{"id":26931,"date":"2015-07-28T09:32:00","date_gmt":"2015-07-28T09:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/ma-un-giorno-per-caso\/"},"modified":"2015-07-28T09:32:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:32:00","slug":"ma-un-giorno-per-caso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/ma-un-giorno-per-caso\/","title":{"rendered":"Ma un giorno, per caso&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Quanto peso \u00e8 giusto che concediamo al nostro passato; fino a che punto \u00e8 accettabile che permettiamo alle nostre antiche ferite di tormentare il nostro presente?<\/p>\n<p>Certo, non esistono dei tempi uguali per tutti, a questo riguardo; quanto pi\u00f9 si \u00e8 sensibili, quanto pi\u00f9 si \u00e8 sentimentali &#8212; sia detto nel miglior senso del termine -, tanto pi\u00f9 si ha bisogno di tempo per dimenticare, o, quanto meno, per far s\u00ec che il dolore diventi sopportabile, abbastanza da permetterci di convivere con la sua sgradita compagnia. Possono volerci delle settimane, dei mesi, degli anni&#8230; e anche di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ma un giorno, per caso, quando meno ce lo aspettiamo, ecco che il caso &#8212; o, almeno, di solito noi pensiamo che sia il caso &#8212; ci fa incontrare proprio colui, o colei, che non avremmo voluto incontrare; o piuttosto, che avremmo voluto, eccome, a condizione, per\u00f2,s che le vicende della nostra vita fossero andate diversamente; meglio ancora: che avremmo voluto, e insieme che non avremmo voluto, incontrare, appunto perch\u00e9 ci eravamo sforzati ij ogni modo di dimenticarlo (o di dimenticarla), e vi avevamo pensato anche troppo: infatti avevamo permesso che settimane e mesi ed anni si sovrapponessero gli uni agli altri, senza avere il coraggio di sciogliere quel nodo, in un modo o nell&#8217;altro: in quello di riallacciare quel rapporto, oppure di metterci sopra una pietra tombale, una volta per tutte.<\/p>\n<p>Ed ecco che anche lui, o lei, ci ha visti; per un istante, i nostro occhi s&#8217;incrociano, i nostri sguardi s&#8217;interrogano; tutto un caleidoscopio di sentimenti, che credevamo sopiti, se non addirittura spenti, si ridesta nell&#8217;anima e traspare dal volto: il cuore batte violentemente, come afferrato da una forza pi\u00f9 grande di lui, indomabile, immensa. Ci sentiamo quasi perduti, temiamo che il nostro segreto venga scoperto, che le nostre difese, cos\u00ec faticosamente erette sulle macerie di sentimenti offesi, calpestati, umiliati, vengano di nuovo spazzate via, come se quel che accadde fosse stato ieri. Il tempo sembra cancellato, annullato, sospeso.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 che un istante. Lui (o lei) gira la testa dall&#8217;altra parte, forse con sufficiente scioltezza da far sembrare quel gesto del tutto naturale; in teoria, \u00e8 perfino possibile che non ci abbia riconosciuti, che sia stata solo una nostra impressione. Tuttavia, noi sappiamo perfettamente, con assoluta certezza, che non \u00e8 affatto cos\u00ec; che ci ha visti, che ha realizzato la situazione, che l&#8217;ha soppesata fulmineamente e che ha preso la sua decisione: fare finta di nulla, voltarsi e proseguire il cammino, come se non fosse successo niente.<\/p>\n<p>O forse siamo stati noi a fare cos\u00ec: forse siamo stati noi che, in quelle frazioni di secondo che ci sono piombate addosso con la forza devastante di un ciclone, abbiamo deciso, con la velocit\u00e0 d&#8217;un lampo, di voltare la testa dall&#8217;altra parte e fare finta di nulla; magari con un sorriso di scherno, oppure con una smorfia di disappunto, oppure ancora con una espressione turbata, che lascia trasparire, nostro malgrado, tutta l&#8217;agitazione, ma no, tutto il terrore, il terrore folle, il senso spaventoso di fragilit\u00e0 e d&#8217;essere totalmente inermi, che ci ha invasi e che, in un attimo, ha annientato le nostre sicurezze, il nostro apparente autocontrollo. Non vogliamo che lui (o lei) veda quanto quell&#8217;incontro ci ha sconvolti; non vogliamo concedere una tale soddisfazione a chi \u00e8 stato causa d&#8217;infinite sofferenze; non vogliamo, soprattutto, ch&#8217;egli (o ella) possa trarne motivo d&#8217;orgoglio, possa dedurne che noi siamo ancora allo stesso punto di allora, vulnerabili e inermi, del tutto alla merc\u00e9 di un ricordo implacabile, spietato.