{"id":26856,"date":"2010-03-17T06:19:00","date_gmt":"2010-03-17T06:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/17\/ricordo-di-luigi-frasca-uno-dei-pochi-intellettuali-politicamente-onesti-sotto-il-fascismo-e-dopo\/"},"modified":"2010-03-17T06:19:00","modified_gmt":"2010-03-17T06:19:00","slug":"ricordo-di-luigi-frasca-uno-dei-pochi-intellettuali-politicamente-onesti-sotto-il-fascismo-e-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/03\/17\/ricordo-di-luigi-frasca-uno-dei-pochi-intellettuali-politicamente-onesti-sotto-il-fascismo-e-dopo\/","title":{"rendered":"Ricordo di Luigi Frasca, uno dei pochi intellettuali politicamente onesti, sotto il fascismo e dopo"},"content":{"rendered":"<p>Almeno uno, c&#8217;\u00e8!<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;impressione che si prova, sfogliando l&#8217;elenco degli intellettuali italiani che, durante il ventennio fascista, credettero nel fascismo non per opportunismo e meschino interesse privato, ma per nobile e sincera idealit\u00e0; e che, dopo il 25 luglio del 1943 e, pi\u00f9 ancora, dopo il 25 aprile del 1945, non si affrettarono a fare il salto della quaglia e a balzare sul carro del vincitore, millantando inesistenti benemerenze democratiche e resistenziali, ma furono capaci di fare un onesto e sofferto esame di coscienza di tutta una generazione, astenendosi dal gettare ogni colpa su Mussolini e riconoscendo virilmente quanto era responsabilit\u00e0 di ciascuno sia negli eventi della dittatura, sia in quelli della guerra perduta.<\/p>\n<p>Esiste &#8211; ma \u00e8 quasi introvabile &#8211; un libro di Nino Tripodi, \u00abIntellettuali sotto due bandiere\u00bb, che documenta impietosamente la vilt\u00e0 e lo sfacciato camaleontismo di numerosi scrittori italiani che, dopo aver fatto carriera all&#8217;ombra del Fascio littorio e averne ricevuto onori e vantaggi materiali, cambiarono casacca da un giorno all&#8217;altro, magari con la miserabile giustificazione &#8211; come fece Ruggero Zangrandi &#8211; di essere sempre stati contrari al fascismo, ma di averlo voluto sabotare dall&#8217;interno: eloquente testimonianza della miseria politica e morale di una intera classe di intellettuali e, in prospettiva, di una intera classe dirigente, la quale non ebbe l&#8217;onest\u00e0 di rimanere coerente con se stessa e giunse a vantarsi di aver favorito la caduta del regime che l&#8217;aveva in ogni modo avvantaggiata, e questo proprio nel momento in cui l&#8217;esito sfavorevole della seconda guerra mondiale avrebbe dovuto rendere ognuno pensoso della sopravvivenza stessa della Patria, al di l\u00e0 delle discordie e degli od\u00ee di fazione.<\/p>\n<p>Uno dei pochi, dei pochissimi intellettuali onesti, che non si macchiarono di \u00abvile oltraggio\u00bb verso il caduto regime ed il suo capo, cos\u00ec come non si erano mai abbassati al \u00abservo encomio\u00bb quando il fascismo pareva navigare a gonfie vele, \u00e8 stato il critico letterario siciliano Luigi Frasca, eminente studioso di Verga, di Foscolo, di Alfieri, oltre che dei classici latini e traduttore dallo spagnolo, il quale, forse proprio per questa sua dirittura intellettuale e morale, \u00e8 stato totalmente dimenticato ai nostri giorni, al punto che l&#8217;\u00abEnciclopedia biografica universale\u00bb della Treccani (ma anche il \u00abDizionario enciclopedico universale\u00bb della Sansoni e l&#8217;\u00abEnciclopedia Garzanti\u00bb, per citare alcune opere di larghissima consultazione) non lo nomina neppure, bench\u00e9 le sue pagine saggistiche possano reggere il confronto con quelle dei nostri migliori critici contemporanei, dal Russo al Momigliano.