{"id":26967,"date":"2017-03-23T12:42:00","date_gmt":"2017-03-23T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/23\/maigret-non-si-domanda-chi-e-stato-ma-perche\/"},"modified":"2017-03-23T12:42:00","modified_gmt":"2017-03-23T12:42:00","slug":"maigret-non-si-domanda-chi-e-stato-ma-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/23\/maigret-non-si-domanda-chi-e-stato-ma-perche\/","title":{"rendered":"Maigret non si domanda chi \u00e8 stato, ma perch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>Conosciamo persone che non amano particolarmente i libri o la lettura, ma che, nella loro casa, su di uno scaffale, hanno tutti i romanzi della serie del commissario Maigret, o almeno una buona parte di essi. Tutti, \u00e8 un po&#8217; difficile: sono settantacinque, pi\u00f9 ventotto racconti: in totale, oltre 100 storie dedicate al pi\u00f9 celebre commissario di polizia di ogni tempo. Conosciamo persone che si annoierebbero dopo aver letto poche pagine di qualunque altro libro, o quasi; ma che non sanno resistere al richiamo di quei volumi di Georges Simenon; s\u00ec, proprio quelli, perch\u00e9 degli &quot;altri&quot; romanzi dello scrittore belga, diciamo la verit\u00e0, non importa quasi niente a nessuno. Simenon \u00e8 Maigret, e Maigret \u00e8 Simenon, questa \u00e8 la verit\u00e0; inutile girarci attorno. Simenon \u00e8 uno di quegli scrittori che sono rimasto intrappolati &#8212; felicemente intrappolati, senza dubbio, come Ulisse presso la maga Circe &#8211; in uno dei personaggi che hanno creato; e che, in seguito, non hanno fatto altro che tornare incessantemente su di lui, sulle sue avventure, inaugurando un filone. I critici letterari, in questi casi, storcono istintivamente il naso. Gi\u00e0 storcono il naso davanti alla letteratura &quot;di genere&quot;, come quella poliziesca; figuriamoci davanti a una serie di romanzi che paiono una sorta di <em>Commedia umana<\/em> balzachiana, tutta ruotante intorno allo stesso poliziotto, allo stesso ricercatore della verit\u00e0 nel mondo dei delitti.<\/p>\n<p>Di fronte a una &quot;serie&quot;, a un personaggio che diventa il centro di decine e decine di romanzi &#8211; il caso di Maigret, peraltro, \u00e8 quasi un <em>unicum<\/em>, per quantit\u00e0 dei romanzi a lui dedicato e per la longevit\u00e0 della sua carriera: nato nel 1931, con <em>Pietro il Lettone<\/em>, ha concluso la sua ultima avventura nel 1972, con <em>Maigret e Monsieur Charles<\/em>; e parliamo del <em>Maigret<\/em> di Simenon, ovviamente, non del Maigret come personaggio a s\u00e9 stante: le date sono quelle dei romanzi del suo autore &#8212; la critica non pu\u00f2 che mostrarsi estremamente perplessa, diffidente, istintivamente maldisposta. Fiuta odore di successo commerciale, quindi di scrittura commerciale Che uno scrittore di genere, per giunta &quot;seriale&quot;, possa aver successo semplicemente perch\u00e9 \u00e8 bravo, questo i signori critici non lo crederanno mai: sarebbe come sottoscrivere un oltraggio alla letteratura seria, impegnata e d&#8217;autore. Dal 1931 al 1972, dunque: sono pi\u00f9 di quarant&#8217;anni della storia francese ed europea, che scorrono sullo sfondo delle inchieste di Maigret: dagli anni della Grande Depressione a quelli della contestazione giovanile, e, nel mezzo, il dramma della Seconda guerra mondiale. Maigret ha attraversato un arco di tempo cos\u00ec lungo, che diventa ancor pi\u00f9 lungo, smisurato, se si pensa alla velocit\u00e0, sempre pi\u00f9 incalzante, al ritmo sempre pi\u00f9 congestionato, con cui si \u00e8 sviluppata la storia d&#8217;Europa e del mondo in quel quarantennio: dal tempo dei grandi dittatori, Stalin, Mussolini e Hitler, a quello del disgelo fra Stati Uniti e Cina, dell&#8217;eurocomunismo, delle ultime battute della guerra del Vietnam. E come sono cambiate la cultura, la filosofia, l&#8217;arte, il cinema, la medicina, la biologia, la chimica, l&#8217;astronomia; come sono nati i viaggi nello spazio, fino all&#8217;atterraggio sulla Luna, nel 1969 (sull&#8217;onda del V2 tedesche della guerra): dal surrealismo all&#8217;esistenzialismo, dal neorealismo al post-moderno, passando per il cubismo, l&#8217;astrattismo, il funzionalismo, il modernismo, il neopositivismo, e Dio sa quante altre avanguardie, esperimenti, gruppi, movimenti, tentativi. Per non parlare dei miti e delle illusioni (e delusioni) politiche: il comunismo, il fascismo, il nazismo, il roosveltismo, il laburismo, di nuovo il comunismo, in veste pi\u00f9 o meno umana, pi\u00f9 o meno liberale, nonch\u00e9 il trotzkismo, il peronismo, il castrismo, il maoismo, il terzomondismo, il nasserismo, il panarabismo, il sionismo, e perfino lo scontro fra comunismo sovietico e comunismo cinese.