{"id":26855,"date":"2006-03-02T01:25:00","date_gmt":"2006-03-02T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/03\/02\/ricordo-di-luigi-fabbri-un-organizzatore-comunista-anarchico\/"},"modified":"2006-03-02T01:25:00","modified_gmt":"2006-03-02T01:25:00","slug":"ricordo-di-luigi-fabbri-un-organizzatore-comunista-anarchico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/03\/02\/ricordo-di-luigi-fabbri-un-organizzatore-comunista-anarchico\/","title":{"rendered":"Ricordo di Luigi Fabbri un organizzatore comunista anarchico"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato su &quot;Umanit\u00e0 nova&quot;, settimanale fondato da Errico Malatesta, del 6 novembre 1988, pp. 4-7; e tradotto poi in spagnolo e in inglese; vedi sito Internet Kate Sharple Library. Viene ripubblicato ora (marzo 2006) con alcune aggiunte e modifiche.<\/em><\/p>\n<p>Un intellettuale lucido e acutissimo, autore di saggi fondamentali per la comprensione dei grandi rivolgimenti politici del &#8216;900 (le due rivoluzioni russe del 1917, il &quot;biennio rosso&quot; e la presa del potere in Italia da parte del fascismo) da un punto di vista libertario.<\/p>\n<p>Un militante anarchico generoso e infaticabile, avvezzo al carcere e al confino, alle aggressioni fisiche dei picchiatori fascisti e alla strada dell&#8217;esilio; uno dei pochi professori che rifiutarono il giuramento di fedelt\u00e0 al regime dopo il 1922, e che per questo perse la cattedra che aveva sempre tenuto con onore.<\/p>\n<p>Un organizzatore tenace, infine, del movimento, amico e seguace di Errico Malatesta (di cui ha lasciato una biografia commossa e articolata), sostenitore del comunismo anarchico, delle lotte operaie; presente al Congresso anarchico internazionale di Amsterdam del 1907. Questo \u00e8 stato Luigi Fabbri, una figura della quale non si parla oggi forse abbastanza, non si leggono a sufficienza i suoi libri ed opuscoli, che di tanta scottante attualit\u00e0 sono portatori, nonostante egli sia morto ancor prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Era nato il 23 dicembre 1877 a Fabriano, in provincia di Ancona: una delle zone &quot;classiche&quot; di diffusione dell&#8217;anarchismo (insieme alla Romagna, al Valdarno, al Carrarese e allo Spezzino), che sar\u00e0 l&#8217;epicentro della famosa &quot;settimana rossa&quot; insurrezionale del 1914. L&#8217;infanzia e la prima giovinezza le trascorre pi\u00f9 a sud, sempre nelle Marche, a Montefiore dell&#8217;Aso (provincia di Ascoli-Piceno), poi frequenta il liceo di Recanati (il &quot;nat\u00eco borgo selvaggio di leopardiana memoria). A quindici anni, nel 1893, conosce le dottrine anarchiche e le abbraccia d&#8217;istinto: da allora la sua milizia ideale sotto le bandiere rossonere della libert\u00e0 sar\u00e0 definitiva, ed egli vi dedicher\u00e0 tutte le sue forze e tutta la sua intelligenza. A differenza di un Kropotkin o di un Eliseo R\u00e9clus, studiosi e anarchici, capaci anche di un&#8217;attivit\u00e0 scientifica del tutto indipendente dalla politica (tali gli studi del primo sulla geologia dell&#8217;\u00e8ra glaciale e sull&#8217;orografia dell&#8217;Estremo Oriente e dell&#8217;Asia Centrale, e quelli del secondo nel campo della geografia generale terrestre), Fabbri studioso e militante saranno da questo momento una sola cosa.