{"id":26951,"date":"2008-10-21T01:21:00","date_gmt":"2008-10-21T01:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/fino-a-che-punto-un-maestro-puo-spingersi-per-conformare-a-se-la-personalita-del-discepolo\/"},"modified":"2008-10-21T01:21:00","modified_gmt":"2008-10-21T01:21:00","slug":"fino-a-che-punto-un-maestro-puo-spingersi-per-conformare-a-se-la-personalita-del-discepolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/fino-a-che-punto-un-maestro-puo-spingersi-per-conformare-a-se-la-personalita-del-discepolo\/","title":{"rendered":"Fino a che punto un Maestro pu\u00f2 spingersi per conformare a s\u00e9 la personalit\u00e0 del discepolo?"},"content":{"rendered":"<p>Chiunque conosca, anche solo superficialmente, la vita di Cesare Pavese, sa quale profondo influsso abbia esercitato su di lui il suo professore di italiano e latino al liceo \u00abMassimo D&#8217;Azeglio\u00bb di Torino; su di lui cos\u00ec come, del resto, su tutti i suoi allievi: Augusto Monti.<\/p>\n<p>Monti era un uomo duro e intransigente; ma franco, leale sino alla brutalit\u00e0; e orgoglioso della sua indipendenza intellettuale (era un noto antifascista). I suoi allievi lo temevano ma, al tempo stesso, lo idolatravano: si dice che nemmeno la febbre alta riuscisse a tenerli a casa, quando c&#8217;erano le sue memorabili lezioni.<\/p>\n<p>Leggeva i classici con rara passione e con commovente capacit\u00e0 d&#8217;immedesimazione: in classe, in quei momenti, non si sentiva nemmeno il respiro dei ragazzi. Anche perch\u00e9, se qualcuno si concedeva la minima distrazione, il terribile professore si fermava accigliato, picchiettando con le dita sulla cattedra: a quel segnale di tempesta imminente, non c&#8217;era pi\u00f9 nessuno che osasse fiatare. E la lettura riprendeva, portando in estasi tutti quanti.<\/p>\n<p>Monti non era solo un insegnante, ma un autentico educatore: dell&#8217;educatore aveva la passione divorante, esclusiva. Per lui, il liceo doveva essere una scuola di vita: nessuna inadempienza era da lui tollerata, nessuna scusa era accettata. Ciascuno doveva assumersi le proprie responsabilit\u00e0. Quando interrogava, era incontentabile; ma non aveva alcuna indulgenza nemmeno per quei poveretti che, non sapendo pi\u00f9 a quale santo votarsi, imparavano la lezione a memoria: per lui, lo studio non poteva essere che un fatto critico e personale.<\/p>\n<p>Quello che, per\u00f2, non tutti sanno, anche fra coloro che conoscono abbastanza bene la figura e l&#8217;opera di Cesare Pavese, \u00e8 che Augusto Monti rimase in contatto con il suo celebre ex allievo sino alla fine della vita di questi; e che fece di tutto per indirizzare il suo talento letterario in direzione delle proprie idee politiche (di sinistra) e dei propri convincimenti estetici (impegnati, antidannunziani e nel solco del realismo).<\/p>\n<p>Ad ogni libro di Pavese che veniva dato alle stampe &#8211; e che, in genere, lo scrittore inviava in dono al suo maestro d&#8217;un tempo &#8211; seguivano lettere su lettere di rimbrotti taglienti, di critiche sferzanti, il cui comune denominatore era l&#8217;insufficienza di impegno politico-sociale dell&#8217;autore, la sua tendenza a rifugiarsi nei paradisi regressivi dell&#8217;infanzia. Basti dire che fin dal primo libro di Pavese &#8211; la raccolta di poesie <em>Lavorare stanca<\/em> -, questi si sent\u00ec in dovere di apporvi una dedica che era anche una richiesta di scuse per essere venuto cos\u00ec poco incontro alle aspettative del maestro, e la promessa di \u00abfare meglio\u00bb al secondo tentativo.<\/p>\n<p>Stringe il cuore pensare che un cos\u00ec grande scrittore, e dotato di un animo cos\u00ec sensibile, si sia sentito in dovere di giustificarsi e di umiliarsi cos\u00ec davanti al terribile giudice. E vengono alla mente le parole accorate e quasi imploranti del giovane Franz Kafka in quella sua famosa <em>Lettera al padre<\/em> (psicanalisti, sbizzarritevi, con il vostro complesso di castrazione, col complesso di Edipo e tutto il resto), che ancora ha il potere di toccarci profondamente.