{"id":26952,"date":"2015-11-24T11:11:00","date_gmt":"2015-11-24T11:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/24\/per-essere-credibile-il-maestro-deve-avere-un-chiaro-progetto-educativo\/"},"modified":"2015-11-24T11:11:00","modified_gmt":"2015-11-24T11:11:00","slug":"per-essere-credibile-il-maestro-deve-avere-un-chiaro-progetto-educativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/24\/per-essere-credibile-il-maestro-deve-avere-un-chiaro-progetto-educativo\/","title":{"rendered":"Per essere credibile, il maestro deve avere un chiaro progetto educativo"},"content":{"rendered":"<p>Esiste ancora un progetto didattico, nella societ\u00e0 odierna? Esiste nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle comunit\u00e0? Oppure l&#8217;educazione dei bambini e la formazione dei giovani sono affidate al caso, alla ventura, o, peggio, sono delegate a quelle &quot;agenzie&quot; perverse, demoniache, che sono state create dagli oscuri poteri finanziari per devastare le menti e i cuori e per trasformare le persone in numeri, i cittadini in consumatori?<\/p>\n<p>La figura del maestro, oggi, \u00e8 pressoch\u00e9 scomparsa. L&#8217;educazione elementare si \u00e8 completamente femminilizzata: il &quot;maestro&quot; \u00e8, quasi sempre, una maestra. E magari fosse una maestra:; \u00e8 un team di maestre, nessuna delle quali riesce ad esercitare la minima parte dell&#8217;autorit\u00e0 che esercitava il vecchio maestro del buon tempo antico. A forza di buonismi e permissivismi, la scuola elementare \u00e8 diventata una succursale del giardino d&#8217;infanzia: le maestre come mamme, lo studio come un optional, le sanzioni inesistenti, i premi inflazionati, l&#8217;indulgenza eccessiva, il relativismo imperante. Niente regole certe; niente senso di identit\u00e0; niente disciplina; nessun rispetto per la figura dell&#8217;insegnante (anche se singole insegnanti sono ancora in grado di conquistarselo sul campo). Per giunta, l&#8217;inserimento indiscriminato di bambini portatori di handicap, a preferenza di istituti specializzati ove potrebbero valorizzare le loro &quot;diverse&quot; abilit\u00e0, ha comportato un ulteriore abbassamento dei livelli d&#8217;istruzione e un ulteriore rilassamento del clima di lavoro, il tutto contrabbandato per &quot;inserimento&quot;, anche nei casi nei quali, e sia detto con il massimo rispetto, non c&#8217;\u00e8 proprio niente da inserire, se non apparentemente e formalmente, in omaggio a certe ideologie progressiste ed egualitarie, ma dando torto alla realt\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<p>Il vero maestro, oggi, \u00e8 il computer, insieme alla televisione; e si tratta di cattivi maestri, con l&#8217;aggravante che il bambino viene sovente asciato da solo in balia di essi, senza la presenza di un adulto che faccia da filtri, che tenti di mediare, di mantenere un contatto umano, in modo da evitare o da contenere &#8211; nei limiti del possibile &#8212; l&#8217;instaurarsi di pericolosissime forme di dipendenza, di suggestione patologica, e, in generale, adoperarsi perch\u00e9 l&#8217;influsso del computer e della televisione non agisca in maniera incontrollata e distruttiva sulla personalit\u00e0 e sulla consapevolezza del bambino, proiettandolo in un mondo virtuale e facendo, cos\u00ec, di lui, un precoce alienato, un vecchietto cinico e deluso di sette o otto anni.