{"id":26862,"date":"2017-06-10T04:43:00","date_gmt":"2017-06-10T04:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/10\/altro-che-satellite-morto-la-luna-e-viva\/"},"modified":"2017-06-10T04:43:00","modified_gmt":"2017-06-10T04:43:00","slug":"altro-che-satellite-morto-la-luna-e-viva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/10\/altro-che-satellite-morto-la-luna-e-viva\/","title":{"rendered":"Altro che satellite morto: la Luna \u00e8 viva"},"content":{"rendered":"<p>Si sente spesso parlare della Luna, anche da parte di &quot;esperti&quot;, su riviste e in programma scientifici divulgativi, come di un corpo celeste &quot;morto&quot;, &quot;spento, &quot;desolato&quot;, il che non \u00e8 affatto vero. Tutto sta a vedere cosa si intende per &quot;morto&quot;: se si sceglie la Terra quale metro di paragone, allora non solo tutti gli altri pianeti, satelliti e asteroidi del nostro Sistema Solare, ma anche migliaia e milioni di altri corpi celesti, sparsi dell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;Universo, dentro e fuori la nostra Galassia, la Via Lattea, potrebbero essere definiti &quot;morti&quot;, &quot;spenti&quot; e &quot;desolati&quot;. Perch\u00e9 la terra \u00e8 il &quot;Pianeta Azzurro&quot;, una meraviglia di vitalit\u00e0, di freschezza, ricco com&#8217;\u00e8 di acqua nei suoi tre stati &#8211; liquido, solido e gassoso -, con i suoi mari, i suoi laghi, i suoi fiumi, i suoi ghiacciai, le sue nuvole, le sue perturbazioni atmosferiche, i suoi venti, le sue piogge, le sue grandinate, le sue nevicate; le sue foreste, le sue praterie, le sue tundre, pullulanti di vita, di pesci, di mammiferi, di anfibi, di rettili, di uccelli, di milioni e milioni d&#8217;insetti; e poi le sue montagne in lento assestamento, i suoi terremoti, le sue eruzioni vulcaniche, i suoi <em>geyser<\/em>, le sue maree, tutti segni che la Terra \u00e8 un corpo vivo, giovane, pulsante, fremente di attivit\u00e0, non solo alla superficie, ma anche al di sotto, l\u00e0 dove si producono scosse e movimenti, dove si accumulano i materiali incandescenti che poi verranno espulsi e che andranno a formare, forse, delle nuove isole, che prima non esistevano, mentre altre verranno sommerse e scompariranno sotto la superficie delle onde.<\/p>\n<p>Paragonato a una simile variet\u00e0, a una simile ricchezza, a una simile esuberanza, quale altro corpo celeste potrebbe reggere il confronto con la nostra Terra? Non solo ricco di acqua e di ossigeno, ma anche dotato di una massa ideale, n\u00e9 troppo grande, n\u00e9 troppo piccola, in modo che la pressione atmosferica \u00e8 perfettamente commisurata per la vita delle creature che la abitano: se fosse molto pi\u00f9 grande, la pressione le schiaccerebbe al suolo, se molto pi\u00f9 piccola, rischierebbero di fluttuare nell&#8217;aria come se non avessero peso. La Luna, al confronto, pu\u00f2 anche apparire morta, spenta e desolata: ma questa sarebbe solo la prima impressione, un&#8217;impressione decisamente superficiale. In realt\u00e0, ad osservarla bene, la superficie lunare presenta tutta una serie di segni che indicano movimento, attivit\u00e0, e quindi cambiamento, al punto che le mappe lunari devono essere aggiornate e modificate, via via che tali mutamenti cadono sotto l&#8217;osservazione degli astronomi. A volte si notano dei cambiamenti di luce o di colore in alcuni punti della superficie; a volte paiono comparire delle nebbie, delle nubi, che nascondono la superficie stessa; in certi casi, sembra perfino che degli elementi del paesaggio lunare, come i crateri, scompaiano e ricompaiano, cosa che, ovviamente, lascia estremamente perplessi e sconcertati gli osservatori. Sta di fatto che simili fenomeni sono stati notati da almeno un migliaio d&#8217;anni, e non solo da osservatori casuali occasionali, o da astrofili dilettanti, ma anche da seri professionisti che lavorano in strutture scientificamente sofisticate. Anche se, bisogna subito aggiungere, negli ambienti scientifici se ne parla poco, e quel poco con un certo riserbo, se non con una punta di fastidio, come se gli astronomi