<\/p>\n<p>Pochi mesi prima del suicidio, poi &#8211; al principio del 1950 &#8211; Monti scrisse ancora due lettere di duro rimprovero a Pavese, accusandolo, fra l&#8217;altro, di dannunzianesimo, superomismo e odio verso gli uomini, le quali dimostrano <em>ad abundantiam<\/em> (a parte ogni altra considerazione di tipo psicologico e umano) che Dio aveva negato al professor Monti il dono di una equa e spassionata critica letteraria, facendogli apparire come orribili manifestazioni di decadentismo conservatore e di narcisismo piccolo borghese degli scritti, come <em>Il diavolo sulle colline<\/em> e <em>Tra donne sole<\/em>, che avevano il torto di esprimere una visione umana e storica della realt\u00e0, infinitamente pi\u00f9 ricca e consapevole, pi\u00f9 sfaccettata e ponderata, di quanto lui &#8211; aduso a tagliare la realt\u00e0 in due, con la spada, per separare il vero dal falso &#8211; non riuscisse a concepire.<\/p>\n<p>Difficile formulare una diversa valutazione sul giudice implacabile che, trovandosi fra le mani un libro come <em>La casa in collina<\/em> &#8211; in cui, fra l&#8217;atro, si trova la pagina forse pi\u00f9 alta di accorata meditazione sull&#8217;atrocit\u00e0 della guerra civile &#8211; non si rese conto che Pavese non aveva bisogno di essere pi\u00f9 impegnato, perch\u00e9 impegnato lo era gi\u00e0 al massimo grado: avendo messo la sua vocazione di scrittore al servizio di un impegno molto pi\u00f9 grande di quello nei confronti di questa o quella ideologia, cio\u00e8 al servizio dell&#8217;umanit\u00e0 in quanto tale.<\/p>\n<p>N\u00e9 bisogna meravigliarsi troppo del fatto che un uomo come il Monti non fosse in grado di capire una verit\u00e0 cos\u00ec ovvia: quasi nessuno c&#8217;\u00e8 arrivato, nell&#8217;ambito della critica letteraria dominante negli anni dell&#8217;immediato dopoguerra &#8211; che era, guarda caso, quella d&#8217;ispirazione marxista, tutta gonfia di sacro zelo verso i dettami del cosiddetto realismo socialista: al punto da scambiare per grandi artisti pittori come Guttuso e scrittori come Moravia, solo perch\u00e9 avevano aderito a quella parte politica e si sforzavano di rappresentare nel modo pi\u00f9 beffardo possibile tutto ci\u00f2 che ad essa faceva opposizione, in termini di immondo decadentismo borghese.<\/p>\n<p>Un caso emblematico illustra pienamente l&#8217;atmosfera imposta, in quegli anni, dall&#8217;egemonia della cultura marxista: le grida di scandalo levate da Franco Fortini allorch\u00e9 apparve <em>Mondo magico<\/em> di Ernesto De Martino, il primo tentativo di avvicinarsi al mondo magico e mitico della cultura contadina senza la puzza sotto il naso, che uno studioso italiano avesse mai compiuto. Apriti cielo! Per Fortini, si trattava n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che di una pericolosa rivalutazione di quegli elementi culturali pre-scientifici, arcaici, superstiziosi, che di tanto ritardavano l&#8217;avvento delle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> della scientificit\u00e0 e del marxismo, dato che, da sempre, essi avevano sostenuto l&#8217;iniquo ordine sociale semi-feudale delle campagne italiane.<\/p>\n<p>E si pensi che quella era una polemica tutta interna al pianeta marxista, perch\u00e9 De Martino aveva adottato le categorie ed il metodo marxista per studiare il \u00abmondo magico\u00bb delle campagne; per\u00f2 non aveva trattato quelle forme culturali come spazzatura, anzi, aveva mostrato verso di esse comprensione e simpatia umana: e tanto era bastato per scatenare le proteste dei \u00abduri e puri\u00bb del Partito. Figurarsi cosa sarebbe capitato se un libro come <em>Mondo magico<\/em> fosse stato scritto da uno studioso non-marxista, ad esempio da un liberale, o da un cattolico!<\/p>\n<p>Pavese &#8211; che, a dispetto di quello che va dicendo la Vulgata ancor oggi dominante, era un coraggioso &#8211; prese immediatamente posizione in difesa di De Martino (ed erano i suoi ultimi giorni di vita!), del resto con perfetta coerenza, avendo sempre rivolto il suo principale interesse proprio verso quel mondo \u00abmagico\u00bb e ancestrale della societ\u00e0 pre-industriale &#8211; che era, per lui, quello delle colline, delle Langhe, e, in particolare, del paese d&#8217;infanzia: Santo Stefano Belbo.