<\/p>\n<p>La sua sete di sapere, di approfondire, di vagliare alla luce di una coscienza critica ed estremamente vigile, sar\u00e0 messa al servizio di un&#8217;ininterrotta battaglia per la diffusione dell&#8217;ideale libertario. Battaglia che non si interrompe neanche durante i periodi di detenzione; il primo arresto \u00e8 del 1894, a sedici anni, sotto l&#8217;imputazione di aver stampato e diffuso materiale antimilitarista. La prima guerra italo-etiopica \u00e8 in pieno svolgimento (fra poco arriver\u00e0 il sanguinoso disastro di Adua) e Francesco Crispi, cos\u00ec come persegue con tenacia il progetto di costruire un vasto impero italiano in Africa orientale &#8211; progetto che sar\u00e0 ripreso poi e portato a termnine da Mussolini nel 1935-36 &#8211; all&#8217;interno usa la mano pesante con gli oppsoitori della sua politica sociale; ne sanno qualcosa i Fasci siciliani e i cavatori di marmo di Carrara. Nel &#8217;96 si iscrive alla facolt\u00e0 di giurisprudenza presso l&#8217;Universit\u00e0 di di Macerata: L&#8217;anno dopo conosce Malatesta, ne viene subito conquistato e diventa uno dei suoi migliori amici e pi\u00f9 fidi collaboratori.<\/p>\n<p>Malatesta \u00e8 della classe 1855, ha dunque ventiquattro anni pi\u00f9 di Fabbri: il quale prova per il maestro un affetto filiale, mai smentito in tutta la sua vita. Se le date hanno un senso: l&#8217;anno di nascita di Luigi Fabbri \u00e8 quello della &quot;banda del Matese&quot;, che aveva visto lo sfortunato tentativo insurrezionale dello stesso Malatesta e di Carlo Cafiero sui monti di San Lupo, nel Sud pi\u00f9 profondo e arretrato. Con Malatesta, egli inizia la sua lunga attivit\u00e0 di militante e pubblcista; riceve infatti l&#8217;incarico di curare la pubblicazione de <em>L&#8217;agitazione<\/em> di Ancona mentre il maestro \u00e8 in carcere. Ma nel 1898 \u00e8 la volta di Fabbri di venire nuovamente arestato. Lo spediscono al domicilio coatto nelle isole, prima a Ponza (nell&#8217;Arcipelago Pontino) e poi a Favignana (nelle isole Egadi). Era quella una pratica frequente dell&#8217;Italia umbertina, massonica e clericale, specie dopo il fallimento del tentativo allestire un bagno penale nelle disgraziatissime isole Dahlak, nel Mar Rosso (al largo dell&#8217;Eritrea), a imitazione della Cayenna francese (che era stata chiamata, dai suoi detenuti, la &quot;ghigliottina secca&quot; per l&#8217;altissimo tasso di mortalit\u00e0 tra essi diffuso, a causa del climae e delle malattie tropicali; e le isole Dahlak erano ancora pi\u00f9 ostiili della Guyana!). Chi voglia farsi un&#8217;idea delle condizioni dei deportati politici nelle isole italiane alla fine dell&#8217;800, legga l&#8217;opuscolo di &quot;Zagaglia&quot; (pseudonimo di L. De Fazio): <em>I detenuti politici in Italia. La repressione nell&#8217;Italia umbertina<\/em>, Galzerano editore, 1987.<\/p>\n<p>Nel 1900 Luigi Fabbri \u00e8 nuovamente libero. Nonostante la repressione anti-anarchica stia infuriando pi\u00f9 che mai (siamo all&#8217;indomani del regicidio di Monza, in cui Umberto I cade sotto i colpi di Gaetano Bresci) la sua attivit\u00e0 propagandistica non conosce quasi soste. Nel 1903, insieme a Pietro Gori, fonda la rivista <em>Il Pensiero,<\/em> e poco dopo inizia a collaborare con il giornale anarchico degli emigrati nel New Jersey <em>La questione sociale<\/em> di Paterson. (<em>Il Pensiero<\/em> continuer\u00e0 ad uscire, fra mille difficolt\u00e0, sino al dicembre del 1911).<\/p>\n<p>Si sposta fra Roma, Bologna e Fabriano, il suo paese natale, portato qua e l\u00e0 dalla sua attivit\u00e0 di insegnante sorvegliato dalla polizia, ma anche dal desiderio di diffondere il pi\u00f9 possibile le idee libertarie. Continua a collaborare con Malatesta dalle pagine di <em>Volont\u00e0<\/em>, ad Ancona. Nel 1907 \u00e8 ad Amsterdam, insieme al maestro, al Congresso anarchico internazionale, che tanta importanza avr\u00e0 sugli sviluppi del movimento libertario.