{"id":26922,"date":"2019-08-13T12:36:00","date_gmt":"2019-08-13T12:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/13\/ma-non-e-per-questo-che-noi-li-paghiamo\/"},"modified":"2019-08-13T12:36:00","modified_gmt":"2019-08-13T12:36:00","slug":"ma-non-e-per-questo-che-noi-li-paghiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/08\/13\/ma-non-e-per-questo-che-noi-li-paghiamo\/","title":{"rendered":"Ma non \u00e8 per questo che noi li paghiamo"},"content":{"rendered":"<p>Due fatti, due piccoli fatti, se si vuole, in confronto ad altri che vedono implicati gli stessi soggetti e le stesse dinamiche; due fatti accaduti a poche decine di chilometri di distanza, nella parte d&#8217;Italia dove noi viviamo: ma siamo certo che altri, del tutto simili, accadono ormai ovunque, specie dove maggiore \u00e8 la presenza di immigrati clandestini e dove pi\u00f9 frequentemente transitano gruppi familiari di zingari.<\/p>\n<p>Sabato 10 agosto, la notte delle stelle cadenti, in centro a Padova. La gente seduta ai tavolini a sorbire un gelato assiste a un&#8217;aggressione: tre o quattro nordafricani si scagliano contro un loro connazionale, lo insultano, le derubano, lo schiaffeggiano, lo spintonano; quello fugge, e loro dietro. Lo raggiungono pi\u00f9 avanti, gli sferrano una coltellata, che per\u00f2 lo colpisce solo al braccio; nuova fuga, sempre pi\u00f9 affannosa e nuovo inseguimento attraverso tutta la citt\u00e0 per quanto \u00e8 lunga, fino a giungere in salvo nel territorio &quot;amico&quot; dei suoi amici e parenti. A questo punto l&#8217;uomo, un giovane di ventinove anni, viene accompagnato sanguinante all&#8217;ospedale, assistito dal suo amico del cuore, diciamo pure dal suo innamorato: prognosi di quindici giorni. Dall&#8217;ospedale fa denuncia contro i suoi aggressori. E questo \u00e8 il primo tempo.<\/p>\n<p>Secondo tempo. Un gruppo di amici della vittima decide di compiere una spedizione punitiva per ristabilire l&#8217;onore del clan. Detto, fatto: si recano al bar dove era incominciato tutto, vicino al Prato della Valle, e vi trovano ancora gli aggressori; ne segue una violentissima zuffa che cessa solo all&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine, chiamate d&#8217;urgenza da una telefonata. Gi agenti fanno in tempo a raccogliere un magrebino con la testa rotta e sanguinante per una bottigliata, lo accompagnano in ospedale, dove gli fanno una prognosi di otto giorni, e qui, identificato, risulta essere uno dei denunciati dalla vittima dell&#8217;episodio precedente, per cui scatta il provvedimento di fermo giudiziario.<\/p>\n<p>Terzo tempo. Non \u00e8 ancora finita: gli amici dell&#8217;arrestato, non ancora paghi della prima spedizione e senza dubbio infuriati per la reazione dei &quot;cugini&quot;, corrono all&#8217;ospedale per aggredire nuovamente il ventinovenne omosessuale e dargli il resto della sua razione. Uno degli energumeni solleva una fioriera e la scaglia contro una vetrata, mandandola in mille pezzi. Accorrono nuovamente gli agenti e lo bloccano, non senza qualche difficolt\u00e0: un poliziotto resta lievemente ferito e gli viene certificata una prognosi cinque giorni. Piccolo ma significativo dettaglio: alla fine risulta che tutte le persone coinvolte in questi fatti erano irregolari. Cio\u00e8, semplicemente, non avrebbero dovuto neppure essere in Italia. Alcuni di loro, come l&#8217;uomo dalla testa rotta a bottigliate, erano ben noti alle forze dell&#8217;ordine, con una lista di precedenti penali lunga cos\u00ec: reati contro il patrimonio, reati contro la persona, spaccio di droga. Eppure erano tutti liberi e a spasso per l&#8217;Italia, a fare danni e minacciare l&#8217;incolumit\u00e0 della gente. E intanto cos\u00ec \u00e8 finita la notte brava dei tunisini, la notte di san Lorenzo, nella citt\u00e0 di sant&#8217;Antonio.