{"id":26883,"date":"2022-10-01T12:20:00","date_gmt":"2022-10-01T12:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/01\/levinas-uno-dei-cattivi-maestri-della-neo-teologia\/"},"modified":"2022-10-01T12:20:00","modified_gmt":"2022-10-01T12:20:00","slug":"levinas-uno-dei-cattivi-maestri-della-neo-teologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/01\/levinas-uno-dei-cattivi-maestri-della-neo-teologia\/","title":{"rendered":"L\u00e9vinas: uno dei cattivi maestri della neo-teologia"},"content":{"rendered":"<p>Emmanuel L\u00e9vinas (Kovno, 12 gennaio 1906-Clichy, 25 dicembre 1995), per molti anni professore alla Scuola Normale Isreaelita e <em>maitre-\u00e0-penser<\/em> della Parigi cosmopolita e progressista del secondo dopoguerra, ha esercitato un&#8217;influenza notevolissima, per non dire decisiva, sulla cultura filosofica europea. \u00c8 stato uno di quelli che non esitiamo a definire cattivi maestri del Novecento, intendendo per cattivi maestri coloro i quali hanno portato il pensiero fuori dal suo alveo naturale e lo hanno staccato dalla tradizione classica e scolastica, per sospingerlo sempre pi\u00f9 lontano, in piena corrente relativista, immanentista e soggettivista.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, definiamo cattivi maestri quelli che, assumendo le forme esteriori della compassione e della compartecipazione, dell&#8217;empatia e della solidariet\u00e0, e predicando incessantemente la necessit\u00e0 di ascoltare l&#8217;Altro, di riconoscere il Volto dell&#8217;Altro, di inchinarsi davanti alla verit\u00e0 morale impersonata dall&#8217;Altro, come Martin Buber e L\u00e9vinass, di fatto hanno portato avanti una concezione del reale nient&#8217;affatto <em>super partes<\/em>, bens\u00ec fondata sulla <em>Cabala<\/em> e il <em>Talmud<\/em>, secondo la quale il cristianesimo, in particolare cattolico, \u00e8 &#8212; come per la massoneria di ieri, oggi e sempre &#8211; il grande nemico e il principale ostacolo da abbattere per giungere a realizzare un mondo migliore, libero da oppressioni e pregiudizi, ove ogni realt\u00e0 soggettiva, per quanto discutibile o francamente malsana e patologica, sia lasciata finalmente libera di esprimere e manifestare pienamente se stessa, sempre sulla base di un&#8217;idea volutamente approssimativa di ci\u00f2 che \u00e8 dialogo, unione, valorizzazione di ogni singolarit\u00e0 &#8212; e naturalmente accoglienza incondizionata, il <em>sancta sanctorum<\/em> del politicamente corretto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per esporre dettagliatamente il pensiero filosofico e teologico di Emmanuel L\u00e9vinas; diamo ci\u00f2 per scontato da parte di coloro i quali, interessati a questo argomento, ci stanno leggendo. Baster\u00e0 ricordare che al centro di esso campeggia, quasi moderno idolo, il Volto dell&#8217;Altro, il quale non incarna la verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 indefinibile e irraggiungibile, ma ugualmente, nella sua <em>nudit\u00e0 essenziale<\/em> &#8212; come dice L\u00e9vinas &#8212; esige e pretende da noi un atto d&#8217;incondizionata accoglienza e accettazione, una dedizione totale e assoluta che non si pone come un&#8217;esigenza della ragione, ma come un imperativo morale. Da qui l&#8217;ida dell&#8217;etica come la filosofia prima, in polemica con la concezione tradizionale della filosofia prima intesa, aristotelicamente e tomisticamente, come l&#8217;ontologia. Il volto dell&#8217;Altro \u00e8 una rivelazione, una vera e propria epifania, che rimanda direttamente all&#8217;assoluto e quindi tende a immanentizzare l&#8217;essere, che non \u00e8 pi\u00f9 un principio trascendente, ma \u00e8 il &quot;tu&quot; che ci interpella e ci coinvolge, senza residui, attraverso la verit\u00e0 dello sguardo dell&#8217;Altro.