{"id":26969,"date":"2012-01-28T10:57:00","date_gmt":"2012-01-28T10:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/28\/il-senso-intimo-per-maine-de-biran-e-la-rivelazione-di-dio-alla-coscienza\/"},"modified":"2012-01-28T10:57:00","modified_gmt":"2012-01-28T10:57:00","slug":"il-senso-intimo-per-maine-de-biran-e-la-rivelazione-di-dio-alla-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/28\/il-senso-intimo-per-maine-de-biran-e-la-rivelazione-di-dio-alla-coscienza\/","title":{"rendered":"Il senso intimo, per Maine de Biran, \u00e8 la rivelazione di Dio alla coscienza"},"content":{"rendered":"<p>Il lato pi\u00f9 caratteristico e, nello stesso tempo, pi\u00f9 originale del pensiero di Fran\u00e7ois Pierre Maine de Biran (1766-1824) \u00e8 quello relativo al &quot;senso intimo&quot;, che fa di lui, oltre che uno dei maggiori filosofi dello spiritualismo ottocentesco, anche una sorta di anti-Cartesio o, se si preferisce, un Cartesio della coscienza invece che del &quot;cogito&quot;; perch\u00e9 \u00e8 nella coscienza che Dio si rivela all&#8217;uomo, appunto mediante quello che egli chiama il &quot;senso intimo&quot;.<\/p>\n<p>Pur non aderendo ad alcuna religione confessionale, Maine de Biran si rende conto di quanto la dimensione spirituale sia importante per l&#8217;individuo e per la societ\u00e0 e pu\u00f2 giudicare, per avervi assistito, quanto danno abbiano provocato all&#8217;Europa i furori dell&#8217;illuminismo ateo e della scristianizzazione, avvenuta in Francia durante la Rivoluzione.<\/p>\n<p>Il pensiero filosofico di Maine de Biran, che rivela qualche affinit\u00e0 con quello di Rosmini, si muove sulla scia di Cartesio (per\u00f2 rivisitandolo profondamente) e di Malebranche, e ruota intorno alla nozione di &quot;senso intimo&quot;, visto come la garanzia della presenza dell&#8217;io a se stesso e, nello stesso tempo, come salvaguardia del sentimento religioso; la sua polemica \u00e8 diretta contro il sensismo, che aveva preteso di ridurre ogni conoscenza all&#8217;attivit\u00e0 dei sensi esterni.<\/p>\n<p>Il senso intimo, per lui, viene percepito dall&#8217;io come sforzo e come opposizione a ci\u00f2 che lo limita e cerca di resistergli, ossia il corpo; perci\u00f2 la sua antropologia \u00e8 dualista, e cos\u00ec pure la sua metafisica: infatti, la tensione verso l&#8217;assoluto nasce appunto dalla dialettica tra il senso intimo, che si rivela come attivit\u00e0 originaria dell&#8217;io, e il corpo, che si pone come limite a tale sua attivit\u00e0 e che, limitandola, contribuisce alla rivelazione di essa a se medesima.<\/p>\n<p>La passivit\u00e0, infatti, \u00e8 una nozione secondaria: io non mi sentirei mai passivo, afferma Maine de Biran con acuta penetrazione psicologica, se prima non fossi stato attivo: dunque l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 un modo di essere primario, che presuppone il proprio limite e il proprio contrario e che si rivela alla coscienza con evidenza immediata e incontrovertibile. Di pi\u00f9: l&#8217;attivit\u00e0 della coscienza si caratterizza come ci\u00f2 che l&#8217;io pu\u00f2 volere e pu\u00f2 fare, dunque presuppone la libert\u00e0; se l&#8217;io non fosse libero, non sarebbe attivit\u00e0, ma solo passivit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche la nozione di causa ed effetto si fonda su questo concetto: dalla libert\u00e0 dell&#8217;io scaturisce la sua attivit\u00e0, e questa produce una catena di cause ed effetti; ci\u00f2 non significa, tuttavia, che l&#8217;io si scomponga e si dissolva nelle diverse determinazioni del suo volere e del suo agire, perch\u00e9 l&#8217;unit\u00e0 della coscienza permane attraverso i suoi stati mutevoli, e da ci\u00f2 de Biran deduce la nozione di sostanza, sempre uguale a se stessa.