professionisti non amassero questo tipo di ricerche, o come se temessero di dare l&#8217;impressione di una eccessiva credulit\u00e0, e di perdere \u00a0un poco del loro prestigio, se si abbassassero a indagare tali fenomeni . I quali, in teoria, non dovrebbero esserci, per cui la sola presa d&#8217;atto che essi, invece, esistono, li porta su un terreno che essi detestano, quello che si trova alle frontiere della scienza, dove non \u00e8 possibile, o ancora non \u00e8 possibile, stabilire con sicurezza la linea di confine tra ci\u00f2 che \u00e8 possibile, almeno teoricamente, e quindi verosimile, e ci\u00f2 che, essendo impossibile, non merita nemmeno, secondo loro, di sprecarvi un attimo del loro prezioso tempo, e un millesimo della loro tanto sudata rispettabilit\u00e0 accademica. Comunque, per indicare i fenomeni in questione, \u00e8 stata creata la sigla, T.L.P., in inglese:\u00a0<em>Transient lunar phenomenon<\/em>, ossia Fenomeni lunari temporanei (o transienti), che non ha fatto altro che raddoppiare il problema, perch\u00e9 gli scienziati di tendenza pi\u00f9 scettica non sono propensi ad accogliere nemmeno la possibilit\u00e0 teorica che esistano simili eventi, e, quindi, non gradiscono servirsi della sigla T.L.P:, perch\u00e9, se lo facessero, anche solo in via d&#8217;ipotesi, avrebbero timore di compromettersi e di riconoscere qualcosa nella cui esistenza non credono.\u00a0<\/p>\n<p>Il caso forse pi\u00f9 noto di questi Fenomeni lunari temporanei \u00e8 offerto dal cratere Linneo, che ha tutta una storia di controversie scientifiche e intorno al quale si \u00e8 formato quasi un alone di leggenda, tanto \u00e8 vero che la corrente pi\u00f9 estremista dei &quot;possibilisti&quot; ipotizza l&#8217;esistenza di una base aliena, le cui attivit\u00e0 sarebbero responsabili degli strani fenomeni osservati. Ma innanzitutto vediamo di che cosa si tratta, affinch\u00e9 il lettore possa cominciare a farsi una sua idea dell&#8217;intera faccenda. Le supposizioni e le considerazioni ipotetiche devono venire dopo, non prima, della semplice esposizione dei fatti.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 iniziato nel 1866, allorch\u00e9 un astronomo e geofisico tedesco, Johann Friedrich Julius Schmidt (1825-1884), osservando, da Atene, la superficie lunare, trov\u00f2 che il cratere Linneo era sparito, e ne diede comunicazione ufficiale. Linneo \u00e8 un cratere relativamente piccolo (diametro di 2 chilometri e mezzo) situato nel Mare della Serenit\u00e0, non lontano da un altro cratere, assai pi\u00f9 grande e conosciuto: Bessel, che ha un diametro di quasi 20 km. Linneo era comparso per la prima volta in una carta lunare nel 1838, per opera di altri due astronomi tedeschi, Wilhelm Beer e Johan von M\u00e4dler, che lo raffigurarono come ben delineato e piuttosto profondo.\u00a0<\/p>\n<p>Ma ecco Schmidt, che era uno scienziato pi\u00f9 che rispettabile, affermare che Linneo aveva cambiato aspetto, anzi, era scomparso, e, che, al suo posto, si poteva vedere adesso una macchia di colore biancastro. Ora, il problema \u00e8 che i crateri lunari, secondo la maggioranza degli scienziati, devono essersi formati da milioni di anni; pertanto, la scomparsa di uno di essi starebbe a indicare che, sulla superficie della Luna, avvengono dei cambiamenti repentini, anche in tempi recenti, il che \u00e8 in contrasto con la visione di un mondo immobile dalle antiche epoche geologiche. Per la precisione, Schmidt sostenne che Linneo, durante l&#8217;illuminazione obliqua, era divenuto completamente invisibile, mentre ad angoli d&#8217;illuminazione pi\u00f9 alti appariva piuttosto come un punto luminoso. La sua conclusione fu che\u00a0<em>Linneo non pu\u00f2 essere visto come un cratere di tipo normale sotto qualunque illuminazione<\/em>, perch\u00e9 era\u00a0<em>avvenuta qualche modifica locale<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>Ne nacque un mezzo putiferio: <em>una modifica<\/em> significava cambiamento; e quale cambiamento poteva esservi stato, se la superficie lunare era immobile dalla notte dei tempi? A gettar legna sul fuoco