{"id":26964,"date":"2016-06-25T08:02:00","date_gmt":"2016-06-25T08:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/25\/la-magnificenza-del-creato-e-un-inno-imperituro-alla-sapienza-divina\/"},"modified":"2016-06-25T08:02:00","modified_gmt":"2016-06-25T08:02:00","slug":"la-magnificenza-del-creato-e-un-inno-imperituro-alla-sapienza-divina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/25\/la-magnificenza-del-creato-e-un-inno-imperituro-alla-sapienza-divina\/","title":{"rendered":"La magnificenza del creato \u00e8 un inno imperituro alla Sapienza divina"},"content":{"rendered":"<p>Si possono dare delle dimostrazioni logiche dell&#8217;esistenza di Dio; tuttavia, bisogna essere franchi, a ciascuna di esse lo scettico e l&#8217;ateo possono ribattere, punto su punto, perch\u00e9 la questione non \u00e8 tale che si possa decidere razionalmente, una volta per tutte. Si pu\u00f2 arrivare a Dio con la ragione, ma per via d&#8217;indizi e analogie che, a rigore, non sopportano un esame troppo severo: infatti, tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 inferire per analogia, ha una qualche attinenza con la sfera dell&#8217;umano; mentre Dio, per definizione, sorpassa di tanto la mente dell&#8217;uomo e la sua capacit\u00e0 di comprensione, e anche solo di visione, di quanto l&#8217;immensit\u00e0 del cielo oltrepassa la superficie finita della terra, se anche questa avesse le dimensioni del pianeta pi\u00f9 grande che riusciamo a immaginare.<\/p>\n<p>Prendiamo, a titolo di esempio, l&#8217;argomentazione pi\u00f9 classica in favore della possibilit\u00e0 di dimostrare razionalmente l&#8217;esistenza di Dio: le cinque prove di San Tommaso d&#8217;Aquino.<\/p>\n<p>La prima: <em>Ex motu de mutatione rerum<\/em>: tutte le cose cambiano e si muovono, dunque deve esistere un ente che le muove senza muoversi lui stesso; ma \u00e8 proprio vero? Le cose non potrebbero muoversi e trasformarsi, cos\u00ec, da se stesse, senza una causa, senza un movente originario? Non potrebbero essere eterne e increate, come sostengono le filosofie panteiste?<\/p>\n<p>La seconda: <em>Ex ordine causarum efficentium<\/em>, le cose rimandano a una causa efficiente, perch\u00e9 partecipano dell&#8217;essere, ma non sono l&#8217;essere; di nuovo, ne siamo sicuri? Se le cose fossero eterne e increate, avrebbero in se stesse la loro causa efficiente, cio\u00e8 sarebbero causa di se medesime. \u00c8 questo un concetto alquanto difficile da pensare, ma non impossibile da postulare in linea teorica, specialmente in mancanza di meglio.<\/p>\n<p>La terza: <em>Ex rerum contingentia<\/em>: le cose sono contingenti, cio\u00e8 possono esserci o non esserci, il che rimanda a un qualcosa che non sia contingente, ma necessario e assoluto; ma chi lo dice che le cose sono contingenti? Non si potrebbe pensare che, per il fatto di esistere, esse <em>devono<\/em> esistere, e quindi sono necessarie; mentre quelle che non esistono, non esistono perch\u00e9 non <em>possono<\/em> esistere, e che, dunque, la loro non esistenza \u00e8 altrettanto necessaria? Certo, questo ragionamento somiglia molto a una passiva adorazione dell&#8217;esistente: quello che c&#8217;\u00e8, c&#8217;\u00e8, e quello che non c&#8217;\u00e8, \u00e8 fatale che non ci sia. Non si pu\u00f2 dire che spieghi un gran che, per\u00f2, se non andiamo troppo per il sottile, potremmo anche accontentarci; e qualcuno, di fatto, si accontenta: o, per dir meglio, questa \u00e8 la spiegazione che piace di pi\u00f9, o che spiace di meno, alla maggior parte degli intellettuali moderni.