<\/p>\n<p>Sono attimi irripetibili, eccezionali, nei quali la nostra anima si rivela a noi stessi con una potenza, con una irruenza, che non avremmo neppure sospettato; in cui un paziente, doloroso lavorio di medicazione affettiva, che abbiamo condotto su noi stessi, rischia d&#8217;infrangersi, di schiantarsi miseramente, lasciandoci, di nuovo, nudi ed esposti, come un lacero mendicante che si trovi un&#8217;altra volta nel gelo e nel vento della notte invernale, da cui aveva trovato rifugio; in cui possiamo misurare, con perfetta e inappellabile verit\u00e0, se e quanta strada abbiamo fatto da allora: se siamo rimasti come eravamo, se invece siamo diventati altri, e se abbiamo conquistato la forza di guardarci indietro e di riconoscere quello che \u00e8 stato, quella esperienza che ci ha segnato in maniera indelebile, come un ferro rovente sulla carne viva.<\/p>\n<p>Ci piace riportare una pagina che ben descrive un tale stato d&#8217;animo: ne \u00e8 autore uno scrittore oggi quasi dimenticato, il milanese &#8212; poi naturalizzato francese &#8211; Luigi Gualdo (1844-98), che fu una specie di ponte fra Scapigliatura e Decadentismo; e il romanzo da cui \u00e8 tratta s&#8217;intitola \u00abDecadenza\u00bb (cap. 11; Milano, Bietti, 1967, pp. 138-9):<\/p>\n<p>\u00abMa un giorno tornando dal &quot;Bois&quot; &#8212; in quell&#8217;ora crepuscolare in cui tutto il lungo viale solcato da mille carrozze d&#8217;ogni specie, sembra lievemente avvolto in un pulviscolo dorato che aggiunge una speciale magia al perenne e sempre rinnovato spettacolo, mentr&#8217;egli guardava, con avida curiosit\u00e0,, i visi tanto diversi e caratteristici che gli passavano vicino, ad un tratto Silvia in una modesta ma elegante &quot;vittoria&quot; a un cavallo. La vide d&#8217;improvviso, benissimo; sent\u00ec d&#8217;essere visto e subito, fingendo di no, essa aveva voltato la testa dall&#8217;altra parte. Il movimento era stato benissimo eseguito, e certo egli poteva dubitare d&#8217;essere stati riconosciuto; ma non dubit\u00f2. Sentiva ch&#8217;ella aveva fatto apposta. Fu un attimo, ma in cui le pi\u00f9 varie sensazioni s&#8217;avvicendarono vertiginosamente in lui. Ne rimase scosso, e l&#8217;amico che lo accompagnava s&#8217;accorse di qualche cosa. Si volt\u00f2; segu\u00ec lungamente con lo sguardo la carrozza che si allontanava; la donna non si volse. La splendida fascia di luce purpurea che irradiava in quell&#8217;istante di traverso la superba mole dell&#8217;Arco di Trionfo, gli parve sinistra. La scena gli sembr\u00f2 subitamente mutata, quella scena cos\u00ec caldamente allegra, cos\u00ec animata, divenne triste. Una grande ironia gli pareva incombere su tutto.<\/p>\n<p>Aveva avuto come una fitta al cuore; poi in tutto l&#8217;essere suo una grande amarezza. La luce subitamente si affievol\u00ec; le tinte si fecero fredde; l&#8217;aria divenne frizzante.<\/p>\n<p>E non parl\u00f2 pi\u00f9 mentre il loro &quot;fiacre&quot; correva rapidamente, scendendo. Sentiva un disappunto che gli pareva di non aver mai provato. Tent\u00f2 invano di dissimulare; il suo compagno, bench\u00e9 poco perspicace, si accorse di un subito cambiamento avvenuto in lui, senza per\u00f2 che ne avesse scoperto la causa. Paolo prese un pretesto per lasciarlo, pregandolo di scusarlo presso i compagni coi quali avevano tutti insieme un appuntamento per andare a pranzo. Sentiva un prepotente bisogno d&#8217;esser solo.