{"id":26891,"date":"2017-09-02T07:25:00","date_gmt":"2017-09-02T07:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/02\/ma-che-diavolo-ci-sta-succedendo\/"},"modified":"2017-09-02T07:25:00","modified_gmt":"2017-09-02T07:25:00","slug":"ma-che-diavolo-ci-sta-succedendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/02\/ma-che-diavolo-ci-sta-succedendo\/","title":{"rendered":"Ma che diavolo ci sta succedendo?"},"content":{"rendered":"<p>A volte si cercano le risposte sui libri, o nella filosofia, o chiss\u00e0 dove, quando le si ha l\u00ec davanti, proprio l\u00ec, sotto il naso. Succede. E succede che si pensa sempre che le risposte a una domanda difficile debbano essere, anch&#8217;esse, estremamente difficili; talmente difficili, che solo in pochi, in pochissimi, potrebbero essere capaci di decifrarle, posto che riescano ad arrivarci. E invece, magari, le risposte sono semplici, di una semplicit\u00e0 addirittura disarmante: proprio perch\u00e9 nessuno pensa che lo siano, tutti ci girano attorno e non le notano neppure, non le degnano d&#8217;uno sguardo, bench\u00e9 siano proprio l\u00ec, chiare ed evidenti, purch\u00e9 si lasci cadere la benda dagli occhi. Perch\u00e9 \u00e8 la benda che abbiamo sugli occhi, che c&#8217;impedisce di vedere le cose che abbiamo davanti; e, fuor di metafora, \u00e8 il blocco mentale da cui siamo affetti, che ci inibisce di trarre le logiche deduzioni da tutti quei fatti che pure la nostra mente \u00e8 in grado di registrare; ma poi si rifiuta di fare la somma e si perde in ricerche astruse, si mette a cercare la verit\u00e0 lungo strade improbabili, si dilunga e si attarda per sentieri impossibili, che non conducono da nessuna parte. In altre parole, siamo stati condizionati a non pensare con la nostra testa, ma a lasciare che qualcun altro pensi per noi; siamo stati programmati per vedere solamente le cose che fanno comodo a qualcun altro, e per non vedere assolutamente le cose che tornerebbero utili a noi.<\/p>\n<p>Ci stiamo affannando per capire il momento storico che stiamo vivendo, tuttavia manchiamo continuamente il bersaglio, perch\u00e9 non abbiamo la chiave, o, per essere pi\u00f9 esatti, perch\u00e9 l&#8217;abbiamo smarrita; e, senza la chiave, non ci riusciremo mai. Possiamo solo mettere in fila parole, magari anche numeri, statistiche, grafici e diagrammi; possiamo fare dei discorsi molto convincenti, ma solo in teoria; scrivere trattati di sociologia, di psicologia e anche di teologia, e comporre belle tesi di laurea, di quelle da centodieci e lode: ma non ci avvicineremo a quel che stiamo cercando, neppure d&#8217;un centimetro. Quel che dovremmo fare, per prima cosa, \u00e8 de-condizionarci: toglierci la benda dagli occhi, sbloccare la nostra capacit\u00e0 di riflessione e di ragionamento, che, ora come ora, \u00e8 completamente bloccata, come un motore imballato. Dobbiamo svegliarci dal sonno ipnotico in cui siamo scivolati: ma qui appare evidente il circolo vizioso di cui siamo al centro: come \u00e8 possibile svegliarsi, se non ci si rende conto di stare dormendo? Chi pensa di esser perfettamente sveglio, perfettamente attento e capace di ragionare e di vedere, \u00e8 ancora dentro il sonno ipnotico, e nessuna forza al mondo potrebbe destarlo. Per destarsi, bisogna avere almeno un vago sospetto di stare dormendo, e, pi\u00f9 precisamente, di essere sotto l&#8217;effetto ipnotico di un malvagio incantesimo. In altre parole, bisogna avere una centesima parte della propria mente non del tutto addormentata, non del tutto condizionata; bisogna aver conservato una sia pur minima facolt\u00e0 di sentire e di pensare. Altrimenti, se qualcuno ci verr\u00e0 a dire che stiamo dormendo e che la nostra vita si svolge in stato di sonnambulismo, non ci crederemo mai; piuttosto, prenderemo in antipatia colui che ce lo dicesse, lo considereremmo un presuntuoso e un seccatore; e, avendo constatato che di persone come lui ce ne sono in giro pochissime, le dichiareremmo delle malate di mente, se non addirittura delle disturbatrici della tranquillit\u00e0 sociale, e le tratteremmo alla stregua di nemici pubblici, da ridurre