<\/p>\n<p>Tuttavia, egli avrebbe potuto defilarsi, tacere. Chiss\u00e0 in quanti lo avranno fatto, in quei giorni, pur solidarizzando, in cuor loro, con le tesi di De Martino; o, quanto meno, riconoscendo la liceit\u00e0 del suo oggetto di studio. Invece no, Pavese volle schierarsi apertamente: e poi ci vengono a dire che la sua personalit\u00e0 lo rendeva costituzionalmente incapace di esporsi, di rischiare.<\/p>\n<p>Resta il fatto che tutto il percorso letterario ed umano di Cesare Pavese \u00e8 segnato dalla tensione insanabile, dalla lacerazione sofferta tra un ideale di vita \u00abimpegnata\u00bb, militante, sentito come moralmente doveroso, e una invincibile attrazione per il ricordo, l&#8217;infanzia, la campagna, il mito, sentita come irrinunciabile ma, al tempo stesso, vissuta con un sentimento di colpa, quasi come una diserzione dai doveri dell&#8217;altro ideale, quello attivo e rivolto al futuro; e che, da quel conflitto, egli usc\u00ec spezzato, fino a decidersi per il gesto estremo del suicidio lucido e consapevole.<\/p>\n<p>Scrive Davide Lajolo nella sua nota biografia <em>Il \u00abvizio assurdo\u00bb. Storia di Cesare Pavese<\/em> (Il Saggiatore, Milano, 1960, 1977, pp. 347-351):<\/p>\n<p><em>All&#8217;inizio del &#8217;50 ecco ritornare Augusto Monti attraverso due lettere che forniscono un esempio di come discussione e polemica siano continuate costanti dagli anni del liceo tra maestro e allievo. Non abbiamo pi\u00f9 potuto seguire, dal tempo clandestino, gli incontri e gli scontri intercorsi tra il professore di italiano e latino e l&#8217;allievo che si arrotolava tra le dita la ciocca di capelli, nel primo banco del D&#8217;Azeglio, ma l&#8217;ininterrotto dialogo fu la consuetudine che riconduceva Pavese alla realt\u00e0 di un insegnamento severo e duro che non ammetteva concessioni o divagazioni., Monti, uomo tutto d&#8217;un pezzo, fedele alla sua adamantina dirittura morale, sincero fino al rischio di alienarsi simpatia ed affetto, ha continuato a tallonare con cosciente sollecitudine, passo passo l&#8217;ex allievo per tutta la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando pavese si tuffa nei ritorni a S. Stefano come paese dell&#8217;infanzia, spinto dall&#8217;illusione di ritrovare quello che gli uomini e la vita hanno ormai distrutto o rinnovato, sa gi\u00e0 che gli giunger\u00e0 il rimbrotto di Monti. Il maestro nei suoi libri &#8211;<\/em> Non tornare a Monesiglio <em>&#8211; e nei suoi insegnamenti costanti, l&#8217;aveva sempre ammonito a non tornare al paese come ricerca del tempo felice dell&#8217;infanzia, ma a guardare avanti, nella vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec dopo ogni opera di Pavese, dalla prima all&#8217;ultima, le critiche, i plausi e le raccomandazioni del professore s&#8217;infittiscono. Sulla copia di<\/em> Lavorare stanca <em>ancora nell&#8217;edizione \u00abSolaria\u00bb, Pavese aveva scritto per Monti una dedica nella quale confessava di non essere ancora nel solco della fedelt\u00e0, cui il professore s&#8217;era sforzato di avviarlo, e prometteva di rifarsi al prossimo libro. Quelle liriche di<\/em> Lavorare stanca<em>, il professore le aveva lette e meditate in carcere e soltanto quando torn\u00f2, dopo aver scontato la sua condanna politica, ebbe la dedica di Pavese. Iniziava con la citazione dei versi in cui Orazio ricorda la sua fuga dalla battaglia di Filippi e lo scudo \u00abnon bene abbandonato\u00bb, e concludeva con queste parole: \u00abCi rifaremo al prossimo libro\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Da allora Monti continua ad indicare a Pavese, con la stessa intransigenza e lo stesso amore con cui correggeva i suoi temi d&#8217;italiano o quelli di latino, i pregi e gli errori dei suoi scritti. Fino a che, dopo la pubblicazione di<\/em> Prima che il gallo canti <em>e di<\/em> La bella estate <em>le osservazioni di Monti si trasformano in aspra rampogna.