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi; una sorte ben peggiore \u00e8 toccata al valente filologo Goffredo Coppola, (anch&#8217;egli ignorato dalla \u00abEnciclopedia biografica universale\u00bb della Treccani), fucilato a Dongo dai partigiani insieme agli altri gerarchi di Sal\u00f2, bench\u00e9 non avesse alcun crimine di cui rendere conto alla giustizia degli uomini; e cui \u00e8 anche toccato l&#8217;ironico destino &quot;post mortem&quot; di vedere affidata la cura della sua biografia, sul \u00abDizionario biografico degli Italiani\u00bb, a un curatore non certo obiettivo e tanto meno benevolo, che lascia trasparire ad ogni riga il livore di fazione anzich\u00e9 il doveroso distacco che si addice allo storico. Per non parlare, poi &#8211; naturalmente &#8211; del destino toccato al filosofo Giovanni Gentile, assassinato per la colpa di aver invocato la riconciliazione fraterna tra gli Italiani, nell&#8217;ora dell&#8217;estremo pericolo e dell&#8217;estrema sciagura nazionale.<\/p>\n<p>Nel 1990 il comune del Frasca, Vittoria, in provincia di Ragusa, ha pubblicato in onore del critico da poco scomparso un volume antologico dei suoi scritti, accompagnati da importanti contributi di Nino Bentivegna, Francesco Ereddia, Gesualdo Bufalino e del filologo classico Virgilio Lavore. Peccato che l&#8217;iniziativa sia finita l\u00ec e che nessuna grossa casa editrice abbia ritenuto di trarne spunto per ripubblicare qualche scritto completo del Frasca; ma, si sa, in Italia le case editrici, proprio come fanno le banche, sono sempre pronte a correre in aiuto del vincitore, ma non tirano fuori un quattrino quando si tratta di correre un minimo di rischio.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra Luigi Frasca, dopo un periodo di silenzio e di disgusto, torn\u00f2 alla politica, impegnandosi dapprima nelle elezioni per il referendum istituzionale, come indipendente nell&#8217;area del Partito Socialista: le sue fiere convinzioni repubblicane erano state rafforzate e, diciamolo pure, esacerbate dall&#8217;ignobile tradimento del re Vittorio Emanuele III nei confronti di Mussolini, il 25 luglio del 1943. Non si tratt\u00f2 comunque di una operazione ambigua e tanto meno di un voltafaccia, tant&#8217;\u00e8 che perfino nella Sicilia del 1943-46, satura di veleni politici, tra mafia e separatismo, nessuno os\u00f2 pronunciare una parola di biasimo nei confronti del Frasca, tanto era unanime il riconoscimento del suo disinteresse e della sua assoluta onest\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Del resto, solo una visione manichea della recente storia d&#8217;Italia potrebbe indurre qualcuno a credere che, nel 1945, i &quot;buoni&quot; e i &quot;cattivi&quot; fossero distinguibili in maniera netta, in base al fatto di avere aderito al fascismo o di essere sempre stati, apertamente o magari occultamente (la cosiddetta &quot;emigrazione interna&quot;, alla Benedetto Croce!) antifascisti. La verit\u00e0 \u00e8 che molti intellettuali come Frasca erano sempre stati convinti e sinceri fascisti di sinistra; citiamo, a titolo d&#8217;esempio, un altro intellettuale siciliano, quel Concetto Pettinato &#8211; che, per\u00f2, nel dopoguerra ader\u00ec al Movimento Sociale Italiano-, del quale ci siamo altre volte occupati. Per loro, il fascismo &quot;vero&quot; era pur sempre quello degli inizi, quello di Piazza San Sepolcro: sociale, antiborghese, rivoluzionario; il successivo regime non ne era stato che l&#8217;imbalsamazione e la contraffazione.<\/p>\n<p>Per uomini cos\u00ec, il successivo passaggio nell&#8217;area dei partiti di sinistra non fu affatto una operazione opportunistica (lo fu, forse, per scrittori come Curzio Malaparte), perch\u00e9 in essi trovarono quegli stessi valori per i quali si erano impegnati e, in alcuni casi &#8211; come quello di Berto Ricci &#8211; avevano anche dato la vita, chiedendo di andare a combattere al fronte, in prima linea. Del resto, c&#8217;\u00e8 bisogno di ricordare che un filosofo come Ugo Spirito, da sempre vicino all&#8217;idea corporativa, visse una analoga parabola intellettuale ed umana, all&#8217;indomani della seconda guerra mondiale?