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;era successo? Era successo che due ragazzi tunisini, per la verit\u00e0 non giovanissimi, bens\u00ec quasi trentenni, non potendo vivere la loro storia d&#8217;amore in patria, dove rischiavano la galera, erano venuti in Italia al preciso scopo di potersi abbandonare alla loro passione, senza interferenze n\u00e9 da parte dello Stato, n\u00e9 delle rispettive famiglie. Ma le famiglie, al contrario, non la pensavamo cos\u00ec: il disonore di quella relazione omosessuale era intollerabile, bisognava levarselo di dosso. Di qui la spedizione del gruppo contro uno dei due ragazzi, per invitarlo, con metodi estremamente eloquenti, a lasciar stare per sempre il loro congiunto, a levarselo dalla testa. A suon di botte e rubandogli, gi\u00e0 che c&#8217;erano, il cellulare e il portafogli. Morale: se la legge sullo <em>ius soli<\/em> trasformer\u00e0 l&#8217;Italia nella sala parto dell&#8217;Africa, invogliando tutte le donne africane incinte ad arrivare con qualunque mezzo a Lampedusa o in qualche altro porto italiano, la legge Cirinn\u00e0 sta gi\u00e0 trasformando l&#8217;Italia nella terra d&#8217;asilo di tutti i gay africani e asiatici perseguitati nei loro Paesi a motivo dei loro gusti sessuali, e pi\u00f9 che mai desiderosi di vivere sino in fondo i loro amori sotto il cielo pi\u00f9 che ospitale della patria di Dante, di Michelangelo e di papa Francesco. A Padova, la notte di san Lorenzo, \u00e8 finita relativamente bene: l&#8217;ordine pubblico \u00e8 stato ripristinato al prezzo di un po&#8217; di confusione, di qualche arredo in pezzi, di un pronto soccorso impegnato per medicare i galantuomini di cui sopra, di una vetrata infranta all&#8217;ospedale, di un certo spavento fra i passanti e i degenti della struttura sanitaria. Tuttavia poteva finire anche peggio; poteva scapparci il morto: e non \u00e8 detto che non avrebbe potuto essere italiano.<\/p>\n<p>Intanto, un poliziotto \u00e8 rimasto ferito e ha dovuto farsi medicare: ferito per arrestare un energumeno venuto a spaccare tutto per lavare l&#8217;onta caduta sulla sua famiglia a causa degli amori gay di un congiunto. Per\u00f2 non \u00e8 per questo che i cittadini italiani pagano le tasse, tasse con le quali sono pagati anche gli stipendi dei poliziotti e dei membri delle altre forze dell&#8217;ordine. N\u00e9 per questo i poliziotti sono chiamati a prestare il loro servizio e a rischiare la vita, sotto forma di qualche coltellata, come \u00e8 accaduto al carabiniere ucciso a Roma da un tossico americano che gli ha inferto undici fendenti con un coltello da guerra dalla lama di quasi venti centimetri. La vita dei tutori dell&#8217;ordine \u00e8 preziosa quanto quella di chiunque altro, forse anche di pi\u00f9, perch\u00e9 essi hanno il compito di vigilare sulla sicurezza di tutti. Non \u00e8 giusto, anzi \u00e8 del tutto assurdo, che i poliziotti debbano rischiare la vita per bloccare le scenate di gelosia o di onore offeso di qualche africano incivile e violento. Come avviene in tutte le polizie di questo mondo, anche i nostri agenti avrebbero il diritto di difendere, prima di tutto, se stessi. Non sta a noi stabilire come, se usando lo spray al peperoncino nei casi meno gravi, o con la pistola in quelli pi\u00f9 pericolosi, ma \u00e8 certo che le regole d&#8217;ingaggio sono sbagliate e devono essere radicalmente riviste; pi\u00f9 in generale, \u00e8 tutta la filosofia del legislatore in fatto di ordine pubblico, e pi\u00f9 ancora quella del potere giudiziario, che deve essere ripensata, come in una rivoluzione copernicana. Fino ad oggi, grazie ai frutti velenosi della cultura del &#8217;68, le leggi sono state fatte per tutelare e garantire i delinquenti, non per proteggere le persone perbene e tanto meno per tutelare gli uomini in divisa. Oggi \u00e8 cosa nota che un poliziotto o un carabiniere preferiscono non tirare fuori nemmeno la pistola, o perfino lasciarla in caserma, perch\u00e9 sanno che, se la usano, e sia pure per evidentissime ragioni di legittima difesa, rischiano pi\u00f9 loro che i criminali che vanno ad arrestare, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 sempre un giudice di sinistra che li accusa di eccesso nell&#8217;uso della forza e li tratta da criminali: loro, i difensori dell&#8217;ordine, quelli che ogni sera rischiano una coltellata perch\u00e9 noi, magistrati compresi, si possa girare per la strada