{"id":26956,"date":"2015-07-29T01:06:00","date_gmt":"2015-07-29T01:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/lorenzo-magalotti-il-nilo-la-scienza-e-il-mistero\/"},"modified":"2015-07-29T01:06:00","modified_gmt":"2015-07-29T01:06:00","slug":"lorenzo-magalotti-il-nilo-la-scienza-e-il-mistero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/lorenzo-magalotti-il-nilo-la-scienza-e-il-mistero\/","title":{"rendered":"Lorenzo Magalotti, il Nilo, la scienza e il mistero"},"content":{"rendered":"<p>Tra le molte opere di quello spirito curioso ed eclettico e di quell&#8217;anima irrequieta, ma un po&#8217; superficiale, che fu il conte Lorenzo Magalotti &#8211; nato a Roma nel 1637 e morto a Firenze nel 1712, accademico della Crusca e dell&#8217;Arcadia, segretario dell&#8217;Accademica del Cimento e universalmente noto specialmente per i suoi \u00abSaggi di naturali esperienze\u00bb, d&#8217;impostazione antiaristotelica e galileiana &#8212; fanno parte a s\u00e9 le \u00abRelazioni varie cavate da una traduzione inglese dell&#8217;originale portoghese\u00bb, pubblicate a Firenze, inizialmente anonime, nel 1693.<\/p>\n<p>Sono basate sulla versione inglese, fatta da P. Wyche, dei racconti relativi ai viaggi del gesuita portoghese G. Lobo, specialmente in Etiopia e in Egitto; ma il Malgalotti, spirito originale e forse un po&#8217; balzano, non si limita a tradurre &#8212; peraltro conosceva benissimo l&#8217;inglese, il francese, il tedesco e altre lingue, avendo viaggiato per motivi diplomatici, al servizio del Granduca di Toscana, in tutta Europa, fino alla Svezia e alla Finlandia &#8212; ma aggiunge, modifica, inserisce altre fonti con molta libert\u00e0 e disinvoltura, finendo per creare, in buona sostanza, un&#8217;opera nuova e originale, assai poco fedele all&#8217;originale.<\/p>\n<p>Si tratta comunque di un&#8217;opera non priva d&#8217;interesse, anche se generalmente collocata dai critici fra le cose &quot;minori&quot; del Nostro, nella quale, fra un &quot;excursus&quot; sull&#8217;unicorno e sulla fenice, oppure sul prete Gianni e sulle cateratte del Nilo, o, ancora, sul pellicano e sull&#8217;uccello del Paradiso, il Magalotti mostra la sua ambivalenza nei confronti del misterioso, dell&#8217;insolito, del &quot;mirabile&quot; e del &quot;mostruoso&quot;, particolarmente per quel che riguarda i prodigi della natura e le credenze ad essi relative presso i popoli lontani, e, dall&#8217;altro, il suo fondamentale scetticismo, la sua mancanza di autentico senso del mistero, il suo tendenziale materialismo, la sua affinit\u00e0 con l&#8217;atteggiamento filosofico di un Gassendi (tanto \u00e8 vero che girarono voci, a un certo punto, sul suo supposto ateismo o, quanto meno, su una certa sua strana vicinanza alle posizioni del libertinismo: voci nei confronti delle quali il Nostro non si perit\u00f2 di prende le sue tempestive contromisure).<\/p>\n<p>Ammiratore viscerale dell&#8217;Inghilterra e della sua cultura, ma anche dell&#8217;Olanda e, in genere, dei Paesi dell&#8217;Europa settentrionale &#8212; cosa che non poteva non apparire sospetta, in lui, nipote di un famoso cardinale che aveva portato il suo stesso nome (1583-1637), in quanto inevitabilmente lo rendeva sospetto di simpatie protestanti -, il Nostro era anche un naturalista interessato un po&#8217; a tutti i rami del sapere (un po&#8217; meno in quello, all&#8217;epoca, probabilmente pi\u00f9 seguito: l&#8217;astronomia; cosa strana, in un fervente ammiratore del metodo galileiano), dalla fisica alla linguistica, dalla teoria corpuscolare ella luce alla sinologia; e, nelle \u00abRelazioni varie\u00bb, non smentisce affatto la sua fama, anzi conferma la propria immagine di erudito onnivoro e grafomane, anche se poco originale come scienziato, semmai originale come letterato (fu anche poeta, narratore, epistolografo, traduttore di scrittori greci antichi e inglesi moderni, perfino dantista impegnato a commentare i primi cinque canti dell&#8217;\u00abInferno\u00bb.