<\/p>\n<p>Assai tardi, quella sera, dopo un lungo e triste vagabondare senza scopo per le vie della grande citt\u00e0, a caso, quasi perduto talvolta, passando dall&#8217;allegro e monotono frastuono delle grandi arterie al silenzio delle strade laterali deserte, alla penombra delle piazze isolate, rinfrescate da qualche albero, si trov\u00f2, quasi inconsciamente, in un viale abbastanza solitario parallelo ai Campi Elisi, verso la met\u00e0, vicino allo stesso posto dove qualche ora prima era stato tanto turbato. La emozione d&#8217;allora lo riafferr\u00f2; i tumultuosi pensieri aggirantisi intorno ad uno solo &#8212; calmati un poco e dispersi per varie vie nella distrazione di quella passeggiata vacua &#8212; ora ritornarono di colpo, violenti, incalzanti&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ecco: qui Luigi Gualdo ha saputo descrivere assai bene, in poche righe appena, l&#8217;effetto sconvolgente di uno di quegli incontri &quot;fatali&quot;, o, per dir meglio, di uno di quei &quot;re-incontri&quot;: quando \u00e8 come se il passato ci venisse incontro, con stupefacente indifferenza, come quasi che una forza meccanica, di molto superiore all&#8217;umana, si divertisse a giocare distrattamente con i nostri sentimenti pi\u00f9 cari, e ci sbattesse in viso, con la pi\u00f9 grande naturalezza di questo mondo, ci\u00f2 che invano avevamo cercato di scordare: ci\u00f2 che aveva torturato i nostri pensieri e la nostra stessa anima, ciascuno dei nostri giorni e delle nostre notti.<\/p>\n<p>E quel gesto della donna, di voltare la testa dall&#8217;altra parte; quella decisione presa nel tempo di un battito d&#8217;ali; quella sicurezza stupefacente, tale da nascondere perfettamente ogni traccia di turbamento: eppure \u00e8 chiaro che un turbamento v&#8217;\u00e8 stato; altrimenti, perch\u00e9 fingere di non aver visto e riconosciuto l&#8217;uomo? Perch\u00e9 non salutarlo con semplicit\u00e0, accennando col capo?<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di padroneggiarsi, di nascondere i segni evidenti del turbamento, non equivale affatto a una vero equilibrio interiore: ne \u00e8 soltanto la maschera; forse dettata dalla fierezza, dall&#8217;orgoglio; o forse dalla paura di apparire debole, di lasciar vedere come l&#8217;antico sentimento sia ancora vivo e il tempo trascorso non sia riuscito a cancellare quello che \u00e8 stato. Anzi, proprio quella prontezza, proprio quel rapido movimento per distogliere lo sguardo, per\u00f2 senza averne l&#8217;aria, sono la prova evidente che nulla \u00e8 stato dimenticato, nulla \u00e8 stato inghiottito dall&#8217;oblio.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi spaventosa questa forza del passato, questa indomabilit\u00e0 del passato, che non vuole uscire dalla nostra vita e che grava con il peso di un macigno sopra il nostro presente, impedendoci di andare oltre, di guardare a ci\u00f2 che ci attende, invece di voltare lo sguardo all&#8217;indietro, come se fossimo ipnotizzati da un perfido incantesimo, da un istinto distruttivo, che producono bens\u00ec nell&#8217;animo un malsano compiacimento, non tale da porgere alcun vero sollievo, non pi\u00f9 di chi si gratti incessantemente la stessa piaga sanguinante.<\/p>\n<p>Eppure, anche queste situazioni, per quanto imbarazzanti o dolorose, proprio perch\u00e9 ci mettono in crisi, proprio perch\u00e9 ci mettono a nudo, mostrandoci quanto fragili siano le nostre difese e quanto precario l&#8217;equilibrio che credevamo di avere raggiunto, dovrebbero essere accolte con gratitudine, come autentici doni del cielo, mandati a noi affinch\u00e9 possiamo misurare il cammino percorso, comprenderci meglio, riconoscere con maggiore chiarezza e verit\u00e0 la natura dei nostri sentimenti e quel che in essi era solo vanit\u00e0, orgoglio ferito, sterile rimpianto, e quel che hanno ancora di vivo e di vitale, e che cosa possano ancora dare al nostro sviluppo e alla nostra maturazione. In breve, sono occasioni per fare un bell&#8217;esame di coscienza e per capire un po&#8217; meglio chi eravamo, chi siamo attualmente, che cosa vogliamo diventare.