<\/p>\n<p>Se, dunque, il sensismo tendeva a smaterializzare l&#8217;io e a scomporlo negli innumerevoli stati della coscienza, sempre instabili e mutevoli per loro stessa natura, la filosofia del Nostro ricostituisce l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;io e afferma risolutamente il concetto della sua permanenza, ricollegandosi direttamente all&#8217;evidenza cartesiana.<\/p>\n<p>L&#8217;estensione, per de Biran, \u00e8 la percezione dei corpi che si pongono come limite al nostro agire; mentre la forza ci appare come la manifestazione dello sforzo che la nostra volont\u00e0 compie per esplicitarsi in azione concreta, contro ci\u00f2 che le si oppone.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che l&#8217;antropologia del Nostro \u00e8 schiettamente dualista: di tale dualismo egli si fa esplicito assertore, e non esita ad affermare che vanno combattute risolutamente non solo le filosofie che negano tale dualismo, ma anche quei comportamenti, magari inconsapevoli, che tendono ad offuscarlo, in cima ai quali egli pone l&#8217;abitudine.<\/p>\n<p>A causa dell&#8217;abitudine, e dei gesti e dei comportamenti abitudinari che compiamo, noi scivoliamo sovente dalla dimensione spirituale della coscienza e della riflessione, che rappresentano la nostra parte intellettuale e, perci\u00f2, specificamente umana, verso la dimensione animale &#8211; o, come avrebbero detto i filosofi antichi e specialmente Aristotele, verso l&#8217;anima vegetativa e l&#8217;anima sensitiva, a scapito dell&#8217;anima intellettiva.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che de Biran vede questo slittamento dal livello superiore della coscienza a quello inferiore del corpo, essenzialmente come una &quot;meccanizzazione&quot; dell&#8217;agire (quel che noi oggi definiremmo &quot;vivere con il pilota automatico inserito&quot;), perch\u00e9 ci\u00f2 mostra come la sua contrapposizione di spirito e di corpo, nonostante il debito verso Cartesio e Malebranche, non vada tanto nel senso della contrapposizione di &quot;res cogitans&quot; e &quot;res extensa&quot;, quanto nel senso della contrapposizione tra libert\u00e0 e ripetitivit\u00e0; e, quindi, non sia tanto un frutto del razionalismo, quanto del volontarismo, che lo porta ad una visione anti-meccanicistica dell&#8217;antropologia.<\/p>\n<p>Prima e meglio di Marx, dunque, questo filosofo conservatore, che \u00e8 stato sempre guardato con estremo sospetto dalla cultura progressista per la sua incrollabile fede nei valori della tradizione (soltanto l&#8217;impronunciabile De Maistre, forse, \u00e8 stato pi\u00f9 osteggiato e boicottato di lui dalla cultura contemporanea), aveva perfettamente compreso che il maggior pericolo da cui l&#8217;uomo deve guardarsi \u00e8 quello di cadere nella uniformit\u00e0 di azione propria della macchina, pi\u00f9 ancora che di abbandonarsi ai suoi istinti inferiori: \u00e8 nella sua meccanizzazione che l&#8217;uomo si disumanizza e cessa di essere propriamente &quot;persona&quot;, per avvicinarsi allo statuto di &quot;cosa&quot;.<\/p>\n<p>E, in questo senso, egli si pu\u00f2 anche considerare come un limpido precursore del personalismo filosofico del Novecento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Nicola Abbagnano riassume questo aspetto della filosofia di Maine de Biran (in: N. Abbagnano, \u00abStoria della filosofia\u00bb, Editori Associati, Milano, 1995, vol. 5, pp. 244-46):<\/p>\n<p>\u00abPer la prima volta nell&#8217;ultima sua opera i &quot;Nuovi saggi d&#8217;antropologia&quot; (1823-24), Biran si propone il problema dell&#8217;uomo totale, cio\u00e8 dell&#8217;uomo che non \u00e8 soltanto organismo e coscienza (e quindi sensibilit\u00e0 e ragionamento), ma anche rapporto con Dio.