ci si mise anche von M\u00e4dler, il quale dichiar\u00f2 che, nel 1868 (cio\u00e8 due anni dopo la segnalazione di Schmidt) il cratere Linneo era esattamente tale e quale egli lo aveva osservato e disegnato, con Beer, nel 1838, trent&#8217;anni prima. A confermare, per\u00f2, l&#8217;affermazione di Schmidt, che nel 1866 Linneo era divenuto appena una chiazza bianca, intervennero alcuni eminenti astronomi ai quali, dall&#8217;osservatorio di Atene, lo stesso Schmidt aveva segnalato l&#8217;evento: Secchi, Wolf e Huggins. Da allora, le ipotesi e le discussioni si sono succeduti senza posa: fatto sta che Linneo \u00e8 &quot;ricomparso&quot;, ammesso che fosse mai sparito, e lo si pu\u00f2 osservare con sufficiente chiarezza per affermare che \u00e8 sempre lo stesso, per\u00f2, nello stesso tempo, \u00e8 innegabile che il suo aspetto si presenta, di volta in vola, molto diverso, a seconda dell&#8217;angolo di illuminazione in cui lo si osserva.<\/p>\n<p>Tutto chiarito e mistero risolto, dunque? S\u00ec e no. Ma prima di andare oltre, cediamo la parola a un noto divulgatore scientifico, Piero Bianucci, classe 1944, \u00a0il quale, in una monografia ormai divenuta un piccolo classico, ricapitolava con chiarezza l&#8217;intera questione (da: P. Bianuci, <em>Universo senza confini<\/em>, Milano, Sugarco Edizioni, 1977, pp. 108-110):\u00a0<\/p>\n<p><em>Tra le molte foto scattate dal &quot;Lunar Orbiter V&quot; Usa ce n&#8217;\u00e8 una particolarmente curiosa. Riproduce il pendio esterno del cratere Vitellio (46 chilometri di diametro, altezza massima dell&#8217;anello montuoso 1.684 metri, collocato nell&#8217;angolo meridionale del &quot;Mare Humorum&quot;) e vi si distinguono nettamente due tracce lasciate nella polvere lunare che terminano con due massi rocciosi. La prima traccia \u00e8 lunga circa trecento metri, e il masso che l&#8217;ha scavata rotolando gi\u00f9 dal pendio del cratere ha una larghezza di 25 metri. L&#8217;altra \u00e8 lunga 400 metri e il masso, arrestatosi in pianura, misura cinque metri ed ha forma tondeggiante. Dunque la Luna non \u00e8 un mondo completamente immobile, avvengono ancora fenomeni di assestamento e di erosione. Ma esistono anche fenomeni pi\u00f9 vistosi? L&#8217;impatto con qualche meteorite ha aperto nuovi crateri?<\/em><\/p>\n<p><em>Il caso pi\u00f9 discusso \u00e8 quello di Limneus, un piccolo cratere nel Mare della Serenit\u00e0, in corrispondenza del passaggio nel Mare delle Piogge. Attualmente si presenta, visto al telescopio, come una macchiolina bianca che risalta bene sul fondo scuro del &quot;mare&quot;, ma nelle carte lunari pi\u00f9 antiche \u00e8 rappresentato come un&#8217;apertura di una decina di chilometri con pareti scoscese; per grandezza era ritenuto il terzo di quel &quot;mare&quot;, e risultava visibile persino durante il plenilunio. Schmidt, che lo aveva studiato fin dal 1841, rimase alquanto perplesso quando nell&#8217;ottobre 1866 not\u00f2 che il cratere era praticamente svanito nel nulla. Osservazioni pi\u00f9 accurate rivelarono poi tracce modeste di un cratere, ma con diametro e profondit\u00e0 assai minore di quelle attribuite a Limneus nella carta lunare di Beer e Maedler, i due migliori selenografi dell&#8217;Ottocento, autori anche di importanti studi su Marte.<\/em><\/p>\n<p><em>Questi cambiamenti rimangono inspiegabili, ma certo l&#8217;aspetto del cratere secondo le fotografie scattate dagli astronauti \u00e8 molto diverso da quello osservato nel secolo scorso. Oggi Limneus \u00e8 giudicato uno dei crateri di pi\u00f9 recente formazione, ha un diametro massimo di 2.450 metri, profondit\u00e0 di 600 metri e un&#8217;altezza, rispetto alla superficie esterna, di 125 metri: un oggetto, dunque, al limite del potere risolutivo degli strumenti usati da Beer e Maedler (che avevano a disposizione un rifrattore di appena undici centimetri di apertura).