relativamente tranquilli. I poliziotti devono conservare la loro vita per assolvere a compiti ben pi\u00f9 importanti che riportare la calma fra due famiglie tunisine in guerra fra loro a causa degli amori gay di due dei loro rampolli. E cominciamo dal fatto che tutti quei tunisini, nel nostro Paese, non avrebbero dovuto neanche esserci. Avevano gi\u00e0 commesso dei reati, erano gi\u00e0 stati segnalati e arrestati, erano tutti clandestini: perch\u00e9 dunque non erano stati rimpatriati a forza? Perch\u00e9 non erano stati caricati sul primo aero in partenza per Tunisi, con biglietto di sola andata? A cosa si devono queste incredibili lacune, che peraltro ricorrono continuamente nei fatti di cronaca di questo genere? Chi non ha fatto il proprio dovere? Qualche magistrato? E cosa avrebbe dovuto dire la vedova di quel poliziotto a suo figlio, se un pezzo di vetro gli avesse reciso la carotide o l&#8217;arteria femorale, cosa che poteva capitare benissimo: <em>Sai, devi essere fiero del tuo pap\u00e0, che \u00e8 morto da eroe per difendere il diritto di un giovane tunisino ad amare un altro uomo; \u00e8 per questo che l&#8217;Italia \u00e8 un grande Paese, ed \u00e8 per questo che i gay di tutta l&#8217;Africa e di mezza Asia vengono qui da noi a cercar pace e serenit\u00e0<\/em>?<\/p>\n<p>Ed ecco il secondo episodio. Lo stesso giorno e la stessa sera in cui Padova era scombussolata dalle faide pro e contro di due opposte consorterie magrebine, il sindaco di un piccolo centro alle porte di Montebelluna, Caerano San Marco, si recava presso un accampamento abusivo di nomadi per notificar loro che se ne dovevano andare. Li aveva gi\u00e0 avvertiti poche ore prima, e quelli si erano spostati: di qualche centinaio di metri. Si erano accampati e avevano cominciato, come al solito, a seminare rifiuti tutto attorno, al punto che il luogo pareva una discarica a cielo aperto. Ma alla seconda intimazione, gli zingari hanno reagito con estrema violenza. Prima uno di essi ha scagliato una caffettiera contro l&#8217;auto del sindaco, rompendo un finestrino; poi due di loro lo hanno bloccato per le braccia, mentre un terzo, corpulento, ha preso a pestarlo a sangue, fratturandogli due costole, rompendogli il setto nasale e causandogli la tumefazione dell&#8217;occhio. Poi l&#8217;omaccione ha detto che andava a prendere il fucile per sparargli e si \u00e8 diretto verso il camper. A quel punto l&#8217;ostaggio, divincolandosi, \u00e8 riuscito a risalire in macchina e a mettersi in salvo. In ospedale gli hanno formulato una prognosi di quindici giorni. Gli zingari, nel frattempo, hanno tagliato la corda e quando sono arrivati i carabinieri hanno trovato solo i resti del loro bivacco. Ora li stanno cercando, perch\u00e9 \u00e8 partita la denuncia (e se non partiva?), anzi li hanno gi\u00e0 identificati. Il fatto, per\u00f2, \u00e8 di una gravit\u00e0 inaudita: fino a questo punto arriva l&#8217;arroganza e il disprezzo della legge di simili soggetti. E poi ci sono le anime belle che s&#8217;indignano perch\u00e9 il ministro Salvini ha usato l&#8217;epiteto razzista di <em>zingaraccia.<\/em> Ma chi vive da queste parti, sa cosa vuol dire aver sotto le finestre una accampamento abusivo di quei gentiluomini. Ci si chiede perch\u00e9 il sindaco sia andato laggi\u00f9 da solo; e la risposta \u00e8 che l&#8217;unico vigile del piccolo comune era in ferie. Di nuovo, sorge spontanea una riflessione: non \u00e8 per questo che noi cittadini paghiamo le tasse, con le quali si pagano anche gli stipendi dei sindaci; fra i compiti dei sindaci non c&#8217;\u00e8 quello di fare gli eroi e di rischiare la pelle per far sloggiare gli zingari dai luoghi di sosta non autorizzati. Se lo fanno, vuol dire che qualcosa non funziona nella catena dei servizi pubblici. Ognuno deve fare il suo mestiere: quello di intimare lo sloggio ai rom abusivi spetta alle forze dell&#8217;ordine. Eppure, quel povero sindaco ha fatto quel che credeva suo dovere: ha cercato di tutelare i suoi concittadini, e lo ha fatto a mani nude, contro gente che adopera il coltello e il fucile. Questa situazione \u00e8 insostenibile, cos\u00ec