{"id":26945,"date":"2011-07-14T12:21:00","date_gmt":"2011-07-14T12:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/14\/esistono-dice-niccolo-machiavelli-tre-categorie-di-cervelli\/"},"modified":"2011-07-14T12:21:00","modified_gmt":"2011-07-14T12:21:00","slug":"esistono-dice-niccolo-machiavelli-tre-categorie-di-cervelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/07\/14\/esistono-dice-niccolo-machiavelli-tre-categorie-di-cervelli\/","title":{"rendered":"\u00abEsistono &#8211; dice Niccol\u00f2 Machiavelli &#8211; tre categorie di cervelli\u2026\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Di quante specie sono le personalit\u00e0 umane, in rapporto alla loro intelligenza e soprattutto alla loro capacit\u00e0 di comprendere le cose?<\/p>\n<p>Niccol\u00f2 Machiavelli, ne \u00abIl Principe \u00bb (XXII, 2; versione in italiano moderno di Piero Melograni, Milano, Rizzoli, 1995, p. 207) afferma, con la sua abituale concisione e lepidezza, che esse sono tre, e precisamente:<\/p>\n<p>&quot;Esistono tre categorie di cervelli: quelli che capiscono da soli,\u00a0 quelli che per capire hanno bisogno degli altri, e quelli che non capiscono n\u00e9 da soli n\u00e9 grazie agli altri. I primi sono eccellentissimi, i secondi eccellenti e i terzi inutili&quot;.<\/p>\n<p>Il mio amico Ruggero, pi\u00f9 severo e ancora pi\u00f9 conciso, sostiene che sono due: perch\u00e9, di solito, se uno non arriva da solo a comprendere le cose, allora &#8211; e a meno che sia gi\u00e0 arrivato, per cos\u00ec dire, sulla soglia di esse &#8211; non vale nemmeno la pena di spiegargliele.<\/p>\n<p>E a questa prima, impietosa sentenza, ne aggiunge una seconda, a mo&#8217; di completamento: che a voler spiegare le cose, per forza, a chi palesemente non \u00e8 in grado di capirle, si d\u00e0 solamente prova di essere ancora pi\u00f9 cretini di lui.<\/p>\n<p>Bisogna, a questo punto, introdurre una nuova nozione, ossia quella di attivit\u00e0 e non attivit\u00e0: perch\u00e9 se un cervello tardo, ma pigro, \u00e8 capace di provocare danni considerevoli (ma, in genere, solo quando sia lasciato in balia di se stesso, cio\u00e8 quando si pretenda da lui pi\u00f9 di quanto sia in grado di dare), un cervello tardo e attivo, cio\u00e8 smanioso di fare, ne produce fatalmente di assai pi\u00f9 gravi, fino alle peggiori catastrofi.<\/p>\n<p>Soleva dire il maresciallo von Moltke (\u00e8 ancora una citazione dall&#8217;amico Ruggero) che dagli uomini intelligenti e impegnati si possono ricavare i migliori ufficiali di stato maggiore; da quelli intelligenti, ma non impegnati, si traggono gli uomini che, in determinate circostanze, mostrano di saper compiere l&#8217;azione decisiva; perfino dagli uomini stupidi e pigri si pu\u00f2 ottenere qualche risultato, purch\u00e9 siano adeguatamente istruiti e guidati: solo dai cretini pieni di buone intenzioni non si ricava mai nulla e, anzi, bisogna guardarsi dai danni che sarebbero capacissimi di provocare, con tutta la loro improvvida solerzia.<\/p>\n<p>Di fatto, questa \u00e8 anche l&#8217;esperienza che la maggior parte di noi, probabilmente, avr\u00e0 fatto nelle varie circostanze della propria vita: a provocare i guai pi\u00f9 seri, a infliggere le ferite pi\u00f9 dolorose, a tessere gli imbrogli pi\u00f9 inestricabili, non sono tanto le persone intelligenti, ancorch\u00e9 male intenzionate, ma quelle di mediocre intelletto, animate dal sacro fuoco della verit\u00e0, della bont\u00e0, del dovere e di cento altre virt\u00f9, che sono convintissime di servire fedelmente.<\/p>\n<p>Non ha fatto, forse, pi\u00f9 danni la bont\u00e0 mal consigliata di Donna Prassede, che non la franca, dichiarata cattiveria dell&#8217;Innominato?