<\/em><\/p>\n<p><em>Un altro caso di neoformazioni lunari \u00e8 stato registrato il 19 maggio 1877, quando Klein scorp\u00ec nel Mare dei Vaporo un nuovo cratere vicino a quello di Hyginus, cratere mai indicato da nessuna carta selenografica, bench\u00e9 di facile osservazione e per di pi\u00f9 collocato in una zona molto attentamente studiata perch\u00e9 attraversata da solchi e spaccature superficiali. Nei pressi del misterioso cratere, intanto, era apparsa anche una nuova vallata.<\/em><\/p>\n<p><em>Fenomeni non del tutto chiari sono anche quelli mostrati dal grande &quot;circo&quot; di Platone (95 chilometri di diametro, 2.400 metri di altezza), nel cui interno Pickering ha notato, in certe fasi di illuminazione, 42 piccoli crateri, che in altre fasi si trasformano in altrettante nuvolette bianche, come se emettessero fumi o vapori. Una vera e propria eruzione vulcanica sarebbe stata osservata alcuni anni fa da un astronomo russo nel cratere di Alfonso (situato quasi al centro della facciata [?] visibile, 120 chilometri di diametro, 1.950 metri di altezza).<\/em><\/p>\n<p><em>Che la Luna non sia un mondo fisicamente del tutto spento, \u00e8 dimostrato anche dai fenomeni sismici registrati con le quattro stazioni di riferimento installate dagli astronauti delle missioni &quot;Apollo&quot;. I terremoti lunari sono abbastanza frequenti, e solo raramente sono causato dall&#8217;impatto di qualche meteorite (un simile terremoto artificiale \u00e8 stato prodotto a scopo di esperimento dall&#8217;equipaggio del&#8217;&quot;Apollo 17&quot; quando ha lasciato cadere dall&#8217;orbita circumluare della sua astronave il &quot;fuoristrada&quot; Challenger, di cui gli astronauti si erano serviti per percorrere 36 chilometri sulla superficie del satellite, la pi\u00f9 ampia esplorazione diretta finora realizzata). La maggior parte dei sismi deriva invece da movimenti di assestamento, probabilmente connessi a una residua attivit\u00e0 del nucleo lunare. Il punto di origine dei terremoti, dal quale proviene l&#8217;80 per cento dell&#8217;energia liberata, si troverebbe infatti ad una profondit\u00e0 di ottocento chilometri, al di sotto del Mare Nubium e del Mare Humorum. I sismi terrestri, invece, hanno origine molto pi\u00f9 in superficie: sembra che la differenza morfologica posa essere spiegata con la presenza di uno strato sottile di pietre e polveri che avvolge la Luna fino ad una profondit\u00e0 massima di venti chilometri e diffonde notevolmente le onde sismiche.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, il problema non \u00e8 solo il cratere Linneo; sono parecchi gli eventi che rientrano nella categoria dei Fenomeni lunari temporanei. Quale forza ha spostato, per centinaia di metri, i due massi che si sono staccati dalle montagne, sul limite meridionale del Mar degli Umori, per poi rotolare nella sabbia, lasciando una chiarissima traccia sul terreno? Chi volesse un elenco pi\u00f9 ricco degli T.L.P., pu\u00f2 andare a consultare la bibliografia ad essi dedicata: sar\u00e0 una lettura interessante, che far\u00e0 nascere pi\u00f9 domande di quante siano le risposte che la scienza accademica \u00e8 in grado di offrire. Non tutto si pu\u00f2 spiegare in termini di inclinazione dei raggi luminosi. E come mai, se la Luna \u00e8 quasi priva d&#8217;atmosfera, la bandiera americana dell&#8217;<em>Apollo 11<\/em>, il 21 luglio 1969, sventolava visibilmente? Mistero; quante cose non sappiamo. La Luna, comunque, \u00e8 viva pi\u00f9 di quel che pare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sente spesso parlare della Luna, anche da parte di &quot;esperti&quot;, su riviste e in programma scientifici divulgativi, come di un corpo celeste &quot;morto&quot;, &quot;spento, &quot;desolato&quot;,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[92],"class_list":["post-26862","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-astronomia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-astronomia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26862","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26862"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26862\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30140"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26862"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}