{"id":26943,"date":"2015-07-29T12:31:00","date_gmt":"2015-07-29T12:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/lerrore-logico-di-machiavelli-e-laver-descritto-uno-stato-che-non-puo-esistere\/"},"modified":"2015-07-29T12:31:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:31:00","slug":"lerrore-logico-di-machiavelli-e-laver-descritto-uno-stato-che-non-puo-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/lerrore-logico-di-machiavelli-e-laver-descritto-uno-stato-che-non-puo-esistere\/","title":{"rendered":"L\u2019errore logico di Machiavelli \u00e8 l\u2019aver descritto uno Stato che non pu\u00f2 esistere"},"content":{"rendered":"<p>Delle teorie politiche di Machiavelli, della sua concezione filosofica e antropologica, del bene o del male che la sua opera pu\u00f2 aver fatto alla cultura italiana e alla societ\u00e0 italiana, si \u00e8 detto tutto e il contrario di tutto; e noi non intendiamo minimamente ripercorrere gli alti e bassi della discussione storiografica intorno a ci\u00f2 che l&#8217;idea della politica, e la prassi della politica italiana in modo particolare, gli sono debitrici.<\/p>\n<p>Una cosa, a noi, appare evidente: Machiavelli, comunque la si voglia girare, \u00e8 stato un cattivo maestro, un pessimo maestro: la sua radicale separazione della politica dalla morale; la sua pretesa che si possa fare della buona politica con cattivi, o con pessimi mezzi morali; la sua esaltazione, certo non del male in s\u00e9, ma del politico che sappia &quot;entrare&quot; nel male, &quot;se necessitato&quot;, nonch\u00e9 le sue lodi sperticate nei confronti delle azioni politiche moralmente ripugnanti, ma da lui ritenute utili o necessarie nell&#8217;arte di conquistare o rafforzare il potere; infine la sua mescolanza, mai del tutto chiarita, e insomma la sua confusione tra il fine della politica come buon governo e il fine della politica come semplice strumento di potere, ne fanno uno dei pi\u00f9 tetri e spregiudicati esponenti di una concezione nichilista, brutale, degna precorritrice, in tutto e per tutto, degli orrori che l&#8217;Europa e il mondo, specialmente nel corso del XX secolo, hanno vissuto e sperimentato, sempre all&#8217;ombra della politica come pura tecnica del potere, e con la giustificazione di una presunta &quot;necessit\u00e0&quot; per i fini superiori dello Stato.<\/p>\n<p>Quel che qui ci preme evidenziare \u00e8, tuttavia, un&#8217;altra cosa: e cio\u00e8 come il pensiero politico di Machiavelli, oltre che profondamente, intollerabilmente immorale, \u00e8 anche intrinsecamente sbagliato e contraddittorio; esso si rivela, a un esame anche rapido, come insostenibile proprio da un punto di vista logico, e a dispetto di quel supposto &quot;realismo&quot; di cui Machiavelli si fa banditore, e in nome del quale egli ostenta il pi\u00f9 grande disprezzo e la pi\u00f9 insultante commiserazione nei confronti di coloro i quali giudicano i fatti della politica, e la stessa natura umana, non accettandoli cos\u00ec come sono e per quello che sono, ma considerandoli come essi vorrebbero che siano o come sarebbe auspicabile che siano.<\/p>\n<p>L&#8217;errore consiste in questo: nel non aver visto che uno Stato retto principalmente sulla malizia, sulla frode, sull&#8217;inganno, sul tradimento, \u00e8 in contrasto, quanto ai mezzi, con le &quot;buone leggi&quot; (e perfino con le &quot;buone armi&quot;), da lui tanto esaltate quali necessit\u00e0 vitali; e, quanto ai fini, \u00e8 in contrasto con l&#8217;obiettivo del bene pubblico, della sicurezza, della stabilit\u00e0 e della pace, senza i quali non si danno n\u00e9 produzione e commercio fiorenti, n\u00e9 rispetto e collaborazione fra le classi, n\u00e9, meno ancora, amore e fedelt\u00e0 verso i governanti, ma solo il regno del caos, della lotta di tutti contro ciascuno, la giungla selvaggia e feroce popolata di belve dalle zanne insanguinate.<\/p>\n<p>Eppure, Machiavelli ha esaltato entrambe le cose: da un lato, la politica cinica, immorale, crudele, perfida, fraudolenta (compresi l&#8217;assassinio politico degli avversari e la deportazione d&#8217;interi popoli); dall&#8217;altro, il valore di una societ\u00e0 prospera e ordinata, anzi, di una societ\u00e0 prospera perch\u00e9 ordinata, e ordinata in quanto fondata non sulla malizia, sull&#8217;inganno, sulla slealt\u00e0 eretta a sistema, ma sulla fiducia reciproca, sulla &quot;bona fides&quot;, sulla &quot;pietas&quot;, insomma sulle virt\u00f9 che fecero grande la Repubblica romana, da lui tanto ammirata, e senza le quali nessuno Stato potr\u00e0 mai essere, non diciamo grande, ma nemmeno ordinato, prospero e pacifico, ma sar\u00e0 eternamente sconvolto da dissensi, rivalit\u00e0, lacerazioni, fazioni egoiste e superbe in lotta incessante, miranti unicamente al trionfo del proprio bene &quot;particulare&quot;, a prescindere ed anche a danno del bene generale.