{"id":26947,"date":"2009-07-24T01:04:00","date_gmt":"2009-07-24T01:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/24\/tirare-su-un-figlio-da-sole-in-un-mondo-che-giudica-e-non-capisce\/"},"modified":"2009-07-24T01:04:00","modified_gmt":"2009-07-24T01:04:00","slug":"tirare-su-un-figlio-da-sole-in-un-mondo-che-giudica-e-non-capisce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/24\/tirare-su-un-figlio-da-sole-in-un-mondo-che-giudica-e-non-capisce\/","title":{"rendered":"Tirare su un figlio da sole in un mondo che giudica e non capisce"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 dedicato a Milena, a Iole, a Paola e a tutte le altre come loro.<\/em><\/p>\n<p>Alcune delle nostre migliori amiche &#8211; \u00e8 una riflessione che l&#8217;evidenza dei fatti ci ha portato a fare &#8211; sono donne che hanno dovuto crescere da sole i propri figli; che, del tutto o in parte, si sono assunte anche il compito di surrogare la figura paterna e di fronteggiare le molte difficolt\u00e0, non solo economiche, legate alla loro condizione di madri sole.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 borghese tradizionale \u00e8 incentrata sulla misura della coppia, con o senza figli; quella borghese \u00abalternativa\u00bb, ancora e sempre sul metro della coppia &#8211; magari irregolare, magari addirittura omosessuale -, con o senza figli. Una famiglia composta da una mamma e da un figlio, o una figlia, non rientra nei canoni comunemente accettati; eppure \u00e8 una realt\u00e0 abbastanza diffusa, sulla quale varrebbe la pena di spendere qualche riflessione.<\/p>\n<p>Oggi, una donna che abbia rispetto di se stessa e un minimo di indipendenza psicologica, non \u00e8 pi\u00f9 disposta a tollerare la convivenza con un marito o con un compagno che si rivelino totalmente difformi dall&#8217;immagine iniziale che avevano dato di s\u00e9.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un precedente articolo, \u00abDonne sole, con dignit\u00e0\u00bb (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice); e, anche se la fragilit\u00e0 della odierna vita di coppia non pu\u00f2 che rattristare chiunque abbia ben chiaro quanto sia essenziale la famiglia per la stabilit\u00e0 affettiva degli individui e dell&#8217;intera societ\u00e0, tuttavia \u00e8 difficile non ammettere che esistono delle condizioni minime di benessere esistenziale, senza le quali una donna (e, naturalmente, un uomo) ha il diritto di sottrarsi ad un legame rivelatosi del tutto insoddisfacente.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 dei benpensanti, tuttavia, guarda arricciando il naso queste donne che, con sforzi notevolissimi, e talvolta con autentico eroismo, hanno tirato su un figlio tutto da sole, magari dopo aver lasciato un marito e un padre inesistente dopo appena pochi mesi di matrimonio; e che sono riuscite ad accompagnarlo fino all&#8217;et\u00e0 adulta, iscrivendolo all&#8217;universit\u00e0 o aiutandolo ad inserirsi nel mondo del lavoro.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 per almeno due ragioni: primo, perch\u00e9 ai suoi occhi una donna con figli, ma senza marito, appare come un essere strano e incompleto, una specie di Centauro, una creatura indefinibile, che non si riesce a collocare in alcuno schema noto; secondo, perch\u00e9 la sua riuscita, testimoniata nell&#8217;ingresso di quel figlio nella vita adulta, suona come una sfida alla pretesa del maschio (e anche, in verit\u00e0, di molte donne poco consapevoli) che, senza un marito e un padre, una vera famiglia non possa sussistere, e i figli non possano crescere bene.<\/p>\n<p>La societ\u00e0, insomma, non aiuta le donne sole con figli, e raramente mostra comprensione o simpatia nei loro confronti, per le ragioni opposte e complementari che non crede in loro, o che ci crede anche troppo (nel senso che teme l&#8217;esempio del loro successo). Eppure, soltanto queste donne sanno che cosa voglia dire dover fare da madre e anche da padre; sforzarsi di conciliare pressanti esigenze di lavoro con il ruolo di genitore unico; e anche, talvolta &#8211; ma non \u00e8 poi un caso tanto raro &#8211; arrivare a fine mese con il frigorifero vuoto e con le bollette del riscaldamento, della luce e del telefono ancora da pagare.<\/p>\n<p>Inoltre, esse hanno dovuto proteggere il proprio figlio dalla curiosit\u00e0 indiscreta o dalla tacita disapprovazione degli altri, dai vicini di casa ai compagni di scuola, passando, magari, per i propri genitori, che non capiscono e non aiutano; trovandosi a dover camminare in salita anche l\u00e0, dove una madre felicemente sposata non si accorge neppure della strada da fare.