{"id":26939,"date":"2015-07-28T04:33:00","date_gmt":"2015-07-28T04:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/le-macchie-solari-influenzano-i-terremoti-secondo-un-ciclo-di-undici-anni\/"},"modified":"2015-07-28T04:33:00","modified_gmt":"2015-07-28T04:33:00","slug":"le-macchie-solari-influenzano-i-terremoti-secondo-un-ciclo-di-undici-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/le-macchie-solari-influenzano-i-terremoti-secondo-un-ciclo-di-undici-anni\/","title":{"rendered":"Le macchie solari influenzano i terremoti secondo un ciclo di undici anni?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abNon si sa come\u00bb, direbbe Pirandello.<\/p>\n<p>Non si sa come, ma \u00e8 cos\u00ec: una corrispondenza che, statisticamente, non pu\u00f2 essere una mera coincidenza, esiste, ed \u00e8 stata osservata e debitamente registrata, fra l&#8217;attivit\u00e0 delle macchie solari ed una svariata serie di fenomeni terrestri, particolarmente i terremoti, ma anche tutta una serie di comportamenti umani che riguardano guerre, rivoluzioni, suicidi e l&#8217;insorgenza di varie malattie, in modo particolare gli infarti al miocardio.<\/p>\n<p>Non si sa come, ma il fatto \u00e8 quello: agli scienziati spetterebbe il compito di indagarne le cause, piuttosto che di negarlo perch\u00e9 in contrasto con taluni aspetti fondanti del paradigma della scienza moderna: razionalista, meccanicista, materialista.<\/p>\n<p>Secondo una impostazione scientifica rigidamente positivista (o neo-positivista), il fenomeno delle macchie solari non pu\u00f2 avere niente a che vedere con i terremoti, con le malattie cardiache o, meno ancora, con eventi umani collettivi, quali guerre, rivoluzioni e simili: si tratta di ordini di fenomeni totalmente diversi, che avvengono su livelli di realt\u00e0 radicalmente distinti, addirittura su due corpi celesti che sono separati da una distanza immensa: qualcosa come centocinquanta MILIONI di chilometri &#8212; per la precisione, 149.600-000 chilometri, tale \u00e8 la distanza abissale che separa la Terra dal Sole, o almeno la distanza media, facendo la media fra la distanza minima al perielio, 147 milioni di km., e quella massima all&#8217;afelio, circa 152 milioni di km.<\/p>\n<p>Le macchie solari vennero osservate per la prima volta, non da Galilei, come comunemente si crede e come si continua ad affermare, anche nei libri di testo scolastico, ma da due astronomi olandesi, Johannes e David Fabricius, nel 1610, e forse anche dal gesuita tedesco, lui pure astronomo e matematico, Christoph Scheiner: Galilei ebbe semplicemente la precedenza nel divulgare le sue osservazioni, mentre i due olandesi commisero &quot;l&#8217;errore&quot; di lasciar passare parecchi mesi prima di darne notizia in una pubblicazione, che vide la luce solo nel 1611. Ma \u00e8 quasi certo che i primi astronomi ad osservarle furono quelli cinesi, nel primo millennio dell&#8217;era volgare, avvalendosi di circostanze particolarmente favorevoli in fatto di visibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 una macchia solare?<\/p>\n<p>Anche se vengono chiamate cos\u00ec, perch\u00e9 effettivamente, al telescopio, si presentano di colore scuro, le cosiddette &quot;macchie&quot; non sono affatto scure, e dunque non sono affatto delle &quot;macchie&quot;, ma appaiono di colore scuro rispetto alle regioni circostanti semplicemente per effetto della diversa temperatura: in esse, infatti, si registra una temperatura di circa 4.000 gradi Kelvin, che \u00e8 molto pi\u00f9 &quot;fresca&quot; di quella calcolata al loro esterno, che si aggira sui 6.000 gradi. \u00c8 questa differenza di 2.000 gradi a provocare l&#8217;effetto ottico di oscurit\u00e0: ma, evidentemente, anche le &quot;macchie&quot; sono estremamente luminose, e tali apparirebbero allo sguardo, se brillassero sullo sfondo di una superficie meno calda, e non pi\u00f9 calda, come invece avviene.