<\/p>\n<p>Questa contraddizione \u00e8 stata vista perfettamente ed evidenziata da un filosofo oggi pressoch\u00e9 dimenticato, forse perch\u00e9 collocabile in un&#8217;area culturale allora minoritaria e non troppo ben vista dalla cultura dominante: Pietro Conte, un uomo e uno studioso che meriterebbe d&#8217;essere riscoperto.<\/p>\n<p>Riportiamo una pagina dalla sua limpida e vigorosa monografia \u00abL&#8217;errore logico del Machiavelli\u00bb (Roma, Edizioni Paoline, 1956, pp. 148-153):<\/p>\n<p>\u00abGli stati solidi sono quelli fondati su un sincero ordine morale. A tale conclusione sarebbe dovuto giungere il Machiavelli sulla via d&#8217;una rigorosa logica: sulla via, ad esempio, della logica ciceroniana del &quot;De Republica&quot;. Ma il pensiero del nostro strabiliantemente punta verso una meta opposta. Se egli accetta l&#8217;immanente religioso e morale come categoria insopprimibile d&#8217;ogni concezione politica, tuttavia il suo precettiamo pratico si fonda su un principio totalmente contrario: la malizia, la quale si articola in due forme o mezzi di governo: la forza che prescinde in tutto dalla morale, e la frode. Ecco tutta un&#8217;esaltazione, nei &quot;Discorsi&quot; e nel &quot;Principe&quot;, della cattiveria, della forza immorale e della frode. Anzitutto non \u00e8 da badare a una discriminazione morale dei mezzi. Quanto al principe, &quot;conviene bene che accusandolo il fatto, lo effetto lo scusi&quot; (Disc., 1, 9). Che Romolo, uccisi il fratello e Tazio, &quot;meritasse scusa, lo dimostra lo avere quello, subito, ordinato un Senato, con il quale si consigliasse, e secondo l&#8217;opinione del quale deliberasse&quot; (ib.). La malizia in proporzioni immani acquista agli occhi del Machiavelli un suo aspetto di grandezza e di bellezza. Egli lamenta che gli uomini &quot;non sanno essere onorevolmente cattivi, o perfettamente buoni; e come una malizia ha in s\u00e9 grandezza, o in alcuna parte generosa, e non vi sanno entrare&quot; (Disc., 1, 27). [&#8230;] E non pensa Machiavelli che nessun vantaggio porta, anche in un computo puramente economico dei fatti politici, l&#8217;uso e l&#8217;accrescimento della crudelt\u00e0 e della perfidia; giacch\u00e9 l&#8217;esempio diventa subito norma costante, e il vantaggio tuo di oggi si muta in possibile trappola in un vicino o lontano domani. Ma c&#8217;\u00e8 di peggio. La crudelt\u00e0 e la perfidia usate contro altri guastano la moralit\u00e0 degli stessi cittadini o sudditi. Roma fu spietata con Cartagine, e con un pretesto l&#8217;annient\u00f2. Ma il popolo romano, gi\u00e0 proverbialmente leale e rispettoso degli dei, quella stessa crudelt\u00e0 e perfidia che us\u00f2 contro Cartagine e Numanzia rivolse poi con indifferenza contro se stesso. E si vide nelle sciagurate lotte civili; vere carneficine fratricide. Il Machiavelli ci ha detto [&#8230;] che il vero principe deve mirare al pubblico bene, alla pubblica libert\u00e0 (&quot;giovare non a s\u00e9 ma al bene comune, non alla sua propria successione ma alla comune patria&quot;, Disc., 1, 9). Ma ecco altri precetti ben diversi. Il principe nuovo &quot;deve fare ogni cosa, in quello stato, di nuovo: come \u00e8 nella citt\u00e0 fare nuovi governi con nuovi nomi, con nuove autorit\u00e0, con nuovi uomini; fare i ricchi poveri, i poveri ricchi; edificare nuove citt\u00e0, disfare delle edificate, cambiare gli abitatori da un luogo a un altro; pigliare per mira Filippo di Macedonia che tramutava gli uomini di provincia in provincia come e&#8217; mandriano tramutano le mandrie loro&quot; (Disc., 1, 26). Il principe deve &quot;in somma, non lasciare niuna cosa intatta in quella provincia, e che non vi sia n\u00e9 grado, n\u00e9 ordine, n\u00e9 stato, n\u00e9 ricchezza, che chi la tiene non la riconosca da te&quot; (ib.). A questo punto finanche il Machiavelli accenna a un lieve imbarazzo morale: &quot;Sono questi modi crudelissimi, e nimici d&#8217;ogni vivere, non solamente cristiano, ma umano; e debbegli qualunque uomo fuggire, o volere piuttosto vivere