{"id":26976,"date":"2009-12-22T11:20:00","date_gmt":"2009-12-22T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/22\/la-malinconia-e-un-indizio-dellassoluto-come-un-rovello-che-ci-fruga-il-cuore\/"},"modified":"2009-12-22T11:20:00","modified_gmt":"2009-12-22T11:20:00","slug":"la-malinconia-e-un-indizio-dellassoluto-come-un-rovello-che-ci-fruga-il-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/22\/la-malinconia-e-un-indizio-dellassoluto-come-un-rovello-che-ci-fruga-il-cuore\/","title":{"rendered":"La malinconia \u00e8 un indizio dell\u2019Assoluto, come un rovello che ci fruga il cuore"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8, esattamente, quello stato dell&#8217;anima che si designa con il nome di \u00abmalinconia\u00bb, e che ruolo svolge nella nostra vita?<\/p>\n<p>Chi \u00e8 quella misteriosa creatura dalle ali ripiegate, che siede inquieta con aria pensosa e corrucciata, nella famosissima incisione di Albrecht D\u00fcrer, e se ne sta con un gomito puntato sul ginocchio e con il pugno stretto all&#8217;altezza della tempia?<\/p>\n<p>La societ\u00e0 edonistica odierna, e la mentalit\u00e0 salutistica ed efficientistica ad essa sottesa, vedono la malinconia come un avversario da combattere e da sconfiggere, pi\u00f9 o meno come esse ritengono di sconfiggere il mal di testa per mezzo dell&#8217;Aspirina, senza porsi affatto la domanda circa il significato di quel mal di testa.<\/p>\n<p>Si desidera star bene: la malinconia \u00e8 una presenza fastidiosa e molesta; dunque, si vorrebbe trovare il modo di abolirla, e non pensarci pi\u00f9. Che importa se essa \u00e8 la spia di qualche cosa d&#8217;altro, magari di qualche cosa di prezioso? L&#8217;importante \u00e8 toglierla di mezzo, farla sparire, cos\u00ec come l&#8217;agricoltura industriale vuol far sparire tutti i parassiti delle colture. E poco importa se ci\u00f2 provocher\u00e0 una serie di contraccolpi devastanti all&#8217;intero ecosistema e, in definitiva, all&#8217;uomo stesso, da cui la manipolazione \u00e8 partita.<\/p>\n<p>In genere, si tende a confondere malinconia e tristezza, cos\u00ec come si tende a confondere povert\u00e0 e miseria. Ma cos\u00ec come la povert\u00e0 \u00e8 altra cosa dalla miseria, poich\u00e9 consiste nella mancanza del superfluo e non del necessario; allo stesso modo la malinconia \u00e8 altra cosa dalla tristezza, poich\u00e9 consiste in un senso di vuoto e d&#8217;insoddisfazione complessivi che investono il significato ultimo della nostra esistenza, e non questa o quella circostanza di essa.<\/p>\n<p>Non si \u00e8 malinconici perch\u00e9 una certa cosa non si \u00e8 svolta come avremmo desiderato: ci\u00f2 pu\u00f2 provocare disappunto, delusione, o, appunto, tristezza; ma si tratta pur sempre di stati d&#8217;animo passeggeri e condizionati. Rimossa la loro causa, scompaiono rapidamente.<\/p>\n<p>La malinconia non scompare mai definitivamente: \u00e8 una presenza permanente della nostra vita e ci accompagna, talvolta indesiderata, quasi sempre incompresa, dall&#8217;infanzia sino agli ultimi giorni che ci sono stati concessi.<\/p>\n<p>La malinconia non \u00e8 uno stato psicologico che un diverso sistema di vita o il ricorso ad alcuni farmaci possano eliminare: ne possono bens\u00ec eliminare alcune manifestazioni, ma col solo risultato di spingerla pi\u00f9 nel profondo e, di conseguenza, renderla pi\u00f9 acuta.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la malinconia non \u00e8 affatto una condizione negativa, una nemica della nostra felicit\u00e0 e un elemento che si possa rimuovere, eliminandolo dalla nostra vita. Essa fa parte di noi in maniera organica, \u00e8 un tutt&#8217;uno con la nostra condizione ontologica; la nostra struttura originaria la include, allo stesso modo della nostra sensibilit\u00e0 o della nostra capacit\u00e0 volitiva.