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo avevamo osservato che, pur essendo passata da molto l&#8217;epoca in cui il matrimonio era visto come la meta necessaria per realizzare l&#8217;obiettivo di una vita felice, e in cui esso era considerato praticamente indispensabile perch\u00e9 una donna potesse realizzarsi pienamente, tuttavia sia la convivenza di fatto, sia la promiscuit\u00e0 sessuale che lo hanno sostituito, o, pi\u00f9 semplicemente, che lo hanno relegato in posizione cronologicamente secondaria, non hanno scalfito nel profondo, al di l\u00e0 delle apparenze, il vecchio assunto in base al quale la persona <em>sola<\/em> (e non <em>single<\/em>, che \u00e8 cosa ben diversa) \u00e8 una persona non realizzata, fallita e infelice, specialmente se si tratta di una donna.<\/p>\n<p>Nonostante la cosiddetta rivoluzione sessuale degli ani Sessanta e Settanta del Novecento, nonostante il femminismo o, molto pi\u00f9 semplicemente, il pragmatismo e perfino il cinismo con cui moltissime persone si pongono nei confronti dell&#8217;altro sesso, rimane al fondo di quasi tutti la segreta e radicata convinzione che, se non si possiede un compagno o una compagna almeno per andarci a letto, si \u00e8 dei frustrati pieni di complessi, invidie e rimpianti o, quanto meno, delle persone di poco valore, che non sono amate perch\u00e9 non sanno voler bene a se stesse. Il grado di autostima, sempre pi\u00f9 spesso, \u00e8 legato alla propria capacit\u00e0 seduttiva e al numero di uomini o donne che ci si porta a letto; e ci\u00f2, per tutta una serie di ragioni che altrove abbiamo cercato di lumeggiare, vale specialmente per il sesso femminile.<\/p>\n<p>La conseguenza di tutto questo \u00e8 che lo spauracchio di rimanere &quot;zitella&quot; \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai, a dispetto della apparente evoluzione della societ\u00e0 e della cultura. Un tempo, le donne senza marito venivano crudelmente derise in certe feste di paese, quando i giovanotti appendevano alle loro finestre simboli allusivi al loro forzato celibato; e la parola stessa &quot;zitella&quot; suonava come decisamente offensiva, al massimo come pelosamente compassionevole. Oggi, INVECE, le cose sono rimaste esattamente allo stesso punto: anche se non ci sono pi\u00f9 crudeli scherzi di paese e anche se la parola tende a scomparire. Sono allo stesso punto, perch\u00e9 le donne sole, per prime, hanno introiettato a fondo una tale filosofia: e, se anche il mondo non le giudica, loro stesse si ergono a giudici estremamente severi di se stesse.<\/p>\n<p>Alcune di esse pensano che, se non sono state capaci di acchiappare un marito, un fidanzato, un compagno o, almeno, un certo numero di amanti, vuol dire che non valgono davvero nulla: inevitabile conseguenza di una societ\u00e0 in cui l&#8217;avere prevale sull&#8217;essere, l&#8217;apparire sul sentirsi, la \u00abvox populi\u00bb sulla voce della propria interiorit\u00e0; e dove i miti sociali sono costruiti dalla pubblicit\u00e0 televisiva pi\u00f9 che da qualunque altro fattore, sia esso materiale o spirituale.<\/p>\n<p>A queste donne sole, che hanno fatto la scelta di crescere un figlio lontano da un marito o da un compagno violento, egoista o irresponsabile, e che, spesso, lo hanno fatto senza domandare all&#8217;ex coniuge nemmeno un centesimo, imparando a contare solamente su se stesse, desideriamo esprimere tuta la nostra stima, la nostra simpatia e la nostra ammirazione.<\/p>\n<p>Sono donne che hanno scelto la solitudine per sottrarsi a un marito sgradevole e ad un padre inadeguato per i loro figli; e che sono rimaste sole perch\u00e9, invece di buttarsi tra le braccia del primo uomo che capitava loro a portata di mano, ammaestrate dalla precedente esperienza, hanno preferito rimanere fedeli a se stesse, e aspettare se e quando si presenter\u00e0 all&#8217;orizzonte un compagno che sia degno di prenderle per mano.<\/p>\n<p>Non sono superbe, sono semplicemente divenute sagge; la saggezza che si impara a proprie spese, soffrendo, e senza nessuno sulla cui spalla poter piangere; o, peggio, con qualcuno &#8211; i genitori, per esempio &#8211; sempre pronto a giudicare, a rinfacciare, a rimproverare. Hanno avuto una vita dura, ma spiritualmente libera e trasparente; una vita che molte donne (e uomini) felicemente accasate dovrebbero invidiare loro, quanto a forza, coraggio e dignit\u00e0.<\/p>\n<p>A volte &#8211; \u00e8 quasi inevitabile &#8211; la solitudine, le difficolt\u00e0, le delusioni, le hanno rese un po&#8217; dure, un po&#8217; diffidenti, un po&#8217; sfiduciate, un po&#8217; amareggiate; ma, pi\u00f9 spesso, hanno esse saputo rialzare la testa con fierezza dopo ogni caduta, orgogliose di essere rimaste fedeli a se stesse.<\/p>\n<p>Queste madri sole, che hanno sacrificato gli anni pi\u00f9 belli della loro vita per tirare su un figlio, o una figlia, senza un uomo accanto con cui condividere fatiche e preoccupazioni, hanno accumulato un grande bagaglio di umanit\u00e0 e potrebbero insegnare molte cose alle donne che non hanno conosciuto tale esperienza, e anche agli uomini abituati a giudicare cose e persone in maniera convenzionale e frettolosa.