<\/p>\n<p>Coinvolto nelle agitazioni della &quot;settimana rossa&quot;, deve lasciare l&#8217;Italia e rifugiarsi momentaneamente in Svizzera, donde rientra per gettarsi a corpo morto nella propaganda antimilitarista e anti-interventista del 1914-15. Sono anni difficili, tutta l&#8217;Italia \u00e8 attraversata dall&#8217;ubriacatura nazionalista, perfino a sinistra regnano incertezza e confusione. Socialisti come Cesare Battisti, anarchici come Kropotkin e sindacaliati rivoluzionari come Filippo Corridoni, sostengono la necessit\u00e0 della guerra. La quale finalmente divampa e travolge i debolissimi conati di resistenza dell&#8217;Internazionale. In Italia, sconcerto e smarrimento provoca il &quot;voltafaccia&quot; del direttore dell&#8217;<em>Avanti!<\/em>, Benito Mussolini, solo quattro anni prima fierissimamente contario alla guerra di Libia (al punto di finire in carcere, insiemea Pietro Nenni) e ora, improvvisamente, favorevole all&#8217;intervento contro l&#8217;Austria-Ungheria, tanto da venir cacciato dal giornale e dal Partito Socialista; ma capace, in poche settimane, di riprendere una vigorosa campagna filo-interventista dalle colonne di un &quot;suo&quot; quotidiano nuovo di zecca, <em>Il pppolo d&#8217;Italia.<\/em> Con quali fondi, non si \u00e8 mai saputo bene; ma gi\u00e0 allora, alla brusca domanda rivoltagli da Armando Borghi sui suoi misteriosi finanziatori (&quot;Mussolini, chi te li d\u00e0 i quattrini?&quot;), non sa o non pu\u00f2 rispondere. potrebbe tirare in ballo i gruppi dell&#8217;industria e dell&#8217;alta finanza e anche, per soprammercato, i servizi segreti francesi?<\/p>\n<p>Luigi Fabbri, accusato di disfattismo per la sua attivit\u00e0 di propaganda contro la guerra (ben pi\u00f9 incisiva del salomonico &quot;n\u00e9 aderire n\u00e9 sabotare&quot; dei compagni socialisti) \u00e8 di nuovo arrestato. In seguito rilasciato, continuer\u00e0 a svolgere la sua professione d&#8217;insegnante negli anni della guerra, fra il 1915 e il 1918, sottoposto a controlli polizieschi ancor pi\u00f9 rigorosi (a Corticella, in provincia di Bologna). Non cessa, tuttavia, di battersi con tutte le sue forze contro la guerra (che anche il papa Benedetto XV aveva definito, suscitando un vespaio, &quot;inutile strage&quot;); solo, deve prendere qualche precauzione per poter rimanere a piede libero e proseguire, cos\u00ec, la sua battaglia.<\/p>\n<p>Oltre che a <em>Volont\u00e0<\/em>, collabora con <em>Umanit\u00e0 Nova<\/em>, fondata nel 1920, che esce come quotidiano e che continua tuttora ad uscire, organo della F.A.I. (Federazione Anarchica Italiana) come settimanale. Proprio la collaborazione con <em>Umanit\u00e0 Nova<\/em> gli vale un altro arresto, negli anni bui del primo dopoguerra, un processo e una nuova condanna. Subisce, inoltre, una prima aggressione da parte dei fascisti, e gli va bene, tutto sommato; Giovanni Amendola e Piero Gobetti, invece, moriranno per le conseguenze del pestaggio subito. Questo \u00e8 il clima.