<\/p>\n<p>Estirparla, quand&#8217;anche fosse possibile, sarebbe un controsenso: tanto varrebbe estirpare la nostra stessa condizione umana.<\/p>\n<p>E non \u00e8 vero, come alcuni credono, che la malinconia ci impedisca di essere felici: essa non ci impedisce nulla, perch\u00e9 non \u00e8 una causa, ma un sintomo: un sintomo della nostra condizione finita che aspira all&#8217;infinito; della nostra condizione contingente che aspira all&#8217;incondizionato, all&#8217;assoluto, all&#8217;eterno.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 essere malinconici, eppure amare la vita; si pu\u00f2 essere malinconici, eppure aspirare ardentemente alla felicit\u00e0: le due cose non sono in contraddizione, ma, al contrario, possono essere perfettamente legate l&#8217;una all&#8217;altra.<\/p>\n<p>Un temperamento superficiale va meno soggetto alla malinconia di un temperamento profondo, perch\u00e9 \u00e8 quest&#8217;ultimo ad avvertire con pi\u00f9 insofferenza i limiti del finito e del contingente e a sentire la nostalgia di ci\u00f2 che \u00e8 completo e perfetto.<\/p>\n<p>Una pagina esemplare \u00e8 stata scritta in proposito dal grande filosofo e teologo Romano Guardini &#8211; una figura di pensatore che dovrebbe essere meglio conosciuta dal grande pubblico, se la cultura odierna non fosse ostaggio di radicati pregiudizi anticristiani &#8211; in \u00abRitratto della malinconia\u00bb (Brescia, Morcelliana, 1990):<\/p>\n<p>\u00abQuella noia significa che, nelle cose, noi cerchiamo, appassionatamente e dappertutto alcunch\u00e9, alcunch\u00e9 che le cose non possiedono. [&#8230;] Si cerca e ci si sforza di prendere le cose cos\u00ec come si vorrebbe che fossero; di trovare in esse quel peso, quella seriet\u00e0, quell&#8217;ardore e quella forza compiuta delle quali si ha sete: e non \u00e8 possibile. Le cose sono finite. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 finito, \u00e8 difettoso. E il difetto costituisce una delusione per il cuore, che anela all&#8217;assoluto. La delusione si allarga, diviene il sentimento di un gran vuoto&#8230; Non c&#8217;\u00e8 nulla, per cui valga la pena di esistere. Non c&#8217;\u00e8 nulla, che sia degno che noi ce ne occupiamo. [&#8230;] Noi sentiamo una insoddisfazione particolarmente violenta per ci\u00f2 che \u00e8 finito. [&#8230;] Proprio l&#8217;uomo malinconico \u00e8 pi\u00f9 profondamente in rapporto con la pienezza dell&#8217;esistenza. [&#8230;] Per conto mio, io credo che di l\u00e0 da qualsivoglia considerazione medica e pedagogica, il suo significato sta in questo che \u00e8 un indizio dell&#8217;esistenza dell&#8217;assoluto. L&#8217;infinito testimonia di s\u00e9, nel chiuso del cuore. La malinconia \u00e8 espressione del fatto che noi siamo creature limitate, ma viviamo a porta a porta con&#8230; ebbene s\u00ec, abbandoniamo alla fine il termine troppo prudenziale e astratto, di cui ci siamo serviti sinora il termine di &quot;assoluto&quot;; scriviamo al suo posto, quello che solo si addice: viviamo a porta a porta con Dio. Siamo chiamati da Dio, eletti ad accoglierlo nella nostra esistenza. La malinconia \u00e8 il prezzo della nascita dell&#8217;eterno nell&#8217;uomo. [&#8230;] La malinconia \u00e8 l&#8217;inquietudine dell&#8217;uomo che avverte la vicinanza dell&#8217;infinito. Beatitudine e minaccia a un tempo.