non si pu\u00f2 andare avanti. In un Paese normale, sono quanti violano la legge che devono aver paura, non quelli che la rispettano o che la fanno rispettare. E i sindaci sono pagati per amministrare bene le citt\u00e0, non per fare i tutori dell&#8217;ordine. Perch\u00e9 in quel caso non sono state interessate le forze dell&#8217;ordine? Di nuovo, si va a sbattere contro un muro di gomma: il muro delle incertezze giurisdizionali, delle sovrapposizioni di ruoli, delle ambiguit\u00e0 costituzionali. Pare sempre che non si trovi la persona giusta, l&#8217;istituzione giusta per fare quel che va fatto in qualsiasi Paese appena normale. E intanto i violenti, i delinquenti, gli spregiatori della legge se la passano a meraviglia, la fanno da padroni. Picchiando e minacciando un sindaco, hanno offeso e calpestato la dignit\u00e0 dello Stato e di tutta la societ\u00e0 civile. Societ\u00e0 che \u00e8 formata da uomini e donne rispettabili, che lavorano, pagano le tasse, crescono dignitosamente i figli; mentre qui abbiamo a che fare con gente che non lavora, perlomeno se il furto, la rapina e lo spaccio non sono equiparabili a un&#8217;attivit\u00e0 lavorativa (cosa peraltro di cui certi magistrati buonisti e inclusivi non sono del tutto convinti, viste le loro sentenze), che non pagano le tasse e non mandano i figli a scuola, semmai li avviano alla delinquenza, facendone dei provetti borseggiatori e degli splendidi mendicanti pseudo storpi e tetraplegici.<\/p>\n<p>Due episodi piccoli, forse; ma due su cento, su mille, su diecimila che si verificano ogni giorno, qui e altrove. E che dire di quel ventitreenne senegalese che il 3 agosto, a Milano, si \u00e8 rivoltato contro gli agenti che eseguivano un normale controllo e ha gridato all&#8217;agente che gli chiedeva i documenti: <em>Tu non sei nessuno! Non ti mostro un cazzo! E se mi porti in questura, domani ti ammazzo!<\/em> Oppure di quel senegalese che in provincia di Bergamo, il 7 giugno, ha violentato una commessa di 27 anni, aggredendola con un coltello, dopo aver collezionato altri precedenti per rapina e violenza sessuale, ma che aveva scontato <em>un solo giorno di carcere<\/em>? E mentre scriviamo, oggi 12 agosto, il telegiornale c&#8217;informa che una donna di sessantacinque anni, a Milano, \u00e8 stata aggredita da un bengalese trentunenne con un coccio di bottiglia, dopo che questi aveva cercato di strapparle la borsa, e salvata a stento dall&#8217;intervento dei passanti. Si sa solo che quel gentiluomo, il giorno prima, era stato fermato perch\u00e9 coinvolto in una rissa: evidentemente aveva covato una rabbia feroce contro gli italiani cattivi e razzisti, rabbia che ha pensato bene di sfogare, da gran vigliacco qual \u00e8, non contro un uomo grande e grosso ma contro una donna, sola e anziana. Vedremo quante ore, non quanti giorni di carcere far\u00e0, prima di essere rimesso in libert\u00e0 dal solito giudice di sinistra. Quanto alla donna, ricoverata in ospedale per i numerosi fendenti ricevuti, \u00e8 viva per miracolo, ma chi se ne frega? \u00c8 italiana, ha la pelle bianca: a chi interessa la sua vita? Non \u00e8 mica una negra che arriva sui barconi, in fuga da guerra e fame! E dunque, niente Carola Rackete, n\u00e9 Richard Gere per lei; niente papa Bergoglio, n\u00e9 comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio. \u00c8 bianca: in un certo senso, se l&#8217;\u00e8 andata a cercare&#8230;<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due fatti, due piccoli fatti, se si vuole, in confronto ad altri che vedono implicati gli stessi soggetti e le stesse dinamiche; due fatti accaduti a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[178],"class_list":["post-26922","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26922","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26922"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26922\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26922"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26922"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26922"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}