<\/p>\n<p>La quarta: <em>Ex variis gradibus perfectionis<\/em>: le cose possiedono diversi gradi di perfezione (ad esempio, una musica pu\u00f2 essere eseguita in maniera pi\u00f9 o meno perfetta; una decisione dei giudici pu\u00f2 rispecchiare un maggiore o minor grado di giustizia), il che induce a pensare che esista la somma perfezione, un modello supremo dal quale tutte le cose contingenti (e imperfette) discendono; ma questa \u00e8 davvero una prova dell&#8217;esistenza di Dio? S\u00ec, le cose di quaggi\u00f9 sono pi\u00f9 o meno imperfette; se ho molta sete, desidero bere un&#8217;acqua freschissima, e posso trovare delle sorgenti che possiedano in vario grado la qualit\u00e0 della freschezza: ma da quale necessit\u00e0 deriva l&#8217;esistenza di una perfezione originaria che contenga in se stessa, potenzialmente, tutte le manifestazioni contingenti, nel grado pi\u00f9 eccellente? In fondo, noi conosciamo solo questa realt\u00e0 contingente, nella quale siamo immersi; postulare una realt\u00e0 trascendente, perfetta e assoluta, che &quot;sorregga&quot; le cose di cui facciamo esperienza, equivale a postulare proprio ci\u00f2 che si voleva, invece, dimostrare: il che \u00e8 un paradosso, o un modo di eludere il problema.<\/p>\n<p>La quinta: <em>Ex rerum gubernatione<\/em>, dal governo delle cose: le cose non intelligenti rispondono a una logica intelligente (ad esempio, l&#8217;albero che cerca il sole), il che indica una teleologia, un finalismo; e ci\u00f2, ancora una volta, rimanda a un fine supremo di tutte le cose, che le trascende, le organizza e le dirige. Anche in questo caso, tuttavia, parrebbe che si voglia offrire una spiegazione gi\u00e0 bella e pronta al posto di una spiegazione logica e consequenziale: \u00e8 dimostrabile che le cose tendono a un fine? Non si potrebbe pensare che esse si muovano a caso, oppure che si muovano secondo un ordine disordinato, cio\u00e8 secondo un ordine dei mezzi, ma non dei fini? L&#8217;ordine dei mezzi, infatti, pu\u00f2 anche essere solo apparente; in fondo, cosa sono le &quot;leggi&quot; della natura, se non un insieme di automatismi, ai quali noi umani diamo il valore di &quot;leggi&quot; per spiegare, ma solo esteriormente, dei fenomeni la cui intima essenza ci sfugge, cos\u00ec come ce ne sfugge l&#8217;origine?<\/p>\n<p>Eppure, c&#8217;\u00e8 una sesta prova, non solo dell&#8217;esistenza, ma anche della somma sapienza di Dio, che non sar\u00e0 del tutto &quot;razionale&quot; nel senso aristotelico del termine, ma che possiede un&#8217;evidenza immediata, purch\u00e9 l&#8217;anima trovi l&#8217;umilt\u00e0 necessaria a riconoscerla, deponendo la presunzione di voler capire, spiegare e giudicare tutto, quasi che l&#8217;universo intero, visibile e invisibile, fosse opera dell&#8217;uomo: perch\u00e9 \u00e8 chiaro, anche sul piano logico, che solo il Creatore pu\u00f2 avere la piena e perfetta comprensione della creazione; Questa sesta prova consiste nella magnificenza del creato, nel suo incomparabile splendore, per quanto vi siano vari argomenti, o, piuttosto sofismi, che pretendono di sminuire tale splendore e negare tale magnificenza. Non \u00e8 forse vero che la lampreda si attacca con la sua chiostra di denti al corpo delle sue vittime, e le divora ancor vive? Dov&#8217;\u00e8 la magnificenza, dov&#8217;\u00e8 lo splendore, in un universo siffatto, pieno di sofferenze atroci e incomprensibili, pieno di disordine, di crudelt\u00e0, di non-senso? Cos\u00ec parlano gli uomini, nella loro piccolezza, con la pretesa di poter capire tutto, e, quindi, di poter giudicare anche Dio. Se Dio esiste, essi pensano, non avrebbe potuto creare un universo migliore di questo, senza la sofferenza, o, almeno, senza la sofferenza degli innocenti? E se Dio esiste, allora che senso ha la sofferenza delle creature innocenti: degli animali, che non comprendono, oppure dei bambini, che non sanno ancora?