<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Luigi Fresca nel suo \u00abTaccuino di un Italiano\u00bb, nei tragici mesi dell&#8217;estate 1943 (in: L. Frasca, \u00abScritti scelti\u00bb, Comune di Vittoria, a cura dell&#8217;Assessorato alla P. I. e alla Cultura, 1990, pp. 34-50, passim:<\/p>\n<p>\u00ab(19 luglio) &#8230;E se il novantanove per cento degli iscritti al Partito non fossero stati una massa miserabile e putrida di funzionari corrotti dei impiegati camorristi, di professionisti opportunisti, di commercianti ladri, di artigiani disonesti, di agricoltori dalla mentalit\u00e0 borbonica, e, sembra incredibile, di gerarchi traditori della causa, insomma di infedeli paurosi di dire la verit\u00e0 solo perch\u00e9 la verit\u00e0 li avrebbe costretti a mettere a nudo la loro individuale e collettiva miseri ae sporcizia morali, troppi mali che per troppo tempo furono coscientemente e deliberatamente taciuti e subiti e imposti, sarebbero stati prontamente diagnosticati e spietatamente curati ed estirpati prima che potessero tramutarsi nelle fistole purulente che hanno fatto incancrenire il corpo del fascismo. [&#8230;]<\/p>\n<p>(25 luglio) La tragedia di questi giorni sar\u00e0 per gl&#8217;italiani una di quelle lezioni solenni e salutari da cui escono rinnovellati i popoli?<\/p>\n<p>Impareranno gl&#8217;italiani ad essere finalmente pi\u00f9 onesti, disciplinati, seri, organizzati, pi\u00f9, insomma, popolo?<\/p>\n<p>\u00c8 sperabile, ma c&#8217;\u00e8 anche da dubitarne.<\/p>\n<p>Temo fortemente che noi siamo davvero, in fondo all&#8217;anima, quel che Mussolini voleva che non fossimo assolutamente: un popolo di canzonettieri e di mandolinisti, di sorridenti accattoni paghi di stender la mano e al turista divertito perch\u00e9 vi lasci cader su qualche dollaro o sterlina. [&#8230;]<\/p>\n<p>(30 luglio) Molti, moltissimi fanno confusione tra fascismo e partito. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il fascismo \u00e8 un&#8217;idea, il partito una realt\u00e0 concreta. Come tutte le idee che si fanno realt\u00e0 concrete, il fascismo ha perduto, nel suo concretarsi in partito, la purezza, l&#8217;altezza, la maest\u00e0 con cui e per cui s&#8217;impose, nel suo sorgere, al rispetto e all&#8217;ammirazione di quegli italiani che, mirando al di l\u00e0 e al di sopra delle miserie di parte, ne fecero un sinonimo particolarmente suggestivo e trascinatore di Italia, di Patria. [&#8230;]<\/p>\n<p>Qual era il comandamento di Mussolini? &quot;Servire il fascismo, non servirsene&quot; (20 maggio 1923); &quot;Quando si occupano posti eminenti del Partito o del Governo, si deve tenere una condotta che non dia luogo ad osservazioni&quot; (24 dic. 1924) &quot;Per essere all&#8217;altezza della propria missione il fascista &#8230; deve &#8211; soprattutto &#8211; essere disinteressato, per dimostrare in ogni momento che tutto ci\u00f2 che riguarda la sua attivit\u00e0 privata \u00e8 completamente estraneo alla sua funzione politica&quot; (5 aprile 1929); &quot;Non sar\u00e0 mai abbastanza ricordato che il fascismo ha una duplice somma di doveri da compiere, nel confronto degli altri cittadini. In ogni seduta del Gran Consiglio non sono mancati appelli a capi e gregari perch\u00e9 fossero e siano degni della Rivoluzione&quot;. [&#8230;]&quot;Il gerarca deve avere in s\u00e9, moltiplicate, quelle virt\u00f9 che egli esige dai gregari. E le virt\u00f9 del gerarca sono: senso del dovere, spirito di sacrificio, assoluto disinteresse, coraggio fisico e morale&quot; (28 ottobre 1937); e si potrebbe continuare con le citazioni.<\/p>\n<p>Purtroppo &#8211; e questo Mussolini lo sapeva bene &#8211; &quot;le insurrezioni, come tutti i grandi movimenti sociali, mettono insieme i buoni e i cattivi, gli asceti e i violenti, per lucro, gli idealisti e i profittatori; [essendo] la selezione degli individui, secondo la loro capacit\u00e0 e la loro probit\u00e0, assai difficile a farsi in tempi eccezionali&quot; (24 giugno 1924).