\u00bb<\/p>\n<p>La societ\u00e0 moderna ha cercato di bandire la malinconia dalla sfera della vita quotidiana, al ritmo del famoso ritornello di Lorenzo il Magnifico: \u00abChi vuol esser lieto, sia; di doman non v&#8217;\u00e8 certezza\u00bb; che \u00e8 una ripresa umanistica del latino \u00abCras amet qui numquam amavit; quique amavit, cras amet\u00bb, contenuto nel celebre \u00abPervigilium Veneris\u00bb.<\/p>\n<p>Si dimentica, tuttavia, che quel ritornello fa parte dei \u00abCanti carnascialeschi\u00bb ed era destinato, perci\u00f2, ad accompagnare la sfilata dei carri allegorici del Carnevale: vale a dire a scandire un tempo profano che sottintendeva la complementarit\u00e0 di un tempo sacro (mentre l&#8217;invito all&#8217;amore del \u00abPervigilium Veneris\u00bb celebra un tempo sacro che a noi appare come profano, per l&#8217;incommensurabilit\u00e0 del paradigma culturale greco-romano rispetto a quello cristiano). Si dimentica, cio\u00e8, che non si tratta di una generica esortazione all&#8217;edonismo, ma di un \u00abcarpe diem\u00bb che non nega affatto, anzi ammette, una dimensione ulteriore dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che cercar di bandire la malinconia equivarrebbe a bandire la parte pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 importante della nostra anima, la nostra stessa verit\u00e0 interore: perch\u00e9 \u00e8 solo grazie ad essa che noi avvertiamo e tocchiamo con mano il nostro limite ontologico e, al tempo stesso, la nostra esigenza di oltrepassarlo, per attingere ci\u00f2 che sta oltre: vale a dire l&#8217;assoluto e l&#8217;incondizionato, alle sorgenti medesime dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la dialettica della nostra natura: formulare incessantemente una domanda a cui non vi \u00e8 risposta, nella condizione materiale dell&#8217;esistenza. Ma la domanda, per il solo fatto di essere formulata, presuppone che la risposta, da qualche parte, esista: se cos\u00ec non fosse, la domanda non sarebbe nemmeno pensabile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la nostra domanda di giustizia non sarebbe neanche pensabile, se la giustizia non esistesse in alcun luogo; se la domanda esiste, ci\u00f2 significa che la giustizia esiste. Tuttavia, se esistesse in questa nostra dimensione temporale, allora la domanda troverebbe una risposta completa ed esauriente: ci\u00f2 che non avviene. La giustizia che si pu\u00f2 vedere realizzata in questo mondo, infatti, \u00e8 sempre altamente imperfetta; e la stessa cosa vale per la nostra esigenza di bont\u00e0, di verit\u00e0, di bellezza.<\/p>\n<p>La malinconia, dunque, non \u00e8 affatto una condizione patologica, come vorrebbe far credere una psicologia al servizio dell&#8217;esistente e tutta intesa a rimodellare la psiche in funzione del contesto sociale, come se solo uniformandosi ad esso la persona potesse realizzarsi. La malinconia \u00e8 l&#8217;indizio infallibile che esiste una dimensione ulteriore, nella quale trovano pieno appagamento la nostra domanda di senso e la nostra nostalgia dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Si tratta di una vera nostalgia, in tutto e per tutto paragonabile a quella di colui che parte dai luoghi pi\u00f9 cari per affrontare un lungo viaggio in paesi lontani, ma portandosi nel cuore i luoghi e le persone della vita di prima. Tale \u00e8 il lungo viaggio della vita: un viaggio verso paesi lontani e sconosciuti, con una segreta inquietudine che ci fruga il cuore.<\/p>\n<p>La malinconia \u00e8 la manifestazione di quella inquietudine: una inquietudine che non scaturisce da un oggetto preciso n\u00e9 da una precisa mancanza, ma dalla nostra stessa condizione umana. Dice Sant&#8217;Agostino nelle \u00abConfessiones\u00bb: \u00abInquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te, Domine\u00bb: inquieto \u00e8 il nostro cuore, fino a quando non trova riposo in Te, o Signore.