{"id":26858,"date":"2015-11-27T09:43:00","date_gmt":"2015-11-27T09:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/27\/luigi-russolo-pittore-e-compositore-futurista-esploratore-di-sentieri-mai-tentati\/"},"modified":"2015-11-27T09:43:00","modified_gmt":"2015-11-27T09:43:00","slug":"luigi-russolo-pittore-e-compositore-futurista-esploratore-di-sentieri-mai-tentati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/27\/luigi-russolo-pittore-e-compositore-futurista-esploratore-di-sentieri-mai-tentati\/","title":{"rendered":"Luigi Russolo, pittore e compositore futurista, esploratore di sentieri mai tentati"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe ora che si tornasse a parlare di Luigi Russolo (nato a Portogruaro, in provincia di Venezia &#8212; oggi citt\u00e0 metropolitana di Venezia &#8211; il 30 aprile 1885 e morto a Laveno-Mombello, sul Lago Maggiore, in provincia di Varese, il 4 febbraio 1947): uno fra i massimi esponenti del Futurismo, e una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 variegate, pi\u00f9 affascinanti e strane (nel senso positivo della parola) della cultura italiana del primo Novecento. Fu compositore originalissimo e pittore fra i pi\u00f9 dotati di quella stagione, ma anche filosofo e cultore di esoterismo: aspetti, questi ultimi due, fra i meno studiati e, quindi, fra i meno conosciuti della sua gi\u00e0 misteriosa personalit\u00e0 di uomo, di artista e di pensatore.<\/p>\n<p>Qualche anno fa, nel 2009, la sua citt\u00e0 natale gli ha dedicato il teatro cittadino: bene, ma \u00e8 ancora poco. \u00c8 la cultura nazionale che dovrebbe svegliarsi e darsi da fare per riproporre al pubblico questa straordinaria figura di artista e musicista: una figura cos\u00ec complessa e intrigante, capace d&#8217;intuizioni cos\u00ec profonde e folgoranti, da oltrepassare, e di molto, il livello medio degli artisti e intellettuali del suo tempo, e anche di quello successivo. Bench\u00e9 sia sempre cosa poco simpatica, e, possibilmente, da evitare, quella di fare dei confronti, come non notare l&#8217;incredibile disparit\u00e0 di trattamento &#8212; per restare nel solo ambito figurativo &#8212; ricevuto, da parte della critica, dall&#8217;opera di Renato Guttuso e di Luigi Russolo? La prima, penosamente banale nel suo &quot;realismo&quot; di pretta matrice ideologica, \u00e8 stata levata alle stelle dalla cultura dominante nel dopoguerra, forse proprio perch\u00e9 in linea con i &quot;valori&quot; di quella parte politica, di cui si proponeva di celebrare i fasti; la seconda, infinitamente pi\u00f9 originale, pi\u00f9 coraggiosa, pi\u00f9 creativa, \u00e8 stata relegata nei libri di storia dell&#8217;arte e quasi imbalsamata in una ricezione riduttiva, quasi provinciale, tendente a farne una specie di curiosit\u00e0, per poi passare avanti, lasciandola fra la polvere dei vecchi armadi.<\/p>\n<p>La personalit\u00e0 del Russolo \u00e8 stata cos\u00ec multiforme e i suoi interessi culturali cos\u00ec diversificati, cos\u00ec imprevedibili, che non pretendiamo certo, in questa sede, di darne una sintesi adeguata; al contrario: vorremmo solo smuovere un po&#8217; le acque stagnanti della cultura ufficiale, affinch\u00e9 venisse riproposta all&#8217;attenzione del grande pubblico un autore ingiustamente dimenticato, o, se non proprio dimenticato, archiviato e consegnato a una sorta di Limbo dei grandi &quot;mancati&quot;, delle avanguardie abortite, dei progetti rimasti inconclusi; un autore che merita di essere riscoperto, studiato, meditato, non solo per quel che ha fatto, ma anche per ci\u00f2 cui ha voluto alludere, pur senza riuscire a dirlo sino in fondo. Perch\u00e9, \u00e8 bene chiarirlo subito, le ambizioni intellettuali di Luigi Russolo erano immense, sconfinate: pochi altri artisti, come lui, hanno saputo pensare in grande, spingersi avanti, esplorare territori sconosciuti, pianeti insospettati, dimensioni mai neppure immaginate. Pochi, come lui, sono stati abbastanza audaci da spingersi cos\u00ec addentro nei mondi inesplorati: ed \u00e8 logico che, a un certo punto, gli siano mancate le parole, i colori, le forme, i suoni, per dire quel che aveva visto, quel che aveva intuito, quel che aveva scoperto.