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono appunto del gennaio &#8217;50 due lettere di Pavese in risposta alle dure critiche del maestro nelle quali difesa e attacchi si combinano. Queste lettere rivestono particolare importanza perch\u00e9 sono state scritte appena sette mesi prima della morte, e datate l&#8217;una a pochi giorni dall&#8217;altra, incalzanti. All&#8217;accusa che Monti gli rivolge di essere un Capaneo senza muscoli, volto all&#8217;odio verso tutti, e a quella di imitare Pastonchi e D&#8217;Annunzio, Pavese reagisce quasi con ira.<\/em><\/p>\n<p><em>Poich\u00e9 dopo la sua prima risposta irata, Monti imperterrito ricarica la dose, anche per certi passaggi della<\/em> Casa in collina <em>accusandolo di filosofia disumana e di superomismo, Pavese ribatte ancor pi\u00f9 energicamente. Ma ecco le lettere:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab18 gennaio &#8217;50<\/em><\/p>\n<p><em>Caro Monti,<\/em><\/p>\n<p><em>quando ho letto il paragone con Pastonchi, &quot;l&#8217;altro dannunziano&quot;, ho detto: &quot;\u00c8 diventato fesso e basta&quot;. Che un racconto sia giudicato appartenere a questa o quella scuola, al passato o all&#8217;avvenire, \u00e8 una questione che si risolve col gusto e con le buone letture &#8211; cose su cui non si discute.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma un giudizio sul &quot;positivo etico&quot; \u00e8 altra cosa e si discute. Mi pare che i due racconti in questione (<\/em>Diavolo <em>e<\/em> Donne <em>&#8211; non parlo del primo: storia di una verginit\u00e0 che si difende) distinguano l&#8217;umanit\u00e0 proprio in chi lavora, chi \u00e8 utile a qualcosa, e in chi, non lavorando e non essendo utile, va in cancrena e puzza. Cos&#8217;\u00e8 questa storia dell&#8217;odio per il prossimo, che mi attribuisci? Il<\/em> Diavolo <em>\u00e8 un inno giovanile di scoperta della natura e della societ\u00e0, ai tre ragazzi tutto pare bello, e soltanto a poco a poco prendono contatto ciascuno a modo suo con la sordidezza del mondo &quot;futile&quot; &#8211; un certo mondo borghese che non fa nulla e non crede a nulla, su cui non vedo perch\u00e9 dovrei tirare un velo. Lo stesso si dica per le<\/em> Donne<em>: qui non sono pi\u00f9 ragazzi, qui non si canta la scoperta, qui una dura esperienza di persona che lavora, che si \u00e8 fatta, che basta a s\u00e9, viene a contatto, con che?, col solito mondo futile di chi non crede a nulla o crede a delle balle &#8211; soprattutto perch\u00e9 \u00e8 scioperato, &#8211; e osserva questo mondo putrefarsi e uccidersi. Ma persino in questo mondo si cerca di salvare il salvabile: la suicida \u00e8 una vittima, in fondo, ingenua, \u00e8 la pi\u00f9 innocente di tutti, e se muore \u00e8 proprio perch\u00e9 di tutti \u00e8 l&#8217;unica capace di sentire quel che le manca (salvo, beninteso, la Clelia).<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, mi chiedo, che senso ha che tu m&#8217;imponga di \u00abnon trattar male\u00bb questi signori che ho detto? Perch\u00e9 ti sfido a trovare una sola persona per bene (produttrice di qualcosa di utile, di qualche valore) che non sia nei due racconti messa su un piedestallo &#8211; nel primo, i sabbiatori, i contadini, la famiglia di Oreste, i suoi cugini, la cameriera e il giardiniere del Greppio; e nel secondo, Rosetta Mola, tutta Clelia, Beccuccio e il suo mondo e, per quel che sanno fare, persino la scultrice Nene e l&#8217;architetto Febo.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi viene un sospetto. Che tu sia sentimentalmente cos\u00ec legato all&#8217;alta borghesia da seccarti quando senti dir cacca sul suo conto, e volontaristicamente cos\u00ec legato al mondo del lavoro da esigere da un libro il generico astratto ottimismo di tipo militante. In questo caso, \u00e8 evidente che non possiamo intenderci.<\/em><\/p>\n<p><em>Ciao<\/em><\/p>\n<p><em>Pavese\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00ab28 gennaio, &#8217;50<\/em><\/p>\n<p><em>Caro Monti,<\/em><\/p>\n<p><em>dopo &quot;i gridi e le onte&quot;, veniamo a un bel passo d&#8217;armi.