<\/p>\n<p>A ben guardare, \u00e8 sempre la vecchia, perenne, eterna tentazione della gnosi e della <em>Cabala<\/em>: mettere l&#8217;uomo al posto di Dio, immanentizzare Dio e divinizzare l&#8217;uomo, porre la metafisica del divenire al posto della metafisica dell&#8217;essere. Nel perpetuo divenire, succedono cose abbastanza strane: il Volto dell&#8217;Altro, per esempio, si cristallizza in un assoluto, in un kantiano imperativo categorico, che non si rivolge alla nostra razionalit\u00e0, non \u00e8 un <em>rationabile obsequium<\/em> ad una verit\u00e0 certa, ma solo ed esclusivamente obbedienza pronta e incondizionata a una Legge misteriosa che ordina: <em>Tu devi amarlo! Tu devi farti carico del suo esserci! La tua vita non ha altro scopo, altro fine, altro significato, che<\/em> <em>quello di inchinarti dinanzi all&#8217;epifania del Volto dell&#8217;Altro!<\/em> E questo \u00e8 tipico dell&#8217;atteggiamento farisaico, nel senso tecnico e non nel senso di un giudizio morale, proprio della cultura rabbinica che \u00e8 il retroterra culturale di tutta la speculazione di L\u00e9vinas. Egli \u00e8 un grande studioso del <em>Talmud<\/em> e pensa che la Parola di Dio risuoni nell&#8217;anima per forza propria e sia prima di tutto un imperativo di ordine etico.<\/p>\n<p>Al limite, il senso letterale della Parola di Dio rischia di essere fuorviante, perch\u00e9 la Parola di Dio, interpretata per mezzo del <em>Talmud<\/em>, \u00e8 sempre qualcosa di pi\u00f9 e qualcosa di meno rispetto alla vita: per cui si potrebbe affermare che, paradossalmente, ci\u00f2 che vuol fare L\u00e9vinas \u00e8 de-ontologizzare la <em>Torah<\/em>, eliminare le incrostazioni dogmatiche, restituirle la sua immediatezza etica che si coglie nel Volto dell&#8217;Altro e non nella Legge scritta. La sua aspra critica al detto di Cristo che il sabato \u00e8 fatto per l&#8217;uomo e non l&#8217;uomo per il sabato \u00e8 alquanto caratteristica. Per lui, questa frase non \u00e8 che un&#8217;espressione di suprema malizia: il sabato \u00e8 il giorno di Dio ed \u00e8 malizioso e fuorviante cercare le eccezioni alla regola divinamente stabilita. Dio non vuole persuadere, vuole essere obbedito: anche perch\u00e9 il Dio di L\u00e9vinas \u00e8 il Dio dei rabbini, non certo il Dio di Ges\u00f9 Cristo, e neppure quello di Mos\u00e8. \u00c8 un Dio che ha pochi tratti di trascendenza e alterit\u00e0 rispetto alla creatura, sembra anzi avere in s\u00e9, hegelianamente ed heideggerianamente, qualcosa dello spirito immanente che si manifesta, ancora e sempre, nel Volto dell&#8217;Altro. Insomma \u00e8 un Dio del quale \u00e8 vano chiedersi quale sia la natura, ed \u00e8 vano cercarlo nel regno dei cieli, perch\u00e9 Egli \u00e8 qui, nell&#8217;Altro, e una cosa sola ci ordina: obbedire all&#8217;imperativo morale.<\/p>\n<p>Scrive il teologo Gaspare Mura nella sua pregevole monografia <em>Emmanuel L\u00e9vinas: ermeneutica e &quot;separazione&quot;<\/em>, Roma, Citt\u00e0 Nuova Editrice, 1982, pp. 155-158; 167-168):<\/p>\n<p><em>Il volto di L\u00e9vinas \u00e8 un volto che per non rischiare di farsi segno di una ideologia, anche religiosa, \u00e8 un volto senza verit\u00e0. Il volto non \u00e8 portatore di una propria parola veritativa, ma la verit\u00e0 del volto risiede gi\u00e0 nella pre-comprensione con cui io mi accosto al volto: e che \u00e8 quella, etica, dell&#8221;esposizione&#8217;, della &#8216;sostituzione&#8217;, della &#8216;giustizia&#8217;. Pu\u00f2 certo sembrare gi\u00e0 molto l&#8217;affermazione di questi valori. Ma nella prospettiva di una pi\u00f9 complessa ermeneutica religiosa, e anche teologica, questo &quot;molto&quot; \u00e8 ancora troppo poco. Perch\u00e9 se il volto non \u00e8 anche &quot;segno&quot; di verit\u00e0, il volto non ha nemmeno un &quot;nome&quot;. L&#8217;indicibilit\u00e0 della verit\u00e0 del volto significa anche l&#8217;indicibilit\u00e0 del nome. Ossia significa che la parola dell&#8217;altro non diventa mai una parola che mi porta un messaggio, ma una pura presenza che mi ordina l&#8217;esposizione o la sostituzione, senza che io abbia nessuna possibilit\u00e0 di comprendere il senso interiore, proprio, e quindi personale di quella parola, n\u00e9 di cogliere, nel caso dell&#8217;interpellazione profetica, il messaggio di verit\u00e0 religiosa che essa contiene. Di fronte alla parola profetica, io mi trovo in una nudit\u00e0 che mi impedisce di capire sia i motivi del mio assenso ad essa, sia il senso