\u00a0 Nelle due prime parti dell&#8217;opera (anch&#8217;essa, come l altre, lasciata incompiuta), Biran riassumere riprende i risultati da lui raggiunti negli scritti precedenti,sulla vita organica e sulla vita cosciente dell&#8217;uomo. Nella terza parte, che \u00e8 la pi\u00f9 importante, egli istituisce l&#8217;analisi della TERZA VITA dell&#8217;uomo, quella RELIGIOSA o mistica. Indubbiamente questa terza vita era rimasta sempre sullo sfondo dell&#8217;analisi di Biran; la quale, data la sua stessa impostazione, mira alla giustificazione\u00a0 di essa come al suo scopo finale.&quot;La seconda vita dell&#8217;uomo, dice Biran (&quot;Anthr.&quot;, in &quot;Oeuvres&quot;, ed Faville, III, p. 519), sembra essergli fatta soltanto per sollevarsi ala erra, nella quale egli libero dal giogo degli affettive delle passioni, e ilo genio o d\u00e8mone che dirige l&#8217;anima e la rischiara come d&#8217;un riflesso della divinit\u00e0, si fa intendere nel silenzio\u00a0 della natura sensibile; nella quale nulla accade nel senso o nella immaginazione che non sia voluto dall&#8217;IO e suggerito o ispirata dalla forza suprema nella quale \u00a0l&#8217;io si assorbe e si confonde. Tale forse lo stato primitivo da cui l&#8217;anima\u00a0 umana \u00e8 discesa e a cui aspira a risalire&quot;.<\/p>\n<p>La vita dello spirito comincia a balenare col primo sforzo volontario: l&#8217;io si manifesta interiormente, l&#8217;uomo si conosce, appercepisce ci\u00f2 che gli \u00e8 proprio e lo distingue da ci\u00f2 che appartiene al corpo. Ma l&#8217;uomo esteriore prevale e finisce per regnare esclusivamente :l&#8217;abitudine d&#8217;agire oscura e quasi annulla il sentimento dell&#8217;attivit\u00e0. Ma l&#8217;uomo interiore prende la sua rivincita sull&#8217;uomo esteriore per via d&#8217;un rinnovamento ce non \u00e8 mai spontaneo ma deriva da un&#8217;azione interamente libera assolutamente estranea alle disposizioni sensibili e ad ogni impulso sterno; rinnovamento che si ottiene soprattutto per via d0una meditazione sostenuta che impiega tutta l&#8217;energia dell&#8217;attivit\u00e0 intellettuale e infine per via ella preghiera, con la quale l&#8217;anima umana si solleva sino alla sorgente della vita, le si unisce intimamente e le s&#8217;identifica con l&#8217;amore. La meditazione e la preghiera sono le due vie perle quali l&#8217;intima spiritualit\u00e0 dell&#8217;uomo si solleva ala assoluta libert\u00e0, alla vita religiosa. Mi sembra, de Biran (Ib., p. 541), che assumendo per punto di partenza il fatto psicologico, senza la cui meditazione lo spirito umano si perde nelle escursioni ontologiche verso l&#8217;assoluto, si possa dire che l&#8217;anima, forza assoluta che \u00c8 senza MANIFESTARSI, ha due modi di manifestazione essenziali: la ragione (logos) e l&#8217;amore. L&#8217;attivit\u00e0 per la quale l&#8217;anima si manifesta a se stessa come persona o io \u00e8 la base della ragione; \u00e8 la vita propria dell&#8217;anima giacch\u00e9 ogni vita \u00e8 la manifestazione di una forza. L&#8217;amore, origine di tutte le facolt\u00e0 affettive, \u00e8 la vita comunicata all&#8217;anima come una condizione della sua propria vita, la vita che le viene dall&#8217;esterno e dall&#8217;alto, cio\u00e8 dallo spirito d&#8217;amore, che soffia dove vuole&quot;. In tal senso, Dio sta all&#8217;anima come l&#8217;anima sta al corpo. Il corpo, oltre ad\u00a0 avere funzioni e movimenti propri,\u00e8 diretto dall&#8217;anima che vuole, pensa o sa ci\u00f2 la che a; allo sesso modo l&#8217;anima, pur aveva volta proprie, ha intuizioni, ispirazioni, movimento sopranaturali, per i quali \u00e8 tutta sotto l&#8217;azione di io e cm assorbita in lui. La grazia di io per l&#8217;anima,ci\u00f2 che la volont\u00e0 dell&#8217;anima \u00e8 per il corpo (&quot;&quot;Fond. De la morale et de la religion&quot;&quot;, in &quot;Oeuvres, ed. Naville, III, p. 53).