{"id":26933,"date":"2018-05-09T03:32:00","date_gmt":"2018-05-09T03:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/09\/ma-e-proprio-vero-che-dio-e-morto\/"},"modified":"2018-05-09T03:32:00","modified_gmt":"2018-05-09T03:32:00","slug":"ma-e-proprio-vero-che-dio-e-morto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/05\/09\/ma-e-proprio-vero-che-dio-e-morto\/","title":{"rendered":"Ma \u00e8 proprio vero che Dio \u00e8 morto?"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 moderna e contemporanea si caratterizza, per sua stessa ammissione, come la societ\u00e0 della morte di Dio. Questo, almeno, \u00e8 quanto si dice e si ripete, e lo si ripete perch\u00e9 lo si sente dire, e lo si sente dire perch\u00e9 alcuni, che possiedono molto potere e molta visibilit\u00e0, in quanto controllano l&#8217;informazione e la cultura, lo dicono e lo ripetono fino all&#8217;ossessione. Cos\u00ec, alla fine, tutti lo dicono ma nessuno saprebbe indicare con certezza da dove sia partita la voce; tutti danno per scontato che la cosa sia pacifica e incontri il consenso generale, ma nessuno saprebbe mostrare e spiegare perch\u00e9 Dio sia morte, quando e come. In questo modo una semplice chiacchiera viene promossa al rango di verit\u00e0 filosofica, e persino di dogma religioso, beninteso in quella particolare religione che \u00e8 la religione della scienza; come un&#8217;araba fenice:\u00a0<em>che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa<\/em>. Il fatto \u00e8 che questa presunta verit\u00e0 poggia su un passaggio indimostrato e indimostrabile: lo spostamento &#8211; hegeliano &#8211; dall&#8217;essere al pensiero, e quello &#8211; kantiano &#8211; dalla cosa in s\u00e9 al fenomeno. Cos\u00ec, una vola si diceva\u00a0<em>Dio \u00e8<\/em>, oggi si usa la stessa espressione, ma s&#8217;intende, invece:\u00a0<em>gli uomini credono che Dio \u00e8<\/em> (o che non \u00e8). Non conta pi\u00f9 ci\u00f2 che \u00e8, ma ci\u00f2 che si pensa che sia. Quindi l&#8217;espressione\u00a0<em>Dio \u00e8 morto<\/em>\u00a0\u00e8 un&#8217;espressione-truffa: in realt\u00e0, con essa non s&#8217;intende dire che Dio \u00e8 morto, ma che la gente non crede pi\u00f9 alla sua esistenza. In particolare, dopo Auschwitz si \u00e8 sostenuto che Dio non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, non pu\u00f2 esserci, perch\u00e9, se ci fosse, non avrebbe permesso che Auschwitz accadesse. Anche questo \u00e8 uno pseudo ragionamento: senza addentrarci nella dimensione propriamente filosofica, e limitandoci a restare in superficie, cio\u00e8 a considerare l&#8217;aspetto logico di quell&#8217;enunciato, osserviamo che un evento storico non pu\u00f2 mai smentire, di per s\u00e9, una realt\u00e0 metafisica. Gli eventi storici non dimostrano proprio nulla al di l\u00e0 della storia (ed \u00e8 gi\u00e0 assai dubbio che possano dimostrare qualcosa anche al di qua di essa). Se Dio, realt\u00e0 infinita, dovesse dipendere dal verificarsi, o dal non verificarsi, di questa o quella circostanza finita, allora non sarebbe pi\u00f9 Dio: sarebbe un&#8217;altra cosa; sarebbe, appunto, solo e unicamente la nostra credenza di Dio.