interiore del messaggio che essa vuole comunicarmi. La pre-comprensione ermeneutica viene, in L\u00e9vinas, capovolta. \u00c8 il volto dell&#8217;altro la parola stessa che mi interpella, senza tuttavia rivolgersi alla mia &quot;comprensione&quot;, ma alla mia &quot;obbedienza&quot;. Il suo rivolgersi a me non si apparenta allora all&#8217;interpellazione o al dialogo, ma al comando. Il volto dell&#8217;altro non porta nessun nome di verit\u00e0, ma la presenza, nuda, di una parola di comando, che interpella una risposta di obbedienza. Non \u00e8 un caso, a mio avviso, che la riflessione hegeliana abbia sviluppato la tematica del rapporto schiavo-padrone partendo da questo rapporto di obbedienza- comando, tipico della Legge nell&#8217;ebraismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Da un punto di vista ermeneutico, inoltre, l&#8217;impossibilit\u00e0 di comprendere la parola dell&#8217;altro, comporta gravi conseguenze proprio per quanto concerne il rapporto con la Parola della Scrittura. Questa, per L\u00e9vinas, sussiste solo in quanto ha riferimento alla Torah. Ma qual \u00e8 il motivo della mia obbedienza se sono reso invincibilmente incapace di trovare in me le ragioni per obbedire e per comprendere la VERIT\u00c0 della Parola? Si pu\u00f2 cogliere qui una notevole differenza di prospettiva insita nel messaggio cristiano, il quale vuole essere PROPOSTA di una parola di verit\u00e0 che, proprio perch\u00e9 tale, richiede un &#8216;obseqium rationale&#8217; alla stessa obbedienza della fede. La parola di Dio non umilia l&#8217;uomo in una obbedienza di cui non sa il perch\u00e9; il sabato \u00e8 per l&#8217;uomo e non l&#8217;uomo per il sabato, nonostante L\u00e9vinas si sforzi, in uno dei suoi pi\u00f9 celebri commentari talmudici, di dimostrare la capziosa ipocrisia di questo detto evangelico. Pertanto, dinanzi a quelli che Ricoeur ha indicato come i maestri del sospetto, come sar\u00e0 possibile evitare e l&#8217;inquietante dubbio che la Parola del Santo non sia piuttosto una nostra parola, una nostra proiezione, senza una rigorosa fondazione, nella pre-comprensione metafisica, e quindi veritativa, dell&#8217;ASSENSO dato a quella parola? A quale parola dell&#8217;altro io devo abbandonarmi per non perdermi definitivamente? Se non ho nessuna possibilit\u00e0 di &quot;comprendere&quot; il suo messaggio in senso veritativo, mediante i segni di cui si fa portatore, e il &#8216;kerygma&#8217; che \u00e8 testimonianza di verit\u00e0, che motivi ho per abbandonarmi all&#8217;altro se non quelli di una fede senza presupposti e senza RAGIONE? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 di formulazioni particolari, il pensiero di L\u00e9vinas sembra oggi costituire infatti uno dei principali punti di riferimento per la contestazione ed il rifiuto dell&#8217;onto-teologia. L&#8217;influsso di L\u00e9vinass \u00e8 notevole, in questa direzione, anche tra i pensatori cristiani. Non si comprenderebbe ad esempio il senso della ricerca di J.-L. Marion, fino al suo ultimo lavoro dedicato ad un &quot;Dio senza essere&quot;, senza la diretta ispirazione levinasiana. Certamente anche in Heidegger si pu\u00f2 trovare un rifiuto della concettualizzazione, della descrizione, della definizione dell&#8217;essere, della tematizzazione che, riducendo l&#8217;essere nell&#8217;essenza concettuale, lo limiterebbe, relegandolo nell&#8217;oblio. Come l&#8217;Essere non pu\u00f2 essere detto senza tradirlo nella sua realt\u00e0, n\u00e9 concettualizzato o tematizzato, senza ridurlo alle dimensioni di una pura essenza, cos\u00ec anche il discorso su Dio deve mantenersi in un puro ascolto che esclude ogni concettualizzazione, ogni tematizzazione, e, ancor pi\u00f9, ogni sovrapposizione di categorie ontologiche e metafisiche alla Parola rivelata. Non \u00e8 contestabile che proprio Heidegger sia stato utilizzato in funzione anti onto-teologica, dando origine, a partire da Bultmann, alla cosiddetta de-ontologizzazione della teologia. Ora, va qui osservato &#8212; pur non potendosi soffermare particolarmente su questo aspetto del pensiero heideggeriano &#8212; che la de-ontologizzazione