privato, che re con tanta rovina degli uomini; nondimeno, colui che non vuole pigliare quella prima via del bene, quando si voglia mantenere conviene che entri in questo male&quot; (ib.. dalle quali parole si deve inferire che il Machiavelli ritiene che in ogni caso il politico deve essere pronto a consumare atti immorali, scellerati. Chi voglia seguire &quot;la via del bene&quot;, non faccia il politico, faccia il privato! [&#8230;] Quanto alla funzione e al posto della forza e della frode nel governare, egli riassume cos\u00ec tutto il suo pensiero: &quot;Credo si trovi mai che la forza sola basti, ma si trover\u00e0 bene che la fraude sola baster\u00e0&quot; (Disc., 2, 13). Senofonte stesso, egli afferma, sostiene che &quot;a uno principe che voglia fare gran cose \u00e8 necessario imparare a ingannare&quot; (ib.). E pertanto il principe &quot;deve tenere in modo i sudditi che non lo possano o debbano offendere&quot;; e pertanto deve &quot;o beneficarli o spegnerli&quot; (Disc., 2, 23). Il Machiavelli e i machiavellici credono naturalmente che queste affermazioni, anche nei loro portati estremi, siano la conseguenza di una rigorosa deduzione logica da principi assiomatici. \u00c8 la fredda realt\u00e0, essi dicono. Eppure, proprio la realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra. Il Machiavelli, senza per nulla avvedersene, da un pezzo \u00e8 lontano dalle deduzioni logiche dei principi di partenza, riconosciuti e validi. I principi della socialit\u00e0 il Machiavelli li aveva ben capiti. C&#8217;\u00e8 alla base il concetto innato e imprescindibile di un bene assoluto. Ad esso, ha affermato il nostro, deve ispirarsi l&#8217;azione del popolo e del principe per tendere &quot;al perfetto e vero fine&quot;. Solo in questo caso si ha una societ\u00e0 degna di tal nome; solo a tali condizioni si ha uno stato che abbia per scopo &quot;il bene comune in un vivere libero&quot;. Quel principato o dominio dive un tiranno tenga sotto di s\u00e9 coartate, oppresse in schiavit\u00f9 delle &quot;mandrie&quot;, non \u00e8 uno stato, non solo perch\u00e9 ne mancano le forme di vita, gli ordinamenti civili, i necessari rapporti sociali, i costumi di morale e giuridica responsabilit\u00e0 fondati, come il Machiavelli ci ha detto, sulla giustizia,; non solo, dico, lo stato manca perch\u00e9 ne manca la vita effettiva, ma lo stato non esiste perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 neppure come idea nel pensiero e nel fine che si propone l&#8217;unico che agisce con libert\u00e0 o autonomia: il principe. Non c&#8217;\u00e8 lo stato perch\u00e9 egli ovviamente, se attua un dominio efferato quale poco sopra abbiamo riportati dal Machiavelli, non ha il concetto di quel &quot;primum&quot; morale e religioso che \u00e8 da porsi come elemento o principio imprescindibile. Almeno dobbiamo dire che il principe in questi casi non attua un concetto oggettivo di stato, ma un &quot;suo&quot; stato: uno stato che \u00e8 &quot;stato&quot; per lui. Cos\u00ec, io potrei (anche in buona fede) chiamare &quot;stato&quot; un carcere nel quale rinchiudessi orde di esseri umani, senza nessuno dei rapporti che la socialit\u00e0 statale esige in dipendenza della concezione di quel &quot;primum&quot; che ne sia il suo &quot;fine&quot; e il suo &quot;sommo bene&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Quello che manca, dunque, nella visione politica di Machiavelli, che pur si vanta del proprio realismo, \u00e8 la realistica e coerente applicazione del principio fondamentale, da lui ammesso in teoria, ma poi, di fatto, negato o dimenticato o trascurato: l&#8217;idea di un bene superiore alle varie forme di bene contingente (di un bene, cio\u00e8, che sia o che sembri tale solo per pochi individui, o per una fazione, o per uno stato), di un Bene assoluto, che costituisca la base etica per qualunque stato, anzi, per qualunque forma di vita associata. Senza una tale base, la societ\u00e0 non \u00e8 in grado di educare degli individui suscettibili di vera socialit\u00e0: quest&#8217;ultima, infatti, non potr\u00e0 mai equivalere all&#8217;egoismo assoluto e alla logica del pi\u00f9 forte o del pi\u00f9 astuto, a danno di tutti gli altri. Uno stato siffatto, una societ\u00e0 siffatta, non potrebbero reggersi; e, di fatto, noi vediamo che non si reggono, che tendono continuamente a collassare, a precipitare nel caos. E a nulla vale, in tal caso, che un individuo d&#8217;eccezione, o che si crede