<\/p>\n<p>Nel frattempo, come siamo cambiati noi tutti, e specialmente noi occidentali, noi europei. Si pensi alla nostra Italia: nel 1931 si combattevano ancora le ultime battute della battaglia del grano, si bonificavano le Paludi Pontine, si fondavano nuove citt\u00e0 (nel 1932, Littoria, oggi Latina); erano ancora vive le polemiche sul disastro della spedizione del dirigibile <em>Italia<\/em> al Polo Nord, e la Regia Aeronautica, in compenso, si rendeva protagonista di due imprese memorabili, che infiammarono la fantasia di mezzo mondo: la trasvolata del Medio e Sud Atlantico, nel 1931-32, e quella del Nord Atlantico, nel 1933. Ma il nostro Paese, nel complesso, era ancora una nazione contadina e proletaria, con uno sviluppo industriale concentrato quasi solo nel triangolo Torino-Milano-Genova. Nel 1972 l&#8217;Italia era diventata una grande potenza industriale, fra le maggiori del mondo, anche se il suo peso politico era invece diminuito (cin la perdita dell&#8217;Impero, delle colonie e della potente Marina da guerra), e si accingeva a sedere nel G6 (nel 1975), che diverr\u00e0 poi G7, col Canada (nel 1976) e infine G8, con la Russia post-comunista (nel 1999). Nel frattempo, si era diffuso lo stile di vita consumista e americaneggiante, veicolato soprattutto dalle televisioni commerciali; ma, fino a tutti gli anni &#8217;60, la RAI esercitava ancora il monopolio sulle trasmissioni televisive e selezionava i programmi in un&#8217;ottica di tipo pedagogico. Enrico Mattei, nel frattempo, perseguiva, tra gli anni &#8217;50 e i primi anni &#8217;60 (sarebbe morto, in un misterioso incidente aereo, nel 1962), un disegno di autonomia energetica dal sapore quasi risorgimentale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una foto di Georges Simenon &#8211; che, in Italia, aveva diversi amici, tra i quali il regista Federico Fellini -, che lo ritrae a Milano, nell&#8217;inverno del 1957, mentre percorre a passo svelto, indossando un lungo cappotto e stringendo la pipa fra i denti, proprio come il suo commissario preferito, nel Vicolo dei Lavandai, presso Porta Ticinese. Pare una cartolina d&#8217;altri tempi: alcune donne del popolo, sullo sfondo, con il fazzoletto in testa, stanno lavando i panni sotto la tettoia che offre un riparo ai loro grandi mastelli di legno, allineati uno dietro l&#8217;altro; le case a due piani sono vecchie, cadenti, con i muri sbrecciati, i fumaioli che orlano i tetti coperti di tegole, il fondo della strada in terra battuta, proprio come si fosse in un villaggio, nella piazza d&#8217;un paesino sperduto chiss\u00e0 dove, forse in riva al Po, o in qualche valle prealpina: e invece siamo a due passi dal centro di Milano, la metropoli industriale della Valle Padana, cuore economico e finanziario dell&#8217;Italia. Che strana scena. Eppure ci ricorda come eravamo, quali immense trasformazioni stava attraversando la nostra societ\u00e0, nel passaggio dalla dimensione rurale a quella industriale avanzata: fra poco, Adriano Celentano avrebbe cantato, ne <em>Il ragazzo della Via Gluck<\/em>, del 1968, l&#8217;elegia del mondo contadino che stava scomparendo a ritmo impressionante, sotto colate e colate di cemento; mentre, nello stesso anno, il regista Carlo Lizzani raccontava, nel film <em>Banditi a Milano<\/em>, le imprese criminali della banda Cavallero, nel 1967, in una Milano gi\u00e0 del tutto trasformata in una grande e moderna citt\u00e0 industriale, con le sue banche ben fornite di denaro che facevano gola ai malviventi pi\u00f9 audaci e senza scrupoli: l&#8217;altra faccia, per cos\u00ec dire, del &quot;miracolo economico&quot;.