di L\u00e9vinass \u00e8 molto pi\u00f9 radicale e drastica di quella proposta dallo stesso Heidegger. Per Heidegger, l&#8217;esclusione delle categorie essenzialiste per la comprensione dell&#8217;Essere, non esclude n\u00e9 la comprensione del&#8217;Essere nel suo farsi presente nella Parola, n\u00e9 quel tipo particolare di tematizzazione che \u00e8 costituito dall&#8217;ermeneutica. Viceversa, L\u00e9vinass si oppone a Heidegger proprio su questo che a lui pare l&#8217;ultimo residuo ontologico del suo pensiero, proponendo un oltrepassamento della comprensione ermeneutica, che si instaurerebbe sempre alla luce dell&#8217;essere, in nome di una pura obbedienza al comando di una Parola che proviene dal Totalmente Altro dall&#8217;essere, e che non richiede n\u00e9 interpretazione, n\u00e9 concettualizzazione, n\u00e9 tematizzazione, che non siano quelle, esclusive, della sua applicazione etica.<\/em><\/p>\n<p>Il <em>Talmud<\/em>, \u00e8 inutile girarci attorno o fare finta di non vederlo, \u00e8 animato da una radicale opposizione al cristianesimo; e gi\u00e0 per ci\u00f2 stesso L\u00e9vinas deve essere considerato un pensatore anticristiano. Inoltre la sua interpretazione del <em>Talmud<\/em> \u00e8 che esso non sia uno strumento per la migliore comprensione della <em>Torah<\/em> o Legge mosaica, ma in un certo senso un suo superamento, perch\u00e9 la cosa essenziale, in esso, \u00e8 ci\u00f2 che hanno detto e prescritto i rabbini, non ci\u00f2 che (forse) ha detto Mos\u00e8 a nome di Dio. In questo senso, il pensiero di L\u00e9vinas \u00e8 doppiamente anticristiano, perch\u00e9 recide alla radice ogni legame fra la Legge mosaica e il Vangelo di Ges\u00f9 e sottopone la stessa Legge mosaica alla lettura che ne hanno fatto i rabbini in un arco di tempo che si conclude nel VI secolo d. C. Il suo atteggiamento verso il cristianesimo \u00e8 evidenziato da ci\u00f2 che egli ha detto di Madre Teresa di Calcutta: che gli sembrava una quasi perfetta incarnazione di ci\u00f2 che prescrive il <em>Talmud<\/em> nei confronti dell&#8217;Altro (una cosa che \u00e8 possibile dire solo facendo finta d&#8217;ignorare che l&#8217;altro, nel <em>Talmud<\/em>, l&#8217;altro che va amato e della cui presenza bisogna incondizionatamente farsi carico, \u00e8 sempre e solo il confratello giudeo, mai e poi mai il gentile, e soprattutto giammai l&#8217;aborrito cristiano). In altre parole, incontrano l&#8217;approvazione di L\u00e9vinas quei comportamenti dei cristiani che non sono specificamente cristiani, anzi che non sono neppure specificamente religiosi, o che almeno cos\u00ec possono apparire a un occhio esterno, ma che rispondono esclusivamente alla legge morale che ordina di amare l&#8217;Altro.<\/p>\n<p>Ci permettiamo, a questo punto, la domanda: come si passa dall&#8217;Altro al prossimo? Come fa l&#8217;Altro a divenire, per me, il prossimo, da amare come me stesso? \u00c8 questo il passaggio mancante nella teologia di L\u00e9vinas, de-ontologizzata e ridotta pura <em>praxis<\/em>. L&#8217;altro, infatti, \u00e8 sempre e solo l&#8217;altro: per divenire prossimo, bisogna che ci sia un&#8217;istanza superiore, un Dio padre degli uomini, che ci faccia vedere nel volto dell&#8217;altro, il nostro stesso volto; e, pi\u00f9 ancora, il Suo stesso volto. Come dice Ges\u00f9 (<em>Mt<\/em> 25,40): <em>In verit\u00e0 vi dico: tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli lo avete fatto a me.<\/em> E ancora (<em>Gv<\/em> 14,9): <em>Chi ha visto me [il Figlio fatto uomo] ha visto il Padre&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emmanuel L\u00e9vinas (Kovno, 12 gennaio 1906-Clichy, 25 dicembre 1995), per molti anni professore alla Scuola Normale Isreaelita e maitre-\u00e0-penser della Parigi cosmopolita e progressista del secondo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[117,157,263],"class_list":["post-26883","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-dio","tag-gesu-cristo","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26883"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26883\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}