<\/p>\n<p>Il Magalotti, insomma, al mistero non crede, anche se \u00e8 attratto e incuriosito dall&#8217;insolito, dall&#8217;abnorme, dal favoloso: e quale curiosit\u00e0 pi\u00f9 grande di quella relativa alle sorgenti del Nilo, un enigma geografico che gi\u00e0 aveva appassionato gli antichi, e che appassioner\u00e0 ancora generazioni di studiosi e viaggiatori, per essere infine sciolto solo un secolo e mezzo pi\u00f9 tardi, da Speke e Grant intorno al 1860, non senza contrasti, polemiche e dolorose incomprensioni. Crediamo di non andare molto lontano dal vero ipotizzando che il Nostro aveva una ragione tutta particolare, e quasi personale, per essere incuriosito dal Nilo e dal mistero delle sue sorgenti: il fatto che il suo illustre zio, il cardinale Lorenzo, era venuto in possesso del bellissimo mosaico di epoca romana (databile fra il II e i secolo a. C.), rinvenuto a Palestrina, l&#8217;antica Praeneste, grazie a un dono dell&#8217;abate Francesco Peretti, e che a sua volta lo aveva regalato a Francesco Barberini, nel 1635.<\/p>\n<p>Ci piace riportare qualche passaggio delle \u00abRelazioni varie\u00bb in cui Lorenzo Magalotti descrive la natura del grande fiume africano, i rami sorgentiferi &#8211; o quelli che crede essere tali: oggi sappiamo che il Nilo nasce dal Monte Gikizi, presso il Lago Vittoria -, una cascata che ne interrompe il corso, e una riflessione sul perch\u00e9 non si riesca a individuare con precisione le sorgenti, come esempio della inesausta curiosit\u00e0 intellettuale, geografica e naturalistica, in questo caso, del Nostro, nonch\u00e9 del suo duplice atteggiamento, di attrazione e di scetticismo, verso ci\u00f2 che la scienza non appare ancora in grado di spiegare in maniera esauriente (contenuti nel libro di Nedda Sacerdoti, \u00abIn firmamentum iacta\u00bb, Milano, Carlo Signorelli Editore, 1961, 159-162):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Sorgono queste due polle in un campo tutto coperto d&#8217;una folta e sempreverde boscaglia, regalo per avventura dell&#8217;acqua che vi sta sotto, come ne d\u00e0 luogo a credere il tremare e il rintronar che si sente fare sotto ai piedi il terreno, particolarmente da chi vi va a cavallo. Da questo campo dunque che distendendosi in piano sulla sommit\u00e0 di un&#8217;alta montagna, insensibilmente discende, a mezzo la scesa, a mezzo un rialzamento di terreno tutto intrigato da una foltissima macchia, si scopre la maggiore delle due sorgenti, la quale a mala pena avviata a correre, incontrandosi par verisimile con le radiche della suddetta macchia, si perde. Il fondo dell&#8217;altra sorgente non \u00e8 pi\u00f9 che sedici palmi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Quello per\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 mirabile, e dir\u00f2 anche di pi\u00f9 dilettevole, \u00e8 che l&#8217;acqua si scaglia dalla cima del dirupo con tal veemenza, che adattandosi in tutta la sua massa a formare un arco viene a lasciarsi sotto spazio bastante per un asciutto e delizioso passeggio; trovandovisi anche de&#8217; sedili di pietra tagliati sul masso per quel pi\u00f9 a suo bell&#8217;agio potersi fermare i viandanti a godere della pi\u00f9 vaga e pi\u00f9 bizzarra veduta che fantasia d&#8217;uomo si possa ideare, merc\u00e9 i tanti e s\u00ec svariati riflessi che fa il sole nell&#8217;acqua, rallegrandovi e ricreandovi la vista con produrvi sotto gli occhi qua e l\u00e0 seminate l&#8217;iridi le pi\u00f9 vivaci, le meglio colorite, le pi\u00f9 accese che desiderar si possano. [&#8230;]<\/p>\n<p>Non sar\u00e0, credo, fuori di proposito il terminare questa relazione con un riparo, sia qual potesse essere la cagione che tutti quegli che sappiamo dall&#8217;istoria aver tentato la scoperta del Nilo riuscissero cos\u00ec poco fortunati. Non fu altera indebitamente se non che i discopritori si messero ad andar per terra, e contro acqua. Ora, come mai poter venire a capo del loro intento con s\u00ec immensa lunghezza, di cammino da fare, con