<\/p>\n<p>Eppure sono proprio gli anni dopo la prima guerra mondiale il periodo pi\u00f9 fecondo della sua attivit\u00e0 di scrittore. Gi\u00e0 nel 1905 aveva pubblicato <em>Lettere ad una donna sull&#8217;anarchia<\/em> (editore Di Sciuto, Chieti), nel 1912 <em>La scuola e la rivoluzione (Universit\u00e0 popolare di Milano),<\/em> nel 1913 <em>Giordano Bruno<\/em> (ed. Controcorrente, Bologna), nel 1914 <em>Lettere ad un socialista<\/em> e <em>La generazione cosciente<\/em> (entrambi per l&#8217;Istituto Editoriale &quot;Il Pensiero&quot; di Firenze). Ma fra il 1921 e il 1922 d\u00e0 alle stampe i suoi due libri pi\u00f9 importanti (oltre alla pi\u00f9 tarda biografia di Malatesta): <em>La controrivoluzione preventiva<\/em> e <em>Dittatura e rivoluzione.<\/em> Opere sorrette da una intelligenza lucida e indagatrice, esposte con uno stile limpidissimo, rigorose nelle loro argomentazioni, conseguenti nei ragionamenti, anticonformiste nell&#8217;impostazione e nelle conclusioni.<\/p>\n<p>Ci sembra opportuno dare qualche esempio di questa prosa asciutta, nervosa, incalzante, densa di concetti e tuttavia piacevolissima, fatta per un pubbico di studiosi cos\u00ec come di semplici lavoratori, di operai, di artigiani. Alcuni passaggi sono di una attualit\u00e0 addirittura sorprendente, come questo, tratto dall&#8217;opuscolo <em>L&#8217;organizzazione operaia e l&#8217;anarchia<\/em> (Roma, 1906, edizioni &quot;Il Pensiero&quot;):<\/p>\n<p><em>&quot;&#8230;Questo giro vizioso ha condotto i socialisti riformisti a formulare la strana<\/em><\/p>\n<p><em>teoria che gli operai debbano, negli scioperi, preoccuparsi dell&#8217;interesse dei padroni e delle condizioni dell&#8217;industria&#8230; E cos\u00ec si \u00e8 giunti a dar torto agli operai in sciopero e ragione ai capitalisti, in nome d&#8217;una nuovissima interpretazione del socialismo. S&#8217;\u00e8 dimenticato che invece sono gli operai che hanno sempre ragione, sempre, sempore: anche quando dichiarano uno sciopero fuori tempo, danneggiando s\u00e9 stessi. Certo, fanno male a ingaggiare una lotta in condizioni sfavorevoli, quando la loro sconfitta \u00e8 sicura; ma fanno male rispetto all&#8217;interesse proprio, non perch\u00e9 il padrone abbia ragione lui, e perch\u00e9 ci sia davvero un diritto degli industriali contro i salariati. Finch\u00e8 il lavoratore lavorer\u00e0 un&#8217;ora sola a beneficio d&#8217;un padrone, finch\u00e8 il padrone guadagner\u00e0 un solo centesimo sul lavoro d&#8217;un operaio, l&#8217;operaio avr\u00e0 sempre il diritto dalla sua &#8211; il diritto sacrosanto che \u00e8 la base del socialismo e dell&#8217;anarchia&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>In <em>Dittatura e rivoluzione<\/em> (Ancona, 1921, ed. G. Bertelli), dedicato all&#8217;analisi delle rivoluzioni russe del 1917 e all&#8217;involuzione autoritaria di esse per opera dei bolscevichi, egli si occupa del rapporto fra il socialismo libertario e il marxismo.<\/p>\n<p><em>&quot;I socialisti dicono sempre che la &#8216;dittatura&#8217; sar\u00e0 passeggera, uno stato imperfetto di transizione, qualcosa come una dolorosa necessit\u00e0. Abbiamo dimostrato quali errori e pericoli siano in questa credenza; ma dato e non concesso che la dittatura sia realmente necessaria, sarebbe sempre un errore presentarla come un fine ideale da rggiungere, farne una bandiera da porre al posto della bandiera della libert\u00e0. Ad ogni modo si deve convenire che una delle condizioni indispensabili per cui tale dittatura sia provvsoria e passegera sul serio, non si consolidi e non preluda ad una stabile e duratura tirannia avvenire, che cio\u00e8 possa cessare al pi\u00f9 presto, \u00e8 che vi sia contro e fuorti di lei una opposizione virile ed energica fra i rivoluzionari, una fiamma viva di libert\u00e0, un partito forte che le impedisca di solidificarsi e la combatta in modo da riuscire a distruggerla, non