{"id":26981,"date":"2010-02-16T12:27:00","date_gmt":"2010-02-16T12:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/16\/ma-quante-balle-ci-raccontiamo-per-una-fondamentale-mancanza-di-onesta-verso-noi-stessi\/"},"modified":"2010-02-16T12:27:00","modified_gmt":"2010-02-16T12:27:00","slug":"ma-quante-balle-ci-raccontiamo-per-una-fondamentale-mancanza-di-onesta-verso-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/16\/ma-quante-balle-ci-raccontiamo-per-una-fondamentale-mancanza-di-onesta-verso-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Ma quante balle ci raccontiamo per una fondamentale mancanza di onest\u00e0 verso noi stessi"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 essere onesti verso gli altri se non si \u00e8 capaci, prima, di essere onesti con se stessi, fino in fondo.<\/p>\n<p>Troppo spesso noi ce la raccontiamo: e ce la raccontiamo cos\u00ec bene, che quasi quasi finiamo per credere, noi per primi, alle nostre stesse bugie.<\/p>\n<p>Essere capaci di vera onest\u00e0 con se stessi non \u00e8 cosa sempre facile: molte cose vi si oppongono, prima fra tutte la difficolt\u00e0 di riconoscere e accettare quella parte di noi che non si accorda con i nostri schemi mentali e con le aspettative altrui.<\/p>\n<p>La sincerit\u00e0 totale con noi stessi \u00e8 faticosa. Presuppone una certa forza d&#8217;animo e una lunga consuetudine al rigore morale; chi \u00e8 sempre vissuto di scappatoie e di facili compromessi, non possiede la stoffa necessaria a tanto. Soprattutto, presuppone un certo equilibrio di fondo, una certa pace interiore, una certa stabilit\u00e0 emotiva.<\/p>\n<p>Guardarsi dentro sino in fondo, leggere nei propri sentimenti e nei propri pensieri, senza trucchi e senza alibi prefabbricati, \u00e8 un po&#8217; come guardarsi nudi nello specchio: non tutti ne sono capaci, senza che in loro sorgano un certo disagio e persino un certo disgusto.<\/p>\n<p>Naturalmente, non c&#8217;\u00e8 niente di disgustoso nel proprio corpo nudo, anche se pu\u00f2 presentare degli inestetismi: ma il fatto di accettarlo (senza narcisismi) non dipende da fattori estetici oggettivi, tanto \u00e8 vero che si vede spesso che a convivere bene con il proprio corpo sono delle persone non pi\u00f9 giovani e non bellissime; mentre uomini e donne giovani e graziosi si &quot;vedono&quot; estremamente brutti e ne soffrono amaramente.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, non c&#8217;\u00e8 proprio niente di disgustoso nello spettacolo della propria anima: ci possono essere delle cose che non ci piacciono, ma questo non significa che dobbiamo provare vergogna e disistima di noi stessi. Se questo accade, allora vuol dire che noi non ci vogliamo bene e che non ce ne vorremmo in alcun caso, anche se &#8211; per ipotesi &#8211; potessimo scorgere solo cose belle, buone e lodevoli.<\/p>\n<p>Una persona che non si vuole bene \u00e8 pericolosa: inconsciamente vuole punirsi e, quindi, farsi del male; e, sia in modo intenzionale che in modo involontario, \u00e8 in grado di provocare molto male anche agli altri. Per essere benevoli, bisogna essere in pace con se stessi: e si pu\u00f2 essere in pace con se stessi pur vedendo nella propria anima delle cose che non soddisfano, e che si vorrebbero modificare.<\/p>\n<p>Sapersi guardare dentro sino in fondo e sapersi accettare non significa che si debba tradurre nella dimensione esistenziale tutto ci\u00f2 che esiste nella propria anima; significa che nessuna parte pu\u00f2 essere rifiutata, senza prima essere stata riconosciuta. Ci\u00f2 che viene rifiutato a quel modo, ci\u00f2 che viene negato pur facendo parte dell&#8217;anima, imputridisce ed \u00e8 in grado di intossicare tutta la vita dello spirito.