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio a questa sua audacia, alla consapevolezza d&#8217;essere giunto l\u00e0 dove nessuno, o quasi nessuno, si era mai spinto prima, che si deve il carattere intermittente, e quasi zigzagante, della ricerca intellettuale e artistica di Luigi Russolo; il fatto che, giunto a un certo punto del suo cammino, sovente egli sia tornato bruscamente indietro, che abbia chiuso un&#8217;esperienza per incominciarne un&#8217;altra, che abbia considerato conclusa una ricerca e si sia affrettato a cominciarne una nuova. Prendiamo solo il caso della pittura, ambito nel quale &#8211; a nostro modesto avviso &#8212; egli \u00e8 riuscito a dare il meglio di se stesso e a raggiungere i risultati pi\u00f9 originali e convincenti (mentre nell&#8217;ambito musicale, con la sua musica avveniristica e anticipatrice di soluzioni estreme, basate sul rumore che si fa armonia, sulle sue curiose invenzioni e sulle sue quasi fantascientifiche macchine denominate &quot;intonarumori&quot;) egli \u00e8 stato, s\u00ec, originale, anzi, originalissimo, ma &#8212; sempre a nostro modesto giudizio &#8212; non altrettanto convincente.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio si resta stupiti, e quasi sconcertati, dalla eccezionale variet\u00e0 di stili e di temi che caratterizzano i suoi quadri, cos\u00ec diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, da far pensare alla mano di personalit\u00e0 diverse, e non ad una stessa personalit\u00e0 d&#8217;artista: egli \u00e8, nella pittura, l&#8217;equivalente di Fernando Pessoa nella letteratura: non un artista, ma una legione, una pluralit\u00e0 di artisti, ciascuno col suo stile, col suo bagaglio culturale, col suo linguaggio, con la sua particolare prospettiva, con i suoi obiettivi. Eppure, quale intensit\u00e0 e padronanza di mezzi in ciascuna opera, in ciascuna fase, in ciascuno stile! Non sono le opere di un geniale dilettante: sono le opere di un maestro, in possesso sia dei mezzi, sia della visione complessiva, della poetica, dell&#8217;armonia e della coerenza intellettuale, in ciascuna fase ed in ciascuno stile. Ed \u00e8 una cosa incredibile, esaltante: come se un cantante fosse, nello stesso tempo, basso, tenore, soprano; o come se un atleta fosse, contemporaneamente, velocista, lanciatore del disco, specialista del salto in alto. Qualcosa di sorprendente, d&#8217;inaudito.<\/p>\n<p>Si aggiunga, a tutto questo, la sua assidua, continua, incessante ricerca intellettuale, filosofica, speculativa, esoterica, parapsicologica, della quale, a dire il vero, ancora oggi poco sappiamo, e, quel poco, lo conosciamo male e in maniera assai confusa. La sua vita nella casa sul lago, immerso negli studi e negli esperimenti pi\u00f9 bizzarri, ha qualcosa di arcano, di fiabesco, e anche &#8212; perch\u00e9 negarlo? &#8212; di vagamente inquietante: sembra quasi uscita dalle pagine di un racconto di Tommaso Landolfi o da una delle incisioni di un altro grande pittore-veggente, originario di una terra non lontana dalla sua: Alberto Martini. Che tipo di esprimenti, esattamente, si facevano in quella casa? Si evocavano gli spiriti, si cercava un contatto con la realt\u00e0 <em>altra<\/em>? Sappiamo che il Russolo era un cultore di Yoga; che praticava la meditazione; che scompariva per lunghi periodi in un mondo tutto suo, al punto che gli amici lo perdevano di vista e che i critici, a un certo punto, quasi si scordarono di lui. A lui, infatti, non interessavano le luci della ribalta, il plauso costante del pubblico; era un puro: era, a suo modo, un ricercatore della Verit\u00e0; non di questa o quella verit\u00e0 parziale, come facevano tanti artisti e intellettuali suoi contemporanei, ma della Verit\u00e0 tutta intera. Tutta o niente, senza mezze misure: come \u00e8 proprio degli spiriti grandi.