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, dopo aver precisato ci\u00f2, prendiamo pure per buona, sotto il profilo teorico e per puro amore d&#8217;ipotesi, l&#8217;affermazione:\u00a0<em>Dio \u00e8 morto<\/em>. Oggi la si d\u00e0 quasi per scontata: nessuno si prende pi\u00f9 la briga di dimostrarla, perch\u00e9 nessuno si d\u00e0 la pena di smentirla. Ma \u00e8 proprio vero che Dio \u00e8 morto, ossia che \u00e8 morto nella coscienza delle persone? I sacerdoti che assistono i moribondi, che li confessano e che impartiscono loro l&#8217;estrema unzione, sanno bene che non \u00e8 cos\u00ec, ma che \u00e8 vero il contrario. Perfino una gran parte degli atei pi\u00f9 irriducibili, giunti davanti al grande passo, dubitano delle loro certezze, e sembrano voler tornare a ci\u00f2 che sapevano un tempo, a ci\u00f2 che tutti sanno e credono fin da bambini: che Dio esiste; che la nostra vita esiste grazie a Lui; che a Lui si deve tornare e a Lui si deve rendere conto dell&#8217;uso che di essa avremo fatto. Questo \u00e8 quanto sanno e credono quasi tutti, specie quando sono lontani dalla nefasta influenza di una piccola minoranza d&#8217;intellettuali nichilisti e irreligiosi, e, non sentendosi osservati, n\u00e9 giudicati, lasciano trasparire il loro autentico sentire, che corrisponde, in sostanza, a ci\u00f2 che \u00e8 stato insegnato loro nell&#8217;infanzia, e che avevano poi messo in un cassetto, o in un armadio, senza dedicarvi alcuna attenzione. Di fronte alle prove pi\u00f9 severe della vita, per\u00f2, e lontano dai libri e dalle chiacchiere pseudo filosofiche, la fede in Dio torna a farsi avanti, istintivamente: perfino il terribile Voltaire, come ricorda il teologo Antonio Livi, sentendosi presso a morire, volle il prete accanto a s\u00e9, tanto poco si fidava delle sue &quot;certezze&quot; irreligiose e anticattoliche. Si dir\u00e0 che simili contraddizioni dipendono dalla paura dell&#8217;ignoto e non riflettono un sentimento sincero; eppure a noi sembra che in poche altre circostanze della vita si \u00e8 inclini alla sincerit\u00e0, e dunque a lasciar trasparire i propri veri pensieri e sentimenti, come quando si \u00e8 di fronte al mistero della morte.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Nietzsche nel \u00a7 125, intitolato <em>L&#8217;uomo folle<\/em>, del libro terzo del <em>La gaia scienza<\/em> (traduzione di Francesca Ricci, Roma, Newton Compton, 1996, pp. 134-135):<\/p>\n<p><em>Non avete sentito parlare di quell&#8217;uomo folle che, nel chiarore del mattino, accendeva una lampada, andava al mercato, gridava incessantemente: &quot;Cerco Dio! Cerco Dio!&quot;. Poich\u00e9 molti di coloro che si trovavano l\u00e0 non credevano in Dio, suscit\u00f2 una gran risata. &quot;Si \u00e8 forse perduto?&quot;, disse uno. Ha smarrito la strada, come un bimbo?&quot;, disse un altro. &quot;O forse si \u00e8 nascosto? ha aura di noi? Si \u00e8 imbarcato? \u00c8 emigrato?&quot;. E cos\u00ec gridavamo e ridevano insieme. Il folle balz\u00f2 in mezzo a loro e li trafisse con lo sguardo. &quot;Dov&#8217;\u00e8 andato Dio?&quot;, grid\u00f2. &quot;Ve lo dico io: L&#8217;ABBIAMO UCCISO NOI, &#8211; voi e io. Noi tutti siamo i suoi assassini. Ma come abbiamo fatto? Come siamo riusciti a bere tutto il mare, fino all&#8217;ultima goccia? Chi ci ha dato la spugna per cancellare tutto l&#8217;orizzonte?\u00a0 Che cosa abbiamo fatto, quando abbiamo svincolato questa terra dal suo sole? ma in che direzione si muove, adesso? In che direzione ci muoviamo noi?