<\/p>\n<p>In tal modo, il senso intimo, la coscienza, appare a Biran come la stessa rivelazione di Dio. In polemica con de Bonald che aveva ridotto ogni rivelazione alla rivelazione esterna e aveva fatto dello stesso linguaggio l&#8217;immediata creazione di Dio, Biran afferma la superiorit\u00e0 della rivelazione interiore, che sola vale come criterio. La coscienza, dice Biran (&quot;Opinions de M. de Bonald&quot;, in &quot;Oeuvres&quot;, d. Faville, III; p. 93), pu\u00f2 essere considerata come una specie di manifestazione interna, di rivelazione divina; e la rivelazione o la parola di Dio pu\u00f2 esprimersi nella voce stessa della coscienza&quot;. La rivelazione non \u00e8 soltanto quella esterna della tradizione orale o scritta, ma c&#8217;\u00e8 anche quella interna o della coscienza. L&#8217;una e l&#8217;altra vengono da Dio e l&#8217;una e l&#8217;altra hanno il loro fondamento fuori della ragione ed escludono dalla loro sfera lo scetticismo religioso e filosofico (Ib., p. 96). Esse stanno tra loro come la lettera e lo spirito, ma il loro accordo \u00e8 garantito dall&#8217;unica loro sorgente che \u00e8 Dio (Ib., p. 217). &quot;Senza una rivelazione immediata fatta a ciascun popolo o piuttosto senza il corso della grazia che agisce sui cuori altrimenti che con le parole, quale potrebbe essere il &#8216;criterium&#8217; pubblico e sociale per distinguere la verit\u00e0 dall&#8217;errore, quando ogni nazione pretendesse di possedere da sola con la lingua ispirata, il tesoro delle verit\u00e0 intellettuali e morali?&quot; (Ib., p. 241).<\/p>\n<p>Nel suo punto culminante, l&#8217;analisi di Maine de Biran svela la sua preoccupazione dominane: la giustificazione della tradizione. &quot;Le istituzioni morali e religiose, egli dice, (&quot;Fond. De la mor. Et de la rel.&quot;, Ib., p. 63-64), potranno essere snaturate, pervertite o separate dalla loro sorgente per non essere pi\u00f9 che istituzioni politiche e convenzioni umane relative alla civilizzazione della societ\u00e0, alla natura del governo, al sole, al clima, ecc.: variabili sotto questi rapporti nella forma come nel fondamento. Invece, nella tendenza opposta, le istituzioni politiche di tutti i luoghi, di tutti i tempi andranno sempre pi\u00f9 avvicinandosi all&#8217;assoluto, ad una morale e ad una religione tutta divina; e il destino delle societ\u00e0 come degli individui sar\u00e0 perfettamente compiuto solo quando queste leggi dell&#8217;assoluto, diffondendosi su tutto il mondo politico, gli imprimeranno tutte le direzioni, ne regoleranno tutti i movimenti e determineranno la forma costante e ormai invariabile della sua orbita&quot;. Queste parole rivelano il centro della personalit\u00e0 di Maine de Biran e la natura dei suoi interessi non soltanto filosofici, ma politici e religiosi. Maine de Biran ha inteso il senso intimo come strumento di giustificazione della tradizione. Ci\u00f2 lo connette intimamente allo spiritualismo eclettico dei suoi contemporanei, dai quali si distingue solo per la perfezione che ha saputo dare a questo strumento. E lo stesso interesse fondamentale fa di lui il maestro e l&#8217;esempio dello spiritualismo contemporaneo.\u00bb<\/p>\n<p>Se Maine de Biran si fosse limitato a distinguere la vita fisiologica dell&#8217;uomo da quella della coscienza, basata sull&#8217;intelletto e la volont\u00e0, non si sarebbe peraltro distinto un gran che dal dualismo classico e quasi manicheo, n\u00e9 dal dualismo cartesiano di &quot;res cogitans&quot; e &quot;res extensa&quot;.<\/p>\n<p>Il contributo pi\u00f9 originale del Nostro alla filosofia \u00e8 stato la risoluta affermazione di una terza vita dell&#8217;uomo, la vita spirituale, caratterizzata dall&#8217;amore, che \u00e8 di tanto superiore alla vita intellettiva, quanto quest&#8217;ultima lo \u00e8 rispetto alla vita corporea. Se, infatti, identificandosi con la dimensione pi\u00f9 &quot;bassa&quot;, quella fisiologica, l&#8217;uomo rischia di perdere la sua connotazione essenziale e di retrocedere verso la realt\u00e0 naturale, non distinguendosi pi\u00f9 da essa, nemmeno con la totale identificazione con la coscienza e la ragione l&#8217;uomo realizza pienamente e genuinamente se stesso, perch\u00e9 lascerebbe fuori dal proprio piano la parte pi\u00f9 sublime, quella spirituale, che lo rende simile a Dio.