al silenzio o da mettere comunque in condizione di non dare pi\u00f9 fastidio. Perch\u00e9 questo \u00e8 ci\u00f2 che sta a cuore, supremamente e assolutamente, ai dormienti: di non essere destati, di non essere annoiati, di non essere infastiditi. Non vogliono che alcuno li riscuota dai loro sogni voluttuosi; e, se pure i sogni voluttuosi si sono trasformati in incubi, non vogliono essere destati lo stesso. Perfino cos\u00ec, perfino immerso nell&#8217;orrore di un incubo, il dormiente preferisce rimanere nel proprio stato: se non altro, s&#8217;illude di essere ancora padrone di se stesso; ma se qualcuno viene a dirgli che non lo \u00e8 pi\u00f9, che si \u00e8 ridotto alla stregua d&#8217;un burattino o di una marionetta, che altri stanno muovendo con dei fili neanche tanto invisibili, sarebbe assalito da un panico cos\u00ec atroce, da preferire la morte. O da preferire che le cose rimangano cos\u00ec: immerso nell&#8217;incubo, ma senza qualcuno che glielo dica. Chiss\u00e0, potrebbe sempre succedere qualcosa. Si \u00e8 talmente abituato e rassegnato alla passivit\u00e0, che non riesce a immaginare di poter fare qualcosa da solo, di potersi e doversi destare; preferisce sperare, se mai dovesse avere un vago sentore di come stanno le cose, che qualcosa succeda a tirarlo fuori di l\u00ec, che qualcuno intervenga in suo favore; oh, ma con molta delicatezza, vale a dire senza fargli notare che \u00e8 a se stesso che deve attribuire la causa principale della propria schiavit\u00f9, e che \u00e8 a se stesso che deve chiedere di fare uno sforzo per liberarsi. No, molto meglio attendere un qualche maestro, un qualche <em>guru<\/em>, un qualche <em>leader<\/em>, un qualche taumaturgo che faccia tutto lui, che gli levi il fastidio di doversi destare e liberare da s\u00e9. Ecco, quella sarebbe una voce che potrebbe ascoltare, e ascoltare con piacer: la voce del pifferaio magico.<\/p>\n<p>Ora, per capire che cosa ci \u00e8 successo negli ultimi cinquant&#8217;anni, basta scendere in strada e osservare, con un minimo di attenzione, quel che ci si presenta davanti agli occhi. Chi ha almeno cinquant&#8217;anni, potr\u00e0 fare un utile confronto coi suoi ricordi di bambino (confronto che potr\u00e0 anche includere una certa dose di nostalgia, ma che, di per s\u00e9, con la nostalgia non c&#8217;entra affatto); chi non li ha, dovr\u00e0 fare assegnamento solo sul proprio buon senso e sulla propria capacit\u00e0 di osservazione: e, sopra tutto, sulla propria capacit\u00e0 di trarre le conclusioni da ci\u00f2 che vede. La prima cosa che balza all&#8217;occhio, se si \u00e8 desti e ci si \u00e8 tolta la benda degli occhi, e se non si d\u00e0 retta n\u00e9 a quel che dicono i giornali, n\u00e9 a quel che dice la televisione, \u00e8 che le citt\u00e0 non sono pi\u00f9 citt\u00e0, ma agglomerati umani e dormitori pubblici; che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 commercio, tranne che nei luoghi turistici, ove circola moneta pregiata, perch\u00e9 non si compra pi\u00f9 quel che \u00e8 necessario, ma quel che ha stabilito la pubblicit\u00e0, ossia cose assolutamente superflue, quando non addirittura nocive; che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 industria, per la stessa ragione e anche perch\u00e9 l&#8217;economia finanziaria, fatta di bolle speculative, di derivati, di astrazioni, si \u00e8 mangiata fino all&#8217;osso l&#8217;economia reale, fatta di cose, di lavoro e di denaro autentico, e chi possiede ancora qualcosa, lo ha disinvestito dall&#8217;industria e dal commercio e lo ha investito in banca, cio\u00e8 proprio l\u00ec da dove sono partiti la grande truffa e il grande saccheggio planetario; che non ci sono pi\u00f9 gli italiani, perch\u00e9 sono stati sostituiti da una folla eterogenea, drenata da ogni parte del Sud del mondo, la quale nulla sa e alla quale nulla importa dell&#8217;Italia, e si muove con l&#8217;inconsapevolezza e l&#8217;arroganza di chi pretende di trovare la sicurezza economica e magari anche il benessere, ma sena dare nulla; che non ci sono pi\u00f9 persone, ma solo post-persone, perch\u00e9, per essere persone, bisogna