<\/em><\/p>\n<p><em>Adesso che mi hai spiegato con citazioni testuali che cos&#8217;\u00e8 il mio odio del prossimo, la mia filosofia disumana, il mio superomismo, rispondo che hai mancato la prova. Se tu frequentandomi avessi avuto l&#8217;impressione che io considero strame per i miei cavalli l&#8217;interlocutore, allora non avrei pi\u00f9 niente da aggiungere. Ma i testi sono testi e le frasi che tu mi citi e altre molte di quel racconto fanno parte della confessione di un &quot;peccatore&quot;, sono la piaga della sua coscienza, e in pi\u00f9 d&#8217;un caso vengono da lui dette ad altri con orgasmo quasi a cercarsi un alibi. Mi pare evidente che quel tal Corrado si autodenuncia, si autopunisce proprio per aver vissuto e vivere in un certo modo &#8211; e l&#8217;autore che gli cava questo verme sa ben altro, sa che la vita consiste in tutt&#8217;altro (e, come autore, l&#8217;ha dimostrato inventando altri personaggi che non hanno nessun bisogno di rivolgersi quel rimprovero). Del resto, la parabola del racconto va dall&#8217;orgogliosa solitudine del protagonista, attraverso l&#8217;esempio del semplice sacrificio degli altri e dell&#8217;enormit\u00e0 umana degli avvenimenti, alla compunzione e umiliata semplificazione della chiusa, al suo compatire ai morti. Il rovescio di un superuomo. Come puoi accusarmi di aver descritto un rimorso? Sarebbe come se, visto che Corrado ha brutalizzato una ragazza, tu ritenessi che la mia filosofia \u00e8 di brutalizzare o ingannare o sfruttare le ragazze. Ti sembrano superuomini anche i tre studenti del<\/em> Diavolo <em>o Pablo del<\/em> Compagno<em>? La garanzia e la speranza della mia &quot;futura grandezza&quot; (stiamo seri) \u00e8 una sola: fare bene il lavoro che ci tocca (qualche volta il lavoro \u00e8 cercare un lavoro) &#8211; chi fa bene il suo lavoro ha la coscienza a posto; chi no, no. E come me facciamo tutti &#8211; sian messi tutti in grado di farlo. Non mi sembra una filosofia n\u00e9 peregrina n\u00e9 pastonchiana, n\u00e9 dannunziana.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 \u00e8 questo che non ti passo. Che, in persona dei miei eroi, mi capiti di trovarmi a volte solo e amareggiato (il mondo \u00e8 quello che \u00e8, e chi non si salva da s\u00e9 non lo salva nessuno), non significa che io faccia il superuomo o l&#8217;antiuomo. Ho di meglio da fare. In questi casi concentro pi\u00f9 che mai il mondo nel mio eventuale mestiere (congiura, chitarra, sartoria, discussione ecc.) e aspetto l&#8217;indomani, sicuro che un indomani c&#8217;\u00e8 sempre. Il cugino dei Mari del Sud \u00e8 dannunziano anche lui?<\/em><\/p>\n<p><em>Legami sentimentali e ottimismo militante valevano come ritorsione polemica contro il tuo scatto (&quot;Mi viene il sospetto che&#8230;&quot;). Non accettando, come non accetto, la tua accusa di odiare tutti, dovevo pur tener conto che di maltrattati nel mio libro non ci sono che certuni, e questi certuni sono quei signori&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ci siamo spiegati? Se tu ritiri il dannunziano, io ritiro il sentimentale e il militante, e mi auguro che tuo nipote Carlo sia altrettanto trattabile.<\/em><\/p>\n<p><em>Ciao, sta&#8217; bene e ricordati che Einaudi paga con dolore<\/em><\/p>\n<p><em>Pavese\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla pubblicazione de<\/em> La luna e i fal\u00f2<em>, Pavese mander\u00e0 a Monti, quasi a chiedere scusa, il libro con questa dedica: \u00abEt nunc dimitte me domine\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Arrivati a questo punto, non possiamo fare a meno di domandarci quanto abbia pesato, sul dramma umano e artistico di Cesare Pavese, la dura incomprensione e la continua, implacabile censura dei suoi \u00abcompagni\u00bb del Partito Comunista Italiano; e, in particolare, quale influsso abbia esercitato, specie negli ultimi anni, la insistita, intransigente reprimenda del suo ex maestro Augusto Monti, nella genesi e nella crescita abnorme di quel senso di colpa che lo condusse a percepire la propria vita come una vita mancata, come un \u00abvizio assurdo\u00bb.