<\/p>\n<p>Vi sono delle persone, ad esempio, le quali provano un sentimento molto forte verso qualcuno, ma non hanno l&#8217;onest\u00e0 di riconoscerlo e di accettarlo, lo travestono in mille maniere, lo rifiutano con mille scuse e gli danno un altro nome; persone che, nella loro solitudine, anelano disperatamente a stabilire un profondo contatto umano con l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Tuttavia, la loro irrisolvibile contraddizione \u00e8 proprio questa: negano la propria apertura nel momento stesso in cui l&#8217;hanno esplicitata. Agiscono come un uomo che stia annegando e chieda aiuto, ma, al tempo stesso, respinge la mano che potrebbe aiutarlo: scalcia e si dimena scompostamente.<\/p>\n<p>Vorrebbero afferrarsi, ma ne hanno il terrore; vorrebbero essere afferrati, ma ne hanno un terrore ancora pi\u00f9 grande. Vorrebbero e non vorrebbero: e intanto si inventano mille storie per autoconvincersi che non stanno chiedendo proprio nulla, che non hanno bisogno di nulla, che sono gli altri a volersi approfittare di loro.<\/p>\n<p>Non sono onesti.<\/p>\n<p>La loro educazione, i loro princip\u00ee, l&#8217;idea che si sono costruita di se stessi: tutte queste cose si oppongono poderosamente a un atto di onest\u00e0 interiore che sarebbe, al tempo stesso, il principio della luce e della guarigione; perch\u00e9 la loro anima \u00e8 malata.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile quanti danni faccia l&#8217;educazione ricevuta, allorch\u00e9 la persona, crescendo, non si rende conto che essa era solo un vestito confezionato per la sua infanzia, che deve poi essere allargato e modificato, adattandosi alle esigenze della crescita.<\/p>\n<p>L&#8217;anima vuole crescere: \u00e8 la sua natura, \u00e8 il suo destino.<\/p>\n<p>E, a differenza del corpo, non finisce mai di crescere; non arriva mai il momento in cui essa pu\u00f2 dire a se stessa: \u00abEcco, sono arrivata\u00bb. No: l&#8217;anima \u00e8 sempre peregrinante, \u00e8 sempre in cammino sulle strade polverose del mondo; perch\u00e9 la morde senza tregua la dolce, struggente nostalgia di casa, vale a dire dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>L&#8217;educazione \u00e8 fatta per l&#8217;anima, non l&#8217;anima per l&#8217;educazione. I valori che vengono trasmessi dai genitori, dalla scuola, dalla societ\u00e0, sono in funzione della crescita dell&#8217;anima: il loro scopo \u00e8 quello di aiutarla a svilupparsi gioiosamente e pienamente, non quello di ingabbiarla e costringerla in una serie di rigidi schemi fissi e di penose contraddizioni.<\/p>\n<p>Giunge il momento in cui l&#8217;anima deve imparare a spiccare il volo, da sola, con le sue sole forze, nel libero cielo, come l&#8217;uccello che balza fuori dal nido e si affida alle ali del vento. Se avr\u00e0 ricevuto una educazione finalizzata a realizzare quell&#8217;atto decisivo, essa conserver\u00e0 sempre gratitudine per coloro che glie l&#8217;hanno fornita; e tuttavia passer\u00e0 al vaglio tutti i valori che le sono stati trasmessi, per separare da essi gli aspetti formalistici, esteriori, meccanici, che forse erano giustificati nell&#8217;infanzia, ma che poi, allorch\u00e9 la persona si \u00e8 fatta adulta, non hanno pi\u00f9 alcuna ragion d&#8217;essere.