<\/p>\n<p>A parte il fatto che i tempi in cui Mussolini \u00e8 stato al governo d&#8217;Italia sono stati tutti &quot;eccezionali&quot;, sar\u00e0 bene ricordare, soprattutto, che i fascisti erano, prima ancora che fascisti, italiani di tradizione, d&#8217;educazione, di costume; ora il livello morale e politico della tradizione, dell&#8217;educazione, del costume degli italiani, \u00e8, riconosciamolo onestamente, basso, assai basso; Mussolini cerc\u00f2 di fare, in ventuno anni di regime, quel che pot\u00e9; ma l&#8217;impossibile &#8211; fare cio\u00e8 degli italiani, anche portavano il distintivo, un popolo onesto, disciplinato, serio, cosciente, che abbia il senso del dovere e del sacrificio in s\u00e9 e per s\u00e9 &#8211; era impossibile. [&#8230;]<\/p>\n<p>(2 agosto) &#8230; Un movimento nato rivoluzionario si erra fossilizzato infatti in un partito ch&#8217;era in realt\u00e0 una sorta di fritto misto in cui si trovavano a contatto di gomiti ma divisi da distanze astronomiche nell&#8217;intimo, i conservatori pi\u00f9 feroci, i borghesi dell&#8217;anima, i pi\u00f9 alieni, per natura e per educazione, da una visione rivoluzionaria della vita, e i rivoluzionari veri, coscienti, gli spiriti inquieti bramosi di riforme radicali nelle istituzioni, nel costume, nell&#8217;educazione del popolo italiano. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il problema primo, centrale del partito, \u00e8 stato un problema di uomini; i quali son o stati, in generale, indegni o inetti, o, nella migliore delle ipotesi, impari al compito loro affidato.<\/p>\n<p>Troppi gerarchi di tutti i calibri hanno fatto del loro meglio, con una tenacia e una meticolosit\u00e0 degne veramente di una miglior causa, per disonorare, infangare, tradire e pugnalare, giorno per giorno, metodicamente, Mussolini alla schiena, tanto pi\u00f9 agevolmente quanto pi\u00f9 Mussolini era preso da problemi di politica estera e militari di colossali proporzioni e quindi, necessariamente, pi\u00f9 distratto dai problemi interni.<\/p>\n<p>Anche a questo proposito credo di poter affermare che Hitler \u00e8 stato pi\u00f9 fortunato di Mussolini; non soltanto Hitler ha potuto contare su un popolo ch&#8217;era infinitamente pi\u00f9 popolo di quello italiano, ma non ha avuto attorno, come collaboratori e dipendenti, una catena di inetti e di infedeli.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 aiuta moltissimo, credo, a spiegare perch\u00e9 mai il fronte interno tedesco sia cos\u00ec saldo dopo quattro anni di guerra, e perch\u00e9 mai sia, invece, cos\u00ec debole, dopo tre anni di guerra, il fronte interno italiano. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il popolo italiano \u00e8, in verit\u00e0, troppo lontano dalla seriet\u00e0 morale e alla maturit\u00e0 politica che caratterizzano altri popoli a noi amici o nemici; \u00e8 un popolo, Ancora, nazionalmente maleducato, per non dire ineducato; tuttavia, una certa sfera di libert\u00e0, entro limiti intelligenti e ragionevoli, sarebbe bene dargliela, nell&#8217;interesse stesso del Regime e della Nazione; l&#8217;avergli voluto negare codesta ragionevole sfera di libert\u00e0 ha finito col far s\u00ec che stanco di ventuno anni di baliatico divenuto, a lungo andare, mal sopportato, dopo aver cominciato a dar segni d&#8217;impazienza palese e quasi di una sorta di resistenza passiva, che si \u00e8 manifestata, a mio modo di vedere, in un quotidiano sabotaggio a discorsi o a piccoli fatti &#8211; della guerra, nella quale non sa vedere la sua guerra ma la guerra di Mussolini, esso sia esploso in quel senso di soddisfazione aperta per l&#8217;invasione anglo-americana de suolo italiano che ha significato, di fatto, il crollo del Regime.