<\/p>\n<p>Come i filosofi del Rinascimento, de Biran vede l&#8217;uomo come un microcosmo che realizza in se stesso una essenza divina, pur occupando una posizione intermedia fra Dio e l&#8217;animale; e tale essenza si realizza precisamente mediante la rivelazione del &quot;senso interno&quot;, che, nella meditazione e nella preghiera, apre, per cos\u00ec dire, una finestra sull&#8217;infinito.<\/p>\n<p>N\u00e9 de Biran si limita ad una tensione dell&#8217;umano verso il divino, ma afferma che anche dal divino parte una azione verso l&#8217;umano e attraverso l&#8217;umano; e tale azione \u00e8 quella rappresentata dalla grazia. Con l&#8217;aiuto della grazia, l&#8217;uomo scopre la sua natura essenziale, che non \u00e8 di questo mondo, ma \u00e8 parte della stessa dimensione divina.<\/p>\n<p>Come si vede, si tratta di una via prettamente mistica dell&#8217;uomo verso Dio: qui egli appare pi\u00f9 vicino a Ildegarda di Bingen o a Meister Eckhart, piuttosto che a Cartesio o a Malebranche: e questo ne fa un pensatore originale, uno dei pochi che, in Occidente, hanno visto la via mistica non come la negazione o come una alternativa alla via razionale, ma come il naturale completamento e superamento di quest&#8217;ultima- cosa che le filosofie orientali hanno sempre saputo.<\/p>\n<p>Egli, dunque, contro Kant e contro l&#8217;illuminismo, \u00e8 anche un restauratore della metafisica; e, con Pascal, \u00e8 persuaso che il cuore ha le sue ragioni, delle quali nulla sa la ragione e che, nondimeno, sono essenziali per la comprensione del significato della vita umana.<\/p>\n<p>Inoltre, affermando che l&#8217;uomo alla ricerca di Dio, per opera della grazia, pu\u00f2 riavvicinarsi alla condizione originaria dell&#8217;anima prima della caduta, sottolinea che l&#8217;uomo, nella sua tensione verso l&#8217;assoluto, non \u00e8 solo e che pu\u00f2 ritrovare, almeno in parte, la purezza e l&#8217;innocenza perdute, a condizione che non pretenda di farsi Dio di se stesso (come andavano facendo, negli stessi anni, l&#8217;idealismo tedesco e specialmente l&#8217;hegelismo), ma riconosca francamente la propria limitatezza e la propria non autosufficienza.<\/p>\n<p>In questo senso complessivo, la filosofia di Maine de Biran, proprio come quella di De Maistre, \u00e8 una reazione contro il pensiero moderno, che vorrebbe negare il divino o che vorrebbe ridurlo alle dimensioni di una creazione puramente umana; ed \u00e8 anche la vigorosa riaffermazione di quei valori della trascendenza sui quali si basa, da sempre, la tradizione spirituale, e senza i quali n\u00e9 il singolo pu\u00f2 autenticamente realizzarsi, n\u00e9 la societ\u00e0 umana pu\u00f2 trovare in se stessa l&#8217;equilibrio e la pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lato pi\u00f9 caratteristico e, nello stesso tempo, pi\u00f9 originale del pensiero di Fran\u00e7ois Pierre Maine de Biran (1766-1824) \u00e8 quello relativo al &quot;senso intimo&quot;, che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[232],"class_list":["post-26969","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26969","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26969"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26969\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26969"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26969"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26969"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}