<\/p>\n<p>Resta, comunque, la domanda: come deve essere un educatore, il quale voglia essere credibile, ammesso e non concesso che la nostra societ\u00e0 possa ancora, e voglia, riprendere le redini del processo educativo, sottraendolo ai gingilli elettronici e ristabilendo una relazione diretta con il bambino e con l&#8217;adolescente? Come deve essere un educatore che voglia essere percepito come tale, e operare come tale, sia egli il maestro o la maestra di scuola, o il genitore, o il prete, o lo zio, il nonno, l&#8217;amico di famiglia, il vicino di casa, l&#8217;animatore parrocchiale, l&#8217;allenatore sportivo, l&#8217;insegnante di pianoforte o di violino, la maestra di danza classica o moderna, il maestro di nuoto o di alpinismo? Quale deve essere la sua caratteristica essenziale, oltre al possesso &#8212; assolutamente necessario &#8212; di ben precise qualit\u00e0 umane e professionali, e cio\u00e8 dando per scontato che egli sia una valida persona dal punto di vista umano e morale, dotata di pazienza, entusiasmo, benevolenza, saggezza e un solido buon senso, nonch\u00e9 di competenze specifiche e professionali perfettamente adeguate alla funzione che svolge?<\/p>\n<p>Noi crediamo che la caratteristica essenziale sia una ed una sola; sempre la stessa, sempre quella di cento o mille o duemila anni fa: quella gi\u00e0 individuata dai pedagogisti antichi, come Quintiliano: deve possedere un chiaro progetto educativo. Nn deve essere un pasticcione, e sia pure piano di buona volont\u00e0; non pu\u00f2 e non deve essere un dilettante allo sbaraglio: perch\u00e9 l&#8217;educazione dei piccoli \u00e8 cosa troppo seria e troppo importante, nella quale non sono ammessi sbagli di una certa gravit\u00e0 e nella quale non vale la massima che sbagliando s&#8217;impara, perch\u00e9 ci sono sbagli ai quali, una volta commessi, non \u00e8 quasi pi\u00f9 possibile porre rimedio, pur con tutto l&#8217;impegno e con tutta la dedizione di questo mondo. La delicatezza del compito educativo \u00e8 paragonabile a quella del chirurgo: non ammette ignoranza, non ammette errori, perch\u00e9 ogni errori rischia di compromettere non questo o quel particolare, ma l&#8217;opera stessa, nella sua totalit\u00e0.<\/p>\n<p>A proposito della figura di maestro ideale vagheggiata da Quintiliano, osservavano i latinisti Arturo Carbonetto e Gemma Bozzi Guerra (in: \u00abIl pensiero pedagogico di Quintiliano\u00bb (Milano, Principato Editore, 1989, p. 84):<\/p>\n<p><em>\u00abLeggendo il secondo libro de &quot;L&#8217;istituzione&quot; ci appare chiaro che la figura ideale del maestro presenta le stesse qualit\u00e0 e le stesse virt\u00f9 che Quintiliano ebbe: solida cultura, onesti costumi, alto senso del dovere, austerit\u00e0. Il maestro, inoltre, come afferma Quintiliano, deve essere modesto, tranquillo, come un padre per i suoi scolari. Dovr\u00e0 mostrarsi affabile, affettuoso, comprensivo, senza perdere per\u00f2 la stima ed il rispetto degli alunni. \u00c8 l&#8217;umanit\u00e0 del maestro che \u00e8 posta in rilievo e che rappresenta la base del rapporto educativo., Il maestro, oltre ad essere per le sue virt\u00f9 un modello da imitare, riesce con la voce a dar vita alle cose, destando interesse per i pensieri che espone, poich\u00e9 il suo linguaggio esprime tutto se stesso ed affascina il discepolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella scuola, ove molti sono gli alunni, il maestro parla con pi\u00f9 calore perch\u00e9 \u00e8 ispirato dal gran numero degli ascoltatori e la sua umanit\u00e0 si rivela. Gli alunni sono tratti a maggior profitto e per affetto e per simpatia, soprattutto perch\u00e9 avvertono il valore umano dell&#8217;educatore, riescono a migliorarsi. Per ottenere ci\u00f2, il maestro non dovr\u00e0 essere n\u00e9 molto severo, n\u00e9 molto indulgente. A questo proposito \u00e8 da notare come il problema del rapporto maestro-scolaro trovi la sua precisazione. L&#8217;autorit\u00e0 del maestro non deve essere imposta, ma scaturire dal rispetto che lo scolaro ha per lui, che stima, perch\u00e9 ben preparato, ben consapevole dei mezzi mediante i quali si perviene al possesso del potere. Dobbiamo rilevare che non \u00e8 incompatibile l&#8217;autorit\u00e0 del maestro con la comprensione che egli deve avere verso gli alunni. Il principio di autorit\u00e0, che in teoria era a base del rapporto maestro-scolaro e che poneva al centro del processo educativo il maestro, appare superato dall&#8217;intuizione di Quintiliano, che avverte l&#8217;esigenza della libert\u00e0 dell&#8217;educando. Solo dopo molti secoli i pensatori opereranno la rivoluzione copernicana in pedagogia con il puero-centrismo, che diverr\u00e0 il principio fondamentale di tutti i sistemi educativi contemporanei.