<\/p>\n<p>Conclusione, questa, estremamente ironica, se la si osservi sforzandosi d&#8217;inquadrarla in uno sfondo storico: un movimento che, sorto col compito di legare in fascio attorno a s\u00e9 t6utte le forze della Nazione con una volont\u00e0 di potenza e d&#8217;impero, divenuto Partito e consolidatosi in Regime, , finisce, per la inettitudine o corruzione o disonest\u00e0 di troppi suoi uomini, con l&#8217;apparire quasi l&#8217;antitesi della Nazione, s\u00ec che larghe categorie d&#8217;italiani, pur di scrollarne il giogo, non si vergognano di confidare nella sconfitta della Patria e nel trionfo del nemico!&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>(3 agosto) [Il 25 luglio 1943] ha due facce:una drammatica e una farsesca.<\/p>\n<p>La faccia drammatica \u00e8 data da crollo di Mussolini, il quale, comunque, cadendo, non soltanto non rinnega la sua opera politica (basti tener presente il discorso al Direttorio del Partito del 24 giugno scorso, in cui rivendicava pienamente la sua parte di responsabilit\u00e0 nel presente conflitto) ma non perde nulla della sua altezza ideale; la faccia farsesca \u00e8 data dall&#8217;improvvisa quanto tardiva resipiscenza costituzionalista savoina.<\/p>\n<p>Ora, per quanto basso possa essere il livello dell&#8217;educazione politica degli italiani, crede davvero Vittorio Emanuele III che i suoi troppo fedeli sudditi siano anche cos\u00ec babbei da non capire che l&#8217;odierna mossa del re che ha lasciato fare per ventuno anni non \u00e8 altro che un miserevole quanto inabile tentativo di scaricare su Mussolini una responsabilit\u00e0 che, se c&#8217;\u00e8 veramente, \u00e8 anche e soprattutto sua, di lui re anticostituzionalista ieri e ipocritamente costituzionalista oggi?<\/p>\n<p>\u00c8 inutile che il suo fedele Badoglio propini agl&#8217;italiani la quotidiana pietosa razione di rassegna della stampa tutta osanna alla corona &#8211; simbolo di tradizione e dei valori della Nazione del rispetto alla costituzione ecc. ecc. &#8211; e crucifige a Mussolini &#8211; che lascia all&#8217;attuale governo e all&#8217;Italia la triste eredit\u00e0 di una guerra ecc. ecc.<\/p>\n<p>Non \u00e8 con questi pilateschi diversivi che la monarchia pu\u00f2 salvare il suo prestigio e la sua dignit\u00e0 irrimediabilmente perduti.<\/p>\n<p>Aveva il re o non aveva il diritto e il dovere di sapere se questa guerra si doveva fare nell&#8217;interesse della Nazione?<\/p>\n<p>E il giovane ispettore delle Forze Armate dell&#8217;Italia centro-meridionale e insulare, Umberto di Savoia, che cosa aveva ispezionato in tre anni, se per accorgersi che la nostra difesa era insufficiente ha dovuto aspettare che tre quarti della Sicilia fossero nelle mani del nemico?<\/p>\n<p>\u00c8 troppo comodo, quando il paese scricchiola sotto i piedi e la corona traballa sulla testa, additare al disprezzo e alla maledizione di un popolo un uomo cui, dopo tutto, la monarchia savoina deve l&#8217;ora pi\u00f9 luminosa, anzi la sola ora veramente grande della sua storia.<\/p>\n<p>Da questo dilemma on si esce: o Mussolini ha svolto, per ventuno anni, una politica, all&#8217;interno e all&#8217;esterno, di giovamento agli interessi della nazione, e in tal caso, allora, la monarchia, che per ventuno anni se n&#8217;\u00e8 servita, \u00e8 incredibilmente vile se nell&#8217;ora del pericolo lo pugnala alla schiena; o Mussolini per ventuno anni ha svolto una politica nociva, all&#8217;intermo e all&#8217;estero,. Agli interessi della nazione, e in tal caso, allora, la monarchia \u00e8 incredibilmente vile se ha dovuto attendere l&#8217;ora del pericolo per decidersi a venire a patti con la nazione per ventuno anni tradita, buttandole in pasto la miserevole soddisfazione di veder sbalzato di sella il dittatore e la promessa di un ritorno alla costituzione; nell&#8217;un caso e nell&#8217;altro la monarchia si \u00e8 coperta di tanta infamia che a cancellarla non basta tutto l&#8217;inchiostro dei giornalisti che forniscono a Badoglio i quotidiani sbandieramenti