tanti e s\u00ec diversi regni e province da attraversare, con moltitudini s\u00ec innumerevoli di barbari da incontrare, con arie cos\u00ec pestifere da passare? E a pretendere l&#8217;andar per acqua: come mai poter spuntare una corrente cos\u00ec precipitosa? e, dato che ci\u00f2 fosse riuscito, come mai sormontar la prima cataratta, una volta che vi si fosse arrivato? Certo che senza l&#8217;avvedimento, a coloro non sovvenibile, di pigliare il nemico per fianco, l&#8217;impresa era irriuscibile, ch\u00e9 se avessero avuto notizia della comunicazione, che per via del mar Rosso potevano avere col paese degli Abissini, non \u00e8 dubbio che da talune delle sue spiagge, con non pi\u00f9 di due mesi di cammino, si sarebbe potuto condurre a rinfrescarsi nella tanto desiderata, tanto nascosa e tanto vantata sorgente.\u00bb<\/p>\n<p>Curioso che poi proprio quella via &#8211; la via, cio\u00e8, partente dalla costa dell&#8217;Africa Orientale e diretta verso l&#8217;interno, anche se non all&#8217;altezza del Mar Rosso e dell&#8217;Etiopia, ma all&#8217;altezza dell&#8217;Oceano Indiano e del Tanganica &#8212; sarebbe stata scelta da Burton e Speke, indi da Speke e Grant e da tutti gli altri esploratori, come B. Waldecher, i quali giunsero a sciogliere l&#8217;enigma dell&#8217;origine del Nilo, evitando la duplice difficolt\u00e0 di procedere per migliaia di chilometri lungo il deserto e di dover rimontare la corrente, cosa impossibile per la presenza delle grandi cateratte (che sono ben sei, fra Assuan e Bagrawiyah, anche se il Magalotti ne menziona solo una, evidentemente la prima).<\/p>\n<p>A parte questo, la descrizione del Nilo e delle sue caratteristiche si colloca, da un punto di vista letterario, pi\u00f9 vicino alla trattatistica antica (ad esempio, la \u00abNaturalis historia\u00bb di Plinio il Vecchio), o alla narrativa antica (la descrizione del deserto egiziano nel \u00abDe magia\u00bb di Apuleio, o, ancora, alla epistolografia, sempre antica (come certe lettere di Plinio il Giovane, fra le quali la celeberrima descrizione delle fonti del Clitumno), che non alla descrizione scientifica in senso moderno; e pensiamo che via sia anche una reminiscenza del famoso mosaico &quot;di famiglia&quot;.<\/p>\n<p>Lo stile \u00e8 piuttosto, ricercato, a volte perfino ampolloso, con qualche svolazzo rococ\u00f2 su di un impianto tutto sommato arcadico: certo si sente che Magalotti parla di luoghi non visti, ma conosciuti per via letteraria o mediante la descrizione di qualche viaggiatore; le fonti letterarie, tuttavia, prevalgono: i luoghi minuziosamente descritti hanno pi\u00f9 il sapore di una pagina di letteratura o di una incisione a stampa, che di un paesaggio reale, direttamente scoperto e conosciuto: vi si stende sopra una patina di ricercatezza che si sforza d&#8217;essere fresca e viva, come nelle bellissime descrizioni di luoghi, di piante e animali contenute nella \u00abIstoria della Compagnia di Ges\u00f9\u00bb di Daniello Bartoli, gran principe della prosa seicentesca, del quale, crediamo, il Nostro si sar\u00e0 ricordato al momento di comporre la sua relazione.<\/p>\n<p>Di suo, Magalotti mette in quest&#8217;opera una vena narrativa meno spontanea e meno felice, dunque meno avvincente, di quella ch&#8217;era stata propria di padre Bartoli, ma, in compenso, un intento classificatorio e uno scrupolo di esattezza di sapore gi\u00e0 quasi illuministico, o, quanto meno, pre-illuministico (i suoi \u00abSaggi di naturali esperienze fatte nell&#8217;Accademia del Cimento descritte dal Segretario di essa Accademia\u00bb erano stati pubblicati a Firenze nel 1667, mentre i venti saggi delle \u00abLettere scientifiche ed erudite\u00bb, in forma epistolare, di cui otto di argomento scientifico-filosofico, sarebbero apparsi, sempre a Firenze, solo nel 1721, postume (a nove anni di distanza dalla morte dell&#8217;Autore).