\u00a0Lontano da ogni sole? Non precipitiamo sempre pi\u00f9?\u00a0 E all&#8217;indietro, di lato, in avanti, da ogni parte? Esistono ancora un sotto e un sopra? Non vaghiamo attraverso un nulla infinito? Non avvertiamo l&#8217;alito dello spazio vuoto?Non fa pi\u00f9 freddo? Non scende di continuo la notte, sempre pi\u00f9 notte? Non occorre accendere la lampada anche al mattino? Non sentiamo il frastuono dei becchini che stanno seppellendo Dio? Non sentiamo ancora l&#8217;odore della putrefazione divina\u00a0&#8211; anche gli dei si putrefanno?\u00a0 Non \u00e8 troppo grande per noi, la grandezza di questa azione?\u00a0 Non dobbiamo divenire dei noi stessi, per essere degni di lei? Non c&#8217;\u00e8 mai stata azione pi\u00f9 grande &#8211; e chi nasce dopo di noi appartiene, in virt\u00f9 di questa azione, a un storia pi\u00f9 elevata di quanto non sia stata la storia fino ad oggi!&quot;. A questo punto il folle tacque e riprese ad osservare i suoi ascoltatori; anch&#8217;essi tacevano, guardandolo estraniati. Infine egli gett\u00f2 per terra la sua lampada, che and\u00f2 in mille pezzi e si spense. &quot;Sono venuto troppo presto&quot;, disse, &quot;non \u00e8 ancora l&#8217;ora. Questo evento enorme \u00e8 ancora per strada, in cammino &#8211; non \u00e8 ancora giunto alle orecchie degli uomini. Lampo e tuono hanno bisogno di tempo, la luce degli astri ha bisogno di tempo, le azioni degli uomini hanno bisogno di tempo,\u00a0 anche dopo essere state compiute, per essere viste e udite. Questa azione \u00e8 ancora pi\u00f9 lontana degli astri pi\u00f9 lontani, &#8211; EPPURE SONO STATI LORO A COMPIERLA!&quot;. Si dice anche che il folle, quello stesso giorno, sia penetrato in diverse chiese e vi abbia intonato il suo &quot;Requiem aeternam deo&quot;. A chi lo conduceva fuori e cercava di farlo parlare, rispondeva sempre: &quot;Che cosa sono ormai queste chiese, se non le tombe e i monumenti funebri di Dio&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Invero, a distanza di quasi un secolo e mezzo &#8211; La\u00a0<em>gaia scienza<\/em>\u00a0fu pubblicata nel 1882 &#8211; appare ancor pi\u00f9 la grandezza isolata di Nietzsche ed \u00e8 ancor valida l&#8217;osservazione dell&#8217;uomo folle:\u00a0<em>Sono venuto troppo presto!<\/em>\u00a0Infatti, \u00e8 evidente che, fra tutti gli uomini presenti al mercato, l&#8217;uomo folle, che viene identificato, semplicemente, come l&#8217;annunciatore della morte di Dio, era il solo uomo autenticamente religioso: il solo che avesse capito la portata abissale della sua morte, il solo che si rendesse conto di quale compito immenso l&#8217;umanit\u00e0 si era caricata sulle spalle: quella di trasformare gli uomini in dei, per essere all&#8217;altezza dell&#8217;azione compiuta e per colmare il vuoto spaventoso che essa ha creato. Non siamo progrediti di un passo: gli uomini d&#8217;oggi non sembrano avere elaborato la morte di Dio, n\u00e9 averne tratto le necessarie conseguenze. Diciamo questo restando nella prospettiva di Nietzsche, che \u00e8 una prospettiva radicalmente naturalista e immanentista; e ponendoci dal suo punto di vista, che \u00e8 un punto di vista lucido e onesto, ma che noi non condividiamo, anzi, che respingiamo fermamente. Nietzsche, per\u00f2, come tutti gli uomini geniali &#8211; i quali, nella storia, si contano sulle dita delle mani &#8211; aveva visto pi\u00f9 in l\u00e0 dei suoi contemporanei, molto pi\u00f9 in l\u00e0 dei vari Feuerbach, Marx, Darwin, Comte, Taine e di tutti i positivisti e gli scientisti i quali pensavano non vi fosse alcun problema nel sostituire Dio con la scienza, il progresso, la tecnica, eccetera; e aveva\u00a0 compreso il rischio terribile cui si espone una societ\u00e0 che rinuncia a Dio, ma non ha niente con cui sostituirlo e che, quindi, procede poggiando i piedi sul vuoto.