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire quante siano, in totale, le macchie solari; alcune sembrano essersi formate in tempi pi\u00f9 recenti, sicch\u00e9 si direbbe che vi sia una tendenza all&#8217;aumento: se ne contano attualmente, in ogni caso, all&#8217;incirca millecinquecento. Sappiamo con certezza, peraltro, che il loro numero \u00e8 in stretta relazione con l&#8217;intensit\u00e0 della radiazione solare: tanto \u00e8 vero che, tra la seconda met\u00e0 del XVII secolo e il primo quindicennio del XVIII, gli astronomi ne constatarono la scomparsa pressoch\u00e9 totale, e ci\u00f2 deve attribuirsi senz&#8217;altro al fatto che quel periodo, denominato il Minimo di Maunder (dal 1645 al 1715), fece registrare un calo e quasi una sospensione apparente dell&#8217;attivit\u00e0 magnetica solare.<\/p>\n<p>Anche se la natura della correlazione esistente tra i due ordini di fenomeni &#8212; il calo dell&#8217;attivit\u00e0 magnetica e il diradarsi delle macchie, fino a scomparire, cos\u00ec come, viceversa, l&#8217;aumento di queste ultime insieme all&#8217;aumento dell&#8217;attivit\u00e0 magnetica &#8212; \u00e8 ancora oggetto di discussione tra gli astrofisici, nessuno sembra mettere in dubbio che tale correlazione vi sia. Le macchie, pertanto, sono il frutto dell&#8217;attivit\u00e0 magnetica solare, attivit\u00e0 che si manifesta al livello della superficie della nostra stella, ossia la fotosfera. E sono ben pochi gli scienziati che escludono una influenza dell&#8217;attivit\u00e0 solare sui cambiamenti climatici terrestri, compreso il riscaldamento attuale.<\/p>\n<p>Scriveva oltre sessant&#8217;anni fa, parlando dell&#8217;attivit\u00e0 eruttiva dei grandi vulcani a scudo hawaiani, L. Don Leet, professore di Geologia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Harvard, in \u00abLe grandi catastrofi naturali\u00bb (titolo originale \u00abCauses of the catastrophes\u00bb, New York-Londra, Whittlesey McGraw-Hill, 1948; traduzione italiana a cura di Ferruccio Mosetti, Torino, 1953, pp. 178-179: 354):<\/p>\n<p>\u00abGli episodi della storia delle eruzioni hawaiane sono stati divisi approssimativamente in cicli di 11 anni, con un ciclo pi\u00f9 lungo, sovrapposto a questi, di circa 132 anni. Probabilmente, non \u00e8 solo una coincidenza il fato che le macchie solari varino press&#8217;a poco secondo lo stesso ritmo. Nessuno ha mai spiegato perch\u00e9 ci dovrebbe essere una relazione tra i due fenomeni, ma sembra che la terra,, nata dal padre sole o sorella degenere di una progenie di pianeti di uno stesso sole,abbia ereditato in qualche modo questa tendenza ai cicli di undici anni nelle sue condizioni interne. [&#8230;]<\/p>\n<p>I terremoti non avvengono con distribuzione e densit\u00e0 uguali in tutta la terra. Come ci sono zone di maggiore o minore attivit\u00e0, cos\u00ec, nel tempo, per ogni singola zona sismica vi sono pure periodi di maggiore o minore attivit\u00e0. Il fenomeno \u00e8 ancora poco studiato: comunque, come in tutti gli altri eventi naturali, anche qui \u00e8 presente un andamento ciclico. Una periodicit\u00e0 \u00e8 accertata, quella undecennale del ciclo solare: ogni undici anni cio\u00e8 si osserva ovunque un acuirsi dell&#8217;attivit\u00e0 sismica. L&#8217;ultima volta che ci\u00f2 accadde fu tra gli anni 1948-50.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte ogni stazione sismica osserva l&#8217;alternanza di periodi in cui \u00e8 pi\u00f9 frequente la registrazione dei terremoti (anche 3-4 o pi\u00f9 al giorno) con altri in cui non si registra neanche un terremoto al giorno. Ogni &quot;regione sismica&quot; sarebbe inoltre caratterizzata da particolari cicli che le sono propri.