eccezionale (ma da dove proverrebbe, un tale individuo? e chi mai potrebbe stabilire e confermare la sua eccellenza, e, insieme ad essa, il suo buon diritto?), solo perch\u00e9 particolarmente abile e spregiudicato nell&#8217;uso dei mezzi, si erga a difesa dello stato e a baluardo della societ\u00e0: nessun rimedio \u00e8 possibile, quando le forze del disordine e del cieco interesse individuale prevalgono. Se, poi, come Machiavelli sembra auspicare, un solo individuo &#8212; che, di fatto, non \u00e8 un principe, nel senso nobile della parola, ma un tiranno &#8212; pretende per s\u00e9 solo il monopolio della forza e dell&#8217;astuzia, ovvero della frode, non per questo la situazione sar\u00e0 migliore che se ciascuno si abbandonasse alla licenza: perch\u00e9, inebriato dal proprio potere assoluto, costui finir\u00e0 inevitabilmente per farsi trascinare e dominare da quella logica dell&#8217;egoismo e dell&#8217;arbitrio, per contrastare la quale, in teoria, afferma di aver conquistato il potere, e preteso di esercitarlo senza freni e senza controlli.<\/p>\n<p>Quel che manca nella concezione politica di Machiavelli &#8211; e che manca in maniera contraddittoria rispetto agli stessi principi da lui ammessi &#8212; \u00e8 l&#8217;esigenza dell&#8217;uomo morale, dell&#8217;uomo che non defletta mai dall&#8217;idea del bene, per realizzare il quale il male non potr\u00e0 mai divenire lecito, e tanto meno necessario, se soltanto si riflette che l&#8217;uso immorale dei mezzi, che oggi potr\u00e0 essere vantaggioso ad un principe o anche, ammettiamolo per amore d&#8217;ipotesi, a uno Stato, domani, fatalmente, e per le stesse ragioni &#8212; vale a dire, per il trionfo della logica della forza e della frode sul diritto e sulla giustizia &#8212; si ritorceranno contro di essi, e non varr\u00e0 a difenderli l&#8217;invocare quelle leggi morali ch&#8217;erano state brutalmente calpestate, dal momento che colui il quale con la frode ferisce, per opera della frode \u00e8 destinato a soccombere. Se il fine giustifica i mezzi, allora chi avr\u00e0 pi\u00f9 il diritto di discutere anche la liceit\u00e0 dei fini? Non si cadr\u00e0 forse nell&#8217;adorazione del risultato, al punto di dichiarare &quot;buono&quot; solo ci\u00f2 che si \u00e8 realizzato, e cattivo tutto il resto?<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;errore capitale del Machiavelli \u00e8 stato precisamente quello che la cultura moderna considera il suo grande merito: l&#8217;avere distaccato la politica dalla morale, e l&#8217;aver proclamato che quella pu\u00f2 fare, anzi, deve fare, del tutto a meno di questa.<\/p>\n<p>Diciamo la verit\u00e0: a molti Machiavelli piace, perch\u00e9 scusano il suo cinismo con la nobile esortazione a \u00abpigliare e liberare l&#8217;Italia dai barbari\u00bb (contenuta nel ventiseiesimo, ed ultimo, capitolo de \u00abIl Principe\u00bb): ma piacerebbe ancora a costoro, se fosse stato straniero; per esempio, se fosse stato tedesco? Se avesse proclamato che qualsiasi mezzo, e specialmente la crudelt\u00e0 e la frode, sono necessari per il bene, per la prosperit\u00e0 e per la sicurezza della sua patria germanica? Gli avrebbero perdonato, in tal caso, i suoi odierni ammiratori nostrani &#8211; come di fatto gli perdonano &#8211; il suo cinismo, il suo culto della forza e della violenza spietata, la sua celebrazione della frode? Oppure, al contrario, non lo avrebbero visto e giudicato, per l&#8217;appunto usando il suo stesso linguaggio, come un &quot;barbaro&quot;, come un nemico del vivere civile, come quel cattivo maestro che, in effetti, e senza ombra di dubbio, \u00e8 stato e continua ad essere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Delle teorie politiche di Machiavelli, della sua concezione filosofica e antropologica, del bene o del male che la sua opera pu\u00f2 aver fatto alla cultura italiana<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[141,209],"class_list":["post-26943","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-filosofia","tag-niccolo-machiavelli"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26943","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26943"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26943\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26943"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26943"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26943"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}