<\/p>../../../../n_3Cp>Ha scritto a questo proposito Diego Collovini nella sua monografia \u00abLuigi Russolo, un&#8217;appendice al futurismo\u00bb (Venezia, Supernova Edizioni, 1997, pp. 62-63):<\/p>\n<p><em>\u00abRitorn\u00f2 in Italia [da Parigi] nel &#8217;41. In quegli anni s&#8217;era formata in lui la convinzione di avere dei poteri parapsicologici. Coltiv\u00f2 questa sua nuova passione attingendo anche alle sue esperienze giovanili, quando lo stesso simbolismo, l&#8217;esoterico, l&#8217;enigmatico, e il magico alimentarono buona parte della sua immaginazione. Nelle opere giovanili soffriva di una costrizione tra una raffigurazione del presente, inteso quale espressione della modernit\u00e0, e un passato, identificato nei simboli, che rimandavano il lettore a mondi tetri, fatti d&#8217;apparizioni, d&#8217;irrealt\u00e0 sovrumane e fantastiche. Approfond\u00ec le sue conoscenze e questo sapere, applicandosi attivamente in esprimenti e in attivit\u00e0 parapsicologiche e paranormali, tanto da convincere molte persone della sua capacit\u00e0 di guaritore, anche a distanza. Si dedic\u00f2 con l&#8217;intensit\u00e0 e con l&#8217;applicazione che contraddistinsero il suo impegno. Soggiorn\u00f2 a Tarragona in Spagna, dove certamente studi\u00f2 gli usi e costumi &#8211; si suppone sotto l&#8217;aspetto parapsicologico e paranormale &#8212; di un popolo, quello spagnolo, ancora ricco di culture diverse e radicate nella cultura araba e zingaresca. Come appare caratteristica del suo carattere, si disinteress\u00f2 del passato, anche dei suoi intonarumori [le sue &quot;macchine&quot; per produrre una musica futurista, ossia basata sul rumore e non sull&#8217;armonia]\u00bb, lasciati in deposito in Francia negli scantinati di Palazzo Painlev\u00e9. Secondo alcuni testimoni quegli strani strumenti, di cui se n&#8217;era dimenticata la funzione e anche il valore storico, furono trasferiti in sedi sconosciute e pare che molti fossero andati distrutti durante i bombardamenti dell&#8217;ultima guerra.<\/em><\/p>\n<p><em>Il passo dalla parapsicologia alla filosofia fu breve. Nel 1934, presso la sua nuova casa a Cerro di Lavegno sul Lago Maggiore, inizi\u00f2 la scrittura di un saggio filosofico, molto probabilmente con lo scopo di dare consistenza teoretica alle sue idee sul paranormale. La vita nella nuova casa sul lago pass\u00f2 tra riflessioni filosofiche, esercizi yoga, letture e pubblicazioni di vario genere, dalla pittura, all&#8217;architettura, all&#8217;esoterico. Ma quella vita contribu\u00ec anche a isolarlo dal mondo. La conseguenza fu che buona parte del mondo artistico si dimentic\u00f2 di lui.<\/em><\/p>\n<p><em>S&#8217;\u00e8 detto pi\u00f9 volte che furono il carattere, l&#8217;indole, ma anche la variet\u00e0 d&#8217;interessi e l&#8217;intensit\u00e0 stessa del suo applicarsi alle cose, a fargli compiere scelte drastiche a volte decisive. Un comportamento questo che denotava il rifiuto per scelte diverse o in contrapposizione a quelle che aveva precedentemente fatto. Ne fornisce testimonianza una risposta ad una lettera di Depero, nella quale il trentino chiedeva di fornire degli elementi sufficienti alla stesura di una sua biografia. Il futurista, da Tarragona, rispose: &quot;Il lavoro e le ricerche che sto facendo adesso sono troppo diverse e lontane da una meta o da un risultato, perch\u00e9 se ne possa parlare. Ma \u00e8 un destino della mia vita che io debba, spinto inesorabilmente dal mio demone interno, cambiare sempre i problemi da risolvere, le ricerche da fare, una volta raggiunta una soluzione