<\/p>\n<p>Maigret, dunque, \u00e8 Simenon, e Simenon \u00e8 Maigret. Tutto qui? No, naturalmente: ci sono anche il cinema e la televisione. La televisione, soprattutto, che ha portato il volto, la pipia e le inchieste del commissario Maigret fin dentro le case di milioni di persone, comprese quelle che non solo non leggono libri, ma non hanno mai letto, e neanche leggerebbero, perfino gli altri romanzi di Simenon. Senza dubbio \u00e8 stata la televisione a consacrare definitivamente la celebrit\u00e0 di questo personaggio, che ormai fa parte le nostro immaginario letterario, alla pari con i pi\u00f9 famosi personaggi della letteratura (e del teatro) di ogni tempo: da don Chisciotte ad Amleto, da Robinson Crusoe a Oliver Twist, da Lucia Mondella a Emma Bovary. Per milioni d&#8217;italiani, il commissario Maigret ha avuto il volto, i gesti, l&#8217;accento del bravo attore Gino Cervi, apparso nell&#8217;arco di ben trentacinque puntate (ma per sedici sceneggiati) fra il 1964 e il 1972, per la regia di Mario Landi, sotto il titolo di <em>Le inchieste del commissario Maigret<\/em>; tanto che le copertine degli Oscar Mondadori, subito uscite in edicola e in libreria per sfruttare l&#8217;enorme successo di ascolti, riprendevano quel volto, e nessun altro, per dare una fisionomia all&#8217;eroe di Simenon. In Francia, invece, e in altri Paesi, come il Belgio e la Svizzera, il volto di Maigret \u00e8 indissolubilmente legato a quello dell&#8217;attore Bruno Cr\u00e9mer, protagonista della co-produzione franco-belga-svizzera (della Svizzera Romanda), che, sotto la direzione di parecchi registi, \u00e8 andata in onda dal 1991 al 2005, anche in Italia naturalmente, per un totale di ben 54 episodi completi, da 90 minuti ciascuno, col pi\u00f9 spiccio titolo di <em>Maigret<\/em> (in Italia, <em>Il commissario Maigret<\/em>). Eppure, come si vede, siamo ancora ben lontani dall&#8217;aver visto, in televisione, tutta la serie di Maigret, cos\u00ec come Simenon l&#8217;ha messa per iscritto: appena la met\u00e0 del centinaio di storie che formano l&#8217;intero <em>corpus<\/em>.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il segreto di un successo cos\u00ec straordinario e cos\u00ec duraturo, in una fase storica in cui sia la letteratura, sia la televisione, &quot;bruciano&quot; in fretta i loro personaggi e le loro trovate, pi\u00f9 o meno commerciali, pi\u00f9 o meno &quot;seriali&quot;? In realt\u00e0, n\u00e9 il cinema, n\u00e9 la televisione, sono sufficienti a spiegare il fenomeno Maigret, poich\u00e9 Simenon era gi\u00e0 solidamente affermato, come autore del celebre commissario, ben prima che la televisione facesse la sua apparizione. I suoi romanzi si vendevano benissimo e il cinema li portava sul grande schermo fin dagli anni Quaranta: <em>C\u00e9cile est morte<\/em>, per esempio, scritto nel 1942, in piena occupazione tedesca (e Simenon, sia detto fra parentesi, avr\u00e0 poi il suo bel lavoro a spiegare ai suoi connazionali come mai facesse cos\u00ec buoni affari in regime di occupazione nazista, tanto pi\u00f9 con un fratello collaborazionista ricercato dalla giustizia e costretto ad arruolarsi nella Legione Straniera, per poi morire in combattimento, in Indocina), gi\u00e0 nel 1942 era tradotto sul grande schermo dal regista Maurice Tourneur, con l&#8217;attore Albert Pr\u00e9jean nei panni del protagonista (film che, per\u00f2, non \u00e8 mai stato distribuito nel nostro Paese). Dove \u00e8 evidente che Maigret piaceva gi\u00e0 al pubblico dei lettori, se il cinema ha avuto il suo tornaconto ad interessarsene e portarlo nelle sale.<\/p>\n<p>Ora, la nostra domanda \u00e8 questa: <em>perch\u00e9 Maigret piace cos\u00ec tanto ai suoi lettori?