<\/p>\n<p>Il sottile veleno delle pretese buone intenzioni di talune anime &quot;pie&quot; non agisce forse con maggiore efficacia dell&#8217;aperta malvagit\u00e0 di certe anime nere?<\/p>\n<p>E, d&#8217;altra parte: non \u00e8 forse vero che un&#8217;anima nera, ma sorretta da una lucida intelligenza, qualora si ravveda, \u00e8 in grado di fare il bene tanto energicamente e tanto incisivamente, quanto prima essa compiva il male; mentre una fasulla anima pia, dotata di scarsa intelligenza, non potr\u00e0 mai rimediare al male fatto, perch\u00e9 non lo sa nemmeno riconoscere come tale?<\/p>\n<p>Mysterium iniquitatis: il malvagio intelligente pu\u00f2, talvolta, per calcolo, fare anche del bene; mentre il cretino &quot;buono&quot; non riuscir\u00e0 mai a fare del bene, ma solo del male o, nel migliore dei casi, dei grossolani pasticci, perch\u00e9 il vero bene non sa neppure cosa sia.<\/p>\n<p>Tutto sta a vedere se le virt\u00f9 etiche vengano prima oppure dopo le virt\u00f9 dianoetiche: se, detto, in parole semplici, essere buoni sia pi\u00f9 o meno importante che essere intelligenti.<\/p>\n<p>Vediamo.<\/p>\n<p>Secondo Aristotele, le virt\u00f9 dianoetiche sono cinque: la scienza (epist\u00e9me), la sapienza (sophia), l&#8217;arte (t\u00e9chne), la saggezza o prudenza (phronesis) e l&#8217;intelligenza (nous); il loro statuto \u00e8 superiore a quello delle virt\u00f9 etiche, per il fatto che mentre le prime scaturiscono da un libero atto della volont\u00e0, le seconde nascono spesso dalla mera abitudine.<\/p>\n<p>D&#8217;istinto, verrebbe da pensare che le virt\u00f9 etiche siano, invece, superiori a ogni altra forma di virt\u00f9: che cosa pu\u00f2 esservi di oggettivamente superiore al fatto di essere buoni, retti e rispettosi del prossimo?<\/p>\n<p>E, d&#8217;altra parte: che importanza pu\u00f2 fare se si \u00e8 intelligenti oppure no, quando si tratti di agire bene e in conformit\u00e0 con il codice etico della propria societ\u00e0?<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, si riflette con pi\u00f9 attenzione e senza trasporto emotivo, non si tarda a comprendere che c&#8217;\u00e8 modo e modo di essere buoni: in fondo, il pecorone che si comporta &quot;bene&quot; solo perch\u00e9 l&#8217;etica corrente lo prescrive, \u00e8 lo stesso volonteroso aguzzino che si comporter\u00e0 &quot;male&quot;, allorch\u00e9 si verifichi un cambiamento del paradigma morale e la societ\u00e0, o il potere costituito, decidano che \u00e8 divenuto bene quello che prima era male, e viceversa.<\/p>\n<p>Il che pu\u00f2 accadere molto pi\u00f9 facilmente e molto pi\u00f9 repentinamente di quanto non si creda; non sono necessari anni o secoli, ma, talvolta, una manciata di ore: per esempio, quando lo scoppio di una guerra renda lecito e anzi doveroso l&#8217;omicidio di un altro essere umano, cosa che &#8211; prima &#8211; sarebbe stata considerata come il pi\u00f9 grave reato concepibile e sanzionata come tale, sia dalle leggi umane che da quelle religiose.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla conclusione, solo in apparenza sorprendente, che essere intelligenti, nel senso di saper pensare con la propria testa e giudicare con la propria coscienza, \u00e8 pi\u00f9 importante che essere genericamente &quot;buoni&quot;: il buono, infatti, pu\u00f2 anche mostrarsi inutilmente crudele, allorch\u00e9 creda di interpretare il proprio ruolo di cavaliere della giustizia e della verit\u00e0; la persona intelligente, saggia, riflessiva e dotata di discernimento, mai.