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, bisognerebbe anzitutto verificare se i presupposti del suo ragionamento sono esatti. Dunque: la morte di Dio. Ma Dio \u00e8 morto? Siamo sicuri che sia morto? Se rileggiamo bene questa pagina famosa &#8211; forse troppo famosa, al punto da esser divenuta il simbolo di ci\u00f2 che non voleva essere, cio\u00e8 di un ateismo radicale e auto-evidente &#8211; avremo la sorpresa di accorgerci che l&#8217;uomo folle non \u00e8 affatto sicuro. Infatti egli grida:\u00a0<em>Cerco Dio! Cerco Dio!\u00a0<\/em>e solo in un secondo momento, rispondendo ai lazzi ironici della folla, dichiara: <em>l&#8217;abbiamo ucciso noi<\/em>. Ma \u00e8 come se volesse far capire loro che Dio, anche da morto, \u00e8 pur sempre abbastanza grande e pesante da poterli schiacciare tutti quanti.\u00a0Come abbiamo detto, esistino motivi per dubitare che Dio sia cos\u00ec morto come si vuol far credere; ecco: il punto forse \u00e8 proprio questo, che qualcuno vuol farci credere, gi\u00e0 da parecchio tempo, che Dio sia moro e che non valga pi\u00f9 la pena di considerare la questione. Certo non pu\u00f2 essere un caso se, fra due registi, due romanzieri, due poeti, due pensatori, due storici, uno ateo e uno credente, \u00e8 sempre o quasi sempre il primo a venire ospitato nei salotti televisivi, a trovare delle case editrici disponibili a pubblicare le sue opere, e dei critici pronti a recensirle favorevolmente, mentre il secondo, a parit\u00e0 di meriti, di originalit\u00e0, di competenza, di bravura, subisce una silenziosa discriminazione, viene emarginato, oppure, se trova ugualmente la via per arrivare al pubblico, viene boicottato, svalutato, criticato, ridicolizzato. E se ancora non basta, si organizza a freddo un incidente sul terreno, insidiosissimo, del politicamente corretto: gli si fa una domanda perfida, volutamente ambigua, per incastrarlo, e poi, se cade nella trappola, e qualche volta anche se non ci cade, si strilla allo scandalo, si dice che costui ha offeso gli ebrei, o gli islamici, o i negri, o gli omosessuali, o gli handicappati, o le donne, o i lavoratori, o il popolo; si esigono le sue pronte scuse, si giura che mai pi\u00f9 gli verr\u00e0 data l&#8217;occasione di spargere veleno, di incitare all&#8217;odio sociale, di alimentare i pregiudizi etnici, religiosi, sessisti, eccetera. E in effetti il malcapitato sparisce dalla circolazione, sia che si umili a domandare scusa, sia che non lo faccia. \u00c8 diventato un lebbroso, un appestato, una persona indesiderabile: non firmer\u00e0 pi\u00f9 articoli sui giornali, non pubblicher\u00e0 pi\u00f9 libri con le maggiori case editrici, non verr\u00e0 mai pi\u00f9 invitato in televisione. Diverr\u00e0 un fantasma, una persona invisibile; e tutti quelli che avevano a che fare qualcosa con lui, si affretteranno