<\/p>\n<p>La prima cosa che esse potrebbero insegnare \u00e8 il valore inestimabile della libert\u00e0; non una libert\u00e0 astratta e velleitaria, ma una libert\u00e0 estremamente concreta, che deve misurarsi ogni giorno con il proprio limite: rappresentato, nel loro caso, in primo luogo dalle esigenze del figlio, specialmente negli anni dell&#8217;infanzia, allorch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 bisognoso di protezione e amore.<\/p>\n<p>La seconda cosa \u00e8 il valore della essenzialit\u00e0; perch\u00e9 esse hanno imparato a tralasciare le cose effimere e puramente esteriori, per concentrarsi sulle cose che contano realmente: non i vestiti firmati (che non si potrebbero permettere), le vacanze alle Seychelles o il fuoristrada ultimo modello, ma la dedizione, il dialogo, il lavoro, la disponibilit\u00e0 al sacrificio.<\/p>\n<p>La terza cosa \u00e8 la fierezza; in una societ\u00e0 dominata dalla pratica del compromesso, dell&#8217;abitudine, della svendita di se stessi in cambio di qualche miserabile vantaggio personale, queste donne ci ricordano che esiste una cosa che non ha prezzo: la stima dovuta a se stessi, e il limite oltre il quale l&#8217;arte della conciliazione diventa acquiescenza nei confronti di situazioni intollerabili, lesive della dignit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Quelle che abbiamo avuto la fortuna e l&#8217;onore di conoscere, erano e sono tutte delle belle persone: non prive di difetti, come qualsiasi altro essere umano, ma decisamente al di sopra della media &#8211; spiritualmente parlando &#8211; delle persone che hanno avuto solo tappeti rossi su cui camminare, e soffici cuscini ove cadere, se mettevano il piede in fallo. Pi\u00f9 riflessive, pi\u00f9 responsabili, pi\u00f9 attente, pi\u00f9 sensibili, pi\u00f9 consapevoli del valore delle cose, quelle materiali e quelle spirituali; insomma, come tutti coloro che sono passati per la porta stretta del dolore, pi\u00f9 umane.<\/p>\n<p>Dietro il loro sorriso dolce, ma un po&#8217; malinconico, infatti, c&#8217;\u00e8 una ferita che non si \u00e8 mai cicatrizzata e che mai si chiuder\u00e0 del tutto: la ferita della decisione dolorosa che hanno dovuto prendere, la ferita della solitudine, la ferita dell&#8217;incomprensione altrui. Sono donne ferite, persone che hanno sofferto e che soffrono; ma che hanno saputo affrontare coraggiosamente la loro situazione e che non hanno mai ceduto alla tentazione, pur cos\u00ec naturale, di sedersi per piangersi addosso.<\/p>\n<p>Molte donne sposate e molti uomini potrebbero e dovrebbero imparare qualcosa da loro, se avessero occhi per vedere e orecchi per udire. Dovrebbero pensare che tutte le fatiche e tutte le preoccupazioni che hanno vissuto nella crescita dei propri figli, esse li hanno vissuti moltiplicati per due: senza mai potersi consigliare con qualcuno nei momenti pi\u00f9 difficili, se non con il medico o, magari, con il personale di qualche consultorio familiare.<\/p>\n<p>Molte di esse hanno riempito la loro solitudine imparando a frequentare la natura, a camminare nei boschi, ad abbracciare gli alberi; molte hanno letto intensamente buoni libri, si sono fatte una cultura da autodidatta, hanno coltivato la loro intelligenza, il loro gusto e la loro sensibilit\u00e0. Alcune hanno riversato su un animale domestico, su un cane o su un gatto, le riserve di amore non utilizzate; e, cos\u00ec, sono arrivate a comprendere pi\u00f9 cose su quei nostri fratelli minori, di quante non ne possano neanche immaginare tante altre persone.<\/p>\n<p>Non di rado sono accanite frequentatrici di Internet, dove hanno imparato a navigare alla ricerca di nuovi punti di vista, di nuove visioni della realt\u00e0; e cos\u00ec, anche per questa via, sono giunte a formarsi una concezione del mondo anticonformista e originale, e a coltivare ed esercitare assiduamente la loro indipendenza di giudizio.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che \u00e8 cos\u00ec piacevole parlare con loro, per un uomo interessato alla sostanza delle cose e non alla loro apparenza.<\/p>\n<p>Certo, non sono bambole di lusso che possano competere con le veline e le bellone della televisione e dei rotocalchi ilustrati; ma, in verit\u00e0, nemmeno lo desiderano. Hanno cose pi\u00f9 serie cui pensare, che non recitare la parte della maggiorata al silicone: pi\u00f9 serie, e anche pi\u00f9 belle.<\/p>\n<p>Per questo sono belle esse stesse; di una bellezza autentica, che viene da dentro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 dedicato a Milena, a Iole, a Paola e a tutte le altre come loro. 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