<\/p>\n<p>Alcuni arrivano a spingersi ancora pi\u00f9 in l\u00e0 lungo questa linea di ragionamento e giungono ad affermare, sulla scia dell&#8217;ottimismo antropologico di Socrate, che gli esseri umani, una volta che siano in grado di vede e riconoscere il bene, non possono fare a meno di praticarlo; sicch\u00e9, quando essi compiono il male, lo fanno per ignoranza, in quanto non hanno saputo riconoscerlo come male, ma lo hanno scambiato per una forma di bene.<\/p>\n<p>Da qui ad asserire che la persona veramente intelligente non pu\u00f2 essere altrimenti che buona, il passo \u00e8 breve e c&#8217;\u00e8 chi lo compie senz&#8217;altro.<\/p>\n<p>Noi rispettiamo questa posizione filosofica, sostenuta da insigni pensatori, anche se non osiamo, da parte nostra, spingerci cos\u00ec avanti.<\/p>\n<p>Il mistero dell&#8217;intelligenza e della stupidit\u00e0 \u00e8 quasi altrettanto fitto e profondo di quello del bene e del male e ci sentiamo talmente piccoli di fronte ad esso, che preferiamo lasciare impregiudicata una tale questione, mantenendo aperta pi\u00f9 d&#8217;una ipotesi di lavoro e riservandoci di verificarla continuamente alla luce dell&#8217;esperienza pratica di vita.<\/p>\n<p>Ma, si dir\u00e0, non \u00e8 forse vero che ogni singola anima, ogni singolo essere umano, attraversa continuamente un processo di evoluzione (o magari d&#8217;involuzione); che non resta mai uguale a se stesso, ma sempre, ogni giorno, ogni ora, modifica la propria percezione del reale e cos\u00ec, insieme ad essa, anche la propria coscienza?<\/p>\n<p>E tutto ci\u00f2 che abbiamo detto finora, non d\u00e0, viceversa, l&#8217;idea di una vita dell&#8217;anima che sia immobile, pietrificata; di una struttura coscienziale sempre uguale a se stessa, insensibile ad ogni sollecitazione e ad ogni occasione di chiarificazione e di ripensamento di s\u00e9?<\/p>\n<p>La contraddizione, in realt\u00e0, \u00e8 solo apparente.<\/p>\n<p>I \u00abtipi di cervelli\u00bb, per dirla con Machiavelli, sono sempre gli stessi; cos\u00ec come, per usare una espressione pi\u00f9 recente, lo sono i tipi fondamentali della personalit\u00e0, i caratteri fondamentali della natura umana.<\/p>\n<p>Le teoria pi\u00f9 recenti, in particolare, insistono sui tre elementi fondamentali della attivit\u00e0 (o non attivit\u00e0), della emotivit\u00e0 (o non emotivit\u00e0) e della risonanza (cio\u00e8 la primari et\u00e0 o la secondariet\u00e0), ricavandone gli otto tipi-base descritti dal filosofo Ren\u00e9 Le Senne: nervoso (E, nA, P), sentimentale (E, nA, S), collerico (E, A, P), passionale (E, A, S), sanguigno (nE, A, P), flemmatico (nE, A, S), amorfo (nE, nA, P), flemmatico del secondo tipo (nE, nA, S).<\/p>\n<p>Da parte sua, la teoria caratteriologica dell&#8217;enneagramma, diffusa da G. I. Gurdjeff, ma che \u00e8 di origini antichissime, distingue nove tipi fondamentali, e cio\u00e8 il Tipo Uno (il riformatore, il critico, il perfezionista), il Tipo Due (l&#8217;aiutante, il generoso, la nutrice), il Tipo Tre (il manager, l&#8217;organizzatore), il Tipo Quattro (il romantico, l&#8217;individualista, l&#8217;artista), il Tipo Cinque (l&#8217;osservatore, il pensatore, l&#8217;investigatore), il Tipo Sei (l&#8217;avvocato del Diavolo, il difensore, il leale), il Tipo Sette (l&#8217;entusiasta, l&#8217;avventuriero, il materialista), il Tipo Otto (il leader, il protettore, il guappo) e il Tipo Nove (il mediatore, il pacificatore, il conservatore).<\/p>\n<p>Non intendiamo soffermarci qui su tali modelli caratteriologici, quanto piuttosto domandarci se la loro esistenza implichi una impossibilit\u00e0 evolutiva (o involutiva) del singolo individuo.