appena essa abbia perduta la sua ragion d&#8217;essere&#8230; se ne avr\u00e0 pure avuta una! Funzione naturale dell&#8217;anarchismo, che gli viene dalla sua stessa essenza e dalla sua stessa tradizione, sar\u00e0 di rappresentare nella rivoluzione questa opposizione pi\u00f9 rivoluzionaria ancora, questa fiamma di libert\u00e0&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ma il suo saggio pi\u00f9 pregnante, pi\u00f9 efficace, pi\u00f9 intellettualmente vigoroso \u00e8, a nostro giudizio, <em>La controrivoluzione preventiva<\/em> (Bologna, 1922, editore Cappelli). Fu scritto a caldo, mentre le squadracce fasciste gi\u00e0 stavano prendendo il sopravvento sulle agitazioni rivoluzionarie sia nelle fabbriche che nelle campagne, Eppure le elezioni del dopoguerra avevano moltiplicato a dismisura la forza dei partiti di sinistra, i lavoratori in sciopero erano in grado di paralizzare il sistema, i treni viaggiavano con le bandiere rosse spiegate&#8230; Sarebbe stato quello, probabilmente, il momento di agire, prima che i reazionari organizzasserole contromisure. Scrive a questo proposito Luigi Fabbri, nel libro ora citato:<\/p>\n<p><em>&quot;Ma la rivoluzione non veniva, non si faceva. Si facevano solo dei comizi di popolo, molti comizi; e con essi dimostrazioni, cortei, parate coreografiche senza numero&#8230; D&#8217;altra parte l&#8217;ubriacatura durava da troppo tempo, quasi da due anni; e gli altri, coloro cre venivano ogni giorno minacciati d&#8217;essere rovesciati dal trono e spogliati d&#8217;ogni privilegio, cominciarono a rendersi conto della situazione, della propria forza, della debolezza avversaria. &quot;<\/em><\/p>\n<p>E armarono il braccio dei fascisti per una controrivoluzione che anticipasse la stessa rivoluzione; una controrivoluzione, per cos\u00ec dire, preventiva, che si abbatt\u00e8 sulla societ\u00e0 senza che la rivoluzione vi fosse stata (guarda caso, anche i neoconservatori statunitensi degli anni Duemila, quando vogliono fare una guerra contro qualcuno, parlano di &quot;guerra preventiva&quot;, <em>pardon<\/em>, di &quot;operazione di pace&quot; preventiva). Questa l&#8217;interpretazione del Fabbri sul fascismo, che nasce a un tempo come braccio armato degli agrari e del capitale industriale-finanziario e come fenomeno sostanzialmente nuovo, legato alla voglia di rivincita dei ceti medi e medio-bassi, ma il cui successo risulterebbe inspiegabile se non si ammettesse una paurosa serie di errori, di deficienze, di ingenuit\u00e0 e di debolezze da parte delle sinistre.<\/p>\n<p>Mentre pubblica i suoi libri, partecipa a vecchie e nuove testate libertarie (tra cui <em>Pensiero e volont\u00e0, Fede, Libero accordo,<\/em> ecc.). Luigi Fabbri prosegue anche la sua attivit\u00e0 pi\u00f9 propriamente militante. Nel 1919 \u00e8 tra i promotori del primo concreto tentativo organizzativo, la fondazione dei Comunisti Anarchici Italiani, l&#8217;anno dopo l&#8217;Unione Anarchica Italiana (U. A. I.). Nel 1923 viene aggredito dai fascisti per la seconda volta, nel 1926 rifiuta il giuramento di fedelt\u00e0 al regime, perde il posto e deve rifugiarsi all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Inizia una serie di dolorosi pellegrinaggi, durante i quali tuttavia continua a collaborare alla stampa anarchica internazionale e a fondare nuove testate. Nel 1927 \u00e8 in Svizzera, subito dopo in Francia, a Parigi, dove fonda la rassegna <em>Lotta umana<\/em>. Espulso dalla democratica Francia (quella Francia ove la <em>cagoule<\/em> non esita ad assassinare, d&#8217;accordo