\u00bb<\/p>\n<p>Don Leet, comunque, non faceva rilevare solo la coincidenza fra l&#8217;attivit\u00e0 solare e i terremoti, ma anche il ricorrere della sequenza undecennale in altri fenomeni terrestri, tanto nell&#8217;ambito climatico che in quello biologico. Egli mostrava un atteggiamento scientifico piuttosto aperto, e forse ci\u00f2 dipendeva anche dal particolare clima culturale esistente intorno alla met\u00e0 del XX secolo e protrattosi durante gli anni &#8217;50 e fin verso gli anni &#8217;60: un clima disteso e dialogante nei confronti delle cosiddette &quot;scienze di frontiera&quot;, e anche nei confronti degli aspetti non chiariti delle scienze ufficialmente riconosciute. Basta sfogliare alcuni volumi e alcune riviste di quel particolare periodo, per rendesi conto che importanti divulgatori scientifici, e scienziati veri e propri, non disdegnavano affatto di parlare di ci\u00f2 che la scienza ancora non sapeva, con toni di chiara consapevolezza dei limiti del sapere scientifico e con un atteggiamento di umilt\u00e0 verso altre forme di conoscenza, diverse da quelle riconosciute dalle scienze naturali.<\/p>\n<p>Oggi le cose stanno diversamente e si farebbe davvero molta fatica a trovare lo stesso clima nel modo di trattare i problemi scientifici da parte degli studiosi e dei divulgatori dei nostri giorni. Una pesante cappa di conformismo e di dogmatismo sembra essere scesa sulla comunit\u00e0 accademica e aver contaminato perfino la saggistica divulgativa rivolta al pi\u00f9 vasto pubblico: i giornali e le riviste scientifiche sembrano aver indossato la corazza di un positivismo rigido e inossidabile, e, se pure si concedono frequenti escursioni nei territori del sapere &quot;di frontiera&quot; (ma lo fanno esclusivamente perch\u00e9 tali argomenti sono redditizi, nel senso che esercitano un grosso richiamo sui lettori), non si astengono dal riservare ironie d&#8217;ogni sorta verso tutto ci\u00f2 che eccede una spiegazione puramente materiale e meccanica dei fenomeni naturali, mentre escludono addirittura che esistano dei fenomeni di ordine soprannaturale.<\/p>\n<p>Tornando al discorso sulle macchie solari e sull&#8217;attivit\u00e0 magnetica della nostra stella: ammettere anche solo la possibilit\u00e0 che esse possano influenzare i cambiamenti climatici, l&#8217;attivit\u00e0 vulcanica o i comportamenti umani, sembra loro qualcosa di puramente e semplicemente inaccettabile: sa troppo di astrologia, la detestata e disprezzata antenata della moderna astronomia; tanto varrebbe, dal loro punto di vista, ammettere che Paracelso, Agrippa di Nettesheim e Nostradamus avevano ragione, e che gli astri esercitano realmente una influenza sulla vita degli uomini e sul loro destino, influenza che potrebbe essere, in qualche modo, prevista, se, per esempio, avesse un fondamento di verit\u00e0 l&#8217;ipotesi che esista una relazione tra certi fenomeni terrestri e il ciclo delle macchie solari.<\/p>\n<p>Ora, che un ciclo solare di undici anni esista, \u00e8 un fatto ormai ampiamente dimostrato: e coi fatti, come si \u00e8 detto, non \u00e8 il caso di discutere, tanto meno di litigare: vanno accettati e, se possibile, spiegati. La novit\u00e0 \u00e8 che anche la correlazione fra il ciclo solare e alcuni fenomeni terrestri, specialmente climatici, \u00e8 stata definitivamente dimostrata: in particolare da un gruppo di scienziati statunitensi e tedeschi, riuniti nel centro di ricerche di Boulder, in Colorado, nel 2009: risultati che sono stati pubblicati dalla rivista \u00abScience\u00bb e che evidenziano una coincidenza fra il &quot;picco&quot; dell&#8217;attivit\u00e0 solare e il riscaldamento della troposfera nelle aree tropicali, in particolare nella formazione dei cicloni tropicali che si spostano, con terribile forza distruttiva, lungo le coste dell&#8217;Asia meridionale e sud-orientale, nel Pacifico meridionale e nell&#8217;area del Mar delle Antille, del Golfo del Messico e del medio Oceano Atlantico.