<\/em><\/p>\n<p><em>Se Quintiliano aveva concepito il rapporto maestro-scolaro sulla base della comprensione e dell&#8217;affetto, non si era per\u00f2 allontanato molto da quel carattere informativo, tipico della vecchia scuola: &quot;che il maestro si faccia ascoltare&quot; egli aveva affermato, ma era ancora lontano dal principio del fare, del ricercare, del creare, che ispira l&#8217;attuale concezione pedagogica. \u00c8 chiaro per\u00f2 che valida rimaneva la considerazione che la dottrina del maestro non era solo necessaria ad essere &quot;travasata in abbondanza nella mente del discepolo&quot; ma efficace per la formazione della personalit\u00e0 del maestro. In particolare veniva rinnovato il principio socratico del sapere, che \u00e8 virt\u00f9, e dell&#8217;ignoranza, che \u00e8 causa di immoralit\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Resta da vedere se la &quot;rivoluzione puero-centrica&quot; della pedagogia moderna (<em>pardon<\/em>, della moderna scienza dell&#8217;educazione: perch\u00e9 la scienza \u00e8 tutto e fuori della scienza c&#8217;\u00e8 solo il nulla; dunque, come si potrebbe lasciare l&#8217;educazione fuori del sacro tempio della scienza?) sia stata quel prodigio di intelligenza e di verit\u00e0 che alcuni vorrebbero dare per scontato; se aver fatto del bambino il centro del progetto educativo sia giusto in se stesso; se non si sia passati da un eccesso all&#8217;altro, dall&#8217;eccesso di centralit\u00e0 del maestro all&#8217;eccesso di centralit\u00e0 del discente.<\/p>\n<p>Proviamo a riflettere: il bambino, \u00e8 chiaro, \u00e8 il destinatario dell&#8217;educazione educativa; pertanto, \u00e8 logico che non pu\u00f2 essere considerato solo come un elemento passivo, che subisce l&#8217;azione educativa senza parteciparvi in maniera autonoma e volontaria; e tuttavia, \u00e8 proprio vero che essere il destinatario dell&#8217;educazione educativa equivale ad essere anche al centro di essa? Al centro dell&#8217;azione educativa non dovrebbe essere, invece, quella entit\u00e0 spirituale, collettiva, trans-personale, che scaturisce dall&#8217;azione reciproca del maestro verso il discente, del discente verso il maestro e di entrambi verso le finalit\u00e0 del progetto che stanno perseguendo: la formazione e l&#8217;educazione della coscienza intellettuale, spirituale e morale del discente, considerato non &#8212; come voleva Rousseau &#8211; come un individuo esterno alla societ\u00e0, ma nella realt\u00e0 concreta e immediata delle relazioni sociali, culturali, affettive, delle quali il bambino \u00e8 parte, nelle quali \u00e8 inserito, e che presuppongono sempre la presenza dell&#8217;intero quadro di riferimento, sia esterno (ambientale) sia interno (la coscienza), anche quando l&#8217;azione educativa \u00e8 apparentemente limitata ad un rapporto fra due soli soggetti, il maestro e il discente?<\/p>\n<p>In altre parole: l&#8217;azione educativa si rivolge verso il bambino, ma non deve assolutizzare il bambino: deve fare leva su quella dimensione, presente nel bambino, che \u00e8 aperta, contemporaneamente, a tutta la realt\u00e0 circostante, materiale e spirituale; perch\u00e9 il bambino non \u00e8 un vaso vuoto da riempire, ma non \u00e8 nemmeno un piccolo adulto in potenza che, prima o poi, infallibilmente sboccer\u00e0 da se stesso, e che il maestro deve solo incoraggiare e sostenere, come un giardiniere che si limiti a somministrare l&#8217;acqua e il concime strettamente necessari affinch\u00e9 la pianticella si sviluppi in maniera libera e autonoma, Nossignore: il bambino \u00e8 una pianticella