<\/p>\n<p>L&#8217;autore di un notevolissimo libro della <em>Bibbia<\/em> si era posto queste domande, qualcosa come duemilacinquecento anni fa; anche lui, vinto dall&#8217;angoscia per lo spettacolo della sofferenza del giusto, dell&#8217;innocente, quale egli riteneva di essere (giacch\u00e9 proprio di lui si trattava), volle trascinare Dio davanti al tribunale della ragione, della ragione umana, e chiedergli conto di tanta sofferenza, di tanta ingiustizia. Ma la risposta, che viene da Dio stesso, lo confonde, lo ammutolisce, e lo mette nella giusta disposizione d&#8217;animo per valutare meglio ci\u00f2 che \u00e8 accessibile alla ragione umana, e ci\u00f2 che non lo \u00e8. \u00c8 la stessa pretesa d&#8217;Ivan Karamazov, nel capolavoro di F\u00ebdor Dostoevskij: quella di poter chiedere conto a Dio del mistero del male; di citare Dio davanti al tribunale della ragione umana, e di accusarlo pubblicamente, o di crudelt\u00e0, se Egli vede il male e non lo impedisce, oppure d&#8217;impotenza, se vorrebbe impedirlo, ma non pu\u00f2. L&#8217;uomo moderno, dunque, non ha fatto il minimo progresso rispetto all&#8217;uomo antico (nonostante sia convinto del contrario, e sul mito del Progresso abbia costruito la sua intera civilt\u00e0): \u00e8 rimasto fermo alle domande e alle accuse di Giobbe; con l&#8217;aggravante che \u00e8 incapace di fare quel che l&#8217;uomo antico, alla fine, impar\u00f2 a fare: sospendere il giudizio sulle cose pi\u00f9 grandi di lui; rinunciare alla pretesa di giudicare quel che non pu\u00f2 capire; e, dopo la venuta di Ges\u00f9, mettersi la propria croce sulle spalle e porsi alla sequela del Maestro, confidando nella Sua promessa di rendere leggero e soave quel giogo, quella sofferenza, mediante il dono del suo stesso Spirito.<\/p>\n<p>Leggiamo, dunque, nel <em>Libro di Giobbe<\/em> questo meraviglioso inno alla Sapienza creatrice di Dio, nel quale Dio stesso parla all&#8217;uomo della sua creazione (38, 1-41):<\/p>\n<p><em>Allora il Signore rispose a Giobbe di mezzo alla tempesta e disse:<\/em><\/p>\n<p><em>Chi \u00e8 costui che intorbida i miei consigli con parole prive di senso? Cingi qual prode i tuoi lombi: io t&#8217;interrogher\u00f2 e tu m&#8217;istruirai. Ov&#8217;eri tu, quando io fondavo la terra?Parla, se possiedi intelligenza. Chi fiss\u00f2 le sue dimensioni, che tu sappia, e chi distese sovr&#8217;essa la corda? Su che cosa stanno fissi i suoi cardini e chi gett\u00f2 la sua pietra angolare, tra il concerto gioioso delle stelle del mattino e le acclamazioni unanimi dei figli di Dio? Chi rinchiuse con porte il mare, quando erompendo dall&#8217;utero usc\u00ec? Quando gli ponevo una nube quale ammanto, e la caligine qual suo pannolino? Quando gli determinai un confine gli misi attorno sbarre e porte? E dissi: Fin qui verrai, ma non oltre, e qui deporrai l&#8217;alterigia delle tue onde. Da che vivi, hai tu comandato al mattino, hai tu additato all&#8217;aurora il suo posto, affinch\u00e9 ella occupi i lembi della terra e ne scacci i malvagi? Allora essa la trasforma come creta sotto un sigillo, e la colora come un vestito; \u00e8 sottratta agli empi la loro luce ed \u00e8 spezzato il braccio dei superbi. Sei giunto tu fino alle sorgenti del mare, o hai passeggiato nelle profondit\u00e0 dell&#8217;abisso? Forse ti furono aperte le porte della morte, e hai veduto le porte dell&#8217;ombra? Conosci tu l&#8217;ampiezza della terra? Parla, se conosci tutto questo!<\/em><\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la strada al soggiorno della luce, e le tenebre dove risiedono, onde tu sappia ricondurle nei loro domini, e poi rimetterle sui sentieri di casa loro? Devi saperlo, perch\u00e9 allora eri nato, e il numero dei tuoi giorni \u00e8 s\u00ec grande!&#8230; Sei tu forse giunto ai depositi della neve? Hai tu visitato i serbatoi della grandine, che ho messo in serbo per il tempo di sciagura, per il giorno di mischia e di battaglia? Qual \u00e8 la via per cui si spande la nebbia, si diffonde lo scirocco sulla terra? Chi apr\u00ec all&#8217;inondazione i canali, e una strada ai nembi dell&#8217;uragano, per far piovere su contrade ove non vive l&#8217;uomo, su deserti in cui non abita alcuno, per abbeverare squallide solitudini e far germogliare l&#8217;erba nella steppa? Ha forse un padre la pioggia, o chi gener\u00f2 le stille di rugiada? Dal seno di chi \u00e8 uscito il ghiaccio e la brina del cielo chi l&#8217;ha generata? Le acque