<\/p>\n<p>Purtroppo, ogni giorno vediamo lo spettacolo dei danni provocati da una educazione male intesa, ossia trasformata in una gabbia crudele, che censura spietatamente tutto ci\u00f2 che l&#8217;anima riconosce in se stessa ma che giudica indegno, sporco e vergognoso, non perch\u00e9 sia tale (o non perch\u00e9 lo sia sempre), ma perch\u00e9 le appare in contrasto con gli aspetti esteriori e formalistici che le sono stati insegnati e dai quali non osa emanciparsi.<\/p>\n<p>Una educazione formalistica e ottusamente repressiva non \u00e8, peraltro, la sola responsabile della mancanza di onest\u00e0 con se stessi e della incapacit\u00e0 di leggere sino in fondo la verit\u00e0 dei propri pensieri e sentimenti.<\/p>\n<p>Vi sono altre cause, fra le quali un posto eminente spetta alla presunzione ingiustificata di essere migliori di quel che si \u00e8: pi\u00f9 disinteressati, pi\u00f9 generosi, pi\u00f9 altruisti. Ci si costruisce questa immagine di se stessi, ci si affeziona ad essa, non si vorrebbe pi\u00f9 dovervi rinunziare: \u00e8 cos\u00ec confortevole, cos\u00ec rassicurante! Non importa se si tratta di una menzogna: chi mai verr\u00e0 a saperlo, se noi per primi riusciamo a crederci?<\/p>\n<p>Quando si arriva a quel punto, si sarebbe disposti a qualsiasi bassezza morale pur di difendere, con le unghie e con i denti, la falsa immagine di s\u00e9 che ci si \u00e8 costruita. Coloro i quali agiscono cos\u00ec, di fatto, sottovalutano di molto la capacit\u00e0 intuitiva degli altri: perch\u00e9, in genere, soltanto loro non vedono in se stessi quel che, per gli altri, \u00e8 fin troppo evidente.<\/p>\n<p>Come non vedere &#8211; ad esempio -, nello zelo veemente e implacabile del censore delle altrui dissolutezze, l&#8217;anima fremente di lussuria, che bolle e ribolle di passioni segrete e soffocate, le quali si prendo la loro allegra vendetta, rientrando in frotta dalla finestra, dopo essere state cacciate dalla porta?<\/p>\n<p>Questi, per\u00f2, sono i casi pi\u00f9 semplici, persino patetici nella loro palese inconsapevolezza. Ve ne sono di molto pi\u00f9 sottili ed elaborati e nei quali la menzogna \u00e8 alquanto pi\u00f9 sofisticata; casi nei quali l&#8217;anima \u00e8 riuscita a costruirsi un cos\u00ec abile castello di menzogne, da essersi smarrita da se stessa nel labirinto della inautenticit\u00e0, nel medesimo tempo in cui dispensa paterni consigli e nobili precetti di saggezza agli altri, assumendo le vesti del maestro compassionevole, invece di riconoscere la propria nudit\u00e0 e povert\u00e0 e ammettendo la propria ignoranza e la propria mancanza di coraggio.<\/p>\n<p>La vilt\u00e0 peggiore non consiste nella mancanza di coraggio, ma nella feroce determinazione di negare a ogni costo tale mancanza. Se l&#8217;anima riesce a confessare a se stessa di non avere coraggio, compie, con ci\u00f2 stesso, un atto di coraggio non indifferente, che la riscatta, nel medesimo tempo in cui le offre una strada per uscire dal vicolo cieco in cui si \u00e8 venuta a trovare.<\/p>\n<p>Il coraggio, infatti, verr\u00e0 dato solo a colui che sia abbastanza onesto e leale da ammettere di averne bisogno: vale a dire, abbastanza onesto e leale da riconoscere la propria vigliaccheria, e da chiamarla con il suo vero nome.<\/p>\n<p>L&#8217;anima che trova il coraggio di guardarsi dentro e di riconoscersi non \u00e8 mai spregevole, anche se talune delle cose che scopre in se stessa sono dure da accettare o risultano sgradevoli rispetto alle aspettative del Super-Io.