di omaggio alle virt\u00f9 savoine. [&#8230;]<\/p>\n<p>(5 agosto) Quelli che la mattina del 10 luglio si sono affrettati a fare pubbliche sconfessioni della fede che ostentavano di professare fino alla serra del 9 e quelli che dopo aver fatto i pecoroni fino alla sera del 9 son diventati di punto in bianco eroi la mattina del 10 sono ugualmente privi no soltanto di dignit\u00e0 politica ma addirittura di dignit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Gli uni e gli altri costituiscono la inevitabile schiera di buffoni e di carogne che fiorisce ai margini di tutte le fedi, sulla scia di tutti gl&#8217;ideali. [&#8230;]<\/p>\n<p>(12 agosto) Quelli che non perdoneranno mai alla monarchia di aver pugnalato alla schiena Mussolini il 25 luglio e quelli che non le perdoneranno mai di aver fatto subire al&#8217;Italia due decenni di dittatura, pur se partiamo da premesse diametralmente opposte, ci ritroviamo a un medesimo punto di arrivo: eliminazione della monarchia. [&#8230;]<\/p>\n<p>(4-5 sett.) Cade l&#8217;ultima illusione: quella politica.<\/p>\n<p>Quando anche questa sar\u00e0 del tutto crollata, allora sar\u00f2 davvero come chi ha tutto perduto.<\/p>\n<p>\u00c8 uno smantellamento si direbbe, metodico, razionale, quotidiano, da parte della realt\u00e0 sempre ostile. Cadute, sotto la spinta dell&#8217;avversit\u00e0, tutte le mie illusioni di carattere individuale, personale, propriamente e soltanto mie, cadono anche quelle che, per essere meno mie e pi\u00f9 generali, potevo ritenere quasi pi\u00f9 realizzabili e pi\u00f9 degne, in ogni modo, pi\u00f9 disinteressate.<\/p>\n<p>E domani?<\/p>\n<p>Quale sar\u00e0 il domani?<\/p>\n<p>Non per me soltanto, ma per tutta questa umanit\u00e0 presa, direttamente o indirettamente, nel vortice della guerra.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 la nostra la pi\u00f9 infelice tra le generazioni infelici, la &quot;generazione infelice&quot; per antonomasia?<\/p>\n<p>Non \u00e8 soltanto il mondo materiale che va sgretolandosi e sconvolgendosi; c&#8217;\u00e8 una desolazione pi\u00f9 tragica, irrimediabile che infierisce: \u00e8 la desolazione nella quale son piombati gli animi, naufraghi senza speranza in un mare cos\u00ec tempestoso e buio che i vecchi strumenti di bordo non giovano pi\u00f9 alla navigazione, come un tempo.\u00bb<\/p>\n<p>Questo \u00e8 l&#8217;uomo, queste le sue idee.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dissentire da queste ultime, naturalmente; in particolare, si pu\u00f2 dissentire dall&#8217;interpretazione del fascismo come di un ideale sovrastimato rispetto al livello morale del&#8217;Italiano medio, affetto da una inveterata propensione a suonare servilmente il mandolino per la gioia di turisti sprezzanti; ovvero come di un estremo tentativo di fare degli Italiani un popolo, cosa che n\u00e9 il Risorgimento, n\u00e9 la classe dirigente liberale e la partecipazione alla prima guerra mondiale, da essa voluta, avevano saputo o potuto fare.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dissentire, dicevamo: ma difficilmente si pu\u00f2 mettere in dubbio che tale analisi sia pervasa da una ardente, onestissima idealit\u00e0 patriottica.<\/p>\n<p>Per cui, la domanda che sorge inevitabile \u00e8 se l&#8217;Italia sia poi cos\u00ec ricca di figure d&#8217;intellettuali dritti e onesti, animati da sincero amore per il bene comune, da potersi permettere di ignorare uomini come Luigi Frasca, da espungerne i nomi dalle enciclopedie e da tributare, invece, alte lodi a delle eccellenti mediocrit\u00e0, il cui merito principale risiede nel tempismo con cui sanno fiutare la direzione del vento e trovarsi sempre dalla parte politicamente corretta della barricata, in quella eterna gabbia di fazioni scatenate che \u00e8 il nostro Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno uno, c&#8217;\u00e8! 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