a dissociarsi, a distinguere la loro posizione, a prendere le distanze; soprattutto, non si faranno mai pi\u00f9 scorgere nelle sue vicinanze. Insomma, chi lo dice che le persecuzioni dei credenti sono finite? Semplicemente, hanno cambiato aspetto, almeno nei Paesi occidentali. L&#8217;importante \u00e8 che l&#8217;opinione pubblica abbia l&#8217;impressione che Dio \u00e8 morto; che solo qualche fanatico, qualche persona astiosa e poco raccomandabile, si ostina a parlare di lui; che le menti pi\u00f9 acute e i cuori pi\u00f9 generosi hanno abbandonato da un bel pezzo l&#8217;ipotesi &quot;Dio&quot;, e stanno lavorando per il progresso dell&#8217;umanit\u00e0. Tale \u00e8 il ricatto morale, psicologico, esistenziale: crede in Duo vuol dire disertare dalla buona battaglia, dalla battaglia per i diritti, per il progresso, per il bene e la felicit\u00e0 di questo mondo; partire dalla constatazione della sua morte equivale a essere dalla parte giusta, a lavorare per il domani, a fare qualcosa di buono per i propri simili. Volete sapere come stanno le cose fra il potere sociale, politico, culturale, e l&#8217;uomo moderno che crede in Dio? Leggete, o rileggete, <em>Il Maestro e Margherita<\/em>, di Michail Bulgakov: nella vicenda dello scrittore che vuol parlare di Ges\u00f9 Cristo e del suo processo davanti a Pilato, ma subisce il feroce ostracismo dei suoi colleghi, del partito, delle autorit\u00e0, e infine viene ricoverato in manicomio come malato di mente, vi \u00e8 l&#8217;apologo della condizione dell&#8217;intellettuale che non vuol tacere su Dio, e ne subisce le conseguenze. Il romanzo \u00e8 stato scritto fra il 1928 e il 1940, negli anni pi\u00f9 cupi della dittatura staliniana, e ha visto infine la luce solo nel 1966-67, ventisei anni dopo la morte dell&#8217;Autore (provate a immaginare perch\u00e9), ma, quanto al suo messaggio, potrebbe essere stato scritto oggi.<\/p>\n<p>Ora, come osserva Nietzsche, una societ\u00e0 che volta le spalle a Dio \u00e8 come un pianeta che voglia svincolarsi dal suo sole: dove andr\u00e0, quale direzione prender\u00e0? Esistono ancora un sopra e un sotto, un dietro e un davanti? Non stiamo forse precipitando, non avvertiamo sempre pi\u00f9 buio, sempre pi\u00f9 notte, sempre pi\u00f9 freddo, e non accendiamo invano le nostre lampade, anche in pieno giorno? Pochi scrittori religiosi avrebbero saputo rendere meglio l&#8217;angoscia dell&#8217;uomo rimasto senza Dio, di come ha fatto questo filosofo ateo: Nietzsche \u00e8 uno dei pochi pensatori che ha <em>visto<\/em>, misurandola, tutta la paurosa immensit\u00e0 dell&#8217;abisso che si spalanca sotto i piedi dell&#8217;umanit\u00e0, quando si sia proclamata ufficialmente la morte di Dio; e il suo cuore ne \u00e8 rimasto turbato. La sua stessa mente, pi\u00f9 tardi, ha vacillato e la sua intelligenza si \u00e8 spenta, ha ceduto sotto lo sforzo immane e disperato di ricostruire ci\u00f2 che aveva contribuito a distruggere: un orizzonte di senso, una prospettiva di speranza. Perch\u00e9 l&#8217;uomo, senza Dio, torna ad essere un nulla; o, come dice Dostoevskij, meno ancora di un insetto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 moderna e contemporanea si caratterizza, per sua stessa ammissione, come la societ\u00e0 della morte di Dio. 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