avere un&#8217;anima, bisogna essere desti, bisogna provare sentimenti veri ed essere capaci di pensare, mentre tutte queste cose sono andate perse chiss\u00e0 dove e sono state sostituite da sentimenti artificiali e da pensieri preconfezionati, cio\u00e8 da non-sentimenti e da non-pensieri. E l&#8217;elenco potrebbe continuare a lungo. Non ci sono pi\u00f9 bambini, perch\u00e9 sono stati sostituiti da precoci vecchietti che intristiscono sui telefonini e sui <em>computer<\/em>, ma non sanno pi\u00f9 sognare e non sanno neppure giocare. Non ci sono pi\u00f9 famiglie, perch\u00e9 al loro posto ci sono delle unioni incerte e fluttuanti, che durano fin che se ne ha voglia e poi si sciolgono, se ne formano di nuove, oppure nessuna, i figli stanno un po&#8217; di qua e un po&#8217; di l\u00e0, i padri si cercano nuove compagne e le madri nuovi compagni, oppure i padri cercano un compagno e le madri cercano una compagna, e, per avere dei figli, ricorrono alle adozioni, magari con la pratica dell&#8217;utero in affitto, o alla fecondazione eterologa: e tutto ci\u00f2 viene ancora chiamato famiglia, c&#8217;\u00e8 un sindaco che legalizza simili unioni e fra poco ci sar\u00e0 pure il prete, ma la vera famiglia \u00e8 scomparsa, forse per sempre, annegata nella grande palude dell&#8217;edonismo sfrenato, della lussuria e delle passioni disordinate. Non ci sono pi\u00f9 genitori, ma uomini, e soprattutto donne, che comprano animali, specialmente cani, e li curano, li nutrono, li agghindano e li vezzeggiano come i figli che non hanno, o che hanno soppresso mediante l&#8217;aborto volontario. Osservate la scena, sempre pi\u00f9 frequente, di due signore che s&#8217;incontrano per strada, ciascuna col suo cane al guinzaglio: <em>Che carino! Quanti anni ha?<\/em> E l&#8217;altra: <em>Cinque: li compie proprio oggi<\/em>. E la prima: <em>Ma d\u00e0i! Tanti auguri, allora, per il suo compleanno! Guarda che amore, guarda quant&#8217;\u00e8 carino!<\/em> Sono esattamente le stesse parole, le stesse frasi che le mamme, incontrandosi ai giardini, quarant&#8217;anni fa, si scambiavano a proposito dei loro bambini. Agghiacciante.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una scuola, n\u00e9 una universit\u00e0, ma, al loro posto, ci sono dei luoghi d&#8217;incretinimento accelerato e collettivo, nei quali si spaccia la menzogna per verit\u00e0 e si denigra la verit\u00e0 chiamandola menzogna; e dove, soprattutto, si insegna ai giovani a non pensare assolutamente, a non usare il proprio cervello, a non fidarsi di ci\u00f2 che dice loro l&#8217;evidenza, ma a credere, piuttosto, a quanto c&#8217;\u00e8 scritto nei libri, che \u00e8 frutto, a sua volta, della Grande Menzogna con la quale il malvagio incantatore ha ipnotizzato tutto e tutti. Per fare un esempio: c&#8217;\u00e8 stata una guerra civile, nel nostro recente passato, che ha fatto decine di migliaia di morti, molti dei quali assassinati quando essa, ufficialmente, era finita con la resa di una delle due parti; per\u00f2, per quasi settant&#8217;anni, nessuno l&#8217;ha mai chiamata col suo nome, nessun libro di testo, nessun professore: e hanno insegnato agli studenti a non chiamarla con il suo nome, ma a chiamarla sempre e solo Resistenza, con la lettera maiuscola, per nobilitare la parte che ha vinto e che ha preteso di rifare la storia, prendendosi ogni virt\u00f9 ed ogni merito, e scaricando sugli sconfitti ogni colpa e ogni vizio. E avanti con il nostri elenco. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 lo sport, ma, al suo posto, ci sono delle squadre, formate in gran parte da stranieri, che funzionano solo come macchine per fare soldi, e che somministrano agli atleti sostanze chimiche per migliore le loro prestazioni: ma per un giovane italiano &quot;pulito&quot;, che abbia voglia di fare sport, con passione, con perseveranza, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 posto: nessuno saprebbe che farsene di lui. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il cinema, ma una mostruosa industria americana per l&#8217;incretinimento accelerato del pubblico, che ha ormai invaso tutte le sale e anche gran parte delle programmazioni televisive. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 arte: basta andare a qualche mostra di pittura, o ammirare &#8212; si fa per dire &#8212; l&#8217;ultima creazione di qualche <em>archistar<\/em>, tipo il ponte di Calatrava, a Venezia, o l&#8217;ultima chiesa costruita da qualche architetto modernista: c&#8217;\u00e8 solo materia, ma nessuna idea, nessuna sensibilit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 letteratura, ma solo una industria editoriale che sforna libri stupidi, inutili e scritti malissimo, buoni per venderli e tradurli in decine di milioni di copie e per distribuirli anche nei supermercati, a prezzo scontato. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 artigianato, perch\u00e9, se vi si rompe un oggetto personale o un elettrodomestico, vi conviene comperarlo nuovo: sia perch\u00e9 non vale la spesa farlo aggiustare, sia perch\u00e9 non trovate pi\u00f9 nessuno che ve lo aggiusti: che si tratti di un paio di scarpe o della lavatrice. Nessuno ha pi\u00f9 voglia di fare il calzolaio o l&#8217;elettricista: si guadagna troppo poco, e inoltre si \u00e8 smarrita l&#8217;arte, si \u00e8 interrotta la catena generazionale delle competenze. Oggi nessuno saprebbe pi\u00f9 costruire, non diciamo la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, o il duomo di Milano, ma neppure il modesto capitello che ornava l&#8217;angolo di casa dei nostri nonni. Lo farebbero, s\u00ec, per\u00f2 male: costerebbe troppo e si logorerebbe in pochi anni. La verit\u00e0 \u00e8 che non abbiamo pi\u00f9 nemmeno muratori capaci di fare un piccolo lavoro a regola d&#8217;arte: abbiamo solo grandi societ\u00e0 edili che tirano su palazzoni brutti e anonimi, ove dopo qualche anno sorgono problemi con le piastrelle, con le tubature, con il riscaldamento, con gli ascensori. Quasi non abbiamo pi\u00f9 artigiani che aggiustano le biciclette; quei pochi, sono oberati di lavoro, vi aggiustano una foratura dopo due settimane: anche in questo caso, meglio comprare la bici nuova e fiammante al pi\u00f9 vicino centro commerciale, e poi trovarsela che perde la catena dopo soli tre mesi. Le cose fatte in serie sono programmate per non durare: sono non-cose, come gli aeroporti sono non-luoghi e come le folle che si aggirano per i quartieri anonimi sono non-persone.<\/p>\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 grave di tutte, \u00e8 la perdita della speranza. Osservate le facce della gente: non sono come quelle di trenta o quarant&#8217;anni fa. Sono assenti, atone; spesso sono tristi e preoccupate; ancora pi\u00f9 spesso sono dure, con una luce cattiva nello sguardo. La gente si \u00e8 indurita e incattivita, perch\u00e9 ha perso la speranza. Per\u00f2 non lo vuole ammettere, non lo ammetterebbe mai: come! Ma se viviamo nel migliore dei mondo possibili: il mondo della tecnologia, della scienza, del progresso! Il mondo dei diritti umani e dei diritti civili finalmente rispettati! Il mondo dove ogni profugo, vero o falso, ha diritto di asilo; ogni omosessuale ha diritto di sposarsi e di avere dei figli; ogni cretino ha diritto di avere un diploma e anche una laurea; ogni asino calzato e vestito, di andare a votare; e ogni bambino ha diritto di avere due genitori, magari dello stesso sesso, di subire una decina di vaccini obbligatori, di andare a scuola a farsi incretinire, e di avere il suo telefonino e il computer personali. In un mondo cos\u00ec, non c&#8217;\u00e8 ragione di essere tristi o preoccupati; soprattutto, non c&#8217;\u00e8 ragione di svegliarsi. Meglio continuare a dormire; anche se i dolci sogni voluttuosi si stanno trasformando in incubi. Ma sono incubi di lusso, incubi progressisti: sono i costi inevitabili del benessere; bisogna pagarli senza fare tante storie. Perdio, non si ha il diritto di essere cos\u00ec ingrati verso la modernit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte si cercano le risposte sui libri, o nella filosofia, o chiss\u00e0 dove, quando le si ha l\u00ec davanti, proprio l\u00ec, sotto il naso. 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