s&#8217;induriscono come pietra e la faccia dell&#8217;abisso ne \u00e8 nascosta. Annodi tu i legami delle Pleiadi, oppure disciogli i vincoli d&#8217;Orione? Fai tu uscire a suo tempo le costellazioni e guidi tu l&#8217;Orsa coi suoi figli? Conosci le leggi del cielo o determini tu la loro influenza sulla terra? Alzi tu forse verso le nubi la tua voce, affinch\u00e9 un profluvio d&#8217;acque ti ricopra? Partono forse i fulmini su tuo ordine, dicendoti: Eccoci? Chi ha messo la sapienza nelle nubi, o chi ha dato intelligenza alle meteore? Chi pu\u00f2 contare le nubi con esattezza e chi inclina gli otri del cielo, quando la terra si fonde in una massa, e le zolle si ammassano insieme?<\/em><\/p>\n<p><em>Procuri tu la preda alla leonessa e sazi tu la fame dei leoncelli, quando s&#8217;accovacciano nelle tane o si appiattiscono in agguato nella macchia? Chi prepara al corvo il suo pasto, mentre i suoi nati gridano a Dio e si agitano senza nutrimento?<\/em><\/p>\n<p>Ora, vi sono due maniere possibili di leggere questo famoso brano della Bibbia: l&#8217;una con un atteggiamento di superbia intellettuale, l&#8217;altra, con la fede in Dio. Nel primo caso, esso sembrer\u00e0 una pagina di prosa gonfia d&#8217;inutile retorica, con la quale Dio, non potendo rispondere al <em>perch\u00e9?<\/em> di Giobbe, lo sovrasta e lo schiaccia sotto il peso della sua potenza, lo fa ammutolire mostrandogli la sua immensa superiorit\u00e0 <em>quantitativa<\/em>. \u00abVedi come \u00e8 grande e perfetto l&#8217;universo che Io ho fatto?\u00bb, gli chiede; \u00abse tu non puoi fare altrettanto, allora taci, e non chiedere a Me di renderti conto del mistero della sofferenza che colpisce l&#8217;innocente. Se non sai contare le stelle del cielo e non sai sfamare i leoncelli che attendono il loro pasto; se non sai spiegare da dove vengano la neve e la brina, il ghiaccio e la rugiada, allora impara a tacere e ad essere umile davanti a Me\u00bb. Nel secondo caso, si tratta di una pagina densa di saggezza, che spalanca una nuova prospettiva a colui che pensava d&#8217;essersi cacciato in un vicolo cieco. S\u00ec, quello della sofferenza che colpisce l&#8217;innocente, il giusto, \u00e8 davvero un grande mistero (ma vi sono degli &quot;innocenti&quot;, dei &quot;giusti&quot; in senso assoluto?; o non sono forse tutte le creature solidali fra loro, nel bene e nel male, in quanto compartecipi del medesimo destino?); per\u00f2 non ne deriva che l&#8217;uomo possa ergersi a giudice del suo creatore, e domandare a Lui che gli renda conto, come l&#8217;imputato tradotto in tribunale deve rendere conto ai giudici di quello che ha fatto. Dio \u00e8 l&#8217;autore dell&#8217;universo, e la sua creazione \u00e8 mirabile, per chi possieda occhi per vedere, orecchi per udire, e un cuore e una mente capaci di stupirsi davanti allo spettacolo grandioso e struggente della bellezza. \u00c8 naturale che, nella vastit\u00e0 della creazione, vi siano, per l&#8217;uomo, degli interrogativi abissali, che lo lasciano profondamente pensoso. Ma come potrebbe la creatura giudicare il suo creatore? Come potrebbe capire sino in fondo il mistero dell&#8217;Amore &#8212; perch\u00e9 tale \u00e8 la Creazione, in se stessa: un abissale mistero d&#8217;Amore &#8212; se non Colui che <em>\u00e8<\/em> l&#8217;Amore, mentre l&#8217;uomo, fosse pure il pi\u00f9 santo, pu\u00f2 solo <em>parteciparvi<\/em>, non <em>essere<\/em> l&#8217;amore&#8230;?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si possono dare delle dimostrazioni logiche dell&#8217;esistenza di Dio; tuttavia, bisogna essere franchi, a ciascuna di esse lo scettico e l&#8217;ateo possono ribattere, punto su punto,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-26964","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26964","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26964"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26964\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}