<\/p>\n<p>Spregevole \u00e8 la commedia di chi nasconde la sporcizia sotto il tappeto e poi se ne va in giro per farsi ammirare, dicendo: \u00abGuardate come sono bella! Guardate come sono pura e disinteressata!\u00bb. Questa s\u00ec, \u00e8 una cosa spregevole.<\/p>\n<p>Dovremmo ripartire da qui, se davvero vogliamo ridiventare delle persone passabilmente oneste con se stesse. Dovremmo convincerci che l&#8217;anima non \u00e8 mai spregevole, mai, mai: anche quando si fa strumento di pensieri e azioni spregevoli.<\/p>\n<p>Lo abbiamo gi\u00e0 detto: in noi c&#8217;\u00e8 un diamante, un diamante di valore inestimabile; che, molto spesso, giace nascosto, sotto una gran massa di detriti e di sporcizia. Ma il diamante \u00e8 sempre l\u00ec, splendente, luminoso: e, se trovassimo la forza di riportarlo alla luce, ne resteremmo abbagliati &#8211; e gli altri ne resterebbero abbagliati a loro volta, guardandoci.<\/p>\n<p>Non confondiamo il diamante con la sporcizia. Possiamo e dobbiamo vergognarci della sporcizia e, di conseguenza, impegnarci a fare una bella pulizia nella dimora della nostra anima. Ma il diamante \u00e8 sempre l\u00ec, stupendo: brilla nascosto al fondo della nostra anima e continuerebbe a brillare, anche se noi stessi non lo volessimo.<\/p>\n<p>Quel diamante \u00e8 la scintilla divina che ci portiamo in cuore: a volte perfino nostro malgrado, tanto siamo immersi nella vilt\u00e0 e nell&#8217;ignoranza. Possiamo sporcare quel diamante, possiamo sospingerlo ancora di pi\u00f9 verso le nostre tenebrose profondit\u00e0; ma non potremo mai e poi mai distruggerlo, annientarlo, farlo sparire completamente.<\/p>\n<p>E questo perch\u00e9 il diamante brilla in noi, ma non \u00e8 nostro.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 stato dato, ci \u00e8 stato affidato amorevolmente. Dobbiamo averne cura, come la dolce madre ha cura della creatura che \u00e8 uscita dal suo grembo &#8211; ma che non \u00e8 stata lei a creare.<\/p>\n<p>La madre deve aiutare quella creatura a crescere, a divenire se stessa, non stringerla egoisticamente a s\u00e9: in un certo senso, deve restituirla all&#8217;Essere che glie l&#8217;aveva affidata, e da cui l&#8217;aveva ricevuta. Perch\u00e9 noi, da soli, non possiamo creare proprio niente, nemmeno un filo d&#8217;erba: ma tutto quel che abbiamo, lo abbiamo ricevuto dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Tutto abbiamo ricevuto dall&#8217;Essere; e all&#8217;Essere dobbiamo imparare a domandare anche il coraggio che ci manca.<\/p>\n<p>Chi non riesce a guardare onestamente dentro la propria anima, non commette un delitto solo contro se stesso, ma anche contro l&#8217;Essere: perch\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 in noi e noi siamo nell&#8217;Essere; e misconoscere la nostra verit\u00e0 interiore equivale a misconoscere l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Dobbiamo smetterla di raccontarci balle e imparare ad essere un poco pi\u00f9 onesti con noi stessi. Lo dobbiamo a noi e lo dobbiamo a quel diamante d&#8217;impareggiabile valore che giace, semisepolto, in fondo alle nostre scorie.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quel diamante \u00e8 l&#8217;Essere: infinitamente cosciente, infinitamente luminoso e beato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 essere onesti verso gli altri se non si \u00e8 capaci, prima, di essere onesti con se stessi, fino in fondo. 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