<\/p>\n<p>Vi sono poche cose pi\u00f9 tristi del voler rimanere aggrappati al proprio passato, e poche cose pi\u00f9 biasimevoli del fare finta di aver superato ci\u00f2 che, invece, non abbiamo mai digerito, perch\u00e9 non abbiamo saputo fare i conti con noi stessi, non siamo stati capaci di domandarci con lealt\u00e0 quello che volevamo, n\u00e9 interrogarci con franchezza sulle ragioni per cui siamo rimasti delusi e ci siamo sentiti feriti. In linea di massima, si sente ferito chi ritiene di essere stato usato, ingannato, manipolato; e si sente in colpa chi ritiene d&#8217;avere fatto ci\u00f2 a qualcun altro. Questo, beninteso, se si possiede almeno quel minimo di onest\u00e0 per guardare le cose come stanno, invece di raccontarsele a modo proprio, inventandosi cose che non esistono, allo scopo di giustificare se stessi e di rigettare ogni eventuale colpa, ogni responsabilit\u00e0 sopra gli altri.<\/p>\n<p>In fondo, e una parte di noi lo sa molto bene, tutte le nostre sofferenze, tutti i nostri errori e tutti i nostri rimpianti, rimorsi e sensi di colpa, derivano da un&#8217;unica causa: l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego; quanto pi\u00f9 essa \u00e8 grande, tanto pi\u00f9 grandi, e talvolta imperdonabili &#8212; ai nostri stessi occhi &#8212; sono gli errori, i rimpianti, i rimorsi e i sensi di colpa. Si soffre per una forma esagerata di attaccamento al proprio ego; e si provoca la sofferenza degli altri per la stessa ragione. Questa \u00e8 la radice avvelenata del nostro soffrire e del nostro causare la sofferenza altrui. \u00c8 l&#8217;ego a creare la voragine senza fondo, che, simile ad uno spaventoso &quot;buco nero&quot;, inghiotte e divora tutto quello che incontra; che rovina la bellezza e il profumo degli incontri che facciamo nella vita; che ci fa sprecare le occasioni di crescita; che ci ossessiona quando tali incontri e tali occasioni tornano a visitarci, nel ricordo, rimproverando amaramente la nostra coscienza.<\/p>\n<p>Se riuscissimo a liberarci dall&#8217;idolatria dell&#8217;ego &#8211; che \u00e8 anche, e soprattutto, una forma di schiavit\u00f9 volontaria -, smetteremmo di soffrire in maniera sterile, e smetteremmo di far soffrire gli altri in maniera inutile e distruttiva. Non diciamo che smetteremmo di soffrire e di far soffrire in assoluto, perch\u00e9 questo non \u00e8 dato agli esseri umani: la nostra natura di creature imperfette, anche se aspiranti alla perfezione, non ce lo consentirebbe. Per\u00f2 la nostra sofferenza, e quella che possiamo causare agli altri, verrebbe riscattata da un significato pi\u00f9 alto: allora saremmo in grado di offrirla a Qualcuno che sa e che pu\u00f2, a Qualcuno che &#8212; Lui s\u00ec &#8212; \u00e8 capace di trasformare anche il male in bene, senza limite alcuno.<\/p>\n<p>Noi, questo, non lo possiamo fare; non da soli. Per\u00f2 sarebbe gi\u00e0 molto se riuscissimo a dare un senso alla sofferenza, smettendo di provocarla &#8212; in noi e negli altri &#8212; a causa dell&#8217;attaccamento all&#8217;ego. Questo la purificherebbe, la trasporterebbe in regioni pi\u00f9 respirabili. E sarebbe gi\u00e0 molto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto peso \u00e8 giusto che concediamo al nostro passato; fino a che punto \u00e8 accettabile che permettiamo alle nostre antiche ferite di tormentare il nostro presente?<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[249],"class_list":["post-26931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-sessualita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26931"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26931\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}