coi servizi segreti italiani, Carlo e Nello Rosselli), si rifugia in Belgio. Ma viene espulso anche dal democratico Belgio Pare che in Europa non ci sia proprio modo di continuare la lotta, per lui; uno dopo l&#8217;altro, gli Stati del vecchio continente cadono sotto il tallone di regimi dittatoriali, dal Portogallo di Salazar all&#8217;Ungheria di Horthy&#8230; Gli Stati Uniti sono visti da molti antifascisti europei come un approdo di salvezza, ma a lui, convinto anticapitalista, una tale soluzione ripugna: cercare asilo nella terra che ha assassinato legalmente Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, e dovere gratitudine a quel governo, non \u00e8 cosa che si possa conciliare con la sua coscienza intransigente di rivoluzionario. E quanto all&#8217;Unione Sovietica, per un anarchico &#8211; a differenza dei &quot;compagni&quot; comunisti &#8211; non appare certo come il Paradiso in terra, dove si possa trovare un accogliente rifugio dalle persecuzioni fasciste.<\/p>\n<p>Ma Fabbri non \u00e8 tipo da arrendersi facilmente. A cinquantadue anni, nel 1929, affronta con coraggio giovanile una nuova esistenza e s&#8217;imbarca per il Sud America. Fissa la sua residenza in Uruguay, a Montevideo, che allora sembra lontana anni luce dal clima di tensione internazionale gravante in Europa, ma che sar\u00e0 invece &#8211; nelle prime settimane della seconda guerra mondiale &#8211; testimone di una spettacolare battaglia navale fra una squadra inglese e la corazzata tedesca <em>Graf Spee<\/em>. I due paesi rivieraschi del Rio de la Plata, Argentina e Uruguay, ospitano una numerosa colonia italiana e, inoltre, le lotte sociali vi sono frequenti e assai dure. Solo per citare due episodi, nel 1921 il presidente argentino Yrigoyen aveva deciso di passare alla maniera forte contro le agitazioni dei <em>peones<\/em> impiegati nel settore dell&#8217;allevamento ovino in Patagonia (nelle <em>estancias<\/em> a capitale prevalentemente britannico). Il colonnello Hect\u00f2r Benigno Varela, gi\u00e0 autore di un massacro di operai della capitale conosciuto come la&quot;settimana tragica&quot;, era sbarcato a Santa Cruz con un vero e proprio corpo di spedizione, con tanto di artiglierie, per stroncare nel sangue le lotte dei braccianti dei latifondi, che vivevano in condizioni incredibili di miseria e sfruttamento, in quella che fu presentata come una vera e propria crociata contro un &quot;esercito&quot; di pericolosissimi sovversivi, e che cost\u00f2 un numero incalcolabile di morti (Varela torner\u00e0 nella capitale accolto come un eroe nazionale, ma pi\u00f9 tardi pagher\u00e0 con la vita la repressione da lui spietatamente condotta, per mano di un giustiziere anarchico, Kurt Gustav Vilckers, il 27 gennaio 1923). Nel 1928 il terrorista anarchico Severino di Giovanni risponde alle atrocit\u00e0 del governo argentino piazzando una bomba al consolato italiano di Buenos Aires, sospettato di essere una centrale di identificazione e delazione di antifascisti e anarchici italiani; risultato: 9 morti e 32 feriti. Di Giovanni verr\u00e0 poi catturato e fucilato il 1\u00b0 febbraio 1931. (Vedi, su tutte queste vicende, il libro di Cesare Della Piet\u00e0 <em>Faccia a faccia col nemico. Personaggi e interpreti dell&#8217;anarchismo in Argentina,<\/em> Quadragono libri, s.d.; e Luis Heredia M, <em>Breve storia dell&#8217;anarchismo cileno<\/em>, Galzerano ed., 1989).