delicatissima, che potrebbe anche non svilupparsi affatto; perch\u00e9 si sviluppi, \u00e8 necessario che il maestro si prenda cura di lui, senza sopravvalutare le sue capacit\u00e0 autonome (e anche senza mortificarle, ovviamente); insomma, senza caricare il bambino di responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grandi di lui, e senza cadere nella forzatura ideologica e irrealistica di pretendere che la pianticella riesca a mettere radici anche se la terra non \u00e8 buona, e che possa crescere dritta e sana anche se l&#8217;adulto \u00e8 troppo affaccendato in altre cose, o troppo fiducioso nella bont\u00e0 dei processi &quot;naturali&quot;.<\/p>\n<p>Il bambino non \u00e8 natura, non \u00e8 soltanto natura: pertanto non pu\u00f2 essere al centro dell&#8217;azione educativa, ma deve essere, anche lui, un collaboratore di essa. E il maestro non pu\u00f2 cavarsela affidandosi alla &quot;natura&quot; e sottraendosi alla sua responsabilit\u00e0 educativa, solo perch\u00e9 ha paura di sbagliare o perch\u00e9 teme di &quot;opprimere&quot; e &quot;mortificare&quot; il bambino. Il bambino ha bisogno di un solido indirizzo, di un esempio costante, di una guida sicura: queste cose le domande e le aspetta dall&#8217;adulto, anche se &#8212; spesso, e specialmente oggi &#8212; potrebbe sembrare il contrario. Ma il bambino \u00e8 solo un bambino e ha bisogno di quella mano autorevole che lo accompagni nella sua scoperta del mondo e nella maturazione di s\u00e9: qualora riuscisse a fare da solo queste cose, allora non sarebbe un bambino, sarebbe un piccolo dio. Nessuno di noi, da piccolo, ha dovuto auto-educarsi; se qualcuno ha dovuto farlo, il prezzo &#8212; salatissimo &#8211; \u00e8 stato la distruzione della sua infanzia. E il vero maestro non vuole che ci\u00f2 accada; non vuole distruggere l&#8217;infanzia, ma accompagnarla, guidarla e orientarla. Rispettando i suoi ritmi e le sue specificit\u00e0 &#8211; ossia senza la pretesa di imporle dei tempi forzati -, ma anche indirizzandola verso la progressiva maturazione. L&#8217;adulto che non facesse questo, non sarebbe pi\u00f9 un educatore, ma un compagno di giochi, irresponsabile o latitante.<\/p>\n<p>Pertanto, la domanda che dovremmo farci, a livello generale, \u00e8 se la nostra societ\u00e0, nel suo insieme, possieda ancora un progetto educativo; e se gli adulti che sono preposti ad accompagnare la crescita del bambino abbiano chiara in mente la necessit\u00e0 di possederlo. Se non c&#8217;\u00e8 un chiaro progetto educativo, non c&#8217;\u00e8 alcuna educazione. In molte famiglie, in molte scuole, in molti oratori parrocchiali, oggi, non si conduce pi\u00f9 alcuna azione educativa: i bambini sono parcheggiati in quei luoghi e sono abbandonati a se stessi, vezzeggiati nella loro pigrizia, assecondati nel loro disinteresse, coccolati nella loro irresponsabilit\u00e0. Sono viziati: il che vuol dire che sono consegnati ad una contro-educazione, dalla quale usciranno distrutte le loro possibilit\u00e0 di crescita personale. Resteranno, salvo un miracolo, degli eterni bamboccioni: senza energia, senza idee, senza valori, senza speranza. E la colpa sar\u00e0 stata di una cattiva pedagogia (<em>pardon<\/em>, di una cattiva scienza dell&#8217;educazione) che ha gettato via qualunque progetto educativo, per inseguire le ultime mode neo-illuministe, neo-buoniste, neo-libertarie, sulla &quot;naturale&quot; capacit\u00e0 di crescita del bambino, e per lavarsi le mani, di fatto, di quel che realmente avverr\u00e0. Stiamo assistendo ad una fuga generale degli adulti dalle loro responsabilit\u00e0 educative: e il prezzo di questa fuga, saranno i nostri figli a pagarlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste ancora un progetto didattico, nella societ\u00e0 odierna? Esiste nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie, nelle comunit\u00e0? 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