<\/em> Come mai le case editrici continuano a ristampare le sue avventure, <em>pardon<\/em>, le sue inchieste? Come si spiega che ci siano persone le quali non leggono mai un libro, o lo fanno solo se proprio ci son costrette, ma possiedono e hanno letto l&#8217;intera serie del commissario Maigret? E questo anche oggi, nell&#8217;era di internet e dei giochi elettronici, quando esistono passatempi che, qualche anno fa, nessun neanche s&#8217;immaginava (all&#8217;epoca del <em>Maigret<\/em> di Mario Landi, ad esempio, la RAI aveva solo due canali e non c&#8217;erano le televisioni private, per cui la fascia degli ascoltatori era enorme). Quale \u00e8, precisamente, il fattore che rende questi romanzi cos\u00ec amati dal pubblico: il personaggio del commissario, oppure le storie stesse? Oppure ancora, non le storie in se stesse, ma qualcosa che si trova in esse, e che fa parte di esse, anche se non ha a che fare, o meglio, non ha a che fare solamente, con l&#8217;eterna domanda dei lettori di ogni romanzo &quot;giallo&quot;: <em>chi \u00e8 stato a compiere il delitto?<\/em> In che cosa consiste, in definitiva, la bravura di Georges Simenon; in che cosa egli ha saputo andare incontro a qualcosa che al pubblico interessa <em>veramente<\/em>, che al pubblico piace, che insomma lo affascina?<\/p>\n<p>Ebbene, cominciamo col dire che non \u00e8 lo stile, non \u00e8 l&#8217;arte della scrittura. E questo non perch\u00e9 Simenon scriva male, o scriva in modo troppo giornalistico (anche Hemingway lo faceva, ed era considerato dai signori critici un grande scrittore), o perch\u00e9 scriva troppo in fretta, magari per motivi decisamente economici, con il tipo di vita che doveva sostenere (due mogli, alcuni figli, una legione incalcolabile d&#8217;amanti, e viaggi e soggiorni all&#8217;estero in continuazione, Stati Uniti e Canada compresi). Anche Dostoevskij scriveva troppo in fretta, anzi, a un certo punto non scriveva, dettava e faceva stenografare: e precisamente per la stessa ragione; anche se, meno abile di Simenon, pi\u00f9 che godersi la vita, doveva placare l&#8217;insaziabile avidit\u00e0 degli editori. Che cosa, allora? Probabilmente, la sua umanit\u00e0. <em>Maigret \u00e8 umano<\/em>: tutto qui. Non ha un metodo, tanto meno un metodo scientifico, alla Sherlock Holmes: per lui le inchieste non sono una forma di scienza, ma di arte. Cerca di mettersi nei panni delle vittime, e, pi\u00f9 ancora, in quelli degli assassini. Cos\u00ec, entra nelle loro psicologia e comincia a vedere le cose sotto una luce nuova: gli si aprono spiragli che prima non c&#8217;erano. Intuisce, improvvisa, azzarda: ma non a casaccio, bens\u00ec seguendo un fiuto lungamente allenato. Si muove con disinvoltura nei quartieri alti di Parigi come in quelli bassi, nei paesini di provincia come all&#8217;esterno (in Olanda, negli Stati Uniti). Non giudica: si sforza di capire. Ha una dose formidabile di solido buon senso e non si lascia distrarre dalle cose esteriori, anche se vistose o rumorose. Non si lascia confondere le idee: va dritto punto. E il punto non \u00e8 il delitto in s\u00e9, ma l&#8217;uomo: il carnefice non meno della vittima. Maigret \u00e8 interessato, vorremmo dire che \u00e8 enormemente affascinato, dalle vaste caverne oscure che si aprono nell&#8217;anima umana. Anche, o forse specialmente, nelle esistenze pi\u00f9 tranquille, pi\u00f9 grigie, pi\u00f9 &quot;normali&quot;. Sa che l&#8217;eccezionale pu\u00f2 prodursi in un attimo, anche l\u00e0 dove memo lo si crederebbe. Nessuno \u00e8 immunizzati dal mistero della vita; nessuno pu\u00f2 dire di se stesso: <em>A me non accadr\u00e0 mai<\/em>. In questo senso, Maigret \u00e8 anche, a suo modo, religioso: sa che c&#8217;\u00e8 un mistero cos\u00ec grande, che bisogna accostarlo in punta di piedi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosciamo persone che non amano particolarmente i libri o la lettura, ma che, nella loro casa, su di uno scaffale, hanno tutti i romanzi della serie<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[178],"class_list":["post-26967","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26967","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26967"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26967\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26967"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26967"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}