<\/p>\n<p>Noi non vogliamo fare, qui, una sorta di processo al professor Monti, che era certamente bene intenzionato e che nutriva, senza dubbio, un affetto sincero per quel suo ex allievo salito ai vertici della letteratura (aveva vinto il premio <em>Strega<\/em> proprio in quel tragico 1950). Oltretutto, non siamo degli esperti della biografia di Pavese e non possediamo elementi sufficienti per dire una parola definitiva sulla questione.<\/p>\n<p>Non possiamo, tuttavia, fare a meno di interrogarci su come sarebbero andate le cose se quei compagni di partito cos\u00ec imbevuti di spirito militante, se quel professore cos\u00ec esigente ed invasivo avessero avuto un poco pi\u00f9 di rispetto per l&#8217;autentica vena di scrittore del Nostro, e non avessero continuato, fino all&#8217;ultimo, testardamente, a cercare di redimerlo oppure a farlo sentire in colpa se non accettava incondizionatamente una tale redenzione.<\/p>\n<p>Eppure, l&#8217;interpretazione forzata di Pavese \u00e8 proseguita per anni e per decenni dopo la sua morte. Per anni e per decenni si \u00e8 detto, scritto ed insegnato nelle scuole, che Pavese si sentiva mancato come uomo e come scrittore, perch\u00e9 non aveva saputo fare, nel 1943, la scelta \u00abgiusta\u00bb: quella di entrare nella Resistenza; e perch\u00e9, dopo il 1945, aveva mancato anche la seconda occasione di divenire un \u00abintellettuale organico\u00bb (nel senso gramsciano del termine), sposando sino in fondo, senza <em>se<\/em> e senza <em>ma<\/em>, le direttive del partito Comunista, compreso il dogma prettamente staliniano del realismo socialista. Che, insomma, avrebbe potuto diventare veramente un grande scrittore e, forse, un uomo pacificato e realizzato, se avesse abbandonato le sue ubbie e i suoi cincischiamenti esistenziali e borghesi e si fosse gettato anima e corpo, con assoluta fiducia, nelle grandi braccia del Partito e nello spirito rigenerante del Neorealismo.<\/p>\n<p>E, pi\u00f9 in generale, non possiamo fare a meno di interrogarci su una questione ancora pi\u00f9 ampia: sino a che punto, cio\u00e8, sia giusto e opportuno che un Maestro, che pure ha avuto dei grandi meriti nello stimolare la crescita intellettuale, spirituale e morale dei suoi allievi, cerchi poi di forgiarli in tutto e per tutto secondo la sua volont\u00e0 e secondo le sue convinzioni, ritenendosi pienamente soddisfatto solo allorch\u00e9 li veda divenire tutt&#8217;uno con il suo pensare e con il suo sentire, come se avessero interamente abdicato alla propria personalit\u00e0 e alla propria visione del mondo.<\/p>\n<p>La risposta, in verit\u00e0, non pu\u00f2 essere dubbia.<\/p>\n<p>Un Maestro che agisca in tal modo, e sia pure con le migliori intenzioni di questo mondo, ha cessato di essere tale. \u00c8 divenuto un uomo piccolo, un ambizioso e un intollerante, che non gode di vedere i suoi pulcini farsi adulti e spiccare il volo nella direzione che essi desiderano, ma che pretende di tenerli sempre sotto il proprio occhiuto controllo e il proprio incessante ricatto morale: un uomo di potere, e sia pure in sedicesimo.<\/p>\n<p>Dio ci scampi da simili maestri. Dalle loro scuole non potranno uscire che uomini piccoli, oppure uomini in eterno conflitto con se stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque conosca, anche solo superficialmente, la vita di Cesare Pavese, sa quale profondo influsso abbia esercitato su di lui il suo professore di italiano e latino<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[108],"class_list":["post-26951","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-cesare-pavese"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26951","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26951"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26951\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26951"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26951"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26951"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}