<\/p>\n<p>Questo l&#8217;ambiente politico-sociale in cui Luigi Fabbri si trasferisce per ricominciare una vita di agitatore rivoluzionario. A Montevideo fonda la rivista <em>Studi sociali<\/em> e, dalla capitale uruguayana, continua a collaborare con la stampa libertaria di Spagna, Francia e Stati Uniti. In quegli anni scrive anche il libro: <em>Malatesta.: su vida, su pensamiento<\/em>, che verr\u00e0 dato postumo alle stampe, a Buenos Aires, solo nel 1945.<\/p>\n<p>La morte lo coglie ancor giovane, ma logorato dalle lotte, il 24 giugno 1935. Nel dicembre precedente, l&#8217;incidente all&#8217;oasi di Ual-Ual ha gettato le premesse per l&#8217;aggressione fascista in Etiopia. Inizio di quella spirale di guerra, che attraverso l&#8217;intervento in Spagna porter\u00e0 da ultimo la dittatura mussoliniana alla catastrofe del secondo conflitto mondiale, soffocato nel tragico abbraccio dell&#8217;alleato hitleriano. Catastrofe rigeneratrice che Luigi Fabbri aveva atteso con fede, con speranza, per lunghi anni, ma che non ebbe la soddisfazione di vedere.<\/p>\n<p>Le sue opere, oggi, sono sparse fra vecchie edizioni difficilmente reperibili, inoltre manca uno studio critico complessivo che ne illustri la vasta produzione letteraria e ne chiarisca esaurientemente i rapporti con l&#8217;educatore, che in lui fu sempre vivo e sensibile al rapporto fra mezzi e fini nella pedagogia. Si pu\u00f2 anzi dire, senza timore di esagerare, che in Luigi Fabbri la preoccupazione pedagogica fu sempre al centro del suo interesse: cos\u00ec quando scriveva un libro, come quando pubblicava un articolo o teneva una conferenza. La sua chiarezza, la sua capacit\u00e0 di farsi capire da un pubblico di non soli specialisti ne fanno un esempio luminoso e coerente di intellettuale <em>popolare<\/em> nel senso migliore del termine; di intellettuale, per usare una celebre categoria gramsciana, <em>organico<\/em> e non, come talvolta avveniva ed avviene ancor oggi, tutto chiuso in suo mondo speculativo e capace di farsi intendere solo da altri intellettuali.<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 stato, forse, l&#8217;aspetto pi\u00f9 notevole della sua eredit\u00e0 intellettuale: aver dimostrato che la cultura, la storia, i problemi politici, economici e sociali possono essere spiegati a tutti, e in primo luogo ai lavoratori, senza perdere di rigore logico o di scrupolosit\u00e0 nell&#8217;indagine speculativa. Questo, unito al coraggio (anche fisico) e alla coerenza, \u00e8 stato senza dubbio il lato pi\u00f9 affascinante della sua personalit\u00e0, e il merito maggiore dell&#8217;uomo e dello studioso; insieme a una modestia che lo rendeva rest\u00eco a mettersi in prima fila, a cogliere il pur meritato riconoscimento. Anche in ci\u00f2, egli \u00e8 stato un anarchico limpido e coerente, meritevole del rispetto e della stima di chiunque sia capace di onest\u00e0 intellettuale; anche, crediamo, degli stessi avversari in buona fede. E non \u00e8 cosa da poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su &quot;Umanit\u00e0 nova&quot;, settimanale fondato da Errico Malatesta, del 6 novembre 1988, pp. 4-7; e tradotto poi in spagnolo e in inglese; vedi sito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-26855","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26855","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=26855"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26855\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=26855"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=26855"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=26855"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}