<\/p>\n<p>Oltre a questo, si sa che il numero delle particelle cosmiche che giungono sulla terra \u00e8 in stretta correlazione con l&#8217;attivit\u00e0 solare; e la quantit\u00e0 dei raggi cosmici che arrivano sulla Terra \u00e8 correlata, fra le altre cose, dalla copertura nuvolosa esistente in quel dato momento e in quella data regione. Ma la stessa copertura nuvolosa dipende dalla quantit\u00e0 dei raggi cosmici (e non viceversa), perch\u00e9 essa \u00e8 direttamente influenzata dal vento solare: quando il vento solare \u00e8 pi\u00f9 forte, i raggi cosmici sono maggiormente deviati e la copertura nuvolosa diminuisce. Ci\u00f2 significa che, in quella situazione, la superficie terrestre riceve una maggiore quantit\u00e0 di energia e che la temperatura tende ad aumentare, contribuendo al fenomeno del riscaldamento globale.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, l&#8217;aumento del numero e dell&#8217;attivit\u00e0 magnetica delle macchie solari non \u00e8 la sola maniera in cui si manifesta il ciclo solare undecennale; altre manifestazioni di esso sono il brillamento solare, o eruzione solare, ossia l&#8217;improvviso rilascio di energia, equivalente a decine di milioni di bombe atomiche (non si dimentichi che il Sole stesso, come del resto tutte le stelle, \u00e8 una gigantesca bomba atomica a lenta combustione); le espulsioni di massa coronali, cio\u00e8 le espulsioni di materiale dalla corona solare, che \u00e8 la parte pi\u00f9 esterna dell&#8217;atmosfera solare; e la frequenza delle aurore polari, artiche e antartiche (ma osservate, talvolta, anche alle medie latitudini), i noti e affascinanti fenomeni ottici che si manifestano con la comparsa, provocata dalle particelle del vento solare, di meravigliose bande vivamente colorate, di varia forma e dimensione, nelle regioni pi\u00f9 elevate dell&#8217;atmosfera terrestre, fra i 60 e i 450-500 km. di altezza.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i terremoti, le cose non sono altrettanto chiare. Gli studi eseguiti recentemente da diverse \u00e9quipes scientifiche, anche italiane, sembrano essere giunti a delle conclusioni addirittura opposte: secondo alcuni, si osserva effettivamente una coincidenza fra l&#8217;aumento dell&#8217;attivit\u00e0 solare e il verificarsi dei terremoti; secondo altri, la relazione esiste, ma \u00e8 di segno inverso: a una crescita delle macchie solari corrisponderebbe una decrescita dei fenomeni sismici.<\/p>\n<p>La relazione fra macchie solari e comportamenti umani \u00e8 ancora pi\u00f9 controversa. Sembra per\u00f2 accertato che una relazione esista fra il ciclo solare e le dimensioni degli anelli di accrescimento degli alberi, nonch\u00e9 sulla quantit\u00e0 di interferenza radio in talune bande elettromagnetiche; pi\u00f9 problematico &quot;dimostrare&quot; una correlazione con guerre e invasioni, come pure alcuni studiosi hanno tentato di fare, ad esempio concentrando l&#8217;attenzione sulle grandi migrazioni del passato da parte dei popoli nelle steppe asiatiche, che sembrano corrispondere a dei cicli temporali costanti.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno di ulteriori ricerche e approfondimenti. Una cosa \u00e8 certa: una scienza rigidamente materialista non arriver\u00e0 mai a dare conto di questi fenomeni, per le sue pregiudiziali ideologiche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon si sa come\u00bb, direbbe Pirandello. 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