<\/p>\n<p>In questo senso, potremmo definire la malinconia come la caratteristica essenziale dello spirito religioso: ben inteso, dello spirito religioso nel significato pi\u00f9 ampio del termine. Anche chi si pone il problema della negazione di Dio come la questione fondamentale della propria vita, possiede uno spirito religioso, perch\u00e9 significa che avverte una domanda di senso che non si accontenta dell&#8217;esistente, ma sente il bisogno di confrontarsi con l&#8217;ipotesi dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Abbiamo detto, precedentemente, che la malinconia ha a che fare con lo statuto ontologico dell&#8217;essere umano; ora abbiamo affermato che essa esprime la caratteristica essenziale dello spirito religioso: ne deriva che lo spirito religioso \u00e8 connaturato alla condizione umana, e che tutti gli esseri umani sono soggetti alla potest\u00e0 della malinconia.<\/p>\n<p>Eppure, noi vediamo che moltissime persone negano di provare inquietudini esistenziali di sorta, negano di essere soggette alla malinconia, negano l&#8217;esigenza di assoluto. Se ci\u00f2 \u00e8 vero &#8211; e non sta a noi di mettere in dubbio le affermazioni di un&#8217;altra persona circa la propria verit\u00e0 interiore, anche se \u00e8 vero che non sempre noi siamo i migliori conoscitori di noi stessi &#8211; ne consegue che, nella societ\u00e0 moderna, ha fatto la comparsa un nuovo tipo antropologico: l&#8217;individuo privo di inquietudine e privo dio malinconia, perch\u00e9 privo di tensione verso la trascendenza.<\/p>\n<p>L&#8217;ateismo di massa, lo sappiamo, \u00e8 un fenomeno interamente moderno e, inoltre, interamente occidentale (ci\u00f2 che vale anche per la Cina, divenuta una societ\u00e0 atea per opera di una ideologia, il marxismo-leninismo, importata dall&#8217;Europa ed imposta con violenza da un sistema politico totalitario).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, abbiamo osservato che l&#8217;ateismo non \u00e8, di per s\u00e9, indicativo dell&#8217;assenza di uno spirito religioso; semmai il contrario. Anche il famoso \u00abDio \u00e8 morto\u00bb di Zarathustra non attesta una assenza di senso religioso: se Dio \u00e8 morto, vuol dire che prima era vivo, che lo si riteneva vivo; ne rimane, perci\u00f2, quanto meno la nostalgia. E dunque?<\/p>\n<p>S\u00ec, sta avanzando un nuovo tipo antropologico, apparentemente privo di tensione religiosa; ma \u00e8 tutto da vedere se, in lui, lo spirito religioso sia morto veramente. Probabilmente, ci\u00f2 che fa parte della natura umana non potr\u00e0 mai morire del tutto: lo si pu\u00f2 solo anestetizzare temporaneamente. E, se si ha la pretesa di sostituirlo con la religione pi\u00f9 banale di tutte, vale a dire la religione delle cose, \u00e8 inevitabile che esso riaffiori, prima o poi.<\/p>\n<p>Insieme alla sua compagna inseparabile: la nobile, pensosa malinconia.<\/p>\n<p>Con lo sguardo perduto in una lontana nostalgia, con le ali ripiegate e con il pugno stretto alla tempia, come nell&#8217;incisione di D\u00fcrer.<\/p>\n<p>Un uomo che non senta pi\u00f9 la nostalgia dell&#8217;Assoluto, che si appaghi interamente dell&#8217;esistente, non \u00e8, come voleva Nietzsche, un super-uomo, ma qualche cosa di meno dell&#8217;uomo. A dispetto di tutta la sua scienza, di tutta la sua tecnologia e di tutta la sua prometeica presunzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8, esattamente, quello stato dell&#8217;anima che si designa con il nome di \u00abmalinconia\u00bb, e che ruolo svolge nella nostra vita? 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