e risolto il problema. E per questo mi riesce difficilissimo parlare della mia attivit\u00e0 passata che non mi interessa pi\u00f9 ormai, tutto preso da quella presente&quot;. Le meditazioni filosofiche, psicologiche ed estetiche sfociarono in due saggi, uno &quot;Al di l\u00e0 della materia&quot;, edito nel 1938, per i tipi della casa editrice Fratelli Bocca di Milano, mentre un secondo, &quot;Dialoghi tra l&#8217;io e l&#8217;anima&quot;, non risulta essere ancora pubblicato. \u00bb<\/em><\/p>\n<p>Tutta da scoprire, dunque, o da riscoprire, la dimensione filosofica, esoterica e parapsicologica della vasta ricerca di Luigi Russolo: siamo ancora in attesa del moderno Ulisse che sappia, e voglia, navigare quelle acque misteriose e semi-sconosciute, ma estremamente affascinanti, e restituirci il senso del pensiero e delle acquisizioni di questo intellettuale <em>sui generis<\/em>, la cui ampiezza d&#8217;interessi non ha quasi paragoni nel panorama culturale odierno. L&#8217;intellettuale contemporaneo, infatti, figlio (o nipote) dei &quot;lumi&quot; d&#8217;illuministica memoria, e discendente dei <em>philosophes<\/em> venuti a rischiarare le tenebre della nostra ignoranza, sono, quasi sempre, degli specialisti; Luigi Russolo, figlio ideale del Rinascimento &#8212; pur nella sua estrema modernit\u00e0 di futurista &#8211; e cultore di una conoscenza totale, aperta a trecentosessanta gradi sul reale, non \u00e8 stato uno specialista, ma un pioniere e un serio culture di specialit\u00e0 diverse, unificate nella prospettiva di un&#8217;unica, inesausta ricerca, che non ha mai smarrito il senso originario della propria unit\u00e0 d&#8217;intenti e del proprio obiettivo ultimo: pervenire a strappare l&#8217;ultimo velo che ci nasconde il vero volto del mondo, la sua dimensione sconosciuta e originaria, arcana, numinosa.<\/p>\n<p>Luigi Russolo \u00e8 stato l&#8217;esploratore coraggioso e solitario di quella dimensione, l&#8217;alpinista delle altezze mai tentate. C&#8217;\u00e8 un comune denominatore che attraversa e unifica i diversi aspetti della sua ricerca: la pittura, la musica, la filosofia, la metapsichica: l&#8217;ansia di assoluto, la febbre dell&#8217;eterno, la vertigine del Tutto. Mentre tanti artisti e intellettuali, che si credevano audaci, si sono limitati a percorrere i sentieri pi\u00f9 bassi e frequentati, Russolo, in perfetta solitudine, si \u00e8 spinto su, verso le vette, dove non s&#8217;incontra pi\u00f9 nessuno, se non la propria anima, e dove non si odono pi\u00f9 voci terrene, se non le parole del silenzio.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, nella sua vastissima produzione pittorica, un quadro che, apparentemente, sembra appartenere a una dimensione naturalistica e a uno stile figurativo assai tradizionale: \u00abSole nascosto\u00bb, del 1946; dunque, una specie di testamento spirituale. Niente puntinismi e divisionismi; niente lampi e schegge di colore; niente vortici, niente geometrie psichedeliche; niente dinamismi esasperati, niente velocit\u00e0, niente macchine, niente fumi, niente luci, niente riflessi: ma una campagna tranquilla, ferma, verde; un filare dei pioppi sullo sfondo, una collina dal profilo dolce, un cielo azzurro; e, in primo piano, tre giovani pioppi, alti e svettanti, dai tronchi sottili appena un po&#8217; mossi, che paiono danzare lievemente; dietro di essi, seminascosto, velato, opaco, il gran disco del Sole. Nient&#8217;altro. Pennellate ampie e sicure, linee nitide e serene, colori puri e brillanti. E una intensa, struggente atmosfera di attesa, quasi di rivelazione imminente: di qualcosa che dovr\u00e0 accadere. Forse, sar\u00e0 &quot;soltanto&quot; il riemergere del Sole da dietro la chioma degli alberi, e il suo sfolgorare vittorioso, in alto, nel cielo senza nubi. Una cosa normalissima. 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