<\/p>\n<p>Se \u00e8 certo, infatti, che ogni essere umano \u00e8, teoricamente &#8211; ma solo teoricamente! &#8211; suscettibile di realizzare in se stesso una continua e incessante trasformazione, resta da vedere se tale trasformazione implichi una modificazione delle strutture fondamentali del carattere e quindi l&#8217;avvento, per cos\u00ec dire, di un nuovo e diverso tipo umano nello stesso soggetto.<\/p>\n<p>Oppure numerosi tipi umani possono coesistere contemporaneamente all&#8217;interno della personalit\u00e0, come riteneva Pirandello?<\/p>\n<p>La nostra opinione \u00e8 che le manifestazioni fondamentali del carattere possono bens\u00ec mutare, via via che si diffonde quell&#8217;elemento che Le Senne denominava &quot;ampiezza&quot; e che si potrebbe definire come la progressiva presa di coscienza di s\u00e9 da parte dell&#8217;anima, come il graduale processo di chiarificazione dell&#8217;anima a se stessa; ma non gi\u00e0 i tratti specifici del carattere.<\/p>\n<p>Una persona collerica pu\u00f2 trovare il modo di incanalare o sublimare le proprie energie in eccesso, ma non cesser\u00e0 di essere collerica; semplicemente, riuscir\u00e0 a trovare il modo di convivere con tale eccesso energetico e di realizzare il proprio equilibrio, secondo modalit\u00e0 che non siano autodistruttive, ma che la avvicinino alla pace interiore.<\/p>\n<p>Lo stesso dicasi per una persona flemmatica, o passionale, o sanguigna; e anche, naturalmente, per i diversi tipi individuati dal modello teorico dell&#8217;enneagranmma.<\/p>\n<p>Questo significa che noi possiamo lavorare sulle manifestazioni del nostro io, non mutare i termini della sua struttura fondamentale, non diventare altro da quello che siamo. Ciascuno pu\u00f2 innalzarsi al di sopra di s\u00e9, ma senza con questo diventare altro da s\u00e9.<\/p>\n<p>Quanto, poi, alla domanda se in noi sia gi\u00e0 presente una molteplicit\u00e0 di io, ci siamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte imbattuti in essa, nel corso di precedenti riflessioni, e preferiamo, per ora, lasciarla in sospeso, perch\u00e9 non indispensabile al presente quadro di riferimento.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 certo, dal punto di vista pratico, \u00e8 che noi, effettivamente, agiamo, pensiamo e sentiamo come se in noi vi fossero numerose personalit\u00e0, che non oseremmo chiamare secondarie, perch\u00e9 sarebbe un compito estremamente arduo discernere quali siano realmente secondarie e quali primarie, al di l\u00e0 del fatto che alcune, per ragioni strategiche, sono costrette a tenersi sullo sfondo della nostra coscienza, mentre altre sono costantemente alla ribalta.<\/p>\n<p>Da tutto questo deriva una fondamentale immutabilit\u00e0 della natura umana, per cui, ad esempio, il cretino \u00e8 destinato a rimanere perennemente tale; oppure la perfettibilit\u00e0, in cui hanno creduto tanti filosofi e pedagogisti, implica la possibilit\u00e0 di agire su di quella, sino a modificarla?<\/p>\n<p>Propendiamo per quest&#8217;ultima ipotesi, chiarendo per\u00f2 che per &quot;perfettibilit\u00e0&quot; della natura umana non intendiamo la possibilit\u00e0, da parte del singolo individuo, di trasformare la propria struttura fondamentale, ma solo quella di conquistare sempre nuovi margini di consapevolezza: come l&#8217;alpinista che, salendo verso la vetta, scorge con entusiasmo sempre nuovi elementi del paesaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di quante specie sono le personalit\u00e0 umane, in rapporto alla loro intelligenza e soprattutto alla loro capacit\u00e0 di comprendere le cose? 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