto il racconto biblico sulla distruzione di Sodoma, presentando il peccato di quegli abitanti come <em>mancanza di ospitalit\u00e0<\/em> e <em>ostilit\u00e0 verso gli stranieri<\/em>, oltretutto lanciando l&#8217;ennesimo attacco avvelenato contro quelle legittime forze politiche italiane che si oppongono all&#8217;immigrazione selvaggia? E come giudicare che la rivista simbolo dei teologi progressisti, <em>Concilium<\/em>, prendendo lo spunto dalle blasfeme esibizioni di Conchita Wurst nella cattedrale di Santo Stefano, abbia dedicato un intero numero alla <em>teologia queer<\/em>, sottotitolo: <em>diventare il corpo queer di Cristo<\/em>? Si pu\u00f2 scendere pi\u00f9 in basso di cos\u00ec?<\/p>../../../../n_3Cp>Ora, tornando a Manzoni, ci sia concesso fare un confronto con un altro scrittore ottocentesco che ha sentito il fascino dolcemente malinconico dell&#8217;autunno: Gustave Flaubert, Ecco come il narratore francese descrive quel fascino all&#8217;inizio del suo breve romanzo autobiografico <em>Novembre<\/em>, un&#8217;opera giovanile non molto conosciuta dal grande pubblico, apparsa nel 842, ma tradotta in italiano solo un secolo dopo, nel 1945 (da: Flaubert, <em>Novembre. Frammenti di uno stile qualsiasi<\/em>; titolo originale: <em>Novembre. Fragments d&#8217;un style quelonque<\/em>; traduzione dal francese di Anna Maria Spekel, ne <em>I capolavori di Gustave Flaubert<\/em>, a cura di Carlo Bo, Milano, Ugo Mursia &amp; C., 1956, pp. 3-4):<\/p>\n<p><em>Mi piace l&#8217;autunno; triste stagione che si addice ai ricordi.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando gli alberi hanno perso le foglie, e nel cielo, al crepuscolo, si attarda ancora quel colore fulvo che dora l&#8217;erba appassita. \u00c8 dolce osservare il tramonto di tutto ci\u00f2 che un tempo ardeva in noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono rientrato ora dalla passeggiata nei prati deserti, in riva ai fossi gelidi dove si specchiano i salici; il vento faceva sibilare i loro rami spogli; a volte taceva, poi d&#8217;un tratto riprendeva, allora le foglie rimaste sulle fratte tremolavano ancora, l&#8217;erba rabbrividiva piegandosi verso terra; tutto sembrava diventare pi\u00f9 pallido e freddo; sull&#8217;orizzonte il disco del sole si perdeva nel colore biancastro del cielo e irradiava intorno poca vita moribonda. Sentivo freddo e avevo quasi paura.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi sono riparato dietro un monticello erboso, il vento era caduto.<\/em><\/p>\n<p><em>Non so perch\u00e9, mentre mi trovavo l\u00ec, seduto per terra, senza pensieri, osservando in lontananza il fumo innalzarsi dalle lontane capanne mi \u00e8 apparsa, simile ad un fantasma, la mia intera vita, e l&#8217;amaro profumo dei gironi trascorsi ha riaffiorato [sic] con l&#8217;aroma dell&#8217;erba secca<\/em><\/p>\n<p><em>E dei morti boschi; i miei poveri anni sono sfilati davanti a me come trascinati dall&#8217;inverno in una lamentevole tormenta; qualche cosa di terribile si agitava nel mio ricordo con maggior furia della brezza quando sospingeva le foglie per i calmi sentieri; una strana ironia li sfiorava e li muoveva per offrirmeli in spettacolo, poi tutti fuggivano via insieme e si perdevano in un cupo cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa stagione \u00e8 triste; si direbbe che la vita se ne vada con il sole, un brivido serpeggia nel cuore come sulla pelle, i rumori si spengono, gli orizzonti impallidiscono, tutto s&#8217;addormenta o muore. Poco prima guardavo le mucche rientrare, muggivano voltandosi verso il tramonto, il ragazzetto che le spingeva davanti a s\u00e9 con un rovo tremava nel suo abituccio di tela; le mucche scivolavano sul fango scendendo lungo il pendio e schiacciavano le poche mele rimaste tra l&#8217;erba. Il sole gettava un ultimo addio dietro le colline che gi\u00e0 svanivano, nella valle si accendevano le luci delle case e la luna, astro della rugiada, astro del pianto, gi\u00e0 appariva tra le nubi e mostrava il suo pallido viso<\/em>.<\/p>\n<p>Che cosa si pu\u00f2 dire di questo brano di prosa che sembra poesia? Letterariamente \u00e8 perfetto, bench\u00e9 alquanto languido e decadente: ci sono qualche aggettivo e qualche similitudine di troppo, come <em>la luna, astro della rugiada, astro del pianto<\/em>, che par quasi presa da Marino, mentre tutta la pagina \u00e8 pervasa da un profonda malinconia che ha qualcosa di estenuato e di dolcissimo. Il contenuto che lascia intravvedere \u00e8 altrettanto patetico e introspettivo, non senza una vena di auto-compiacimento che forse non \u00e8 destinato a piacere a tutti; ma c&#8217;\u00e8 anche profondit\u00e0, c&#8217;\u00e8 anche originalit\u00e0? Non oseremmo affermarlo; e pensiamo di poterne anche indicare la causa: il fatto che il punto di vista \u00e8 del tutto umano e soggettivo. Ben diverso \u00e8 il clima che si respira nei <em>Promessi Sposi<\/em>: qui la malinconia non \u00e8 una posa, la solitudine non \u00e8 un vezzo, il senso della fragilit\u00e0 delle cose umane non scaturisce da una claustrofobica immanenza, ma si alimenta al respiro possente dell&#8217;Assoluto. L&#8217;eroe manzoniano \u00e8 pensoso e contemplativo, quasi malinconico perch\u00e9 sente che al fondo di ogni passione e di ogni esperienza ci sono la porta stretta della morte e il mistero della vita eterna: ed \u00e8 questa consapevolezza, che resta perlopi\u00f9 sullo sfondo, ma di cui \u00e8 impossibile scordarsi, che conferisce alla vicenda la sua particolare pacatezza e la sua profonda seriet\u00e0 morale. La predilezione per l&#8217;autunno viene di qui: \u00e8 la malinconia del seme che viene affidato alla terra per morire e poi rinascere: in mezzo, l&#8217;esperienza del dolore. Mentre la civilt\u00e0 moderna, di cui Flaubert \u00e8 il poeta, non sa dare una ragione allo scandalo del dolore, e resta cos\u00ec impietrita dal suo sguardo di Medusa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;autunno, nonostante il fascino dei suoi colori, \u00e8 una stagione malinconica perch\u00e9 \u00e8 povera; ed \u00e8 povera perch\u00e9 ha donato tutte le sue ricchezze. 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