<\/p>\n<p>La descrizione delle polle sorgentizie e quella della cascata, o meglio ella cateratta, del Nilo, vgliono essere due pezzi di bravura, nei quali l&#8217;Autore dispiega la sua arte per farci vedere, con gli occhi della mente, un luogo che i lettori non hanno mai visto, n\u00e9 mai vedranno; ma che, in verit\u00e0, non ha mai visto neppure lui, cosa che lo porta, per certi aspetti, ad appoggiare il difetto di conoscenza diretta con attingendo pi\u00f9 ampiamente alla tradizione letteraria, ivi compenso il classico &quot;topos&quot; del &quot;locus amoenus&quot;, che qui, per\u00f2, si colora di tinte pi\u00f9 varie e pi\u00f9 mosse, anticipando quasi, almeno in parte, la categoria romantica del sublime, inteso come sintesi di maestosa bellezza e di orrida minaccia. L&#8217;uomo, nella descrizione del Magalotti, si fa piccolo, appare come una presenza fisicamente trascurabile; per\u00f2 la sua ansia di conoscenza e la sua potenza d&#8217;indagine lo fanno grande, abbastanza grande da porsi di fronte ai misteri della natura con un atteggiamento audace e risoluto, mosso da una &quot;curiositas&quot; che ormai \u00e8 essenzialmente laica e immanentista, se non proprio materialista o &quot;gassendiana&quot;.<\/p>\n<p>Anche la riflessione intorno alle cause del fallimento di tutte le spedizioni che hanno cercato di chiarire il mistero del Nilo e di individuare le sorgenti del fiume, si colloca in una prospettiva di tipo schiettamente razionalista, e la questione \u00e8 posta e affrontata come un problema di ordine logico, dunque con il massimo della linearit\u00e0, della economicit\u00e0, della semplificazione: invece di andare incontro a immense difficolt\u00e0 per la via diretta e solo apparentemente pi\u00f9 facile,m quella del fiume stesso, aggirare l&#8217;ostacolo e colpirlo sul fianco (qui il linguaggio \u00e8 preso a prestito dall&#8217;arte militare), s\u00ec da ridurre al minimo indispensabile la distanza da affrontare e da semplificare al massimo, per conseguenza, i problemi di ordine logistico. Non sempre la linea pi\u00f9 breve fra due punti \u00e8 una retta, sembra dire il Nostro: a volte, la linea che appare pi\u00f9 breve sulla carta si rivela pi\u00f9 lunga, o addirittura impraticabile, se non si tiene conto della natura del terreno, delle popolazioni da incontrare &#8212; e da affrontare: popolazioni barbare, dunque realmente o potenzialmente ostili &#8212; e dei tempi che, per conseguenza, tendono ad allungarsi in maniera smisurata e imprevedibile. Dunque, \u00e8 sbagliato partire per la via pi\u00f9 semplice, senza prima fare un ragionamento complessivo: non ci pu\u00f2 affidare all&#8217;improvvisazione e alla sola buona volont\u00e0; \u00e8 questione di logica e di organizzazione: solo cos\u00ec si possono superare gli ostacoli d&#8217;un continente sconosciuto.<\/p>\n<p>Magalotti, come scrittore-naturalista, ci si rivela, in effetti, una figura intermedia fra lo scrittore seicentesco, che sottomette l&#8217;etnografia, la botanica, la zoologia all&#8217;incanto della parola e alla creazione di un&#8217;atmosfera suggestiva e stupefatta, e il &quot;philosophe&quot; settecentesco, il quale, infranta ogni soggezione verso il reale e sicuro della sua ragione, della sua scienza e della sua &quot;religione&quot; del progresso, avanza (o, magari, crede di avanzare) a grandi passi verso il disvelamento del mistero e la spiegazione razionale del mondo. In lui c&#8217;\u00e8, s\u00ec, un senso di stupore: ma pi\u00f9 lo stupore di Galilei, fremente d&#8217;orgoglio e fiducia in se stesso, che quello di Bartoli, che si sente piccolo davanti a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le molte opere di quello spirito curioso ed eclettico e di quell&#8217;anima irrequieta, ma un po&#8217; superficiale, che fu il conte Lorenzo Magalotti &#8211; nato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-26956","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26956","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26956"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26956\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}